Tumori, il nutrizionista: “Il 30-40% pazienti oncologici ha problemi di malnutrizione” ‘Con supplementi nutrizionali affrontano meglio la cura e Ssn risparmia centinaia di milioni’

Roma, 4 feb. (Adnkronos Salute) – “I pazienti oncologici sono a rischio di malnutrizione. Sin dalla diagnosi, il 30-40% ha problemi di malnutrizione per difetto. I supplementi nutrizionali orali permettono al paziente di affrontare le terapie riducendo le complicanze legate agli interventi chirurgici e ai trattamenti sistemici. Inoltre, accorciano i tempi di degenza e le ospedalizzazioni. In questo modo si stima che il sistema sanitario può risparmiare addirittura dal 9 al 12% della spesa complessiva e questo si traduce in centinaia di milioni”. Così Riccardo Caccialanza, direttore della Sc di Dietetica e Nutrizione clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e professore in Scienza dell’alimentazione e tecniche dietetiche applicate al Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’università degli Studi di Milano, intervenendo all’evento organizzato oggi a Roma in occasione della Giornata mondiale contro il cancro e dedicato alla “riflessione su un tema sempre più rilevante dal punto di vista clinico ed economico, che è la malnutrizione nei pazienti oncologici”.”Abbiamo delle evidenze molto solide per cui lo screening nutrizionale deve essere effettuato su tutti i pazienti oncologici, indipendentemente dalla fase di malattia – afferma Caccialanza – Gli stessi pazienti devono essere supportati dal punto di vista nutrizionale attraverso percorsi chiari in cui anche la supplementazione orale deve essere garantita come gratuita. Questo perché, oltre ai benefici clinici sulla qualità di vita, i nostri dati sono molto solidi e parlano anche di risparmi per decine e decine di milioni di euro per il sistema sanitario nazionale”.L’esperto sottolinea che il paziente, quando ricorre al supplemento nutrizionale “tollera meglio le terapie e può fare i dosaggi massimi previsti dagli oncologi e dai radioterapisti. E’ un paziente che sta decisamente meglio e che quindi può reinserirsi anche a livello sociale o stare a casa, curato dei propri caregiver, senza la necessità di tornare spesso in ospedale”.

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