Roma, 30 mar. (Adnkronos Salute) – La Carta di Montecitorio per la tutela dei professionisti dell’oncologia italiana è uno dei punti chiave di ‘Donne che curano’ 2026, la manifestazione organizzata oggi dall’associazione Women for Oncology Italy che quest’anno compie dieci anni e mette al centro dell’iniziativa i tre protagonisti della cura: il caregiver, il paziente e l’operatore sanitario. Come ogni anno l’associazione si rivolge alle istituzioni e al mondo della politica sottoponendo richieste che quest’anno saranno riassunte in un documento per promuovere interventi concreti a sostegno del sistema, sottoscritto dal network di oltre mille oncologhe.”La carenza di specialisti e l’eccessivo carico burocratico stanno progressivamente riducendo il tempo dedicato alla cura. È necessario intervenire per restituire centralità all’attività clinica, tutelando al tempo stesso la qualità dell’assistenza e il benessere dei professionisti”, spiega la presidente uscente di Women for Oncology Italy, Rossana Berardi, docente di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica dell’aziendda ospedaliera universitaria delle Marche, aprendo ‘Donne che curano 2026’. Tra le priorità evidenziate – riporta una nota – la necessità di “una decisa sburocratizzazione delle attività sanitarie, anche alla luce dei processi di digitalizzazione legati al Pnrr, che spesso si rivelano poco efficienti: sistemi non integrati, interfacce inadeguate e ridondanza dei dati rischiano infatti di sottrarre tempo prezioso alla pratica clinica. In Italia operano circa 5 oncologi ogni 100mila abitanti, contro gli 8 della Germania, i 7,5 della Francia e i 7 del Regno Unito. A fronte di questa carenza, il carico burocratico risulta superiore di circa il 40%, incidendo in modo significativo sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza”.Il tema del tempo si intreccia con quello della comunicazione medico-paziente, altro punto chiave della Carta. Se da un lato è fondamentale “garantire un dialogo empatico e continuo”, dall’altro emerge la necessità di definire modalità sostenibili che rispettino anche il tempo dei professionisti, a fronte di un crescente volume di richieste e comunicazioni. “Parlare con il paziente, informare, farlo in maniera empatica – spiega Berardi – sono momenti decisivi nell’attività del medico, ma occorre equilibrio anche nell’attività di comunicazione con i pazienti, sempre nell’ottica di fare più e meglio con essi e per essi”. Nella carta di Montecitorio sono previsti anche il richiamo allo scudo penale dei medici su cui sta lavorando Anaao- Assomed e la progettualità sulla tutela della gravidanza condotte da Enpam.La Giornata affronta anche il tema del riconoscimento dei caregiver. In Italia si tratta prevalentemente di donne tra i 40 e i 65 anni, spesso in piena età lavorativa. La proposta di legge attuale rappresenta un primo passo, ma – secondo l’associazione – necessita di un rafforzamento, anche sul piano economico, per garantire un riconoscimento adeguato del loro impegno. L’edizione 2026 segna anche un momento simbolico per l’associazione: il passaggio di consegne alla presidenza da Rossana Berardi a Valentina Guarneri, direttrice della Uoc Oncologia 2 dell’Istituto oncologico Veneto-Irccs docente di Oncologia, Università di Padova.”Assumendo la presidenza di Women for Oncology – afferma Guarneri – raccolgo con grande senso di responsabilità il lavoro importante svolto in questi anni dal direttivo e da tutti i colleghi e le colleghe che hanno contribuito con impegno alle nostre attività. L’obiettivo è proseguire e rafforzare questo percorso di condivisione, promuovendo iniziative e progetti che continuino a dare voce ai professionisti, ai pazienti e ai caregiver, con una particolare attenzione alla promozione della parità di genere e, più in generale, di una cultura della cura sempre più inclusiva”.In 10 anni, Women for Oncology Italy ha costruito una rete che oggi riunisce oltre mille oncologhe italiane, promuovendo leadership femminile, formazione e nuove opportunità professionali. Si tratta di un percorso che ha contribuito a rendere la comunità scientifica più inclusiva, aperta alle nuove generazioni e capace di affrontare le sfide dell’oncologia contemporanea. “Lo dimostrano – sottolinea Berardi – i dati preliminari di una survey nazionale sulle oncologhe italiane presentata in occasione dell’evento. Quasi l’80% delle professioniste, negli ultimi 10 anni, ha registrato un miglioramento della propria posizione lavorativa. Tuttavia, nella stessa percentuale di casi, sono stati segnalati ostacoli, principalmente legati al contesto lavorativo e resta ancora molto da fare, considerando che in quasi il 70% delle strutture il ruolo di direttore è ricoperto da un uomo”. ‘Donne che curano 2026’ – si lege in una nota – si conferma non solo un momento di celebrazione, ma anche un’occasione concreta di proposta e confronto: una rete, mille carriere, 10 anni di cambiamento, con lo sguardo rivolto al futuro della cura.