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	<title>Editoriale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il volto di Berlinguer sui muri di Manfredonia: il murale di Zabou accende dibattito politico sull’Italia di oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 20:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[Zabou]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3356-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>A Manfredonia la street artist francese Zabou dedica un grande murale a Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, trasformandone il volto in un potente simbolo urbano. L’opera, oltre&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/19/il-volto-di-berlinguer-sui-muri-di-manfredonia-il-murale-di-zabou-accende-dibattito-politico-sullitalia-di-oggi/">Il volto di Berlinguer sui muri di Manfredonia: il murale di Zabou accende dibattito politico sull’Italia di oggi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Manfredonia la street artist francese Zabou dedica un grande murale a Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, trasformandone il volto in un potente simbolo urbano. L’opera, oltre a suscitare reazioni positive in città e nel mondo culturale, riapre il confronto sul significato della sua eredità politica, rafforzando al tempo stesso il richiamoa una visione della politica fondata su etica, rigore e responsabilità</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A oltre quarant’anni dalla sua morte, Enrico<strong> Berlinguer, </strong>nato a Sassari il 25 maggio 1922 e morto a Padova l’11 giugno 1984, nel pieno di una campagna politica, torna visivamente nello spazio pubblico attraverso il linguaggio dell’arte urbana. A <strong>Manfredonia</strong>, in provincia di Foggia, la street artist francese Zabou ha realizzato un grande murale dedicato allo <strong>storico segretario</strong> del <strong>Partito Comunista Italiano</strong>, trasformandone il volto in un segno permanente nel paesaggio urbano.<br />
L’opera si inserisce in un progetto culturale cittadino dedicato alla valorizzazione di figure simboliche della storia italiana, con particolare attenzione ai temi dell’etica pubblica e dell’impegno politico. Un richiamo fortemente stringente per evidenziare, oggi più che mai, la necessità di orientare lo sguardo a figure politiche di alto profilo morale e istituzionale come Enrico Berlinguer. In una fase segnata da una diffusa percezione di inadeguatezza della classe dirigente, il riferimento a modelli solidi diventa essenziale. Rifarsi a esempi di autentica cultura politica significa guardare alla statura etica di Berlinguer, che ancora oggi rappresenta in modo concreto un’idea di politica rigorosa, credibile e profondamente radicata nei principi sociali di un Paese democratico.<br />
<strong>Berlinguer</strong> è stato uno dei <strong>protagonisti</strong> più influenti della politica italiana del Novecento. Segretario del PCI dal 1972 al 1984, guidò il partito nel suo periodo di massimo consenso elettorale, contribuendo a ridefinire il ruolo dei comunisti nel contesto occidentale.<br />
Tra le sue elaborazioni politiche più note figurano il compromesso storico, tentativo di dialogo tra le principali forze democratiche italiane in una fase segnata da forti tensioni sociali e terrorismo, e l’eurocomunismo, percorso di autonomia dal modello sovietico.<br />
Al centro della sua riflessione vi era anche la cosiddetta “<strong>questione morale</strong>”, ovvero la necessità di rigore, trasparenza e responsabilità nella gestione della cosa pubblica. Una categoria politica che ancora oggi viene spesso richiamata nel dibattito pubblico.<br />
Proprio quarant’anni fa, a Padova, si consumavano gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer .La sera del 7 giugno, durante un comizio affollato in Piazza della Frutta per la campagna delle elezioni europee del 17 giugno, il segretario del Partito Comunista Italiano viene colpito da un ictus mentre parla dal palco.Berlinguer appare sempre più affaticato, pallido, con difficoltà nel parlare, ma prosegue tra gli applausi e gli inviti a fermarsi di un pubblico che comprende la gravità del momento. Il comizio viene interrotto e Berlinguer ricoverato d’urgenza, entrando poco dopo in coma. Muore l’11 giugno 1984 all’ospedale di Padova. Una perdita inesauribile per la storia repubblicana.</p>
<p>L’opera realizzata da Zabou si caratterizza per il suo stile iperrealistico in bianco e nero, tipico dell’artista francese, e punta a restituire un’immagine intensa di Berlinguer.<br />
Il murale è stato concepito come un intervento di arte pubblica destinato a dialogare con la città e con la sua comunità, trasformando lo spazio urbano in luogo di memoria condivisa.</p>
<p>A Manfredonia l’iniziativa ha raccolto una prevalente accoglienza positiva da parte del mondo culturale e di diversi cittadini, che hanno visto nel progetto un’occasione di valorizzazione urbana ma ancor più un modo di riflessione socio-politica, per riportare al centro dello spazio pubblico il tema della politica nella società. Un ruolo che oggi emerge così largamente compromesso sul piano dei principi fondanti della serietà istituzionale.<br />
Nel resto d’Italia, la notizia ha riacceso un dibattito più ampio sull’uso della street art per commemorare figure politiche. Da un lato, diversi commentatori e ambienti culturali hanno sottolineato il valore educativo e simbolico dell’iniziativa, in continuità con altre opere simili dedicate a personalità della storia recente.<br />
Dall’altro, non sono mancate voci critiche che vedono nella trasformazione dei leader politici in icone murali una possibile semplificazione del loro ruolo storico, soprattutto quando si tratta di figure ancora fortemente connotate ideologicamente.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-106995" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--775x1024.jpg" sizes="(max-width: 775px) 100vw, 775px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--775x1024.jpg 775w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--227x300.jpg 227w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico--768x1015.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Bianca-Berlinguer-murale-dedicato-al-padre-Enrico-.jpg 878w" alt="" width="775" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Sul murale si è espressa anche <strong>Bianca Berlinguer</strong>, giornalista e figlia dello storico leader comunista, che ha partecipato all’inaugurazione dell’opera a Manfredonia.<br />
In occasione dell’evento ha ricordato il padre come una figura “ancora capace di parlare al presente”, sottolineando il valore della memoria pubblica e dell’interesse che la sua storia continua a suscitare nelle nuove generazioni.</p>
<p>Il murale di Manfredonia si inserisce in un fenomeno sempre più diffuso in Europa: l’uso della street art come strumento di interpretazione del passato.<br />
In questo caso, il volto di Enrico Berlinguer superando l’impatto simbolico del murales non è soltanto un omaggio, ma serve a riattivare domande e riflessioni profonde sulla politica seria ed etica attualmente molto carente.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco La Cina, con il suo stile felpato che di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/">Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s5"><em><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco</span></span></strong></em></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, con il suo stile felpato che di solito nasconde molto più di quanto dica, stavolta ha deciso di parlare chiaro: abbiamo accordi con l’Iran, passiamo dallo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stretto di Hormuz</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e non accettiamo interferenze</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">(fonte Newsweek)</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Traduzione, per chi ancora crede alle note diplomatiche come esercizi di stile: fermatevi.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il problema è che a Washington e dintorni non sono mai stati particolarmente inclini a fermarsi. Semmai a ripartire. Magari più forte, magari più convinti, magari con una nuova giustificazione pronta all’uso. Il copione è rodato: tensione, pressione, intervento, caos. Poi conferenza stampa.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel Golfo Persico si ripete la stessa scena, con una differenza sostanziale: questa volta il pubblico non è più disposto a restare in silenzio. Perché l’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iran</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> non è una pedina sacrificabile, ma un attore centrale, e soprattutto non è solo. Dietro Teheran si muovono equilibri, accordi, interessi che non coincidono più con quelli occidentali. E quando la Cina entra esplicitamente in partita, non lo fa per assistere.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Eppure </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stati Uniti e Israele</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> continuano a muoversi come se nulla fosse cambiato. Blocco navale, raid mirati, operazioni “di sicurezza”. Un lessico ormai automatico, quasi burocratico, che serve a coprire una realtà molto meno ordinata: una strategia che accumula tensione su tensione, convinta — o forse costretta — a dimostrare forza per non mostrare debolezza.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Israele, da parte sua, ha affinato negli anni un principio semplice quanto efficace: colpire prima, spiegare dopo, e nel dubbio non spiegare affatto. Tutto sotto l’ombrello dell’autodifesa, un concetto ormai così esteso da coprire qualsiasi azione, purché arrivi prima della domanda giusta.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Gli Stati Uniti, invece, restano fedeli alla loro versione aggiornata della “stabilizzazione”: intervenire per evitare il peggio e finire per produrlo. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iraq, Libia, Siria</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> sono lì a ricordarlo, anche se a Washington sembrano considerati più incidenti di percorso che precedenti.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel frattempo, però, il contesto cambia. E cambia in fretta. L’Iran non arretra, il Libano resta una miccia accesa, e lo Stretto di Hormuz — uno dei punti più sensibili del pianeta — si trasforma in una linea di frizione permanente. Ogni movimento navale, ogni dichiarazione, ogni “avvertimento” aggiunge un grado alla temperatura.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il punto è che questa </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">non è più una crisi locale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. È un equilibrio globale che si incrina. E quando potenze come la Cina iniziano a segnare il territorio in modo esplicito, significa che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il margine di errore si riduce drasticamente</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma forse il vero problema è un altro. Chi oggi alimenta questa spirale sembra ancora convinto di poterla gestire. Di poter dosare la tensione, calibrare le risposte, controllare le conseguenze. È la stessa illusione che accompagna ogni escalation: quella di avere sempre un passo indietro disponibile.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La storia, però, è meno indulgente. E insegna che quando si continua a spingere oltre il limite, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">prima o poi il limite scompare</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">E a quel punto non ci sono più comunicati da tradurre. Solo conseguenze da subire.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> E non sono belle.</span></span></p>
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		<title>Radici di Ferro in Terra di Sicilia: Giuseppe Salvia vive a Capaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio e Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Salvia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3252-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta Ci sono luoghi dove l’aria scotta anche quando il vento è fresco. Il Giardino della Memoria di Capaci è uno di questi. Qui, dove&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta</b></p>
<p>Ci sono luoghi dove l’aria scotta anche quando il vento è fresco. Il Giardino della Memoria di Capaci è uno di questi. Qui, dove la terra ha bevuto il sangue dei giusti, oggi è spuntato un nuovo ulivo. Non è solo una pianta: è la colonna vertebrale di Giuseppe Salvia che torna dritta, 45 anni dopo quel maledetto 14 aprile 1981, quando la camorra di Raffaele Cutolo pensò di spegnerlo sulla tangenziale di Napoli.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-106543" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Hanno sbagliato i conti. Perché Giuseppe Salvia, il vicedirettore di Poggioreale che non si piegò ai boss, oggi ha messo radici a Palermo. Lo ha fatto grazie a Tina Montinaro e alla sua associazione Quarto Savona Quindici, in un abbraccio tra Napoli e la Sicilia che sa di riscatto e di dignità ritrovata.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-106548" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-768x1024.jpeg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-768x1024.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-225x300.jpeg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.38.jpeg 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>Le parole di Giuseppina Troianello, vedova di Salvia, hanno squarciato il silenzio del giardino: “Mio marito ha scelto la legalità ogni giorno, senza chiedere protezione… oggi non siamo qui per ricordare una perdita, ma per affermare una presenza”. Ma è nel messaggio del figlio Claudio che la memoria si trasforma in mandato per il futuro. Guardando dritto negli occhi i ragazzi delle scuole presenti, ha lanciato una sfida che toglie ogni alibi: “Voi dovete scegliere sempre da che parte stare, dovete stare dalla parte della legalità. Noi continueremo a portare avanti queste iniziative perché, anche salvandone uno solo su un milione, avremo compiuto la nostra missione”.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106547" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.43.37.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Vedere gli studenti del Majorana scavare la terra e i detenuti affidati all’associazione “Idea e Azione” poggiare l’albero è stata la prova plastica di questa missione. Una sinergia che parla di futuro, lo stesso futuro evocato dal Prefetto Massimo Mariani e dal Sindaco Lagalla: una memoria che non deve essere un reperto, ma un impegno quotidiano che profuma come l’olio di Capaci, curato dai ragazzi e destinato alle Diocesi di tutta Italia.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106553" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1024x768.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1-80x60.jpeg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-14-at-21.00.01-1.jpeg 1600w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>Mentre padre Massimiliano Purpura benediceva l’ulivo, circondato dai familiari e dalle massime cariche civili e militari, si sentiva forte quel legame tra due terre segnate dal sangue ma unite dalla stessa voglia di riscatto.</p>
<p>Come diceva Falcone, le idee restano e continuano a camminare. Oggi, a Capaci, quelle idee hanno il volto di Giuseppe Salvia e le mani dei giovani che hanno giurato di non lasciarlo mai più solo. La memoria ha radici fortissime e oggi sono più profonde che mai.</p>
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<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong><em>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino</em></strong></p>
<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché non siamo felici? La verità sul vuoto del nostro tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 16:06:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[benessere sociale]]></category>
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<p>Siamo pieni di cose, di connessioni e di parole, ma qualcosa continua a mancare. Forse il problema non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo&#8230;</p>
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<p>Perché non siamo felici? È una domanda che attraversa il nostro tempo con una forza quasi silenziosa. Non sempre viene detta ad alta voce, ma abita molte vite. Siamo pieni di cose, di connessioni, di parole. Abbiamo strumenti per comunicare in ogni momento, possibilità che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, occasioni continue per mostrarci, reagire, condividere. Eppure, nonostante tutto questo, qualcosa continua a mancare.Il punto è che oggi non manca solo la felicità. Manca spesso il modo vero di riconoscerla. Forse non è la felicità che ci sfugge, ma il modo in cui abbiamo imparato a cercarla.</p>
<p>Abbiamo ricevuto un’idea di felicità troppo pesante, troppo perfetta, troppo esigente. Ci è stato insegnato che essere felici significa stare bene sempre, sentirsi realizzati, avere una vita piena, controllata, riconosciuta, magari anche ammirata. Così la felicità ha smesso di essere un’esperienza umana ed è diventata una prestazione. Non qualcosa da vivere, ma qualcosa da dimostrare.</p>
<p>Ed è qui che nasce una delle ferite più profonde del presente. Perché quando la felicità diventa un dovere, ogni fragilità sembra una colpa. Ogni stanchezza sembra una sconfitta. Ogni crisi sembra la prova che qualcosa in noi non funziona.</p>
<p>A volte non siamo felici perché viviamo sotto peso. Sotto il peso di aspettative troppo alte, che ci fanno sentire sempre un passo indietro rispetto a ciò che dovremmo essere. Sotto il peso dei confronti continui, che ci spingono a guardare la vita degli altri come se fosse il metro del nostro valore. Sotto il peso di ferite non guarite, che restano aperte dentro di noi anche quando proviamo a coprirle con il lavoro, con le parole, con l’efficienza o con il silenzio.</p>
<p>Molte persone oggi non vivono solo una crisi di benessere emotivo. Vivono una crisi di senso. Sentono di dover reggere tutto, rispondere a tutto, essere sempre all’altezza. Ma il cuore umano non è fatto per abitare una rincorsa permanente. È fatto per respirare, per sostare, per sentire che la propria vita ha un significato anche quando non è perfetta.</p>
<p>Poi c’è la solitudine moderna. Una delle contraddizioni più forti del nostro tempo. Siamo iperconnessi, eppure spesso interiormente isolati. Parliamo molto, ma non sempre ci sentiamo compresi. Riceviamo messaggi, notifiche, reazioni, ma tutto questo non coincide automaticamente con la vicinanza. Essere connessi non significa essere in relazione. E senza relazione vera, la felicità si svuota, perché resta senza radici.</p>
<p>Un’altra parola decisiva è paura. In particolare, la paura di non bastare. Non bastare come persone, come professionisti, come compagni, come genitori, come amici. È una paura che lavora in profondità e che spesso si maschera da perfezionismo, da ipercontrollo, da bisogno di conferme. Ma la verità è che chi vive temendo di non bastare non riesce quasi mai a riposare davvero dentro la propria vita. Anche i successi diventano fragili. Anche le gioie durano poco. Perché tutto viene filtrato dalla sensazione di essere sempre in difetto.</p>
<p>E infine c’è il desiderio di controllo. Vogliamo controllare i tempi, gli esiti, le relazioni, le emozioni. Vogliamo evitare il dolore, prevenire le delusioni, governare tutto. Ma la vita non si lascia controllare fino in fondo. E quando trasformiamo anche la felicità in un obiettivo da gestire, finiamo per soffocarla. La felicità non nasce dal dominio assoluto sulle cose. Nasce più spesso da una forma di verità accolta, da una presenza sincera, da una riconciliazione con ciò che siamo.</p>
<p>Per questo oggi è importante capire che cosa ci rende davvero infelici. Non sempre la mancanza di risultati. Non sempre l’assenza di opportunità. Spesso ci rende infelici l’aver imparato a cercare la felicità nei posti sbagliati: nell’approvazione continua, nel confronto, nell’immagine, nella perfezione, nel controllo. Tutte cose che possono riempire il tempo, ma non sempre il cuore.</p>
<p>La felicità autentica è più sobria di quanto ci abbiano raccontato. Non è una vita senza problemi. Non è un entusiasmo costante. Non è una serenità permanente. È qualcosa di più vero e più umano. È poter stare dentro la propria esistenza senza sentirsi continuamente sbagliati. È trovare un senso anche nei giorni difficili. È avere relazioni che non chiedono di dimostrare, ma di esserci. È sentire che il proprio valore non dipende solo dalla prestazione, dal giudizio o dal successo.</p>
<p>Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto perché non siamo felici e iniziare a chiederci che cosa stiamo chiamando felicità. Perché da questa risposta dipende molto della nostra vita interiore, della qualità delle nostre relazioni e persino della salute delle nostre comunità. Una società che trasforma tutto in confronto, prestazione e visibilità non genera persone più felici. Genera spesso persone più stanche, più fragili, più sole.</p>
<p>Il nostro tempo ha bisogno di una nuova educazione alla felicità. Una felicità meno esibita e più vera. Meno costruita e più abitata. Meno fondata sull’apparire e più radicata nella possibilità di essere accolti, amati, riconosciuti senza maschere. Forse non siamo fatti per essere felici sempre. Ma siamo fatti per non perdere il senso, per non smarrire del tutto la luce, per non consegnare al vuoto l’ultima parola.</p>
<p>Forse la felicità non ci ha lasciati. Forse siamo noi che, inseguendola come un trofeo, non riusciamo più a riconoscerla quando arriva in forme semplici: una presenza che resta, una parola che cura, una pace che non fa rumore, un frammento di verità che rimette insieme il cuore.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Gemellaggio: Dublino – Pompei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Farinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 17:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dublino]]></category>
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<p>Pompei e Dublino siglano un gemellaggio per amicizia e cooperazione culturale: l’Ambasciatore italiano in Irlanda Nicola Faganello, la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino Michela Linda Magrì e il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pompei e Dublino siglano un gemellaggio per amicizia e cooperazione culturale: l’Ambasciatore italiano in Irlanda Nicola Faganello, la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino Michela Linda Magrì e il Presidente della Camera di Commercio Italiana di Dublino Furio Pietribiasi promuovono un canale permanente di confronto sulla tutela del patrimonio e la governance culturale. Panel di esperti, iniziative artistiche ed educative, turismo culturale e valorizzazione del patrimonio storico, intrecciando tradizione e innovazione tra Italia e Irlanda</em></p>
<p><em>Enzo Farinella</em></p>
<p>13 marzo 2026 – Dublino e Pompei hanno dato vita nei giorni scorsi a un gemellaggio che premierà in modo particolare la cultura e le relazioni tra Italia e Irlanda.<br />
La Cultura, come il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato più volte, “è motore e anche collante di civiltà. “Si sviluppa nel dialogo e nel confronto. Si arricchisce nello scambio, acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola.<br />
L’immenso valore della cultura risalta ancor più in questo periodo storico. Molteplici motivi di preoccupazione esistono oggi. Guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie, che pensavamo archiviate dal Novecento, sono riapparse, con il loro carico di morte e devastazione.<br />
La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace.<br />
La nostra responsabilità è consentirle di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce.<br />
Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile e in democrazia”.</p>
<p>Questi ideali illuminano il gemellaggio tra Pompei e Dublino e animano gli scambi culturali, istituzionali, economici e di altra natura che seguiranno tra le due nazioni, grazie alla collaborazione con il Comune di Pompei e con la Regione Campania nel valorizzare il patrimonio storico e artistico campano nel contesto europeo.<br />
Il programma propone, infatti, un panel di amministratori, docenti ed esperti di architettura e arte provenienti da Italia e Irlanda, chiamati a confrontarsi sul valore universale del patrimonio archeologico e sulle prospettive di cooperazione internazionale nel settore culturale.<br />
Sul piano istituzionale, il gemellaggio non è una semplice dichiarazione d’intenti, ma l’avvio di un percorso strutturato di cooperazione stabile tra due amministrazioni, chiamate a dialogare. Si apre un canale permanente di confronto, fondato sulla condivisione di esperienze nei settori della tutela del patrimonio, della governance culturale, del turismo sostenibile e della rigenerazione urbana. Da un lato Pompei, icona universale della memoria europea; dall’altro Dublino, capitale dinamica della giovane nazione irlandese e crocevia internazionale di innovazione: il loro incontro non è soltanto simbolico, ma espressione di una visione comune che intreccia tradizione e modernità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104702" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--1024x773.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--1024x773.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--300x226.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--768x580.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei--80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Pompei-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="773" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Veduta panoramica degli scavi del Parco Archeologico di Pompei con il Vesuvio sullo sfondo. La città romana fu sepolta dall’eruzione del 79 d.C., evento che ne ha preservato straordinariamente edifici, strade e testimonianze della vita quotidiana.</em></figcaption></figure>
</div>
<p>Testimoni di questo nuovo patto d’amicizia e solidarietà sono stati per il Comune di Pompei Andreina Esposito, facente funzioni del Sindaco del Comune di Pompei: «Da oggi camminiamo insieme e facciamo in modo che, attraverso le nostre esperienze, i confini non esistano più”, ha dichiarato, attorniata da Giuseppe del Regno, consigliere comunale, Raimo Catello, Assessore alla Qualità della Vita, Mario Muscariello, consulente per le Relazioni Internazionali dell’Ufficio del Protocollo Istituzionale di Pompei.<br />
«A mio avviso, in questo mondo serve unità, e con questo gemellaggio stiamo costruendo ponti», ha aggiunto l’architetto Ferdinando D’Agostino, in rappresentanza della Regione Campania.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104705" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Dublino--1024x592.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Dublino--1024x592.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Dublino--300x173.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Dublino--768x444.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Dublino-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="592" /><figcaption class="wp-element-caption">Dublino (Irlanda)</figcaption></figure>
</div>
<p>Tra i vari rappresentanti irlandesi, figuravano Daithí Downey, responsabile dell’Ufficio Programmi Europei e delle Relazioni Internazionali del Comune di Dublino, che ha detto: «Sono molto onorato di assistere alla celebrazione della firma ufficiale di questo gemellaggio per conto dell’amministrazione del Comune di Dublino, avendo seguito l’iter procedurale che sfocia nella formulazione dell’atto finale». Il responsabile dell’Ufficio Programmi Europei del Comune di Dublino ha aggiunto che il gemellaggio rappresenta per le due città un’occasione per promuovere la cooperazione e l’amicizia tra i due enti, e anche con la regione Campania. Ha parlato poi anche dei benefici da un punto di vista culturale e educativo tra le due realtà gemelle.<br />
Lynda Mulvin, professoressa di Storia dell’Arte presso l’Università di Dublino (UCD), si è soffermata sui vari momenti d’arte tra Irlanda e Italia. «Questa è una grande occasione per celebrare il gemellaggio tra due città ricche di storia», come ha dimostrato con le sue eloquenti diapositive, dal titolo “Verum esse ipsum factum”, in cui parlando della storia di Pompei, ha mostrato immagini di luoghi ed edifici di Dublino di ispirazione classica.</p>
<p>Naturalmente il gemellaggio è destinato in primo luogo a costruire legami d’amicizia e di fraternità.</p>
<p>Questo evento è stato voluto e promosso dall’Ambasciatore Italiano in Irlanda, Nicola Faganello, dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, Michela Linda Magrì e da Furio Pietribiasi, Presidente della Camera di Commercio Italiana di Dublino.<br />
L’Ambasciatore italiano, sottolineando i nuovi rapporti che si profilano all’orizzonte sul piano culturale ed economico, ha messo in rilievo come le cifre del turismo irlandese verso l’Italia sono in continuo aumento. «Le recenti tendenze positive dei flussi turistici verso l’Italia lo dimostrano: nel primo semestre del 2025 si sono registrati 244 mila presenze dall’Irlanda verso l’Italia, il 6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. – Non ci si dimentichi che la Repubblica d’Irlanda conta solo 4,500.000 abitanti -. Il turismo culturale è uno dei pilastri di questo trend positivo e gli irlandesi amano tanto l’Italia e il Made in Italy.</p>
<p>E così, dopo circa due anni di preparativi e incontri tra le due città e rispettive regioni, si è giunti a questa nuova stagione di relazioni culturali e umane, che fanno ben sperare per un mondo più pacifico, mentre echeggiano gli echi di cannoni che distruggono e uccidono tanti esseri umani fragili come donne e bambini.</p>
<p>La bella voce del soprano Concetta Pepere, che ha eseguito arie napoletane ed altre del suo repertorio internazionale, accompagnata, al piano, dal maestro irlandese, Maja Lisa Andrea, ha reso l’occasione più solenne.</p>
<p>Photo cover:</p>
<p><em>1)Il celebre Ha’penny Bridge sul fiume Liffey nel cuore di Dublino, uno dei simboli più riconoscibili della capitale irlandese.</em></p>
<p>2<em>)Il Foro dell’antica Pompei con il Vesuvio sullo sfondo, cuore politico e religioso della città romana sepolta dall’eruzione del 79 d.C.</em></p>
<p><strong>Breve Biografia</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-59748" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Enzo-Farinella-.jpg" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Enzo-Farinella-.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/Enzo-Farinella--300x169.jpg 300w" alt="" width="482" height="271" /></figure>
</div>
<p><strong>Enzo Farinella</strong> è storico, saggista e conferenziere, tra i massimi esperti del monachesimo irlandese in Europa. Nato a Gangi (Palermo) vive in Irlanda da oltre cinquant’anni, dove ha insegnato Antropologia filosofica nelle Università e lavorato come Addetto culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino.Ha collaborato con ANSA e Radio Vaticana, Autore di numerosi saggi sul monachesimo celtico, è membro del Comitato scientifico del Cammino di San Colombano.</p>
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		<title>Dagli ayatollah alle bombe democratiche: la strage americana di bambine in Iran</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/07/dagli-ayatollah-alle-bombe-democratiche-la-strage-americana-di-bambine-in-iran/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dagli-ayatollah-alle-bombe-democratiche-la-strage-americana-di-bambine-in-iran</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Esportare la democrazia a colpi di bomba e spiegare alle bambine che il femminismo ha una nuova forma: la fossa comune. Per anni ci hanno spiegato che il dramma dell’Iran&#8230;</p>
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<p>Per anni ci hanno spiegato che il dramma dell’Iran non sono le sanzioni, non i sabotaggi, non la miseria importata dall’esterno, ma <strong>gli Ayatollah che non permettono alle donne la piena libertà</strong>.<br />
E siccome l’Occidente è un grande difensore dei diritti umani (soprattutto quando coincidono con gas, petrolio e posizione strategica), si è offerto volontario per “aiutare”.</p>
<p>E come si aiuta un popolo oppresso? Con il manuale numero uno della civiltà occidentale:</p>
<p><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 1: demonizza il governo.<br />
</strong><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 2: bombarda il paese.<br />
</strong><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 3: conta i morti e chiamali “effetti collaterali”.</strong></p>
<p>E così, nel sud dell’Iran, a Minab, è andato in scena l’ennesimo capolavoro del progresso occidentale: <strong>una scuola di bambine trasformata in cimitero in meno di cinque secondi</strong>.<br />
Una scuola elementare.<br />
Di bambine.<br />
Quelle che, secondo i paladini occidentali, dovrebbero essere “emancipate” dal regime iraniano.</p>
<p>E infatti le hanno emancipate… dalla vita.<br />
<strong>Libertà definitiva. Irrevocabile. Una conquista che non perderanno più.</strong></p>
<p>Le immagini sono raccapriccianti: decine e decine di fosse già scavate, tutte uguali, ordinate come i banchi che quelle bambine non occuperanno mai più.<br />
Una precisione quasi svizzera: fosse in fila, bambine sotto, democrazia sopra. E poi ci dicono che dovremmo essere grati.</p>
<p>La narrativa è sempre la stessa, riciclata da vent’anni e mai lavata:<br />
“Dobbiamo proteggerle dagli Ayatollah”.<br />
E così, per proteggerle, <strong>le abbiamo fatte esplodere</strong>.<br />
Che, intendiamoci, dal punto di vista logico è perfetto: se il pericolo è la mancanza di diritti, eliminare direttamente le future donne elimina anche il problema dei loro futuri diritti.<br />
<strong>Nessuna donna = nessun diritto da calpestare</strong>.<br />
Una soluzione creativa, bisogna riconoscerlo.</p>
<p>E poi la formula magica: l’errore.<br />
La svista.<br />
La bomba intelligente che, ahimè, ha una giornata storta.<br />
Il missile che sbaglia indirizzo.<br />
La guerra moderna a volte sembra Amazon Prime: ordini un deposito di armi e ti arriva una scuola.</p>
<p>Ma tranquilli, i civili non erano il bersaglio. Non lo sono mai.<br />
Nemmeno quando muoiono a centinaia.<br />
Nemmeno quando sono bambini.<br />
Nemmeno quando l’edificio colpito è talmente lontano da qualsiasi struttura militare che neanche Google Maps saprebbe giustificarlo.</p>
<p>Poi arriva la seconda parte della sceneggiatura:<br />
“I governi occidentali sono profondamente preoccupati”.<br />
La preoccupazione è il loro superpotere.<br />
<strong>Possono distruggere un continente intero senza muovere un dito, ma la preoccupazione… quella sì, la distribuiscono gratis.</strong></p>
<p>Arrivano le condoglianze, le frasi di rito, il dolore per le vite spezzate.<br />
E soprattutto l’immancabile mantra:<br />
“Continueremo a difendere la libertà”.<br />
Dalle bambine, evidentemente. Perché, diciamocelo: che differenza c’è tra un regime che ti impone il velo e una superpotenza che ti impone la fossa? L’effetto finale è lo stesso: le bambine sono morte, e gli adulti scavano.</p>
<p>Ed eccoci all’ultimo capitolo del grande romanzo della liberazione a stelle e strisce: <strong>gli esempi precedenti</strong>.</p>
<p>– In Iraq la libertà è arrivata così bene che nessuno l’ha più vista.<br />
– In Afghanistan, dopo vent’anni di emancipazione femminile, il paese è tornato esattamente dove era.<br />
– In Libia la missione era proteggere i civili: risultato, un far west che neanche nei film di Leone.<br />
– A Gaza abbiamo visto cosa succede quando “difendi la democrazia” raso al suolo: morti ovunque, bambini soprattutto.<br />
E ora Minab. Con le sue fosse, la sua scuola dissolta, le sue bambine che non faranno mai più i compiti.</p>
<p>Dicono che la storia si ripete.<br />
No.<br />
La storia viene copiata, incollata, tradotta e riproposta a loop.<br />
Cambiano solo il nome del paese e il numero dei morti.</p>
<p>E allora ecco la verità che nessuno vuole pronunciare: <strong>non stanno liberando le donne.<br />
Stanno liberando il mondo dalla presenza delle donne iraniane.</strong></p>
<p>Perché è molto più semplice uccidere bambine che garantire loro la libertà. La democrazia occidentale funziona così: prima ti spiega che sei oppresso, poi ti bombarda per salvarti, e infine ti seppellisce per proteggerti dalle sofferenze.</p>
<p>D’altronde non si può negare una cosa: chi muore non protesta. E chi non protesta è perfettamente libero. <strong>Libero come una bambina iraniana sotto una fossa di Minab.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sciascia e gli imbecilli: chi parla senza sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sciascia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Nel romanzo A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia osserva una società pronta a discutere di tutto, dalla politica alla letteratura, fino alla scienza oltre la medicina, dove l’intelligenza è rara&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/06/sciascia-e-gli-imbecilli-chi-parla-senza-sapere/">Sciascia e gli imbecilli: chi parla senza sapere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel romanzo A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia osserva una società pronta a discutere di tutto, dalla politica alla letteratura, fino alla scienza oltre la medicina, dove l’intelligenza è rara e chi parla senza competenze domina il dibattito</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>«Sta ridicolizzando l’italiano che discute di tutto con sicurezza, mescolando politica, filosofia e letteratura. La gente che parla di letteratura come di calcio, senza profondità. Se esco di casa devo ascoltare gente mediocre che pontifica su tutto, perfino sugli scrittori. Gli “imbecilli” non sono solo stupidi, sono quelli che parlano continuamente di tutto, anche senza competenza, sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione pubblica, persino su uno scrittore come Alberto Moravia.»<br />
Queste frasi di <strong>Leonardo Sciascia</strong> in<strong> A ciascuno il suo</strong> raccontano un processo sociale purtroppo in fieri. Dietro l’ironia emerge la <strong>fotografia di un’Italia </strong>abitata da commentatori rapidi, pronti a esprimere opinioni su tutto. Leonardo Sciascia citando <strong>Alberto Moravia</strong> non intende affatto colpire lo scrittore romano. Non è una critica a Moravia. <strong>Sciascia non sta attaccando e non ha alcun interesse a criticare Moravia</strong>. Anzi, tra i due c’era stima reciproca. Serve a sottolineare un quadretto sociale, quasi una scenetta familiare.<br />
Sciascia conosceva bene questa inclinazione a parlare di tutto senza competenze, a dominare conversazioni tra politica, letteratura, diritto, filosofia e perfino scienza, oltre alla medicina.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-118344 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Leonardo-Sciascia-a-Randazzo-64-credit-F-Scianna-197x300-1.jpg" alt="" width="315" height="222" />La osservava nelle piazze siciliane, nei caffè, nelle redazioni, nei salott</strong>i, un popolo di commentatori pronti a pronunciarsi su politica, morale e cultura. Il giudizio nasce rapido, quasi istintivo. <strong>L’intellettuale di Racalmuto</strong> intende far riflettere sul confronto serio, uno spazio che richiede profondità, ascolto e letture lunghe, qualità sempre più rare.</p>
<p>Ricordo mia mamma dire spesso “…e non mi pentii mai quando tacei…”, in realtà non so esattamente se trasse quella frase da un proverbio o una citazione. Una volta lessi in proposito una larga attribuzione a Pier Paolo Pasolini, sulla scelta di non parlare in certe situazioni e sulla coerenza interiore rispetto alle proprie emozioni e verità.</p>
<p><strong>La solitudine dell’intellettuale nella società di massa sarà un tema centrale nel pensiero di Leonardo Sciascia</strong>. Lo scrittore occupa un posto singolare nella letteratura italiana del Novecento, costruendo la sua opera intorno a una costante <strong>ricerca della verità</strong> nei comportamenti umani e nei meccanismi del potere. Nato a Racalmuto nel 1921, ha attraversato la vita culturale italiana con libri che uniscono racconto, indagine morale e riflessione chirurgica sulla giustizia. <strong>Nei suoi romanzi la Sicilia</strong> diventa spesso un laboratorio umano dove si rivelano dinamiche più ampie della società italiana.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104141" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia-.jpg" sizes="(max-width: 489px) 100vw, 489px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia-.jpg 489w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia--191x300.jpg 191w" alt="" width="489" height="768" /></figure>
</div>
<p><strong>Tra le opere più note c’è </strong>appunto A ciascuno il suo, pubblicato da Einaudi nel <strong>1966</strong>. Un romanzo breve che assume la forma di un’indagine: un farmacista riceve lettere anonime di minaccia e viene poi ucciso durante una battuta di caccia. Il caso sembra destinato a scivolare nel silenzio. A interrogarsi davvero su ciò che è accaduto resta quasi soltanto un professore di liceo, uomo colto e appartato che prova a leggere i segni nascosti dietro i fatti.<br />
È il <strong>professor Laurana,</strong> insegnante di lettere, figura mite e riflessiva che osserva con curiosità la realtà che lo circonda. Vive immerso nei libri e nel pensiero, con un atteggiamento quasi estraneo alle dinamiche rumorose della vita sociale. La sua intelligenza lo porta a cogliere dettagli che gli altri ignorano. Il suo desiderio di capire lo spinge a cercare la verità dietro le apparenze. Intorno a lui, la comunità preferisce non vedere, non capire, non disturbare gli equilibri del potere.<br />
<strong>Laurana, pur lucido e riflessivo, resta isolato nella sua ricerca della verità </strong>e, attratto dalla curiosità, si espone al tranello degli assassini, dimostrando quanto l’intelligenza possa essere fragile di fronte alla violenza e all’indifferenza della società.<br />
La citazione di Moravia serve a sottolineare un quadro sociale familiare, dove i grandi nomi diventano spunto di conversazione improvvisata, mentre Laurana resta immerso nella sua riflessione silenziosa e profonda.<br />
La frase finale del romanzo, “A ciascuno il suo”, non colloca Laurana tra gli imbecilli osservati da Sciascia; piuttosto, sancisce la logica impietosa del destino e della giustizia nella società. Laurana rimane l’intellettuale isolato, testimone della superficialità e della cecità della comunità, la cui profondità e riflessione restano senza ricompensa, sottolineando la solitudine dell’intelligenza di fronte alla mediocrità circostante. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"></figure>
</div>
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		<title>La terra trema, noi strepitiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 20:23:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2737-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando il sisma è geologico, ma la caciara è tutta umana Il Centro Italia trema ancora. E subito partono le interpretazioni: c’è chi vede la fine del mondo, chi la&#8230;</p>
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<p class="s4">Il Centro Italia trema ancora. E subito partono le interpretazioni: c’è chi vede la fine del mondo, chi la fine del Paese e chi, più modestamente, un ultimatum alle Istituzioni. Una sorta di comunicato tellurico: “Se non la finite con questa caciara politico-giudiziaria-opposizionista, provvedo io a un ripulisti selettivo”.</p>
<p class="s4">Un’esegesi ardita, certo. Ma di questi tempi l’ardire non manca. Siamo diventati esegeti del bradisismo e commentatori del magma, mentre fatichiamo a interpretare una norma scritta in italiano corrente.</p>
<p class="s4">Socrate, prima di bere la cicuta, ricordò a Critone: “Siamo debitori di un gallo ad Asclepio”. Ringraziava il dio della medicina per la guarigione dalla vita, considerata malattia dell’anima. Noi, più prosaicamente, sembriamo debitori di un gallo a qualche divinità della moderazione. Ma il pollaio è rumoroso e nessuno sente più nessuno.</p>
<p class="s4">Viene presentata una bozza di riforma elettorale e, apriti cielo, si evocano i numi tutelari della Prima Repubblica: <span class="s2">Giulio Andreotti</span> e <span class="s2">Bettino Craxi</span> avrebbero votato “Sì” al referendum sulla Giustizia, assicurano i figli. Basta questo per scatenare reazioni a catena, analisi medianiche, scomuniche preventive.</p>
<p class="s4">Nel frattempo il Cpr in Albania “funziona”, un sondaggio manda in tilt i Cinque Stelle, e ogni giorno offre il suo bravo incendio da spegnere con benzina fresca. Il diritto di critica è sacrosanto, anzi, è ossigeno costituzionale. Ma l’ossigeno, se saturo di veleni, diventa smog. Un’opposizione che si limiti al “no” perpetuo non è ortodossa: è monotona. E la monotonia, in politica, è più pericolosa dell’errore.</p>
<p class="s4">Poi ci sono le sentenze creative, quelle dubitative, quelle che fanno discutere più per l’estro che per la toga. La magistratura è pilastro della Repubblica; ma anche i pilastri, se oscillano troppo, fanno venire il mal di mare ai cittadini. Nessun contrappasso dantesco nel nostro caso, per carità: solo un volo pindarico, nato da uno scarto di memoria liceale. Però la sensazione è che ognuno scrolli la responsabilità sull’altro, come se la colpa fosse un soprabito fuori stagione.</p>
<p class="s4">E allora torniamo al sisma. Le spiegazioni geologiche e vulcanologiche esistono, solide e verificabili. Il resto è metafora. A noi piace immaginare la Terra come un cane che si scrolla: un “shake off” planetario. Un gesto istintivo per liberarsi dallo stress, per ripulirsi da un eccesso di tensione.</p>
<p class="s4">Di tensioni, alla Madre Terra, ne abbiamo regalate una vagonata. Ingrati e litigiosi, trasformiamo il paradiso in un talk show permanente. E poi ci stupiamo se trema.</p>
<p class="s4">La Terra resta un paradiso. L’inferno, semmai, è non accorgersene.</p>
<p class="s4">E se proprio il sisma fosse un messaggio, non sarebbe un avvertimento apocalittico ma una lezione elementare: meno strepito, più sostanza. Perché i terremoti passano; le macerie morali, se non le sgomberiamo noi, restano.</p>
<p class="s4">E non c’è Protezione Civile che tenga.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giustizia, Radicali e l’eredità di Enzo Tortora: il nodo italiano tra diritti e riforme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 20:05:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[enzo tortora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Parlare di giustizia in Italia significa spesso confrontarsi con il passato e con ferite profonde lasciate da errori giudiziari. Tra i casi che più hanno segnato la storia giudiziaria del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di giustizia in Italia significa spesso confrontarsi con il passato e con ferite profonde lasciate da errori giudiziari. Tra i casi che più hanno segnato la storia giudiziaria del secondo Novecento c’è quello di <strong>Enzo Tortora</strong>, conduttore televisivo travolto negli anni ’80 da accuse infondate, e l’impegno dei Radicali nel trasformare quella vicenda in una battaglia civile e politica.</p>
<p>Enzo Tortora non fu soltanto un volto noto della televisione italiana. Laureato in Giurisprudenza, giornalista e conduttore, era un intellettuale di profonda sensibilità culturale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103788" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello-.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
</div>
<p>La sua attività televisiva, a partire da programmi di grande successo come <strong>Portobello</strong> – divenuto un fenomeno popolare che unì milioni di telespettatori davanti alla celebre “busta gialla” – lo consacrò come uno dei protagonisti assoluti del piccolo schermo. Ma la sua carriera era iniziata molto prima, con esperienze alla Rai negli anni Sessanta e Settanta, tra cui <strong>La Domenica Sportiva</strong>, dove dimostrò rigore giornalistico, e programmi meno fortunati sul piano degli ascolti ma significativi per l’impegno culturale, come <strong>Dove sta Zazà</strong>, che rivelavano una costante attenzione ai linguaggi e ai mutamenti sociali. Tortora cercava di usare il mezzo televisivo come strumento di dialogo con la società, affrontando temi sociali ed etici che con straordinaria acutezza divenivano momenti di ascolto e riflessione nelle case degli italiani di qualunque fascia socio-culturale. La sua capacità di leggere la realtà e di comunicare con intelligenza brillante rappresentò un punto di incontro e di largo apprezzamento da parte dei telescoltatori.</p>
<p>Il <strong>17 giugno 1983 fu arrestato</strong> in un albergo romano con accuse di traffico di droga e associazione con la Nuova Camorra Organizzata, basate sulle dichiarazioni di alcuni pentiti. La notizia, diffusa dai media con grande clamore, dipinse Tortora come colpevole davanti all’opinione pubblica. Seguirono sette mesi di carcere e una condanna a dieci anni di reclusione, fino alla ribaltazione del verdetto nel 1986 e all’assoluzione definitiva da parte della Corte di Cassazione nel 1987. La vicenda divenne simbolo di un errore giudiziario di proporzioni eccezionali, capace di intaccare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.<br />
Fu il <strong>Partito Radicale</strong> di <strong>Marco Pannella</strong> a prendere a cuore il caso Tortora. La difesa della sua innocenza non si limitò al singolo episodio. I Radicali individuarono nelle storture emerse una serie di problemi strutturali del sistema giudiziario, dall’eccessivo ricorso alla custodia cautelare all’affidamento quasi esclusivo delle accuse alle dichiarazioni dei pentiti, fino alla lentezza dei processi e al mancato rispetto delle garanzie procedurali.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103765" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella-.jpg" sizes="(max-width: 877px) 100vw, 877px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella-.jpg 877w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella--300x183.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella--768x469.jpg 768w" alt="" width="877" height="535" /><figcaption class="wp-element-caption">Enzo Tortora – Marco Pannella</figcaption></figure>
</div>
<p>Queste battaglie portarono i Radicali a promuovere referendum e proposte di legge volte a introdurre responsabilità civile per i magistrati e a riformare il Consiglio Superiore della Magistratura, cercando di trarre dal caso Tortora un insegnamento politico e civile.<br />
In tempi più recenti, i Radicali hanno sostenuto l’istituzione di una Giornata delle vittime degli errori giudiziari, fissata il 17 giugno, anniversario dell’arresto di Tortora, come monito contro possibili ingiustizie future.<br />
Oggi, a più di quarant’anni di distanza, l’Italia si appresta a votare un referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il <strong>22 e 23 marzo 2026,</strong> che prevede tra l’altro la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Il fronte del Sì, sostenuto dai principali partiti di centro-destra, sostiene che la riforma possa garantire maggiore imparzialità ed equilibrio, mentre il fronte del No, appoggiato da buona parte dell’opposizione e da settori della società civile, teme possibili interferenze politiche nell’indipendenza della magistratura.<br />
Per i Radicali, la memoria di Tortora è un ricordo di un’ingiustizia personale ed ancor più un richiamo a considerare i rischi strutturali del sistema e l’urgenza di strumenti che proteggano i cittadini. Il caso diventa così punto di riferimento per valutare le riforme in corso e per misurare quanto sia delicato il confine tra riforma istituzionale e garanzie civili.<br />
La vicenda di Tortora restituisce un monito urgente e attuale sulla fragilità della giustizia e sull’importanza della partecipazione dei cittadini. La sua figura, al contempo intellettuale e testimone suo malgrado delle falle del sistema, induce inevitabilmente a doverose riflessioni sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo attivo dei cittadini nel chiedere trasparenza, equità e rispetto dei diritti fondamentali. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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