Malattie rare, cardiologo Badagliacca: “Ci vogliono 2-3 anni per una diagnosi di ipertensione polmonare” ‘Affanno il segno clinico principale, ma aspecifico – nuovi farmaci migliorano trattamento’

Roma, 25 mar. (Adnkronos Salute) – “L’ipertensione arteriosa polmonare è una malattia rara che inizia a livello del polmone: i piccoli vasi si chiudono, sale la pressione, con un forte impatto per il cuore destro, che non riesce a compiere il suo lavoro, sfociando nell’insufficienza cardiaca. Il sintomo principale è l’affanno, comune più o meno a tutte le malattie cardiologiche e respiratorie, nonché motivo per cui la diagnosi è tardiva. Passano, infatti, circa 2-3 anni dalla comparsa del sintomo alla diagnosi precisa di Iap”. Così Roberto Badagliacca, professore responsabile Uos Terapia intensiva cardiologica, dipartimento di Scienze mediche e cardiovascolari, università Sapienza – Policlinico Umberto I di Roma, intervenendo all’evento di presentazione, a Roma, della campagna di sensibilizzazione sull’ipertensione arteriosa polmonare ‘Aria di vita – ed è musica per le persone con ipertensione arteriosa polmonare’ promossa da Msd Italia con il patrocinio di Amip – Associazione malati di ipertensione polmonare e Aipi – Associazione ipertensione polmonare italiana. “Trattandosi di un sintomo aspecifico – spiega Badagliacca – la malattia arriva a essere diagnosticata in fase avanzata. Questo rappresenta la principale criticità. È necessaria esperienza – osserva – Nell’ultimo ventennio si è ampliata molto l’offerta di farmaci in commercio, ma l’approccio terapeutico, ossia la combinazione dei farmaci tra loro e la scelta nell’ambito dei diversi farmaci a disposizione, è importante per capire l’approccio migliore al paziente stesso e garantirgli, così, il massimo del miglioramento”.

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