Greco (AbbVie): “Con mirvetuximab soravtansine entriamo in medicina di precisione” Sull’approvazione nel cancro ovarico, ‘nostro primo farmaco per neoplasie solide’

Roma, 2 lug. (Adnkronos Salute) – “Questo è un momento molto importante. Dopo 15 anni, da quando la nostra azienda ha” deciso di “dedicare la parte farmaceutica all’innovazione e alla ricerca di soluzioni per bisogni di salute insoddisfatti, abbiamo il primo farmaco approvato nei tumori solidi e nella medicina di precisione”. Così Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia, intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Tumore ovarico: le nuove frontiere dell’innovazione terapeutica’, in occasione del via libera di Aifa – Agenzia italiana del farmaco al rimborso di mirvetuximab soravtansine, il primo anticorpo farmaco coniugato per il trattamento del carcinoma ovarico platino resistente positivo al recettore alfa dei folati (Frα).”Oggi – rimarca Greco – celebriamo due importanti traguardi: l’entrata nei tumori solidi e nella medicina di precisione”. A livello generale “siamo in un momento di grande discontinuità rispetto al passato. Dobbiamo fare i conti con nuove dinamiche che possono influenzare l’accesso, in Europa e in Italia, alle nuove terapie, nonché il loro sviluppo, con l’affacciarsi sul mercato di nuovi competitor, come la Cina, o la richiesta dell’Amministrazione americana di maggiori finanziamenti in innovazione da parte dei paesi industrializzati”. Ci sono anche “delle buone notizie – aggiunge Greco – come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la possibilità di elaborare dati in maniera molto efficace, che permetteranno di sviluppare un maggior numero di nuove terapie, con costi inferiori e tempi più ridotti. Un’altra nota positiva è che la popolazione vive di più”. Tuttavia, “l’invecchiamento della popolazione determina una domanda di salute in aumento a cui si deve poter rispondere. Dovremo essere in grado di trovare la sintesi giusta per continuare a essere degli attori attivi di questo mondo. Questo compito – conclude – spetta alle aziende, ma soprattutto alla politica, che deve decidere quanto l’innovazione farmacologica è importante per il nostro Paese”.

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