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	<title>Lavoro Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Trasportava l’amianto della Fibronit di Bari, muore di mesotelioma: la vedova vince la battaglia contro l’INAIL</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/08/trasportava-lamianto-della-fibronit-di-bari-muore-di-mesotelioma-la-vedova-vince-la-battaglia-contro-linail/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=trasportava-lamianto-della-fibronit-di-bari-muore-di-mesotelioma-la-vedova-vince-la-battaglia-contro-linail</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 16:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Definitiva la sentenza del Tribunale di Potenza: riconosce l’esposizione professionale e condanna l’ente a risarcire la vedova 8 ottobre 2026 – Per anni aveva lavorato a Bari a contatto con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/08/trasportava-lamianto-della-fibronit-di-bari-muore-di-mesotelioma-la-vedova-vince-la-battaglia-contro-linail/">Trasportava l’amianto della Fibronit di Bari, muore di mesotelioma: la vedova vince la battaglia contro l’INAIL</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/amianto-cartello-danger-1-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong>Definitiva la sentenza del Tribunale di Potenza: riconosce l’esposizione professionale e condanna l’ente a risarcire la vedova</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">8 ottobre 2026 – Per anni <strong>aveva lavorato a Bari a contatto con l’amianto</strong>: prima come <strong>autista</strong>, occupandosi del <strong>trasporto e della movimentazione</strong> di <strong>materiali in amianto prodotti dalla Fibronit di Bari</strong> e, successivamente, <strong>esposto al cancerogeno svolgendo la stessa attività presso la cementifera barese S.A.M.I. </strong>Una <strong>lunga storia di esposizione professionale</strong>, iniziata già negli anni precedenti nelle <strong>fonderie FIAT di Mirafiori</strong>, riconosciuta dal <strong>Tribunale di Potenza</strong> nella sentenza oggi <strong>definitiva</strong>, che <strong>ha accertato il legame tra le fibre respirate durante la vita lavorativa</strong> e il <strong>mesotelioma pleurico</strong> che lo ha portato alla morte nel 2018. A <strong>ottenere giustizia è stata la moglie</strong> dell’operaio, che <strong>per dieci anni ha continuato la battaglia contro l’INAIL iniziata dal marito quando era ancora in vita</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Complessivamente il Tribunale ha accertato <strong>16 anni e 7 mesi di esposizione professionale</strong>, ricostruendo un lungo <strong>percorso lavorativo segnato dal contatto con il cancerogeno</strong>. Quando nel 2016 gli venne <strong>diagnosticato il mesotelioma</strong>, <strong>il lavoratore chiese all’INAIL il riconoscimento della malattia professionale</strong>, ma la richiesta <strong>venne respinta</strong> perché l’Istituto <strong>riteneva insufficiente la documentazione prodotta</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo la sua morte, avvenuta nel giugno 2018, <strong>la moglie</strong>, attualmente residente nel Potentino,<strong> ha scelto di portare avanti fino in fondo la battaglia che lui aveva iniziato quando era ancora in vita</strong>. Ma anche la nuova domanda venne respinta e nel 2021 la donna, assistita dall’<strong>avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto</strong>, decise di rivolgersi al Tribunale. Una battaglia diventata per lei anche <strong>una questione di memoria e di giustizia</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel corso del processo, le testimonianze e gli accertamenti hanno confermato l’esposizione e il <strong>nesso causale con il mesotelioma</strong>. <strong>A dieci anni dall’inizio di quel percorso</strong>, la battaglia portata avanti dalla vedova si è conclusa con la <strong>sentenza definitiva del Tribunale di Potenza</strong>, che ha condannato l’INAIL a riconoscere <strong>quanto dovuto</strong>. Secondo i calcoli dell’ONA, <strong>gli arretrati ammontano a circa 150 mila euro</strong>, mentre alla vedova spetta <strong>una rendita ai superstiti di circa 1.500 euro al mese</strong>, oltre alle maggiorazioni previste dal <strong>Fondo per le vittime dell’amianto</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">«<em>La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Una sentenza che restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla sua memoria </em>– dichiara <strong>Bonanni</strong> –. <em>È inaccettabile che al dolore per la perdita si aggiunga il peso di anni trascorsi a dimostrare ciò che avrebbe dovuto essere riconosciuto molto prima. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare</em>».</p>
<p style="font-weight: 400;">L’ONA offre un servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde <strong>800 034 294</strong> e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1791561404485000&amp;usg=AOvVaw3Kzxvf96Ucxcp_zFiy_q64"><strong>www.osservatorioamianto.it</strong></a>.</p>
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		<title>Tumore a 34 anni dopo le missioni all’estero, il TAR condanna il Ministero: vittoria per carabiniere cagliaritano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/30/tumore-a-34-anni-dopo-le-missioni-allestero-il-tar-condanna-il-ministero-vittoria-per-carabiniere-cagliaritano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tumore-a-34-anni-dopo-le-missioni-allestero-il-tar-condanna-il-ministero-vittoria-per-carabiniere-cagliaritano</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:20:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[amianto]]></category>
		<category><![CDATA[Condanna TAR]]></category>
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		<category><![CDATA[vittoria carabiniere cagliaritano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643.jpeg 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Cesare Salvo ha servito in Kosovo, Etiopia-Eritrea e Albania. Per il TAR il Ministero della Difesa non ha dimostrato l’adozione delle necessarie misure di protezione 30 settembre 2026 – Aveva&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/30/tumore-a-34-anni-dopo-le-missioni-allestero-il-tar-condanna-il-ministero-vittoria-per-carabiniere-cagliaritano/">Tumore a 34 anni dopo le missioni all’estero, il TAR condanna il Ministero: vittoria per carabiniere cagliaritano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643.jpeg 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5643-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Cesare Salvo ha servito in Kosovo, Etiopia-Eritrea e Albania. Per il TAR il Ministero della Difesa non ha dimostrato l’adozione delle necessarie misure di protezione</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">30 settembre 2026</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> – <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Aveva 34 anni quando la sua vita è cambiata con una diagnosi di tumore</strong>. Alle spalle, il cagliaritano <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Cesare Salvo</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">militare dell’Arma dei Carabinieri</strong>, aveva già <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">tre missioni all’estero</strong>, in <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Kosovo</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Etiopia-Eritrea</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Albania</strong>. Poi gli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">interventi chirurgici</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">cinque cicli di chemioterapia</strong> e la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">paura di non sopravvivere</strong>. A distanza di vent’anni da quella diagnosi, il TAR Sardegna ha <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa</strong> per la patologia tumorale che lo ha colpito e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ha disposto il risarcimento dei danni</strong>. Al centro della sentenza ci sono le condizioni nelle quali il militare ha prestato servizio. Il TAR considera accertato che Salvo sia stato inviato anche in <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">zone caratterizzate dall’utilizzo di armamenti all’uranio impoverito</strong> e dalla <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">presenza di ordigni bellici pesanti</strong> e rileva che, per quanto risulta dagli atti, abbia operato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">senza specifici mezzi di protezione e senza che fossero effettivamente adottate le necessarie misure di prevenzione</strong>. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il quadro ricostruito</strong>nel giudizio è quello di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">un’esposizione a molteplici fattori di rischio</strong>. La consulenza tecnica acquisita dai giudici richiama anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">metalli pesanti, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, amianto e altre sostanze tossiche</strong>, insieme alle <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">condizioni estreme delle missioni</strong>, segnate da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">stress prolungato</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ipervigilanza </strong>e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">costante rischio per l’incolumità personale</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il consulente nominato dal Tribunale ha ritenuto che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il servizio prestato nell’Arma</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">abbia avuto un</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ruolo determinante nella manifestazione della malattia</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La patologia e la paura di non sopravvivere &#8211; </span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dietro l’accertamento giudiziario c’è però una vicenda personale durata vent’anni. Nel luglio 2006 arriva la diagnosi. Salvo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">affronta gli interventi e la chemioterapia, con conseguenze che incidono profondamente sulla sua vita</strong>. La stessa consulenza tecnica <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">descrive una sofferenza significativa</strong> e ricorda il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">timore per la propria sopravvivenza</strong>vissuto nel momento in cui si è trovato ad affrontare la malattia. Nel 2011 <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">la patologia viene riconosciuta dipendente da causa di servizio</strong> e nel 2015 Salvo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ottiene lo status</strong> di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Vittima del Dovere</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il TAR: non dimostrate le necessarie misure di protezione &#8211; </span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel giudizio <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il Ministero ha contestato l’esposizione e la correlazione tra i fattori ambientali e la patologia</strong>. Ma per il TAR <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">gli elementi raccolti sono sufficienti a riconoscere la responsabilità dell’Amministrazione</strong>. In particolare, secondo i giudici, il Ministero <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">non ha fornito la prova di aver predisposto le indispensabili misure di protezione</strong> necessarie a garantire lo svolgimento delle attività operative nel rispetto degli standard di sicurezza. Sulla base dei criteri fissati dai giudici, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il risarcimento che il Ministero della Difesa dovrà riconoscere supera i 262mila euro</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Un militare sa che una missione può comportare pericoli e li affronta perché ha scelto di servire lo Stato,</em> – afferma l’avv. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ezio Bonanni</strong>, presidente <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Osservatorio Nazionale Amianto</strong> e legale del militare &#8211;  <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ma questo non significa che debba accettare anche rischi che possono e devono essere prevenuti. È qui che questa sentenza assume un significato che va oltre il caso di Cesare Salvo: chi serve il Paese ha diritto a sapere a cosa viene esposto e ad avere tutte le protezioni che le conoscenze disponibili rendono possibili</em></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">»</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per troppo tempo molti militari hanno dovuto combattere una seconda battaglia dopo essere tornati dalle missioni</em> – sottolinea &#8211; <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">prima contro la malattia e poi per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. La sicurezza non può arrivare dopo, quando il danno si è già verificato. Deve precedere la missione, accompagnarla e continuare anche al rientro. È questa la tutela che lo Stato deve a chi lo serve</em>». L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800034294 e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1790843854666000&amp;usg=AOvVaw19roEMSsJKlR1gOAT_XPuf">www.osservatorioamianto.it</a></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/30/tumore-a-34-anni-dopo-le-missioni-allestero-il-tar-condanna-il-ministero-vittoria-per-carabiniere-cagliaritano/">Tumore a 34 anni dopo le missioni all’estero, il TAR condanna il Ministero: vittoria per carabiniere cagliaritano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Pool of Young Journalists 2027, aperte le candidature per i giovani giornalisti europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[2027]]></category>
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		<category><![CDATA[Pool of young Journalists]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027.jpg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027-240x300.jpg 240w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027-819x1024.jpg 819w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027-768x960.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Eurodesk-italy-giovani-giornalisti-europei-2027-585x731.jpg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Eurodesk Italy promuove una nuova opportunità per i giovani tra i 18 e i 30 anni che desiderano raccontare l’Europa attraverso articoli, interviste, video e podcast. Candidature aperte fino al&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eurodesk Italy promuove una nuova opportunità per i giovani tra i 18 e i 30 anni che desiderano raccontare l’Europa attraverso articoli, interviste, video e podcast. Candidature aperte fino al 5 ottobre 2026, con spese di viaggio e alloggio coperte per gli incontri previsti a Bruxelles</em></p>
<p>di <em>Maria Sole Stancampiano </em></p>
<p><strong>Eurodesk Italy </strong>lancia nuove opportunità europee <strong>per i giovani giornalisti europei</strong>. Aperte le candidature del progetto <strong>Pool of Young Journalists 2027</strong>,</p>
<p>Il <strong>programma</strong> offre ai giovani <strong>tra i 18 e i 30 anni</strong> la possibilità di <strong>raccontare </strong>esperienze, storie e temi legati alle nuove generazioni attraverso articoli, interviste, video e podcast <strong>destinati</strong> al <strong>Portale europeo per i giovani</strong>. Le candidature sono aperte ai residenti di dodici Paesi, tra cui <strong>l’Italia</strong>. Le spese di viaggio e alloggio sono coperte.</p>
<p><strong>Scadenza: 5 ottobre 2026, ore 23.59 CEST.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-128486 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/strategia-300x268.png" alt="" width="300" height="268" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/strategia-300x268.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/strategia-585x522.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/strategia.png 611w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Eurodesk è la rete europea</strong> di informazione e orientamento dedicata alle <strong>opportunità per i giovani</strong>, con particolare riferimento ai programmi <strong>Erasmus+</strong> e al <strong>Corpo europeo di solidarietà.</strong> <strong>Sostenuta dalla Commissione europea</strong>, la rete favorisce l’accesso dei giovani a informazioni su formazione, mobilità e partecipazione. In Italia, <strong>Eurodesk Italy opera</strong> attraverso una rete di punti informativi che contribuiscono alla diffusione delle opportunità europee.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><strong>Eurodesk precisa </strong>che l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per arricchire un articolo o una lettera motivazionale, ma la selezione intende conoscere lo stile di scrittura e il punto di vista personale dei candidati. L’organizzazione verificherà pertanto se gli articoli e le lettere motivazionali siano stati generati dall’intelligenza artificiale.</figure>
</div>
<p><strong>Per eventuali chiarimenti è possibile scrivere all’indirizzo </strong><a href="mailto:young.journalists@eurodesk.eu">young.journalists@eurodesk.eu</a>, indicando nell’oggetto della comunicazione la dicitura 2027 <strong>Pool of Young Journalists in Europe.</strong><br />
Candidature ufficiali<br />
Pool of Young Journalists 2027<br />
<strong>Scadenza</strong>: 5 ottobre 2026, ore 23.59 CEST.<br />
Fonti: Eurodesk, annuncio ufficiale del 22 settembre 2026</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>LAVORO SENZA VALORI? LA GEN Z DICE NO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/25/lavoro-senza-valori-la-gen-z-dice-no/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lavoro-senza-valori-la-gen-z-dice-no</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 18:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Gen Z]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sondaqggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2016" height="1134" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui.jpg 2016w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1920x1080.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 2016px) 100vw, 2016px" /></p>
<p>1 giovane su tre cerca un’occupazione in linea con i propri ideali I dati della ricerca Webboh Lab &#8211; presentati al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento &#8211; raccontano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/25/lavoro-senza-valori-la-gen-z-dice-no/">LAVORO SENZA VALORI? LA GEN Z DICE NO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2016" height="1134" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui.jpg 2016w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1920x1080.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Fuori-Festival-Trento-23mag26-Webboh-Lab-Giulio-Pasqui-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 2016px) 100vw, 2016px" /></p><h3 dir="ltr"><em><strong>1 giovane su tre cerca un’occupazione in linea con i propri ideali</strong></em></h3>
<h3 dir="ltr">I dati della ricerca Webboh Lab &#8211; presentati al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento &#8211; raccontano come stia cambiando il significato del lavoro per le nuove generazioni</h3>
<p dir="ltr">Segrate, 25 maggio 2026 &#8211; Il modo in cui le nuove generazioni guardano al mondo del lavoro, costruiscono la propria identità professionale e immaginano il rapporto tra vita, crescita personale e organizzazioni sta cambiando. È questo il quadro emerso da “Le dimensioni della New Talent Equation”, la nuova ricerca sviluppata da Webboh Lab, il primo Osservatorio Permanente sulla Gen Z in Italia di Webboh insieme all’Istituto di Ricerca Sylla (sotto la guida scientifica del professore Furio Camillo), presentata al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento, durante il panel “La fine dell’inizio del lavoro” dedicato alle trasformazioni del lavoro nelle nuove generazioni.</p>
<p dir="ltr">L’indagine, costruita a partire dalle ricerche dell’Osservatorio Webboh Lab su un campione di oltre 3.000 giovani italiani tra i 14 e i 30 anni, ha analizzato aspettative, linguaggi e modelli culturali che stanno ridefinendo il rapporto con il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale e delle professioni identitarie.</p>
<p dir="ltr">Secondo la ricerca, il talento oggi non viene più percepito solo come competenza tecnica, ma come equilibrio tra quattro dimensioni fondamentali: meaning (ricerca di senso); balance (equilibrio vita-lavoro); growth (crescita personale); trust (fiducia e coerenza).</p>
<p dir="ltr">“La Gen Z non sta rifiutando il lavoro. Sta cambiando le regole del lavoro”, ha spiegato Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab. “Oggi il lavoro deve avere senso, equilibrio, crescita e fiducia. Il talento non è più soltanto competenza: è aspettativa.”</p>
<h2 dir="ltr">I QUATTRO DRIVER DELLA “TALENT EQUATION”</h2>
<p dir="ltr">La ricerca mostra come il rapporto tra giovani e lavoro si stia spostando da una logica puramente professionale ad una fortemente identitaria e relazionale.</p>
<h3 dir="ltr">Meaning: il lavoro deve avere senso</h3>
<p dir="ltr">Sempre più giovani dichiarano infatti di voler riconoscersi in ciò che fanno. Anche in presenza di buone condizioni economiche, molti sono disposti a lasciare un’azienda se non percepiscono coerenza tra se stessi e il proprio lavoro.</p>
<h3 dir="ltr">Balance: equilibrio vita-lavoro</h3>
<p dir="ltr">Le nuove generazioni non cercano meno lavoro, ma un lavoro sostenibile. Il sacrificio non è più considerato un valore in sé, se non inserito in un equilibrio complessivo della vita.</p>
<h3 dir="ltr">Growth: crescita personale</h3>
<p dir="ltr">La crescita non coincide più soltanto con la carriera. I giovani mostrano una forte mobilità e sono pronti a cambiare rapidamente esperienza se percepiscono una mancanza di evoluzione personale.</p>
<h3 dir="ltr">Trust: fiducia e coerenza</h3>
<p dir="ltr">La permanenza nelle organizzazioni dipende sempre più dalla fiducia percepita. Quando esiste distanza tra ciò che un’azienda promette e ciò che offre concretamente, la relazione tende a interrompersi rapidamente.</p>
<h2 dir="ltr">I SEI PROFILI DELLA TALENT EQUATION</h2>
<p dir="ltr">Come sottolineato da Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab: “La differenza oggi non è tra chi vuole lavorare e chi no. La differenza è tra modi diversi di dare significato al lavoro.”</p>
<p dir="ltr">La ricerca ha individuato sei cluster psicografici che rappresentano i diversi modi con cui i giovani italiani vivono e interpretano le nuove dimensioni del talento e il rapporto tra individuo e organizzazione:</p>
<ul>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">Gli Equilibristi consapevoli (22%): priorità al balance, rifiuto del lavoro totalizzante;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">Gli Esploratori di crescita (20,9%): orientati alla crescita, dinamici e mobili;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">I Cercatori di senso (19,3%): centralità del meaning, lavoro come identità;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">I Pragmatici della sicurezza <b>(16,2%)</b>: centralità della fiducia nei valori dell’azienda (trust), ricerca di stabilità;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">I Disallineati distanti (12,4%): basso coinvolgimento su tutte le dimensioni;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">I Coinvolti totali (9,2%): molto esigenti su tutti i fattori chiave.</p>
</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">IL LAVORO COME QUESTIONE CULTURALE</h2>
<p dir="ltr">Secondo la ricerca, le difficoltà che oggi molte aziende incontrano nel recruiting e nella retention non dipendono soltanto da una discrepanza di competenze, ma da una trasformazione più profonda del rapporto tra persone, identità e organizzazioni.</p>
<p dir="ltr">Il lavoro viene sempre meno interpretato come semplice ruolo e sempre più come spazio di costruzione personale.</p>
<p dir="ltr">In questo scenario, anche il conflitto cambia natura: non è più soltanto organizzativo, ma culturale e interpretativo.</p>
<p dir="ltr">Il panel “La fine dell’inizio del lavoro” al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento</p>
<p dir="ltr">L’indagine è stata presentata dal professore Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab in occasione del Fuori Festival nel corso del <a href="https://www.festivaleconomia.it/it/programma/programma-2026/fuorifestival/la-fine-dell-inizio-del-lavoro" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.festivaleconomia.it/it/programma/programma-2026/fuorifestival/la-fine-dell-inizio-del-lavoro&amp;source=gmail&amp;ust=1779815493793000&amp;usg=AOvVaw3WekJIPBV7JE4SNzDzzF3G">panel</a> “La fine dell’inizio del lavoro. Accesso, intelligenza artificiale e qualità della vita nelle nuove generazioni” a cui hanno partecipato, insieme a Giulio Pasqui, co-founder di Webboh, Stefano Visconti, Ceo di Incrementoo, piattaforma di servizi markerting per la ristorazione, Sabrina Dallagiovanna, Sales Manager di Molino Dallagiovanna, uno dei molini più antichi d’Italia e il creator Nikola Greku.</p>
<h2 dir="ltr">CREATOR VALUE MAP: I CREATOR COME MODELLI DEL LAVORO CONTEMPORANEO</h2>
<p dir="ltr">Durante l’incontro dedicato alla ricerca di Webboh Lab è stata inoltre presentata la Creator Value Map, in base alla quale si è cercato di analizzare i creator digitali non in base alla notorietà o ai follower, ma ai significati e ai valori che attivano presso il pubblico giovane.</p>
<p dir="ltr">Ogni partecipante alla survey ha valutato 5 creator attraverso circa 20 parole chiave, secondo un approccio basato su concetti come: autenticità, utilità, espressività, riflessività, coinvolgimento e affidabilità.</p>
<p dir="ltr">Per leggere queste differenze, la ricerca ha costruito una mappa basata su due dimensioni chiave:</p>
<ul>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">da un lato il rapporto con il lavoro, che può essere più orientato al senso e all’identità personale oppure alla sicurezza e alla stabilità</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation">dall’altro il modo di vivere il lavoro, che può essere più individuale (centrato su sé stessi) oppure più collettivo e relazionale</p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr">Incrociando queste due dimensioni emerge una vera e propria “mappa culturale” dei modi di lavorare, che consente di leggere sia i giovani sia i creator come modelli simbolici del lavoro contemporaneo, capaci di anticipare nuove forme di relazione tra identità, riconoscimento, esposizione pubblica e professione.</p>
<p dir="ltr">In questo scenario, non esiste più un solo modo di lavorare: emergono mappe culturali diverse, che cambiano con l’età e con il modo in cui i giovani danno senso al lavoro.</p>
<p dir="ltr">Tra i creator inclusi nello studio figurano: Khaby Lame, Elisa Maino, Luca Campolunghi, Awed, Benedetta Rossi, Nikola Greku, Luis Sal, Camihawke, Giulia De Lellis e Alfa.</p>
<p dir="ltr">Per maggiori informazioni: <a href="https://webboh-lab.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://webboh-lab.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1779815493793000&amp;usg=AOvVaw3zJ46S4ud-dEtEPRI_AQCJ">https://webboh-lab.it/</a></p>
<p dir="ltr"><a href="https://webboh-lab.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://webboh-lab.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1779815493793000&amp;usg=AOvVaw3zJ46S4ud-dEtEPRI_AQCJ">Webboh Lab</a>, nato dall’incontro tra Webboh e l’istituto di ricerca Sylla, sotto la guida scientifica del prof. Furio Camillo, è il primo Osservatorio Permanente sulla Gen Z in Italia. Il suo obiettivo è restituire la fotografia autentica e reale della Generazione Z, dando voce ai giovani attraverso indagini e ricerche che trasformano le loro opinioni in insight concreti per aziende, istituzioni e media.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.sylla.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.sylla.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1779815493793000&amp;usg=AOvVaw0g1dTv6m1ladWAIWjmS1fy">Sylla</a> è un istituto di ricerca specializzato in indagini di mercato, analisi economiche, studi di marketing e sviluppo aziendale. Collabora attivamente con centri di ricerca nazionali e internazionali, enti pubblici e istituzioni, agenzie di comunicazione, e le principali università italiane: Bologna, Genova, Trento, Torino, Politecnico di Milano, Cattolica di Milano e Bicocca di Milano. Sylla è associata a ESOMAR e opera nel rispetto dei codici deontologici internazionali.</p>
<p dir="ltr"><a href="https://www.webboh.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.webboh.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1779815493793000&amp;usg=AOvVaw2Cmn1jm_rXSye3fz47XNXB">Webboh</a> è il media di riferimento delle NewGen. Nato nel 2019, dal 2023 è parte di Gruppo Mondadori. Vanta una reach mensile web e social di oltre 5 milioni (fonte: social incremental reach Comscore marzo 2026i) e una fanbase &#8211; tra TikTok, Instagram, Youtube e Whatsapp &#8211; di 6 milioni di follower. È stabilmente nella top ten dei media italiani più influenti sui social, nonché il primo in target Generazione Z per engagement e video views (fonte: Classifica Top Media Italiani di Prima Comunicazione).</p>
<p dir="ltr">Nella foto  di copertina, da sinistra: <b>Giulio Pasqui</b>, co-founder di Webboh, <b>Stefano Visconti</b>, Ceo di Incrementoo, <b>Sabrina Dallagiovanna</b>, Sales Manager di Molino Dallagiovanna, <b>Nikola Greku</b>, creator e co-founder di AITALIA, <b>Furio Camillo</b>, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab.</p>
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		<title>Portella della Ginestra: erano lì per vivere, non per morire</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/01/120949/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=120949</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 06:35:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[1 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Portella della Ginestra]]></category>
		<category><![CDATA[Strage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-1536x864.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D2D56AB9-5BF8-4DFB-BAA4-067F12233519-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Il 1° maggio 1947 uomini, donne e bambini salirono a Portella per celebrare il lavoro, la terra e la speranza. Prima ancora di essere vittime di una strage politico-mafiosa, furono&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1° maggio 1947 uomini, donne e bambini salirono a Portella per celebrare il lavoro, la terra e la speranza. Prima ancora di essere vittime di una strage politico-mafiosa, furono persone: volti, famiglie, desideri, futuro.</p>
<p>Portella della Ginestra, prima di essere una pagina tragica della storia italiana, fu un luogo abitato dalla speranza.<br />
Non c’erano soltanto bandiere.<br />
Non c’erano soltanto parole politiche.<br />
Non c’erano soltanto rivendicazioni sindacali.<br />
C’erano persone.<br />
C’erano madri, padri, figli, contadini, braccianti, giovani, bambini. C’erano famiglie che avevano conosciuto la fatica della terra, la durezza del latifondo, il peso di una povertà che non era soltanto mancanza di denaro, ma mancanza di possibilità. Erano saliti in quella vallata tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato non per sfidare la morte, ma per incontrare la vita. Per dire, insieme, che il lavoro poteva diventare dignità. Che la terra poteva smettere di essere dominio di pochi. Che la festa dei lavoratori non era una formalità, ma una promessa.<br />
Il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, si radunarono contadini, donne e bambini per celebrare la festa dei lavoratori e rivendicare diritti, terra e giustizia sociale; contro quella folla spararono gli uomini della banda di Salvatore Giuliano, provocando undici morti e numerosi feriti. (Wikipedia)<br />
Ma se diciamo solo “undici morti”, rischiamo di tradire la memoria.<br />
Perché undici non è un numero.<br />
Undici sono nomi.<br />
Undici sono case che non videro tornare qualcuno.<br />
Undici sono sedie rimaste vuote.<br />
Undici sono madri, figli, fratelli, mariti, sorelle, compagni di lavoro, vicini di paese.<br />
I nomi incisi nella memoria di Portella sono: Margherita Clesceri, 37 anni; Giorgio Cusenza, 42 anni; Giovanni Megna, 18 anni; Francesco Vicari, 22 anni; Vito Allotta, 19 anni; Serafino Lascari, 14 anni; Filippo Di Salvo, 48 anni; Giuseppe Di Maggio, 12 anni; Castrense Intravaia, 29 anni; Giovanni Grifò, 12 anni; Vincenzina La Fata, 8 anni. (Wikipedia)<br />
Basterebbero le età per capire l’abisso.<br />
Otto anni.<br />
Dodici anni.<br />
Dodici anni.<br />
Quattordici anni.<br />
Non erano militanti armati. Non erano nemici dello Stato. Non erano una minaccia. Erano bambini e ragazzi dentro una festa popolare, dentro una comunità che cercava un domani diverso. Erano lì perché, in quella Sicilia del dopoguerra, la politica non era solo cosa da palazzi: era pane, terra, scuola, possibilità, sopravvivenza.<img decoding="async" class="alignright wp-image-120954 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70.jpeg 350w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
Vincenzina La Fata aveva otto anni. A quell’età non si muore per il lavoro. A quell’età si dovrebbe correre, giocare, guardare il mondo con la curiosità ancora intera. E invece anche il suo nome è rimasto dentro la pietra di Portella, come una domanda che nessuna celebrazione può addomesticare: che Paese è quello in cui una bambina muore durante una festa dei lavoratori?<br />
Giuseppe Di Maggio e Giovanni Grifò avevano dodici anni. Serafino Lascari ne aveva quattordici. Erano età di futuro, non di memoria. E invece sono diventati memoria perché qualcuno decise che quella folla doveva essere punita, intimidita, ferita nel punto più umano: la sua fiducia.<br />
Perché la cosa più terribile di Portella è proprio questa: furono colpite persone che si erano radunate per credere.<br />
Credevano che dopo il fascismo e la guerra potesse aprirsi una stagione nuova. Credevano che la Repubblica potesse finalmente ascoltare i poveri. Credevano che la terra non dovesse restare per sempre nelle mani di pochi, mentre molti la lavoravano senza possederne nulla. Credevano che il lavoro potesse essere liberazione e non condanna.<br />
In quella vallata non c’era solo protesta. C’era festa.<br />
E questo rende tutto ancora più doloroso.<br />
Perché la strage non interruppe soltanto un comizio. Interruppe canti, conversazioni, cammini, attese. Interruppe il passo di chi era arrivato lì con i figli. Interruppe il respiro di una comunità che si sentiva finalmente autorizzata a parlare. Interruppe il desiderio semplice e immenso di non essere più invisibili.<br />
Portella della Ginestra fu la prima grande strage politico-mafiosa dell’Italia repubblicana, secondo molte ricostruzioni storiche, e avvenne in un contesto segnato dalla vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, dal conflitto sul latifondo e dalla paura dei vecchi poteri davanti all’organizzazione del movimento contadino. (Wikipedia)<br />
Ma prima ancora di essere “politico-mafiosa”, Portella fu umana.<br />
Fu il sangue di chi aveva mani segnate dal lavoro.<br />
Fu il dolore di famiglie povere, colpite mentre chiedevano dignità.<br />
Fu il pianto di una Sicilia che conosceva bene la fatica, ma che quel giorno si trovò davanti a qualcosa di più crudele della fatica: la violenza del potere contro la speranza.<br />
E allora bisogna stare attenti: ricordare Portella solo come “strage” può diventare comodo. La parola strage, se ripetuta senza volti, rischia di diventare formula. Ma Portella non è una formula. È Margherita. È Giorgio. È Giovanni. È Francesco. È Vito. È Serafino. È Filippo. È Giuseppe. È Castrense. È Giovanni. È Vincenzina.<br />
Erano persone che avevano una mattina davanti. Una strada percorsa. Una voce. Una famiglia. Una casa da raggiungere al ritorno. Un pranzo forse preparato o immaginato. Un domani forse povero, ma ancora aperto.<br />
E invece non tornarono.<br />
Il senso del loro essere lì va custodito con delicatezza. Non erano lì solo “contro” qualcosa. Erano lì “per” qualcosa.<br />
Per la terra.<br />
Per il lavoro.<br />
Per la dignità.<br />
Per il pane.<br />
Per i figli.<br />
Per la possibilità di non vivere più piegati.<br />
Per sentirsi finalmente popolo e non massa senza nome.<br />
Questo è il cuore umano di Portella: una comunità si era messa in cammino. Non chiedeva vendetta. Chiedeva riconoscimento. Non chiedeva privilegi. Chiedeva giustizia. Non chiedeva di prendere il posto dei potenti. Chiedeva che la vita dei poveri valesse qualcosa.<br />
Ed è forse proprio questo che faceva paura.<br />
Perché quando i poveri restano soli, sono più facili da governare. Quando invece si ritrovano, si guardano, si riconoscono, si organizzano, diventano comunità. E una comunità che prende coscienza di sé non è più disponibile a essere usata, comprata, zittita, comandata.<br />
I colpi sparati a Portella non volevano colpire soltanto dei corpi. Volevano colpire un risveglio.<br />
Volevano dire: tornate al vostro posto.<br />
Volevano dire: la terra non si tocca.<br />
Volevano dire: la povertà deve restare silenziosa.<br />
Volevano dire: il lavoro può essere celebrato, ma non deve diventare potere popolare.<br />
Eppure, nonostante il sangue, Portella non è riuscita a spegnere quella domanda. L’ha consegnata alla storia.<br />
Oggi, guardando quei nomi, dovremmo chiederci non solo chi sparò, chi coprì, chi ordinò, chi tacque. Dovremmo chiederci anche che cosa abbiamo fatto della speranza di quelle persone. Perché se il lavoro oggi è ancora povero, se i giovani sono costretti a partire, se i braccianti sono ancora sfruttati, se la dignità viene spesso barattata con il bisogno, allora Portella non è finita. È cambiata la scena, ma la domanda resta.<br />
Che valore diamo alla vita di chi lavora?<br />
Quanto pesa la voce dei poveri nelle scelte del Paese?<br />
Quanta dignità riconosciamo a chi non ha potere, ma sostiene ogni giorno il mondo con le mani, con la schiena, con il tempo, con il sacrificio?<br />
Portella della Ginestra oggi non ci chiede soltanto memoria. Ci chiede prossimità.<br />
Ci chiede di avvicinarci a quei nomi senza usarli come simboli freddi. Ci chiede di riconoscere che dietro ogni nome c’era una storia. Dietro ogni età c’era una promessa. Dietro ogni corpo caduto c’era una relazione spezzata.<br />
Vincenzina non era “una vittima”: era una bambina.<br />
Giuseppe e Giovanni non erano “caduti”: erano ragazzi.<br />
Margherita non era “un nome inciso”: era una donna.<br />
Filippo non era “un numero della strage”: era un uomo, probabilmente con fatiche, legami, pensieri, responsabilità.<br />
La memoria vera comincia quando il monumento torna a respirare.<br />
Quando smettiamo di dire solo “i morti di Portella” e iniziamo a chiederci chi fossero, perché erano lì, cosa sognavano, cosa avevano lasciato a casa, cosa avrebbero voluto per i propri figli.<br />
Il 1° maggio dovrebbe servire anche a questo: non a pronunciare parole già dette, ma a restituire carne alla giustizia. Perché il lavoro, senza il volto delle persone, diventa statistica. E la memoria, senza il dolore concreto delle famiglie, diventa cerimonia.<br />
Portella invece ci chiede di non trasformare il dolore in rito vuoto.<br />
Ci chiede di ricordare che la democrazia nasce anche nei luoghi dove gli ultimi imparano a dire “noi”. Nasce quando una comunità povera si scopre degna. Nasce quando chi lavora la terra alza lo sguardo e capisce che il proprio sudore non può essere proprietà di altri. Nasce quando una festa diventa coscienza.<br />
Per questo quelle persone erano lì.<br />
Non per morire.<br />
Non per entrare nei libri.<br />
Non per diventare lapidi.<br />
Erano lì per vivere meglio.<br />
E forse questa è la verità più semplice e più insopportabile: furono uccisi mentre cercavano vita.<br />
Furono colpiti mentre celebravano il lavoro.<br />
Furono spezzati mentre chiedevano futuro.<br />
Furono trasformati in memoria mentre volevano soltanto essere cittadini.<br />
Oggi, se vogliamo davvero onorarli, non basta dire che non li dimentichiamo. Dobbiamo chiederci se siamo disposti a continuare ciò per cui erano lì: la difesa del lavoro dignitoso, della terra come bene comune, della giustizia sociale, della libertà dei poveri di non essere più ricattabili.<br />
Perché Portella della Ginestra non è solo il luogo in cui morirono undici persone.<br />
È il luogo in cui una comunità mostrò di voler nascere.<br />
E ogni volta che il lavoro viene umiliato, ogni volta che la povertà viene usata come strumento di controllo, ogni volta che i giovani vengono costretti a scegliere tra partire o piegarsi, ogni volta che una famiglia non riesce a vivere del proprio lavoro, quei nomi tornano a parlarci.<br />
Non chiedono vendetta.<br />
Chiedono che la loro speranza non venga uccisa una seconda volta.<br />
Chiedono che la memoria diventi responsabilità.<br />
Che la commozione diventi scelta.<br />
Che il 1° maggio non sia solo una data, ma una promessa mantenuta.<br />
Portella della Ginestra, allora, non è soltanto passato.<br />
È una domanda rivolta a noi:<br />
siamo ancora capaci di stare dalla parte di chi si mette in cammino per chiedere dignità?<br />
Perché quei morti non appartengono solo alla storia della Sicilia. Appartengono alla coscienza del Paese. E ci ricordano che ogni volta che una persona povera trova il coraggio di alzare la testa, la democrazia deve proteggerla. Non lasciarla sola nella valle.</p>
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		<title>WELFARE AZIENDALE, INSODDISFAZIONE PER 9 PERSONE SU 10: LO SCARSO ENGAGEMENT PROVOCA PERDITE PER 10 TRILIONI DI DOLLARI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[insoddisfazione]]></category>
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<p>Con l&#8217;88% dei lavoratori e delle lavoratrici in Europa ormai distante dai valori aziendali (Gallup 2026), il benessere delle persone diventa l&#8217;unica vera leva per la competitività: nel 2025, il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-1536x864.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/28de79ae-af7e-4b59-98f4-1a1650aec56d-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><em>Con l&#8217;88% dei lavoratori e delle lavoratrici in Europa ormai distante dai valori aziendali (Gallup 2026), il benessere delle persone diventa l&#8217;unica vera leva per la competitività: nel 2025, il coinvolgimento a livello globale è sceso al 20%, il livello più basso dal 2020, causando all&#8217;economia mondiale una perdita di produttività enorme. Grazie a Zeta Service e Satispay, la Puglia diventa protagonista dell&#8217;innovazione HR: il 23 aprile fa tappa a Bari la prima tappa del Roadshow dedicato a trasformare il welfare aziendale da semplice adempimento burocratico a strategia d’impatto. Ospite anche l’avvocata e attivista Cathy La Torre. “Va superata una visione meramente adempitiva. Gli strumenti vanno sfruttati</em></strong> <strong><em>come opportunità per garantire un reale benessere economico alle persone”, afferma Emanuela Molteni, Consulente del Lavoro di Zeta Service Lumina</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il rischio, oggi più che mai, è quello del cosiddetto <strong><em>carewashing</em></strong>: un profondo disallineamento tra la retorica aziendale sulle politiche di cura e benessere e la reale esperienza vissuta quotidianamente dalle persone. A confermare questa urgenza sono i dati internazionali: secondo il report <strong><em>State of the Global Workplace</em></strong> <strong><em>2026</em></strong> di <strong>Gallup</strong>, in <strong>Europa</strong> solo il 12% della forza lavoro si dichiara attivamente coinvolta e soddisfatta, lasciando un allarmante <strong>88% di lavoratori e lavoratrici</strong> in uno stato di disimpegno e malumore evidenti con un impatto diretto sul clima aziendale (15%) o di distacco e scarsa motivazione (73%). E, sempre secondo il report di Gallup, anche il trend dell’<strong><em>engagement</em></strong> sul posto di lavoro a livello globale è negativo registrando un <strong>calo dal 22% del 2022 al 20% del 2025</strong> causando all&#8217;economia mondiale una <strong>perdita di produttività</strong> stimata in <strong>10 trilioni di dollari</strong>. Per rispondere a questa emergenza e guidare le aziende verso un approccio più autentico, <strong><em>Zeta Service</em></strong>, realtà italiana leader in payroll e HR admin, consulenza HR, sviluppo organizzativo, <em>head hunting</em> e consulenza giuslavoristica insieme a <strong><em>Zeta Service Lumina</em></strong>, fa tappa a <strong>Bari</strong> il <strong>23 aprile</strong> presso l’<strong>Hotel The Nicolaus </strong>con il Roadshow dedicato all&#8217;evoluzione del welfare aziendale, realizzato<strong> in collaborazione con Satispay</strong>. L&#8217;evento è pensato per CEO, HR Director, Manager e Responsabili amministrativi che desiderano aggiornarsi sulle ultime novità e scoprire come costruire piani welfare efficaci e davvero utilizzati dalle persone.</p>
<p style="font-weight: 400;">All&#8217;incontro interverrà l’esperta <strong>Emanuela Molteni</strong>, <strong>Consulente del Lavoro di <em>Zeta Service Lumina</em></strong>, che analizzerà le ultime <strong>novità introdotte dalla Legge di Bilancio</strong>, con un focus operativo sui <strong>Flexbenefit</strong> e sul nuovo limite dei buoni pasto a 10 euro — leve sempre più strategiche per le aziende che vogliono ottimizzare il costo del lavoro e aumentare il potere d&#8217;acquisto dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici. “Per le imprese oggi &#8211; spiega Molteni &#8211; è fondamentale sviluppare una conoscenza approfondita delle normative sul welfare italiano, superando una visione meramente adempitiva. Comprendere e interpretare correttamente i cambiamenti consente infatti di trasformare i vincoli normativi in leve strategiche, capaci di rafforzare l’organizzazione, aumentare l’attrattività verso i talenti e sostenere una crescita duratura. In questa prospettiva, la normativa rappresenta un’opportunità concreta per evolvere le politiche HR e renderle più efficaci e integrate. Gli strumenti messi a disposizione non vanno letti come semplici agevolazioni, ma come elementi chiave per ottimizzare la gestione dei costi e migliorare il benessere economico delle persone”.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;edizione barese segnerà un momento di riflessione profonda grazie anche al contributo dell’avvocata e attivista <strong>Cathy La Torre,</strong> dal titolo &#8220;<strong><em>Welfare come strumento di equità e inclusione: oltre il beneficio economico</em></strong><em>&#8220;</em>, un approfondimento necessario per comprendere come le imprese possano generare un impatto sociale positivo partendo dalla propria organizzazione interna. La sua partecipazione punta appunto a <strong>scardinare l’idea di welfare come mero adempimento</strong>, elevandolo a pilastro per la tutela dei diritti e la costruzione di ambienti di lavoro realmente inclusivi e paritari. In un contesto economico in rapida evoluzione, l’incontro si propone di dimostrare come il benessere dei collaboratori e delle collaboratrici sia la vera chiave per la competitività e la sostenibilità del territorio. A supportare il panel sul fronte dell&#8217;innovazione degli strumenti di erogazione e pagamento digitale sarà presente anche <strong>Michela Cosa</strong>, <strong>Welfare Corporate Regional Manager di Satispay</strong>, partner dell&#8217;iniziativa: “In soli due anni abbiamo dimostrato che fare welfare in modo diverso non solo è possibile, ma funziona: più semplice per le persone, più efficace per le aziende. La vera sfida oggi non è tecnologica, ma culturale: le imprese che stanno vincendo sono quelle che hanno smesso di considerare il welfare un obbligo contrattuale, facendolo diventare parte della propria strategia di crescita. Con la nostra doppia anima B2C e B2B, Satispay parla il linguaggio quotidiano dei lavoratori e delle lavoratrici, offrendo un&#8217;esperienza digitale e coerente con le loro abitudini”.</p>
<p>Per iscriversi e partecipare all’evento: https://www.zetaservice.com/eventi/roadshow-satispay-x-zeta-<br />
service-a-bari/.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/welfare-aziendale-insoddisfazione-per-9-persone-su-10-lo-scarso-engagement-provoca-perdite-per-10-trilioni-di-dollari/">WELFARE AZIENDALE, INSODDISFAZIONE PER 9 PERSONE SU 10: LO SCARSO ENGAGEMENT PROVOCA PERDITE PER 10 TRILIONI DI DOLLARI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La sfida del lavoro giovanile: a Palermo i Salesiani rilanciano la Cittadella del sociale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/20/la-sfida-del-lavoro-giovanile-a-palermo-i-salesiani-rilanciano-la-cittadella-del-sociale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-sfida-del-lavoro-giovanile-a-palermo-i-salesiani-rilanciano-la-cittadella-del-sociale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:59:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadella del sociale]]></category>
		<category><![CDATA[disagio giovanile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Sessant’anni di impegno educativo dell’Opera “Gesù Adolescente”: al Teatro Savio istituzioni, associazioni e Chiesa discutono di inclusione, disagio giovanile e accesso a percorsi formativi e occupazionali. Al centro il nuovo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/20/la-sfida-del-lavoro-giovanile-a-palermo-i-salesiani-rilanciano-la-cittadella-del-sociale/">La sfida del lavoro giovanile: a Palermo i Salesiani rilanciano la Cittadella del sociale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3357-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Sessant’anni di impegno educativo dell’Opera “Gesù Adolescente”: al Teatro Savio istituzioni, associazioni e Chiesa discutono di inclusione, disagio giovanile e accesso a percorsi formativi e occupazionali. Al centro il nuovo polo di servizi per adolescenti e famiglie</em></p>
<p><em>Maria Sole Stancampiano</em></p>
<p>A Palermo la sfida del disagio giovanile e dell’accompagnamento al lavoro torna al centro del dibattito pubblico. Al Teatro Savio, in occasione dei 60 anni dell’Opera salesiana “Gesù Adolescente”, una tavola rotonda ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo e della Chiesa per fare il punto su bisogni e strumenti di sostegno a ragazzi e famiglie, soprattutto nei contesti più fragili. L’incontro dal titolo: <em>Un sogno che continua</em>, è stato moderato dal giornalista ed ex allievo <strong>Valerio Martorana</strong>. Tra gli interventi quelli dell’arcivescovo di Palermo <strong>Corrado Lorefice</strong>, dell’ispettore dei Salesiani di Sicilia <strong>Domenico Saraniti</strong>, dell’assessore comunale alle Politiche sociali <strong>Mimma Calabrò</strong> e di <strong>Patrizia Di Dio</strong>, presidente di Confcommercio Palermo. Al centro del confronto il progetto della “Cittadella del sociale”, un nuovo polo pensato per rafforzare servizi, orientamento e percorsi formativi rivolti ai giovani.</p>
<p>Per l’ispettore dei Salesiani di Sicilia <strong>Domenico Saraniti</strong>, l’anniversario è soprattutto un’occasione per aggiornare le priorità educative alla realtà di oggi. “È un tempo per ricordare, ripensare e rilanciare con determinazione l’impegno educativo verso i giovani, soprattutto quelli che vivono situazioni di maggiore difficoltà”, ha affermato, ringraziando istituzioni e sostenitori. Saraniti ha ricordato i percorsi di apprendimento e di inserimento al lavoro promossi negli anni dall’Opera e ha indicato nella “Cittadella del sociale” uno snodo per costruire una rete più stabile di servizi e opportunità: “Educare significa ampliare le possibilità di vita, creare opportunità e offrire nuovi orizzonti di crescita”.</p>
<p>Nel suo intervento, l’arcivescovo <strong>Corrado Lorefice</strong> ha richiamato l’urgenza di una responsabilità collettiva verso gli adolescenti, soprattutto dove si sommano fragilità sociali e assenza di riferimenti educativi. “Partiamo dalle ferite reali della città”, ha detto, avvertendo del rischio che una cultura centrata su profitto e potere lasci indietro i più deboli. Il riferimento al cristianesimo di don Bosco, ha spiegato, è un invito a stare nei quartieri e nelle periferie con una presenza educativa continua: “Servono adulti capaci di guardare con responsabilità alla realtà e di offrire contesti educativi solidi”.</p>
<p>Sul fronte dell’inclusione lavorativa, <strong>Patrizia Di Dio</strong> (Confcommercio Palermo) ha sottolineato la necessità di collegare formazione e opportunità concrete, perché l’accesso a un’occupazione resta uno dei fattori decisivi per l’autonomia dei giovani. “Il valore dell’educazione non consiste soltanto nell’insegnare un mestiere, ma nel trasmettere il senso della responsabilità”, ha detto. Per Patrizia Di Dio è decisivo rafforzare il dialogo tra scuole, enti formativi e imprese, anche sostenendo percorsi di autoimprenditorialità.</p>
<p>L’anniversario dell’Opera “Gesù Adolescente” si è così trasformato in un punto di ripartenza: più coordinamento tra pubblico, privato, sociale e realtà educative, e più continuità nei percorsi per chi rischia di restare indietro. La “Cittadella del sociale” è il progetto indicato come risposta strutturale: un luogo in cui mettere insieme orientamento, accompagnamento e servizi, con l’obiettivo di rendere l’accesso alle opportunità meno episodico e più vicino ai bisogni quotidiani di adolescenti e famiglie.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cassazione, svolta sull’amianto nell’Aeronautica Militare: ribaltata interpretazione della Difesa, diritti anche per due orfani di una vittima del dovere di Napoli</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/09/cassazione-svolta-sullamianto-nellaeronautica-militare-ribaltata-interpretazione-della-difesa-diritti-anche-per-due-orfani-di-una-vittima-del-dovere-di-napoli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cassazione-svolta-sullamianto-nellaeronautica-militare-ribaltata-interpretazione-della-difesa-diritti-anche-per-due-orfani-di-una-vittima-del-dovere-di-napoli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 16:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Amianto Ona Osservatorio Nazionale Amianto]]></category>
		<category><![CDATA[cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Riaperto il caso di un maresciallo morto per mesotelioma: una decisione che può cambiare il destino di centinaia di famiglie 9 aprile 2026 – Una decisione della Corte di Cassazione&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Riaperto il caso di un maresciallo morto per mesotelioma: una decisione che può cambiare il destino di centinaia di famiglie</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">9 aprile 2026 – Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">decisione della Corte di Cassazione</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">riapre il caso degli orfani di una vittima del dovere esposta all’amianto</strong> e segna un passaggio rilevante nell’interpretazione dei diritti previdenziali dei familiari. Gli Ermellini <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno stabilito che i benefici previsti per le vittime del dovere spettano anche ai figli non fiscalmente a carico</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ribaltando l’interpretazione finora adottata dal Ministero della Difesa</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il caso riguarda un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">1° Maresciallo dell’Aeronautica Militare di Napoli</strong> che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">per oltre 38 anni</strong> ha prestato servizio presso diverse basi dell’Aeronautica Militare – <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Capodichino </strong>(Napoli), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pratica di Mare</strong> (Roma), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Gioia del Colle</strong>(Bari) e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Grazzanise</strong> (Caserta) – svolgendo attività di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">manutenzione degli aeromobili esposto quotidianamente all’amianto</strong>. È <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">morto nel 2015 per mesotelioma</strong>, lasciando la moglie e due figli.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Solo nel 2021</strong> l’Aeronautica Militare <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ha riconosciuto il militare come vittima del dovere</strong>, erogando le prestazioni alla vedova, poi scomparsa nel 2023 dopo anni di gravi sofferenze fisiche e psicologiche. Diversa, invece, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la posizione assunta</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">nei confronti dei figli M.M. e M.M.</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">entrambi di Napoli</strong>, ai quali <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il Ministero della Difesa ha negato il riconoscimento dei benefici</strong>, ritenendoli non superstiti in quanto <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non fiscalmente a carico del padre al momento del decesso</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">scelta contestata dai due orfani</strong>, che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno avviato un articolato contenzioso</strong>: da un lato le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">azioni risarcitorie per i danni subiti dal loro congiunto</strong>e per il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">danno da lutto</strong>; dall’altro la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">richiesta di accesso alle prestazioni previdenziali previste per le vittime del dovere</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ragioni che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno trovato ora pieno riconoscimento nella pronuncia della Corte di Cassazione</strong>, che con la sentenza pubblicata notificata due giorni fa, ha <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">affermato un principio</strong> di diritto destinato a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">incidere su numerosi casi analoghi</strong>, e che rappresenta anche un importante riconoscimento dell’azione legale condotta dall’avvocato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ezio Bonanni</strong>, presidente dell’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osservatorio Nazionale Amianto</strong>. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa decisione rappresenta un passaggio di grande rilievo</em> – dichiara – <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">perché riconosce un principio di diritto che amplia la tutela dei familiari, includendo anche gli orfani non a carico fiscale. Il giudizio dovrà essere riassunto davanti alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà attenersi ai principi stabiliti dalla Suprema Corte e pronunciarsi anche sugli arretrati maturati dal 2015. La richiesta economica è significativa: circa 150mila euro per ciascun orfano, per un importo complessivo di circa 300mila euro</em>”.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il valore della decisione va oltre il singolo caso</strong>. La pronuncia interviene infatti su una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">questione che riguarda numerosi procedimenti analoghi</strong> e contribuisce a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ridefinire l’accesso ai benefici per i familiari delle vittime del dovere</strong>. E riporta al centro dell’attenzione anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il tema dell’esposizione all’amianto nell’Aeronautica Militare</strong>: un ambito <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">a lungo ritenuto marginale</strong>, ma che, alla luce delle evidenze emerse, si è rivelato invece <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">segnato da casi di malattia e decessi legati ai lunghi tempi di latenza delle patologie asbesto-correlate</strong>. Una decisione che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non riapre solo partite giudiziarie</strong>, ma soprattutto <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">restituisce prospettive di riconoscimento e tutela a centinaia di famiglie</strong>ancora in attesa di giustizia.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer noreferrer noreferrer noreferrer noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1775823419369000&amp;usg=AOvVaw2XOpN9GcCdrTK8m5bPa2Eu" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">www.osservatorioamianto.it</a>.</p>
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		<title>Appello contro la delocalizzazione di funzioni strategiche per la ricerca clinica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/28/appello-contro-la-delocalizzazione-di-funzioni-strategiche-per-la-ricerca-clinica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=appello-contro-la-delocalizzazione-di-funzioni-strategiche-per-la-ricerca-clinica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 16:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[AIFA. delocalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="487" height="245" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/deloca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/deloca.jpg 487w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/deloca-300x151.jpg 300w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /></p>
<p>Le scriventi Rappresentanze Sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi italiane di Syneos Health, Parexel, PPD-Thermo Fisher Scientific, ICON ed IQVIA intendono sottoporre all’attenzione dell’AIFA una situazione di crescente&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le scriventi Rappresentanze Sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi italiane di Syneos Health, Parexel, PPD-Thermo Fisher Scientific, ICON ed IQVIA intendono sottoporre all’attenzione dell’AIFA una situazione di crescente e concreta criticità che sta interessando la ricerca clinica italiana ed europea.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-119372 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/aifa-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/aifa-300x202.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/aifa.jpg 521w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Negli ultimi anni si è consolidata, in tutte le aziende sopra menzionate, tra le principali CRO a livello globale, una tendenza strutturale alla delocalizzazione di ruoli professionali essenziali per l’avvio e la conduzione degli studi clinici, dall’Italia e da altri paesi dell’Unione Europea verso hub localizzati al di fuori dell’Unione Europea, in Paesi caratterizzati da minori costi e da livelli inferiori di tutela del lavoro.</p>
<p>Tale strategia ha causato l’apertura di procedure di licenziamento in Italia che hanno coinvolto decine di lavoratrici e lavoratori. Sebbene in alcuni casi si sia riusciti a ricollocare parte del personale all’interno delle stesse CRO, permane una criticità di fondo: la maggior parte delle nuove assunzioni viene effettuata presso gli hub extra-UE. Ne consegue che lo sviluppo, il mantenimento e il ricambio delle competenze specialistiche nel settore della ricerca clinica in Italia e in Europa risultano seriamente compromessi e destinati, in assenza di interventi correttivi, ad un progressivo depauperamento.</p>
<p>Il rischio appare ancor più rilevante se contestualizzato nell’attuale fase storica, in cui la Commissione Europea e la rete dei Capi delle Agenzie dei Medicinali (HMA) stanno promuovendo un rilancio della competitività europea in ambito biotecnologico e della ricerca clinica, anche attraverso iniziative quali il Biotech Act e il programma Fast-EU.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-162823 alignright" src="https://www.agenpress.it/wp-content/uploads/2026/03/MA.jpg" sizes="(max-width: 312px) 100vw, 312px" srcset="https://www.agenpress.it/wp-content/uploads/2026/03/MA.jpg 312w, https://www.agenpress.it/wp-content/uploads/2026/03/MA-300x156.jpg 300w" alt="MA" width="312" height="162" /></p>
<p>Risulta difficilmente sostenibile perseguire un rafforzamento degli studi clinici in Europa in assenza delle professionalità che, storicamente, hanno garantito la gestione operativa, regolatoria e scientifica degli studi stessi in ogni Paese europeo. Alla luce di quanto esposto, le scriventi chiedono che AIFA prenda formalmente atto della situazione descritta, valutando possibili soluzioni a livello nazionale, anche nell’attuale fase di revisione del Decreto Ministeriale sulle CRO, e si faccia altresì portavoce delle istanze rappresentate presso le competenti sedi europee.</p>
<p>Fonte: AgenPress</p>
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		<item>
		<title>AMIANTO IN MARINA MILITARE, CONDANNA DEL TRIBUNALE DI LECCE: LA DIFESA RISARCIRÀ CON 500MILA EURO LA FAMIGLIA DI UN MARESCIALLO TARANTINO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/22/amianto-in-marina-militare-condanna-del-tribunale-di-lecce-la-difesa-risarcira-con-500mila-e-famiglia-di-un-maresciallo-tarantino/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=amianto-in-marina-militare-condanna-del-tribunale-di-lecce-la-difesa-risarcira-con-500mila-e-famiglia-di-un-maresciallo-tarantino</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 11:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Nationale Amianto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1.jpeg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-300x276.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-768x707.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-585x539.jpeg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Riconosciuto  l’amianto come concausa determinante del carcinoma polmonare che ha portato al decesso un maresciallo tarantino della Marina Militare. L’Osservatorio Nazionale Amianto, per voce del suo presidente Avv. Ezio Bonanni,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/22/amianto-in-marina-militare-condanna-del-tribunale-di-lecce-la-difesa-risarcira-con-500mila-e-famiglia-di-un-maresciallo-tarantino/">AMIANTO IN MARINA MILITARE, CONDANNA DEL TRIBUNALE DI LECCE: LA DIFESA RISARCIRÀ CON 500MILA EURO LA FAMIGLIA DI UN MARESCIALLO TARANTINO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1.jpeg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-300x276.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-768x707.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_0131-1-585x539.jpeg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p><strong><i>Riconosciuto  l’amianto come concausa determinante del carcinoma polmonare che ha portato al decesso un maresciallo tarantino della Marina Militare.</i></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><i>L’Osservatorio Nazionale Amianto, per voce del suo presidente Avv. Ezio Bonanni, ha tuttavia annunciato appello sulla riduzione del 40% del risarcimento ai familiari perché la vittima era un fumatore, ritenuta ingiustificata alla luce della consolidata letteratura scientifica convalidata dalla Cassazione sul sinergismo tra amianto e fumo</i></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">22 dicembre 2025 &#8211;</span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16"> Nuova e importante <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">condanna per il Ministero della Difesa</strong> sul fronte dell’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">amianto nelle Forze Armate</strong>. Il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tribunale Civile di Lecce</strong> ha riconosciuto il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">diritto al risarcimento dei familiari di un maresciallo tarantino della Marina Militare</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">morto per carcinoma polmonare</strong>, stabilendo un indennizzo complessivo di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">circa 500mila euro</strong> per la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">vedova e i figli</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">La Prima Sezione Civile ha accertato che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’esposizione all’amianto durante il servizio in Marina è stata concausa determinante della malattia</strong> che ha portato alla morte del militare, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">deceduto nel 2015 all’età di 65 anni.</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Servizio senza protezioni, amianto presente sulle navi </span></strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8211; </span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il maresciallo aveva prestato servizio nella Marina Militare dal 1969 al 1998, anni in cui <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’amianto era ampiamente presente su navi e infrastrutture militari</strong>, spesso <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">senza adeguate misure di protezione</strong>. Secondo il Tribunale, la presenza dell’amianto nei luoghi di lavoro <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non è mai stata smentita e risulta anzi confermata da atti della stessa Amministrazione</strong>. Un’esposizione non occasionale che, secondo i giudici, consente di affermare il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">nesso causale tra il servizio svolto e l’insorgenza del tumore</strong>, in assenza di fattori alternativi autonomamente sufficienti.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">La consulenza medica: amianto e fumo, azione sinergica </span></strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8211; </span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Determinanti le conclusioni della consulenza medico-legale disposta dal Tribunale. I periti hanno accertato che il carcinoma polmonare è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">causalmente riconducibile all’attività lavorativa</strong>, precisando che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’amianto e il fumo di sigaretta sono entrambi cancerogeni certi</strong> e che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la loro compresenza</strong>produce un’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">azione sinergica</strong>. La sentenza <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">sottolinea inoltre che il militare aveva già sviluppato una patologia amianto-correlata</strong>, le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">placche pleuriche</strong>, rafforzando il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">legame tra esposizione professionale e malattia</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Risarcimento ridotto, ma battaglia ancora aperta </span></strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8211; </span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Pur riconoscendo la responsabilità del Ministero della Difesa, il Tribunale ha applicato una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">riduzione del 40% del risarcimento</strong>per il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">concorso del fumo di sigaretta</strong>. «La riduzione del risarcimento operata dal Tribunale per il presunto concorso del fumo di sigaretta <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non può essere condivisa e sarà oggetto di appello</strong>. La giurisprudenza più recente e la letteratura scientifica internazionale sono chiare nel riconoscere che, nei casi di esposizione professionale ad amianto, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il fumo non spezza il nesso causale</strong>, ma agisce in <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">sinergia moltiplicativa</strong> con le fibre asbestine, aumentando in modo esponenziale il rischio oncologico – rileva <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ezio Bonanni</strong>, Presidente <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osservatorio Nazionale Amianto</strong> e legale della Famiglia, che evidenzia: “Attribuire una quota di responsabilità al comportamento personale del lavoratore, senza considerare che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il Ministero della Difesa non ha mai informato il militare del rischio sinergico tra amianto e fumo</strong>, significa spostare impropriamente l’onere della prevenzione dalla Pubblica Amministrazione alla vittima. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La Cassazione ha più volte affermato</strong>che, in <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">presenza di esposizione qualificata ad amianto</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la responsabilità datoriale non può essere ridotta automaticamente</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">per la presenza di abitudini tabagiche</strong>. In questi casi, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il fumo rappresenta una concausa che non attenua la responsabilità del datore di lavoro</strong>. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Faremo appello</strong> perché riteniamo che la riduzione del 40% finisca per <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">penalizzare ingiustamente i familiari di un servitore dello Stato</strong> che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ha pagato con la vita l’esposizione a un agente altamente cancerogeno</strong>. La giustizia non può trasformare una vittima del dovere in corresponsabile del proprio destino.»</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">I risarcimenti alla famiglia </span></strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8211;  I</span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">l giudice ha liquidato: oltre <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">100mila euro alla vedova, </strong>somme comprese tra <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">110mila e 115mila euro a ciascun figlio</strong>. A queste cifre si aggiungono rivalutazione monetaria, interessi e la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">condanna del Ministero al pagamento delle spese legali e della consulenza tecnica</strong>, per <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">un importo complessivo che sfiora il mezzo milione di euro</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Una sentenza che pesa sul piano sociale </span></strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">&#8211; </span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">La decisione del Tribunale di Lecce rappresenta <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">un nuovo tassello nella lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti dei militari esposti all’amianto</strong>, confermando la responsabilità dello Stato nei confronti di chi ha servito il Paese senza adeguata tutela della salute. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">L’ONA offre assistenza legale e medica gratuita attraverso il numero verde <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">800 034 294</strong> e il sito </span><a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1766479083247000&amp;usg=AOvVaw0KI-RmSVHtAzaoEfS3Mm24"><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">www.osservatorioamianto.it</span></strong></a><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/22/amianto-in-marina-militare-condanna-del-tribunale-di-lecce-la-difesa-risarcira-con-500mila-e-famiglia-di-un-maresciallo-tarantino/">AMIANTO IN MARINA MILITARE, CONDANNA DEL TRIBUNALE DI LECCE: LA DIFESA RISARCIRÀ CON 500MILA EURO LA FAMIGLIA DI UN MARESCIALLO TARANTINO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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