Roma, 6 mag. (Adnkronos Salute ) – Una ricorrenza importante, un momento di confronto istituzionale e una conferma concreta del ruolo dei Comuni nella promozione della salute pubblica. Ieri e oggi nella sala della Protomoteca in Campidoglio, si è tenuto il meeting annuale della Rete Italiana Città Sane – Oms, intitolato ‘Città che si prendono cura. 25 anni di impegno per la salute urbana’. Un’edizione dal significato speciale, perché nel 2026 la Rete celebra i suoi 25 anni di attività, rilanciando una visione della salute come bene comune da costruire nei territori, attraverso politiche integrate, prossimità, partecipazione e attenzione ai determinanti sociali e ambientali. Ad aprire i lavori sono stati i saluti del sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Nata nel 2001 e accreditata dall’Organizzazione mondiale della sanità, la Rete Italiana Città Sane ha accompagnato in questi anni amministrazioni locali grandi e piccole in un percorso di scambio di buone pratiche, progettazione condivisa e costruzione di alleanze, rappresentando oggi oltre 13 milioni di cittadini.”In questi 25 anni la Rete ha contribuito a far crescere nei Comuni italiani una consapevolezza nuova: la salute pubblica non si costruisce solo nei servizi sanitari, ma anche nelle scelte sociali, educative, ambientali e culturali che incidono ogni giorno sulla vita delle persone – ha dichiarato Lamberto Bertolé, presidente della Rete Italiana Città Sane Oms -. Oggi celebriamo un percorso importante, ma soprattutto rilanciamo una responsabilità: aiutare le città a essere sempre di più luoghi che prevengono, includono, riducono le disuguaglianze e generano benessere nei territori”. Il confronto di Roma mette al centro una domanda sempre più urgente: quale contributo possono dare oggi le città alla salute delle persone? In un tempo segnato dall’invecchiamento della popolazione – informa una nota – dall’aumento delle fragilità, dalle disuguaglianze, dalla crisi climatica e da un bisogno crescente di salute mentale, i Comuni si confermano infatti il livello istituzionale più vicino alla vita quotidiana delle persone e quello più capace di attivare risposte intersettoriali e concrete.Il meeting si inserisce nel quadro della fase VIII della Rete Europea Oms, fondata sui pilastri ‘persone, luoghi, partecipazione, prosperità, pianeta, pace e preparazione’, e porta al centro alcune delle grandi priorità della salute urbana contemporanea: prevenzione, socialità, contrasto alla solitudine, salute mentale, qualità dello spazio pubblico, alimentazione, benessere nelle diverse fasi della vita, adattamento climatico e lotta alle disuguaglianze. Nel corso delle due giornate si sono alternati amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, ricercatori, professionisti, società scientifiche, terzo settore e stakeholder impegnati nella promozione della salute e dell’innovazione sociale. Tra i momenti centrali dell’iniziativa, la presentazione del volume ‘Fare salute. Esperienze, prospettive e ruolo delle città italiane’, realizzato in occasione del venticinquesimo anniversario della Rete, con prefazione di Lamberto Bertolé e coordinamento editoriale di Francesco Caroli, coordinatore della Rete Italiana Città Sane – Oms. La pubblicazione raccoglie contributi di sindaci, assessori, esperti, istituzioni nazionali, società scientifiche e organizzazioni attive sui temi della salute pubblica, restituendo un quadro ampio del ruolo che i Comuni possono svolgere sui determinanti di salute: ambiente, mobilità, alimentazione, educazione, inclusione, relazioni sociali e servizi di prossimità. “È uno sforzo corale, costruito grazie a decine di interventi e contributi” ha sottolineato Caroli. A rafforzare il profilo culturale e istituzionale del meeting anche i contributi di autorevoli voci nazionali. Giovanni Leonardi, capo Dipartimento della Salute umana, della salute animale e dell’ecosistema e dei Rapporti internazionali del ministero della Salute, ha richiamato il valore dell’approccio One health come metodo integrato per leggere e governare la complessità sanitaria urbana: “non una cornice concettuale, ma un metodo operativo per governare la complessità sanitaria urbana in modo integrato”. “Per Roma entrare nella Rete Italiana Città Sane – Oms significa riconoscere che la salute delle persone si costruisce anche attraverso le politiche urbane, sociali, educative e ambientali – il commento di Barbara Funari, Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale -. Le città sono il luogo in cui si concentrano opportunità, ma anche fragilità e disuguaglianze. Ed è proprio a livello urbano che è possibile intervenire in modo più efficace sui fattori che incidono sul benessere: la solitudine, la povertà, l’isolamento, la mancanza di una casa dignitosa, le difficoltà di accesso ai servizi”. Al termine, l’Oscar della Salute 2026, giunto alla diciannovesima edizione. A vincere il premio il Comune di Sacile con il progetto “Attiviamoci!”, realizzato con il Distretto sociosanitario Livenza, Cansiglio, Cavallo e Voce Donna: un’iniziativa innovativa di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che forma gli operatori del settore beauty come ‘agenti sentinella’, capaci di riconoscere segnali di violenza, entrare in relazione con potenziali vittime e orientarle verso i servizi competenti presenti sul territorio. Un modello fondato su lezioni teoriche, role play e simulazioni pratiche, apprezzato anche per la sua forte trasferibilità. Il mini Oscar della Salute 2026, riservato ai Comuni sotto i 15 mila abitanti, è stato assegnato al Comune di Oliena per il progetto ‘Caminadores e i sentieri del benessere’, realizzato con la Asl di Nuoro: un’iniziativa dedicata alla promozione dell’invecchiamento attivo, della prevenzione e dell’inclusione sociale attraverso gruppi di cammino guidati, che trasformano l’attività fisica in uno strumento semplice, accessibile e comunitario di salute pubblica. La giuria di esperti esterni promossa dalla Rete ha inoltre attribuito una menzione speciale al Comune di Bologna per l’originalità e l’innovazione delle tematiche affrontate; ai Comuni di Bari, Caorle e Milano per la capacità di coinvolgimento e partecipazione; e ai Comuni di Alberobello, Tollo e Zero Branco per la trasferibilità dei progetti presentati.”L’Oscar della Salute non è un semplice premio, ma un atto politico e culturale – ha sottolineato Bertolè – . È il riconoscimento del lavoro che i Comuni italiani svolgono ogni giorno per avvicinare la salute alle persone, nei quartieri, nelle scuole, nei parchi, nei luoghi della vita quotidiana. In una fase in cui i sistemi sanitari vivono una crisi di sostenibilità, le città possono e devono essere laboratori pubblici di innovazione, inclusione e prevenzione”. A 25 anni dalla nascita, il messaggio che arriva dal Campidoglio è chiaro: la salute non riguarda solo i servizi sanitari, ma anche il modo in cui costruiamo le città, teniamo insieme le comunità e immaginiamo il futuro. Ed è proprio nei territori, nelle relazioni di prossimità e nelle politiche urbane integrate che può prendere forma un modello di salute pubblica più equo, concreto e sostenibile. Alla realizzazione della pubblicazione – conclude la nota – hanno contribuito Lundbeck, Astrazeneca e la Wellness Foundation.