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	<title>Editoriale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Editoriale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il ritorno dei fantasmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 20:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani dell’uomo. Purtroppo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="s5"><span class="s6"><em>Dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani dell’uomo. Purtroppo</em></span></p>
<p class="s5">Mentre Mosca continua a minacciare l’Ucraina con nuovi raid e i morti si accumulano ormai con la stessa freddezza con cui si contano i dividendi di Borsa, qualcuno, miracolo statistico, ha ancora un frammento di sale in zucca e propone il ripristino dei manicomi.<br />
La notizia ha scandalizzato i professionisti del progresso obbligatorio, quelli che negli ultimi quarant’anni hanno abolito tutto: autorità, limiti, controllo, responsabilità, buon senso. Salvo poi stupirsi se il risultato finale somiglia a un condominio amministrato da Nerone durante un blackout.</p>
<p class="s5">Eppure il fenomeno è interessante.<br />
Molte cose che il Novecento aveva archiviato come “anacronistiche” stanno tornando. I manicomi, le case chiuse, le frontiere, l’educazione severa, la necessità di distinguere tra libertà e anarchia. Persino il concetto che non tutte le idee abbiano diritto alla stessa dignità intellettuale.</p>
<p class="s5">Nietzsche parlava dell’eterno ritorno. Noi, più modestamente, assistiamo al ritorno dell’evidenza.</p>
<p class="s5">Perché il problema non è mai stato abolire certe strutture: il problema era sostituirle con qualcosa di migliore. E il nuovo ordine sociale, progettato dal liberalismo effervescente e dalle utopie sociologiche da aperitivo universitario, semplicemente non ha funzionato.<br />
L’esperimento è fallito. Come quasi tutti gli esperimenti condotti sull’uomo da chi considera l’uomo materiale da laboratorio.</p>
<p class="s5">Oggi viviamo in un mondo dove è diventato difficile capire se i pazzi siano aumentati davvero o se abbiano semplicemente ottenuto accesso ai centri decisionali.<br />
Che esistano diversi stadi di pericolosità è scientificamente provato. Che alcune sfere del potere siano finite in mani squilibrate è invece dimostrato dall’agenda quotidiana.</p>
<p class="s5">E allora si torna indietro. Non per nostalgia, ma per sopravvivenza.</p>
<p class="s5">Nel frattempo, mentre la politica litiga sulle macerie della logica, arriva perfino il nuovo pontefice, Papa Leone XIV, che nell’enciclica <span class="s7">Magnifica Humanitas</span> mette in guardia contro il paradigma tecnocratico, denuncia le nuove schiavitù digitali e invita a “disarmare” l’Intelligenza Artificiale.<br />
Non perché la macchina sia malvagia, ma perché l’uomo rischia di diventare pigro abbastanza da consegnarle il proprio cervello in comodato d’uso.</p>
<p class="s5">Ed è qui il punto centrale.</p>
<p class="s5">L’IA non fa paura perché pensa, ma fa paura perché<br />
molti hanno smesso di farlo.</p>
<p class="s5">Ogni grande invenzione umana porta con sé progresso e rischio. La stampa diffuse cultura e propaganda; la televisione informò e rincitrullì; Internet collegò il mondo e isolò gli individui. L’Intelligenza Artificiale potrà curare malattie, accelerare ricerca, migliorare la vita. Oppure potrà diventare l’arma definitiva nelle mani del primo squilibrato convinto di essere Napoleone con accesso ai codici nucleari.</p>
<p class="s5">Ed è questo il vero incubo contemporaneo: non la macchina che domina l’uomo, ma l’uomo che abdica a sé stesso.</p>
<p class="s5">Ci sarà sempre un pazzo in un pazzo venerdì, sempre più pazzo, per citare il film del 2025 diretto da Nisha Ganatra, pronto a premere il bottone sbagliato nel momento sbagliato.<br />
La differenza è che un tempo distruggeva il cortile del paese; oggi può cancellare mezzo pianeta dal satellite.</p>
<p class="s5">E mentre il mondo balla sul Titanic digitale, la cronaca interna riesce persino a superare la fantasia.</p>
<p class="s5">Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati; la Lega rivendica la battaglia come propria; il 3 giugno si annuncia l’ennesimo showdown da salotto istituzionale. Nel frattempo, un ex dirigente dell’Olp compare nelle liste del Movimento 5 Stelle e qualcuno pensa persino di affidargli l’assessorato alla Pace, in una di quelle ironie che neppure il miglior sceneggiatore oserebbe proporre sobriamente.</p>
<p class="s5">Poi c’è il caso Venezia, con il video di uno straniero che, direttamente dall’aula di voto, dispenserebbe consigli elettorali ai propri connazionali a favore di un certo partito. Globalizzazione democratica, la chiamano; ci sono le benedizioni elettorali ai candidati musulmani; ci sono le scuole che organizzano visite in moschea in nome della laicità, spiegando che oltre il 30% degli studenti è musulmano.</p>
<p class="s5">Ora, sia chiaro: conoscere culture diverse è civiltà.<br />
Ma spacciare ogni trasformazione sociale come inevitabile progresso è propaganda. E soprattutto è pericoloso quando chi governa non distingue più integrazione da sostituzione culturale, dialogo da resa, tolleranza da paura di dire “no”.</p>
<p class="s5">In questo panorama da teatro dell’assurdo, resta almeno una consolazione: lo sport.</p>
<p class="s5">Luna Rossa Prada Pirelli Team vola verso Napoli dopo il trionfo sui neozelandesi negli Ac40 e ricorda agli italiani che competere, ogni tanto, è ancora consentito senza chiedere scusa.<br />
E poi c’è lui: Andrea Kimi Antonelli. Quattro vittorie consecutive, talento smisurato, faccia pulita e velocità feroce. Davanti a lui, sul podio, undici titoli mondiali compressi in uno specchietto retrovisore. Dietro, un mondo che discute quote, ideologie, algoritmi, identità fluide e tribunali permanenti della morale.</p>
<p class="s5">Kimi corre. E basta.</p>
<p class="s5">Forse è per questo che ci piace.<br />
Perché nello sport, almeno per qualche minuto, il cronometro resta più onesto della politica e meno bugiardo dei social.</p>
<p class="s5">E allora sì, fermiamoci un istante.<br />
Come osservava Stefan Zweig, anche la pausa fa parte della musica.</p>
<p class="s5">Il problema è che l’umanità continua a suonare strumenti potentissimi senza aver imparato la partitura.<br />
Abbiamo l’energia atomica, l’Intelligenza Artificiale, la finanza globale, gli arsenali spaziali e la comunicazione istantanea. Abbiamo tutto.</p>
<p class="s5">Tranne la saggezza proporzionata alla forza che possediamo.</p>
<p class="s5">E questa, purtroppo, nessun algoritmo potrà mai installarla automaticamente.</p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Foto:Canva remixed</span></span></p>
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		<title>Manifesto del Visionarismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 15:02:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1149" height="570" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752.jpeg 1149w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-300x149.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-1024x508.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-768x381.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-585x290.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1149px) 100vw, 1149px" /></p>
<p>Contro l’omologazione del presente, per un’arte capace di trasformare il reale in visione e restituire forza alle idee, oltre il conformismo delle narrazioni dominanti. Di  Fabrizio Catalano, regista “Il più&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/24/contro-lomologazione-del-presente-per-unarte-capace-di-trasformare-il-reale-in-visione-e-restituire-forza-alle-idee-oltre-il-conformismo-delle-narrazioni-dominanti-di-fabrizio-cat/">Manifesto del Visionarismo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="entry-title">Contro l’omologazione del presente, per un’arte capace di trasformare il reale in visione e restituire forza alle idee, oltre il conformismo delle narrazioni dominanti.</p>
<p>Di  Fabrizio Catalano, regista</h3>
<p>“<em>Il più grande peccato della Sicilia</em> – affermò <strong>Leonardo Sciascia</strong> in una famosa intervista del 1978 – <em>è stato ed è sempre quello di non credere nelle idee</em>. <em>Qui che le idee muovono il mondo non si è mai creduto. Ci sono, naturalmente, della ragioni: ragioni di storia, ragioni di esperienza; però è questo che ha impedito sempre alla Sicilia di andare avanti: il credere che il mondo non potrà mai essere diverso da come è stato. Ora, siccome questa sfiducia nelle idee – anzi: questa mancanza di idee – ormai si proietta su tutto il mondo, in questo senso per me la Sicilia ne è diventata la metafora”.</em></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-96051" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia-.jpg" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia-.jpg 440w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia--240x300.jpg 240w" alt="" width="440" height="549" /><figcaption class="wp-element-caption">Leonardo Sciascia</figcaption></figure>
</div>
<p>A distanza da quasi cinquant’anni, in questa primavera del 2026, possiamo verificare – o molti di noi potrebbero, se ne avessero davvero la volontà, il coraggio, quasi la sfrontatezza – come, in un pianeta acefalo, che si finge dominato da un potere finanziarizzato basato su numeri vomitati dai computer più che su denaro effettivo, non soltanto la mancanza di idee sia diventata l’unica moneta corrente – se si eccettua una sorta di contrabbando di sogni e di aspirazioni alimentato da una sparuta minoranza di irregolari, in cui si mescolano nostalgia e frustrazione, poesia e vagheggiamenti, memorie e smemoramenti – ma addirittura l’idea viene scrutata dai più con sussiego, con sufficienza, con un timore occultato nel disprezzo, e viene repressa, più che con la violenza o con la coercizione, attraverso l’omologante ripetersi di convenzionali assurdità spacciate per concrete constatazioni. Viviamo in un sistema che, se pure ha distribuito, ancorché in maniera poco equanime, benessere e distrazioni, palesemente non funziona; eppure ci viene, surrettizia o sfacciatamente, comunicato che non esiste un altro sistema possibile. Come un cittadino consapevole può affrontare questa contingenza? Come sull’orlo del baratro potrebbe muoversi un individuo che volesse, in maniera diretta o simbolica, rendere testimonianza dell’oscurità che avanza?</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-109041" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi.jpg" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi.jpg 336w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi-202x300.jpg 202w" alt="" width="336" height="500" /></figure>
</div>
<p>Innanzi tutto, non mentendo a se stesso. Davanti ai nostri occhi, sta agonizzando – con l’ineluttabile lentezza di una gerontocrazia abbarbicata ai suoi privilegi – un modello di vita che, nato dall’entusiasmo – in quel momento più o meno condivisibile o comprensibile – del positivismo, è stato gestito e implementato dalle escissioni della civilizzazione germanica. Giudizio che – ça va sans dire – non coinvolge in blocco le culture dei paesi dove si parlano lingue germaniche, che non c’impedisce d’essere ammiratori di Poe, di Strindberg, di Grieg, dei pittori olandesi del secolo d’oro o degli espressionisti tedeschi, bensì che biasima la schematicità, l’ubbidienza, il senso morboso del peccato che queste società esprimono. Giudizio che condanna il fatto che questo sia un modello che reitera genocidi: gli angli e i sassoni sono barbari venuti dalle regioni che oggi corrispondono alla Danimarca e al Nord della Germania che hanno massacrato le popolazioni originarie dell’Inghilterra; e i loro discendenti, unitamente ad altri tedeschi e scandinavi, hanno sterminato le popolazioni originarie dell’America settentrionale e dell’Australia. In seguito, una serie di eventi che sarebbe noioso e deprimente elencare – non ultimo la presunzione di molti altri europei – ha portato per qualche decennio gli Stati Uniti d’America, una nazione con un approccio ai problemi nei casi più rosei infantile, a prendere le redini di una carrozza su cui, con convinzione oppure ob torto collo, è saltata una cospicua porzione di umanità. Un impero che la summenzionata lentezza ci fa percepire in declino, ma che invero si è già disintegrato in un luttuoso ridicolo.<br />
Ma se il capitalismo pericoloso e puerile, capitanato da riccastri che anelano all’ibernazione e all’immortalità, si è rivelato nefasto, la soluzione non risiede neppure in nessuna delle altre declinazioni del sistema proposte in differenti aree del globo. Generazioni, per secoli, hanno bramato il ghigliottinamento dei nobili, il potere ai contadini, l’unità dell’Italia o dell’Europa, le trincee dei nazionalismi o i tiranni illuminati, il transito verso una monarchia o una repubblica, il cambio di un governo… oggi sappiamo che questo è un arrabattarsi che – a volte dopo brevi periodi di pace e di incompleta giustizia – non trae nessuna autentica soluzione.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-109043" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1024x704.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1024x704.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-300x206.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-768x528.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1536x1056.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-2048x1408.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="704" /></figure>
</div>
<p>Perché non esiste una soluzione all’interno di questo sistema che potremmo effettualmente qualificare come patriarcale. Intendendo che un regime è patriarcale allorché considera l’istinto di sopraffazione inalienabile dall’essere umano.<br />
Questo è il punto di partenza che ci esorta evidentemente a respingere, di fronte a un ragionamento come quello che stiamo sviluppano, eventuali accuse di nichilismo. Le società umane non saranno sempre rette dall’istinto di sopraffazione, come probabilmente non lo sono state nel plurimillenario evo matriarcale che i nostri antenati indoeuropei hanno cancellato: e il nostro dovere è difendere la prospettiva – con un’espressione abusata – di un altro mondo possibile. A condizione di credere nelle idee.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104637" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--1024x663.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--1024x663.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--300x194.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--768x497.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio-.jpg 1095w" alt="" width="1024" height="663" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabrizio Catalano bambino con il nonno Leonardo Sciascia</figcaption></figure>
</div>
<p>Con l’avvento del sonoro, il cinema ha scelto, fin troppo spesso, di non seguire la linea evolutiva della pittura o delle arti figurative, o di marginalizzarla o svuotarla in una forma che, in più, ha trovato, fino a una trentina d’anni or sono, un terreno fertile specialmente in generi reietti – nei film d’azione –, e si è preteso figlio della letteratura. Preferenza rivelatasi il più delle volte presuntuosa. Ma se davvero vogliamo che il cinema – o meglio: qualunque prodotto audiovisivo, poiché anche il cinema è un cadavere che la nostra società vecchia che non accetta la realtà mantiene sospeso sull’oltretomba come il signor Waldemar del celebre racconto di Poe o come un’Ofelia che fluttua sul denaro da riciclare – discenda dalla letteratura, allora dobbiamo tornare a interrogarci sul suo senso più genuino.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109070" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino-.jpg" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino-.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino--150x150.jpg 150w" alt="" width="200" height="200" /></figure>
</div>
<p>In un saggio del volume <em>Cere perse</em>, <strong>Gesualdo Bufalino </strong>asserisce quanto segue. <em>Si scrive per rendere verosimile la realtà. Non so degli altri, ma io sono stato sempre colpito dalla inverosimiglianza della vita, m’è parso sempre che da un momento all’altro qualcuno dovesse dirm</em>i: « Basta così, non è vero niente ». <em>Allora io penso che si debba scrivere per cercare di crederci, a questo impossibile e riuscito colpo di dadi; che si debba, se l’universo è una metastasi folle, un po’ fingere di mimarla, un po’ cercarvi un ordine che ci inganni e ci salvi. Questo mi pare il compito civico e umanitario dello scrittore: farsi copista e insieme legislatore del caos, guardiano della legge e insieme turbatore della quiete, un ladro del fuoco che porti fra gli uomini il segreto della cenere, un confessore degli infelici, una spia sacra, un dio disceso a morire per tutti. Ciò non vuol dire che scrivere è uguale a pregare</em>?</p>
<p>Il futuro dell’audiovisivo sarà magico oppure non sarà. Sarà magico soprattutto se germoglierà da intenti documentaristici. Non sarà pauperistico, ma sarà indipendente. Che i titoli di testa di un film principino con una lunghissima lista di finanziatori pubblici e privati, e che poi sovente la riprese e la stessa narrazione siano sciatte, abborracciate, goffe è intollerabile. Ed è ora di denunciare, in una stagione in cui con facilità e leggerezza s’impiega questo termine, che il finanziamento pubblico è una forma di fascismo, perché implica un controllo dei contenuti, oltre all’obbedienza – e siamo ancora al modello anglo-germanico – a una serie di canoni che annichiliscono ogni creatività. Se davvero desideriamo che l’audiovisivo sia arte, dobbiamo rammentarci che gli artisti più originali andavano al Salone degli indipendenti o animavano la Secessione!</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109046" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-1024x534.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-1024x534.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-300x156.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-768x400.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada.png 1437w" alt="" width="1024" height="534" /><figcaption class="wp-element-caption">Dal film Irregular regia Fabrizio Catalano</figcaption></figure>
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<p>Questo non significa affatto ripudiare la realtà, la denuncia, l’ansia di recuperare piccole e misconosciute vicende concrete. Significa trasfigurarle. Raccontarle – per chiudere il cerchio – in modo che esse si trasformino in una vibrante metafora, le cui note possano essere intese anche in contesti distanti ed ignari. In origine – nella grotta – arte, magia e spiritualità erano concetti limitrofi, se non a tratti addirittura coincidenti. A questo dobbiamo tendere, se vogliamo dare un’anima a ciò che realizziamo.</p>
<p>Chi cercasse su un dizionario la parola realtà s’imbatterebbe oggi in una serie di definizioni perlomeno insoddisfacenti, figlie appunto del fatto che, in questa ubriacatura generata dai putidi miasmi del positivismo, i consessi umani hanno conferito un’importanza esorbitante alla dimensione del tangibile. Ovviamente tanto le collettività che i singoli hanno bisogni materiali; e la dimensione del tangibile nel nostro quotidiano non può essere negata. Ma essa non può spogliarsi della metafisica. In un pianeta in cui l’informazione – sebbene distorta o falsificata – è costante e continua, in cui le immagini ci inseguono e ci irretiscono, in cui la gente tende a guardare lo schermo di un telefono anche mentre il tram sferraglia dinnanzi al Colosseo, chi vuole dare un senso al prodotto audiovisivo non può non richiamare perpetuamente a sé il grande dipinto di Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?.<br />
Decenni or sono, un oscuro sceneggiatore di Detroit, Robert McKee, ipnotizzò coloro che scrivevano per il cinema strutturando la narrazione filmica in una serie di passaggi cadenzati. In quel momento, a parecchi di noi le sue pianificazioni apparvero risolutive: con poche linee guida, non era complesso sviluppare uno spunto e imbastire un racconto. Oggi sappiamo – ancora una volta – che questa schematicità ci ha condotti a vicende ripetitive e prevedibili. E questo vale per le pellicole di finzione e per quelle documentaristiche. Sappiamo già come si concluderà il film di fantascienza o la commedia stucchevole, sappiamo già che la biografia del tale personaggio non si discosterà mai dalla pedissequa illustrazione di un cronologia, che il reportage si concluderà con un purtroppo: purtroppo il tizio non ha ancora ricevuto giustizia, purtroppo quell’etnia sta per essere assimilata, purtroppo l’esotico psitaccide dalle piume sgargianti sta per estinguersi. Ma tanto noi stiamo distrattamente stravaccati sul divano col cellulare in mano.<br />
La narrazione smetterà d’essere convenzionalità, trivialità, menzogna oppure non sarà. La narrazione sarà inventiva o visionaria, coraggiosa e autonoma, oppure non sarà. La narrazione dovrà trascendere l’ambiguo e volare alla ricerca di un mondo nuovo.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109048" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve.jpg" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve.jpg 410w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve-220x300.jpg 220w" alt="" width="410" height="560" /></figure>
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<p>Questa compito concerne la parte latina dell’umanità, e massimamente quella ispanica. Il giorno in cui chi parla spagnolo si renderà conto del potere che detiene in questa società globalizzata forse alcune regole del gioco cominceranno a squadernarsi. Il cinese sarà pure l’idioma più parlato sul pianeta, ma lo è esclusivamente in un’area; l’inglese sarà diventato, negli ultimi anni, la lingua franca, ma molti lo conoscono quanto basta per capire il menu del ristorante; lo spagnolo non sarà parlato in nessuna delle nazioni che pretendono di guidare economicamente il globo, ma sì lo è in posti dove è raro che non vi sia accesso a tutti i mezzi di comunicazione che la tecnologia contemporanea fornisce. Il mondo ispanico ha dunque un potere formidabile. Se tutti gli ispanici rinunciassero al loro abbonamento alla più grande piattaforma televisiva, questa fallirebbe in meno di tre mesi. Posto che siamo consapevoli della varietà del mondo latino, ciò non toglie che esso sia in grado di proporre una declinazione diversa, rispetto a quella imperante e spenta, non solo dei codici narrativi, ma pure della stessa esistenza. Per arrivarci, tuttavia, dovrà liberarsi di schemi cha dà per scontati ma che non gli appartengono. Dovrà guardare alla vita con curiosità e fantasia. Dovrà credere che le idee muovono il mondo.</p>
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<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-99878" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Fabrizio-Catalano-regista-.jpg" alt="" width="142" height="137" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabrizio Catalano</figcaption></figure>
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		<title>Vaticano, gelo diplomatico dopo l’incontro tra Rubio e Leone XIV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 17:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Rubio]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Prevost]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti Usa e Santa Sede]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole</em></p>
<p>Poche righe. Appunto.<br />
Nel linguaggio della diplomazia vaticana bastano poche parole per raccontare molto. E la nota ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede diffusa il 7 maggio (2026 ) dopo l’incontro tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e Papa Leone XIV, è apparsa fredda, essenziale, telegrafica.<br />
Nessuna particolare enfasi, nessun riferimento a sintonie o convergenze. Solo una breve nota ufficiale che, per molti osservatori, lascia emergere la distanza tra la linea internazionale dell’amministrazione americana e quella del Pontefice.<br />
A pesare anche le nuove sanzioni contro Cuba annunciate nelle stesse ore della visita, in un clima già segnato dalle recenti tensioni tra Donald Trump e Papa Prevost.<br />
Mentre Washington continua a muoversi secondo logiche geopolitiche sempre più rigide, Leone XIV rilancia ancora il messaggio del Vangelo, della pace e del dialogo tra i popoli.<br />
Alla Santa Sede sono bastate poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/09/9-maggio-1978-moro-in-una-renault-rossa-in-via-caetani/">9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h6><em><strong>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella Roma di fuoco. Uno di quei ragazzi aggrappati alle finestre con grata in via Caetani in quel pomeriggio del 9 maggio 1978 sono io, giunto lì mentre il corpo di Moro era ancora nella rossa Renault 5.” Pierfranco Bruni</strong></em></h6>
</blockquote>
<p>Ci sono anni che non passano. Ci sono giorni che ritornano. Ci ore indimenticabili. Cosa è stato Aldo Moro per la mia generazione? Un interrogativo mai risolto. Erano gli anni della mia università in una Roma infuocata già prima del 16 marzo del 1978 e anche dopo il 9 maggio di via Caetani. Io mi sono raccontato in quel contesto. In una Roma tra Brigate Rosse e la volontà di non accettate le richieste di Moro.  Attenzione. Non delle BR ma di Aldo Moro con le sue Lettere.</p>
<p>Se la pietà prevale il Paese non è finito. Scrisse Aldo Moro. Non fu capito. Volutamente o meno non ha più importanza.</p>
<p>Erano gli anni della mia giovinezza in una città che è rimasta sempre dentro di me. Come quei 54/55 giorni. Appresi la notizia della morte di Moro mentre si studiava duro alla casa dello studente di Casal Bertone.<br />
Giorni di fuoco nell’intreccio di storie con quelle brigatiste che subito dopo si sono dissociate. Fu in quel contesto che anche la mia vita cambiò. Eravamo tutti rivoluzionari? A sinistra come a destra? Mi è stato chiesto più volte. Con me c&#8217;era Marika. Chi era? Una brigatista? Ne ho parlato più volte nei miei libri. Almeno in quattro. Annilunghi con Marika sui gradini di Trinità dei Monti.</p>
<p>Moro rimase sempre nel mio immaginario, tanto che mi ha costretto a scrivere ben tre libri se non quattro contaminando tutta la mia vita. Eppure avevo 22 anni. L’anno in cui mi sono laureato. Proprio il 9 maggio, di pomeriggio, dovevo sostenere l’ultimo esame di Letteratura contemporanea. Non si fece nulla.  Fu rimandato a un mese dopo.<br />
Scemdemmo in piazza. L’appuntamento era al Colosseo. Lì cominciai ad amare e a leggere con passione uno scrittore che mi insegnò a vivere la politica. Leonardo Sciascia. Capii dopo che non si accettano compromessi e che l&#8217;intellettuale è sempre contro. Una motivazione che ho sempre poi incontrato nella mia vita.</p>
<p>Lì vidi intrecciarsi le rosse bandiere comuniste con falce martello e stella con le bianche dello scudo crociato. Lì capii che veramente Moro era morto per volontà cattocomunista. Le trattative di Bettino Craxi erano nel vento e l’interesse cristiano di Fanfani delle ultime ore, per tentare la salvezza di Moro, era fallito. Aveva trionfato il partito della fermezza e neppure il suo amico Papa Paolo VI era riuscito ad essere cristianamente autonomo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-121510 size-medium alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-262x300.jpeg" alt="" width="262" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-262x300.jpeg 262w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-894x1024.jpeg 894w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-768x879.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-1170x1340.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-585x670.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></p>
<p>Certo, la Chiesa ha avuto le sue terribili responsabilità anche dopo celebrando un rito funebre senza il cadavere dello statista alla presenza della farsa istituzionale, perché giustamente la famiglia volle un funerale privato. Un obbrobrio della ipocrisia cattolica.</p>
<p>Perché Sciascia? Perché aveva capito tutto subito scrivendo in un giorno quello straordinario libro “L’affaire Moro”, in cui ha raccontato l’abbraccio terribile del rosso e del bianco nella tempesta del maggio fiorito. Come se fosse L&#8217;immaginario della Ballata di Piero del mio caro Fabrizio.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-121511" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-176x300.jpeg" alt="" width="176" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-176x300.jpeg 176w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-602x1024.jpeg 602w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-768x1306.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-585x995.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517.jpeg 976w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></p>
<p>Sì, chi decise la morte di Moro? Il partito della fermezza compreso l’allora Msi, Pri, il partito sempre presente de ‘la Repubblica”, che considerava Moro pazzo, e non so chi altro. Tutte le analisi di quel tempo completamente errate.  Moro era un &#8220;pazzo&#8221;. Questo si diceva e si scriveva. Proprio vero!<br />
Le lettere di Moro scritte in quei 55 giorni erano la follia di un folle. Non era così. Non fu così. Lì è morta la vera Repubblica se mai è esistita. Repubblica? O Democrazia? Nessuna delle due sul piano umano.</p>
<p>La chicca tragica e ironica e stupida fu, tra le tante, la famosa faccenda della seduta spiritica alla quale partecipò il prode Prodi. Prodi? Che vergogna allora. Non si volle mai &#8220;approdare&#8221; a chiarezza con la seduta spiritica di Prodi che indicava addirittura la prigionia di Moro. Mi pare che fosse Gradoli, via Gradoli… Infatti nella seduta spiritica emerse proprio Gradoli. Come mai?</p>
<p>Le commissioni, tante, cosa hanno risolto? Il complotto internazionale, americano russo arabo… Commissioni tanto inutili quanto senza un senso… Il fatto è stato, comunque, che tra dissociati, pentiti e rinsaviti e fuggiti all’estero i terroristi cosiddetti hanno avuto libertà persino di dare lezioni nelle università.</p>
<p>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella Roma di fuoco. Uno di quei ragazzi aggrappati alle finestre con grata in via Caetani in quel pomeriggio del 9 maggio 1978 sono io, giunto lì mentre il corpo di Moro era ancora nella rossa Renault 5.</p>
<p>Il resto è nella cronaca di una tragedia mai risolta. Mai avremo una verità. Perché è cosi complessa tutta la faccenda e tutti i segreti sono diventati mistero. Certo Moro è legato alla mia giovinezza. Al tempo bello della mia Università. Al tempo in cui Marika danzava su un tappeto di parole. L’ho rivisto qualche mese fa.  È completamente cambiata. Nel fisico irriconoscibile. Ma sempre affascinante. Nel cuore una mistica.<br />
Mi ha detto soltanto: Sono passati anni. Allora era la giovinezza che dominava. Ci siamo amati con la pelle e il cuore. Ora c&#8217;è rimasta l&#8217;anima.  Ma ti prego, mi ha sottolineato, non parliamo più di quel tempo.<br />
Ci siamo salutati soltanto con un sorriso malinconico.<br />
Ma l&#8217;uccisione di Moro non smette di campeggiare nella mia memoria. Come in quella di Marika diventata stanca tra un vento fuggito e una corsa persa.</p>
<p>Tra quei ragazzi arrampicati su una finestra con le grate in Via Caetani c&#8217;ero io. Ma Moro era considerato un folle. Il resto è tutto passato. Forse ora tutto è retorica.  Ricordare non serve. So soltanto che chi ha vissuto quel tempo, lo ha vissuto direttamente,  ha il diritto e dovere di testimoniarsi. Ma solo Marika può ancora comprendere anche se si è raccolta in un silenzio nei miei occhi.<br />
Era bella Marika in quelle notti alla Casa dello Studente. Tutto è diventato soltanto tragico.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-120481 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-150x150.webp" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-150x150.webp 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-480x484.webp 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@Riproduzione riservata</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/09/9-maggio-1978-moro-in-una-renault-rossa-in-via-caetani/">9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il governo che dura, l’opposizione che insiste e il mondo che si distrae</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/01/il-governo-che-dura-lopposizione-che-insiste-e-il-mondo-che-si-distrae/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-governo-che-dura-lopposizione-che-insiste-e-il-mondo-che-si-distrae</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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<p>Primo Maggio tra celebrazioni e contraddizioni: primati politici, guerre ignorate e generazioni indecifrabili ______________________________ &#160; Primo Maggio, festa del lavoro: anche di quello che non c’è, di quello sottopagato e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3411-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="s6"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Primo Maggio tra celebrazioni e contraddizioni: primati politici, guerre ignorate e generazioni indecifrabili</span></span></p>
<p class="s2"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">______________________________</span></span></p>
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<p class="s2">Primo Maggio, festa del lavoro: anche di quello che non c’è, di quello sottopagato e di quello in nero. In Italia è il giorno delle celebrazioni ufficiali, dei cortei, dei discorsi pubblici e dei concerti in piazza: una liturgia laica che onora conquiste sacrosante e, con elegante discrezione, evita di soffermarsi su ciò che nel frattempo si è perso per strada. Perché accanto a chi lavora troppo e guadagna poco, c’è chi il lavoro lo cerca senza trovarlo; accanto a chi fatica ogni giorno, c’è chi fatica soprattutto a dichiararlo; e accanto a chi rivendica diritti, c’è sempre qualcuno che considera il lavoro una pratica nociva, da evitare per ragioni di salute.</p>
<p class="s2">Dentro questa cornice festiva, faceta quanto si vuole, ma non del tutto immaginaria, si inserisce una notizia che, a voler essere sinceri, ha quasi del prodigioso: il governo guidato da Giorgia Meloni sta per diventare uno dei più longevi della storia repubblicana. In un Paese dove gli esecutivi duravano meno di un raffreddore stagionale, arrivare a oltre 1.280 giorni suona come una maratona corsa in pantofole.</p>
<p class="s2">Superato il quarto governo di Silvio Berlusconi, resta nel mirino il primato del Berlusconi II, quasi fosse una vetta da conquistare con pazienza più che con slancio. E la parola d’ordine è sempre quella: stabilità. Una parola così evocata che, a furia di ripeterla, ha finito per sembrare reale.</p>
<p class="s2">Nel frattempo, anche l’opposizione si conquista il suo piccolo record: mai così longeva nel dire “no”. Un monosillabo tenace, reiterato con disciplina quasi militare. Il governo propone, l’opposizione si oppone: un equilibrio perfetto nella sua immobilità. A Cesare quel che è di Cesare, e all’eco quel che è dell’eco.</p>
<p class="s2">Fuori da questo teatro ordinato, il mondo continua invece a muoversi con inquietante disinvoltura. Le guerre, dall’Ucraina al Golfo Persico, sono diventate un sottofondo costante, una specie di ronzio globale che non disturba più di tanto le nostre abitudini. Si registrano, ma non si sentono.</p>
<p class="s2">Poi interviene Donald Trump, che annuncia ritiri militari come se stesse cambiando programma televisivo. L’Europa osserva, discute, convoca. E, soprattutto, riflette. Così tanto che il rischio non è sbagliare decisione, ma non prenderne alcuna.</p>
<p class="s2">Nel frattempo, l’attenzione collettiva si concentra su ciò che è più maneggevole: cronache minori elevate a questioni epocali, polemiche a breve scadenza, casi giudiziari raccontati a puntate. Si moltiplicano le etichette: incapaci di intendere, irregolari non rimpatriabili, identità da catalogo. A guardare il campionario, si direbbe che la normalità sia diventata una specie in via di estinzione.</p>
<p class="s2">E le nuove generazioni? Più che un problema, un mistero. Non tanto per ciò che sono, ogni epoca ha avuto i suoi giovani incomprensibili, ma per la loro apparente impermeabilità al mondo esterno. Guerre, crisi, equilibri globali: tutto scivola via, come se la realtà fosse un contenuto tra gli altri.</p>
<p class="s2">Forse aveva visto lungo Tiziano Terzani, quando notava che gli slogan hanno preso il posto della poesia e la pubblicità quello del pensiero. Oggi si comunica molto, si capisce meno, e si ricorda quasi nulla.</p>
<p class="s2">Resta così questa fotografia, scattata nel giorno dedicato al lavoro: un governo che resiste, un’opposizione che insiste, un mondo che si agita e una società che osserva distrattamente. Tutti impegnati, ciascuno a modo suo.</p>
<p class="s2">E se il Primo Maggio serve a celebrare il lavoro, viene da chiedersi quale sia, oggi, il più diffuso: forse quello di ignorare l’essenziale.</p>
<p class="s2">Un mestiere che, a giudicare dai risultati, esercitiamo con impeccabile costanza.</p>
<p class="s2">
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		<title>Il volto di Berlinguer sui muri di Manfredonia: il murale di Zabou accende dibattito politico sull’Italia di oggi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/19/il-volto-di-berlinguer-sui-muri-di-manfredonia-il-murale-di-zabou-accende-dibattito-politico-sullitalia-di-oggi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-volto-di-berlinguer-sui-muri-di-manfredonia-il-murale-di-zabou-accende-dibattito-politico-sullitalia-di-oggi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 20:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[Zabou]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>A Manfredonia la street artist francese Zabou dedica un grande murale a Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, trasformandone il volto in un potente simbolo urbano. L’opera, oltre&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Manfredonia la street artist francese Zabou dedica un grande murale a Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, trasformandone il volto in un potente simbolo urbano. L’opera, oltre a suscitare reazioni positive in città e nel mondo culturale, riapre il confronto sul significato della sua eredità politica, rafforzando al tempo stesso il richiamoa una visione della politica fondata su etica, rigore e responsabilità</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A oltre quarant’anni dalla sua morte, Enrico<strong> Berlinguer, </strong>nato a Sassari il 25 maggio 1922 e morto a Padova l’11 giugno 1984, nel pieno di una campagna politica, torna visivamente nello spazio pubblico attraverso il linguaggio dell’arte urbana. A <strong>Manfredonia</strong>, in provincia di Foggia, la street artist francese Zabou ha realizzato un grande murale dedicato allo <strong>storico segretario</strong> del <strong>Partito Comunista Italiano</strong>, trasformandone il volto in un segno permanente nel paesaggio urbano.<br />
L’opera si inserisce in un progetto culturale cittadino dedicato alla valorizzazione di figure simboliche della storia italiana, con particolare attenzione ai temi dell’etica pubblica e dell’impegno politico. Un richiamo fortemente stringente per evidenziare, oggi più che mai, la necessità di orientare lo sguardo a figure politiche di alto profilo morale e istituzionale come Enrico Berlinguer. In una fase segnata da una diffusa percezione di inadeguatezza della classe dirigente, il riferimento a modelli solidi diventa essenziale. Rifarsi a esempi di autentica cultura politica significa guardare alla statura etica di Berlinguer, che ancora oggi rappresenta in modo concreto un’idea di politica rigorosa, credibile e profondamente radicata nei principi sociali di un Paese democratico.<br />
<strong>Berlinguer</strong> è stato uno dei <strong>protagonisti</strong> più influenti della politica italiana del Novecento. Segretario del PCI dal 1972 al 1984, guidò il partito nel suo periodo di massimo consenso elettorale, contribuendo a ridefinire il ruolo dei comunisti nel contesto occidentale.<br />
Tra le sue elaborazioni politiche più note figurano il compromesso storico, tentativo di dialogo tra le principali forze democratiche italiane in una fase segnata da forti tensioni sociali e terrorismo, e l’eurocomunismo, percorso di autonomia dal modello sovietico.<br />
Al centro della sua riflessione vi era anche la cosiddetta “<strong>questione morale</strong>”, ovvero la necessità di rigore, trasparenza e responsabilità nella gestione della cosa pubblica. Una categoria politica che ancora oggi viene spesso richiamata nel dibattito pubblico.<br />
Proprio quarant’anni fa, a Padova, si consumavano gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer .La sera del 7 giugno, durante un comizio affollato in Piazza della Frutta per la campagna delle elezioni europee del 17 giugno, il segretario del Partito Comunista Italiano viene colpito da un ictus mentre parla dal palco.Berlinguer appare sempre più affaticato, pallido, con difficoltà nel parlare, ma prosegue tra gli applausi e gli inviti a fermarsi di un pubblico che comprende la gravità del momento. Il comizio viene interrotto e Berlinguer ricoverato d’urgenza, entrando poco dopo in coma. Muore a 62 anni, l’11 giugno 1984 all’ospedale di Padova. Una perdita inesauribile per la storia repubblicana.</p>
<p class="p1"><span class="s1">L’opera realizzata da Zabou e inaugurata il 18 aprile (2026)</span></p>
<p>si caratterizza per il suo stile iperrealistico in bianco e nero, tipico dell’artista francese, e punta a restituire un’immagine intensa di Berlinguer.<br />
Il murale è stato concepito come un intervento di arte pubblica destinato a dialogare con la città e con la sua comunità, trasformando lo spazio urbano in luogo di memoria condivisa.</p>
<p>A Manfredonia l’iniziativa ha raccolto una prevalente accoglienza positiva da parte del mondo culturale e di diversi cittadini, che hanno visto nel progetto un’occasione di valorizzazione urbana ma ancor più un modo di riflessione socio-politica, per riportare al centro dello spazio pubblico il tema della politica nella società. Un ruolo che oggi emerge così largamente compromesso sul piano dei principi fondanti della serietà istituzionale.<br />
Nel resto d’Italia, la notizia ha riacceso un dibattito più ampio sull’uso della street art per commemorare figure politiche. Da un lato, diversi commentatori e ambienti culturali hanno sottolineato il valore educativo e simbolico dell’iniziativa, in continuità con altre opere simili dedicate a personalità della storia recente.<br />
Dall’altro, non sono mancate voci critiche che vedono nella trasformazione dei leader politici in icone murali una possibile semplificazione del loro ruolo storico, soprattutto quando si tratta di figure ancora fortemente connotate ideologicamente.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106995" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--775x1024.jpg" sizes="(max-width: 775px) 100vw, 775px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--775x1024.jpg 775w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--227x300.jpg 227w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--768x1015.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico-.jpg 878w" alt="" width="775" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Sul murale si è espressa anche <strong>Bianca Berlinguer</strong>, giornalista e figlia dello storico leader comunista, che ha partecipato all’inaugurazione dell’opera a Manfredonia.<br />
In occasione dell’evento ha ricordato il padre come una figura “ancora capace di parlare al presente”, sottolineando il valore della memoria pubblica e dell’interesse che la sua storia continua a suscitare nelle nuove generazioni.</p>
<p>Il murale di Manfredonia si inserisce in un fenomeno sempre più diffuso in Europa: l’uso della street art come strumento di interpretazione del passato.<br />
In questo caso, il volto di Enrico Berlinguer superando l’impatto simbolico del murales non è soltanto un omaggio, ma serve a riattivare domande e riflessioni profonde sulla politica seria ed etica attualmente molto carente.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco La Cina, con il suo stile felpato che di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/">Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s5"><em><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco</span></span></strong></em></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, con il suo stile felpato che di solito nasconde molto più di quanto dica, stavolta ha deciso di parlare chiaro: abbiamo accordi con l’Iran, passiamo dallo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stretto di Hormuz</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e non accettiamo interferenze</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">(fonte Newsweek)</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Traduzione, per chi ancora crede alle note diplomatiche come esercizi di stile: fermatevi.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il problema è che a Washington e dintorni non sono mai stati particolarmente inclini a fermarsi. Semmai a ripartire. Magari più forte, magari più convinti, magari con una nuova giustificazione pronta all’uso. Il copione è rodato: tensione, pressione, intervento, caos. Poi conferenza stampa.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel Golfo Persico si ripete la stessa scena, con una differenza sostanziale: questa volta il pubblico non è più disposto a restare in silenzio. Perché l’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iran</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> non è una pedina sacrificabile, ma un attore centrale, e soprattutto non è solo. Dietro Teheran si muovono equilibri, accordi, interessi che non coincidono più con quelli occidentali. E quando la Cina entra esplicitamente in partita, non lo fa per assistere.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Eppure </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stati Uniti e Israele</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> continuano a muoversi come se nulla fosse cambiato. Blocco navale, raid mirati, operazioni “di sicurezza”. Un lessico ormai automatico, quasi burocratico, che serve a coprire una realtà molto meno ordinata: una strategia che accumula tensione su tensione, convinta — o forse costretta — a dimostrare forza per non mostrare debolezza.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Israele, da parte sua, ha affinato negli anni un principio semplice quanto efficace: colpire prima, spiegare dopo, e nel dubbio non spiegare affatto. Tutto sotto l’ombrello dell’autodifesa, un concetto ormai così esteso da coprire qualsiasi azione, purché arrivi prima della domanda giusta.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Gli Stati Uniti, invece, restano fedeli alla loro versione aggiornata della “stabilizzazione”: intervenire per evitare il peggio e finire per produrlo. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iraq, Libia, Siria</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> sono lì a ricordarlo, anche se a Washington sembrano considerati più incidenti di percorso che precedenti.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel frattempo, però, il contesto cambia. E cambia in fretta. L’Iran non arretra, il Libano resta una miccia accesa, e lo Stretto di Hormuz — uno dei punti più sensibili del pianeta — si trasforma in una linea di frizione permanente. Ogni movimento navale, ogni dichiarazione, ogni “avvertimento” aggiunge un grado alla temperatura.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il punto è che questa </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">non è più una crisi locale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. È un equilibrio globale che si incrina. E quando potenze come la Cina iniziano a segnare il territorio in modo esplicito, significa che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il margine di errore si riduce drasticamente</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma forse il vero problema è un altro. Chi oggi alimenta questa spirale sembra ancora convinto di poterla gestire. Di poter dosare la tensione, calibrare le risposte, controllare le conseguenze. È la stessa illusione che accompagna ogni escalation: quella di avere sempre un passo indietro disponibile.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La storia, però, è meno indulgente. E insegna che quando si continua a spingere oltre il limite, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">prima o poi il limite scompare</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">E a quel punto non ci sono più comunicati da tradurre. Solo conseguenze da subire.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> E non sono belle.</span></span></p>
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		<title>Radici di Ferro in Terra di Sicilia: Giuseppe Salvia vive a Capaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio e Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Salvia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta Ci sono luoghi dove l’aria scotta anche quando il vento è fresco. Il Giardino della Memoria di Capaci è uno di questi. Qui, dove&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta</b></p>
<p>Ci sono luoghi dove l’aria scotta anche quando il vento è fresco. Il Giardino della Memoria di Capaci è uno di questi. Qui, dove la terra ha bevuto il sangue dei giusti, oggi è spuntato un nuovo ulivo. Non è solo una pianta: è la colonna vertebrale di Giuseppe Salvia che torna dritta, 45 anni dopo quel maledetto 14 aprile 1981, quando la camorra di Raffaele Cutolo pensò di spegnerlo sulla tangenziale di Napoli.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106543" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Hanno sbagliato i conti. Perché Giuseppe Salvia, il vicedirettore di Poggioreale che non si piegò ai boss, oggi ha messo radici a Palermo. Lo ha fatto grazie a Tina Montinaro e alla sua associazione Quarto Savona Quindici, in un abbraccio tra Napoli e la Sicilia che sa di riscatto e di dignità ritrovata.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106548" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-768x1024.jpeg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-768x1024.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-225x300.jpeg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38.jpeg 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>Le parole di Giuseppina Troianello, vedova di Salvia, hanno squarciato il silenzio del giardino: “Mio marito ha scelto la legalità ogni giorno, senza chiedere protezione… oggi non siamo qui per ricordare una perdita, ma per affermare una presenza”. Ma è nel messaggio del figlio Claudio che la memoria si trasforma in mandato per il futuro. Guardando dritto negli occhi i ragazzi delle scuole presenti, ha lanciato una sfida che toglie ogni alibi: “Voi dovete scegliere sempre da che parte stare, dovete stare dalla parte della legalità. Noi continueremo a portare avanti queste iniziative perché, anche salvandone uno solo su un milione, avremo compiuto la nostra missione”.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106547" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Vedere gli studenti del Majorana scavare la terra e i detenuti affidati all’associazione “Idea e Azione” poggiare l’albero è stata la prova plastica di questa missione. Una sinergia che parla di futuro, lo stesso futuro evocato dal Prefetto Massimo Mariani e dal Sindaco Lagalla: una memoria che non deve essere un reperto, ma un impegno quotidiano che profuma come l’olio di Capaci, curato dai ragazzi e destinato alle Diocesi di tutta Italia.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106553" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Mentre padre Massimiliano Purpura benediceva l’ulivo, circondato dai familiari e dalle massime cariche civili e militari, si sentiva forte quel legame tra due terre segnate dal sangue ma unite dalla stessa voglia di riscatto.</p>
<p>Come diceva Falcone, le idee restano e continuano a camminare. Oggi, a Capaci, quelle idee hanno il volto di Giuseppe Salvia e le mani dei giovani che hanno giurato di non lasciarlo mai più solo. La memoria ha radici fortissime e oggi sono più profonde che mai.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106542" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26-1024x554.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26-1024x554.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26-300x162.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26-768x415.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26-1536x830.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.39.26.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="554" /></figure>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong><em>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino</em></strong></p>
<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Perché non siamo felici? La verità sul vuoto del nostro tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 16:06:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
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<p>Siamo pieni di cose, di connessioni e di parole, ma qualcosa continua a mancare. Forse il problema non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo&#8230;</p>
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<p>Perché non siamo felici? È una domanda che attraversa il nostro tempo con una forza quasi silenziosa. Non sempre viene detta ad alta voce, ma abita molte vite. Siamo pieni di cose, di connessioni, di parole. Abbiamo strumenti per comunicare in ogni momento, possibilità che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, occasioni continue per mostrarci, reagire, condividere. Eppure, nonostante tutto questo, qualcosa continua a mancare.Il punto è che oggi non manca solo la felicità. Manca spesso il modo vero di riconoscerla. Forse non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo imparato a cercarla.</p>
<p>Abbiamo ricevuto un’idea di felicità troppo pesante, troppo perfetta, troppo esigente. Ci è stato insegnato che essere felici significa stare bene sempre, sentirsi realizzati, avere una vita piena, controllata, riconosciuta, magari anche ammirata. Così la felicità ha smesso di essere un’esperienza umana ed è diventata una prestazione. Non qualcosa da vivere, ma qualcosa da dimostrare.</p>
<p>Ed è qui che nasce una delle ferite più profonde del presente. Perché quando la felicità diventa un dovere, ogni fragilità sembra una colpa. Ogni stanchezza sembra una sconfitta. Ogni crisi sembra la prova che qualcosa in noi non funziona.</p>
<p>A volte non siamo felici perché viviamo sotto peso. Sotto il peso di aspettative troppo alte, che ci fanno sentire sempre un passo indietro rispetto a ciò che dovremmo essere. Sotto il peso dei confronti continui, che ci spingono a guardare la vita degli altri come se fosse il metro del nostro valore. Sotto il peso di ferite non guarite, che restano aperte dentro di noi anche quando proviamo a coprirle con il lavoro, con le parole, con l’efficienza o con il silenzio.</p>
<p>Molte persone oggi non vivono solo una crisi di benessere emotivo. Vivono una crisi di senso. Sentono di dover reggere tutto, rispondere a tutto, essere sempre all’altezza. Ma il cuore umano non è fatto per abitare una rincorsa permanente. È fatto per respirare, per sostare, per sentire che la propria vita ha un significato anche quando non è perfetta.</p>
<p>Poi c’è la solitudine moderna. Una delle contraddizioni più forti del nostro tempo. Siamo iperconnessi, eppure spesso interiormente isolati. Parliamo molto, ma non sempre ci sentiamo compresi. Riceviamo messaggi, notifiche, reazioni, ma tutto questo non coincide automaticamente con la vicinanza. Essere connessi non significa essere in relazione. E senza relazione vera, la felicità si svuota, perché resta senza radici.</p>
<p>Un’altra parola decisiva è paura. In particolare, la paura di non bastare. Non bastare come persone, come professionisti, come compagni, come genitori, come amici. È una paura che lavora in profondità e che spesso si maschera da perfezionismo, da ipercontrollo, da bisogno di conferme. Ma la verità è che chi vive temendo di non bastare non riesce quasi mai a riposare davvero dentro la propria vita. Anche i successi diventano fragili. Anche le gioie durano poco. Perché tutto viene filtrato dalla sensazione di essere sempre in difetto.</p>
<p>E infine c’è il desiderio di controllo. Vogliamo controllare i tempi, gli esiti, le relazioni, le emozioni. Vogliamo evitare il dolore, prevenire le delusioni, governare tutto. Ma la vita non si lascia controllare fino in fondo. E quando trasformiamo anche la felicità in un obiettivo da gestire, finiamo per soffocarla. La felicità non nasce dal dominio assoluto sulle cose. Nasce più spesso da una forma di verità accolta, da una presenza sincera, da una riconciliazione con ciò che siamo.</p>
<p>Per questo oggi è importante capire che cosa ci rende davvero infelici. Non sempre la mancanza di risultati. Non sempre l’assenza di opportunità. Spesso ci rende infelici l’aver imparato a cercare la felicità nei posti sbagliati: nell’approvazione continua, nel confronto, nell’immagine, nella perfezione, nel controllo. Tutte cose che possono riempire il tempo, ma non sempre il cuore.</p>
<p>La felicità autentica è più sobria di quanto ci abbiano raccontato. Non è una vita senza problemi. Non è un entusiasmo costante. Non è una serenità permanente. È qualcosa di più vero e più umano. È poter stare dentro la propria esistenza senza sentirsi continuamente sbagliati. È trovare un senso anche nei giorni difficili. È avere relazioni che non chiedono di dimostrare, ma di esserci. È sentire che il proprio valore non dipende solo dalla prestazione, dal giudizio o dal successo.</p>
<p>Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto perché non siamo felici e iniziare a chiederci che cosa stiamo chiamando felicità. Perché da questa risposta dipende molto della nostra vita interiore, della qualità delle nostre relazioni e persino della salute delle nostre comunità. Una società che trasforma tutto in confronto, prestazione e visibilità non genera persone più felici. Genera spesso persone più stanche, più fragili, più sole.</p>
<p>Il nostro tempo ha bisogno di una nuova educazione alla felicità. Una felicità meno esibita e più vera. Meno costruita e più abitata. Meno fondata sull’apparire e più radicata nella possibilità di essere accolti, amati, riconosciuti senza maschere. Forse non siamo fatti per essere felici sempre. Ma siamo fatti per non perdere il senso, per non smarrire del tutto la luce, per non consegnare al vuoto l’ultima parola.</p>
<p>Forse la felicità non ci ha lasciati. Forse siamo noi che, inseguendola come un trofeo, non riusciamo più a riconoscerla quando arriva in forme semplici: una presenza che resta, una parola che cura, una pace che non fa rumore, un frammento di verità che rimette insieme il cuore.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/21/perche-non-siamo-felici-la-verita-sul-vuoto-del-nostro-tempo/">Perché non siamo felici? La verità sul vuoto del nostro tempo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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