Sanità, UAP: “Servono tariffe eque per non indebolire il SSN”.Giorlandino: “Il privato accreditato integra il pubblico, non lo sostituisce”

Roma — Nel corso della conferenza stampa odierna, l’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità privata (UAP) è tornata a chiedere un Servizio sanitario nazionale unico, in cui pubblico e privato accreditato operino come un sistema integrato e non come due sanità parallele.

ROMA — Il settore della sanità privata accreditata è sceso in piazza per denunciare il nuovo nomenclatore tariffario del Servizio sanitario nazionale, chiedendo al Governo di correggerlo prima che diventi definitivo. A promuovere l’iniziativa è stata l’UAP, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, secondo cui il testo del Decreto Tariffe messo a punto dal Ministero della Salute necessita di “modifiche urgenti”.

La conferenza stampa si è svolta al CEOforLIFE Clubhouse di Piazza Montecitorio, a pochi passi da Palazzo Chigi. Sul palco, insieme alla presidente dell’UAP Mariastella Giorlandino, anche l’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, che ha moderato l’incontro.

Sono intervenuti i rappresentanti di ambulatori, poliambulatori e strutture di ospedalità privata arrivati da tutta Italia, che hanno portato in sala le difficoltà operative ed economiche vissute ogni giorno nei rispettivi territori.

“Il privato accreditato integra il pubblico, non lo sostituisce”, ha scandito Giorlandino aprendo i lavori, rivendicando il peso di un comparto che oggi conta circa 27mila strutture e 350mila addetti. I numeri, del resto, parlano chiaro: nel 2024 il 28% dei ricoveri del Servizio sanitario nazionale è stato garantito dalla componente privata, mentre nel 2023 la quota di prestazioni ambulatoriali SSN erogate dal privato accreditato ha toccato il 36,2%. Da qui lo slogan scelto per la giornata: “Non due sanità. Un solo diritto alla cura.”

La regia resti pubblica

A prendere la parola su questo punto è stato Paolo

Paolo Poletti con Maria Stella Giorlandino

Poletti, senior advisor UAP, che non ha chiesto meno Stato, ma uno Stato più incisivo. È il pubblico, ha spiegato, a dover stabilire quali cure servono, dove servono e quale capacità manchi sul territorio; alle imprese private accreditate spetta poi la libertà di scegliere autonomamente dove investire in personale, tecnologie e strutture. Una programmazione stabile, ha aggiunto, eviterebbe sprechi e duplicazioni dove l’offerta è già sufficiente, indirizzando invece le risorse dove il bisogno assistenziale è reale. Un principio che Poletti ha racchiuso in una formula, “regia pubblica”, e che l’associazione ritrova, almeno in parte, nel nuovo Piano nazionale sulle liste d’attesa, giudicato un primo passo utile verso un maggiore coordinamento tra capacità pubbliche e private accreditate. “Perché il paziente non è né pubblico né privato: è un cittadino che ha diritto di essere curato bene e in tempo”, ha concluso.

“L’aumento delle tariffe non regge alla prova dei numeri”

Il cuore polemico della conferenza è però il nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Atteso da oltre un decennio, il testo era stato approvato nel novembre 2024, salvo essere annullato l’anno successivo dal TAR Lazio per gravi carenze nell’istruttoria alla base della determinazione delle tariffe. Il Ministero ha dovuto ripartire da zero, e a luglio 2026 è arrivata una nuova bozza, presentata come un aumento delle tariffe rispetto al passato.

Walter Rufini

Una lettura che l’UAP contesta punto per punto. Lo ha spiegato Walter Rufini, presidente FederAnisap, secondo cui da un’analisi condotta dall’associazione su 2.040 tariffe emerge che il 78% — 1.591 voci — non aumenta affatto. Delle 448 che invece salgono, 156 crescono meno dell’inflazione maturata dal novembre 2024 a oggi. Il risultato complessivo, ha spiegato Rufini, è che per 1.748 prestazioni su 2.040, l’85,7% del totale, il valore proposto risulterebbe addirittura inferiore a quello che si otterrebbe applicando alla tariffa 2024 la sola rivalutazione ISTAT. “La rappresentazione secondo cui il problema sarebbe stato risolto perché le tariffe sono aumentate non regge alla prova dei numeri”, ha spiegato Rufini, ricordando che il nuovo procedimento avrebbe dovuto proprio colmare le lacune istruttorie censurate dal TAR.

L’appello al ministro Schillaci

Da qui la richiesta di piena trasparenza sul percorso che porta dal costo alla tariffa: se il costo delle singole prestazioni è stato davvero determinato, l’associazione chiede che vengano resi pubblici dati, metodo e criteri seguiti, comprese le modalità con cui sono state impiegate le risorse aggiuntive stanziate per la revisione del nomenclatore. “Abbiamo fiducia nel ministro Orazio Schillaci — ha detto Giorlandino — e proprio per questo gli chiediamo di verificare personalmente il lavoro svolto dall’Area Programmazione”.

Una tariffa sbagliata, ha avvertito la presidente UAP, non danneggia solo il privato: se una prestazione costa 100 euro a un ospedale pubblico e la tariffa ne riconosce 80, quei 20 euro non spariscono, restano nei conti della struttura e finiscono comunque per pesare sul sistema sanitario regionale. “Una tariffa troppo bassa non è necessariamente un risparmio. Può essere semplicemente un costo spostato altrove nel bilancio pubblico”, ha spiegato, sottolineando come il tema riguardi la tenuta dell’intero SSN, non solo i conti delle strutture accreditate.

La proposta: costo reale, tariffa verificabile, aggiornamento annuale

Sul tavolo, l’UAP ha messo anche un metodo alternativo, in tre mosse: determinare in modo serio e trasparente il costo di ogni singola prestazione; costruire su quella base una tariffa verificabile; indicizzarla infine ogni anno attraverso un parametro ufficiale, con revisioni periodiche dei costi legate all’evoluzione di tecnologie e processi produttivi.

L’associazione ha spinto anche su un cambio di prospettiva più ampio: superare la logica che misura la sanità contando soltanto il numero di prestazioni erogate, per passare a una logica basata sul valore prodotto per il paziente — non solo quante prestazioni sono state fatte, ma se erano quelle giuste, se sono arrivate in tempo e quale risultato hanno portato per la salute della persona. Anche programmazione e budget, secondo Giorlandino, dovrebbero progressivamente spostarsi da volumi storici e tetti di spesa verso indicatori di bisogno di salute, appropriatezza, qualità e risultati.

A chiudere l’intervento, la sintesi che UAP porta oggi al tavolo per il governo: pubblico più privato accreditato uguale Servizio sanitario nazionale. “Il cittadino che aspetta una risonanza non domanda chi sia il proprietario dell’apparecchiatura — ha concluso Giorlandino —. Domanda al Servizio sanitario nazionale di essere curato bene e in tempo.”

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