Tradimenti. Al Teatro Petrolini di Roma va in scena il capolavoro di Pinter: il viaggio inverso di un tradimento

Lo spettacolo con Francesco Fario, per la regia di Alberto Donatelli, è un susseguirsi di emozioni e riflessioni che conquista e ispira il pubblico

Nel 1977 Emma e Jerry si incontrano in un pub dopo due anni senza vedersi. L’atmosfera è carica di imbarazzo e difficoltà, e i due iniziano a ricordare il passato. Sono stati amanti, ma la situazione si complica quando entra in scena Robert, il marito di Emma e miglior amico di Jerry. Da questo momento, la narrazione si svolge a ritroso, dall’epilogo fino all’origine, come se si riavvolgesse un vecchio nastro che porta lo spettatore indietro fino al 1968, prima che la relazione tra Emma e Jerry abbia inizio.

Quella che sembra la storia semplice e lineare di un triangolo amoroso si rivela invece molto più complessa: il susseguirsi degli eventi lascia spazio alla profondità psicologica dei tre protagonisti, tutti accomunati da un segreto difficile da sostenere.

È un capolavoro sul tema dell’infedeltà, che mette in evidenza come i matrimoni borghesi siano spesso costruiti su fondamenta fragili di convenzioni sociali, portando i coniugi a una progressiva estraneità e a rapporti privi di profondità. L’amante, più che per passione, viene cercato per sfuggire alla noia. L’uso dell’alcol diventa un modo per anestetizzare il senso di colpa e il disagio esistenziale. In questo contesto, nessuno può definirsi realmente vittima: tutti sono coinvolti in una rete di tradimenti e autoinganni, spinti dalla paura della solitudine o dal bisogno di dimenticare. Alla fine, ciò che rimane è un senso diffuso di amarezza e la consapevolezza che il tradimento più grande è quello verso se stessi.

Tutti lo sanno. Il mondo stesso lo sa. Lo sa. Ma nessuno saprà mai, perché appartiene a un altro mondo” è con queste parole che Jerry si dichiara a Emma con forza e desiderio, esprimendo il confine sottile di un sentimento intimo tra la dimensione pubblica e quella privata dell’esistenza.

Questa messa in scena sottolinea pertanto una profonda verità: ogni essere umano custodisce un nucleo di segreti e sentimenti che nessuno potrà mai conoscere davvero.

Alberto Donatelli ha diretto magistralmente lo spettacolo e nel personaggio di Jerry è autentico, spontaneo e centrato.
Giorgia Floridi è una splendida Emma che padroneggia e illumina con eleganza la scena.
Francesco Fario ha grandi capacità interpretative e una particolare abilità nell’arricchire profondamente la narrazione con un Robert ambiguo e complesso.
Enrico Campagnoli merita una menzione speciale: con la sua bravura e naturalezza sottolinea che ogni ruolo, anche il più marginale, può essere reso importante grazie al talento di chi lo interpreta.

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