Natoli (Siaarti), ‘sempre più multidisciplinare la lotta al dolore cronico’ ‘L’Ia può aiutarci a comprendere meglio i percorsi clinici e a indirizzare le terapie più appropriate per ogni paziente, ma l’accesso alle cure resta disomogeneo’

Riccione, 8 apr. (Adnkronos Salute) – “Un approccio sempre più multidisciplinare nella lotta al dolore cronico è uno dei fili conduttori del 25esimo congresso Acd Siaarti. Quest’anno abbiamo voluto mettere a confronto diverse professionalità, tutte impegnate a combattere il dolore”. A dirlo è Silvia Natoli, responsabile dell’Area culturale dolore e cure palliative di Siaarti (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), in occasione del 25esimo congresso Acd organizzato dalla società scientifica dall’8 al 10 aprile a Riccione. Natoli sottolinea l’importanza di percorsi condivisi tra specialisti e la “contaminazione dei saperi”. Al centro del confronto – che vede riuniti oltre 400 anestesisti – anche intelligenza artificiale, tecnologie (nuove e già consolidate), medicina di genere e farmaci, temi affrontati “in maniera più provocante del solito”. In Italia quasi 10 milioni di persone convivono con il dolore cronico. Tuttavia, secondo l’esperta, “l’accesso alle cure resta disomogeneo. Nonostante la legge 38 del 2010, la sua applicazione non è completa e non sempre è facile accedere alla terapia del dolore e alle cure palliative”, evidenzia Natoli. “I centri dedicati”, aggiunge, “non sempre riescono a rispondere alle esigenze del territorio, mentre l’innovazione tecnologica procede rapidamente. Il risultato è un rischio concreto di sottotrattamento, con pazienti che non ricevono risposte adeguate e un impatto sociale rilevante”.L’intelligenza artificiale è destinata a incidere profondamente sulla medicina del dolore. L’Ia “può aiutarci a comprendere meglio i percorsi clinici e a indirizzare le terapie più appropriate per ogni paziente – rimarca Natoli – Tra le principali applicazioni: l’uso di algoritmi per migliorare la precisione terapeutica e il supporto alla diagnostica, anche attraverso l’analisi di voce e mimica facciale. Si va verso una medicina sempre più personalizzata”.

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