Roma, 15 mag. (Adnkronos Salute) – E’ la Generazione Z dei filtri social, ossessionata dalla cura maniacale dell’aspetto fisico, tranne che della bocca. I ventenni sono infatti i più colpiti da sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi, primo campanello di allarme della malattia parodontale che, se non trattata, può portare alla perdita dei denti. I giovani tra i 20 e i 30 anni non hanno una buona igiene orale e così oltre 1 su 3 ha gengive che sanguinano e il 16% convive con un’alitosi persistente. A rivelarlo una preoccupante quanto inedita fotografia della salute gengivale e dentale degli italiani, scattata per segmenti di età e sociodemografici da un’indagine conoscitiva promossa dalla Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp). La ricerca, presentata oggi in occasione del corso di aggiornamento in programma a Firenze fino al 16 maggio, è stata condotta da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani da 20 anni in su, grazie al contributo non condizionante di Curasept.”Oltre un quarto della popolazione dichiara di soffrire di alcuni sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive, ma il dato più sorprendente riguarda proprio la fascia tra i 20 e i 30 anni – dichiara Leonardo Trombelli, presidente Sidp e ordinario di Parodontologia all’università di Ferrara – Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale, fase iniziale e reversibile dell’infiammazione, dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani. Un segnale che non va sottovalutato, perché la malattia parodontale non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi, ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani a rischio di parodontite. A lato di un’inadeguata igiene orale, fattore di rischio principale per la comparsa di malattia parodontale, anche abitudine al fumo, dieta pro-infiammatoria con eccesso di grassi saturi, zuccheri e cibi ultraprocessati, scarso o nullo esercizio fisico sono tutti fattori che possono contribuire alla progressione della gengivite in parodontite”.L’indagine mostra però anche un secondo volto della malattia, quello più grave e irreversibile, che emerge con l’avanzare dell’età. Se nei giovani prevale la percezione di sintomi infiammatori, dopo i 60 anni aumenta nettamente la valutazione di segni di danno strutturale. I denti che appaiono ‘più lunghi’, fenomeno legato alla recessione gengivale e segno di perdita ossea in corso, passano da circa il 20% nelle fasce tra 30 e 49 anni fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60-69 anni la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato nella ricerca, mentre quasi 1 persona su 3 (32%) riferisce perdita di denti legata alla mobilità.”I dati attestano la progressione naturale della malattia parodontale – spiega Trombelli – Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l’infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale associata a mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l’esito finale irreversibile della parodontite non trattata”.”La ricerca – cotntinua il presidente Sidp – evidenzia inoltre disuguaglianze geografiche nei sintomi nella popolazione: il Centro e, in parte, il Sud Italia mostrano una maggiore frequenza rispetto al Nord, suggerendo possibili differenze di attitudine all’igiene orale e/o nell’accesso alla prevenzione e alle cure odontoiatriche. In particolare, in riferimento alla mobilità, si registrano tassi più bassi al Nord, che si attestano sul 15% contro più del 20% al Centro-Sud. Differenze nella prevalenza dei sintomi riferiti sono anche in parte attribuibili al tasso di scolarizzazione. La frequenza di perdita di denti per mobilità è nettamente inferiore quando il titolo di studio è la laurea: il 7% rispetto al 25% di chi possiede un titolo di studio più basso. Emerge anche una differenza di genere: gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale, con un tasso del 20,8% contro l’11,5% delle donne che sembrano mostrare maggiore attenzione ai cambiamenti della bocca e ai primi segnali di inestetismo”.”Il sanguinamento gengivale non deve essere considerato ‘normale’. Intervenire precocemente, attraverso una corretta igiene orale quotidiana e controlli regolari, può evitare che una semplice infiammazione si trasformi negli anni in una malattia cronica capace di compromettere in modo permanente denti e gengive”, conclude Trombelli.