Don Biagio Amata, settant’anni di vita salesiana

Una lunga esperienza di fede, cultura, servizio pastorale e formazione dei giovani, vissuta alla luce del carisma di San Giovanni Bosco.
Il settantesimo anniversario della prima professione religiosa e il sessantacinquesimo della professione perpetua di don Biagio Amata, figura di grande rilievo della Congregazione Salesiana. Dal 6 al 16 agosto 2026 il Giubileo sarà celebrato tra Sant’Agata di Militello, sua città natale in provincia di Messina, e Palermo, nell’Istituto Salesiano “Don Bosco Ranchibile”, dove prosegue il suo ministero

di Maria Sole Stancampiano

Palermo, 2 agosto 2026 – “Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta che siate giovani perché io vi ami assai “. È con questa parola di Don Bosco, semplice e ardente, che si può entrare nel cuore della vita di don Biagio Amata, figura di grande rilievo della Famiglia Salesiana.

Settant’anni nel segno di Don Bosco. È un anniversario che racchiude una vita interamente attraversata dalla vocazione salesiana quello che accompagnerà don Biagio Amata in questo mese di agosto appena iniziato. Un cammino che prende avvio il 16 agosto 1956, quando, a San Gregorio di Catania, emise la prima professione religiosa nella Congregazione Salesiana, e che prosegue con la professione perpetua, celebrata il 16 agosto 1960.

Ordinazione sacerdotale. Messina, 19 marzo 1965

Questi anniversari seguono il sessantesimo di sacerdozio, già celebrato da don Biagio lo scorso anno, il 19 marzo 2025. Solennità di San Giuseppe e Anno Santo, nel sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Messina il 19 marzo 1965.

Un percorso che oggi raggiunge un altro significativo traguardo e che la Famiglia Salesiana si appresta a celebrare come una storia di fedeltà alla vocazione, al Vangelo e al carisma di San Giovanni Bosco.

L’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile di Palermo, dove don Biagio continua il suo ministero, sarà al centro delle celebrazioni insieme alla sua Sant’Agata di Militello, cittadina dell’area tirrenica della provincia di Messina, nella quale è nato il 9 agosto 1939 e  alla quale è rimasto profondamente legato fin dall’infanzia e dai primi passi della sua formazione umana e cristiana, maturata nella comunità parrocchiale locale e nel contesto familiare che ha segnato in modo decisivo la sua vocazione.

Le celebrazioni si snoderanno dal 6 al 16 agosto (2026), tra Sant’Agata di Militello e Palermo. Domenica 9 agosto, alle ore 11, sarà celebrata la Santa Messa nel Duomo della sua città natale. Una data particolarmente significativa perché la celebrazione coinciderà con il compleanno di don Biagio, che proprio il 9 agosto compirà 87 anni. Domenica 16 agosto, alle ore 8.30, nel giorno esatto del settantesimo anniversario della prima professione religiosa e del sessantacinquesimo della professione perpetua, la liturgia sarà celebrata nella chiesa di San Giovanni Bosco dell’Istituto Salesiano “Villa Ranchibile” a Palermo.

La ricorrenza ripercorre una storia umana, sacerdotale e culturale di particolare intensità. Don Biagio Amata è infatti una figura nella quale la vocazione salesiana, l’insegnamento, la ricerca e il ministero pastorale hanno sempre camminato insieme.

Dopo la formazione salesiana, nel 1969 conseguì la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Messina, con una tesi dedicata ad Arnobio di Sicca, autore cristiano dell’antichità. Da quella solida formazione classica sarebbe maturato il percorso dello studioso di letteratura cristiana antica latina, patristica e cultura classica, ambiti ai quali avrebbe dedicato una parte importante della propria esistenza.

Il profilo dello studioso  e l’educatore salesiano convivono nella figura di don Biagio, il quale prima dell’esperienza universitaria, aveva svolto il proprio servizio nelle opere salesiane della Sicilia, a CataniaMessina e Palermo, ricoprendo anche incarichi di direzione e di presidenza.

Fonte foto Facebook Antica Messina (anni ’20)

Tra questi, quello al glorioso San Luigi di Messina, all’epoca collegio-convitto maschile.

Situato accanto alla chiesa della Madonna di Pompei, sulla circonvallazione, con un affaccio mozzafiato sulla stele della Madonna della Lettera, posta all’estrema punta della lingua phari, o falce, dell’ansa del porto, suggestiva apertura della città sullo Stretto.

Un’esperienza educativa che lo ha messo a contatto con generazioni di giovani e che ha contribuito a consolidare un rapporto profondo e duraturo con gli allievi e con gli exallievi salesiani, molti dei quali hanno continuato a considerarlo un punto di riferimento spirituale e umano anche dopo gli anni della formazione. Nel tempo, questo legame si è espresso attraverso incontri, celebrazioni, momenti associativi, distintivi della comunità salesiana nel mondo, e contatti personali mantenuti con costanza, frutto di un legame educativo e umano che non si è mai interrotto.

Don Biagio Amata e Papa Wojtyla
Giovanni Paolo II

Per lunghi anni ha insegnato nella Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, dove ha ricoperto anche l’incarico di decano. La sua attività accademica è stata accompagnata dalla ricerca e da una vasta produzione scientifica, ma soprattutto dalla formazione di generazioni di studenti, sacerdoti e studiosi provenienti da diverse parti del mondo.

Un elemento fondamentale per conoscere la statura culturale e umana di don Biagio è il volume Christum amplecti. Studi in onore del prof. Biagio Amata SDB ( Salesiani di Don Bosco)  Testo latino a fronte (2018) curato da Miran Sajovic e Andrea Sollena. Nell’introduzione viene presentato come «classicista, patrologo e maestro» e vengono ricordate le numerose tesi da lui seguite, con studenti provenienti dall’Europa centro-orientale, dall’Africa e dall’Asia. È significativo che il titolo scelto per gli studi in suo onore sia Christum amplecti, cioè «abbracciare Cristo». Un titolo che in qualche modo restituisce la densità della sua esperienza. Ovvero lo studioso della cultura cristiana antica e il sacerdote che ha fatto dell’incontro con Cristo il centro della propria esistenza.

Accanto alla cultura e all’insegnamento don Biagio, ha sempre esercitato con instancabile dedizione il ministero sacerdotale, come confessore, predicatore e accompagnatore spirituale. Una missione svolta in Italia e all’estero, attraverso celebrazioni, predicazioni, ritiri spirituali e incontri, mantenendo al centro quella dimensione pastorale e umana che ha caratterizzato la sua  essenza salesiana. L’attività pastorale e culturale lo ha portato anche fuori dall’Italia. Nel corso della sua lunga esperienza ha viaggiato in diversi Paesi, da Shanghai a San Francisco, da Betlemme a Oxford, oltre che in numerose località italiane e siciliane, per celebrare, predicare e guidare ritiri spirituali. Una dimensione internazionale che si accompagna a quella spirituale del pastore d’anime, particolarmente apprezzato per la confessione, accoglienza  e vicinanza personale.

In questa storia assume un significato particolare anche il rapporto con la Sicilia e con Sant’Agata di Militello, la sua terra d’origine, così come quello con le comunità salesiane nelle quali ha svolto il proprio ministero.

È un legame che attraversa il suo percorso umano e sacerdotale e che si intreccia con una concezione del sacerdote come «servo per amore», espressione che restituisce  il senso di una missione vissuta nella dedizione agli altri. Un fil rouge che accompagna tutta la sua vita.

Nel suo messaggio per il sessantesimo anniversario di sacerdozio, don Biagio Amata ha affidato il cammino compiuto alla protezione di Maria Ausiliatrice, di San Giuseppe e di San Giovanni Bosco, trasformando gli anni trascorsi in un rendimento di grazie per le persone incontrate, per le comunità servite e per le tante vite incrociate nel corso del suo ministero.

Don Biagio Amata

Il Giubileo dell’agosto 2026, supera la ricorrenza personale rappresentando una lunga storia di fedeltà a Cristo, alla Chiesa.  È la celebrazione di settant’anni di vita religiosa secondo il carisma di San Giovanni Bosco, di sessantacinque anni di professione perpetua e di una storia sacerdotale che ha già raggiunto il traguardo dei sessant’anni. Una festa per la Famiglia Salesiana e per quanti, nel corso dei decenni, hanno incontrato lungo il cammino  don Biagio Amata,  dallo sguardo rivolto alle nuove generazioni  secondo la  missione del “Santo dei giovani “.

Chi frequenta don Biagio Amata sa che ogni giornata inizia con un messaggio speciale. All’alba, attraverso un semplice “Buongiorno” inviato con affetto, il sacerdote raggiunge amici, confratelli ed ex allievi con pensieri, immagini e brevi meditazioni che restituiscono un momento di vicinanza e di speranza.È una forma di apostolato coniugato al lungo servizio di docente, confessore e guida spirituale.

In quei messaggi si ritrovano la cultura umanistica del latinista, la sensibilità del sacerdote e il cuore del salesiano. Un invito a riconoscere la bellezza delle piccole cose, a custodire le relazioni umane e a riscoprire il valore di un saluto che diviene attenzione, ascolto e fraternità.

Poche parole  in un saluto che ogni mattina ricorda che la felicità nasce dai piccoli gesti e dalla capacità di accogliere l’altro. Per questo i suoi messaggi sono un augurio e un invito a vivere con maggiore dolcezza fraterna  : “Il buongiorno di oggi non è semplicemente uguale a quello di ieri, ma ti dice con convinzione: grazie perché esisti“. E ancora: “Ogni buongiorno è la nostra occasione per dare piccoli segni d’amore“.

@Riproduzione riservata

💬
LA FRECCIA WEB SU WHATSAPP

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp

Related posts

Rocco Chinnici, il giudice che non dimenticò mai Misilmeri

Trame 2026, fiducia sociale e miglioramento continuo: la sfida culturale contro i modelli mafiosi

Esclusi dalla casa che doveva accogliere