Amianto killer sui traghetti FS, la Corte d’Appello condanna Rfi per lavoratore morto di mesotelioma: agli eredi oltre 85mila euro

La vittima era originaria di Civitavecchia e uno dei figli vive a Roma

Roma, 22 maggio 2026 – Nuova condanna per l’amianto nelle Ferrovie dello Stato. La Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto le responsabilità di RFI – Rete Ferroviaria Italiana – per la morte di R.C., lavoratore impiegato per anni sui traghetti ferroviari e deceduto nel 2017 a 63 anni per un mesotelioma provocato dall’esposizione alle fibre di amianto.

I giudici hanno disposto un risarcimento complessivo di oltre 85mila euro in favore degli eredi – vedova e due orfani – oltre interessi maturati dalla data del decesso, confermando la violazione degli obblighi di tutela della salute a carico del datore di lavoro.

La vittima era originaria di Civitavecchia, città storicamente legata alle attività portuali e ferroviarie del Tirreno, mentre uno dei figli risiede oggi a Roma. La vicenda riguarda un ferroviere che, a partire dagli anni ottanta, ha lavorato all’interno dei traghetti FS in ambienti contaminati da polveri e fibre di amianto.

R.C. iniziò ad accusare i primi sintomi nell’autunno del 2016, pochi mesi dopo arrivò la diagnosi definitiva del grave tumore causato dall’amianto, e morì nel giugno 2017.

La consulenza tecnica richiamata dalla Corte ha inoltre ricostruito la presenza di amianto su diverse navi traghetto sulle quali il lavoratore aveva prestato servizio, tra cui GalluraGaribaldiLogudoro e San Francesco da Paola, utilizzate per anni sulle principali rotte ferroviarie marittime del Tirreno.

Nel corso della causa, RFI aveva contestato le proprie responsabilità per la parte di un periodo lavorativo della vittima, ricostruzione che però non ha convinto la Corte d’Appello, che ha riconosciuto elementi rilevanti a carico dell’azienda ferroviaria.

La Corte ha riconosciuto non solo il danno subito dagli eredi, ma anche la sofferenza personale vissuta dalla vittima negli ultimi mesi di malattia, quando era ormai “consapevole della grave condizione clinica” e dell’imminenza della morte.

Dopo la sentenza della Corte d’Appello, la battaglia della famiglia di R.C. non si ferma. I familiariassistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, chiedono ora che prosegua il procedimento civile per il cosiddetto danno “iure proprio, ovvero il dolorela sofferenza morale e la perdita del rapporto familiare vissuti dagli orfani, dalla vedova e dai familiari più stretti della vittima.

Non è accettabile che i familiari delle vittime dell’amianto debbano attendere anni per ottenere pieno riconoscimento dei propri diritti”, ribadisce Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, che chiede ora una rapida prosecuzione del procedimento davanti al Tribunale di Roma, e sottolinea inoltre come “la sentenza rappresenti un ulteriore tassello nel lungo elenco di vicende legate all’esposizione ad amianto nel settore ferroviario italiano, dove per decenni migliaia di lavoratori sono stati esposti inconsapevolmente a materiali altamente cancerogeni”.

L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

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