Freddo rinvia sindrome di primavera, il medico ‘ancora malanni invernali’ Sesti, ‘niente allergie e stanchezza ma restano i rischi della stagione fredda per gli anziani’

Roma, (Adnkronos Salute) – Niente stanchezza, ‘dolce dormire’, né lacrime e starnuti da allergia. Quest’anno il colpo di coda della stagione fredda che stiamo vivendo in gran parte d’Italia rinvia la ‘sindrome di primavera’ e i suoi effetti. “E’ questo il quadro”, spiega all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’università Sapienza di Roma. “Le temperature sono decisamente poco primaverili e ci sono sono state in alcune zone nevicate imponenti. Non freddo occasionale, ma protratto. Sul piano della salute, dunque, permangono i danni di questo clima. C’è un doppio effetto: siamo meno stanchi sicuramente, ma più raffreddati”. Siamo anche “un po’ meno infastiditi dalle allergie legate ai pollini che ‘scoppiano’ generalmente in questo periodo”, continua il medico. In cambio restano, insieme ai raffreddori, tutti i sintomi legati alle temperature basse: “I dolori osteomuscolari e articolari, l’aumento della pressione arteriosa. Insomma, ci dobbiamo preoccupare ancora di quello che porta con sé l’inverno in tema di salute”. A pagarne di più le conseguenze sono “gli anziani, per i quali restano i rischi tipici dell’inverno: rimangono le polmoniti e resta alto il numero di ricoveri – riferisce Sesti – Sappiamo infatti che i picchi di ospedalizzazione sono legati proprio all’inverno, alle malattie da raffreddamento, oltre che all’influenza vera e propria. Per ora rimane alta l’attenzione al paziente più fragile, all’anziano”. Mentre in genere in primavera, “con la temperatura più mite, anche per loro tutti gli effetti legati al raffreddamento vengono meno. Inoltre gli anziani possono uscire di più all’aria aperta, avere una maggiore socialità, fare movimento anche semplicemente passeggiando. E questo – sottolinea lo specialista – è un grande aiuto per il benessere generale”.

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