Dal botulismo alla salmonellosi, come difendersi dalle intossicazioni alimentari

Roma, 29 dic. (Adnkronos Salute) – Le intossicazioni alimentari continuano a causare decessi in Italia. L’ultimo caso in provincia di Campobasso dove una ragazza di sedici anni e la mamma sono morte all’ospedale Cardarelli. Le ipotesi, al vaglio delle indagini, sono collegate alla quando avrebbero cenato con pesce e frutti di mare. Il padre e la seconda figlia sono stati trasferiti all’Inmi Spallanzani di Roma, il primo è ricoverato in rianimazione mentre la ragazza in reparto ordinario, l’unica a non aver avuto sintomi. La scorsa estate un focolaio di tossina botulinica partito dalla Calabria ha causato due decessi e numerosi ricoveri. “In generale, sono oltre 250 le tossinfezioni alimentari, cioè le malattie trasmesse agli alimenti da germi patogeni. E sono in aumento, con la diffusione di cibi provenienti da nuovi mercati esteri e con la maggior frequenza dei viaggi”, spiegano gli esperti della piattaforma anti-bufale ‘Dottore ma è vero che…?’ curata dalla Fnomceo, la Federazione italiana dei medici chirurghi odontoiatri. “Sono numerose le tossine alimentari che non alterano l’aspetto e l’odore del cibo. Il caso più noto e temuto è il botulino, un vero e proprio veleno per l’uomo, che è incapace di percepirlo. Il botulismo, la malattia causata dalle tossine botuliniche (Clostridium botulinum) che possono contaminare gli alimenti, è una intossicazione rara ma molto pericolosa e, in certi casi, mortale”.”Purtroppo l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di episodi di botulismo. L’80% dei casi di avvelenamento di questo tipo è dovuto a conserve prodotte in casa – ricordano gli esperti – Se non eseguita correttamente, la conservazione di vegetali sott’olio, oppure con sale o aceto, degli insaccati, del sugo di pomodoro o del pesto potrebbe essere rischiosa”. Le marmellate e le confetture non sono considerate a rischio botulismo perché l’acidità della frutta e lo zucchero aggiunto nella preparazione inibiscono la tossina.Secondo gli esperti “l’accorgimento per evitare spiacevoli conseguenze è utilizzare la stessa quantità di frutta e zucchero, oppure aggiungere il succo di limone, oppure i preparati appositi che contengono pectine e conservanti. È importante ricordare che non è la cottura a eliminare l’agente infettivo”. Per riconoscere una conserva o una marmellata avariata, ben prima della formazione della muffa, “è utile ispezionare il contenitore prima del consumo. I tappi devono essere intatti e non deformati – suggeriscono – Per verificare che ci sia il sottovuoto basta premere al centro del coperchio: non si deve sentire il tipico click-clack dei barattoli già aperti”.Il batterio salmonella, che causa l’infezione detta salmonellosi, “solitamente non causa alterazioni evidenti nei cibi che contamina. Le uova crude, utilizzate in preparazioni come il tiramisù o la maionese, le carni crude o poco cotte, il latte non pastorizzato, così come la frutta e la verdura, possono trasmettere la salmonellosi pur non avendo prodotto cattivi odori. In questi casi, per eliminare il batterio è sufficiente la cottura – avvertono gli esperti – Occorre fare attenzione a come si trattano quegli alimenti quando sono crudi: lavare bene coltelli, taglieri e piani di lavoro dopo l’uso. Le infezioni di salmonella – concludono – sono molto frequenti ma meno pericolose del botulismo: sono spesso asintomatiche e si risolvono in pochi giorni senza conseguenze, anche se talvolta potrebbero causare gastroenteriti”.

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