Sacco (Eso): “Su ictus strategie più efficaci per riaprire vasi occlusi” Al Congresso nazionale dei neurologi, la presidente della European Stroke Organization, ‘con le istituzioni per lo Stroke Action Plan for Italy’

Roma, 28 ott. (Adnkronos Salute) – “Il campo dell’ictus è estremamente vasto. Nella gestione dell’ictus acuto, stiamo assistendo a progressi continui: oggi disponiamo di strategie sempre più efficaci per riaprire i vasi occlusi. Una delle principali novità introdotte recentemente in Italia è l’arrivo di un nuovo farmaco, il tenecteplase. Rispetto al farmaco utilizzato tradizionalmente nella terapia dell’ictus, il tenecteplase presenta una modalità di somministrazione molto più semplice e, come dimostrano gli studi clinici, può offrire vantaggi in termini di ricanalizzazione, con un minore rischio di sanguinamento. Si tratta dunque di un valore aggiunto importante per i pazienti”. Così Simona Sacco, professoressa ordinaria di Neurologia all’Università degli Studi dell’Aquila e presidente della European Stroke Organization (Eso), intervenendo oggi al Congresso nazionale della Società italiana di neurologia (Sin). “Anche nel campo del neuroimaging abbiamo importanti innovazioni. Oggi – continua Sacco – disponiamo di software avanzati che permettono di estendere la finestra terapeutica e trattare pazienti che prima non potevano accedere alle terapie di ricanalizzazione. Questo significa poter offrire un trattamento efficace a un numero più ampio di persone. Infine, ci sono novità anche nella prevenzione secondaria, cioè nella prevenzione di un secondo evento nei pazienti che hanno già avuto un ictus. Sono in fase di completamento alcuni trial clinici su nuovi farmaci che agiscono sulla coagulazione e sull’aggregazione piastrinica: se i risultati saranno positivi – sottolinea – potremmo disporre di nuove opzioni terapeutiche di grande rilievo”.Certo “le sfide restano molte, perché l’ictus è ancora una delle principali cause di disabilità e mortalità nel mondo – spiega l’esperta – Tuttavia, l’aspetto positivo è che l’ictus può essere prevenuto e trattato, e sappiamo già come farlo. L’impegno deve essere massimo – da parte nostra, come società scientifiche e ricercatori – ma anche da parte delle istituzioni, della politica e dei decisori sanitari. È fondamentale implementare in modo efficace tutte le strategie di cui conosciamo il valore, dalla fase pre-ospedaliera alla gestione acuta, dal ricovero alla riabilitazione e alla prevenzione secondaria – chiarisce – perché sappiamo che possono fare una grande differenza per i pazienti”. Come “European Stroke Organization e anche come Italian Stroke Association – conclude Sacco – stiamo promuovendo a livello istituzionale lo Stroke Action Plan for Italy: un piano d’azione che chiede un impegno concreto delle istituzioni per applicare e monitorare tutte queste misure, con l’obiettivo di ridurre in modo sostanziale l’impatto dell’ictus anche nel nostro Paese”.

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