Tumori, oncologo Pruneri: “Test genomici aiuto diagnostico e prognostico cancro seno” ‘Lombardia pioniera nel valutare rimborso per questi test in Breast unit’

Roma, 30 giu. (Adnkronos Salute) – “In Lombardia i test genomici sono utilizzati in modo molto ampio all’interno delle Breast Unit, quindi possiamo essere assolutamente soddisfatti rispetto all’obiettivo che volevamo raggiungere: garantire alle nostre pazienti di avere questo ulteriore ausilio diagnostico e prognostico rispetto alla patologia di cui soffrono. Sottolineo l’importanza dell’utilizzo di questo test all’interno delle Breast Unit perché è esattamente in quella sede che può avvenire una discussione multidisciplinare e un uso appropriato del test”. Così Giancarlo Pruneri, direttore del dipartimento di Diagnostica avanzata della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, professore del dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia dell’università di Milano, all’incontro ‘Genomics at work: the evolution of the patient journey in early breast cancer’, organizzato da Exact Sciences is now Abbott, oggi nel Capoluogo lombardo. “La Lombardia – continua Pruneri – fu la prima regione che valutò necessario il rimborso per questi test e quindi fece queste valutazioni pilota dell’utilizzo dei test all’interno delle Breast Unit. Clinica e scienza, in questo ambito dell’oncologia di precisione, sono un obiettivo comune: uno supporta l’altro – osserva – Il primo obiettivo che cerchiamo di raggiungere è quello di verificare se possiamo utilizzare i test genomici nella biopsia per anticipare il risultato rispetto a quello che è il patient journey all’interno delle nostre istituzioni. Avere un risultato già presente e disponibile per la discussione all’interno della Breast Unit nel team multidisciplinare può essere molto utile – sottolinea l’esperto – sia per la gestione del caso clinico da parte della Breast Unit stessa, sia perché riduce, come abbiamo visto da dati presentati in letteratura, l’ansietà dei pazienti. Conoscere è importante sia per il team che cura il paziente, ma prevalentemente e soprattutto per la paziente: avere la conoscenza dei dati rispetto ai quali viene stabilito un trattamento è fondamentale”. “L’altro aspetto, più scientifico e sperimentale – prosegue l’oncologo – è l’utilizzo di questo dato, quindi usare i test genomici per capire meglio, affinare e personalizzare il trattamento neoadiuvante nella paziente” con forma “estrogeno-positiva. Abbiamo due aspetti da considerare: uno più pragmatico, più di Health technology assessment (Hta), di logistica del percorso diagnostico e il secondo prettamente, in questo momento, ancora scientifico. Ci aspettiamo, però – conclude – che i risultati dei nostri studi possano poi aiutarci a includere questo tipo di test anche nelle biopsie, per permettere alle pazienti di ricevere un trattamento specifico anche dal punto di vista del setting adiuvante”.

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