Quando la musica è una vocazione. Petra Magoni. Nel libro d’esordio del giornalista Stefano Dentice, il ritratto partecipe di una cantante fuori dagli schemi: artista, donna e madre per cui musica e vita restano inseparabili
recensione di Mimma Cucinotta
Quando la musica è una vocazione. Petra Magoni, storia di un’artista libera di essere libera è più di una biografia musicale è il ritratto appassionato di un’interprete che ha costruito la propria identità rifiutando formule e scorciatoie commerciali. Stefano Dentice segue Petra Magoni dagli esordi pisani alle molteplici avventure artistiche, restituendo l’immagine di una cantante che non ha mai separato il lavoro dalla propria visione del mondo, né il talento dall’essere donna e madre.
Il volume indirizza apertamente il lettore alla partecipazione emotiva. Dentice non cela l’ammirazione per la protagonista e, già nella prefazione, dichiara l’intento di raccontarla “sul piano artistico e umano”. Ne nasce una narrazione calda, ricca di ricordi, collaborazioni, dischi, concerti e momenti privati.
Il racconto prende avvio dall’infanzia e da una predisposizione istintiva verso il suono. Petra bambina imita rumori, versi, inflessioni e timbri vocali, fino al primo ingresso nel coro della chiesa di San Nicola a Pisa.
Un passaggio in cui il libro evidenzia un episodio rivelatore. Escluse dal coro polifonico, allora riservato alle sole voci maschili, Petra e le altre bambine trovano nella sua ostinazione una contestazione nelle lettere indirizzate al parroco, accompagnate dalla celebre massima di Sant’Agostino “chi canta prega due volte”, contribuiscono alla graduale apertura del coro anche alle ragazze.
È un aneddoto molto significativo. Dentice mette così a fuoco una qualità che tornerà lungo tutta la biografia. Petra Magoni non accetta passivamente ruoli e limiti quando non corrispondono alla sua idea di libertà.
Dopo gli studi di canto gregoriano e musica antica, il Conservatorio “Pietro Mascagni” di Livorno e i seminari con Bobby McFerrin e Sheila Jordan, arriva nel 1995 il debutto ad Arezzo Wave con i Senza Freni.
La band, sospesa tra funk e rock, è raccontata come un passaggio decisivo. Un trampolino di lancio, ma pure il luogo in cui Magoni acquisisce quella libertà interpretativa e comunicativa che diventerà la sua più assoluta caratteristica.
Le partecipazioni al Festival di Sanremo del 1996, con E ci sei, e del 1997, con Voglio un Dio, avrebbero potuto orientare la carriera verso un percorso pop più convenzionale. Nel libro, invece, rappresentano un bivio presto superato. Magoni approda alla manifestazione, ma capisce rapidamente che il circuito mainstream non coincide con la sua sensibilità.
Il dato più interessante non è il rifiuto della popolarità, bensì la scelta di non adattare la propria voce a un modello che non la rappresenta. Seguono apparizioni televisive, un tour e il film Bagnomaria con Giorgio Panariello, i primi dischi a proprio nome e il progetto Sweet Anima dedicato a canzoni in inglese di Lucio Battisti. Tuttavia, il percorso decisivo si muove altrove: in territori meno prevedibili, più esposti al rischio e più fedeli al carattere di una performer impossibile da circoscrivere in una sola definizione.
Il punto di svolta arriva nel 2003, con l’incontro fortuito con Ferruccio Spinetti. Nato per sostituire un chitarrista indisponibile a un concerto, il duo Musica Nuda si trasforma in un sodalizio artistico di oltre vent’anni e nella più nota delle esperienze di Petra Magoni.
Voce e contrabbasso, una formula ridotta all’osso, ma proprio per questo estremamente esigente. L’idea è spogliare le canzoni dagli arrangiamenti superflui, riportandole a un nucleo essenziale. Ogni parola, ogni nota e ogni pausa restano esposti; la musica acquista così una dimensione diretta e intensa.
Dai locali toscani inizialmente immaginati per il progetto, Musica Nuda approda in teatri, festival e auditorium di numerosi Paesi, trovando in Francia una seconda patria artistica. Album come Musica Nuda, Musica Nuda 2, Quam Dilecta, Live à FIP, Complici, Leggera, Girotondo De André e Musica Nuda 20 testimoniano la solidità di una ricerca capace di durare nel tempo; la Targa Tenco ottenuta da Musica Nuda 2 e il riconoscimento per il miglior tour al MEI ne attestano il rilievo.
Nel libro, Musica Nuda è molto più di una tappa discografica, è il luogo in cui prende forma il metodo di Magoni.
Il sottotitolo del libro usa la parola “libertà” e non si tratta chiaramente di esaltazione del concetto. Dentice la collega a scelte concrete. Petra Magoni attraversa jazz, rock, pop, musica colta, tango, canzone d’autore, repertorio antico e sperimentazione senza farsi imprigionare dalle categorie. Il suo eclettismo non è un esercizio di stile, ma la conseguenza di una curiosità vigile e di un rapporto rigoroso con ciò che canta.
Con l’Orchestra di Piazza Vittorio interpreta la Regina della Notte nel Flauto Magico e affronta un Don Giovanni in chiave femminile, mostrando quanto possa essere personale il dialogo con Mozart. Con Paolo Fresu, nel progetto Heroes, si misura con David Bowie, portando sul palco un’energia rock senza rinunciare al proprio tratto interpretativo. Con Ilaria Fantin, nel duo Che cosa sono le Nuvole?, costruisce un’intimità sonora inedita tra voce e arciliuto, passando da Fabrizio De André a Domenico Modugno, da Joni Mitchell a Sinéad O’Connor, fino ai Deep Purple.
Il sodalizio con Andrea Dindo apre un ulteriore terreno di ricerca. In Canzoni in Bianco e Nero e in Petra canta Brecht – Omaggio a Milva, Magoni entra nel mondo di Kurt Weill, Bertolt Brecht, George Gershwin e Cole Porter.
Il confronto fra un pianista classico, legato alla precisione della partitura, e una cantante abituata anche all’improvvisazione diventa un incontro fra discipline diverse, l’una non annulla l’altra, serve invece ad allargare la visuale
Lo stesso principio guida Gira Dischi, con Mauro Ottolini, progetto dedicato ai grandi cantautori italiani. Battisti, Conte, Lauzi, Gaber, De André, De Gregori, Endrigo, Vanoni e altri vengono riletti non per il semplice prestigio del repertorio, ma per il valore delle parole. È uno dei punti più chiari della biografia: Petra Magoni non canta un brano soltanto perché è noto o tecnicamente stimolante; lo canta quando ne sente la storia, il contenuto e l’urgenza.
Il volume non si limita soltanto a seguire una carriera fatta di collaborazioni prestigiose. Dedica spazio anche ai progetti in cui la musica diventa funzionale alla riflessione. È il caso di La Petite Naples – Opération Sultan, ideato da Roberta Roman: un lavoro che intreccia canzone napoletana e tango argentino con la vicenda della deportazione di migliaia di abitanti del quartiere marsigliese della Petite Naples nel 1943.
Musica, immagini, racconto e momenti teatrali concorrono a rendere Petra Magoni anche protagonista della comunicazione narrativa in spazi diversi, dell’intensità della sua voce.
Ancora più esplicito è il senso di Subversion, realizzato con l’Arké String Quartet. Beatles, Rolling Stones, Mozart, John Cage, Frank Zappa, Boris Vian, Morricone, De André, Battiato, Gaber, Nina Simone, Bowie e Pink Floyd convivono in un repertorio pensato per mettere in discussione pregiudizi e rigidità ideologiche. L’obiettivo non è soltanto la contaminazione ma la ricerca di un significato condivisibile attraverso i testi e la loro interpretazione.
In Equilibrismi, con Finaz della Bandabardò, questa tensione prende una forma ancora diversa. Testi futuristi di Achille Campanile, Filippo Tommaso Marinetti e Aldo Palazzeschi dialogano con Dante, Pasolini, Modugno, Sting, Beatles e brani originali. Il disco, la cui copertina è firmata dal figlio Leone, riassume una delle qualità di Magoni. Ovvero trattare repertori distanti ma ancora attuali nella trasformazione dettata dalle epoche che ci attraversano.
Anche il nuovo progetto vivaldiano, presentato nel 2026 a Limoges con Vincent Beer-Demander e il Quintetto 1001 Notes, viene raccontato come una ricerca di equilibrio tra innovazione e l’intento di non alterare Vivaldi, ma renderne attuale la celebrità attraverso una formazione non convenzionale e con l’aggiunta di parole tratte dai sonetti che accompagnavano Le quattro stagioni.
Uno dei meriti maggiori della biografia è delineare l’essenza umana di Petra Magoni . Dentice racconta una donna legata alla quotidianità, all’orto, al giardino, agli animali e ai cavalli, una passione che la porta anche alle corse ippiche. Particolari che rendono piu nitido il personaggio pubblico proprio per la cura di abitare affetti e luoghi del cuore.
Di particolare rilievo è il rapporto con il padre Bruno, descritto come una presenza salda nella vita di Petra, un porto sicuro e fonte di consigli. Per Petra un legame profondo da cui attingere una energia vitale che intreccia palcoscenico ed emozioni familiari .
Il capitolo dedicato alla morte della madre Oriana, scomparsa nel 2024 dopo una lunga malattia, è fra i più intensi. Dentice racconta il dolore di Petra senza sottrarlo agli impegni dell’artista. La figlia che assiste e accudisce la madre fino all’ultimo, e la cantante che continua a salire sul palco. Dove la musica non diviene affatto una fuga dal lutto, ma uno spazio in cui il dolore può trovare continuità nella energia espressiva.
È nella maternità, forse, che il ritratto di Petra Magoni acquista la sua profondità maggiore. Madre di Leone e di Frida Bollani, la cantante lungi dall’essere una figura eroicizzata, è una presenza attenta. Semplicemente una mamma concreta e costante.
Il racconto della nascita di Frida nel 2004, affetta da amaurosi congenita di Leber, affronta con rispetto una vicenda complessa. Dentice sottolinea la vicinanza di Petra alla figlia: la scoperta del suo orecchio assoluto, il sostegno nella formazione musicale, l’accompagnamento ai concerti fino alla maggiore età, la capacità di conciliare tour e responsabilità quotidiane. Il libro ricorda la madre che porta Frida in grembo durante le tournée e che si alza all’alba per accompagnarla a scuola anche dopo una serata di spettacolo. Questi passaggi funzionano perché non fanno della maternità un ostacolo alla carriera ma presentano, al contrario una chiave per leggere l’idea stessa di arte e di donna di Petra Magoni: cura, disciplina, ascolto e presenza materna.
La crescita di Frida, oggi artista affermata con il solo nome di battesimo, viene infatti raccontata come un percorso di emancipazione accompagnato ma non ingabbiato nel legame filiale. Il progetto Musica Madre, che vede madre e figlia condividere il palco con un’orchestra, rappresenta l’incontro simbolico fra due voci autonome unite dall’amore e dalla musica.
Il ritratto della madre è dunque tra i punti più felici del volume. Petra Magoni emerge come una donna capace di sostenere la figlia senza infrangerrne la sua indipendenza. È un tratto che conferisce alla biografia una dimensione autenticamente umana, oltre il repertorio e gli applausi
Stefano Dentice riserva attenzione anche al rapporto con il pubblico, presentato come uno dei tratti distintivi della cantante. Magoni alterna battute spiazzanti, ironia, leggerezza e momenti di forte concentrazione emotiva. La scena è per lei un luogo di contatto sensoriale.
Dopo i concerti, Petra Magoni è sempre disponibile a fermarsi, conversare, accettare foto e ascoltare chi desidera salutarla. Non è un dettaglio marginale. Dentice nel suo libro sottolinea appunto l’idea di un’artista lontana dal divismo, capace di rivolgersi con la stessa naturalezza a musicologi e lavoratori, appassionati esperti e ascoltatori occasionali.
Quella libertà che Magoni rivendica sul piano artistico non si traduce in distanza dagli altri. Al contrario, diventa apertura ed empatia. Per questa ragione le sue performance, secondo il libro, possono passare dalla risata alla commozione che in Petra è verità emotiva.
Stefano Dentice, un esordio nato dal giornalismo musicale
A definire il tono della biografia è anche il profilo del suo autore. Stefano Dentice è giornalista musicale, sportivo e press agent freelance, con un’attività rivolta soprattutto al jazz e ai linguaggi affini. Nel corso della carriera ha collaborato con testate, radio, televisioni e progetti editoriali, ha intervistato numerosi musicisti italiani e internazionali e ha curato la comunicazione di festival, concerti e produzioni discografiche. Dal 2024 è caporedattore del periodico nazionale La Voce agli italiani.
Quando la musica è una vocazione è il suo esordio come scrittore. Una “prima volta” che nasce, come lui stesso spiega, da circa vent’anni di ascolto e ammirazione nei confronti di Petra Magoni. La provenienza giornalistica è evidente nell’attenzione per le tappe professionali, per i dischi, per gli incontri e per l’ampia rete di collaborazioni. Quanto a questo primo libro Dentice cerca di dare un senso preciso, individuando nella libertà espressiva e nella qualità dei legami il filo rosso dell’esperienza di Magoni. Quando la musica è una vocazione riesce dunque nel suo intento principale. Ovvero consegnare al lettore un ritratto luminoso di Petra Magoni come interprete, donna e madre. Ne emerge un’artista con una voce che attraversa repertori e lingue diverse esprimendo studi, formazione, impegno e talento. Infine una persona per cui la libertà non è una posa, bensì il criterio con cui scegliere musica, affetti e il proprio spazio sulla scena.
Scheda libro
Titolo: Quando la musica è una vocazione. Petra Magoni, storia di un’artista libera di essere libera
Autore: Stefano Dentice
Editore: Serigrafisud Edizioni
Anno: 2026
Pagine: 78
@Riproduzione riservata
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