Aceti (Salutequità): “Aumentare qualità cure domiciliari complesse” ‘Italia ancora non a norma sull’accreditamento e l’autorizzazione delle cure domiciliari’

Roma, 1 apr. (Adnkronos Salute) – “Stiamo facendo una bella figura con l’Unione europea perché, sulla carta, dal punto di vista numerico, ci stiamo avvicinando all’obiettivo” che prevede di passare dal 4% circa di assistenza domiciliare integrata (Adi) per gli over 65 del 2023 ad almeno il 10% nel 2026. “Siamo invece molto lontani da ciò che va garantito ai pazienti, cioè incrementare il livello e la qualità delle cure domiciliari per tutte quelle situazioni assistenziali più complesse. Sono questi i casi che dovrebbero percepire il valore di un investimento di circa 3 miliardi di euro sull’assistenza domiciliare integrata garantiti dal Pnrr. Un valore che oggi fa fatica a svilupparsi: questo è il vero problema”. Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha presentato il report dedicato all’Adi ed elaborato dopo la consultazione di un panel di esperti. Il documento, realizzato da Salutequità, è stato presentato oggi a Roma durante un evento che ha visto la partecipazione dei maggiori esperti e stakeholder del settore realizzato con il contributo non condizionato di Confindustria dispositivi medici. “Abbiamo situazioni a macchia di leopardo tra le Regioni – sottolinea Aceti – Alcune stanno viaggiando a una velocità maggiore e altre sono molto indietro. Questa disparità evidenzia il problema del monitoraggio e controllo del livello centrale sulle Regioni, il tallone d’Achille di tutti gli ambiti assistenziali che caratterizzano il nostro Servizio sanitario nazionale. Inoltre, non siamo ancora a norma sull’intesa del 2021 sull’accreditamento e l’autorizzazione delle cure domiciliari che stabilisce gli standard di qualità, sicurezza e innovazione che devono essere garantiti in tutti i territori regionali”.

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