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	<title>Editoriale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Editoriale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 22:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano lo indicarono come figura di altissimo profilo morale, ma non fu mai una candidatura ufficiale: è storicamente inesatto sostenere che la sinistra votò contro il magistrato, perché il Parlamento non fu mai chiamato a scegliere sulla sua elezione o sul suo respingimento</em></p>
<p>Oggi, 19 luglio 2026, l’Italia ricorda il 34° anniversario della <strong>strage di via D’Amelio</strong>. Alle <strong>16.58</strong> del <strong>19 luglio 1992</strong>, un’autobomba imbottita di esplosivo <strong>uccise</strong> il magistrato <strong>Paolo Borsellino</strong> e gli <strong>agenti </strong>della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina </strong>e <strong>Claudio Traina</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-111819" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta-300x257.jpg 300w" alt="" width="400" height="343" /></figure>
</div>
<p>Nel ricordo di quel sacrificio, appare doveroso ricostruire con rigore storico anche una vicenda che continua a suscitare dibattito. Ovvero quella del nome di Paolo Borsellino accostato alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong> durante l’elezione del Capo dello Stato del <strong>1992</strong>.</p>
<p>La <strong>primavera del 1992</strong> rappresenta uno dei passaggi più drammatici e complessi della storia della Repubblica italiana. Il Paese era attraversato da una crisi politica senza precedenti, mentre le inchieste di <strong>Mani Pulite </strong>stavano incrinando gli equilibri della cosiddetta Prima Repubblica. Sullo sfondo si consumava la violenta offensiva di <strong>Cosa Nostra contro lo Stato</strong>, destinata a segnare per sempre la storia italiana.<br />
Il <strong>28 aprile 1992</strong>, il Presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong> rassegnò le dimissioni con circa due mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato. Il <strong>Parlamento fu quindi convocato</strong> <strong>per eleggere il nuovo Capo dello Stato</strong> a partire dal <strong>13 maggio</strong>.<br />
In quel momento il <strong>Paese era ancora retto</strong> dal settimo Governo <strong>Giulio Andreotti,</strong> rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti dopo le elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992. Soltanto il <strong>28 giugno 1992</strong> sarebbe nato il <strong>primo Governo guidato da Giuliano Amato.</strong><br />
Lo scenario politico era quello della fase conclusiva della Prima Repubblica. <strong>Alla guida della Democrazia Cristiana</strong> vi era <strong>Arnaldo Forlani</strong>; il <strong>Partito Democratico della Sinistra</strong> (PDS) era guidato da <strong>Achille Occhetto;</strong> il <strong>Partito Socialista Italiano</strong> (PSI) aveva come segretario <strong>Bettino Craxi; </strong>il <strong>Partito Repubblicano Italiano</strong> (PRI) era guidato da <strong>Giorgio La Malfa</strong>; la <strong>Lega Nord</strong> era guidata da <strong>Umberto Bossi</strong>, mentre il <strong>Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale</strong> (MSI-DN) aveva come segretario nazionale <strong>Gianfranco Fini</strong>, eletto alla guida del partito nel 1991.<br />
<strong>L’elezione del Presidente della Repubblica</strong> si presentò sin dall’inizio <strong>particolarmente difficile</strong>. Le principali forze parlamentari non riuscivano a trovare un’intesa su un candidato condiviso e le votazioni si susseguivano senza esito.</p>
<p>Il <strong>23 maggio 1992</strong>, durante lo svolgimento delle votazioni per il Quirinale, il <strong>Paese fu sconvolto dalla strage di Capac</strong>i.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-111821" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage.jpg 960w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Nell’attentato mafioso persero la vita il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong>, la moglie <strong>Francesca Morvillo</strong> e gli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.</strong><br />
Fu in<strong> quel clima</strong> di profonda commozione nazionale che il nome del giudice <strong>Paolo Borsellino,</strong> Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo e <strong>protagonista, insieme a Falcone</strong>, della <strong>stagione del pool antimafia</strong>, iniziò a circolare anche nel <strong>dibattito politico.</strong><br />
<strong>Esponenti del Movimento Sociale Italiano, </strong>guidato da <strong>Gianfranco Fini,</strong> indicarono pubblicamente Borsellino come personalità capace di rappresentare lo Stato nel momento più difficile della sua storia repubblicana. Il riferimento al magistrato intendeva riconoscere il prestigio morale e istituzionale acquisito nella lotta contro Cosa Nostra.<br />
È proprio su questo passaggio che, negli anni successivi, si sono sviluppate <strong>ricostruzioni spesso imprecise.</strong><br />
Dal punto di vista storico e parlamentare, Paolo<strong>Borsellino non fu mai candidato</strong> <strong>ufficialmente</strong>alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong>. Nessun accordo tra le forze politiche portò alla formalizzazione della sua candidatura e il suo nome non entrò mai tra quelli realmente oggetto della trattativa che avrebbe condotto all’elezione del Capo dello Stato.<br />
Di conseguenza, <strong>è storicamente inesatto </strong>s<strong>ostenere che la sinistra votò contro</strong> Paolo Borsellino. Non vi fu alcun manifesto dissenso nè alcuna votazione nella quale il Parlamento fosse chiamato a scegliere se eleggere o respingere il magistrato palermitano. L’indicazione proveniente da esponenti del MSI rimase una proposta di carattere politico senza trasformarsi in una candidatura ufficiale sottoposta al voto dell’Assemblea.<br />
<strong>Dopo la strage di Capaci</strong> maturò invece una convergenza sempre più ampia sul nome di <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, allora Presidente della Camera dei deputati. La necessità di offrire rapidamente al Paese una guida istituzionale condivisa convinse gran parte delle forze parlamentari a superare le divisioni dei giorni precedenti.<br />
Il <strong>25 maggio 1992</strong>, al sedicesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro fu eletto Presidente della Repubblica con <strong>672</strong> <strong>voti</strong>, raccogliendo un consenso trasversale che coinvolse la Democrazia Cristiana, il Partito Democratico della Sinistra, il Partito Socialista Italiano e numerose altre componenti parlamentari.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-23509" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg 478w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone-300x169.jpg 300w" alt="" width="478" height="270" /><figcaption class="wp-element-caption">I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, </strong>anche <strong>Paolo Borsellino </strong>sarebbe caduto sotto i colpi di <strong>Cosa Nostra</strong> nella <strong>strage di via D’Amelio</strong>, insieme agli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</strong></p>
<p><strong>Nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio</strong>, la <strong>documentazione parlamentar</strong>e e le <strong>cronache dell’epoca </strong>consentono di distinguere con chiarezza tra il valore che il nome di Paolo Borsellino assunse in quei giorni drammatici e l’effettivo svolgimento della vicenda istituzionale. Il <strong>magistrato ribadiamo fu indicato da esponenti del Movimento Sociale</strong><strong>Italiano</strong> come figura esemplare dello Stato, ma quella proposta non si tradusse mai in una candidatura formalmente sostenuta dal Parlamento. Per questo motivo <strong>non esiste alcun riscontro storico</strong> alla tesi secondo cui la <strong>sinistra avrebbe dissentito</strong> e votato contro la sua elezione al Quirinale.<br />
Ma la figura del giudice Paolo Borsellino e il proprio sacrificio continuerà ad incarnare il patrimonio dell’intera Repubblica a a restare indissolubilmente tra le figure più alte della legalità e della lotta dello Stato contro la mafia.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>La memoria che ci impedisce di fuggire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 12:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[19 luglio Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Catalano]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Loi]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta alla mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Li Muli]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Eddie Cosina e Claudio Traina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi di non fuggire davanti alle responsabilità della propria coscienza</em></p>
<header class="pip-editoriale-header">
<div class="pip-kicker"><span style="letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-family: Raleway, sans-serif; font-size: 24px; font-weight: bold; letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-weight: bold; letter-spacing: 0px;">di Francesco Mazzarella </span></div>
</header>
<p class="pip-dropcap">Ci sono parole che raccontano il nostro tempo.</p>
<div class="pip-word-box">
<p>Velocità.</p>
<p>Prestazione.</p>
<p>Efficienza.</p>
<p>Sicurezza.</p>
</div>
<p>E poi ce n’è una che, forse più di tutte, sembra guidare molte delle nostre scelte senza che ce ne accorgiamo.</p>
<p><strong>Evitare.</strong></p>
<p>Evitare un conflitto.</p>
<p>Evitare una responsabilità.</p>
<p>Evitare una scelta difficile.</p>
<p>Evitare una verità che potrebbe metterci in discussione.</p>
<p>Evitare una relazione quando diventa faticosa.</p>
<p>Evitare tutto ciò che ci espone, che ci rende vulnerabili, che ci obbliga a prendere posizione.</p>
<p>È umano.</p>
<p>La paura appartiene alla vita di ciascuno di noi.</p>
<p>Il problema nasce quando non è più la nostra coscienza a guidare le scelte, ma la paura.</p>
<p>Per questo il 19 luglio non dovrebbe essere soltanto una data da ricordare.</p>
<p>Dovrebbe diventare una domanda.</p>
<div class="pip-question">Che cosa siamo disposti ad abitare pur di non tradire ciò in cui crediamo?</div>
<h2 class="pip-section-title">Sei vite, non una formula</h2>
<p>Il 19 luglio 1992, in via Mariano D’Amelio a Palermo, un’autobomba uccise il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della Polizia di Stato che avevano il compito di proteggerlo.</p>
<div class="pip-names">
<p>Paolo Borsellino.</p>
<p>Agostino Catalano.</p>
<p>Emanuela Loi.</p>
<p>Vincenzo Li Muli.</p>
<p>Walter Eddie Cosina.</p>
<p>Claudio Traina.</p>
</div>
<p>Li ricordiamo spesso attraverso l’espressione «Paolo Borsellino e la sua scorta».</p>
<p>È una definizione corretta.</p>
<p>Ma non è sufficiente.</p>
<p>Perché quelle cinque persone non erano uno sfondo, una funzione o una presenza indistinta.</p>
<p>Erano uomini e una donna.</p>
<p>Avevano famiglie, affetti, progetti, responsabilità e paure.</p>
<p>Conoscevano il rischio che stavano vivendo.</p>
<p>Eppure continuarono a svolgere il proprio dovere.</p>
<p>Non perché fossero incoscienti.</p>
<p>Non perché cercassero il pericolo.</p>
<p>Ma perché avevano scelto di non lasciare che fosse la paura a decidere al loro posto.</p>
<div class="pip-callout">Non morirono perché cercavano il rischio. Morirono mentre abitavano la responsabilità che avevano scelto di assumere.</div>
<h2 class="pip-section-title">Abitare il rischio</h2>
<p>Ed è qui che la loro storia smette di appartenere soltanto alla lotta contro la mafia.</p>
<p>Diventa una domanda rivolta a ciascuno di noi.</p>
<p>Oggi quasi nessuno è chiamato ad affrontare il rischio che affrontarono Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</p>
<p>Sarebbe ingiusto e retorico paragonare le nostre difficoltà quotidiane alla minaccia concreta che accompagnava le loro vite.</p>
<p>Ma ciascuno di noi incontra situazioni nelle quali deve scegliere se abitare una responsabilità oppure fuggirla.</p>
<div class="pip-risk-list">
<ul>
<li>Il rischio di dire una verità che potrebbe costarci qualcosa.</li>
<li>Il rischio di denunciare un’ingiustizia.</li>
<li>Il rischio di educare senza scegliere la strada più facile.</li>
<li>Il rischio di restare fedeli ai propri valori quando sarebbe più conveniente voltarsi dall’altra parte.</li>
<li>Il rischio di costruire relazioni autentiche invece di rifugiarsi nell’indifferenza.</li>
<li>Il rischio di servire il bene comune anche quando nessuno applaude.</li>
</ul>
</div>
<p>Abitare il rischio non significa cercare il pericolo.</p>
<p>Non significa esaltare il sacrificio o negare il valore della prudenza.</p>
<p>Significa non permettere che la ricerca della sicurezza diventi una rinuncia alla verità, alla responsabilità e alla propria coscienza.</p>
<h2 class="pip-section-title">La cultura della paura</h2>
<p>La mafia, prima ancora di essere un’organizzazione criminale, è anche una cultura della paura.</p>
<p>Vive del silenzio.</p>
<p>Cresce nell’indifferenza.</p>
<p>Si rafforza quando le persone rinunciano a parlare, a denunciare, a scegliere e a esporsi.</p>
<p>Per questo la legalità non nasce soltanto nelle aule dei tribunali.</p>
<p>Nasce nelle coscienze.</p>
<p>Nasce ogni volta che qualcuno decide di non vendere la propria libertà per un po’ di tranquillità.</p>
<p>Nasce quando un cittadino rifiuta un favore illegittimo.</p>
<p>Quando un imprenditore denuncia una richiesta estorsiva.</p>
<p>Quando un dipendente non accetta una pratica scorretta.</p>
<p>Quando un educatore insegna che il rispetto delle regole non è debolezza, ma protezione della dignità di tutti.</p>
<p>Quando una comunità sceglie di non lasciare solo chi ha avuto il coraggio di parlare.</p>
<div class="pip-callout">Una società non perde la propria libertà soltanto quando il male diventa più forte. La perde quando le persone perbene smettono di abitare il rischio della responsabilità.</div>
<h2 class="pip-section-title">Il rischio di trasformarli in eroi irraggiungibili</h2>
<p>Ricordare queste sei vite non significa trasformarle in figure lontane, immobili e irraggiungibili.</p>
<p>L’eroismo, quando viene collocato troppo in alto, rischia di diventare una giustificazione per la nostra immobilità.</p>
<p>Ci convince che quelle scelte appartengano soltanto a persone straordinarie e che, proprio per questo, non abbiano nulla da chiedere alla nostra vita.</p>
<p>Ma la loro testimonianza ci riguarda.</p>
<p>Non perché tutti siamo chiamati agli stessi gesti.</p>
<p>Non perché ogni scelta quotidiana possa essere paragonata al rischio che essi affrontarono.</p>
<p>Ci riguarda perché tutti siamo chiamati a scegliere se lasciare che sia la paura o la coscienza a indicare la direzione.</p>
<h2 class="pip-section-title">La memoria come scelta presente</h2>
<p>La memoria, allora, non è un esercizio rivolto soltanto al passato.</p>
<p>È una responsabilità che riguarda il presente.</p>
<p>Una corona di fiori, un minuto di silenzio, una fotografia o una commemorazione hanno valore se ci aiutano a riconoscere la domanda che quelle vite continuano a rivolgerci.</p>
<div class="pip-question">Qual è il rischio che oggi sto evitando per paura di assumermi una responsabilità?</div>
<p>Forse il modo più autentico per onorare Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non è limitarsi a deporre un fiore o condividere una loro fotografia.</p>
<p>È scegliere, nelle nostre vite, di non lasciare che sia la paura a decidere chi vogliamo essere.</p>
<p>Di non fuggire ogni volta che la verità costa.</p>
<p>Di non arretrare quando il bene comune chiede il nostro contributo.</p>
<p>Di non lasciare solo chi si espone per difendere la legalità, la dignità e la giustizia.</p>
<div class="pip-final">
<p>Il coraggio non consiste nel non avere paura.</p>
<p>Consiste nel decidere che esiste qualcosa che vale più della paura stessa.</p>
<p>È questa la memoria che non ci permette di celebrare e poi fuggire.</p>
<p>La memoria che ci chiede di restare davanti alle cose difficili e di abitare, ogni giorno, il rischio della responsabilità.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale di riflessione civile. I riferimenti alla strage di via D’Amelio, alla data e alle persone uccise sono distinti dalle valutazioni dell’autore sul significato contemporaneo della memoria, del coraggio e della responsabilità. L’espressione «abitare il rischio» non intende esaltare il pericolo o il sacrificio, ma indicare la scelta di non sottrarsi alle proprie responsabilità per paura o convenienza.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>FONTI UFFICIALI</h3>
<ul>
<li>Polizia di Stato, ricordo della strage di via D’Amelio e dei cinque poliziotti uccisi insieme a Paolo Borsellino: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/la-polizia-ricorda-i-caduti-della-strage-di-via-d-amelio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Polizia di Stato, ricostruzione della strage del 19 luglio 1992 e memoria delle vittime: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/via-d-amelio--una-strage-mai-dimenticata" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Senato della Repubblica, ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina: <a href="https://www.senato.it/presidente/discorsi/ricordo-di-paolo-borsellino-e-degli-agenti-della-scorta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
<li>Presidenza della Repubblica, dichiarazione del Presidente della Repubblica in memoria delle vittime della strage di via D’Amelio:<a href="https://www.quirinale.it/elementi/59130" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quirinale.it</a></li>
</ul>
</section>
<div class="pip-copyright">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
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		<title>Quando cambiano le regole del voto, cambia anche il rapporto tra cittadini e democrazia?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/15/quando-cambiano-le-regole-del-voto-cambia-anche-il-rapporto-tra-cittadini-e-democrazia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-cambiano-le-regole-del-voto-cambia-anche-il-rapporto-tra-cittadini-e-democrazia</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-sistema-elettorale-e1784130491902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Ogni riforma elettorale modifica un sistema di regole. Ma prima ancora interroga qualcosa di più profondo: la fiducia con cui un cittadino affida la propria voce alla democrazia è un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-sistema-elettorale-e1784130491902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p><em>Ogni riforma elettorale modifica un sistema di regole. Ma prima ancora interroga qualcosa di più profondo: la fiducia con cui un cittadino affida la propria voce alla democrazia</em></p>
<p class="pip-dropcap">è un gesto che, a forza di ripetersi, rischia di sembrarci normale.</p>
<div class="pip-gesture-box">
<p>Entrare in una cabina elettorale.</p>
<p>Ricevere una scheda.</p>
<p>Prendere una matita.</p>
<p>Tracciare un segno.</p>
<p>Ripiegare il foglio.</p>
<p>Inserirlo nell’urna.</p>
</div>
<p>Dura pochi secondi.</p>
<p>Eppure, dentro quel gesto silenzioso, vive uno dei rapporti più delicati della vita democratica.</p>
<p>È il momento in cui un cittadino sceglie di fidarsi.</p>
<p>Di credere che quella piccola croce, apparentemente uguale a milioni di altre, abbia ancora la capacità di incidere sul futuro della comunità.</p>
<p>Per questo, quando il Parlamento discute una nuova legge elettorale, non modifica soltanto un insieme di norme.</p>
<p>Interviene sul modo in cui una società vive il rapporto tra rappresentanza, istituzioni e partecipazione.</p>
<p>Il confronto politico torna periodicamente ad accendersi attorno alle regole del voto. Si discute di preferenze, collegi, soglie di accesso, premi di maggioranza e sistemi di rappresentanza.</p>
<p>È un confronto legittimo e necessario.</p>
<div class="pip-question-box">Che cosa accade al rapporto tra cittadini e democrazia quando cambiano le regole del voto?</div>
<h2 class="pip-section-title">La fiducia è la prima istituzione democratica</h2>
<p>Ogni sistema elettorale cerca un equilibrio tra due esigenze.</p>
<p>Garantire governi capaci di decidere.</p>
<p>Rappresentare la pluralità del Paese.</p>
<p>Non esiste una formula perfetta.</p>
<p>Ed è giusto che il Parlamento discuta quale sia la più adatta.</p>
<p>Ma la qualità di una legge elettorale non dipende soltanto dalla sua efficacia tecnica.</p>
<p>Dipende anche dalla fiducia che riesce a generare.</p>
<p>Le istituzioni non vivono soltanto di norme.</p>
<p>Vivono della credibilità che i cittadini riconoscono loro.</p>
<p>Quando le regole vengono spiegate con trasparenza e percepite come orientate al bene comune, la fiducia cresce.</p>
<p>Quando invece sembrano rispondere soprattutto alle convenienze del momento, il rischio non è soltanto politico.</p>
<p>È relazionale.</p>
<p>Perché si incrina il legame tra chi rappresenta e chi è rappresentato.</p>
<div class="pip-callout">Le regole del voto non distribuiscono soltanto seggi. Distribuiscono fiducia, responsabilità e possibilità di sentirsi parte della stessa comunità democratica.</div>
<h2 class="pip-section-title">C’è una frase che dovrebbe preoccuparci</h2>
<p>Ogni tornata elettorale ci consegna dati sull’affluenza.</p>
<p>Ma il dato più significativo non è sempre una percentuale.</p>
<p>È una frase.</p>
<p>Una frase pronunciata sempre più spesso senza rabbia, quasi con rassegnazione.</p>
<div class="pip-quote">
<p>«Tanto non cambia niente.»</p>
</div>
<p>È una frase semplice.</p>
<p>Ma racconta una frattura profonda.</p>
<p>Una democrazia non entra in crisi quando cambia governo.</p>
<p>Entra in crisi quando aumenta il numero di persone convinte che partecipare non serva più.</p>
<p>L’astensione ha molte cause.</p>
<p>Ma una di esse è la sensazione che il proprio voto conti sempre meno.</p>
<p>Ed è una sensazione che nessuna riforma potrà cancellare se non sarà accompagnata da un autentico recupero di fiducia.</p>
<h2 class="pip-section-title">Le regole sono ponti</h2>
<p>Una legge elettorale assomiglia a un ponte.</p>
<p>Non decide la direzione di un Paese.</p>
<p>Permette ai cittadini di raggiungere insieme le proprie istituzioni.</p>
<p>Un ponte è sicuro quando chi lo attraversa si fida.</p>
<p>Anche la democrazia funziona così.</p>
<p>Le regole non devono essere amate da tutti.</p>
<p>Devono essere riconosciute come giuste dalla maggioranza dei cittadini, anche da chi perderà le elezioni.</p>
<p>È questa la forza delle istituzioni democratiche.</p>
<p>Non l’unanimità.</p>
<p>La fiducia nelle regole condivise.</p>
<h2 class="pip-section-title">La vera riforma</h2>
<p>Forse la domanda decisiva non è quale legge elettorale favorisca un partito o una coalizione.</p>
<p>La domanda è un’altra.</p>
<p>Quando un ragazzo voterà per la prima volta, entrerà nella cabina elettorale pensando:</p>
<div class="pip-quote">
<p>«La mia voce conta davvero.»</p>
</div>
<p>Oppure penserà:</p>
<div class="pip-quote">
<p>«Hanno già deciso tutto.»</p>
</div>
<p>Tra queste due convinzioni passa molta più democrazia di quanta ne possa contenere qualsiasi legge elettorale.</p>
<p>Perché il voto non è soltanto un diritto.</p>
<p>È una relazione di fiducia.</p>
<p>E ogni volta che quella fiducia si indebolisce, non perde qualcosa soltanto la politica.</p>
<p>Perde qualcosa l’intera comunità.</p>
<div class="pip-final">
<p>La qualità di una democrazia non dipende soltanto dalle sue leggi.</p>
<p>Dipende dalla convinzione, che ogni cittadino dovrebbe poter conservare, che la propria voce abbia ancora il potere di contribuire al futuro comune.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale. I riferimenti al dibattito sulla riforma della legge elettorale sono distinti dalle riflessioni dell’autore sul rapporto tra voto, fiducia, rappresentanza e partecipazione democratica. Le valutazioni espresse non intendono sostenere una specifica proposta politica, ma interrogare gli effetti che il cambiamento delle regole elettorali puo produrre nel rapporto tra cittadini e istituzioni.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>Fonti ufficiali</h3>
<ul>
<li>Camera dei deputati, Commissione Affari costituzionali, resoconti dell’esame della proposta di riforma della legge elettorale: <a href="https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?ancora=data.20260604.com01.bollettino.sede00010.tit00010.int00010&amp;anno=2026&amp;giorno=04&amp;idCommissione=01&amp;idLegislatura=19&amp;mese=06&amp;pagina=&amp;sezione=bollettini&amp;tipoDoc=comunicato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">documenti.camera.it</a></li>
<li>Camera dei deputati, Commissione Affari costituzionali, resoconto del 27 maggio 2026 relativo al confronto sulla nuova disciplina elettorale: <a href="https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?ancora=data.20260527.com01.bollettino.sede00020.tit00010.int00030&amp;anno=2026&amp;giorno=27&amp;idCommissione=01&amp;idLegislatura=19&amp;mese=05&amp;pagina=&amp;sezione=bollettini&amp;tipoDoc=comunicato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">documenti.camera.it</a></li>
<li>Senato della Repubblica, Atto Senato n. 1822, modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica: <a href="https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59945&amp;tab=datiGenerali" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
<li>Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48, sul diritto di voto personale, eguale, libero e segreto: <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-iv/articolo-48" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
</ul>
</section>
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		<title>Quando si ferma un’inchiesta, cosa si interrompe davvero?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 14:12:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[servizio pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Sospensiome repliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La sospensione cautelativa delle repliche estive di Report riapre una domanda che va oltre il destino di una trasmissione televisiva: come si custodisce il rapporto di fiducia tra servizio pubblico,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4549-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><blockquote><p><em>La sospensione cautelativa delle repliche estive di Report riapre una domanda che va oltre il destino di una trasmissione televisiva: come si custodisce il rapporto di fiducia tra servizio pubblico, informazione e cittadini?</em></p></blockquote>
<article class="pip-article-wrapper">
<p class="pip-dropcap">Ci sono notizie che si esauriscono nel giro di una giornata. Altre, invece, continuano a interrogarci anche quando i riflettori si spengono.</p>
<p>La sospensione cautelativa delle repliche estive di <em>Report</em> appartiene a questa seconda categoria.</p>
<p>La Direzione Approfondimento della Rai ha spiegato di aver adottato il provvedimento in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci. L’azienda ha precisato che la scelta sarebbe finalizzata alla tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico, confermando il ritorno della trasmissione con la nuova stagione autunnale.</p>
<p>Sigfrido Ranucci ha contestato la decisione, definendola fondata su congetture ed esprimendo sconcerto e preoccupazione.</p>
<p>Le posizioni sono note, ma restano aperte domande che meritano risposte chiare.</p>
<div class="pip-question">Che cosa si interrompe davvero quando un programma d’inchiesta viene fermato, anche solo nelle repliche?</div>
<p>Si interrompe soltanto una programmazione televisiva?</p>
<p>Oppure si incrina qualcosa di piu profondo: quel rapporto di fiducia che permette ai cittadini di riconoscere nel servizio pubblico uno spazio libero, credibile e affidabile?</p>
<h2 class="pip-section-title">Oltre il destino di una trasmissione</h2>
<p>Per molti italiani <em>Report</em> non e semplicemente una trasmissione. E uno dei luoghi nei quali hanno imparato che un’inchiesta nasce dai documenti prima ancora che dalle opinioni, dal tempo prima che dalla velocita, dalla verifica prima che dal consenso.</p>
<p>Lo si puo apprezzare oppure criticare. E naturale che sia cosi. Il giornalismo d’inchiesta vive proprio del confronto, delle verifiche e, quando necessario, anche delle contestazioni.</p>
<p>Ma proprio perche <em>Report</em> e diventato un simbolo, ogni decisione che lo riguarda produce inevitabilmente un effetto che va oltre il palinsesto.</p>
<p>Viviamo in una stagione nella quale la fiducia e diventata uno dei beni piu fragili della vita democratica.</p>
<p>Fragile e la fiducia nelle istituzioni.</p>
<p>Fragile e quella nei media.</p>
<p>Fragile e quella tra cittadini e poteri pubblici.</p>
<p>Ogni scelta viene interpretata attraverso la lente della contrapposizione. Ogni decisione rischia di essere letta come una vittoria o una sconfitta di qualcuno.</p>
<h2 class="pip-section-title">La credibilita nasce dalla trasparenza</h2>
<p>E proprio in questo contesto che il servizio pubblico e chiamato a qualcosa di piu.</p>
<p>Non soltanto a prendere decisioni corrette.</p>
<p>Ma a renderle comprensibili.</p>
<p>Perche la credibilita non nasce dall’assenza di errori.</p>
<p>Nasce dalla trasparenza.</p>
<p>Quando una scelta riguarda un programma simbolo del giornalismo investigativo, non basta che sia amministrativamente legittima. Deve anche riuscire a rafforzare la fiducia di chi la osserva.</p>
<p>Altrimenti il vuoto lasciato dalle spiegazioni viene rapidamente occupato dalle interpretazioni.</p>
<p>E le interpretazioni, oggi, corrono molto piu veloci dei fatti.</p>
<div class="pip-callout">Nell’informazione non basta prendere decisioni corrette. Bisogna anche renderle comprensibili.</div>
<h2 class="pip-section-title">Lo spazio delle domande</h2>
<p>E cosi che nasce la polarizzazione.</p>
<p>C’e chi parla immediatamente di censura.</p>
<p>Chi, al contrario, considera ogni dubbio una polemica strumentale.</p>
<p>Tra queste due posizioni esiste uno spazio che il buon giornalismo dovrebbe continuare ad abitare.</p>
<p>Lo spazio delle domande.</p>
<p>Le domande non indeboliscono una democrazia.</p>
<p>Sono uno degli strumenti attraverso i quali una democrazia continua a correggersi, a verificarsi e a crescere.</p>
<p>Per questo il tema non riguarda davvero <em>Report</em>.</p>
<p>Domani potrebbe riguardare un’altra redazione, un altro programma, un altro giornalista.</p>
<p>Riguarda il clima nel quale vogliamo che l’informazione possa continuare a svolgere il proprio lavoro.</p>
<p>Un clima nel quale l’autonomia editoriale sia tutelata e le decisioni delle istituzioni siano accompagnate dalla massima trasparenza possibile.</p>
<h2 class="pip-section-title">L’informazione come relazione</h2>
<p>Forse questa vicenda ci consegna anche un’occasione.</p>
<p>Ricordarci che l’informazione non e un prodotto da consumare.</p>
<p>E una relazione da custodire.</p>
<p>Ogni inchiesta, ogni scelta editoriale, ogni comunicato istituzionale contribuisce a costruire oppure a indebolire quella relazione invisibile che tiene insieme cittadini, servizio pubblico e democrazia.</p>
<p>Quando quella relazione si incrina, il problema non riguarda soltanto una trasmissione televisiva.</p>
<p>Riguarda tutti noi.</p>
<p>Perche il servizio pubblico non appartiene all’azienda che lo gestisce.</p>
<p>Appartiene ai cittadini che lo finanziano e che in esso cercano un’informazione libera, rigorosa e credibile.</p>
<div class="pip-final-box">
<p>I palinsesti cambiano.</p>
<p>Le stagioni televisive finiscono e ricominciano.</p>
<p>La fiducia, invece, ha tempi molto piu lunghi.</p>
<p>Si costruisce lentamente.</p>
<p>E quando si incrina, nessuna nuova programmazione riesce a restituirla automaticamente.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> il testo e un editoriale. I fatti relativi alla sospensione delle repliche e alle posizioni espresse dalla Rai e da Sigfrido Ranucci sono distinti dalle valutazioni e dalle riflessioni dell’autore.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>FONTI</h3>
<ul>
<li>Rai, comunicato della Direzione Approfondimento sulla sospensione cautelativa delle repliche estive di <em>Report</em> e sulla conferma della nuova stagione: <a href="https://www.rai.it/ufficiostampa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rai Ufficio Stampa</a></li>
<li>ANSA, ricostruzione della decisione Rai e delle motivazioni comunicate dall’azienda:<a href="https://www.ansa.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANSA</a></li>
<li>Dichiarazioni pubbliche di Sigfrido Ranucci sulla sospensione delle repliche estive di <em>Report</em>.</li>
</ul>
</section>
</article>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Da Gianni Agnelli a John Elkann: la differenza tra chi investe per vincere e chi investe per non perdere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/da-gianni-agnelli-a-john-elkann-la-differenza-tra-chi-investe-per-vincere-e-chi-investe-per-non-perdere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=da-gianni-agnelli-a-john-elkann-la-differenza-tra-chi-investe-per-vincere-e-chi-investe-per-non-perdere</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="874" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-300x164.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1024x559.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-768x420.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1170x639.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-585x320.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Da qualche estate il tifoso juventino aspetta il mercato come un malato aspetta il medico. Poi scopre che il medico è arrivato e se n&#8217;è andato senza prescrivere la cura&#8230;</p>
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<p>La Juventus sembra un&#8217;automobile lasciata in folle su una strada in salita. Non precipita grazie alle continue mani che tirano il freno a mano. Ma nemmeno riparte. E una grande società non può vivere eternamente tra il burrone e il parcheggio.</p>
<p>Qui qualcuno potrebbe obiettare: &#8220;Ma come si fa a criticare una proprietà che negli ultimi anni ha versato centinaia di milioni di euro nella Juventus?&#8221;.</p>
<p>La domanda è legittima.</p>
<p>La risposta è semplice.</p>
<p>Dipende da come e perché quei soldi vengono spesi.</p>
<p>Perché esiste una differenza enorme tra investire per crescere e investire per sopravvivere.</p>
<p>La Juventus di Gianni Agnelli e, successivamente, quella guidata da Umberto Agnelli e poi dopo da Andrea Agnelli commetteva errori come tutte le società del mondo. Comprava giocatori sbagliati, sbagliava qualche allenatore, attraversava cicli meno brillanti. Ma nessuno aveva dubbi sull&#8217;obiettivo finale.</p>
<p>L&#8217;obiettivo era vincere.</p>
<p>Sempre.</p>
<p>La Juventus non veniva gestita come un problema da contenere, ma come un patrimonio da sviluppare.</p>
<p>Quando serviva un campione si andava a prenderlo.</p>
<p>Quando serviva un dirigente di spessore si cercava il migliore disponibile.</p>
<p>Quando serviva rilanciare il progetto si investiva per tornare davanti agli altri.</p>
<p>Oggi, invece, la sensazione è diversa.</p>
<p>La Juventus sembra spesso amministrata come una voce di bilancio da tenere sotto controllo.</p>
<p>Come una società da mettere in sicurezza.</p>
<p>Come un&#8217;azienda che deve prima di tutto evitare nuovi scossoni.</p>
<p>È una differenza culturale prima ancora che economica.</p>
<p>Perché il tifoso non pretende spese folli.</p>
<p>Non pretende acquisti da cento milioni ogni estate.</p>
<p>Non pretende di competere con gli sceicchi del Golfo o con gli Stati travestiti da club.</p>
<p>Pretende però di vedere un&#8217;ambizione.</p>
<p>Pretende di capire quale sia il traguardo.</p>
<p>Pretende di sapere se chi sta al comando considera ancora la Juventus una delle grandi potenze del calcio europeo oppure semplicemente una partecipazione societaria da amministrare con prudenza.</p>
<p>Negli ultimi anni si è spesso sentita una frase: &#8220;La Juventus deve diventare sostenibile&#8221;.</p>
<p>Giusto.</p>
<p>Sacrosanto.</p>
<p>Ma sostenibilità e ambizione non sono concetti incompatibili.</p>
<p>Il problema nasce quando la sostenibilità diventa un alibi.</p>
<p>Quando la prudenza diventa immobilismo.</p>
<p>Quando il controllo dei costi sostituisce la ricerca dell&#8217;eccellenza.</p>
<p>Quando il bilancio diventa più importante della squadra.</p>
<p>Perché a quel punto il rischio è trasformare una società nata per vincere in una società che si limita a galleggiare.</p>
<p>E il galleggiamento, nella storia della Juventus, non è mai stato un obiettivo.</p>
<p>La Juventus è stata costruita da generazioni di dirigenti, allenatori e campioni che ragionavano in termini di primati, non di sopravvivenza.</p>
<p>Per questo oggi molti tifosi non chiedono miracoli.</p>
<p>Chiedono una visione.</p>
<p>Chiedono un progetto.</p>
<p>Chiedono che i soldi eventualmente immessi dalla proprietà non servano soltanto a cancellare i debiti accumulati ieri, ma anche a costruire le vittorie di domani.</p>
<p>Perché un aumento di capitale può salvare una stagione.</p>
<p>Un progetto può salvare un decennio.</p>
<p>Ed è proprio qui che si misura la differenza tra un proprietario che interviene per necessità e uno che investe per riportare la Juventus dove la sua storia pretende che stia.</p>
<p>Ai vertici.</p>
<p>Non semplicemente in equilibrio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il ritorno dei fantasmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 20:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3902-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani dell’uomo. Purtroppo&#8230;</p>
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<p class="s5">Mentre Mosca continua a minacciare l’Ucraina con nuovi raid e i morti si accumulano ormai con la stessa freddezza con cui si contano i dividendi di Borsa, qualcuno, miracolo statistico, ha ancora un frammento di sale in zucca e propone il ripristino dei manicomi.<br />
La notizia ha scandalizzato i professionisti del progresso obbligatorio, quelli che negli ultimi quarant’anni hanno abolito tutto: autorità, limiti, controllo, responsabilità, buon senso. Salvo poi stupirsi se il risultato finale somiglia a un condominio amministrato da Nerone durante un blackout.</p>
<p class="s5">Eppure il fenomeno è interessante.<br />
Molte cose che il Novecento aveva archiviato come “anacronistiche” stanno tornando. I manicomi, le case chiuse, le frontiere, l’educazione severa, la necessità di distinguere tra libertà e anarchia. Persino il concetto che non tutte le idee abbiano diritto alla stessa dignità intellettuale.</p>
<p class="s5">Nietzsche parlava dell’eterno ritorno. Noi, più modestamente, assistiamo al ritorno dell’evidenza.</p>
<p class="s5">Perché il problema non è mai stato abolire certe strutture: il problema era sostituirle con qualcosa di migliore. E il nuovo ordine sociale, progettato dal liberalismo effervescente e dalle utopie sociologiche da aperitivo universitario, semplicemente non ha funzionato.<br />
L’esperimento è fallito. Come quasi tutti gli esperimenti condotti sull’uomo da chi considera l’uomo materiale da laboratorio.</p>
<p class="s5">Oggi viviamo in un mondo dove è diventato difficile capire se i pazzi siano aumentati davvero o se abbiano semplicemente ottenuto accesso ai centri decisionali.<br />
Che esistano diversi stadi di pericolosità è scientificamente provato. Che alcune sfere del potere siano finite in mani squilibrate è invece dimostrato dall’agenda quotidiana.</p>
<p class="s5">E allora si torna indietro. Non per nostalgia, ma per sopravvivenza.</p>
<p class="s5">Nel frattempo, mentre la politica litiga sulle macerie della logica, arriva perfino il nuovo pontefice, Papa Leone XIV, che nell’enciclica <span class="s7">Magnifica Humanitas</span> mette in guardia contro il paradigma tecnocratico, denuncia le nuove schiavitù digitali e invita a “disarmare” l’Intelligenza Artificiale.<br />
Non perché la macchina sia malvagia, ma perché l’uomo rischia di diventare pigro abbastanza da consegnarle il proprio cervello in comodato d’uso.</p>
<p class="s5">Ed è qui il punto centrale.</p>
<p class="s5">L’IA non fa paura perché pensa, ma fa paura perché<br />
molti hanno smesso di farlo.</p>
<p class="s5">Ogni grande invenzione umana porta con sé progresso e rischio. La stampa diffuse cultura e propaganda; la televisione informò e rincitrullì; Internet collegò il mondo e isolò gli individui. L’Intelligenza Artificiale potrà curare malattie, accelerare ricerca, migliorare la vita. Oppure potrà diventare l’arma definitiva nelle mani del primo squilibrato convinto di essere Napoleone con accesso ai codici nucleari.</p>
<p class="s5">Ed è questo il vero incubo contemporaneo: non la macchina che domina l’uomo, ma l’uomo che abdica a sé stesso.</p>
<p class="s5">Ci sarà sempre un pazzo in un pazzo venerdì, sempre più pazzo, per citare il film del 2025 diretto da Nisha Ganatra, pronto a premere il bottone sbagliato nel momento sbagliato.<br />
La differenza è che un tempo distruggeva il cortile del paese; oggi può cancellare mezzo pianeta dal satellite.</p>
<p class="s5">E mentre il mondo balla sul Titanic digitale, la cronaca interna riesce persino a superare la fantasia.</p>
<p class="s5">Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati; la Lega rivendica la battaglia come propria; il 3 giugno si annuncia l’ennesimo showdown da salotto istituzionale. Nel frattempo, un ex dirigente dell’Olp compare nelle liste del Movimento 5 Stelle e qualcuno pensa persino di affidargli l’assessorato alla Pace, in una di quelle ironie che neppure il miglior sceneggiatore oserebbe proporre sobriamente.</p>
<p class="s5">Poi c’è il caso Venezia, con il video di uno straniero che, direttamente dall’aula di voto, dispenserebbe consigli elettorali ai propri connazionali a favore di un certo partito. Globalizzazione democratica, la chiamano; ci sono le benedizioni elettorali ai candidati musulmani; ci sono le scuole che organizzano visite in moschea in nome della laicità, spiegando che oltre il 30% degli studenti è musulmano.</p>
<p class="s5">Ora, sia chiaro: conoscere culture diverse è civiltà.<br />
Ma spacciare ogni trasformazione sociale come inevitabile progresso è propaganda. E soprattutto è pericoloso quando chi governa non distingue più integrazione da sostituzione culturale, dialogo da resa, tolleranza da paura di dire “no”.</p>
<p class="s5">In questo panorama da teatro dell’assurdo, resta almeno una consolazione: lo sport.</p>
<p class="s5">Luna Rossa Prada Pirelli Team vola verso Napoli dopo il trionfo sui neozelandesi negli Ac40 e ricorda agli italiani che competere, ogni tanto, è ancora consentito senza chiedere scusa.<br />
E poi c’è lui: Andrea Kimi Antonelli. Quattro vittorie consecutive, talento smisurato, faccia pulita e velocità feroce. Davanti a lui, sul podio, undici titoli mondiali compressi in uno specchietto retrovisore. Dietro, un mondo che discute quote, ideologie, algoritmi, identità fluide e tribunali permanenti della morale.</p>
<p class="s5">Kimi corre. E basta.</p>
<p class="s5">Forse è per questo che ci piace.<br />
Perché nello sport, almeno per qualche minuto, il cronometro resta più onesto della politica e meno bugiardo dei social.</p>
<p class="s5">E allora sì, fermiamoci un istante.<br />
Come osservava Stefan Zweig, anche la pausa fa parte della musica.</p>
<p class="s5">Il problema è che l’umanità continua a suonare strumenti potentissimi senza aver imparato la partitura.<br />
Abbiamo l’energia atomica, l’Intelligenza Artificiale, la finanza globale, gli arsenali spaziali e la comunicazione istantanea. Abbiamo tutto.</p>
<p class="s5">Tranne la saggezza proporzionata alla forza che possediamo.</p>
<p class="s5">E questa, purtroppo, nessun algoritmo potrà mai installarla automaticamente.</p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Foto:Canva remixed</span></span></p>
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		<title>Manifesto del Visionarismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 15:02:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1149" height="570" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752.jpeg 1149w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-300x149.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-1024x508.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-768x381.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3752-585x290.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1149px) 100vw, 1149px" /></p>
<p>Contro l’omologazione del presente, per un’arte capace di trasformare il reale in visione e restituire forza alle idee, oltre il conformismo delle narrazioni dominanti. Di  Fabrizio Catalano, regista “Il più&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="entry-title">Contro l’omologazione del presente, per un’arte capace di trasformare il reale in visione e restituire forza alle idee, oltre il conformismo delle narrazioni dominanti.</p>
<p>Di  Fabrizio Catalano, regista</h3>
<p>“<em>Il più grande peccato della Sicilia</em> – affermò <strong>Leonardo Sciascia</strong> in una famosa intervista del 1978 – <em>è stato ed è sempre quello di non credere nelle idee</em>. <em>Qui che le idee muovono il mondo non si è mai creduto. Ci sono, naturalmente, della ragioni: ragioni di storia, ragioni di esperienza; però è questo che ha impedito sempre alla Sicilia di andare avanti: il credere che il mondo non potrà mai essere diverso da come è stato. Ora, siccome questa sfiducia nelle idee – anzi: questa mancanza di idee – ormai si proietta su tutto il mondo, in questo senso per me la Sicilia ne è diventata la metafora”.</em></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96051" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia-.jpg" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia-.jpg 440w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Leonardo-Sciascia--240x300.jpg 240w" alt="" width="440" height="549" /><figcaption class="wp-element-caption">Leonardo Sciascia</figcaption></figure>
</div>
<p>A distanza da quasi cinquant’anni, in questa primavera del 2026, possiamo verificare – o molti di noi potrebbero, se ne avessero davvero la volontà, il coraggio, quasi la sfrontatezza – come, in un pianeta acefalo, che si finge dominato da un potere finanziarizzato basato su numeri vomitati dai computer più che su denaro effettivo, non soltanto la mancanza di idee sia diventata l’unica moneta corrente – se si eccettua una sorta di contrabbando di sogni e di aspirazioni alimentato da una sparuta minoranza di irregolari, in cui si mescolano nostalgia e frustrazione, poesia e vagheggiamenti, memorie e smemoramenti – ma addirittura l’idea viene scrutata dai più con sussiego, con sufficienza, con un timore occultato nel disprezzo, e viene repressa, più che con la violenza o con la coercizione, attraverso l’omologante ripetersi di convenzionali assurdità spacciate per concrete constatazioni. Viviamo in un sistema che, se pure ha distribuito, ancorché in maniera poco equanime, benessere e distrazioni, palesemente non funziona; eppure ci viene, surrettizia o sfacciatamente, comunicato che non esiste un altro sistema possibile. Come un cittadino consapevole può affrontare questa contingenza? Come sull’orlo del baratro potrebbe muoversi un individuo che volesse, in maniera diretta o simbolica, rendere testimonianza dell’oscurità che avanza?</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109041" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi.jpg" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi.jpg 336w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Le-viole-dagli-occhi-chiusi-202x300.jpg 202w" alt="" width="336" height="500" /></figure>
</div>
<p>Innanzi tutto, non mentendo a se stesso. Davanti ai nostri occhi, sta agonizzando – con l’ineluttabile lentezza di una gerontocrazia abbarbicata ai suoi privilegi – un modello di vita che, nato dall’entusiasmo – in quel momento più o meno condivisibile o comprensibile – del positivismo, è stato gestito e implementato dalle escissioni della civilizzazione germanica. Giudizio che – ça va sans dire – non coinvolge in blocco le culture dei paesi dove si parlano lingue germaniche, che non c’impedisce d’essere ammiratori di Poe, di Strindberg, di Grieg, dei pittori olandesi del secolo d’oro o degli espressionisti tedeschi, bensì che biasima la schematicità, l’ubbidienza, il senso morboso del peccato che queste società esprimono. Giudizio che condanna il fatto che questo sia un modello che reitera genocidi: gli angli e i sassoni sono barbari venuti dalle regioni che oggi corrispondono alla Danimarca e al Nord della Germania che hanno massacrato le popolazioni originarie dell’Inghilterra; e i loro discendenti, unitamente ad altri tedeschi e scandinavi, hanno sterminato le popolazioni originarie dell’America settentrionale e dell’Australia. In seguito, una serie di eventi che sarebbe noioso e deprimente elencare – non ultimo la presunzione di molti altri europei – ha portato per qualche decennio gli Stati Uniti d’America, una nazione con un approccio ai problemi nei casi più rosei infantile, a prendere le redini di una carrozza su cui, con convinzione oppure ob torto collo, è saltata una cospicua porzione di umanità. Un impero che la summenzionata lentezza ci fa percepire in declino, ma che invero si è già disintegrato in un luttuoso ridicolo.<br />
Ma se il capitalismo pericoloso e puerile, capitanato da riccastri che anelano all’ibernazione e all’immortalità, si è rivelato nefasto, la soluzione non risiede neppure in nessuna delle altre declinazioni del sistema proposte in differenti aree del globo. Generazioni, per secoli, hanno bramato il ghigliottinamento dei nobili, il potere ai contadini, l’unità dell’Italia o dell’Europa, le trincee dei nazionalismi o i tiranni illuminati, il transito verso una monarchia o una repubblica, il cambio di un governo… oggi sappiamo che questo è un arrabattarsi che – a volte dopo brevi periodi di pace e di incompleta giustizia – non trae nessuna autentica soluzione.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109043" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1024x704.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1024x704.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-300x206.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-768x528.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-1536x1056.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-2048x1408.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="704" /></figure>
</div>
<p>Perché non esiste una soluzione all’interno di questo sistema che potremmo effettualmente qualificare come patriarcale. Intendendo che un regime è patriarcale allorché considera l’istinto di sopraffazione inalienabile dall’essere umano.<br />
Questo è il punto di partenza che ci esorta evidentemente a respingere, di fronte a un ragionamento come quello che stiamo sviluppano, eventuali accuse di nichilismo. Le società umane non saranno sempre rette dall’istinto di sopraffazione, come probabilmente non lo sono state nel plurimillenario evo matriarcale che i nostri antenati indoeuropei hanno cancellato: e il nostro dovere è difendere la prospettiva – con un’espressione abusata – di un altro mondo possibile. A condizione di credere nelle idee.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104637" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--1024x663.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--1024x663.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--300x194.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio--768x497.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Sciascia-e-il-cinema-conversazioni-con-fabrizio-.jpg 1095w" alt="" width="1024" height="663" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabrizio Catalano bambino con il nonno Leonardo Sciascia</figcaption></figure>
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<p>Con l’avvento del sonoro, il cinema ha scelto, fin troppo spesso, di non seguire la linea evolutiva della pittura o delle arti figurative, o di marginalizzarla o svuotarla in una forma che, in più, ha trovato, fino a una trentina d’anni or sono, un terreno fertile specialmente in generi reietti – nei film d’azione –, e si è preteso figlio della letteratura. Preferenza rivelatasi il più delle volte presuntuosa. Ma se davvero vogliamo che il cinema – o meglio: qualunque prodotto audiovisivo, poiché anche il cinema è un cadavere che la nostra società vecchia che non accetta la realtà mantiene sospeso sull’oltretomba come il signor Waldemar del celebre racconto di Poe o come un’Ofelia che fluttua sul denaro da riciclare – discenda dalla letteratura, allora dobbiamo tornare a interrogarci sul suo senso più genuino.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109070" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino-.jpg" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino-.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Gesualdo-Bufalino--150x150.jpg 150w" alt="" width="200" height="200" /></figure>
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<p>In un saggio del volume <em>Cere perse</em>, <strong>Gesualdo Bufalino </strong>asserisce quanto segue. <em>Si scrive per rendere verosimile la realtà. Non so degli altri, ma io sono stato sempre colpito dalla inverosimiglianza della vita, m’è parso sempre che da un momento all’altro qualcuno dovesse dirm</em>i: « Basta così, non è vero niente ». <em>Allora io penso che si debba scrivere per cercare di crederci, a questo impossibile e riuscito colpo di dadi; che si debba, se l’universo è una metastasi folle, un po’ fingere di mimarla, un po’ cercarvi un ordine che ci inganni e ci salvi. Questo mi pare il compito civico e umanitario dello scrittore: farsi copista e insieme legislatore del caos, guardiano della legge e insieme turbatore della quiete, un ladro del fuoco che porti fra gli uomini il segreto della cenere, un confessore degli infelici, una spia sacra, un dio disceso a morire per tutti. Ciò non vuol dire che scrivere è uguale a pregare</em>?</p>
<p>Il futuro dell’audiovisivo sarà magico oppure non sarà. Sarà magico soprattutto se germoglierà da intenti documentaristici. Non sarà pauperistico, ma sarà indipendente. Che i titoli di testa di un film principino con una lunghissima lista di finanziatori pubblici e privati, e che poi sovente la riprese e la stessa narrazione siano sciatte, abborracciate, goffe è intollerabile. Ed è ora di denunciare, in una stagione in cui con facilità e leggerezza s’impiega questo termine, che il finanziamento pubblico è una forma di fascismo, perché implica un controllo dei contenuti, oltre all’obbedienza – e siamo ancora al modello anglo-germanico – a una serie di canoni che annichiliscono ogni creatività. Se davvero desideriamo che l’audiovisivo sia arte, dobbiamo rammentarci che gli artisti più originali andavano al Salone degli indipendenti o animavano la Secessione!</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109046" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-1024x534.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-1024x534.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-300x156.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada-768x400.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Irregular-%E2%80%93-cabeza-cortada.png 1437w" alt="" width="1024" height="534" /><figcaption class="wp-element-caption">Dal film Irregular regia Fabrizio Catalano</figcaption></figure>
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<p>Questo non significa affatto ripudiare la realtà, la denuncia, l’ansia di recuperare piccole e misconosciute vicende concrete. Significa trasfigurarle. Raccontarle – per chiudere il cerchio – in modo che esse si trasformino in una vibrante metafora, le cui note possano essere intese anche in contesti distanti ed ignari. In origine – nella grotta – arte, magia e spiritualità erano concetti limitrofi, se non a tratti addirittura coincidenti. A questo dobbiamo tendere, se vogliamo dare un’anima a ciò che realizziamo.</p>
<p>Chi cercasse su un dizionario la parola realtà s’imbatterebbe oggi in una serie di definizioni perlomeno insoddisfacenti, figlie appunto del fatto che, in questa ubriacatura generata dai putidi miasmi del positivismo, i consessi umani hanno conferito un’importanza esorbitante alla dimensione del tangibile. Ovviamente tanto le collettività che i singoli hanno bisogni materiali; e la dimensione del tangibile nel nostro quotidiano non può essere negata. Ma essa non può spogliarsi della metafisica. In un pianeta in cui l’informazione – sebbene distorta o falsificata – è costante e continua, in cui le immagini ci inseguono e ci irretiscono, in cui la gente tende a guardare lo schermo di un telefono anche mentre il tram sferraglia dinnanzi al Colosseo, chi vuole dare un senso al prodotto audiovisivo non può non richiamare perpetuamente a sé il grande dipinto di Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?.<br />
Decenni or sono, un oscuro sceneggiatore di Detroit, Robert McKee, ipnotizzò coloro che scrivevano per il cinema strutturando la narrazione filmica in una serie di passaggi cadenzati. In quel momento, a parecchi di noi le sue pianificazioni apparvero risolutive: con poche linee guida, non era complesso sviluppare uno spunto e imbastire un racconto. Oggi sappiamo – ancora una volta – che questa schematicità ci ha condotti a vicende ripetitive e prevedibili. E questo vale per le pellicole di finzione e per quelle documentaristiche. Sappiamo già come si concluderà il film di fantascienza o la commedia stucchevole, sappiamo già che la biografia del tale personaggio non si discosterà mai dalla pedissequa illustrazione di un cronologia, che il reportage si concluderà con un purtroppo: purtroppo il tizio non ha ancora ricevuto giustizia, purtroppo quell’etnia sta per essere assimilata, purtroppo l’esotico psitaccide dalle piume sgargianti sta per estinguersi. Ma tanto noi stiamo distrattamente stravaccati sul divano col cellulare in mano.<br />
La narrazione smetterà d’essere convenzionalità, trivialità, menzogna oppure non sarà. La narrazione sarà inventiva o visionaria, coraggiosa e autonoma, oppure non sarà. La narrazione dovrà trascendere l’ambiguo e volare alla ricerca di un mondo nuovo.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109048" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve.jpg" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve.jpg 410w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Una-goccia-dambra-nella-neve-220x300.jpg 220w" alt="" width="410" height="560" /></figure>
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<p>Questa compito concerne la parte latina dell’umanità, e massimamente quella ispanica. Il giorno in cui chi parla spagnolo si renderà conto del potere che detiene in questa società globalizzata forse alcune regole del gioco cominceranno a squadernarsi. Il cinese sarà pure l’idioma più parlato sul pianeta, ma lo è esclusivamente in un’area; l’inglese sarà diventato, negli ultimi anni, la lingua franca, ma molti lo conoscono quanto basta per capire il menu del ristorante; lo spagnolo non sarà parlato in nessuna delle nazioni che pretendono di guidare economicamente il globo, ma sì lo è in posti dove è raro che non vi sia accesso a tutti i mezzi di comunicazione che la tecnologia contemporanea fornisce. Il mondo ispanico ha dunque un potere formidabile. Se tutti gli ispanici rinunciassero al loro abbonamento alla più grande piattaforma televisiva, questa fallirebbe in meno di tre mesi. Posto che siamo consapevoli della varietà del mondo latino, ciò non toglie che esso sia in grado di proporre una declinazione diversa, rispetto a quella imperante e spenta, non solo dei codici narrativi, ma pure della stessa esistenza. Per arrivarci, tuttavia, dovrà liberarsi di schemi cha dà per scontati ma che non gli appartengono. Dovrà guardare alla vita con curiosità e fantasia. Dovrà credere che le idee muovono il mondo.</p>
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<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-99878" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Fabrizio-Catalano-regista-.jpg" alt="" width="142" height="137" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabrizio Catalano</figcaption></figure>
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		<title>Vaticano, gelo diplomatico dopo l’incontro tra Rubio e Leone XIV</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 17:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Rubio]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Prevost]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti Usa e Santa Sede]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv/">Vaticano, gelo diplomatico dopo l’incontro tra Rubio e Leone XIV</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole</em></p>
<p>Poche righe. Appunto.<br />
Nel linguaggio della diplomazia vaticana bastano poche parole per raccontare molto. E la nota ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede diffusa il 7 maggio (2026 ) dopo l’incontro tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e Papa Leone XIV, è apparsa fredda, essenziale, telegrafica.<br />
Nessuna particolare enfasi, nessun riferimento a sintonie o convergenze. Solo una breve nota ufficiale che, per molti osservatori, lascia emergere la distanza tra la linea internazionale dell’amministrazione americana e quella del Pontefice.<br />
A pesare anche le nuove sanzioni contro Cuba annunciate nelle stesse ore della visita, in un clima già segnato dalle recenti tensioni tra Donald Trump e Papa Prevost.<br />
Mentre Washington continua a muoversi secondo logiche geopolitiche sempre più rigide, Leone XIV rilancia ancora il messaggio del Vangelo, della pace e del dialogo tra i popoli.<br />
Alla Santa Sede sono bastate poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv/">Vaticano, gelo diplomatico dopo l’incontro tra Rubio e Leone XIV</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/07B9B28A-25CB-452E-8515-C8E3EE19721E-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/09/9-maggio-1978-moro-in-una-renault-rossa-in-via-caetani/">9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h6><em><strong>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella Roma di fuoco. Uno di quei ragazzi aggrappati alle finestre con grata in via Caetani in quel pomeriggio del 9 maggio 1978 sono io, giunto lì mentre il corpo di Moro era ancora nella rossa Renault 5.” Pierfranco Bruni</strong></em></h6>
</blockquote>
<p>Ci sono anni che non passano. Ci sono giorni che ritornano. Ci ore indimenticabili. Cosa è stato Aldo Moro per la mia generazione? Un interrogativo mai risolto. Erano gli anni della mia università in una Roma infuocata già prima del 16 marzo del 1978 e anche dopo il 9 maggio di via Caetani. Io mi sono raccontato in quel contesto. In una Roma tra Brigate Rosse e la volontà di non accettate le richieste di Moro.  Attenzione. Non delle BR ma di Aldo Moro con le sue Lettere.</p>
<p>Se la pietà prevale il Paese non è finito. Scrisse Aldo Moro. Non fu capito. Volutamente o meno non ha più importanza.</p>
<p>Erano gli anni della mia giovinezza in una città che è rimasta sempre dentro di me. Come quei 54/55 giorni. Appresi la notizia della morte di Moro mentre si studiava duro alla casa dello studente di Casal Bertone.<br />
Giorni di fuoco nell’intreccio di storie con quelle brigatiste che subito dopo si sono dissociate. Fu in quel contesto che anche la mia vita cambiò. Eravamo tutti rivoluzionari? A sinistra come a destra? Mi è stato chiesto più volte. Con me c&#8217;era Marika. Chi era? Una brigatista? Ne ho parlato più volte nei miei libri. Almeno in quattro. Annilunghi con Marika sui gradini di Trinità dei Monti.</p>
<p>Moro rimase sempre nel mio immaginario, tanto che mi ha costretto a scrivere ben tre libri se non quattro contaminando tutta la mia vita. Eppure avevo 22 anni. L’anno in cui mi sono laureato. Proprio il 9 maggio, di pomeriggio, dovevo sostenere l’ultimo esame di Letteratura contemporanea. Non si fece nulla.  Fu rimandato a un mese dopo.<br />
Scemdemmo in piazza. L’appuntamento era al Colosseo. Lì cominciai ad amare e a leggere con passione uno scrittore che mi insegnò a vivere la politica. Leonardo Sciascia. Capii dopo che non si accettano compromessi e che l&#8217;intellettuale è sempre contro. Una motivazione che ho sempre poi incontrato nella mia vita.</p>
<p>Lì vidi intrecciarsi le rosse bandiere comuniste con falce martello e stella con le bianche dello scudo crociato. Lì capii che veramente Moro era morto per volontà cattocomunista. Le trattative di Bettino Craxi erano nel vento e l’interesse cristiano di Fanfani delle ultime ore, per tentare la salvezza di Moro, era fallito. Aveva trionfato il partito della fermezza e neppure il suo amico Papa Paolo VI era riuscito ad essere cristianamente autonomo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-121510 size-medium alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-262x300.jpeg" alt="" width="262" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-262x300.jpeg 262w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-894x1024.jpeg 894w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-768x879.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-1170x1340.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515-585x670.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3515.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></p>
<p>Certo, la Chiesa ha avuto le sue terribili responsabilità anche dopo celebrando un rito funebre senza il cadavere dello statista alla presenza della farsa istituzionale, perché giustamente la famiglia volle un funerale privato. Un obbrobrio della ipocrisia cattolica.</p>
<p>Perché Sciascia? Perché aveva capito tutto subito scrivendo in un giorno quello straordinario libro “L’affaire Moro”, in cui ha raccontato l’abbraccio terribile del rosso e del bianco nella tempesta del maggio fiorito. Come se fosse L&#8217;immaginario della Ballata di Piero del mio caro Fabrizio.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-121511" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-176x300.jpeg" alt="" width="176" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-176x300.jpeg 176w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-602x1024.jpeg 602w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-768x1306.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517-585x995.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3517.jpeg 976w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></p>
<p>Sì, chi decise la morte di Moro? Il partito della fermezza compreso l’allora Msi, Pri, il partito sempre presente de ‘la Repubblica”, che considerava Moro pazzo, e non so chi altro. Tutte le analisi di quel tempo completamente errate.  Moro era un &#8220;pazzo&#8221;. Questo si diceva e si scriveva. Proprio vero!<br />
Le lettere di Moro scritte in quei 55 giorni erano la follia di un folle. Non era così. Non fu così. Lì è morta la vera Repubblica se mai è esistita. Repubblica? O Democrazia? Nessuna delle due sul piano umano.</p>
<p>La chicca tragica e ironica e stupida fu, tra le tante, la famosa faccenda della seduta spiritica alla quale partecipò il prode Prodi. Prodi? Che vergogna allora. Non si volle mai &#8220;approdare&#8221; a chiarezza con la seduta spiritica di Prodi che indicava addirittura la prigionia di Moro. Mi pare che fosse Gradoli, via Gradoli… Infatti nella seduta spiritica emerse proprio Gradoli. Come mai?</p>
<p>Le commissioni, tante, cosa hanno risolto? Il complotto internazionale, americano russo arabo… Commissioni tanto inutili quanto senza un senso… Il fatto è stato, comunque, che tra dissociati, pentiti e rinsaviti e fuggiti all’estero i terroristi cosiddetti hanno avuto libertà persino di dare lezioni nelle università.</p>
<p>Il tempo passa e gli anni sono corti. Chi ha vissuto quella stagione la porterà sempre sulla pelle e nel cuore straziato. Già quanti anni. Io studente universitario in quella Roma di fuoco. Uno di quei ragazzi aggrappati alle finestre con grata in via Caetani in quel pomeriggio del 9 maggio 1978 sono io, giunto lì mentre il corpo di Moro era ancora nella rossa Renault 5.</p>
<p>Il resto è nella cronaca di una tragedia mai risolta. Mai avremo una verità. Perché è cosi complessa tutta la faccenda e tutti i segreti sono diventati mistero. Certo Moro è legato alla mia giovinezza. Al tempo bello della mia Università. Al tempo in cui Marika danzava su un tappeto di parole. L’ho rivisto qualche mese fa.  È completamente cambiata. Nel fisico irriconoscibile. Ma sempre affascinante. Nel cuore una mistica.<br />
Mi ha detto soltanto: Sono passati anni. Allora era la giovinezza che dominava. Ci siamo amati con la pelle e il cuore. Ora c&#8217;è rimasta l&#8217;anima.  Ma ti prego, mi ha sottolineato, non parliamo più di quel tempo.<br />
Ci siamo salutati soltanto con un sorriso malinconico.<br />
Ma l&#8217;uccisione di Moro non smette di campeggiare nella mia memoria. Come in quella di Marika diventata stanca tra un vento fuggito e una corsa persa.</p>
<p>Tra quei ragazzi arrampicati su una finestra con le grate in Via Caetani c&#8217;ero io. Ma Moro era considerato un folle. Il resto è tutto passato. Forse ora tutto è retorica.  Ricordare non serve. So soltanto che chi ha vissuto quel tempo, lo ha vissuto direttamente,  ha il diritto e dovere di testimoniarsi. Ma solo Marika può ancora comprendere anche se si è raccolta in un silenzio nei miei occhi.<br />
Era bella Marika in quelle notti alla Casa dello Studente. Tutto è diventato soltanto tragico.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-120481 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-150x150.webp" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-150x150.webp 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-480x484.webp 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@Riproduzione riservata</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/09/9-maggio-1978-moro-in-una-renault-rossa-in-via-caetani/">9 Maggio 1978. Moro in una Renault rossa in via Caetani. In quella Roma di fuoco solo Marika può ancora comprendermi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il governo che dura, l’opposizione che insiste e il mondo che si distrae</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ Presidente ASIB - Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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<p>Primo Maggio tra celebrazioni e contraddizioni: primati politici, guerre ignorate e generazioni indecifrabili ______________________________ &#160; Primo Maggio, festa del lavoro: anche di quello che non c’è, di quello sottopagato e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/01/il-governo-che-dura-lopposizione-che-insiste-e-il-mondo-che-si-distrae/">Il governo che dura, l’opposizione che insiste e il mondo che si distrae</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p class="s2"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">______________________________</span></span></p>
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<p class="s2">Primo Maggio, festa del lavoro: anche di quello che non c’è, di quello sottopagato e di quello in nero. In Italia è il giorno delle celebrazioni ufficiali, dei cortei, dei discorsi pubblici e dei concerti in piazza: una liturgia laica che onora conquiste sacrosante e, con elegante discrezione, evita di soffermarsi su ciò che nel frattempo si è perso per strada. Perché accanto a chi lavora troppo e guadagna poco, c’è chi il lavoro lo cerca senza trovarlo; accanto a chi fatica ogni giorno, c’è chi fatica soprattutto a dichiararlo; e accanto a chi rivendica diritti, c’è sempre qualcuno che considera il lavoro una pratica nociva, da evitare per ragioni di salute.</p>
<p class="s2">Dentro questa cornice festiva, faceta quanto si vuole, ma non del tutto immaginaria, si inserisce una notizia che, a voler essere sinceri, ha quasi del prodigioso: il governo guidato da Giorgia Meloni sta per diventare uno dei più longevi della storia repubblicana. In un Paese dove gli esecutivi duravano meno di un raffreddore stagionale, arrivare a oltre 1.280 giorni suona come una maratona corsa in pantofole.</p>
<p class="s2">Superato il quarto governo di Silvio Berlusconi, resta nel mirino il primato del Berlusconi II, quasi fosse una vetta da conquistare con pazienza più che con slancio. E la parola d’ordine è sempre quella: stabilità. Una parola così evocata che, a furia di ripeterla, ha finito per sembrare reale.</p>
<p class="s2">Nel frattempo, anche l’opposizione si conquista il suo piccolo record: mai così longeva nel dire “no”. Un monosillabo tenace, reiterato con disciplina quasi militare. Il governo propone, l’opposizione si oppone: un equilibrio perfetto nella sua immobilità. A Cesare quel che è di Cesare, e all’eco quel che è dell’eco.</p>
<p class="s2">Fuori da questo teatro ordinato, il mondo continua invece a muoversi con inquietante disinvoltura. Le guerre, dall’Ucraina al Golfo Persico, sono diventate un sottofondo costante, una specie di ronzio globale che non disturba più di tanto le nostre abitudini. Si registrano, ma non si sentono.</p>
<p class="s2">Poi interviene Donald Trump, che annuncia ritiri militari come se stesse cambiando programma televisivo. L’Europa osserva, discute, convoca. E, soprattutto, riflette. Così tanto che il rischio non è sbagliare decisione, ma non prenderne alcuna.</p>
<p class="s2">Nel frattempo, l’attenzione collettiva si concentra su ciò che è più maneggevole: cronache minori elevate a questioni epocali, polemiche a breve scadenza, casi giudiziari raccontati a puntate. Si moltiplicano le etichette: incapaci di intendere, irregolari non rimpatriabili, identità da catalogo. A guardare il campionario, si direbbe che la normalità sia diventata una specie in via di estinzione.</p>
<p class="s2">E le nuove generazioni? Più che un problema, un mistero. Non tanto per ciò che sono, ogni epoca ha avuto i suoi giovani incomprensibili, ma per la loro apparente impermeabilità al mondo esterno. Guerre, crisi, equilibri globali: tutto scivola via, come se la realtà fosse un contenuto tra gli altri.</p>
<p class="s2">Forse aveva visto lungo Tiziano Terzani, quando notava che gli slogan hanno preso il posto della poesia e la pubblicità quello del pensiero. Oggi si comunica molto, si capisce meno, e si ricorda quasi nulla.</p>
<p class="s2">Resta così questa fotografia, scattata nel giorno dedicato al lavoro: un governo che resiste, un’opposizione che insiste, un mondo che si agita e una società che osserva distrattamente. Tutti impegnati, ciascuno a modo suo.</p>
<p class="s2">E se il Primo Maggio serve a celebrare il lavoro, viene da chiedersi quale sia, oggi, il più diffuso: forse quello di ignorare l’essenziale.</p>
<p class="s2">Un mestiere che, a giudicare dai risultati, esercitiamo con impeccabile costanza.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/01/il-governo-che-dura-lopposizione-che-insiste-e-il-mondo-che-si-distrae/">Il governo che dura, l’opposizione che insiste e il mondo che si distrae</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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