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LAVORO SENZA VALORI? LA GEN Z DICE NO

Redazione

1 giovane su tre cerca un’occupazione in linea con i propri ideali

I dati della ricerca Webboh Lab – presentati al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento – raccontano come stia cambiando il significato del lavoro per le nuove generazioni

Segrate, 25 maggio 2026 – Il modo in cui le nuove generazioni guardano al mondo del lavoro, costruiscono la propria identità professionale e immaginano il rapporto tra vita, crescita personale e organizzazioni sta cambiando. È questo il quadro emerso da “Le dimensioni della New Talent Equation”, la nuova ricerca sviluppata da Webboh Lab, il primo Osservatorio Permanente sulla Gen Z in Italia di Webboh insieme all’Istituto di Ricerca Sylla (sotto la guida scientifica del professore Furio Camillo), presentata al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento, durante il panel “La fine dell’inizio del lavoro” dedicato alle trasformazioni del lavoro nelle nuove generazioni.

L’indagine, costruita a partire dalle ricerche dell’Osservatorio Webboh Lab su un campione di oltre 3.000 giovani italiani tra i 14 e i 30 anni, ha analizzato aspettative, linguaggi e modelli culturali che stanno ridefinendo il rapporto con il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale e delle professioni identitarie.

Secondo la ricerca, il talento oggi non viene più percepito solo come competenza tecnica, ma come equilibrio tra quattro dimensioni fondamentali: meaning (ricerca di senso); balance (equilibrio vita-lavoro); growth (crescita personale); trust (fiducia e coerenza).

“La Gen Z non sta rifiutando il lavoro. Sta cambiando le regole del lavoro”, ha spiegato Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab. “Oggi il lavoro deve avere senso, equilibrio, crescita e fiducia. Il talento non è più soltanto competenza: è aspettativa.”

I QUATTRO DRIVER DELLA “TALENT EQUATION”

La ricerca mostra come il rapporto tra giovani e lavoro si stia spostando da una logica puramente professionale ad una fortemente identitaria e relazionale.

Meaning: il lavoro deve avere senso

Sempre più giovani dichiarano infatti di voler riconoscersi in ciò che fanno. Anche in presenza di buone condizioni economiche, molti sono disposti a lasciare un’azienda se non percepiscono coerenza tra se stessi e il proprio lavoro.

Balance: equilibrio vita-lavoro

Le nuove generazioni non cercano meno lavoro, ma un lavoro sostenibile. Il sacrificio non è più considerato un valore in sé, se non inserito in un equilibrio complessivo della vita.

Growth: crescita personale

La crescita non coincide più soltanto con la carriera. I giovani mostrano una forte mobilità e sono pronti a cambiare rapidamente esperienza se percepiscono una mancanza di evoluzione personale.

Trust: fiducia e coerenza

La permanenza nelle organizzazioni dipende sempre più dalla fiducia percepita. Quando esiste distanza tra ciò che un’azienda promette e ciò che offre concretamente, la relazione tende a interrompersi rapidamente.

I SEI PROFILI DELLA TALENT EQUATION

Come sottolineato da Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab: “La differenza oggi non è tra chi vuole lavorare e chi no. La differenza è tra modi diversi di dare significato al lavoro.”

La ricerca ha individuato sei cluster psicografici che rappresentano i diversi modi con cui i giovani italiani vivono e interpretano le nuove dimensioni del talento e il rapporto tra individuo e organizzazione:

  • Gli Equilibristi consapevoli (22%): priorità al balance, rifiuto del lavoro totalizzante;

  • Gli Esploratori di crescita (20,9%): orientati alla crescita, dinamici e mobili;

  • I Cercatori di senso (19,3%): centralità del meaning, lavoro come identità;

  • I Pragmatici della sicurezza (16,2%): centralità della fiducia nei valori dell’azienda (trust), ricerca di stabilità;

  • I Disallineati distanti (12,4%): basso coinvolgimento su tutte le dimensioni;

  • I Coinvolti totali (9,2%): molto esigenti su tutti i fattori chiave.

IL LAVORO COME QUESTIONE CULTURALE

Secondo la ricerca, le difficoltà che oggi molte aziende incontrano nel recruiting e nella retention non dipendono soltanto da una discrepanza di competenze, ma da una trasformazione più profonda del rapporto tra persone, identità e organizzazioni.

Il lavoro viene sempre meno interpretato come semplice ruolo e sempre più come spazio di costruzione personale.

In questo scenario, anche il conflitto cambia natura: non è più soltanto organizzativo, ma culturale e interpretativo.

Il panel “La fine dell’inizio del lavoro” al Fuori Festival del Festival dell’Economia di Trento

L’indagine è stata presentata dal professore Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab in occasione del Fuori Festival nel corso del panel “La fine dell’inizio del lavoro. Accesso, intelligenza artificiale e qualità della vita nelle nuove generazioni” a cui hanno partecipato, insieme a Giulio Pasqui, co-founder di Webboh, Stefano Visconti, Ceo di Incrementoo, piattaforma di servizi markerting per la ristorazione, Sabrina Dallagiovanna, Sales Manager di Molino Dallagiovanna, uno dei molini più antichi d’Italia e il creator Nikola Greku.

CREATOR VALUE MAP: I CREATOR COME MODELLI DEL LAVORO CONTEMPORANEO

Durante l’incontro dedicato alla ricerca di Webboh Lab è stata inoltre presentata la Creator Value Map, in base alla quale si è cercato di analizzare i creator digitali non in base alla notorietà o ai follower, ma ai significati e ai valori che attivano presso il pubblico giovane.

Ogni partecipante alla survey ha valutato 5 creator attraverso circa 20 parole chiave, secondo un approccio basato su concetti come: autenticità, utilità, espressività, riflessività, coinvolgimento e affidabilità.

Per leggere queste differenze, la ricerca ha costruito una mappa basata su due dimensioni chiave:

  • da un lato il rapporto con il lavoro, che può essere più orientato al senso e all’identità personale oppure alla sicurezza e alla stabilità

  • dall’altro il modo di vivere il lavoro, che può essere più individuale (centrato su sé stessi) oppure più collettivo e relazionale

Incrociando queste due dimensioni emerge una vera e propria “mappa culturale” dei modi di lavorare, che consente di leggere sia i giovani sia i creator come modelli simbolici del lavoro contemporaneo, capaci di anticipare nuove forme di relazione tra identità, riconoscimento, esposizione pubblica e professione.

In questo scenario, non esiste più un solo modo di lavorare: emergono mappe culturali diverse, che cambiano con l’età e con il modo in cui i giovani danno senso al lavoro.

Tra i creator inclusi nello studio figurano: Khaby Lame, Elisa Maino, Luca Campolunghi, Awed, Benedetta Rossi, Nikola Greku, Luis Sal, Camihawke, Giulia De Lellis e Alfa.

Per maggiori informazioni: https://webboh-lab.it/

Webboh Lab, nato dall’incontro tra Webboh e l’istituto di ricerca Sylla, sotto la guida scientifica del prof. Furio Camillo, è il primo Osservatorio Permanente sulla Gen Z in Italia. Il suo obiettivo è restituire la fotografia autentica e reale della Generazione Z, dando voce ai giovani attraverso indagini e ricerche che trasformano le loro opinioni in insight concreti per aziende, istituzioni e media.

Sylla è un istituto di ricerca specializzato in indagini di mercato, analisi economiche, studi di marketing e sviluppo aziendale. Collabora attivamente con centri di ricerca nazionali e internazionali, enti pubblici e istituzioni, agenzie di comunicazione, e le principali università italiane: Bologna, Genova, Trento, Torino, Politecnico di Milano, Cattolica di Milano e Bicocca di Milano. Sylla è associata a ESOMAR e opera nel rispetto dei codici deontologici internazionali.

Webboh è il media di riferimento delle NewGen. Nato nel 2019, dal 2023 è parte di Gruppo Mondadori. Vanta una reach mensile web e social di oltre 5 milioni (fonte: social incremental reach Comscore marzo 2026i) e una fanbase – tra TikTok, Instagram, Youtube e Whatsapp – di 6 milioni di follower. È stabilmente nella top ten dei media italiani più influenti sui social, nonché il primo in target Generazione Z per engagement e video views (fonte: Classifica Top Media Italiani di Prima Comunicazione).

Nella foto  di copertina, da sinistra: Giulio Pasqui, co-founder di Webboh, Stefano Visconti, Ceo di Incrementoo, Sabrina Dallagiovanna, Sales Manager di Molino Dallagiovanna, Nikola Greku, creator e co-founder di AITALIA, Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di Webboh Lab.

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