Scompare a Napoli, a 95 anni, Biagio De Giovanni, protagonista della cultura politica del Novecento, accademico e già europarlamentare del Partito Comunista Italiano: studioso di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Giambattista Vico, interprete della crisi del marxismo e del progetto europeo, sarà omaggiato con camera ardente al Maschio Angioino
Domenica Puleio
È morto oggi, 22 aprile 2026, a Napoli, all’età di 94 anni, Biagio De Giovanni, protagonista della cultura filosofica e della vita pubblica italiana del secondo Novecento. La città partenopea gli tributerà l’ultimo saluto con la camera ardente allestita nel Maschio Angioino, luogo simbolo della storia civica napoletana.
Nato a Napoli nel 1931, De Giovanni ha incarnato una figura ormai rara: quella dell’intellettuale capace di muoversi con autorevolezza tra università e istituzioni. La sua formazione si radica nella grande tradizione filosofica europea, con una particolare attenzione al pensiero di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e alla lezione di Giambattista Vico.
Nel corso degli anni, la sua riflessione ha affrontato temi cruciali come il rapporto tra libertà e storia, il ruolo dello Stato e il significato del conflitto nelle democrazie contemporanee. Mai una filosofia astratta, ma sempre intrecciata con i nodi concreti della politica.
Il percorso nel PCI e l’evoluzione del pensiero
L’impegno politico di De Giovanni si lega al Partito Comunista Italiano, all’interno del quale rappresentò una componente colta e riformista. La sua traiettoria intellettuale non fu mai rigida: partì da influenze liberali, attraversò il marxismo critico e approdò, dopo la fine della Guerra fredda, a una visione europea della democrazia.
In questo percorso si riflette l’intera parabola della sinistra italiana: dalle grandi ideologie del Novecento alla ricerca di nuovi equilibri dopo il crollo dei blocchi.
Alla fine degli anni Ottanta De Giovanni entra nel Parlamento europeo, dove viene eletto nel 1989 e poi riconfermato nel 1994. A Strasburgo e Bruxelles svolge incarichi di rilievo, in particolare nel campo delle riforme istituzionali.
Il suo contributo si distingue per una visione non meramente tecnica dell’integrazione europea: per De Giovanni l’Europa era prima di tutto un progetto politico e culturale, capace di dare forma a una nuova cittadinanza.
Parallelamente all’attività politica, De Giovanni ha svolto un lungo percorso accademico come professore di filosofia politica. È stato anche rettore dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, contribuendo alla crescita di un ateneo storicamente aperto al dialogo internazionale.
Nel corso della sua carriera ha formato intere generazioni di studiosi, mantenendo sempre un ruolo attivo nel dibattito culturale italiano.
La sua produzione scientifica attraversa decenni di trasformazioni politiche e culturali. Nei suoi libri ha indagato:
la crisi del marxismo;
il rapporto tra diritto e politica;
le prospettive dell’Europa;
la funzione storica del conflitto.
Titoli come La nottola di Minerva e Dopo il comunismo restituiscono l’immagine di un pensatore attento ai cambiamenti del proprio tempo, mai chiuso in schemi ideologici.
La scelta del Maschio Angioino per la camera ardente rappresenta il riconoscimento del ruolo pubblico svolto da De Giovanni nella vita culturale e politica del Paese.
Con la sua scomparsa si chiude una stagione in cui filosofia e politica dialogavano in modo diretto, spesso dentro le stesse persone. De Giovanni ha rappresentato proprio questo: un ponte tra riflessione teorica e responsabilità istituzionale. Un intellettuale dal pensiero rigoroso e inquieto che ha saputo attraversare il presente indagandolo senza rinunciare alla profondità della tradizione europea.
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