Padova, 28 mag. (Adnkronos Salute) – “L’Ebola continua a fare paura, soprattutto in contesti sanitari molto fragili come la Repubblica Democratica del Congo. A fare la differenza è soprattutto la capacità del sistema sanitario di contenere rapidamente il contagio. La RdC preoccupa molto perché il suo sistema sanitario è estremamente fragile” in contesto di instabilità e guerriglia. “L’Uganda, invece, fa meno paura proprio perché negli ultimi vent’anni ha costruito una rete sanitaria più strutturata e organizzata”. Così don Dante Carraro, medico e direttore di Medici con l’Africa Cuamm, all’Adnkronos Salute, a margine dell’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, ricorda che come organizzazione “oggi lavoriamo soprattutto in Uganda, ma abbiamo vissuto direttamente l’epidemia in Sierra Leone dieci anni fa. L’Ebola è una malattia con una mortalità altissima: fino al 70% delle persone infettate può perdere la vita – rimarca – Per questo servono sistemi sanitari solidi e ben organizzati. Le misure di contenimento sono fondamentali: l’isolamento, la protezione degli operatori sanitari, la capacità di riconoscere rapidamente i casi. Senza strutture sanitarie adeguate il rischio di diffusione aumenta enormemente”. “In Uganda abbiamo visto crescere progressivamente competenze, strutture e capacità di risposta alle emergenze. l rischio però rimane elevato – chiarisce il medico – perché i confini con il Congo sono molto porosi e gli spostamenti delle persone sono continui. Per questo l’attenzione alla prevenzione è fondamentale. In particolare è essenziale proteggere gli operatori sanitari. Stiamo inviando in Uganda dispositivi di protezione individuale – guanti, mascherine, stivali, camici protettivi – perché chi lavora negli ospedali deve potersi difendere in caso di contatto con il virus. La protezione del personale sanitario – conclude – rappresenta uno degli elementi chiave per evitare la diffusione dell’Ebola all’interno delle strutture ospedaliere”.
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