Le scelte della RAI rispettano la Costituzione e i dettami europei

Dalle ipotesi di dismissione delle sedi regionali ai vincoli della normativa costituzionale ed europea, il dibattito sul servizio pubblico riapre il tema della tutela delle minoranze linguistiche, con il caso emblematico della lingua arbëreshe tra Contratto di Servizio RAI-Stato 2023–2028, obblighi di trasparenza verso il Consiglio d’Europa e nuove prospettive di sviluppo socio-culturale e occupazionale

Roma, 29 aprile 2026 – Con riferimento alle recenti dismissioni di asset della RAI, il problema nasce da lontano. Il primo a rendere pubblica l’idea delle dismissioni delle sedi regionali della RAI (2014) — all’epoca si paventava un taglio “lineare” — fu proprio il prof. Carlo Cottarelli nella veste di Commissario alla Spending Review del Governo Matteo Renzi. Ciò fece sollevare non pochi dubbi e a reagire prontamente fu l’Associazione Articolo 21, che denunciava scelte contra legem, riferendosi alla Legge n. 112/2004, meglio nota come Legge Gasparri.
In un precedente articolo abbiamo apprezzato l’onestà intellettuale dell’Associazione Articolo 21, che ha messo in evidenza come una legge del centrodestra favorisse la tutela delle minoranze linguistiche, anzi potenziando le infrastrutture dedicate alla promozione delle culture locali (così venivano definite le minoranze linguistiche nella Legge 103/1975, di importantissima riforma della RAI, che attivò le sedi regionali in tutte le Regioni, comprese le Province Autonome). Inoltre, la Legge Gasparri elevava le sedi regionali che gestivano le minoranze linguistiche a Centri di Produzione Decentrati.
Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, ma non si possono più ascoltare, in contesti istituzionali, affermazioni secondo cui altri non sarebbero “abilitati alla tutela delle minoranze linguistiche”, perché, secondo l’art. 6 della Costituzione — nato, come sappiamo, come reazione al periodo fascista — chi ha oggi il dovere di applicare la Costituzione può farlo anche meglio di chi continua a rifugiarsi in affermazioni ormai fuori tempo e fuori luogo.
Oggi occorrerebbe ammettere che, dopo 50 anni, i risultati ci sono, e non prendersi meriti, ma riconoscere la verità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: si vedano le trasmissioni radiofoniche e televisive per la lingua arbëreshe in RAI, sancite prima dal Contratto di Servizio RAI-Stato 2023-2028, rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a febbraio 2024, e, di recente, dalla sottoscrizione della Convenzione tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e RAI, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 2026.

Purtroppo, ci chiediamo come mai il Consiglio d’Europa, secondo un rapporto del 2024, non conosca ufficialmente l’avvio delle trasmissioni RAI per la lingua arbëreshe, né menzioni quanto avvenuto nel 2023. A ridosso degli incontri con gli esperti del Consiglio d’Europa non è stato comunicato nulla ufficialmente, in particolare l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Governo italiano nel febbraio 2024. Dovremo purtroppo aspettare ancora almeno tre anni prima che il Consiglio d’Europa venga informato di quanto è accaduto: forse i rappresentanti italiani erano poco informati?
La mancata comunicazione nel rapporto al Consiglio d’Europa dovrebbe, una volta per tutte, far capire che dopo la Carta costituzionale non si può agire in questo modo, perché oggi, con gli strumenti di comunicazione disponibili, non è più possibile celare tali aspetti. A essere danneggiato è l’intero Paese. Non dovrebbero più servire “patenti” concesse da altri per trattare certi argomenti.
La valenza socioeconomica dell’avvio delle trasmissioni radiofoniche e televisive in RAI è oggi un patrimonio di tutti, e non solo di chi è chiamato a intervenire in trasmissione. Grazie all’impegno comune è stata incaricata la sede regionale RAI per la Calabria come capofila per la lingua arbëreshe: questo non è una perdita, ma un punto di partenza. Con una revisione dei processi, talvolta obsoleti, e con una migliore organizzazione, oltre a una diversa visione dell’azione e dei diritti sanciti dalla Costituzione, si potrà certamente fare di più.
La Giornata di Studi del 3 luglio 2023 presso il Senato della Repubblica ha avuto una doppia valenza: “di arrivo”, con una discussione aperta e di confronto, e “di partenza”, con il sen. Maurizio Gasparri che ha assunto pubblicamente l’impegno di seguire l’iter del Contratto di Servizio RAI-Stato.
Nessuno esclude che vi siano state persone che, grazie al proprio ruolo, abbiano portato avanti le istanze. Tutti i relatori intervenuti hanno dato un importante contributo: il sen. Maurizio Gasparri, l’on. Gianluca Gallo, S.E. mons. Donato Oliverio, la prof.ssa Diana Kastrati, l’avv. Tommaso Bellusci, il prof. Vincenzo Cucci, la prof.ssa Fernanda Pugliese, il dott. Massimo Fedele, il dott. Lorenzo del Boca, il dott. Carlo Parisi, il dott. Ernesto Madeo, Pierfranco Bruni.
In un successivo articolo faremo riferimento all’importanza del Comitato di tutela della lingua arbëreshe in Italia e nel mondo, che ha operato anche tramite riunioni in videoconferenza per la buona riuscita della Giornata di Studi.
Tutti hanno contribuito a gettare le basi e a sostenere la proposta delle trasmissioni radiofoniche e televisive, grazie alla Legge 103/1975. In seguito spiegheremo perché è importante riferirsi anche a questa legge e non solo alla Legge 482/1999.
Pertanto, proponiamo come primo intervento video quello del dott. Ernesto Madeo:
https://drive.google.com/file/d/1va_6q9kDfUwihzxRPQKURZAnvjbLaHP7/view?usp=sharing
Tutti gli interventi saranno resi disponibili per una valutazione oggettiva di quanto è stato detto e fatto, come momento di circolarità della conoscenza. Come nel ciclo di miglioramento continuo (ciclo di Deming), quello è stato un momento di proposta; adesso è arrivato il momento delle verifiche e, se necessario, dei miglioramenti: palinsesti diversificati, corsi di alfabetizzazione (non è mai troppo tardi per la lingua arbëreshe), condivisi con i rappresentanti degli stakeholder di tutte le regioni interessate.
La legge lo prevede per le altre minoranze linguistiche e, per principio di uguaglianza, dovrebbe essere previsto e attivato anche per la comunità arbëreshe.
Dobbiamo anche ricordare che la Giornata di Studi è stata magistralmente moderata da Pino Nano, giornalista di lungo corso (già caporedattore centrale della RAI e oggi direttore della rivista dell’Associazione RAI Senior, “Nuova Armonia”).
Prima di chiudere, vogliamo riprendere le motivazioni delle vendite degli immobili della RAI, richiamando l’art. 41 della Costituzione: l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o arrecare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica pubblica e privata sia indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
L’enunciato dell’art. 41 viene spesso associato all’art. 3 della Costituzione, relativo alla dignità sociale delle persone e alla rimozione degli ostacoli da parte della Repubblica.
Infine, la sede RAI di Cosenza appariva nel piano di efficientamento delle sedi. Ci siamo sempre chiesti se la Giornata di Studi del 3 luglio 2023 abbia contribuito a creare le condizioni favorevoli per l’avvio delle trasmissioni in lingua arbëreshe: alla luce dei fatti, sembra di sì. Tuttavia, occorre continuare a verificare, perché la strada da percorrere per aumentare l’occupazione giovanile non è in discesa. Occorre avere fiducia e non agire per omologazione o con pensiero unico, come ha evidenziato nel suo intervento il segretario generale Carlo Parisi della FIGEC.
Nella figura è riportata la mappa delle trasmissioni in corso nel 2017, tratta da una ricerca dell’AGCOM. Le trasmissioni per la lingua arbëreshe sono iniziate il 20 settembre 2025. A destra sono indicate le sedi regionali e i centri di produzione interessati alla dismissione: come si può constatare, la sede regionale della Calabria non è coinvolta, anche per effetto delle norme che ne hanno rafforzato il ruolo come centro di produzione decentrato. @Riproduzione riservata

Photocover: Demetrio Fortunato Crucitti gia’ Direttore della Sede Rai per la Calabria ( 2011 – 2021)

Related posts

La Fiera del Libro di Sinagra (ME) giunge alla terza edizione

USPI informa. Sviluppo Toscana: sostegno a Edicole. Criteri e scadenza bando

Editoria. Deposito legale e Convenzioni USPI: scadenze di ottobre 2025