Roma, 3 nov. (Adnkronos) – Le utility hanno realizzato nel 2025 investimenti per 9,9 miliardi di euro, a fronte degli 8,5 miliardi dell’anno precedente, destinando l’87% delle risorse ai territori. Un impegno destinato a proseguire nei prossimi anni: per il triennio 2026-2028 le imprese hanno programmato ulteriori 29,7 miliardi di euro di investimenti, destinati principalmente al rinnovo e al potenziamento delle infrastrutture, alla transizione energetica, all’economia circolare e alla digitalizzazione dei servizi. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto di Sostenibilità 2026, “Il valore delle utilities per la transizione del Paese”, elaborato da Fondazione Utilitatis per Utilitalia su un campione di oltre 115 imprese associate e presentato oggi a Rimini nella cornice di Ecomondo.Gli investimenti realizzati nel 2025 confermano il ruolo delle utility nella trasformazione industriale e infrastrutturale del Paese. Oltre 3,4 miliardi di euro sono destinati a tre direttrici fondamentali della transizione: 1,6 miliardi alla decarbonizzazione, rispetto agli 1,3 miliardi del 2024; 1 miliardo all’economia circolare, in linea con il 2024; e 822 milioni alla digitalizzazione, in crescita rispetto ai 780 milioni dell’anno precedente.Nel servizio idrico gli investimenti raggiungono 4,4 miliardi di euro, destinati al rinnovo delle reti, alla riduzione delle perdite, alla sicurezza dell’approvvigionamento e al miglioramento dei sistemi di depurazione. La quota di rete idrica distrettualizzata e telecontrollata raggiunge il 59%, mentre il 92% dei fanghi di depurazione è destinato a riutilizzo o recupero.Sul fronte ambientale, il 97% dei rifiuti urbani differenziati raccolti dalle imprese viene avviato a riciclo, mentre l’84% dell’energia elettrica prodotta dalle utility del campione proviene da fonti rinnovabili.Anche la decarbonizzazione registra risultati significativi: l’analisi condotta su un campione omogeneo di imprese evidenzia, rispetto al 2019, una riduzione del 18% delle emissioni dirette di gas serra (Scope 1) e del 17% delle emissioni indirette associate all’energia acquistata (Scope 2, location-based).Lo sguardo è rivolto soprattutto ai prossimi anni. Dei 29,7 miliardi di euro di investimenti programmati tra il 2026 e il 2028, il 39% riguarda il servizio idrico, il 12% la produzione di energia, l’11% le reti energetiche e il 10% i servizi ambientali.“La realizzazione di questi programmi – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – richiede stabilità regolatoria, procedure autorizzative adeguate e un coordinamento tra imprese, istituzioni e territori. Gli investimenti realizzati e programmati per i prossimi anni dalle utility, dimostrano quanto il settore sia strategico per la transizione ecologica e digitale e per la competitività del Paese. Si tratta di un impegno industriale concreto per modernizzare le infrastrutture, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e migliorare i servizi ai cittadini”.Il Rapporto evidenzia anche il contributo delle utility alla creazione di valore economico e sociale. Nel 2025 il valore economico generato dalle imprese ammonta a 43,5 miliardi di euro, comprendendo 26 miliardi di euro di spesa per l’acquisto di beni e servizi dai fornitori, di cui il 54% destinato a realtà locali. Un contributo significativo allo sviluppo dei territori, che si traduce nel sostegno alle filiere produttive, all’occupazione e alla crescita delle competenze.Lo studio dedica particolare attenzione alla valorizzazione delle persone e alle politiche di diversità e inclusione. La presenza femminile nei ruoli dirigenziali raggiunge il 20%, rispetto al 17% del 2024, mentre le donne rappresentano il 38% dei componenti dei Consigli di amministrazione. Il 53% delle aziende adotta policy o procedure dedicate a specifiche tematiche di diversità e inclusione, evidenziando come il rafforzamento delle politiche inclusive rappresenti ancora una priorità per il settore. Sul fronte degli strumenti a sostegno della parità di genere, il 33% delle imprese dispone della certificazione UNI/PdR 125:2022.Sul fronte occupazionale, nel 2025 le imprese hanno effettuato oltre 8.000 nuove assunzioni, mentre il 98% dei dipendenti è impiegato con contratti a tempo indeterminato. Prosegue inoltre l’integrazione della sostenibilità nei processi aziendali: il 65% delle imprese pubblica una rendicontazione o informativa di sostenibilità e il 45% ha integrato un piano di sostenibilità nella propria strategia.Per il presidente di Fondazione Utilitatis, Mario Rosario Mazzola, “il Rapporto mostra come il contributo delle utility alla sostenibilità vada oltre gli investimenti e le performance ambientali, coinvolgendo anche la creazione di valore economico, la qualità dell’occupazione e la valorizzazione delle persone. I risultati evidenziano segnali di miglioramento nella presenza femminile nei ruoli dirigenziali, ma anche la necessità di rafforzare ulteriormente le politiche di diversità e inclusione. Promuovere ambienti di lavoro equi, valorizzare competenze e professionalità differenti e garantire pari opportunità rappresentano condizioni essenziali per accompagnare la trasformazione industriale del settore e generare benefici duraturi per le comunità”.
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