Sassonia-Anhalt, l’AfD sfida gli equilibri della Germania

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L’AfD supera il 44 per cento e infligge una sconfitta storica alla CDU, ferma al 17 per cento. Il voto mette sotto pressione Merz e la Brandmauer e, come evidenzia Reuters, riporta al centro le fratture dell’Est tedesco, il rapporto con la Russia e il risentimento verso Berlino. Il confronto con l’epoca di Angela Merkel è inevitabile. L’allarme della comunità ebraica richiama le responsabilità della storia tedesca

di Mimma Cucinotta

La Germania entra in una fase politica nuova. Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt consegnano all’Alternative für Deutschland il risultato più alto mai ottenuto da una formazione di estrema destra in un’elezione regionale tedesca del dopoguerra e impongono alla politica di Berlino un confronto con una realtà ormai difficile da contenere.
L’AfD ha conquistato il 44,3 per cento dei voti, più del doppio rispetto al 20,8 per cento del 2021. La CDU è precipitata al 17 per cento, dal 37,1 ottenuto cinque anni fa. SPD al 9,2, Verdi all’8,9 e Die Linke all’8,5 completano il quadro di un Land nel quale il tradizionale equilibrio politico è stato profondamente alterato. L’affluenza ha raggiunto il 75,5 per cento.
È una vittoria netta per Ulrich Siegmund, 35 anni, leader regionale dell’AfD e protagonista di una campagna costruita sul territorio. Il risultato, tuttavia, non equivale automaticamente alla conquista del governo. Le altre forze politiche continuano a escludere alleanze con l’AfD e, senza una maggioranza assoluta, la formazione di un esecutivo guidato dal partito di destra radicale resta complessa.
L’agenzia Reuters, nel servizio del 6 settembre 2026, https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-seeks-landmark-state-victory-saxony-anhalt-votes-2026-09-06/?utm_source=chatgpt.com ha definito il risultato una “significant setback “(vittoria storica) per l’AfD e un duro colpo per il cancelliere Friedrich Merz. Secondo l’agenzia, il successo del partito di estrema destra riflette anche la profonda impopolarità della coalizione di governo. Un sondaggio ARD citato da Reuters indica infatti che l’87 per cento degli elettori della Sassonia-Anhalt era insoddisfatto del governo federale.

L’economista Marcel Fratzscher, presidente del German Institute for Economic Research, ha definito il risultato “a vote of no confidence in the federal government”, un voto di sfiducia nei confronti del governo federale.
Siegmund ha già indicato il risultato come un passaggio verso un cambiamento più ampio, guardando alle elezioni federali del 2029. È il segnale di una trasformazione importante. L’AfD si presenta come partito di protesta e al contempo come forza diretta a costruire consenso stabile e organizzato.
Il suo programma punta su una stretta radicale sull’immigrazione e sull’asilo, politiche più dure sui rimpatri e una revisione dell’impostazione tedesca su scuola, cultura e informazione. Sul piano internazionale sostiene un riavvicinamento alla Russia e una radicale revisione del sostegno tedesco all’Ucraina.
Sul rapporto con Mosca, Reuters aveva già richiamato l’attenzione in un’analisi del 2 settembre 2026, https://www.reuters.com/world/europe/russia-divide-resurfaces-afd-leads-saxony-anhalt-2026-09-02/?utm_source=chatgpt.com dedicata proprio alla campagna elettorale in Sassonia-Anhalt. L’agenzia ha osservato che nell’ex Germania orientale è riemersa una “deep political and cultural divide over Russia”, una profonda frattura politica e culturale sulla Russia, legata anche all’esperienza di decenni vissuti sotto l’influenza sovietica. Una parte della popolazione dell’Est, secondo Reuters, continua a percepire Mosca non tanto come un avversario quanto come una presenza familiare.
Reuters racconta come questo continui a incidere sul comportamento politico. Nell’ex Germania Est, la lunga presenza delle truppe sovietiche e l’esperienza quotidiana della Repubblica Democratica Tedesca restituiscono una percezione della Russia diversa da quella prevalente nell’Ovest. L’AfD intercetta questa sensibilità proponendo la ripresa dei rapporti economici ed energetici con Mosca, la fine del sostegno tedesco all’Ucraina e una maggiore apertura alla lingua e alla cultura russa.
A questo si sommano le differenze economiche rimaste tra Est e Ovest, il disagio sociale, la percezione di essere penalizzati dalle decisioni prese a Berlino e la nostalgia per una stagione nella quale il gas russo garantiva alla Germania energia a basso costo. Reuters sottolinea inoltre il “resentment over perceived neglect by Berlin”, il risentimento provocato dalla percezione di essere stati trascurati da Berlino. Più di trent’anni dopo la riunificazione, il patrimonio medio degli abitanti dell’Est resta, secondo il 2026 Competitiveness Report East Germany citato dall’agenzia, pari a circa un quarto di quello dei tedeschi dell’Ovest.
La questione migratoria resta centrale, ma non basta da sola a spiegare il risultato. Il voto racconta una frattura territoriale e culturale più profonda, nella quale identità, condizioni economiche, memoria storica e sfiducia verso le istituzioni federali si sovrappongono.
Per Merz il risultato è particolarmente problematico. La CDU aveva cercato di recuperare terreno assumendo posizioni più rigide sull’immigrazione e sulla sicurezza, nel tentativo di sottrarre consensi all’AfD. La strategia non ha prodotto l’effetto sperato in Sassonia-Anhalt.
Il problema per i conservatori è ora duplice. Devono mantenere la distanza dall’AfD senza ignorare le ragioni per cui una parte crescente del loro stesso elettorato si sposta verso destra.
Così torna al centro la Brandmauer, il cordone politico che impedisce ai partiti tradizionali di governare insieme all’AfD. Il principio resta formalmente intatto, ma il 44,3 per cento ottenuto dal partito rende la sua applicazione sempre più impegnativa.
La difficoltà riguarda la formazione del prossimo governo regionale e riguarda al contempo la capacità dei partiti tradizionali di rappresentare una società nella quale il consenso si è frammentato e le vecchie appartenenze politiche si sono indebolite.

Il confronto ovviamente con l’epoca di Angela Merkel è inevitabile. Dal 2005 al 2021 la CDU aveva rappresentato il principale punto di equilibrio della politica tedesca. Merkel aveva costruito il proprio consenso sulla stabilità, sulla mediazione e sulla capacità di occupare il centro.
Quel modello oggi appare lontano. La Germania è attraversata da una maggiore polarizzazione, da una crisi di fiducia verso le istituzioni e da una serie di tensioni che vanno dalla stagnazione economica alla sicurezza, dall’immigrazione alla guerra in Ucraina.
Reuters aveva già indicato la Sassonia-Anhalt come un banco di prova decisivo per l’AfD. Nel servizio del 3 settembre 2026,https://www.reuters.com/world/germanys-far-right-afd-aims-breakthrough-state-election-2026-09-03/?utm_source=chatgpt.com l’agenzia aveva sottolineato come il partito fosse oltre il 40 per cento nei sondaggi, mentre la CDU risultava nettamente distanziata, e come la questione decisiva sarebbe stata quella della possibilità di trasformare il consenso elettorale in una maggioranza di governo, in assenza di alleanze con le altre forze politiche.
Il risultato ha provocato immediate reazioni anche nella popolazione. In diverse città tedesche migliaia di persone sono scese in piazza contro l’avanzata dell’AfD. Le manifestazioni hanno riportato nel dibattito pubblico il tema della difesa dei valori democratici e della tenuta del sistema politico di fronte alla crescita dell’estrema destra.
Particolarmente forte è stata la reazione della comunità ebraica.

Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, ha espresso profonda preoccupazione per la possibilità che un partito classificato come estremista di destra possa arrivare a esercitare il potere in un Land. Schuster ha richiamato anche la responsabilità degli elettori e ha indicato nell’educazione uno dei terreni più delicati.
La preoccupazione riguarda soprattutto il ruolo della scuola nella trasmissione della memoria storica, nella difesa dei principi democratici e nella lotta all’antisemitismo. Per la comunità ebraica tedesca, la possibilità che l’AfD possa influenzare queste politiche rappresenta un rischio che va ben oltre la normale alternanza politica.

Anche Charlotte Knobloch,(93 anni) sopravvissuta alla Shoah e figura di riferimento della comunità ebraica tedesca, ha reagito con allarme, chiedendo alle forze democratiche di difendere libertà, Stato di diritto, rispetto e tolleranza.
La portata del voto è dunque più ampia di una semplice vittoria regionale. L’AfD ha dimostrato di poter diventare la forza dominante in un Land e di intercettare consensi che un tempo appartenevano soprattutto alla CDU.
Per i conservatori tedeschi è il dato più difficile da assorbire. Il crollo dal 37,1 al 17 per cento mostra che l’elettorato non è stato recuperato nemmeno attraverso una linea più severa sui temi tradizionalmente sfruttati dall’estrema destra.
Sassonia-Anhalt diventa così il punto di incontro di diverse crisi. Quella del centro politico, quella della CDU, le persistenti differenze tra Est e Ovest, il rapporto con la Russia, il disagio economico e la sfiducia verso Berlino.
La Germania non è ancora governata dall’estrema destra. La Brandmauer resta formalmente in piedi e le altre forze politiche continuano a escludere una collaborazione con l’AfD. Dal risultato emerge un partito non più presenza marginale o temporanea.
Il dato decisivo è il 44,3 per cento. Una forza politica considerata incompatibile con l’arco democratico tradizionale è diventata maggioritaria in termini di consenso in un Land tedesco. Ignorarlo sarebbe altrettanto rischioso quanto normalizzarlo.
La sfida per Merz e per la CDU sarà quindi quella di difendere la Brandmauer. Servirà capire perché milioni di elettori tedeschi, soprattutto nell’Est, abbiano scelto di affidare all’AfD il proprio voto. Così, il passaggio politico aperto dalla Sassonia-Anhalt. Ossia non ancora un governo dell’estrema destra, ma la fine della sua marginalità. E, per la Germania si aprirebbe una fase nella quale la tenuta del centro democratico sarà sottoposta a una pressione molto più forte di quella conosciuta nell’era Merkel.
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