Monossido di carbonio, Bignami (Siaarti) ‘non si percepisce e blocca il respiro’ La presidente degli anestesisti, ‘fondamentale il rianimatore per somministrare tempestivamente ossigeno al 100%’

Roma, 31 dic. (Adnkronos Salute) – “Il monossido di carbonio è inodore, incolore e insapore. Non si percepisce, si diffonde e si assorbe molto velocemente, si lega più facilmente all’emoglobina al posto dell’ossigeno e arriva quindi al cervello dove riduce la respirazione perché provoca, di fatto, il blocco del respiro”. Così Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), commenta all’Adnkronos Salute gli ultimi casi di cronaca che si sono verificati nelle scorse ore nel Palermitano e a Trieste. A causa dell’intossicazione da monossido di carbonio, a Cefalù è morto un giovane turista tedesco, mentre i genitori e la sorella della vittima sono ricoverati in condizioni gravi all’ospedale di Partinico. Nel capoluogo giuliano, sempre una presunta fuga dello steso gas è costata la vita a un uomo, mentre risultano intossicate almeno altre 6 persone.”Il rianimatore – spiega Bignami – serve per due motivi: se arriva sul posto e il paziente sta respirando ed è ancora cosciente, somministra ossigeno al 100%; se invece è in arresto cardiaco, pratica le manovre di rianimazione. In tutti i casi è fondamentale essere tempestivi e portare il paziente in un centro specialistico per la terapia iperbarica, cioè la somministrazione di ossigeno puro al 100%. Nell’aria – chiarisce la specialista – è presente al 21%”, quindi si agisce in un ambiente “ad elevate pressioni i di ossigeno, 2-3 volte più del normale, per fare in modo di avere a disposizione tanto ossigeno” in grado di scalzare nel sangue il monossido di carbonio dall’emoglobina e ristabilire la corretta ossigenazione. I tempi per intervenire sono molto brevi perché il monossido di carbonio diffonde velocemente – rimarca Bignami – e può essere particolarmente pericoloso in ambienti piccoli e senza diretto accesso a uno spazio esterno”. In ogni caso, raccomanda la presidente Siaarti, è importante fare attenzione a dei campanelli di allarme di possibile intossicazione come “un improvviso mal di testa e un senso di pesantezza, di spossatezza eccessiva, in assenza di altre cause come il raffreddore” e, soprattutto, in più persone contemporaneamente. In questo caso, “la prima cosa da fare è uscire all’aperto e chiamare soccorsi”. Il trattamento tempestivo “ha prognosi, la maggior parte delle volte, favorevole – sottolinea Bignami – Più passa il tempo e più può diventare sfavorevole”. La terapia in camera iperbarica, infatti, “non è di una singola seduta: può proseguire anche per settimane. Di solito c’è una restituzione ‘ad integrum’, si torna a quello che si era. Se il paziente è giovane e sano – precisa l’esperta – nel giro di qualche settimana tutto si risolve. Se invece il paziente è magari un anziano o già con un problema di salute, questi deficit si aggravano, perché comunque c’è stata una transitoria riduzione dell’ossigeno in tutte le cellule sullo spazio cerebrale, quindi eventuali situazioni già esistenti – conclude – peggiorano”.

💬
LA FRECCIA WEB SU WHATSAPP

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp

Related posts

Magi (Sumai): “Potenziare la specialistica per rafforzare presa in carico sul territorio” Gli esperti al 58esimo congresso Sumai Assoprof, ‘la riforma della sanità territoriale senza gli specialisti ambulatoriali rischia di fallire’

Malattie reumatologiche, a Siena un incontro su cura e benessere Il 24 ottobre, promosso dall’Associazione pazienti Apmarr

Gemmato: “Specialisti nelle Case di comunità per rafforzare il territorio” ‘Essenziali per la presa in carico dei cronici e per rendere il Ssn sempre più performante’