Medici pagano 4 mld di Irpef, sindacato Cimo: “Stipendi bassi e fuga all’estero”

Roma, 05 mar. – (Adnkronos) – “I medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale pagano ogni anno 4 miliardi di euro di Irpef, tenendo in considerazione esclusivamente i redditi da dipendenti e dalla libera professione intramoenia, ed escludendo quindi eventuali prestazioni eseguite in studi o in cliniche private. La categoria dunque, pur rappresentando lo 0,2% dei contribuenti italiani, versa il 2% dell’intero ammontare Irpef. Se c’è la reale volontà di trattenere in Italia i medici, è necessario aumentarne le retribuzioni”. Lo denuncia Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed, a cui aderiscono le sigle Anpo, Ascoti, Cimo, Cimop e Fesmed. “Dei 9,2 miliardi che rappresentano il totale delle retribuzioni dei medici, quasi la metà è in qualche modo autofinanziata dai medici stessi tramite le proprie tasse, mentre ciascun cittadino italiano contribuisce con 43 centesimi al giorno al pagamento degli stipendi dei medici – prosegue – Se, allora, i medici italiani hanno le retribuzioni lorde tra le più basse d’Europa, sono anche tra quelli che in percentuale pagano più tasse. È l’Ocse che ci fornisce i numeri: in media un medico specialista italiano nel 2021 guadagnava 78mila euro lordi a fronte dei 91mila dei medici francesi, dei 117mila dei belgi, dei 148mila dei tedeschi, dei 163mila degli olandesi fino ai 174mila degli irlandesi. Al contempo, ancora secondo l’Ocs , in Italia la pressione fiscale è pari al 42,6% (anche se per i medici aumenta fino al 46,36%), la terza più alta tra i Paesi Ocse, preceduta solo da Francia (43,8%) e Danimarca (43,4%). Le retribuzioni nette, quindi, sono di gran lunga inferiori rispetto a quanto percepito in altri Paesi europei, che attrarranno sempre di più i nostri medici”. “Se c’è la reale volontà di trattenere in Italia i medici, è necessario aumentarne le retribuzioni – rimarca Quici – E se non è possibile aumentare considerevolmente gli stipendi poiché devono essere allineati a quelli degli altri dirigenti della Pubblica Amministrazione, occorre intervenire prevedendo delle agevolazioni fiscali. Chiediamo quindi ancora una volta un segnale importante per i colleghi che sono già pronti a trasferirsi in Paesi dove il loro ruolo e la loro professionalità sono maggiormente valorizzati”.

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