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	<title>Annalisa Crupi, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>UCSI Verona, al via la XXXII edizione del Premio Giornalistico Natale UCSI 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 16:14:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Natale UCSI 2026 giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-ucsi-verona.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-ucsi-verona.jpg 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-ucsi-verona-300x240.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-ucsi-verona-585x468.jpg 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p> il Premio alla memoria del giornalista veronese Giuseppe Faccincani valorizza il giornalismo che racconta il bene. Candidature entro il 31 ottobre, aperte anche a giovani collaboratori e studenti per la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> il Premio alla memoria del giornalista veronese Giuseppe Faccincani valorizza il giornalismo che racconta il bene. Candidature entro il 31 ottobre, aperte anche a giovani collaboratori e studenti per la Targa Athesis. La cerimonia a Verona il 19 dicembre</em></p>
<p>di Annalisa Crupi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VERONA – È dedicata al giornalismo che sa raccontare il bene la XXXII edizione del Premio<strong> Giornalistico Nazionale “Natale UCSI”,</strong> promosso dalla <strong>sezione di Verona</strong> dell<strong>’Unione Cattolica Stampa Italiana</strong> presieduta da <strong>Lucio Fasoli</strong> e <strong>intitolato</strong> alla memoria del giornalista veronese <strong>Giuseppe Faccincani.</strong></p>
<p><strong>Dal 1994 il Premio valorizza </strong>ogni anno lavori giornalistici dedicati a persone, testimonianze e fatti capaci di raccontare solidarietà, integrazione e riscatto sociale, convivenza, fratellanza, attenzione verso il prossimo, difesa dei diritti e della dignità della vita umana.</p>
<p>Il <strong>bando 2026</strong> <strong>è rivolto </strong>ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti. Per la Targa Athesis possono concorrere anche collaboratori non ancora iscritti all’Ordine dei Giornalisti e studenti dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione e dei Master in giornalismo.</p>
<p>«Anche quest’anno sono tanti i candidati al premio che hanno dimostrato grande sensibilità per i temi trattati, profonda conoscenza degli argomenti e evidente capacità di narrazione», <strong>sottolinea la Giuria</strong>, evidenziando come i lavori presentati per l’edizione 2026 abbiano rivolto una particolare attenzione alla grave situazione internazionale e ai numerosi conflitti presenti nel mondo, con uno sguardo soprattutto alle vittime più innocenti, i bambini.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-116145" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Premio-Natale-Ucsi-Verona-2026.jpg" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Premio-Natale-Ucsi-Verona-2026.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Premio-Natale-Ucsi-Verona-2026-300x138.jpg 300w" alt="" width="678" height="313" /></figure>
</div>
<p>Accanto ai temi internazionali trovano spazio storie di “sorellanza femminile”, inclusione e cittadinanza attiva. Protagoniste dell’edizione sono proprio le donne, sia come autrici dei servizi giornalistici sia come figure al centro delle storie raccontate.</p>
<p><strong>«Le donne</strong>, da quello che abbiamo letto e vi proponiamo, diventano protagoniste di un’esistenza che passa sì da periodi e situazioni difficili, ma che con dedizione li affronta e riparte, con creatività, impegno, unione e per arrivare a risultati concreti e guardare con speranza verso il futuro», <strong>rileva la Giuria</strong>.</p>
<p><strong>Il Premio prevede tre riconoscimenti principali, ciascuno del valore di 2.000 euro</strong>, assegnati rispettivamente alla Stampa, alla TV e alla Radio.</p>
<p>Il <strong>Premio</strong> UCSI-Fondazione Cattolica alla <strong>Stampa</strong> è destinato all’autore o all’autrice del miglior articolo, inchiesta o reportage pubblicato su quotidiani, periodici e testate giornalistiche online regolarmente registrate. Il riconoscimento alla <strong>TV</strong> riguarda il miglior servizio giornalistico televisivo o reportage trasmesso da emittenti nazionali, locali o regionali, in chiaro, digitale terrestre, satellitari o web, purché nell’ambito di testate giornalistiche. Il Premio alla <strong>Radio</strong> è riservato al migliore servizio giornalistico radiofonico trasmesso da emittenti nazionali, locali e regionali e da web-radio appartenenti a testate giornalistiche.</p>
<p><strong>Alla Targa Athesis è collegato </strong>un contributo di 1.000 euro destinato al miglior servizio giornalistico realizzato da un giornalista o collaboratore under 30. Sono ammessi lavori per la stampa, il web, la televisione e la radio. Per concorrere alla Targa Athesis non è richiesta l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti.</p>
<p><strong>Tra i riconoscimenti speciali figura il Premio “Il Genio della Donna</strong>” della Fondazione Banca Popolare di Verona, del valore di 1.000 euro, destinato all’autore o all’autrice del servizio giornalistico più significativo, realizzato sulla stampa, sul web, in televisione o alla radio, capace di valorizzare testimonianze femminili nella difesa dei valori della convivenza, della solidarietà e della vita.</p>
<p>La Giuria assegnerà inoltre il <strong>Premio speciale “Giornalisti e società: la</strong> professione giornalistica al servizio dell’uomo”, promosso dalla Conferenza Episcopale del Triveneto e accompagnato da un riconoscimento di 2.000 euro. Il premio sarà attribuito a un giornalista oppure a un’iniziativa editoriale che si sia distinta nella valorizzazione e nel sostegno del volontariato sociale a favore di situazioni di emarginazione e fragilità.</p>
<p>Sono ammessi al concorso gli articoli, i servizi e i reportage pubblicati o trasmessi dall’1 novembre 2025 al 31 ottobre 2026. Le opere devono essere state pubblicate su una testata giornalistica registrata, cartacea, radiofonica, televisiva o web. Per ciascun lavoro devono risultare leggibili la testata, l’autore e la data della pubblicazione o della messa in onda.</p>
<p>Ogni concorrente può partecipare con un solo articolo o servizio e iscriverlo a una sola sezione. La partecipazione è gratuita e avviene esclusivamente attraverso il modulo online disponibile sul sito www.premioucsi.it. La scadenza per la ricezione delle candidature è fissata al 31 ottobre 2026.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-116148" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Ucsi-Verona-premio-natale-2026-826x1024.jpg" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Ucsi-Verona-premio-natale-2026-826x1024.jpg 826w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Ucsi-Verona-premio-natale-2026-242x300.jpg 242w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Ucsi-Verona-premio-natale-2026-768x952.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Ucsi-Verona-premio-natale-2026.jpg 1080w" alt="" width="377" height="467" /></figure>
</div>
<p>Per gli articoli pubblicati su testate cartacee o web è richiesta una copia digitale in formato PDF ad alta risoluzione. Per i servizi radiofonici e televisivi e per i video pubblicati su testate web, della durata compresa tra due e cinque minuti, è richiesto il formato MP4 con codifica standard H264, accompagnato da una sintesi scritta di mille battute.</p>
<p>Per i servizi multimediali con audio, video e testo, il candidato dovrà indicare se concorrere nella sezione Stampa oppure TV. Alla candidatura devono essere allegati anche la copia della tessera di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, ad eccezione delle candidature alla Targa Athesis, un documento di identità e un breve curriculum vitae di mille battute.</p>
<p>La documentazione dovrà essere raccolta in una cartella zippata denominata con nome e cognome del candidato. Per la sezione TV sono previste specifiche modalità di invio dei file video attraverso il servizio di trasferimento online indicato nel modulo di candidatura.</p>
<p>Nel caso di opere cofirmate da più giornalisti, devono essere indicati tutti gli autori che hanno contribuito alla realizzazione del lavoro, fino a un massimo di tre firmatari. Il premio in denaro sarà suddiviso tra gli autori e la targa riporterà i loro nomi. Dovrà inoltre essere indicato il capogruppo incaricato del ritiro del premio durante la cerimonia.</p>
<p>Per i servizi televisivi e radiofonici devono essere indicati, ove possibile, anche i nomi degli operatori di ripresa e di montaggio. Nel caso di articoli privi di firma o firmati con iniziali, è necessaria una dichiarazione sottoscritta dal responsabile della testata con l’indicazione del nome e del cognome dell’autore.</p>
<p>La<strong> Giuria è presieduta </strong>da <strong>Stefano Filippi</strong> ed è composta dal <strong>presidente della sezione UCSI di Verona Lucio Fasoli</strong>, da <strong>membri dell’UCSI di Verona</strong>, dal <strong>presidente UCSI Veneto Mimmo Vita</strong> e da <strong>soci della sezione UCSI di Trento</strong>. La decisione della Giuria è definitiva e non sindacabile.</p>
<p><strong>L’esito</strong> del concorso sarà comunicato in forma riservata ai vincitori entro il <strong>28 novembre 2026</strong>. Gli aggiornamenti saranno pubblicati sul sito del Premio e sui canali social dedicati.</p>
<p>La <strong>cerimonia</strong> di premiazione è in programma sabato <strong>19 dicembre 2026</strong> alle ore 10.30 a Verona, nella Sala Arazzi di Palazzo Barbieri, sede del Comune, in Piazza Bra.</p>
<p>Con la XXXII edizione, il Premio “Natale UCSI” prosegue il percorso avviato oltre trent’anni fa per valorizzare un giornalismo attento alle persone e alle storie che attraversano il presente. Anche quest’anno il concorso mette al centro vicende di solidarietà, fragilità, inclusione e riscatto, insieme alle testimonianze femminili che la Giuria ha individuato tra gli elementi più significativi dell’edizione 2026.</p>
<p>Per informazioni e candidature è disponibile il sito <a href="https://www.premioucsi.it/">http://www.premioucsi.it.</a></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Enzo Raffaele, dalla cronaca alla narrativa: a Messina la presentazione di “Solo i pesci hanno un nome”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Enzo Raffaele]]></category>
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		<category><![CDATA[Solo i pesci hanno un nome]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="331" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-solo-i-pesci-hanno-un-nome-678x331-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-solo-i-pesci-hanno-un-nome-678x331-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-solo-i-pesci-hanno-un-nome-678x331-1-300x146.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-solo-i-pesci-hanno-un-nome-678x331-1-585x286.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Giovedì 8 ottobre alle 18, alla Feltrinelli di via Etnea a Catania, il noto giornalista messinese Enzo Raffaele esordisce come scrittore con “Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giovedì 8 ottobre alle 18, alla Feltrinelli di via Etnea a Catania, il noto giornalista messinese Enzo Raffaele esordisce come scrittore con “Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso”, pubblicato da Edizioni Leima nel 2026. Al centro, i vent’anni di esperienza della psichiatra Enza Malatino sull’isola, tra ascolto, fragilità, umanità e storie di persone migranti. Con l’autore e Malatino, autrice della postfazione, dialogherà Alessandro Ricupero</em></p>
<p>di Annalisa Crupi</p>
<p>MESSINA, 4 ott. 2026 – Dalla cronaca giudiziaria e di nera, vissuta negli anni più drammatici della storia siciliana, alla narrativa che restituisce voce alle persone, alle loro fragilità e alle esperienze umane spesso consegnate all’oblio. È il percorso professionale e letterario di <strong>Enzo Raffaele</strong>, giornalista messinese di lunga esperienza, che si presenta ai lettori con <strong><em>Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso</em></strong>, pubblicato da Edizioni Leima nel 2026.<br />
<strong>Il libro sarà presentato venerdì 9 ottobre, alle ore 18, al Mondadori Bookstore di Messina</strong>, in via Consolato del Mare 35. <strong>All’incontro</strong>, come indicato nella locandina, interverranno l’autore e la <strong>psichiatra Enza Malatino</strong>, autrice della postfazione, in <strong>dialogo</strong> con <strong>Daniela Cacciola.</strong><br />
La pubblicazione segna <strong>l’esordio narrativo di Raffaele, </strong>ma nasce da un’esperienza di scrittura e osservazione maturata in <strong>decenni di giornalismo</strong>. Assunto alla <strong>Gazzetta del Sud</strong> nel 1985 con la qualifica di caposervizio, vi ha lavorato fino al 2016, assumendo nel corso della carriera incarichi di responsabilità. Per otto anni ha diretto la redazione di Siracusa, prima di trasferirsi a Messina, dove ha ricoperto il ruolo di capo della redazione Sicilia.</p>
<p><strong>Un percorso preceduto</strong> e accompagnato anche dall’esperienza al quotidiano <strong>L’Ora di Palermo, </strong>dove <strong>Raffaele si è occupato di cronaca giudiziaria e nera durante gli anni delle stragi mafiose</strong>. Una stagione che ha segnato profondamente la sua vita professionale e personale, legandolo a vicende di dolore e di sangue, comprese quelle che hanno coinvolto uomini delle istituzioni. <strong>Un periodo di cui il giornalista parla raramente, anche per il peso umano di quanto ha visto e raccontato</strong>.</p>
<p><strong>La sua attività si è sviluppata, inoltre</strong>, attraverso collaborazioni con testate come <strong>L’Unità e Paese Sera, </strong>consolidando un’esperienza che attraversa differenti stagioni del giornalismo italiano.<br />
Con Solo i pesci hanno un nome, Raffaele sceglie di rivolgere lo sguardo a Lampedusa e a una vicenda che intreccia la sofferenza individuale con le grandi questioni sociali del nostro tempo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-116026" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26-724x1024.jpg" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26-724x1024.jpg 724w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26-212x300.jpg 212w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26-768x1086.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26-1086x1536.jpg 1086w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Enzo-Raffaele-libro-incontro-Messina-9-10-26.jpg 1131w" alt="" width="468" height="662" /></figure>
</div>
<p><strong>Protagonista</strong> del racconto è<strong> Enza Malatino, psichiatra </strong>arrivata sull’isola nel 2001 per un incarico che avrebbe dovuto essere temporaneo e rimasta per vent’anni, fino al 2022. <strong>Un’esperienza professionale e umana maturata in un territorio di straordinaria bellezza</strong>, ma attraversato dall’isolamento, dal disagio psicologico e dalle conseguenze dei drammatici flussi migratori nel Mediterraneo.</p>
<p>Atttraverso i ricordi e le testimonianze della psichiatra, l’autore ricostruisce un lungo percorso di ascolto e cura, dando spazio alle storie degli abitanti dell’isola e a quelle dei migranti sopravvissuti a viaggi segnati da sofferenze e traumi. <strong>L’esperienza dei Gruppi di Ascolto, promossi da Malatino</strong>, rappresenta uno degli aspetti più significativi di questa testimonianza, nella ricerca di occasioni di dialogo e di relazione tra persone provenienti da contesti differenti.<br />
<strong>La narrazione, articolata in 22 capitoli</strong>, oltre all’introduzione e alla postfazione, affida alla voce della stessa Malatino il racconto di un’esperienza che supera i confini dell’attività clinica per diventare una testimonianza sulle condizioni di fragilità, sulla solitudine e sulla possibilità di ricostruire legami. Raffaele accompagna il lettore in una realtà nella quale la cura passa anche attraverso la capacità di ascoltare, comprendere e riconoscere la dignità di ogni persona.<br />
<strong>La presentazione messinese sarà dunque un’occasione per incontrare l’autore e approfondire la genesi di un libro che nasce dall’ascolto e dalla volontà di raccontare esperienze lontane dai riflettor</strong>i.</p>
<p>Per Enzo Raffaele, giornalista abituato a misurarsi con la complessità dei fatti e con le testimonianze dirette, l’esordio narrativo rappresenta un nuovo spazio di scrittura, nel quale l’attenzione alla realtà si traduce in un racconto di persone, luoghi e vicende che indagano la nostra contemporaneità.<br />
<strong>Venerdì 9 ottobre</strong>, alle ore 18, al <strong>Mondadori Bookstore di Messina</strong>, l’incontro con <strong>Enzo</strong> <strong>Raffaele</strong> ed <strong>Enza Malatino</strong> offrirà ai partecipanti e ai lettori l’opportunità di entrare nel cuore di questa esperienza, attraverso le pagine di <strong>Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Antonio Mazzotta alla guida dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione cini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-direttore-fondazione-Giorgio-cini-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-direttore-fondazione-Giorgio-cini-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-direttore-fondazione-Giorgio-cini-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-direttore-fondazione-Giorgio-cini-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Da Venezia una nuova stagione per la ricerca storico-artistica: Antonio Mazzotta, professore dell’Università degli Studi di Milano e studioso del Rinascimento e della cultura veneziana, assume la direzione dell’Istituto di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/antonio-mazzotta-alla-guida-dellistituto-di-storia-dellarte-della-fondazione-giorgio-cini/">Antonio Mazzotta alla guida dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da Venezia una nuova stagione per la ricerca storico-artistica: Antonio Mazzotta, professore dell’Università degli Studi di Milano e studioso del Rinascimento e della cultura veneziana, assume la direzione dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, realtà di rilievo italiano ed europeo per la ricerca e la conoscenza del patrimonio artistico. Luca Massimo Barbero ne assume la presidenza, mentre dall’Isola di San Giorgio Maggiore prende forma una nuova fase nel rapporto tra storia dell’arte, ricerca e cultura contemporanea</em></p>
<p>di Annalisa Crupi</p>
<p>VENEZIA, 20 set. 2026 – <strong>L’Istituto di Storia dell’Arte </strong>della <strong>Fondazione Giorgio Cini</strong> apre una nuova fase della propria storia affidando la direzione ad <strong>Antonio Mazzotta</strong>, professore associato dell’Università degli Studi di Milano e studioso di arte rinascimentale. La nomina è operativa dal 1° settembre 2026 e si inserisce nel processo di evoluzione dell’Istituto avviato dalla <strong>Fondazione Cini</strong>, con una diversa articolazione delle responsabilità.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115050" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Luca-massimo-barbero-presidente-fondazione-cini-.jpg" sizes="(max-width: 910px) 100vw, 910px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Luca-massimo-barbero-presidente-fondazione-cini-.jpg 910w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Luca-massimo-barbero-presidente-fondazione-cini--300x230.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Luca-massimo-barbero-presidente-fondazione-cini--768x588.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Luca-massimo-barbero-presidente-fondazione-cini--80x60.jpg 80w" alt="" width="910" height="697" /><figcaption class="wp-element-caption">Ph Fondazione Cini</figcaption></figure>
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<p><strong>Luca Massimo Barbero </strong>assume infatti la <strong>presidenza</strong>, mentre <strong>Mazzotta</strong> prende la <strong>guida della direzione scientifica e operativa.</strong></p>
<p><strong>La Fondazione Giorgio Cini, istituita nel 1951</strong> da Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio, <strong>è uno dei principali centri culturali italiani dedicati alla ricerca</strong>, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-115069" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giulio-Ghirardi%C2%A9Michelangelo-Foundazione-Cini-1-2.jpg" alt="" /><figcaption class="wp-element-caption">Ph. Giulio-Ghirardi©Michelangelo-<br />
Fondazione Giorgio Cini</figcaption></figure>
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<p><strong>Ha sede a Venezia sull’Isola di San Giorgio Maggiore</strong>, dove nel corso degli anni ha riunito istituti di ricerca, biblioteche, archivi e collezioni, sviluppando attività che spaziano dalla storia dell’arte alla musica, dal teatro alla civiltà veneziana. La sua identità si è costruita attraverso il rapporto tra patrimonio e ricerca, con una costante apertura alla collaborazione con studiosi, università e istituzioni culturali italiane e internazionali.</p>
<p>Per Fondazione Cini <strong>l’istituto di Storia dell’arte </strong>nato nel<strong> 1954</strong> per iniziativa di <strong>Giuseppe Fiocco,</strong> rappresenta un <strong>punto di riferimento storico tra i più importanti in Italia ed europei.</strong> Nel corso dei decenni ha costruito un <strong>patrimonio scientifico</strong> di particolare rilievo, attraverso la biblioteca, la fototeca, le collezioni d’arte, gli archivi e le attività di ricerca e pubblicazione. Il suo campo di interesse, con una particolare attenzione alla storia dell’arte veneta, si è progressivamente ampliato attraverso confronti e collaborazioni nazionali e internazionali.</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115059" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini-819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini-819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini-768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini-1229x1536.jpg 1229w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Mazzotta-ist-dellarte-fondazione-cini.jpg 1440w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
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<p><strong>In questo contesto si colloca il percorso di Mazzotta, </strong>nato a Milano nel <strong>1983</strong> e formatosi tra l’Università degli Studi di Milano e il Courtauld Institute of Art di Londra. La sua attività scientifica è prevalentemente rivolta all’arte moderna, con una particolare attenzione al Rinascimento e alla cultura artistica veneziana. L’attività accademica si accompagna a quella di ricerca e curatela, in un percorso che ha intrecciato lo studio delle opere, la valorizzazione del patrimonio e il rapporto con importanti istituzioni culturali.<br />
Il rapporto con Venezia costituisce un altro elemento significativo del nuovo incarico. Mazzotta ha infatti sviluppato negli anni una relazione scientifica con la città e con il suo patrimonio artistico, mentre la nuova funzione alla <strong>Cini</strong> gli consentirà una presenza continuativa <strong>sull’Isola di San Giorgio Maggiore</strong>, per un maggiore sviluppo di nuove iniziative di ricerca, approfondimento e collaborazione <strong>con gli altri Istituti della Cini.</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115053" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione-cini-venezia-isola-San-Giorgio-Maggiore.gif" alt="" width="1024" height="768" /><figcaption class="wp-element-caption">Isola di San Giorgio Maggiore Ph.Fondazione Cini</figcaption></figure>
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<p>La sfida riguarda anche il modo in cui oggi si trasmette la conoscenza storico-artistica. <strong>L’Istituto è oltre un luogo di conservazione</strong>. La sua attività comprende convegni, incontri di studio, pubblicazioni scientifiche, mostre e progetti di valorizzazione del patrimonio. Custodisce inoltre una delle più importanti biblioteche specialistiche del settore e una fototeca con un consistente patrimonio storico-documentario. Dal 2012 ospita anche il Centro Studi del Vetro, dedicato alla storia del vetro veneziano e muranese.<br />
Particolarmente <strong>significativa</strong> è la presenza di due<strong> riviste scientifiche di Classe A </strong>riconosciute dall’ANVUR: <strong>Arte Veneta, fondata nel 1947</strong>, e <strong>Saggi e Memorie di Storia dell’Arte, nata nel 1957.</strong> Sono strumenti che testimoniano la continuità della ricerca promossa dall’Istituto e il suo ruolo nel dibattito scientifico sulla storia dell’arte italiana ed europea.<br />
La nuova direzione sembra voler partire proprio da questa eredità per ampliare ulteriormente il rapporto tra ricerca, formazione e divulgazione. “<em>Vorrei un Istituto di Storia dell’Arte aperto, vitale, internazionale</em>:, <strong>ha dichiarato Mazzotta</strong>, indicando tra le priorità un luogo nel quale il patrimonio possa continuare a generare nuove idee e nel quale anche le giovani generazioni possano trovare spazio.</p>
<p><strong>È una prospettiva che affida alla storia dell’arte un ruolo dinamico</strong>, studiare il passato e interrogare la contemporaneità attraverso opere, archivi, documenti e diverse forme della cultura visiva.<br />
La nuova configurazione dell’Istituto assegna ruoli distinti e complementari. <strong>Mazzotta assume la direzione</strong> per rafforzare ricerca e progettualità, mentre <strong>Barbero</strong>, dopo aver guidato l’Istituto, ne <strong>diventa presidente</strong>, continuando a contribuire alle prospettive scientifiche e alle relazioni culturali. Un assetto nel segno della continuità e, insieme, dell’apertura a nuove iniziative.<br />
<strong>Dall’Isola di San Giorgio Maggiore</strong>, nel cuore di Venezia, l’Istituto si prepara così a una nuova<strong>stagione, in</strong> cui il patrimonio di archivi e collezioni <strong>dialogherà</strong> sempre più con la ricerca contemporanea, la formazione e la dimensione internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Copertina: Antonio Mazzotta ( fonte Fondazione Giorgio Cini )</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>A Udine torna “Aperitivo con la Storia 2026”, letteratura e storia sul filo delle identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 17:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="374" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/1-aperitivo-con-la-storia-2026-udine-678x374-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/1-aperitivo-con-la-storia-2026-udine-678x374-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/1-aperitivo-con-la-storia-2026-udine-678x374-1-300x165.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/1-aperitivo-con-la-storia-2026-udine-678x374-1-585x323.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>15 ottobre &#8211; 26 novembre 2026. &#8220;La Letteratura racconta la Storia: Sei incontri alla caffetteria Da Romi, in piazza Garibaldi, tra grandi figure della storia, letteratura, cinema e testimonianze del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>15 ottobre &#8211; 26 novembre 2026. &#8220;La Letteratura racconta la Storia: Sei incontri alla caffetteria Da Romi, in piazza Garibaldi, tra grandi figure della storia, letteratura, cinema e testimonianze del Novecento. Sonia Dose e Cesare La Mantia accompagneranno il pubblico in un percorso che prenderà avvio da Lord Byron e arriverà ad Anna Politkovskaja</em></p>
<p>di Annalisa Crupi</p>
<p>A Udine torna “<strong>Aperitivo con la Storia</strong> 2026”, giunto alla seconda edizione, con un <strong>nuovo ciclo di incontri</strong> dedicato al rapporto tra letteratura e storia. Un appuntamento culturale pensato in una forma volutamente informale, <strong>lontano dai consueti spazi accademici,</strong> che troverà nella <strong>caffetteria Da Romi</strong>, in piazza Garibaldi, nel cuore della città, il luogo per incontrarsi, ascoltare e discutere.<br />
Il titolo scelto per questa seconda edizione è “La<strong> letteratura racconta la storia”</strong> e il filo conduttore sarà quello <strong>dell’identità</strong>. Un tema che non è stato scelto a caso e che verrà affrontato attraverso personaggi, vicende e libri appartenenti a epoche e contesti profondamente diversi.</p>
<p>A condurre gli incontri saranno <strong>Sonia Dose</strong> e <strong>Cesare La Mantia</strong>, già professore alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste, dove ha insegnato Storia dell’Europa orientale.</p>
<p>Il calendario prevede <strong>sei appuntamenti</strong>, tutti con inizio intorno alle <strong>18.15</strong>.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114744" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Aperitivo-con-la-Storia-2026-Udine--572x1024.jpg" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Aperitivo-con-la-Storia-2026-Udine--572x1024.jpg 572w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Aperitivo-con-la-Storia-2026-Udine--167x300.jpg 167w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Aperitivo-con-la-Storia-2026-Udine-.jpg 768w" alt="" width="572" height="1024" /></figure>
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<p>Il <strong>primo</strong> incontro, <strong>giovedì 15 ottobre</strong>, sarà dedicato a <strong>Lord Byron</strong>, con una riflessione sull’identità di un eroe romantico e rivoluzionario nell’Europa dell’Ottocento. <strong>Giovedì 29 ottobre</strong> sarà invece la volta di <strong>Marlene Dietrich,</strong> attraverso la figura di una diva tedesca negli anni bui del nazismo.<br />
<strong>Lunedì 9 novembre</strong> l’attenzione si sposterà sul <strong>romanzo</strong> storico <strong>Ma la divisa di un altro colore di Neglie</strong>. Al centro saranno le storie intrecciate del friulano Antonio e del romano Carlo nell’Italia e nell’Europa tra le due guerre mondiali, in un racconto che attraversa le trincee della Grande guerra e le contrapposizioni tra proprietari terrieri fascisti e braccianti socialisti.<br />
<strong>Giovedì 19 novembre</strong> l’appuntamento sarà con <strong>Jadwiga Grabowska</strong> e <strong>Barbara Hoff</strong>, figure attraverso le quali verrà affrontato il rapporto tra <strong>identità e moda</strong> nella <strong>Polonia comunista.</strong><br />
Il quinto incontro, <strong>lunedì 23 novembre</strong>, sarà dedicato al libro <strong>Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa:</strong> <strong>vite in sospeso di Enzo Raffaele</strong>. Il racconto riguarda i profughi protagonisti degli sbarchi a Lampedusa.<br />
A <strong>chiudere</strong> il ciclo, <strong>giovedì 26 novembre</strong>, sarà <strong>Anna Politkovskaja</strong>, giornalista e voce della <strong>Russia di Putin</strong>, al centro di un incontro dedicato ancora una volta al tema dell’identità.</p>
<p><strong>Gli appuntamenti</strong> saranno arricchiti anche da alcune <strong>clip cinematografiche</strong>, pensate come parte integrante del percorso. <strong>Tra queste</strong> è prevista una sequenza tratta dalla scena finale di <strong>Vincitori e vinti</strong>, film del <strong>1961</strong> diretto da <strong>Stanley</strong> <strong>Kramer</strong>, che offrirà un ulteriore spunto per interrogarsi sul rapporto tra storia, responsabilità individuale e identità.<br />
La formula dell’“Aperitivo con la Storia” conserva così il carattere di un incontro aperto e informale. La caffetteria Da Romi diventa per qualche ora uno spazio nel quale la storia può essere raccontata attraverso i libri, il cinema e le vicende di uomini e donne che hanno attraversato epoche segnate da guerre, ideologie, trasformazioni politiche e culturali.<br />
L’identità, declinata ogni volta in una forma diversa, sarà il filo che unirà i sei appuntamenti di questa seconda edizione.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alessandro Di Battista, il ritorno in Italia dopo la lunga emergenza a Cuba</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/alessandro-di-battista-il-ritorno-in-italia-dopo-la-lunga-emergenza-a-cuba/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alessandro-di-battista-il-ritorno-in-italia-dopo-la-lunga-emergenza-a-cuba</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 18:28:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Di Nattista]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[rientro in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="968" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475-300x189.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475-1024x645.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475-768x484.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475-1170x737.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5475-585x369.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Dopo due settimane di ricovero e un delicato intervento all’Avana, l’ex parlamentare si prepara al trasferimento sanitario verso Roma. Un percorso difficile che riporta al centro anche la figura di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo due settimane di ricovero e un delicato intervento all’Avana, l’ex parlamentare si prepara al trasferimento sanitario verso Roma. Un percorso difficile che riporta al centro anche la figura di uno dei protagonisti della prima stagione del Movimento 5 Stelle. Le redazioni di Lafrecciaweb.it e PaeseItaliaPress.it augurano ad Alessandro Di Battista un sereno ritorno in Italia e una rapida ripresa di quel confronto pubblico che da sempre ne caratterizza l’espressione più autentica</em></p>
<p>Roma, 11 settembre 2026 – Dopo due settimane di ricovero a Cuba, <strong>Alessandro Di Battista</strong> si prepara a rientrare in Italia. Il trasferimento, previsto nella giornata di oggi dopo gli ultimi accertamenti medici, dovrebbe avvenire con un’aeroambulanza diretta verso Roma. Il viaggio sarà organizzato con diverse tappe e a una quota contenuta, secondo quanto richiesto dalle sue condizioni cliniche, e potrebbe durare complessivamente circa dodici ore. L’arrivo in Italia è previsto per domani pomeriggio, dove il percorso di cura dovrebbe proseguire al Policlinico Gemelli.<br />
La partenza rappresenta un passaggio importante dopo giorni nei quali ogni ipotesi di trasferimento era stata subordinata al quadro clinico. Di Battista, 48 anni, si trovava a Cuba per realizzare un reportage giornalistico quando, <strong>venerdì 28 agosto</strong>, è stato colpito da un grave malore preceduto da una forte cefalea. Il primo ricovero è avvenuto a <strong>Santa Clara, nell’ospedale più vicino al luogo in cui si trovava. </strong>Successivamente è stato trasferito a <strong>L’Avana</strong>, <strong>all’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras,</strong> struttura di riferimento della capitale cubana.<br />
<strong>Sul quadro clinico, tuttavia, è rimasto finora un rigoroso riserbo</strong>. Le ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di un grave evento neurologico, mentre non sono stati diffusi ufficialmente dettagli completi sulla diagnosi. È quindi soprattutto dal percorso ospedaliero ad emergere la gravità della situazione. <strong>Dopo il primo ricovero, le condizioni non consentivano inizialmente un volo fino all’Italia</strong> e per questo due specialisti del Policlinico Gemelli, un neurochirurgo e un medico rianimatore, hanno raggiunto Cuba per affiancare i sanitari locali nella valutazione del caso.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"></figure>
<p>I<strong>l primo tentativo di trasferimento era stato programmato per il 4 settembre. </strong>La soluzione individuata era un’aeroambulanza i cui costi, secondo quanto aveva spiegato lo stesso Di Battista, sarebbero stati sostenuti dalla compagnia assicurativa presso la quale aveva stipulato una polizza prima della partenza. Il trasferimento, però, non è stato possibile. <strong>Nelle ore precedenti alla partenza le sue condizioni sono peggiorate e i medici dell’Hermanos Ameijeiras hanno deciso di procedere con un intervento chirurgico direttamente a L’Avana</strong>. Il rientro è stato quindi annullato.<br />
L’intervento è riuscito e nei giorni successivi sono arrivati segnali incoraggianti. <strong>L’associazione Schierarsi, fondata da Di Battista</strong>, <strong>ha riferito</strong> che l’ex parlamentare stava affrontando positivamente la fase post-operatoria, pur <strong>invitando alla massima prudenza nella diffusione delle notizie</strong>. Secondo le informazioni successivamente raccolte, avrebbe anche ripreso a parlare, <strong>mostrando progressi considerati molto positivi dai sanitari.</strong><br />
<strong>Accanto a lui,</strong> in queste settimane, è rimasta la <strong>compagna Sahra Lahouasnia</strong>, madre dei loro due figli. Sul piano istituzionale, <strong>la Farnesina</strong> ha seguito la vicenda fin dalle prime ore. Il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani</strong> aveva manifestato la disponibilità delle autorità italiane a favorire il rientro con un volo di Stato non appena le condizioni mediche lo avessero consentito. <strong>La rete diplomatica italiana a Cuba</strong> ha mantenuto i contatti con le strutture sanitarie e con i familiari.<br />
La vicenda ha inoltre riportato in primo piano particolari sugli interessi di Di Battista che precedono il suo ingresso in politica. <strong>Il suo rapporto con l’America Latina </strong>nasce infatti da una lunga attenzione personale e professionale verso <strong>il Sud del mondo</strong>. Prima dell’esperienza parlamentare <strong>aveva lavorato nella cooperazione internazionale</strong> e aveva viaggiato in diversi Paesi dell’area. I reportage e il lavoro in quelle aree hanno rappresentato una costante della sua attività anche dopo l’uscita dal Parlamento.<br />
Nato a Roma il 4 agosto 1978, <strong>Di Battista è stato eletto alla Camera nel 2013 </strong>nella circoscrizione Lazio 1 con il <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. Nella XVII legislatura ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della Commissione Affari esteri e ha presentato numerosi progetti di legge.<br />
Di Battista è stato protagonista della prima <strong>stagione pentastellata</strong>, quella cresciuta nei meetup e nelle piazze, prima dell’ingresso nelle istituzioni. La sua comunicazione diretta, spesso conflittuale, il linguaggio radicale ha attratto a una parte del pubblico che guardava con diffidenza ai partiti tradizionali, per cui rapidamente è divenuto una delle figure più ascoltaye del Movimento.<br />
La sua forza comunicativa fu anche la ragione per cui la sua posizione acquistò un peso superiore a quello che gli sarebbe derivato dal solo ruolo parlamentare. <strong>Di Battista rappresentava infatti una componente identitaria del primo Movimento,</strong> quella più legata all’opposizione, alla <strong>denuncia della politica tradizionale </strong>e a una concezione fortemente movimentista dell’esperienza Cinque Stelle che anche fuori dalle istituzioni ha prodotto effetti nel dibattito politico.<br />
<strong>La rottura definitiva con il Movimento arrivò nel febbraio 2021</strong>, dopo il voto degli iscritti sulla <strong>piattaforma Rousseau</strong> che autorizzò il sostegno al governo guidato da <strong>Mario Draghi</strong>. Di Battista si <strong>oppose alla scelta e annunciò il proprio distacco dal M5S.</strong> Pochi giorni dopo formalizzò la disiscrizione.<br />
Da allora la sua attività si è sviluppata soprattutto fuori dal Parlamento, attraverso libri, reportage, documentari, interventi pubblici e iniziative politiche. <strong>Nel 2023 ha contribuito alla nascita di Schierarsi</strong>, associazione attraverso la quale ha continuato a <strong>occuparsi di temi internazional</strong>i e di politica, mantenendo una presenza costante nel dibattito pubblico. Pur non avendo più un ruolo parlamentare e pur essendo formalmente fuori dal Movimento 5 Stelle da oltre cinque anni, conserva una capacità di mobilitazione e di attenzione mediatica che va al di là della sua forza elettorale. Pur non rappresentando un gruppo parlamentare e non disponendo di una struttura partitica comparabile a quella delle forze presenti in Parlamento, <strong>riesce tuttavia a polarizzare il confronto, </strong>qualità che aveva già caratterizzato la sua esperienza nel Movimento 5 Stelle.<br />
Anche per questo <strong>la notizia del suo malore ha attraversato trasversalmente il mondo politico</strong>. Messaggi di vicinanza sono arrivati da esponenti e personalità appartenenti ad aree diverse.<br />
Ora la sua salute è al centro di tutto. <strong>L’eventuale partenza di oggi costituisce perciò un passaggio del</strong>icato.<br />
L’aeroambulanza dovrebbe affrontare il lungo trasferimento verso l’Italia mantenendo condizioni di volo compatibili con il suo stato di salute. A <strong>Roma Di Battista, secondo le fonti più accreditate, troverà ad attenderlo i sanitari italiani che hanno seguito il caso anche durante la permanenza a Cuba</strong>.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-113824" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista-.jpg" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista-.jpg 774w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista--300x226.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista--768x579.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Alessandro-Di-Battista--80x60.jpg 80w" alt="" width="774" height="584" /></figure>
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<p>L’obiettivo sarà proseguire le cure e affrontare la fase della riabilitazione dopo un’emergenza che, nel giro di poche ore, ha interrotto un reportage e sospeso una vita professionale e politica ancora fortemente presente nel dibattito pubblico. <strong>Le redazioni di PaeseItaliaPress.it e <a href="http://lafrecciaweb.it/">Lafrecciaweb.it</a>augurano ad Alessandro Di Battista un sereno ritorno in Italia e una rapida ripresa del confronto pubblico che tanto lo caratterizza nella sua espressione più autentica. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>…..</p>
<p>Fonti consultate: ANSA, 29 e 31 agosto, 6 e 10 settembre 2026; RaiNews 11 settembre; comunicazioni dell’associazione Schierarsi; fonti istituzionali della Farnesina.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Giuni Russo nella Treccani, la voce siciliana della musica tra pop e sperimentazione</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/giuni-russo-nella-treccani-la-voce-siciliana-della-musica-tra-pop-e-sperimentazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giuni-russo-nella-treccani-la-voce-siciliana-della-musica-tra-pop-e-sperimentazione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 14:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuni Russo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-nella-treccani-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-nella-treccani-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-nella-treccani-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-nella-treccani-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il “Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia” della Treccani dedica spazio all’artista palermitana, dal talento degli esordi all’incontro con Franco Battiato, fino a un percorso segnato da ricerca&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il “Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia” della Treccani dedica spazio all’artista palermitana, dal talento degli esordi all’incontro con Franco Battiato, fino a un percorso segnato da ricerca e libertà creativa</em></p>
<p>La voce di <strong>Giuni Russo</strong> torna al centro dell’attenzione culturale italiana con l’inserimento nel “<strong>Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia</strong>” della <strong>Treccani</strong>. Un omaggio a un’artista siciliana che ha attraversato la musica italiana con uno stile unico, passando dal successo popolare alla ricerca musicale più raffinata. La sua presenza nell’opera della Treccani dedicata a <strong>650 protagoniste femminili del nostro paese</strong>, rappresenta il riconoscimento di una personalità artistica che ha attraversato la musica italiana senza mai lasciarsi rinchiudere in una sola definizione.<br />
Non soltanto interprete di grandi successi popolari, ma cantante dalla straordinaria preparazione tecnica, capace di muoversi tra pop, sperimentazione, musica colta e ricerca spirituale: è questa la dimensione che oggi restituisce pienamente il valore della sua figura.<br />
<strong>Giuseppa Romeo</strong>, conosciuta dal pubblico con il nome d’arte di Giuni Russo, nasce a <strong>Palermo</strong> il <strong>7 settembre 1951</strong>. La Sicilia delle sue origini rimane una presenza importante nella sua sensibilità artistica: una terra di tradizioni, contaminazioni culturali e profondità espressive che accompagneranno il suo percorso.<br />
Fin da giovanissima manifesta una naturale predisposizione per il canto. La sua voce rivela caratteristiche eccezionali, un’estensione ampia e una capacità interpretativa non comune. Un talento che non rimane nascosto e che la porta presto ad affacciarsi nel mondo della musica professionale.<br />
Nel <strong>1967</strong>, ancora adolescente, partecipa al prestigioso <strong>Festival di Castrocaro</strong>, una delle manifestazioni più importanti per la scoperta di nuovi talenti italiani, presentandosi con il nome di Giusy Romeo e interpretando “A chi”, brano che in Italia aveva raggiunto grande popolarità nell’interpretazione di Fausto Leali.<br />
L’anno successivo arriva un’altra tappa significativa. Nel <strong>1968</strong> partecipa al <strong>Festival di Sanremo</strong> con il brano “<strong>No amore</strong>”, presentato in coppia con il cantante francese Sacha Distel. È il primo ingresso nel grande palcoscenico della musica italiana, un’esperienza che contribuisce a far conoscere una voce già riconoscibile per originalità e intensità.<br />
Gli anni successivi sono anni di ricerca. Giuni Russo comprende presto che la sua strada non può limitarsi ai modelli della musica leggera tradizionale. Sperimenta, studia, cerca nuove forme espressive e progressivamente costruisce un’identità artistica autonoma, abbandonando il nome di Giusy Romeo per affermarsi definitivamente come Giuni Russo.<br />
<strong>La svolta arriva nel 1981</strong>, con l’incontro destinato a segnare profondamente la sua carriera: quello con <strong>Franco Battiato</strong>. Tra i due nasce una collaborazione fondata su una comune sensibilità verso l’innovazione musicale e sulla volontà di superare i confini della canzone commerciale.<br />
Battiato riconosce nella voce di Giuni Russo uno strumento raro, capace di interpretare melodie complesse e atmosfere lontane dagli schemi abituali. Insieme al compositore Giusto Pio, contribuisce alla nascita di una nuova stagione artistica per la cantante siciliana.</p>
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111755" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-.jpg" alt="" width="194" height="170" data-id="111755" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-34426" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/battiato-franco.jpg" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/battiato-franco.jpg 660w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/battiato-franco-300x167.jpg 300w" alt="" width="660" height="368" data-id="34426" /><figcaption class="wp-element-caption">Franco Battiato</figcaption></figure>
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<p>Nel <strong>1982</strong> arriva il successo di “<strong>Un’estate al mare</strong>”, <strong>brano scritto</strong> da <strong>Franco Battiato</strong> e <strong>Giusto Pio</strong>, destinato a diventare uno dei simboli musicali di quegli anni. Una canzone entrata nell’immaginario collettivo, che porta Giuni Russo al grande pubblico, ma che rappresenta soltanto una parte della sua storia artistica.<br />
Dietro quel successo apparentemente leggero c’è infatti un’interprete che continua a cercare nuove strade. La sua voce diventa il mezzo attraverso cui esplorare territori diversi, dalla musica contemporanea alla dimensione teatrale, fino al repertorio classico.<br />
Nel <strong>1984</strong> torna al Festival di Sanremo con il brano “1984”, confermando la volontà di proporre una musica personale e distante dalle sole logiche del mercato discografico.<br />
Uno dei momenti più significativi della sua maturità artistica arriva nel <strong>1988</strong> con l’album “<strong>A</strong> <strong>casa di Ida Rubinstein</strong>”, progetto raffinato dedicato alla grande artista russa, nel quale Giuni Russo intreccia musica, teatro, poesia e ricerca interiore.<br />
Negli anni Novanta e Duemila prosegue il suo cammino con coerenza, avvicinandosi sempre più a una dimensione spirituale e colta della musica. Non rinuncia mai alla sperimentazione e mantiene quella libertà artistica che aveva caratterizzato tutta la sua carriera.<br />
La malattia interrompe prematuramente il suo percorso. <strong>Giuni Russo muore a Milano il 14 settembre 2004, a soli 53 anni.</strong><br />
La sua scomparsa lascia il mondo musicale italiano privo di una voce irripetibile, ma il tempo ha restituito alla sua opera una prospettiva nuova. Le sue interpretazioni continuano a essere ascoltate e studiate perché raccontano una concezione della musica come ricerca e non soltanto come intrattenimento.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111756" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-1-1.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-1-1.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Giuni-Russo-1-1-150x150.jpg 150w" alt="" width="300" height="300" /></figure>
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<p><strong>La presenza di Giuni Russo nel “Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia</strong>” della Treccani assume così un significato preciso: riconoscere il valore di una donna e di un’artista che ha contribuito ad ampliare i confini della canzone italiana.<br />
Dalla Palermo degli esordi ai grandi palcoscenici, dall’incontro con Battiato alla continua ricerca di nuove forme espressive, Giuni Russo ha lasciato una traccia originale. Una voce nata in Sicilia, in dialogo con il mondo musicale anche dopo la sua scomparsa.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Il seggio vuoto di Montecitorio e quel velluto rosso che urla più di cento discorsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:18:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Matteotti]]></category>
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		<category><![CDATA[simbolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="380" height="208" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823.jpeg 380w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823-300x164.jpeg 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></p>
<p>Il posto numero 40 della fila 14, nella parte centrale dell’emiciclo di Montecitorio, non è uno scranno come gli altri. È rivestito di un velluto rosso che da cento anni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="380" height="208" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823.jpeg 380w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3823-300x164.jpeg 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></p><p>Il posto numero 40 della fila 14, nella parte centrale dell’emiciclo di Montecitorio, non è uno scranno come gli altri. È rivestito di un velluto rosso che da cento anni esatti non ospita più nessun deputato, nessun faldone di leggi, nessuna tessera di voto. È lo scranno di Giacomo Matteotti, lasciato vuoto per scelta solenne della Camera, un simbolo perenne sottratto alle logiche del tempo e della politica quotidiana. Da ieri, su quel legno lucido, c’è anche una targa d’ottone a blindare la memoria, scoperta durante una commemorazione blindata da un minuto di silenzio profondo, ma graffiata dalle polemiche per i troppi banchi vuoti lasciati scoperti dalla maggioranza di governo.</p>
<p id="p-rc_57cca764e5d41006-51">Scrivere di quel vuoto significa fare un’inchiesta sulla consistenza della memoria di una Repubblica che ha poggiato le sue fondamenta proprio sulle macerie di quel delitto. Il 30 maggio 1924, da quel preciso punto dell’aula, il segretario del Partito Socialista Unitario pronunciò il suo ultimo, durissimo discorso, denunciando millimetro per millimetro le violenze, i brogli e le illegalità commesse dai fascisti nelle elezioni dell’aprile precedente. Un atto di coraggio estremo che gli costò la vita soltanto pochi giorni dopo, il 10 giugno, quando venne rapito e brutalmente assassinato dagli squadristi lungo il lungotevere Arnaldo da Brescia.</p>
<p id="p-rc_57cca764e5d41006-52">La decisione di non riassegnare mai più quel seggio a nessun altro parlamentare, oggi sancita visivamente da quella targa che ricorda la sua difesa del “libero parlamento”, va oltre la semplice celebrazione istituzionale. È un monito visivo, un corpo mancante che urla più di cento discorsi. Quando l’aula è gremita, durante i dibattiti più accesi o i voti di fiducia che spaccano i partiti, quell’unico stallo vuoto costringe chiunque sieda tra quei banchi ad alzare lo sguardo e a ricordare il prezzo altissimo della libertà di parola e della democrazia rappresentativa.</p>
<p id="p-rc_57cca764e5d41006-53">In un’epoca di politica fluida, spesso urlata e priva di memoria storica, quel velluto rosso e quel metallo inciso sono la radiografia di un dovere costituzionale. Ricordano che la democrazia non è un bene acquisito una volta per tutte, ma una conquista quotidiana che richiede rigore, verità e, quando serve, l’inflessibilità morale di pagare di persona. Quello scranno vuoto non è un pezzo di arredamento museale prestato alla politica: è il cuore pulsante e silenzioso di Montecitorio, l’ancora che tiene legata la Repubblica alla sua promessa più solenne.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’ULTIMO TRAGUARDO DI UN GIGANTE: ADDIO AD ALEX ZANARDI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 13:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="657" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-1024x571.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-768x428.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-1170x652.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-585x326.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>di Annalisa Crupi Non è stata la morte a vincere ieri sera; è stato Alex Zanardi a decidere che la sua corsa, in questo mondo, era giunta alla bandiera a&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/02/lultimo-traguardo-di-un-gigante-addio-ad-alex-zanardi/">L’ULTIMO TRAGUARDO DI UN GIGANTE: ADDIO AD ALEX ZANARDI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="657" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-1024x571.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-768x428.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-1170x652.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3419-585x326.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p>di Annalisa Crupi</p>
<p>Non è stata la morte a vincere ieri sera; è stato Alex Zanardi a decidere che la sua corsa, in questo mondo, era giunta alla bandiera a scacchi. Ci lascia un uomo che non ha mai chiesto alla vita “perché a me?”, ma ha sempre domandato “e ora, come facciamo?”. Alex si è spento a 59 anni, lasciando un vuoto che non è solo sportivo, ma profondamente umano.</p>
<p>La sua prima vita è stata fatta di benzina e velocità pura. Dalla Formula 1 con Jordan e Lotus fino al dominio assoluto negli Stati Uniti, dove vinse due titoli CART nel ’97 e ’98 con sorpassi che restano nella storia del motorsport. Poi, quel maledetto 15 settembre 2001: l’incidente che gli portò via le gambe, ma non l’anima. In quel momento, Alex non ha smesso di essere un pilota; ha solo cambiato veicolo.</p>
<p>Zanardi non ha “subito” la disabilità, l’ha sfidata con una strategia logica e una preparazione scientifica. Ha preso l’handbike e l’ha trasformata in un’estensione del suo sistema nervoso, studiando aerodinamica e spinta con la stessa precisione di un ingegnere di pista. I 4 ori paralimpici e i 12 titoli mondiali non sono stati medaglie, ma la prova che il corpo è solo uno strumento se la mente resta al volante.</p>
<p>Dopo il secondo, terribile incidente del 19 giugno 2020 in Toscana, Alex era sparito dalla scena pubblica per rifugiarsi in una riabilitazione fatta di piccoli, faticosissimi passi e dell’amore immenso della moglie Daniela e del figlio Niccolò. Ha combattuto per sei anni contro i danni di quello scontro, circondato dal rispetto di un’Italia che ha visto in lui il proprio supereroe. Ieri sera, quel guerriero ha posato le armi, morendo “pacificamente”, come ha comunicato la famiglia.</p>
<p>Alex Zanardi è stato per lo sport quello che una bussola è per chi si è perso. Ci ha insegnato che la resilienza non è solo sopportare il dolore, ma saperlo gestire per creare qualcosa di nuovo. Se oggi lo sport italiano piange, lo fa con la consapevolezza che Alex ha reso possibile l’impossibile. Non lo ricorderemo per come è caduto, ma per come, ogni santa volta, ha trovato un modo logico, arguto e vincente per rialzarsi.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto: Alex Zanardi in handbike / ANSA</p>
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		<title>L’Itaca di Nolan: un viaggio psicologico tra 600 chilometri di pellicola</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/08/litaca-di-nolan-un-viaggio-psicologico-tra-600-chilometri-di-pellicola/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=litaca-di-nolan-un-viaggio-psicologico-tra-600-chilometri-di-pellicola</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 17:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[The Odyssey]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3187.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>di Annalisa Crupi Il panorama cinematografico si interroga sul futuro dei grandi blockbuster, ma Christopher Nolan ha deciso di rispondere tornando alle radici della narrazione occidentale. Il suo prossimo progetto,&#8230;</p>
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<p>Il panorama cinematografico si interroga sul futuro dei grandi blockbuster, ma Christopher Nolan ha deciso di rispondere tornando alle radici della narrazione occidentale. Il suo prossimo progetto, intitolato semplicemente The Odyssey, non è più una voce di corridoio: è una realtà produttiva imponente, l’opera più costosa della sua carriera con un budget di 250 milioni di dollari e un’uscita fissata per il 17 luglio 2026.</p>
<p>Dimenticate le armature lucide e gli eroi intoccabili. Nolan, ispirandosi alla traduzione di Emily Wilson — celebre per aver restituito un Ulisse più scaltro, ambiguo e umano — ha imposto al set un rigore quasi militare. Per interpretare il re di Itaca, Matt Damon ha seguito una dieta ferocissima, scendendo a 76 chili per incarnare un uomo “asciutto e provato” da dieci anni di guerra e altrettanti di mare. La scelta del regista è stata netta: niente CGI per i mostri. Sono state preferite costruzioni meccaniche e trucchi prospettici, fedele a quella filosofia del “realismo tattile” che punta a far percepire allo spettatore il peso fisico degli ostacoli.</p>
<p>La forza del film risiede in un nucleo familiare frammentato. Anne Hathaway è una Penelope che non si limita ad aspettare, ma difende attivamente Itaca dal collasso politico. Accanto a lei, Tom Holland interpreta un Telemaco cresciuto nell’ombra di un padre diventato mito, il cui viaggio alla ricerca della verità sarà il motore emotivo della pellicola. Il cast stellare è completato da un Robert Pattinson nei panni del brutale Antinoo e da Zendaya, che darà volto a una versione strategica della dea Atena.</p>
<p>Sul piano tecnico, Nolan ha spinto il limite oltre ogni precedente. The Odyssey è il primo film della storia girato interamente con le nuove camere IMAX 70mm. Durante le riprese, effettuate tra le scogliere della Scozia, i deserti del Marocco e le coste della Sicilia, sono stati utilizzati oltre 600 chilometri di pellicola. La struttura narrativa non sarà lineare: il film intreccerà tre linee temporali — la ricerca di Telemaco, i flashback della guerra a Troia e il presente del ritorno — creando un labirinto dove il concetto di “casa” è un traguardo psicologico prima che geografico.</p>
<p>Con la colonna sonora di Ludwig Göransson pensata per aggredire i sensi più che per accompagnarli, The Odyssey si candida a essere l’evento cinematografico del decennio. Nolan non vuole solo raccontare un mito; vuole che il pubblico ne senta il sale sulle ferite e la polvere negli occhi. L’appuntamento è fissato: il 17 luglio 2026 Itaca sarà più vicina, ma raggiungerla non è mai stato così complesso.</p>
<p><strong>@Riproduzione Riservata</strong></p>
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		<title>Catania sfiora il titolo: Ancona Capitale italiana della Cultura 2028</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 18:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ancona]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale italiana della Cultura 2028]]></category>
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<p>Il dossier “Catania Continua” non basta: premiata la solidità del progetto marchigiano Non sarà Catania la Capitale italiana della Cultura 2028. Il titolo è stato assegnato ad Ancona, al termine&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Ancona-Capitale-cultura-2028-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Ancona-Capitale-cultura-2028-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Ancona-Capitale-cultura-2028-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Ancona-Capitale-cultura-2028-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Il dossier “Catania Continua” non basta: premiata la solidità del progetto marchigiano</em></p>
<p>Non sarà Catania la Capitale italiana della Cultura 2028. Il titolo è stato assegnato ad Ancona, al termine della selezione condotta dal Ministero della Cultura tra le città finaliste.<br />
Resta, tuttavia, il valore di un percorso che ha visto il capoluogo etneo protagonista con il dossier “<strong>Catania Continua</strong>”, un progetto ampio e articolato che ha saputo raccontare una città in trasformazione, sospesa tra memoria e innovazione.<br />
La <strong>proposta catanese puntava </strong>su una visione mediterranea della cultura, valorizzando il patrimonio storico-barocco, il legame con l’Etna e una vivace scena contemporanea. Un’idea di città aperta, laboratorio di linguaggi e crocevia di identità, con il coinvolgimento di università, giovani e realtà creative del territorio.<br />
A prevalere è stata però <strong>Ancona</strong>, premiata per un progetto “<strong>Ancona. Questo adesso”.</strong>ritenuto complessivamente più solido e strutturato. La giuria ha valorizzato in particolare la coerenza complessiva del dossier, costruito come un percorso culturale capace di proiettarsi oltre l’anno di candidatura, con una visione di lungo periodo chiara e sostenibile.<br />
Determinante è stata anche la forte integrazione tra porto, città e territorio, elemento identitario tradotto in un programma culturale organico e riconoscibile. A ciò si è aggiunto il coinvolgimento concreto e già attivo della comunità locale, delle associazioni e delle istituzioni, segno di una rete culturale coesa e operativa.<br />
Sul piano tecnico, ha inciso in modo significativo la credibilità del piano economico, con coperture finanziarie ben delineate e una progettazione già avanzata nella fase esecutiva. In questo quadro, la cultura è stata proposta non solo come evento, ma come motore strutturale di sviluppo urbano e sociale.<br />
Pur apprezzato per la sua forza visionaria e per la qualità dei contenuti culturali, il dossier di Catania è apparso meno definito sotto il profilo della realizzazione concreta, con alcune criticità legate alla governance e alla sostenibilità economica degli interventi previsti.<br />
Per Catania resta comunque un risultato significativo. L’ingresso tra le finaliste conferma il potenziale culturale della città e la qualità di una proposta che potrebbe rappresentare una base solida per future progettualità.<br />
La sfida, adesso, sarà non disperdere il lavoro fatto. “Catania Continua” può diventare, al di là del mancato titolo, un programma reale di rilancio culturale e urbano.<br />
Perché, al di là dei riconoscimenti ufficiali, la cultura resta una partita che si gioca nel tempo, nella capacità di trasformare le idee in azioni e le visioni in futuro. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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