Salute, Carelli (Dire): “Prendersene cura è leva per uscire da violenza di genere” ‘Fondamentale portare all’attenzione di tutti l’esperienza delle 24mila donne che ogni anno si rivolgono ai centri’

Roma, 13 nov. (Adnkronos Salute) – “Per le donne che vivono situazioni di violenza, prendersi cura della propria salute può essere una leva per procedere più velocemente nel percorso di uscita dalla violenza. Stare bene significa avere più energie per affrontare un periodo complesso e per ricostruire la propria autonomia”. Lo ha detto Cristina Carelli, presidente di Dire – Donne in rete contro la violenza, all’evento ‘La salute è di tutte’, organizzato dall’associazione con il supporto di Novartis, oggi a Milano. “Il progetto – spiega Carelli – nasce da un connubio speciale tra un’azienda e la nostra rete nazionale ed evidenzia quanto la violenza impatti sulla salute delle donne, sia da un punto di vista fisico che psicologico. Portare l’esperienza delle donne che ogni giorno incontriamo, circa 24mila all’anno, all’attenzione di tutti per noi è fondamentale”. Dai dati dell’indagine che ha coinvolto 207 donne nei centri antiviolenza della rete Dire in tutta Italia, presentati nel corso dell’incontro, “è emerso ciò che in realtà intuivamo – sottolinea la presidente Dire – La violenza impatta sulla salute delle donne, in particolare sulla possibilità di fare prevenzione. Le donne mettono sempre al centro qualcos’altro, soprattutto quando si trovano all’interno di una situazione di violenza, e purtroppo la loro salute passa in secondo piano. La loro salute, invece, è un elemento fondamentale per la libertà futura”.”I diritto alla salute non è, purtroppo, neutro: se si è donna si ha meno diritto alla salute – rimarca Carelli – E’ importante sensibilizzare le donne sul fatto che si può focalizzare l’attenzione sulla propria salute e valorizzarsi di più. E’ importante anche – aggiunge – sensibilizzare le istituzioni affinché si facciano carico di un diritto che non è ben gestito in questo periodo: il sistema sanitario è troppo complesso e, spesso, proprio per le persone che hanno poche risorse economiche e vivono difficoltà anche a livello territoriale. Abbiamo scoperto e verificato, infatti, che più ci si trova al Sud Italia e più è difficile accedere al sistema sanitario”.

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