Sessant’anni di impegno educativo dell’Opera “Gesù Adolescente”: al Teatro Savio istituzioni, associazioni e Chiesa discutono di inclusione, disagio giovanile e accesso a percorsi formativi e occupazionali. Al centro il nuovo polo di servizi per adolescenti e famiglie
Maria Sole Stancampiano
A Palermo la sfida del disagio giovanile e dell’accompagnamento al lavoro torna al centro del dibattito pubblico. Al Teatro Savio, in occasione dei 60 anni dell’Opera salesiana “Gesù Adolescente”, una tavola rotonda ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo e della Chiesa per fare il punto su bisogni e strumenti di sostegno a ragazzi e famiglie, soprattutto nei contesti più fragili. L’incontro dal titolo: Un sogno che continua, è stato moderato dal giornalista ed ex allievo Valerio Martorana. Tra gli interventi quelli dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, dell’ispettore dei Salesiani di Sicilia Domenico Saraniti, dell’assessore comunale alle Politiche sociali Mimma Calabrò e di Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo. Al centro del confronto il progetto della “Cittadella del sociale”, un nuovo polo pensato per rafforzare servizi, orientamento e percorsi formativi rivolti ai giovani.
Per l’ispettore dei Salesiani di Sicilia Domenico Saraniti, l’anniversario è soprattutto un’occasione per aggiornare le priorità educative alla realtà di oggi. “È un tempo per ricordare, ripensare e rilanciare con determinazione l’impegno educativo verso i giovani, soprattutto quelli che vivono situazioni di maggiore difficoltà”, ha affermato, ringraziando istituzioni e sostenitori. Saraniti ha ricordato i percorsi di apprendimento e di inserimento al lavoro promossi negli anni dall’Opera e ha indicato nella “Cittadella del sociale” uno snodo per costruire una rete più stabile di servizi e opportunità: “Educare significa ampliare le possibilità di vita, creare opportunità e offrire nuovi orizzonti di crescita”.
Nel suo intervento, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha richiamato l’urgenza di una responsabilità collettiva verso gli adolescenti, soprattutto dove si sommano fragilità sociali e assenza di riferimenti educativi. “Partiamo dalle ferite reali della città”, ha detto, avvertendo del rischio che una cultura centrata su profitto e potere lasci indietro i più deboli. Il riferimento al cristianesimo di don Bosco, ha spiegato, è un invito a stare nei quartieri e nelle periferie con una presenza educativa continua: “Servono adulti capaci di guardare con responsabilità alla realtà e di offrire contesti educativi solidi”.
Sul fronte dell’inclusione lavorativa, Patrizia Di Dio (Confcommercio Palermo) ha sottolineato la necessità di collegare formazione e opportunità concrete, perché l’accesso a un’occupazione resta uno dei fattori decisivi per l’autonomia dei giovani. “Il valore dell’educazione non consiste soltanto nell’insegnare un mestiere, ma nel trasmettere il senso della responsabilità”, ha detto. Per Patrizia Di Dio è decisivo rafforzare il dialogo tra scuole, enti formativi e imprese, anche sostenendo percorsi di autoimprenditorialità.
L’anniversario dell’Opera “Gesù Adolescente” si è così trasformato in un punto di ripartenza: più coordinamento tra pubblico, privato, sociale e realtà educative, e più continuità nei percorsi per chi rischia di restare indietro. La “Cittadella del sociale” è il progetto indicato come risposta strutturale: un luogo in cui mettere insieme orientamento, accompagnamento e servizi, con l’obiettivo di rendere l’accesso alle opportunità meno episodico e più vicino ai bisogni quotidiani di adolescenti e famiglie.
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