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	<title>Roberto Sciarrone, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L’Italia resta a casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 18:33:41 +0000</pubDate>
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<p>Il fallimento del &#8220;sistema calcio&#8221;. Débâcle nazionale? Débâcle nazionale? Che dire? Sono davvero molto deluso dall’esito di questa partita che ci vede per la terza volta consecutiva fuori dai mondiali&#8230;</p>
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<p>Débâcle nazionale? Che dire? Sono davvero molto deluso dall’esito di questa partita che ci vede per la terza volta consecutiva fuori dai mondiali di calcio, un record.<br />
Ormai siamo primi dove non lo eravamo mai stati (evviva!) e non lo siamo più dove invece lo dovremmo essere per storia, cultura e tradizione penso al calcio, ma anche al ciclismo. Invece siamo primi ovunque, dal curling alla Formula 1, passando per il tennis, lo sci di fondo e lo slittino e a tutti gli altri sport di squadra come la pallavolo, il baseball e il rugby.<br />
Il risultato di ieri credo sia conseguenza di scelte programmatiche sbagliate, la federazione innanzitutto, il sistema calcio in Italia non funziona più. In dieci edizioni del mondiale – dal 1970 al 2006 – siamo arrivati due volte primi, due volte secondi, una volta terzi e una quarti. Insomma, sempre protagonisti. Oggi siamo spariti, non solo dalla massima competizione calcistica per nazioni ma anche dalle coppe europee dove ormai da anni le nostre squadre raccolgono poco o nulla.<br />
Un sistema, quello calcistico, al vertice degli sport italiani per finanziamenti pubblici assegnati alle federazioni sportive nazionali (solo quest’anno circa 35milioni alla FIGC). Finanziamenti assegnati annualmente in base a parametri di performance sportiva (risultati olimpici e mondiali), volumi di attività (numero di tesserati) e capacità gestionale. E allora? Qualcosa non torna. In questa speciale classifica, dopo il calcio, abbiamo la FIN (nuoto) cui sono stati assegnati circa 18milioni di euro e poi la FIPAV (pallavolo) 17milioni, seguono la FITP (tennis e padel) 16milioni, FIDAL (atletica leggera) 14milioni, FISI (sport invernali) 12milioni ed a seguire pallacanestro, scherma, ginnastica e ciclismo. Oggi gli stadi di calcio sono strutture perlopiù fatiscenti, rimaste agli anni ’90. Solo due o tre squadre hanno stadi di proprietà in Italia e non si investe sui giovani, il futuro, non ci si rinnova, non si guarda oltre il proprio giardino. Ma si ottengono tanti finanziamenti. La differenza è che negli altri sport vinciamo, anche molto, mentre nel calcio siamo fermi al primo decennio 2000, con la vittoria dei mondiali nel 2006 e la coppa dei campioni dell’Inter nel 2010.<br />
Poi dal punto di vista generale è assurdo comunque che in un mondiale l’Italia non giochi e che giochino invece altre nazionali senza storia internazionale ma che – giustamente – sul campo hanno meritato il posto. Ma queste dimensioni non contano, nello sport conta solo la bravura, chi è più allenato e qui noi di fatto abbiamo steccato. È stato un errore col senno di poi andare ad esultare e farsi riprendere dalle telecamere perché abbiamo caricato ulteriormente un ambiente già adrenalinico di suo.<br />
Io mi ritengo comunque fortunato per aver visto e vissuto le atmosfere di Italia 90, USA 94, Francia 98, Corea 2002 e Germania 2006. Spiace per i ragazzi di oggi che invece queste emozioni chissà se le vivranno, quando le vivranno e come le vivranno. Davvero una grande delusione. Ripensandoci, così velocemente tornano alla memoria le tante diapositive mondiali: i goal di Schillaci a Italia 90, il goal di Baggio alla Nigeria a USA 94, la traversa di Gigi Di Biagio a Francia 98 e poi la Corea e Moreno nel 2002 per finire con l’apoteosi di Berlino nel 2006. Momenti che sembrano lontani nel tempo, ma sono solo ieri. Ci rimane Kimi Antonelli (e per fortuna, molto altro).</p>
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		<title>Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:13:20 +0000</pubDate>
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<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso? Dai raid angloamericani&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso?</em></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in <strong>Pakistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong>, “infuocando” di fatto il <strong>Medio Oriente</strong> e non solo. Da Gaza a Teheran, l’<strong>escalation è già realtà</strong>. Solo pochi giorni fa si registrava la solidarietà degli <strong>Houthi</strong> nello <strong>Yemen </strong>nei confronti di <strong>Hamas</strong> e l’ostilità verso <strong>Israele</strong>, segnale di un forte legame delle azioni yemenite con il conflitto in corso a <strong>Gaza</strong>. Sì, si sono aperti più fronti e le azioni dell’Iran sono l’evidenza.</p>
<p><strong>Analizziamo quanto accaduto nelle ultime ore.</strong> Il ministero degli Esteri pakistano ha accusato la Repubblica islamica di aver ucciso dei civili nella regione frontaliera del <strong>Belucistan</strong>, “in violazione dello spazio aereo e della sovranità pakistana”. Teheran – i cui rapporti con Islamabad sono tesi – ha dichiarato che i suoi missili hanno raggiunto basi di un gruppo militante sunnita, <strong>Jaish al-Adl</strong>(Esercito della giustizia). Attacco, questo, che arriva all’indomani di due raid in Siria e Iraq, sulla scorta del doppio attentato suicida nella città di <strong>Kerman</strong> il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani ed è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). Intanto l’esercito americano è tornato a colpire i ribelli filoiraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato un attacco contro i miliziani di <strong>Hezbollah</strong> nel sud del <strong>Libano</strong>. Evidenze, queste, di come il conflitto si stia allargando e, di fatto, sta coinvolgendo sempre più attori nella regione.</p>
<p><strong>Yemen</strong>. Gli attacchi iraniani, come detto, su Pakistan, Siria e Iraq arrivano pochi giorni dopo i bombardamenti angloamericani nello Yemen in conseguenza delle azioni contro le navi commerciali in transito nel <strong>Mar Rosso</strong> ad opera dei ribelli yementi Houthi, sostenuti dall’Iran, che dichiarano di agire contro gli interessi israeliani e in solidarietà con i palestinesi a Gaza. Ieri <strong>Biden</strong> ha annunciato l’intenzione di reinserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche globali.</p>
<p><strong>Gaza</strong>. Il conflitto prosegue, le forze israeliane si sarebbero ritirate dall’area vicina al più grande ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo che il loro avvicinamento aveva scatenato il panico tra le persone che vi si rifugiavano. Inoltre, militanti palestinesi hanno lanciato 25 razzi contro la città israeliana di Netivot senza causare vittime.</p>
<p><strong>Quali sviluppi dell’escalation in corso?</strong> Le utile ore hanno segnato una dimostrazione di forza da parte della Repubblica islamica iraniana. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian è stato molto diretto: “Se il genocidio a Gaza si ferma, ciò porterà alla fine di altre crisi e attacchi nella regione”. Da Davos il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan, ha detto che “la priorità deve essere la de-escalation nel Mar Rosso e nell’intera regione attraverso il cessate il fuoco a Gaza”.</p>
<p>Insomma, per mesi l’establishment dell’Iran ha sconfessato il proprio coinvolgimento negli attacchi effettuati dai suoi alleati regionali. Ieri invece, in poche ore, Teheran ha colpito obiettivi in Siria, Iraq e Pakistan. Se da un lato la scelta di colpire la Siria consente all’Iran di centrare lo Stato islamico (IS) – provando a mitigare la rabbia interna dopo l’attacco terroristico di Kerman –  diversa è la questione legata al Pakistan, che esaspera di certo i già non facili equilibri regionali lungo il confine tra i due paesi.  Intanto diverse esplosioni si sono verificate intorno alla città di Savaran, nella provincia di Sistan-Baluchistan in Iran. La città è stata colpita da missili e droni provenienti dal Pakistan. L’attacco ha provocato diversi feriti, come ha riferito l’agenzia di stampa Mehr, proprio questa mattina.</p>
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		<title>I fronti aperti e il silenzio dell’Occidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 19:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza “La Striscia è un inferno in terra”. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/15/i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente/">I fronti aperti e il silenzio dell’Occidente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza</em></p>
<p><strong>“La Striscia è un inferno in terra”</strong>. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del nostro tempo”.</p>
<p><strong>Dove andremo a finire?</strong> La situazione umanitaria a Gaza peggiora di ora in ora, mentre i carri armati israeliani sono entrati a Khan Younis, la principale città nel sud della Striscia. Il coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha parlato di condizioni “apocalittiche”. L’Onu afferma che ormai l’80% della popolazione è sfollata e che oltre 600mila palestinesi hanno ricevuto l’ordine di evacuazione. Ma per loro non c’è nessun posto dove andare perché i rifugi sono pieni e al momento “nessun luogo è sicuro”. Intanto il bilancio delle vittime avrebbe superato quota 16mila, in confronto – riporta il <em>Financial Times</em> – nei primi nove mesi dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003 furono registrati 12mila civili uccisi. Un fallimento totale della nostra comune umanità.</p>
<p>Partiamo da qui per raccontare l’”inferno” di una delle tante guerre che si stanno combattendo oggi, dando seguito a quel filo rosso che non smettiamo mai di narrare sulle nostre pagine e che ci porta ad altri conflitti ancora in corso.</p>
<p><strong>Cosa sta accadendo in Ucraina?</strong> La controffensiva non è andata come sperato e il sostegno all’Ucraina scricchiola, ma ad avvantaggiare Putin è un’Europa che non si impegna abbastanza. Dopo mesi di effettivo stallo e una controffensiva che ha deluso le aspettative, alla fatica per la guerra sta subentrando la sfiducia. “Dobbiamo essere pronti anche alle cattive notizie”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg in un’intervista all’emittente tedesca ARD. A pochi giorni dalla firma di un decreto con cui il presidente russo Vladimir Putin ha aumentato il numero degli effettivi di circa 170mila unità, portandolo a un totale di 1,3 milioni. Negli ultimi mesi le linee del fronte si sono mosse poco e ora il gelo dell’inverno è calato sul paese, rendendo più difficile ogni avanzamento così come spostarsi e assicurare i rifornimenti. Il gelido inverno, ma non solo. Le crepe iniziano a farsi sentire anche all’interno del paese: il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha puntato il dito contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il fallimento della controffensiva, in un attacco senza precedenti contro il suo operato e il “crescente autoritarismo”. Secondo il primo cittadino della capitale, divenuto un volto noto della classe politica ucraina anche a livello internazionale, il presidente ha commesso degli “errori” e dovrebbe guardare con onestà alla reale situazione dell’Ucraina dopo l’invasione russa. <strong>Lo stesso Zelensky ha ammesso che la controffensiva “non ha raggiunto i suoi obiettivi”</strong> attribuendo parte della colpa alla lentezza degli aiuti militari dall’Occidente.</p>
<p>E’ chiaro come il conflitto scoppiato fra Israele e Hamas in Medio Oriente ha non solo distolto l’attenzione internazionale dalla guerra in corso in Europa orientale, ma ne ha perfino relativizzato l’eccezionalità. È in questo scenario di un Medio Oriente sull’orlo del baratro, con il rischio che il conflitto tra Israele e Hamas si estenda ad altri attori regionali, che oggi ha fatto la sua comparsa sulla scena Vladimir Putin. In un raro viaggio all’estero, dopo il mandato di arresto internazionale spiccato nei suoi confronti, il leader russo è arrivato ad Abu Dhabi per incontrare il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Putin ha proseguito il viaggio verso l’Arabia Saudita, a Riad per incontrare il principe ereditario e leader di fatto del paese, Mohammed bin Salman. Con entrambi, Putin ha parlato di accordi commerciali, produzione petrolifera e, naturalmente, della situazione in Ucraina e a Gaza, che il presidente russo imputa ai “fallimenti della politica statunitense nella regione. Putin ha voluto dimostrare di essere ancora un attore di primo piano in Medio Oriente, rafforzando l’immagine di Mosca come quella di un ‘polo alternativo’ agli Stati Uniti, capace di parlare con tutti. Stride, in questo contesto, il silenzio delle capitali occidentali incapaci di imporsi in due crisi che sembrano sfuggire alla loro portata: mentre l’Europa è preda delle divisioni interne e una totale mancanza di strategia, gli Stati Uniti osservano inermi l’alleato israeliano contravvenire alle sue pressioni. Ogni giorno che passa vediamo sempre più bambini morti e nuove profondità di sofferenza per le persone innocenti che sopportano questo inferno – ha denunciato Jan Egeland, capo del Consiglio norvegese per i rifugiati, secondo cui i paesi che sostengono Israele con le armi devono capire che queste morti civili costituiranno una macchia permanente sulla loro reputazione”. <strong>Quello che sta accadendo ha aggiunto Egeland “è un fallimento totale della nostra comune umanità”.</strong></p>
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		<title>La guerra dentro le città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 19:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<category><![CDATA[striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Perchè questo attacco? Chi ci guadagna da questa nuova escalation? L&#8217;analisi di Roberto Sciarrone Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia&#8230;</p>
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<div class="mh-meta entry-meta">Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia umanitaria spaventosa, l’”ultima goccia” di un vaso ricolmo di tensioni che può avere sviluppi, ad oggi, inimmaginabili. Da quando Hamas ha il controllo della Striscia (2007), Israele l’ha dichiarata “territorio ostile”. Interrompendo per lunghi periodi la fornitura d’elettricità, di carburante e di beni essenziali, oltre che bloccando le esportazioni. I lanci di razzi Qassam sulle città israeliane hanno di volta in volta peggiorato la situazione. Perché questo attacco? Intanto per fermare gli Accordi di Abramo, il “Diluvio di Al Aqsa” potrebbe rallentare se non addirittura annullare la normalizzazione tra paesi arabi e Israele. Neanche due settimane fa il premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Onu ha illustrato la sua idea per un “nuovo Medio Oriente con l’Arabia Saudita e altri vicini”, e di un “nuovo corridoio di pace e prosperità” con i palestinesi. Già preistoria. Chi ci guadagna da questa nuova escalation? Il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha dichiarato alla Bbc che l’Iran ha dato il proprio sostegno a Hamas nell’attacco a sorpresa contro Israele. E poi probabilmente lo stesso Netanyahu, che stava per essere travolto dalle sue – poco felici – scelte politiche e che invece, come leader di un paese in guerra, rimarrà saldamente al comando. Chi ci perde? Probabilmente, come sempre, tutti. I civili e i militari israeliani morti in queste ore, i civili di Gaza rimasti sotto le macerie dei bombardamenti di questa notte ma anche tutti i palestinesi non allineati ad Hamas che soffrono povertà, malnutrizione e sopravvivono in condizioni davvero al limite, da sempre. Il conflitto pare intanto allargarsi ai confini nord con il Libano. Parallelismi con la guerra del Kippur (1973)? Abbastanza limitati. Rimane chiaro a tutti che un nuovo conflitto di faglia è nuovamente deflagrato, che sarà difficile venirne a capo e che contribuirà ad alterare i già complessi equilibri geopolitici dell’area.</div>
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		<title>Chi era Yevgeny Prigozhin?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 20:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Secondo il canale Telegram Grey Zone: “L’omicidio di Prigozhin avrà conseguenze disastrose” Russia, precipita aereo con 10 passeggeri: «A bordo anche Prigozhin». Fonti vicine a Wagner: «Abbattuto dai jet russi,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/3ED0A293-4C94-4CBF-8A6A-014075E9032C-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Secondo il canale Telegram Grey Zone: “L’omicidio di Prigozhin avrà conseguenze disastrose”</em></p>
<p>Russia, precipita aereo con 10 passeggeri: «A bordo anche Prigozhin». Fonti vicine a Wagner: «Abbattuto dai jet russi, l’hanno ucciso». Secondo l’agenzia del trasporto aereo russo <strong><em>Rosaviatsiya</em></strong> a bordo del velivolo schiantatosi tra Mosca e San Pietroburgo c’era anche l’ex «chef di Putin», caduto in disgrazia agli occhi del Cremlino dopo la clamorosa insurrezione dello scorso 24 giugno. Cosa succederà adesso? In attesa di conferme ufficiali sarà interessante capire quale sarà il ruolo della Wagner nei paesi africani, dalla Libia all’Africa sub-sahariana, da dove Yevgeny Prigozhin aveva postato il suo ultimo video con tanto di proclama “Per rendere la Russia ancora più grande in ogni continente! E l’Africa ancora più libera!”.</p>
<p><strong>Il tentato colpo di Stato</strong>.</p>
<p>Era il 23 giugno scorso quando il capo di <strong>Wagner</strong> aveva annunciato “la marcia della giustizia” su Mosca da <strong>Rostov sul Don</strong> alla testa di circa 25mila mercenari dopo settimane di <strong>accuse</strong> e <strong>recriminazioni</strong> circa la gestione della crisi bellica in <strong>Ucraina</strong>. Un golpe, definito da <strong>Putin</strong> una “pugnalata alle spalle”, rientrato qualche ora dopo, con la mediazione del presidente bielorusso <strong>Aleksander</strong> <strong>Lukashenko</strong> e la promessa dei mercenari di ritirarsi dall’Ucraina e trasferire le proprie basi in <strong>Bielorussia. </strong>Cinque giorni dopo il <strong>tentato colpo di Stato</strong>, Prigozhin un chiarimento durato tre ore presso il Cremlino e finito con una promessa di <strong>fedeltà</strong> al presidente. E poi?</p>
<p><strong><br />
</strong><strong>Secondo il canale Telegram <em>Grey Zone</em>: “L’omicidio di Prigozhin avrà conseguenze disastrose”</strong></p>
<p>L’assassinio del leader e fondatore del gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin “avrà conseguenze disastrose”. Lo scrive il canale Telegram <strong><em>Grey Zone</em></strong>affiliato al gruppo Wagner. “Le persone che hanno dato l’ordine non hanno capito affatto lo stato d’animo dell’esercito e il morale”. Che continua: “Che questo sia un insegnamento per tutti. Bisogna sempre arrivare fino in fondo”, si legge in un altro messaggio. Il riferimento è alla rinuncia del leader della Wagner di arrivare fino a Mosca il giugno scorso.</p>
<p><strong>Cosa succederà adesso?</strong></p>
<p><strong>Chi è rimasto in Libia continuerà ad avere l’appoggio di Mosca?</strong> Chi è in Bielorussia sarà marginale o centrale nella nuova strategia?</p>
<p>Oggi il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong> pubblica alcune ipotesi sul futuro dei mercenari. L’informazione più interessante arriva però dalla Libia, dove i mercenari russi operano almeno dal 2016 in sostegno al regime autonomo del generale <strong>Khalifa Haftar</strong> a Bengasi in contrapposizione a quello di Tripoli. Ieri, infatti, poche ore prima dello schianto aereo, è arrivato a Bengasi il viceministro della Difesa russo, <strong>Yunus-Bek Yevkorov</strong>. Saranno gli ufficiali del ministero della Difesa di Mosca a definire le strategie in Libia, Siria e in tutte le basi. I membri della Wagner in Bielorussia diventeranno, insomma, sempre più marginali.</p>
<p><strong>Chi era Yevgeny Prigozhin?</strong></p>
<p><strong>“Cuoco di Putin”</strong>, leader della Wagner, ribelle armato. Tutto questo e non solo. Yevgeny Prigozhin, capo del gruppo di mercenari russi è stato tra le persone più vicine al presidente russo, un oligarca convertito a capo militare. Nato a Leningrado nel 1961, si era diplomato in un collegio di atletica leggera. In passato in carcere con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, rapina e frode. Nel 1990 apre un <strong>chiosco di hotdog</strong> per fare poi fortuna con una catena di negozi alimentari, il catering per le scuole e l’esercito e infine il suo primo ristorante, il <strong>“New Island”</strong>ispirato ai battelli galleggianti sulla Senna. L’idea ha conquistato il presidente russo Putin, che ha iniziato a organizzare lì pranzi e cene. Le laute commesse pubbliche avrebbero permesso a Prigozhin di finanziare la Wagner e altre attività “coperte” come la propaganda e la diffusione di fake news. Nel 2013 a San Pietroburgo nasce la Internet research agency, giovani informatici incaricati di diffondere fake news: l’agenzia avrebbe lavorato per far perdere Hillary Clinton alle elezioni contro Donald Trump. Sposato con la farmacista Ljubov’ Valentinovna Prigožina, proprietaria di una rete di boutique “Muzej šokolada” a San Pietroburgo, avrebbe due figli Pavel e Polina e una casa a Gelendzhik. Lo scorso anno ha ricevuto l’onorificenza di eroe della Federazione Russa, oltre ad altre varie medaglie al merito per la Patria nel corso degli anni. Le truppe Wagner da lui guidate non hanno operato solo in Ucraina, ma hanno connessioni in tutto il mondo: dalla Siria alla Libia alla Repubblica Centroafricana. Secondo <strong>Navalny </strong>(l’oppositore numero uno di Putin in Russia), mentre la Wagner combatteva in Siria Prigozhin avrebbe ottenuto una percentuale della vendita del petrolio ottenuto dai pozzi protetti dai mercenari. L’invasione dell’Ucraina, dove la Wagner sarebbe arrivata a schierare fino a 50mila uomini, si è tramutata per Prigozhin in una sorta di guerra privata. I primi dissapori con Mosca sono iniziati nell’aprile 2023 quando Prighozin ha lanciato un appello chiedendo lo stop all’invasione dell’Ucraina per evitare che gli ucraini prendessero il sopravvento approfittando della stanchezza dei soldati.  A maggio, poi, Prighozin ha imputato ai vertici militari russi la morte dei suoi mercenari sul campo di battaglia, della mancanza di munizioni e ha minacciato la ritirata da Bakhmut, poi il fallito golpe di giugno anche grazie alla mediazione del presidente bielorusso Lukashenko. Infine l’ultimo video da un paese africano e lo schianto aereo di ieri. Fine della parabola.</p>
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		<title>L’indipendenza tecnologica europea nello scenario globale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/06/lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 07:36:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE La vera forza di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE</em></p>
<p>La vera forza di un paese e di un continente, oggi, si misura nella capacità di saper innovare, investire e moltiplicare le risorse. Lo scorso 6 dicembre 2022, in occasione della presentazione a Bruxelles del report <strong>I-Com</strong> dal titolo <em>“Fast track to EU Strategic Autonomy. Speed check for digital, green and health”</em>, è stato illustrato il posizionamento dell’Unione Europea nel contesto globale. Diversi gli spunti di interesse, in particolar modo le iniziative decise dalle istituzioni per rafforzare la competitività e conseguire l’autonomia strategica europea rispetto al resto del mondo nei settori energia, salute e digitale. In un mondo che va sempre più veloce qual è la dimensione europea oggi? <strong>Ne abbiamo parlato con Roberto Pasca di Magliano</strong>, Direttore della School of Financial Cooperation and Development SFIDE di UnitelmaSapienza. <strong>Per almeno un paio di decenni gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno assistito alla tumultuosa avanzata cinese nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili.</strong><strong>Quali prospettive? </strong>Si, esattamente, Stati Uniti e Unione Europea non hanno colmato ancora questo evidente gap con la Cina, impegnandosi poco nel disegno di efficaci politiche industriali orientate al sostegno della ricerca, delle produzioni ad alto contenuto tecnologico e al contenimento di consumi dipendenti dalle importazioni da Paesi a regimi autocratici. <strong>Dopo la fine dell’economia pianificata succeduta alla fine dell’Unione Sovietica, l’Occidente si è adagiato sulla speranza che il libero mercato – grazie al principio della concorrenza – avrebbe prima o poi influenzato anche le istituzioni autoritarie verso un cammino ispirato alla libera democrazia. Questa previsione è stata smentita dalla realtà?</strong> Sì. Il mercato è cinico e, come tale, è capace di adattarsi a qualsiasi sistema, anche alle dittature più rigide e capaci di trarne maggiori benefici proprio per la loro capacità di controllare i costi del lavoro. Ed è proprio la capacità di “sfruttare” le forze del libero mercato a proprio vantaggio che ha permesso alla Cina di attrarre investimenti nei settori dell’elettronica avanzata (semiconduttori, batterie, micro chips, reti telefoniche, intelligenza artificiale, maxi computer). <strong>Lo scorso anno la Cina ha superato gli Usa come primo partner commerciale dell’Unione europea.</strong><strong> Cosa ne pensa?</strong> Il sorpasso è avvenuto a seguito di un aumento delle importazioni dalla Cina del 5,6%, per un totale di 383,5 miliardi di euro, e di un incremento delle esportazioni europee del 2,2% (202,5 miliardi di euro). L’export italiano è cresciuto del 3,7% a fronte di un balzo dell’import di ben il 54,4%: un saldo negativo causato da un forte incremento dell’import di prodotti elettronici ed elettrici, strategici per l’economia. Peraltro, la Cina va rafforzando i legami commerciali con la Russia, da cui importa petrolio, gas, carbone e materie agricole ed esporta, non sono beni di consumo, ma anche diversi tipi di macchinari industriali. All’opposto le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite del 13,2% scendendo a 202 miliardi di euro e le esportazioni hanno registrato una flessione dell’8,2% attestandosi sui 353 miliardi di euro. Anche se il fenomeno pare attenuarsi per effetto dei condizionamenti politici che spingono le imprese verso un <em>reshoring</em>, molte multinazionali americane ed europee hanno trasferito parte della loro produzione in Cina che si è avvantaggiata del know-how tecnologico facendola diventare, tra l’altro, leader della produzione di auto elettriche con una quota pari al 30% del totale (UE 20%, Usa 7%), delle energie rinnovabili e delle componenti elettroniche ed elettriche. <strong>L’Italia in Cina. Quali i numeri?</strong> L’Italia è presente in Cina con circa 2.300 imprese che impiegano più di 60mila lavoratori e generano un fatturato di almeno 5 mld €. I settori di maggiore interesse sono la meccanica e il tessile. Gli investimenti diretti cinesi, nonostante l’ostruzionismo verso la Lituania, le controversie sui brevetti e il congelamento del <em>Comprehensive Agreement on Investment</em> nel 2022, sono cresciuti del 3% (96 mld €) e continuano a crescere; dai porti, alla sanità, all’<em>automotive</em>, a molti comparti strategici. Guardando all’Italia, la State Grid Corporation è in Cdp Reti, società che racchiude le quote di controllo di Snam, Italgas e Terna e investe in infrastrutture strategiche nei settori del gas e dell’energia elettrica. <strong>Naturalmente professore, a seguito della pandemia e della successiva guerra in Ucraina lo scacchiere internazionale è andato via via modificandosi, frammentandosi in nuove alleanze che vedono i paesi occidentali, spesso, confusi in primi al loro interno. Tutto questo si traduce in politiche estere spesso insicure a vantaggio di nuove alleanze. </strong>Lo scenario mondiale di “potenze contrapposte” è andato ulteriormente deteriorandosi a seguito alla pandemia e ancor più con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le autocrazie, sostenute da cinici oligarchi, hanno alzato il tiro inasprendo la dipendenza tecnologica dell’Occidente e quella energetica dell’UE ed ostacolando la ricerca di compromessi con le liberal-democrazie. Gli Stati Uniti reagiscono scegliendo la via del protezionismo. Con <em>l’Inflation Reduction Act</em> (370 mld $) e la manovra aggiuntiva del <em>Chips Act</em> (69 mld $) intendono agire sul <em>reshoring</em> e ancor più sull’attrazione di nuovi investimenti strategici nella transizione tecnologica concedendo generosi aiuti sia a consumatori sia ad imprese nei settori high-tech strategici (pannelli solari, turbine eoliche, batterie e altre componenti per i veicoli elettrici), purché l’intera filiera sia realizzata negli Stati Uniti o anche in Canada e Messico. <strong>La globalizzazione subirà un rallentamento? </strong>Pensare ad uno stravolgimento della globalizzazione è seriamente difficile, e peraltro non auspicabile, ma attuare politiche industriali capaci di accrescere l’indipendenza tecnologica ed energetica è diventata oggi una necessità per riscattare le democrazie dall’aggressività delle autocrazie. <strong> </strong>La globalizzazione ha spinto alla creazione di un unico grande mercato mondiale nel quale potessero circolare capitali, merci, servizi ed informazioni, ma ha anche accresciuto l’interdipendenza tra intere zone del pianeta. Grazie alle tecnologie digitali si esaspera liberalizzazione del mercato, che spinge alla de-regolazione economica e alla delocalizzazione della produzione verso paesi ove costi per unità di prodotto sono più bassi.<strong>Protagoniste sono le multinazionali che delocalizzano, anche parte della produzione, verso paesi </strong><strong>dotati di capacità tecnologiche anche se caratterizzati da bassi standard di tutela del lavoro</strong><strong>. Cosa ne pensa?</strong> Globalizzazione e concorrenza hanno reso disponibili prodotti e servizi a prezzi più bassi, ma hanno anche accresciuto la dipendenza tecnologica da paesi governati da autocrazie e dittature.  <strong> </strong>Queste in sintesi le ragioni che rendono necessaria e urgente un’efficace politica industriale europea capace di concedere sussidi alla crescita delle tecnologie strategiche, dalla R&amp;S agli investimenti in comparti digitali ed energetici.Obiettivi e strumenti di un’efficace politica industriale europea, da sviluppare in una prospettiva di stretta collaborazione con gli Stati Uniti, devono rispettare la sostenibilità economica, sociale, istituzionale ed insieme accrescere l’indipendenza energetica e tecnologica. <strong>E poi c’è il Next Generation Eu?</strong>Determinante il programma di aiuto varato dalla UE il 14 dicembre 2020, tradotto in programmi nazionali (PNRR) – ai nuovi obiettivi di indipendenza tecnologica ed energetica. Inoltre per contrastare la concorrenza cinese e rispondere efficacemente alla pioggia di sussidi americani, la UE annuncia un <em>Green Deal Industrial Plan</em> inteso a rinnovare il quadro normativo a sostegno a sostegno dello sviluppo sostenibile (<em>Net-Zero Industry Act</em>) e far leva in una prima fase su risorse esistenti (<em>REPowerEU, InvestEU, Innovation Fund</em>) cui dovrebbe seguire la costituzione di un fondo comune – <strong><em>European Sovereignty Fund</em></strong><strong> – </strong>per sostenere gli investimenti nella transizione energetica e tecnologica  a favore di imprese più promettenti sul piano tecnologico e più redditizie. Se, quindi, non è possibile né auspicabile contrastare la globalizzazione perché generata da tecnologie e non da scelte politiche, pandemia e guerra insegnano che non si può lasciar fare solo al mercato ma occorre un ruolo guida dello Stato per disegnare adeguate ed efficaci politiche industriali tra paesi affini, uniti da valori comuni.</p>
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		<title>Le università italiane sono ancora lontane dal raggiungere la parità di genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 03:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gender gap]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Unitelma Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Università italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/3987B388-408C-49B3-B390-3B0418CD6A9D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/3987B388-408C-49B3-B390-3B0418CD6A9D.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/3987B388-408C-49B3-B390-3B0418CD6A9D-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/3987B388-408C-49B3-B390-3B0418CD6A9D-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Secondo il report sul gender gap stilato da Talents Venture UnitelmaSapienza è il secondo ateneo più paritario tra quelli di piccole dimensioni Con un punteggio di 93/100 UnitelmaSapienza è il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Secondo il report sul gender gap stilato da Talents Venture UnitelmaSapienza è il secondo ateneo più paritario tra quelli di piccole dimensioni</em></p>
<p>Con un punteggio di <strong>93/100 UnitelmaSapienza è il secondo ateneo più paritario</strong> tra quelli di piccole dimensioni. Analizzando le 4 componenti del punteggio complessivo, la performance è trainata dagli ottimi risultati tra gli iscritti (98/100) mentre la categoria del personale amministrativo fa registrare il risultato meno inclusivo (84/100). Inoltre, tra i <strong>migliori 10 atenei</strong> per categoria di riferimento spicca ancora UnitelmaSapienza al quarto posto nella categoria docenti (97/100).</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-48322" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/image-4.png" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/image-4.png 1003w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/image-4-300x125.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/image-4-768x319.png 768w" alt="" width="1003" height="417" /></figure>
<p><strong>Questi i risultati del report sul gender gap stilato da</strong> <strong>Talents Venture,</strong> società specializzata in servizi di orientamento e sviluppo di soluzioni a sostegno dell’istruzione universitaria, che si occupa di aumentare l’accesso all’istruzione di alta qualità per fornire alle aziende e alle istituzioni i talenti di cui hanno bisogno per affrontare le sfide globali.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-48323" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-2048x1152.jpg 2048w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/D3_Presentazione_220722_1_page-0001-1-678x381.jpg 678w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
<p><em>La diversità non va considerata come un ostacolo, ma deve essere percepita come un fattore per incrementare la capacità di innovare all’interno di un gruppo e di favorire il benessere della società, del gruppo stesso e dell’azienda, pubblica o privata, di cui esso fa parte. Ad oggi, le differenze di genere hanno, per la maggior parte dei casi, un impatto negativo in molti ambiti, non ultimo quello dell’istruzione, limitando quell’innovazione e quel benessere. Per riuscire a colmare questo divario è necessario avviare attività concrete che abbiano un impatto significativo sulla vita delle organizzazioni e delle persone. Un esempio sono i programmi di orientamento che invitino a considerare come possibili quei percorsi formativi che per tradizione o pregiudizio vedono l’assenza di uno o dell’altro genere come nel caso dell’ambito ICT in cui le donne sono solo l’14% delle persone che si iscrive a questi corsi. </em><strong>Così ha dichiarato Pier Giorgio Bianchi, CEO di Talents Venture.</strong></p>
<p>Secondo il report le ragazze iscritte alle università italiane superano quota un milione ma il 30% si concentra in soli due gruppi di laurea (Istruzione e Arti e Scienze Umane). <strong>Nell’anno accademico 2020/2021, per la prima volta negli ultimi nove anni, il numero di ragazze iscritte negli atenei italiani ha superato quota un milione (1.009.109)</strong>. Il 30% delle ragazze è concentrato in soli due gruppi di laurea: Istruzione e Arti e Scienze Umane. Mentre solo lo 0,5% delle ragazze iscritte all’università ha scelto di intraprendere un percorso di studi in Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Anche all’interno dei dipartimenti e delle strutture amministrative degli atenei italiani è presente un notevole divario di genere. Se si guarda al personale docente ordinario, <strong>i professori ordinari rappresentano il 75% contro solamente il 25% di donne</strong>. Tuttavia il numero di donne che ricopre la posizione di docente ordinario sta crescendo ad una velocità maggiore rispetto a quella degli uomini (+25% per le donne in 5 anni, contro un +5% per gli uomini). <strong>Anche rivolgendo l’attenzione al personale amministrativo è possibile notare un divario di genere nelle cariche dirigenziali</strong> <strong>a svantaggio delle donne</strong> (sono il 41%) e nei ruoli amministrativi a svantaggio degli uomini (solo solamente il 26%).</p>
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		<title>Papa Francesco, il senso del viaggio apostolico in Kazakistan dopo la rivolta</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/15/papa-francesco-il-senso-del-viaggio-apostolico-in-kazakistan-dopo-la-rivolta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=papa-francesco-il-senso-del-viaggio-apostolico-in-kazakistan-dopo-la-rivolta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 06:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Kazakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="414" height="237" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/8E1329BA-32E2-4124-9772-563A227B2F7B.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/8E1329BA-32E2-4124-9772-563A227B2F7B.png 414w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/8E1329BA-32E2-4124-9772-563A227B2F7B-300x172.png 300w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></p>
<p>Il viaggio apostolico di papa Francesco in Kazakhistan ha un significato geopolitico e diplomatico particolarmente rilevante. La vaticanista del Tg3 Vania De Luca tra i giornalisti delegati sul volo papale&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="entry-title">
<p>Il viaggio apostolico di papa Francesco in Kazakhistan ha un significato geopolitico e diplomatico particolarmente rilevante. La vaticanista del Tg3 Vania De Luca tra i giornalisti delegati sul volo papale ha raccontato il viaggio di Francesco a Nur Sultan.<br />
Un cambio di paradigma culturale che pensando al futuro, ai giovani, promuove l’incontro, il dialogo e insieme la solidarietà, nella centralità di Bergoglio al tavolo del Congresso dei Capi delle religioni mondiali e tradizionali. L’intervista di Roberto Sciarrone, Sapienza Università di Roma</p>
<p>Roma – Nel gennaio del 2022 abbiamo raccontato della <strong>rivolta in Kazakhistan</strong> a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, a poco meno di un mese dall’invasione russa dell’Ucraina. Il presidente della repubblica presidenziale – con governo monopartitico – <strong>Kassym Jomart Tokayev</strong> aveva licenziato il governo e imposto il coprifuoco. Secondo diversi analisti internazionali, uno degli attori della crisi di gennaio era senz’altro l’ex capo di stato, il “padre della nazione” <strong>Nursultan Nazarbayev</strong>. Il Kazakhistan, tra i più tradizionali e fedeli paesi satellite della Russia di <strong>Vladimir Putin</strong>, teatro del viaggio apostolico di <strong>Papa Francesco</strong> dal 13 al 15 settembre scorso. <strong>Abbiamo intervistato Vania De Luca</strong>, <strong>vaticanista del tg3</strong> <strong>Rai</strong>, tra i giornalisti delegati sul volo papale inviati a Nur-Sultan.</p>
<p>Il Kazakhistan è crocevia di rilevanti snodi geopolitici. Riveste un ruolo fondamentale nell’attenuare le conflittualità e qui Giovanni Paolo II venne a seminare speranza subito dopo i tragici attentati del 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono negli Stati Uniti. Ha affermato Papa Francesco.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-thumbnail is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-48232" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/images-1-150x150.jpeg" alt="" width="138" height="138" /><figcaption>Vania De Luca</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Vania De Luca, quant’è stato importante secondo lei, dal punto di vista geopolitico, organizzare in Kazakhistan il Congresso dei Capi delle religioni mondiali e tradizionali?</strong></p>
<p>Credo che qualsiasi iniziativa finalizzata a far incontrare di persona leader e capi religiosi al fine di favorire una reciproca conoscenza e cammini comuni in nome della pace e della fraternità sia più che utile, preziosa. Nel caso del Kazakhistan il Congresso che lei citava è stato un evento giunto alla settima edizione (la prima fu nel settembre del 2003, su iniziativa del primo Presidente della Repubblica del Kazakhstan, Nursultan Abishevich Nazarbayev).</p>
<p>Per la prima volta vi ha partecipato un Papa, e dunque la presenza di Francesco è stata una novità. In agenda c’era originariamente un confronto su spiritualità e società nella post-pandemia, ma poi è arrivata la guerra in Ucraina a imporre di rivedere programma e temi prioritari. “Ci incontreremo come fratelli”, è stato l’auspicio del papa prima della partenza, “animati dal comune desiderio di pace di cui il mondo è assetato”. I leader religiosi erano disposti intorno a un grande tavolo rigorosamente tondo (anche se la presenza del Papa risultava centrale rispetto alla collocazione in sala dei selezionatissimi invitati e dei giornalisti accreditati). C’erano più di 80 delegazioni, esponenti di Buddismo, Taoismo, Induismo, Zoroastrismo e Shintoismo, il Rabbino Capo d’Israele Yitzhak Yosef, e il Grande Imam di al-Azhar al-Tayyeb, musulmano sunnita, cofirmatario con papa Francesco, nel 2019 ad Abu Dhabi, del documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Si sono percepite sintonie e differenze, armonia pur nella diversità ma anche distanze. Da Mosca non è arrivato il patriarca di Kirill, ma il metropolita Antonio, che ha parlato a tu per tu con il papa in uno degli incontri bilaterali previsti dal programma.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-thumbnail"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-48233" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/logokazakhstan-2022-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
</div>
<p><strong>Per il 38° viaggio apostolico Papa Francesco ha scelto il cuore dell’Asia, quale messaggio ha voluto dare alla comunità dei paesi di quest’area?</strong></p>
<p>Cuore dell’Asia e contemporaneamente un grande paese (tra i dieci più grandi al mondo), che è un crocevia: confinante con Europa, Russia e Cina, sulla rotta dell’antica Via della seta e sede ospitante dell’expo nel 2017. Un paese che ha conosciuto i gulag in cui i sovietici imprigionavano i dissidenti politici e che accolse Giovanni Paolo II nel 2001, arrivato a “seminare speranza” pochi giorni dopo l’attentato alle Torri gemelle, e a 10 anni dalla proclamata indipendenza dall’orbita russa. Direi che il grande messaggio portato dal Papa si può sintetizzare intorno all’invito a non affrontare i conflitti con le ragioni della forza, che si rivelano “inconcludenti”, quanto piuttosto ad accettare la “sfida della pace”, in un periodo storico segnato “dalla piaga della guerra, da un clima di esasperati confronti, dall’incapacità di fare un passo indietro e tendere la mano all’altro”. Cosa possono fare le religioni, insieme, per la pace? Questa mi sembra la grande domanda che muove tanti passi del Papa, compreso il prossimo viaggio, a inizi di novembre, in Bahrein. “Occorre un sussulto e occorre, fratelli e sorelle, che venga da noi”, ha detto a Nur Sultan, invitando le grandi religioni, che costituiscono l’anima di tante culture e tradizioni, a un impegno attivo per la pace: “Non giustifichiamo mai la violenza. Non permettiamo che il sacro venga strumentalizzato da ciò che è profano. Il sacro non sia puntello del potere e il potere non si puntelli di sacralità! Dio è pace e conduce sempre alla pace, mai alla guerra”.</p>
<p><strong>Non è passato poi inosservato, da parte del Papa, il richiamo alle autorità alla necessità di allargare l’impegno diplomatico a favore del dialogo e dell’incontro. Quali risultati sono stati raggiunti?</strong></p>
<p>Più che di risultati raggiunti penso sia utile parlare di risultati ancora da raggiungere, e non per un generico filantropismo, ma perché è concreto il rischio di un conflitto nucleare che dopo Hiroshima e Nagasaki pensavamo archiviato come errore della storia. Contemporaneamente c’è la Terra, la casa comune, che chiede un’inversione di rotta se non si vogliono rendere irreversibili gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Temi emersi con forza a Nur Sultan. Quello che il Papa sta cercando di fare, con gesti e con parole, è un cambio di paradigma culturale che pensando al futuro, ai giovani, promuove l’incontro, il dialogo, le trattative pazienti, e insieme la solidarietà, la condivisione, una pace legata alla giustizia, la lotta alle disuguaglianze. Alla conferenza stampa sul volo di rientro ha lodato come lungimirante la volontà del Paese di far dialogare quelli che di solito sono scartati, ossia i leader religiosi, visto che tra le cose che si scartano ci sono oggi i valori religiosi.</p>
<p><strong>Prima dell’incontro con le autorità, il Papa è andato incontro al presidente Kassym-Jomart K. Tokayev nel dorato palazzo presidenziale di Ak Orda per la cerimonia di benvenuto in Kazakhistan. E nell’affollato auditorium, seduto accanto al presidente – che ha ricordato i trent’anni dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra il Kazakhistan e il Vaticano – Francesco ha espresso il suo apprezzamento per la rinuncia agli armamenti nucleari che questo Paese ha intrapreso con decisione, così come per lo sviluppo di politiche energetiche e ambientali incentrate sulla decarbonizzazione e sull’investimento in fonti pulite</strong>.<strong> Qual è stato il suo approccio con questo Paese?</strong></p>
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<p>Nei tanti viaggi che ho seguito dall’inizio del pontificato ho sperimentato con mano che papa Francesco ha una particolare predilezione per i paesi di frontiera, per i crocevia. In Kazakistan ha ricordato subito<strong> </strong>i circa centocinquanta gruppi etnici e le più di ottanta lingue presenti nel Paese, con storie, tradizioni culturali e religiose variegate: “compongono una sinfonia straordinaria”, ha detto, “e fanno del Kazakhstan un laboratorio multietnico, multiculturale e multireligioso unico, rivelandone la peculiare vocazione, quella di essere “<em>Paese dell’incontro”, </em>in cui “la libertà religiosa costituisce l’alveo migliore per la convivenza civile”. La parola “kazako” evoca il camminare libero e indipendente, e la tutela della libertà, ha sottolineato il Papa, “si traduce nella società civile principalmente attraverso <em>il riconoscimento dei diritti, accompagnati dai doveri</em>”. In un Paese al 70 per cento musulmano, con i cristiani circa al 26% (per lo più ortodossi, appena l’1% i cattolici), Francesco ha assicurato che questi ultimi, “presenti in Asia centrale fin da tempi antichi, desiderano continuare a testimoniare lo spirito di apertura e rispettoso dialogo che distingue questa terra”. Commovente e gioioso l’incontro del papa con i religiosi, in cattedrale, l’ultimo giorno della visita, sotto lo sguardo di un’icona di Maria, Madre della Grande Steppa.</p>
<p><strong>Il papa in Cina. Cosa può significare per lo scacchiere geopolitico orientale? Può essere un fattore di distensione nei rapporti con l’Occidente?</strong></p>
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<figure class="alignright size-medium is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-48235" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco-300x169.jpg" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco-1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco-678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/10/1280x720_1442840778809_papa-francesco.jpg 1280w" alt="" width="254" height="143" /></figure>
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<p>Dove arriva il Papa arriva un pellegrino di pace, e la disponibilità, oltre che la volontà, di andare a Pechino (come del resto a Mosca) Francesco l’ha confermata in più di un’occasione, compreso il volo verso Nur-Sultan, quando a tu per tu con un giornalista ha ribadito di essere pronto a visitare la Cina, che peraltro in Kazakistan, continua a investire risorse importanti, soprattutto nel settore energetico. Proprio nei giorni in cui papa Francesco era a Nur Sultan Il presidente cinese Xi Jinping era nella capitale kazaka per incontrare Tokaev, dopo aver già visto Putin in Uzbekistan, ma un incontro con il Papa non era in agenda, né si sono create le condizioni perché potesse avvenire. Papa Francesco, del resto, si è sempre detto disponibile, pronto e aperto ad ogni incontro, ma alle condizioni opportune, al momento giusto. La Cina è un gigante, ha detto alla conferenza stampa di rientro dal Kazakhstan, ha ricordato la commissione bilaterale vaticano-cinese che sta andando bene, anche se lentamente, “perché il ritmo cinese è lento”, ma sempre, con il dialogo, “si fanno passi avanti”.</p>
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		<title>Israele e gli Accordi di Abramo. L’analisi di Elia Milani da Gerusalemme</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/15/israele-e-gli-accordi-di-abramo-lanalisi-di-elia-milani-da-gerusalemme/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=israele-e-gli-accordi-di-abramo-lanalisi-di-elia-milani-da-gerusalemme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 13:11:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Quali sono le novità apportate dal nuovo governo Bennett rispetto all’epoca Netanyahu nella gestione delle relazioni con i vecchi partner arabi, Egitto e Giordania? Il Centro Interdipartimentale CEMAS di Sapienza Università di Roma e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/15/israele-e-gli-accordi-di-abramo-lanalisi-di-elia-milani-da-gerusalemme/">Israele e gli Accordi di Abramo. L’analisi di Elia Milani da Gerusalemme</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/AB055532-2898-4756-AB7B-5DAD22838375-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Quali sono le novità apportate dal nuovo governo Bennett rispetto all’epoca Netanyahu nella gestione delle relazioni con i vecchi partner arabi, Egitto e Giordania?</em></p>
<p>Il Centro Interdipartimentale <strong>CEMAS</strong> di <strong>Sapienza Università di Roma</strong> e il <strong>Centro Studi Geopolitica.info</strong> in collaborazione con <strong>UnitelmaSapienza</strong>, su incarico del <strong>Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale</strong>, presentano “<strong>People-to-People (P2P): La dimensione socio-economica e culturale degli Accordi di Abramo</strong>”, progetto di ricerca che si articolerà anche attraverso una serie di interviste ad autorevoli esperti.</p>
<p><strong>Gli Stati Uniti e gli Accordi di Abramo</strong>, la complessa politica mediorientale, cosa è cambiato dall’amministrazione Trump a quella democratica di Biden? Il sostegno di Washington ai propri alleati storici nella regione come Israele e le implicazioni per l’Italia e l’Europa. Di questo e molto altro ne discuteremo con esperti dell’area.</p>
<p><strong>Info ai seguenti link</strong></p>
<p><a href="http://www.cemas-sapienza.it/people-to-people-p2p/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.cemas-sapienza.it/people-to-people-p2p/</a></p>
<figure class="wp-block-embed">
<div class="wp-block-embed__wrapper">https://geopolitica.info/p2p/</div>
</figure>
<p><a href="https://www.unitelmasapienza.it/it/contenuti/novita/people-people-p2p" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jpV5Ki9HAGQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oggi online:</a></p>
<p><strong>Israele e gli Accordi di Abramo.</strong> Come ha reagito l’opinione pubblica in Israele alla firma degli accordi di Abramo? Quali sono le novità apportate dal nuovo governo Bennett rispetto all’epoca Netanyahu nella gestione delle relazioni con i vecchi partner arabi, Egitto e Giordania? Ne abbiamo parlato con <strong>Elia Milani, giornalista Mediaset, in diretta da Gerusalemme. </strong>Intervista a cura di <strong>Roberto Sciarrone</strong>, UnitelmaSapienza.</p>
<p><em>Le presenti interviste sono state sviluppate nell’ambito del progetto “People-to-People: La dimensione socio-economica e culturale degli Accordi di Abramo” realizzato dal Centro Studi Geopolitica.info con il sostegno dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionali.</em></p>
<p><em>Le opinioni contenute nelle interviste sono da riferire ai singoli autori e non riflettono necessariamente quelle dei curatori o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.</em></p>
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		<title>Ucraina, gli effetti della guerra sulle economie africane</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/11/ucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 12:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[crisi del grano]]></category>
		<category><![CDATA[economie africane]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[invasione russa]]></category>
		<category><![CDATA[invasione Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/14736127-F1A8-4ED0-BE49-6894DB4E5356.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/14736127-F1A8-4ED0-BE49-6894DB4E5356.png 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/14736127-F1A8-4ED0-BE49-6894DB4E5356-300x179.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/14736127-F1A8-4ED0-BE49-6894DB4E5356-585x348.png 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La dipendenza dal mercato mondiale delle fragili economie africane tiene un intero continente in apprensione La crisi russo-ucraina sfociata in una guerra che si trascina ormai da più di un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/11/ucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane/">Ucraina, gli effetti della guerra sulle economie africane</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La dipendenza dal mercato mondiale delle fragili economie africane tiene un intero continente in apprensione</em></p>
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<p>La crisi russo-ucraina sfociata in una guerra che si trascina ormai da più di un mese è già mondiale. Come affermato qualche giorno fa dalla direttrice del Fondo monetario internazionale <strong>Kristalina Georgieva</strong> “guerra in Ucraina significa fame in Africa”. L’Ucraina e la Russia, come sappiamo, producono insieme quasi un quarto del grano mondiale, sfamando miliardi di persone in tutto il pianeta, per alcuni Paesi dell’Africa rappresentano quasi il 90% delle importazioni, come il Kenya, il Sudan, il Ruanda, l’Etiopia, la Somalia, già colpiti da siccità e conflitti armati interni di media e grande entità.</p>
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<p>È chiaro come la dipendenza dal mercato mondiale delle deboli economie africane – soprattutto delle materie prime – tenga un intero continente in apprensione.</p>
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://servedby.publy.net/lg.php?bannerid=0&amp;campaignid=0&amp;zoneid=23983&amp;loc=https%3A%2F%2Fformiche.net%2F2022%2F04%2Frussia-ucraina-guerra-mondiale-fame%2F&amp;referer=https%3A%2F%2Fformiche.net%2F&amp;cb=04b50b4527" alt="" /></figure>
<p>Gli effetti del conflitto in Ucraina sono già evidenti, ad esempio, in Sierra Leone e in Ghana dove il prezzo del carburante è più che raddoppiato nel giro di poche settimane. Ma il rincaro del petrolio è solo l’inizio di una escalation che causerà profondi mutamenti economici, secondo gli esperti dell’area.</p>
<p>Ad oggi, con un conflitto ancora in corso nel cuore dell’Europa, è impensabile che l’Ucraina sia in grado di soddisfare anche solo una parte della domanda. Il conflitto, inoltre, si inserisce in un contesto di prezzi in rapida crescita da quasi due anni, tra lockdown vari e ostacoli nelle catene di approvvigionamento globali. Inoltre, l’impennata dei prezzi alimentari altissimi ricorda molto quella del 2010-2011, precursore delle “Primavere arabe” che causarono la guerra civile siriana e il caos libico soprattutto. Il rischio? Un nuovo ciclo di proteste tra i paesi africani già e mediorientali già colpiti pesantemente dalla pandemia.</p>
<p>L’aumento della fame e dell’instabilità nel continente africano è inevitabile, in Egitto – ad esempio – le riserve di cereali e la produzione nazionale basteranno solo fino a novembre. E poi? Questo il dilemma ulteriore da risolvere per i Paesi dell’area e per l’Occidente, attento ai possibili risvolti politici e umanitari della possibile crisi del grano. La fuga di milioni di persone sta già mettendo grande pressione agli aiuti internazionali, distogliendo naturalmente l’attenzione dai grandi conflitti dimenticati che hanno ancora estremo bisogno di assistenza.</p>
<p>Sono 59 i conflitti in corso nel mondo ad oggi, nello Yemen la situazione è molto critica, si “muore di fame” letteralmente. Poi la Nigeria, con più di mille morti dall’inizio del 2022, così come il conflitto tra il governo del Messico e i narcos, e poi la Siria, l’Etiopia, la Birmania, il Pakistan, il Congo, la Somalia, il Mozambico, Israele e Palestina. Si calcola che nei conflitti del XX secolo siano morti 191 milioni di persone, soprattutto civili. E la triste conta, purtroppo, è ancora in corso.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F04%2F11%2Fucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane%2F&amp;linkname=Ucraina%2C%20gli%20effetti%20della%20guerra%20sulle%20economie%20africane" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F04%2F11%2Fucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane%2F&#038;title=Ucraina%2C%20gli%20effetti%20della%20guerra%20sulle%20economie%20africane" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/11/ucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane/" data-a2a-title="Ucraina, gli effetti della guerra sulle economie africane"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/11/ucraina-gli-effetti-della-guerra-sulle-economie-africane/">Ucraina, gli effetti della guerra sulle economie africane</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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