Milano, 9 set. (Adnkronos Salute) – “Eseguendo un test genomico direttamente sulla biopsia si otterrebbero tutti i benefici di un trattamento chemioterapico preventivo, evitando probabilmente interventi molto più demolitivi. Oggi questo non è ancora consentito perché manca la rimborsabilità dell’esame”. Così Corrado Tinterri, professore di Chirurgia generale all’Humanitas University e responsabile dell’Uo di Senologia alla Breast Unit dell’Humanitas Cancer Center di Rozzano, in occasione dell’incontro con la stampa ‘Tumore al seno, i primi due anni di attività dell’Osservatorio nazionale sui test genomici’, promosso da Abbott oggi a Milano. “La maggior parte dei tumori della mammella riguarda pazienti che non sottoponiamo mai a un trattamento chemioterapico pre-operatorio – sottolinea lo specialista – Ciò significa che per queste donne, in presenza di una neoplasia localmente avanzata o con coinvolgimento linfonodale, dobbiamo eseguire interventi chirurgici estesi, pur scoprendo in un secondo momento che la chemioterapia sarebbe stata indicata”.I test genomici rivestono dunque un ruolo importante nel percorso diagnostico. “In diversi Paesi europei questa procedura è già operativa – evidenzia Tinterri – In Italia condurremo uno studio per confermare la fattibilità e l’efficacia dell’utilizzo del test da biopsia, con la prospettiva di ottenere ottimi risultati”, conclude.
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