Mosca tira in ballo Rodari. Dalla favola di Cipollino alla guerra delle parole

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Gianni Rodari, amatissimo in Unione Sovietica, riemerge nel confronto tra Mosca e Roma: Maria Zakharova lo cita nella polemica sulla nomina dell’ex ministro ucraino della Difesa Mykhailo Fedorov a consulente di Guido Crosetto

di Susanna Consolo

“Se Gianni Rodari fosse vivo, scriverebbe una favola satirica su questo”. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha scelto una frase che richiama direttamente la letteratura italiana per commentare una decisione del governo di Roma. Nel mirino di Mosca c’è la nomina di Mykhailo Fedorov come consulente per l’innovazione della Difesa italiana, voluta dal ministro Guido Crosetto.
Ma chi è Fedorov?
Ucraino, 35 anni, è una delle figure più rappresentative della nuova generazione politica di Kiev. Prima di arrivare alla Difesa è stato ministro della Trasformazione digitale e vicepremier dell’Ucraina, incarico nel quale ha promosso la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica e lo sviluppo delle tecnologie applicate alla sicurezza e alla guerra.
Nel gennaio 2026 è diventato ministro della Difesa, rimanendo in carica per alcuni mesi, fino alla sua uscita dal governo nel luglio scorso. La sua esperienza nel campo della tecnologia militare e dell’innovazione, maturata anche durante il conflitto con la Russia, è ora destinata a essere messa a disposizione della Difesa italiana.
A sceglierlo è stato Guido Crosetto, ministro della Difesa del governo guidato da Giorgia Meloni. Imprenditore e dirigente politico, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, Crosetto guida il dicastero della Difesa dal 2022. La decisione di affidare a Fedorov un incarico di consulenza ha provocato la reazione di Mosca, arrivata attraverso Zakharova.

Il nome dello scrittore piemontese non è casuale. Rodari è stato infatti uno degli autori italiani più conosciuti e amati nell’Unione Sovietica.

La sua fortuna oltre la Cortina di ferro fu legata soprattutto a LeAvventure di Cipollino,pubblicato nel 1951.
Il protagonista è una piccola cipolla che vive in una società popolata da personaggi vegetali e governata da privilegi, soprusi e regole assurde. Cipollino si ribella al potere del Principe Limone e della sua corte. Una favola per bambini che, attraverso l’ironia e l’immaginazione, parlava anche di ingiustizia, autorità e libertà.
In Unione Sovietica Cipollino ebbe una fortuna straordinaria. Rodari viaggiò più volte nell’Urss e divenne un autore molto conosciuto presso il pubblico sovietico. La sua popolarità contribuì a creare un legame culturale destinato a sopravvivere alla stessa Unione Sovietica.

Rodari non fu però soltanto l’autore delle favole. Nato a Omegna il 23 ottobre 1920, fu maestro, giornalista e scrittore. Si avvicinò al Partito comunista italiano e lavorò per l’Unità, dedicandosi poi sempre più alla letteratura per l’infanzia. La sua scrittura avrebbe cambiato profondamente quel genere, mettendo al centro fantasia, creatività e libertà di pensiero.
Tra le sue opere più note Favole al telefono, Il libro degli errori, La torta in cielo e Grammatica della fantasia, diventata un riferimento internazionale per l’educazione alla creatività. Nel 1970 ricevette il Premio Hans Christian Andersen, uno dei massimi riconoscimenti mondiali per la letteratura per l’infanzia.
Gianni Rodari morì a Roma il 14 aprile 1980, a 59 anni, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico.
A quarantasei anni dalla sua morte, il suo nome torna dunque dentro una polemica che riguarda la guerra, la sicurezza e i rapporti tra Russia, Ucraina e Italia. E lo fa attraverso una favola.
C’è una particolare ironia nella vicenda. Mosca richiama oggi Rodari per contestare una scelta italiana, proprio mentre richiama alla memoria lo scrittore italiano che nell’Unione Sovietica aveva conosciuto una delle fortune più grandi della sua opera.
La politica ha preso in prestito la favola per raccontare la realtà.

Rodari, invece, aveva fatto della fantasia uno strumento per guardare la realtà con occhi diversi.
Questa volta Cipollino è uscito dalle pagine di un libro ed è finito dentro la diplomazia internazionale. Ovvero è proprio questa la parte più rodariana della storia.

*già docente universitaria Unime

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