Ricerca, Padovani (Sin): “Neuralink Musk nuova frontiera tutta da esplorare” Il presidente dei neurologi all’evento per celebrare 30 anni di attività di Lundbeck Italia nel nostro Paese, ‘tra nuove sfide creare comunità esperti dedicata a salute cervello’

Roma, 17 dic. (Adnkronos Salute) – “Nel campo delle neuroscienze possiamo agire certamente attraverso una prevenzione e nello sviluppo di farmaci e di nuovi trattamenti. Non tutti i trattamenti però sono farmacologici. Sicuramente Elon Musk con Neuralink”, il primo impianto nel cervello umano di un chip di Neuralink, la compagnia di Musk che si occupa di interfacce cervello-computer, “ha aperto una nuova frontiera, un confine tutto esplorare, e credo che nei prossimi anni vi saranno fortissime novità in questo ambito”. Così all’Adnkronos Salute il presidente della Società italiana di neurologia (Sin), Alessandro Padovani, in occasione del convegno ‘Le neuroscienze in Italia. Passato, presente e futuro’, per celebrare – oggi a Roma – 30 anni di attività di Lundbeck Italia nel nostro Paese. Tra le “tantissime sfide del futuro” che attendono la neurologia, “la prima è sicuramente un’alleanza con tutti gli scienziati che si occupano di cervello – ricorda Padovani – dalla psichiatria alla neurologia, passando per la neuropsichiatria infantile e delle età avanzate, quindi la geriatria, la farmacologia fino alla biologia. Obiettivo: creare una vera e propria comunità dedicata alla salute del cervello”.La seconda sfida, prosegue il presidente Sin, “è far comprendere alla comunità e alla cittadinanza che l’approccio ‘One health’ non è uno slogan fino a se stesso e che non c’è un cervello in salute se c’è un corpo malato e viceversa: non si può avere un corpo sano se il cervello non funziona adeguatamente”. Inoltre, “dobbiamo sforzarci di comprendere che l’ambiente dipende da noi” e presenta il conto, “se noi non lo rispettiamo. Ci sono diverse evidenze che le malattie del corpo, della mente così come del cervello sono fortemente condizionate dall’ambiente. Pensiamo solamente al Covid. Quindi le sfide sono quelle di comprendere come tutto è unito, ma come nello stesso tempo dobbiamo arrivare a identificare per ogni condizione ogni malattia quali sono i veri meccanismi ed agire su questi”, conclude.

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