Roma, 20 ott. (Adnkronos Salute) – “Oggi abbiamo la possibilità di modificarne la traiettoria” della malattia dell’Alzheimer, “attraverso farmaci che rimuovono la proteina che è causa della malattia, soprattutto nelle fasi iniziali. Non curiamo la patologia: questi pazienti non potranno guarire. Non sono farmaci in grado di restituire ciò che è andato perduto, ma rallentano la progressione e, su alcune persone selezionate, potrebbero portare dei benefici”. Lo ha detto Giovanna Zamboni, professoressa di Neurologia all’università di Modena e Reggio Emilia, intervenendo all’evento istituzionale ‘L’Alzheimer come sfida di sanità pubblica’, organizzato oggi a Roma su iniziativa dell’onorevole Annarita Patriarca alla Camera dei deputati. Nel corso dell’incontro è stato presentato lo studio di Altems Advisory ‘Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni’.Per questa patologia, “fino a oggi – sottolinea Zamboni – non avevamo strumenti per poter modificarne la traiettoria che, ahimè, è inesorabilmente progressiva: porta infatti a una perdita delle funzioni cognitive che causa la perdita dell’autonomia e, successivamente, la morte”.
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