Il saggio “Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà“ di Fiorella Franchini (Edizioni Intra Moenia) è un’operazione culturale raffinata che va ben oltre la semplice catalogazione del folklore napoletano. L’autrice, già nota per i suoi romanzi storici ambientati nel mondo antico, applica qui lo stesso rigore documentaristico a una materia fluida e profondamente viscerale: l’immaginario zoologico e fantastico di Napoli. La prima caratteristica del testo è lo scarto netto rispetto alla tradizione dei bestiari medievali europei. Se i cataloghi di mostri del Medioevo cristiano avevano come fine ultimo la moralizzazione, la catechesi e la redenzione dell’anima attraverso la paura del peccato, il bestiario partenopeo si rivela laico, utilitaristico e profondamente pragmatico.
Le creature che popolano i vicoli, i palazzi e il sottosuolo di Napoli non servono a guadagnarsi il Paradiso, ma a sopravvivere al quotidiano. Il legame tra l’uomo e l’animale, vero o immaginario che sia, nasce da un senso di precarietà storica ed esistenziale. L’ironia e la superstizione diventano scudi protettivi contro la sfortuna, la povertà o l’inspiegabile. L’autrice organizza il volume per voci, muovendosi con agilità tra archeologia, storia e letteratura. Il racconto mostra come a Napoli il dato biologico reale subisca costantemente una trasfigurazione magica o domestica. Con il geco l’animale che pulisce la casa dagli insetti, si eleva a spirito protettore del focolare, la Bella ‘Mbriana, l’ombra benevola della casa che non bisogna disturbare.
Affondando le mani nelle credenze di epoca romana, Fiorella Franchini rievoca la leggenda di un polpo talmente scaltro da risalire i canali fognari delle ville patrizie di Pozzuoli per depredare le dispense. Il cardillo, invece, si trasforma in simbolo della malinconia e della resilienza di un intero popolo. L’uccellino in gabbia che canta diventa metafora della privazione della libertà e della capacità di resistere attraverso l’arte. Particolarmente curioso è il capitolo dedicato all’identificazione dei napoletani con il “ciuccio”, emblema di un popolo abituato a faticare e a rispondere alle avversità della vita con una sana, dissacrante autoironia.
Il viaggio della scrittrice tocca anche i simboli della forza e del potere profano, come il mastino, fedele compagno che nell’iconografia della malavita storica fungeva da estensione visiva della propria invincibilità nel vicolo. O ancora il toro, figura sacrificale primigenia legata al culto fondativo della Sirena Partenope. Il sottosuolo, la “Napoli di sotto”, non è da meno: l’autrice scende nei pozzi della città per stanare la Papera cogliuta, mostro orrorifico nato per tenere i bambini lontani dalle pericolose cisterne d’acqua, a testimonianza di come il mostro napoletano abbia anche una funzione pedagogica o protettiva.
Un tassello fondamentale del bestiario è il corallo. Franchini ne scava le origini antropologiche: secondo il mito classico, il corallo nacque dal sangue pietrificato della testa di Medusa, recisa da Perseo e adagiata sulle alghe. A Napoli questo “sangue di mare” diventa l’antidoto per eccellenza contro il malocchio. Nel saggio, la tartaruga assume un valore ambivalente e potentissimo. Da un lato rappresenta la lentezza, la pazienza e la saggezza millenaria; dall’altro, è il simbolo di una natura resiliente, capace di sopravvivere agli abusi umani. Il catalogo è ricchissimo e spazia dagli animali dell’antica Pompei a quelli della camorra napoletana, dal gioco del lotto alle opere d’arte.
Affascinante è l’apporto visivo delle fotografie di Sergio Siano. Le immagini non fanno da semplice “sfondo”, ma dialogano attivamente con la prosa. Siano riesce a catturare la pietra scolpita, i dettagli architettonici (mascheroni, battenti, rilievi zoomorfi) e le atmosfere fumose e laviche della città, dimostrando visivamente che il bestiario è letteralmente impresso sui muri e nel tufo di Napoli.
“Bestiario di Parthenope” è un’opera preziosa perché non scivola mai nel saggismo accademico e polveroso, pur mantenendo un’ammirevole densità di contenuti. Fiorella Franchini firma un testo fluido, accessibile e appassionato. È una mappa culturale indispensabile per chi vuole capire perché a Napoli la linea di demarcazione tra il visibile e l’invisibile, tra l’umano e il bestiale, non sia un muro invalicabile, ma un velo sottilissimo che basta sollevare per scoprire la vera anima della città.
Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà
Fiorella Franchini – Edizioni Intra Moenia (2026) – Euro 18,90
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Fiorella Franchini vive e lavora a Napoli. Giornalista pubblicista dal 2004, è laureata in Lettere Moderne presso
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