Imparare ad essere altruisti, così il cervello costruisce i comportamenti sociali

Milano, 13 mag. (Adnkronos Salute) – Perché alcune persone sono più altruiste di altre? Una nuova ricerca suggerisce che parte della risposta potrebbe trovarsi direttamente nel cervello, nei meccanismi che regolano l’apprendimento sociale. Lo studio, coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’università Statale di Milano, in collaborazione con l’Istituto di neuroscienze del Cnr, Irccs Humanitas e Université Côte d’Azur, è pubblicato su ‘Nature Neuroscience’ e mostra che anche i comportamenti di condivisione e cooperazione possono essere appresi osservando gli altri. Nei modelli sperimentali analizzati, gli individui imparano rapidamente la relazione tra azione e conseguenze senza bisogno di esperienza diretta, non solo in contesti di pericolo, ma anche nel caso di esperienze positive. Dimostrano quindi una capacità di apprendimento sociale flessibile e adattiva. In particolare, gli animali osservatori non si limitano a imitare: sono in grado di comprendere le conseguenze delle azioni e adattare il comportamento anche quando il contesto cambia. Questo indica che l’osservazione genera una forma di apprendimento più complessa rispetto alla semplice copia, basata su associazioni tra azione e beneficio per gli altri.Un elemento centrale della ricerca riguarda il ruolo dell’ippocampo, e in particolare della sua regione dorsale (dCA1), che si dimostra cruciale per questo tipo di apprendimento sociale. Quando l’attività di questa area viene alterata durante la fase di osservazione, la capacità di apprendere comportamenti sociali si riduce, pur lasciando intatte memoria e abilità motorie di base. Ancora più rilevante, osservano gli esperti, è che non tutti gli individui reagiscono allo stesso modo: a partire dalla stessa esperienza emergono differenze significative, con alcuni più orientati verso scelte prosociali e altri più egoiste. Queste differenze prendono forma già durante l’osservazione, attraverso diverse modalità di attivazione neurale nell’ippocampo.I risultati indicano inoltre che questo processo è plastico: intervenendo sull’attività del dCA1 è possibile modificare le scelte future, rendendo gli individui più inclini alla condivisione o, al contrario, più orientati a comportamenti egoistici. “Questi risultati – analizza Diego Scheggia, docente di Farmacologia della Statale di Milano e corresponding author dello studio – mostrano che il cervello non si limita a registrare ciò che osserva, ma interpreta attivamente le esperienze sociali, costruendo rappresentazioni flessibili che guidano il comportamento futuro. Le implicazioni sono ampie. Comprendere come il cervello costruisce la capacità di imparare dagli altri apre nuove prospettive nello studio dei meccanismi della cooperazione e dell’empatia, oltre a offrire strumenti per indagare condizioni in cui l’apprendimento sociale è compromesso e per comprendere i cambiamenti legati all’invecchiamento o alle malattie neurodegenerative”.

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