Ghost guns a Catania, armi con stampante 3D: il nuovo rischio dei file digitali

A San Giovanni La Punta scoperto un laboratorio con stampante 3D e progetti digitali di armi. Il caso catanese apre una questione più ampia: cosa accade quando a viaggiare non è più soltanto l’arma, ma il file necessario per produrne alcune parti?

 

Ghost guns a Catania, armi con stampante 3D: il nuovo rischio dei file digitali

A San Giovanni La Punta scoperto un laboratorio con stampante 3D e progetti digitali di armi. Il caso catanese apre una questione più ampia: cosa accade quando a viaggiare non è più soltanto l’arma, ma il file necessario per produrne alcune parti?

Un garage a San Giovanni La Punta, alle porte di Catania. Una stampante 3D professionale, resine polimeriche e una chiavetta USB contenente progetti tridimensionali di armi.

È da qui che parte una vicenda che va oltre la cronaca locale.

La Squadra Mobile di Catania ha scoperto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un laboratorio nel quale potevano essere realizzati componenti riconducibili alle cosiddette “ghost guns”, armi o parti di armi prodotte privatamente e difficili da tracciare attraverso i normali sistemi di identificazione.

Nel garage nella disponibilità di un ventisettenne sono stati trovati una stampante 3D a resina, materiali per la produzione e file digitali relativi a componenti di armi. Durante le perquisizioni è stata sequestrata anche una pistola lanciarazzi calibro .22. Nell’abitazione sono stati inoltre rinvenuti stupefacenti, materiale per il confezionamento e 5.630 euro in contanti. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.

Siamo nella fase cautelare del procedimento e vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il punto giornalistico non è soltanto il garage. È il passaggio da una filiera clandestina fondata sul trasporto fisico dell’arma a una filiera in cui una parte del processo può viaggiare come informazione digitale.

Quando l’arma comincia a viaggiare come un file

Per decenni un’arma clandestina doveva essere costruita, nascosta, trasportata e consegnata. La stampa 3D non elimina la necessità di materiali e componenti meccanici, ma introduce una variabile nuova: il progetto può essere copiato e trasferito quasi istantaneamente.

Il file attraversa confini senza avere peso, volume o numero di serie. Solo dopo può diventare un oggetto fisico.

Non significa che chiunque possa produrre facilmente un’arma funzionante, né che le ghost guns abbiano già sostituito le armi convenzionali nel mercato criminale. Ma qualità dei materiali, accessibilità delle stampanti e diffusione dei progetti digitali stanno rendendo il fenomeno sempre più rilevante per investigatori e legislatori.

L’Europa prova a intervenire

La Commissione europea ha già inserito il tema nella proposta di nuove regole contro il traffico illecito di armi da fuoco.

Bruxelles ha segnalato proprio la possibilità che blueprint e progetti digitali vengano distribuiti online e utilizzati per la produzione privata di parti d’arma attraverso stampanti 3D.

La proposta mira quindi a intervenire non soltanto sull’arma fisica, ma anche sulla creazione, acquisizione, detenzione e diffusione illecita dei file utilizzabili per produrla. Il provvedimento è ancora nel percorso legislativo europeo e non costituisce, al momento, una normativa definitivamente approvata.

Nessun collegamento automatico con mafia o reti organizzate

Il caso catanese contiene diversi elementi investigativi: progetti di armi, componenti stampati, stupefacenti e denaro.

Ma dalle informazioni pubblicamente disponibili non emerge alcuna prova di collegamenti con organizzazioni mafiose o con reti strutturate di traffico internazionale di armi.

Le domande da verificare sono altre: da dove provenivano i file? Erano stati scaricati dalla rete o trasferiti attraverso circuiti riservati? I componenti prodotti erano destinati esclusivamente all’uso personale oppure ad altri soggetti?

Sono piste investigative, non risposte.

Da Catania a una questione europea

È proprio qui che una notizia locale cambia dimensione.

Nello stesso anno in cui l’Europa prova a regolamentare la circolazione dei progetti digitali per armi stampate in 3D, in provincia di Catania gli investigatori trovano una stampante professionale collegata a file relativi ad armi.

I due fatti non sono direttamente collegati. Ma raccontano lo stesso cambiamento: una parte del mercato clandestino può spostarsi dalla circolazione degli oggetti alla circolazione delle informazioni necessarie per produrli.

Per questo la nuova frontiera potrebbe essere meno visibile di quelle che abbiamo imparato a controllare: non più soltanto container, automobili, depositi e porti. Anche file.

@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella

 

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