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	<title>Sociale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Sociale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Fondazione Artemisia:  &#8220;Lo stalking del futuro sarà digitale, invisibile e sempre più difficile da riconoscere&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 06:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/5055D797-6EC2-44E4-960C-55567745C239-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Maria Stella Giorlandino, Presidente di Fondazione Artemisia ETS: “la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di affiancare all&#8217;innovazione tecnologica una crescita della cultura della sicurezza e della responsabilità digitale”&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Maria Stella Giorlandino, Presidente di Fondazione Artemisia ETS: “la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di affiancare all&#8217;innovazione tecnologica una crescita della cultura della sicurezza e della responsabilità digitale”</i></p>
<p>Se fino a pochi anni fa lo stalking era associato principalmente a pedinamenti, telefonate insistenti e appostamenti, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali sta modificando profondamente le modalità attraverso cui possono manifestarsi comportamenti persecutori e ossessivi. Lo stalking del futuro potrebbe essere meno visibile, ma potenzialmente ancora più invasivo, perché capace di entrare nella vita quotidiana delle persone attraverso strumenti che utilizziamo ogni giorno.</p>
<p>L&#8217;evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale, dei dispositivi connessi e dei sistemi di raccolta dei dati personali apre infatti scenari inediti. Uno stalker potrebbe monitorare gli spostamenti della vittima attraverso smartphone, smartwatch, automobili connesse o dispositivi domestici intelligenti, raccogliendo informazioni sulle sue abitudini, sui luoghi frequentati e sulle relazioni personali. A differenza dello stalking tradizionale, la persecuzione potrebbe avvenire a distanza, in modo quasi invisibile e continuo.</p>
<p>Tra i rischi emergenti vi è anche l&#8217;utilizzo dei cosiddetti deepfake, immagini, video e registrazioni audio create artificialmente grazie all&#8217;intelligenza artificiale. Queste tecnologie potrebbero essere impiegate per diffondere contenuti falsi, screditare una persona, simulare conversazioni mai avvenute o esercitare forme di pressione psicologica particolarmente difficili da contrastare.</p>
<p>Anche gli ambienti virtuali e le future piattaforme immersive potrebbero diventare nuovi spazi nei quali si manifestano molestie e comportamenti persecutori. La progressiva integrazione tra vita reale e dimensione digitale rende infatti sempre più sottile il confine tra ciò che accade online e le conseguenze che tali azioni producono nella vita concreta delle persone.</p>
<p>Di fronte a questi scenari, la prevenzione rappresenta la prima e più efficace forma di tutela. È fondamentale promuovere una diffusa educazione digitale, insegnando fin dall&#8217;età scolastica a proteggere i propri dati personali, a utilizzare correttamente gli strumenti tecnologici e a riconoscere i segnali di possibili violazioni della privacy. Accessi sospetti agli account, localizzazioni non autorizzate, richieste insistenti attraverso più canali o la diffusione di informazioni private possono rappresentare campanelli d&#8217;allarme da non sottovalutare.</p>
<p>In questo contesto assume particolare importanza il lavoro svolto dalla Fondazione Artemisia ETS, da anni impegnata nella promozione della salute, della prevenzione e della tutela delle persone più vulnerabili. Attraverso attività di sensibilizzazione, formazione e informazione, la Fondazione contribuisce a sviluppare una maggiore consapevolezza sui rischi connessi alle nuove tecnologie e sull&#8217;importanza di costruire strumenti di protezione adeguati alle sfide del presente e del futuro.</p>
<p>Come sottolinea la dottoressa <strong>Mariastella Giorlandino,</strong> presidente della <strong>Fondazione Artemisia</strong> ETS, la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di affiancare all&#8217;innovazione tecnologica una crescita della cultura della sicurezza e della responsabilità digitale. Se la tecnologia può migliorare la qualità della vita, può anche essere utilizzata in modo distorto per controllare, intimidire o perseguitare. Per questo motivo è necessario investire nella prevenzione, nell&#8217;educazione e nel supporto alle vittime.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123958" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/fondazione-Artemisia-300x203.png" alt="" width="300" height="203" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/fondazione-Artemisia-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/fondazione-Artemisia-585x396.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/fondazione-Artemisia.png 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Lo stalking del futuro potrebbe non presentarsi più sotto forma di una presenza fisica costante, ma attraverso una sorveglianza digitale silenziosa e pervasiva. Prepararsi a riconoscerlo e contrastarlo significa difendere non soltanto la propria privacy, ma anche la propria libertà personale e il proprio benessere psicologico.</p>
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		<title>Esclusi dalla casa che doveva accogliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Quando una persona continua a cercare riconoscimento proprio dove è stata ferita, non sta solo chiedendo di rientrare: sta domandando che la sua storia non venga cancellata. Nella Chiesa e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4331-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Quando una persona continua a cercare riconoscimento proprio dove è stata ferita, non sta solo chiedendo di rientrare: sta domandando che la sua storia non venga cancellata. Nella Chiesa e nei movimenti cattolici la vera sfida non è difendere confini, ma imparare ad abitare le ferite che quei confini hanno generato</em></p>
<p>Pensiamo a una persona esclusa da un gruppo. Il pensiero semplice dice: se ne faccia una ragione. Il pensiero complesso, invece, si ferma. Non giudica subito. Non liquida. Non archivia. Domanda.</p>
<p>Perché una persona continua a cercare riconoscimento proprio lì dove è stata ferita? Perché torna, anche solo interiormente, davanti a quella porta che si è chiusa? Perché desidera ancora una parola, uno sguardo, una spiegazione, un gesto, una restituzione, proprio da chi l’ha fatta sentire fuori posto?</p>
<p>È una domanda che attraversa molte storie. Storie di uomini e donne che, in modi diversi, si sono sentiti esclusi dalla Chiesa cattolica, da un movimento ecclesiale, da una comunità religiosa, da un gruppo che un tempo chiamavano casa. Persone separate o divorziate, persone riaccompagnate, persone omoaffettive, persone che hanno posto domande scomode, donne che non si sono più accontentate di ruoli marginali, giovani che hanno smesso di riconoscersi in un linguaggio percepito come distante, adulti che hanno vissuto una crisi spirituale, consacrati e consacrate che hanno mostrato fragilità, laici che hanno osato pensare, dissentire, chiedere coerenza.</p>
<div class="fm-essential-box">
<div class="fm-essential-title">FRASI ESSENZIALI</div>
<ul>
<li>Non si esce da una casa interiore come si esce da una stanza.</li>
<li>Chi bussa dove è stato ferito non chiede sempre di rientrare: chiede che il suo nome non venga cancellato.</li>
<li>La questione non è aprire tutto senza criterio. La questione è non chiudere mai senza amore.</li>
<li>Una comunità non diventa più fedele perché esclude meglio, ma quando discerne senza disumanizzare.</li>
</ul>
</div>
<p>Non sempre sono stati cacciati formalmente. A volte l’esclusione non ha bisogno di un decreto. Basta un silenzio. Basta non essere più chiamati. Basta essere guardati con sospetto. Basta che la propria presenza diventi imbarazzante. Basta che il gruppo inizi a parlare di te senza parlare più con te. Basta che il tuo nome venga pronunciato con prudenza, quasi fosse un problema da gestire e non una vita da incontrare.</p>
<p>La ferita dell’esclusione, soprattutto quando nasce dentro ambienti ecclesiali, non è mai soltanto organizzativa. Non riguarda solo un ruolo perso, una responsabilità tolta, una porta chiusa. È qualcosa di più profondo. Perché la Chiesa, una comunità, un movimento cattolico non sono percepiti come spazi qualunque. Sono luoghi che parlano di Vangelo, fraternità, comunione, misericordia, famiglia, amore reciproco, unità. Quando un luogo che usa queste parole ti fa sentire fuori, la ferita non colpisce solo la tua appartenenza: colpisce la tua fiducia.</p>
<p>Chi si sente escluso non soffre solo perché non può più partecipare. Soffre perché si domanda se quello che ha vissuto fosse vero. Se gli anni donati avessero valore. Se le relazioni costruite fossero autentiche o condizionate. Se l’amore ricevuto fosse gratuito o legato alla capacità di restare dentro un perimetro prestabilito. Se era accolto come persona o accettato finché non disturbava l’immagine ordinata del gruppo.</p>
<p>È qui che il pensiero semplice diventa crudele. “Vai avanti.” “Non pensarci più.” “Se non ti vogliono, cerca altro.” “Non puoi pretendere riconoscimento da tutti.” Sono frasi che contengono anche una parte di verità, ma rischiano di diventare disumane quando ignorano la profondità del legame. Perché non si esce da una casa interiore come si esce da una stanza. Non si abbandona facilmente un luogo in cui si è pregato, servito, pianto, creduto, sperato. Non si chiude senza dolore una storia in cui si è consegnata una parte della propria identità.</p>
<p>Chi continua a cercare riconoscimento proprio dove è stato ferito non sempre vuole rientrare. A volte vuole semplicemente che qualcuno dica: ti abbiamo visto. La tua sofferenza è reale. Il tuo dolore non è una ribellione. La tua domanda non è un capriccio. La tua diversità non cancella il bene che hai portato. La tua storia non può essere ridotta all’elemento che ci ha messo in difficoltà.</p>
<p>Il bisogno di riconoscimento non è debolezza. È un bisogno umano radicale. Ognuno di noi ha bisogno di sapere che la propria vita ha lasciato una traccia, che il proprio nome non è stato cancellato, che il proprio passaggio non è stato tollerato solo finché utile. Essere riconosciuti significa poter dire: io sono esistito dentro questa storia, e questa storia non può raccontarsi come se io non ci fossi mai stato.</p>
<p>Nella Chiesa e nei movimenti cattolici questa domanda diventa ancora più delicata. Perché lì non si parla solo di appartenenza umana. Si parla anche di Dio. E quando una persona viene respinta da chi parla in nome di Dio, la ferita rischia di diventare spirituale. La persona non si domanda soltanto: perché loro non mi vogliono? Arriva, nei momenti più duri, a chiedersi: forse nemmeno Dio mi vuole così come sono?</p>
<p>Questa è la ferita più grave. Non l’esclusione da un incarico. Non la perdita di un posto. Ma il sospetto, spesso non detto, di essere diventati indegni di casa. Di essere amati a condizione. Di dover scegliere tra la propria verità e la propria appartenenza. Tra la propria coscienza e il desiderio di restare. Tra il bisogno di essere fedeli a sé stessi e il bisogno di non perdere tutto.</p>
<p>Eppure, per comprendere davvero, non basta entrare nella ferita di chi è stato escluso. Bisogna avere il coraggio, senza giustificare, di guardare anche le paure di chi ha escluso.</p>
<p>Perché chi esclude non sempre si percepisce come violento. A volte si percepisce come custode. Custode di una dottrina, di una tradizione, di una identità, di un carisma, di una storia, di un equilibrio comunitario. Chi esclude spesso dice a sé stesso: sto proteggendo il gruppo. Sto evitando scandali. Sto difendendo la chiarezza. Sto custodendo l’unità. Sto impedendo che la confusione entri nella casa.</p>
<p>Ma qui nasce la domanda decisiva: che cosa stiamo davvero proteggendo quando, per difendere una casa, lasciamo fuori una persona ferita?</p>
<p>A volte si protegge il Vangelo. Ma altre volte si protegge una paura. La paura del disordine. La paura della complessità. La paura che una vita non classificabile metta in crisi le categorie con cui abbiamo sempre letto il mondo. La paura che una domanda apra altre domande. La paura che ascoltare significhi cedere. La paura che accogliere significhi approvare tutto. La paura che fare spazio a una storia ferita costringa l’intera comunità a rivedere il proprio modo di amare.</p>
<p>Ci sono paure legittime, certamente. Ogni comunità ha bisogno di criteri, di discernimento, di responsabilità. Non tutto può essere accolto senza domande. Non ogni richiesta può diventare immediatamente diritto. Non ogni ferita autorizza a distruggere. Non ogni esclusione è ingiustizia. Esistono situazioni in cui un confine è necessario, soprattutto quando c’è abuso, manipolazione, violenza, mancanza di rispetto, distruzione della fiducia.</p>
<p>Ma il problema nasce quando il confine non viene abitato con umanità. Quando non si distingue più tra proteggere la comunità e cancellare una persona. Quando il discernimento diventa freddezza. Quando la prudenza diventa distanza. Quando la dottrina viene usata come muro e non come cammino. Quando l’unità viene confusa con l’uniformità. Quando il carisma diventa una proprietà da difendere invece che un dono da incarnare nel presente.</p>
<p>La paura di chi esclude, allora, va ascoltata, ma non lasciata governare. Perché una comunità guidata dalla paura può diventare ordinata, efficiente, apparentemente fedele, ma smettere di essere evangelica. Può salvare la forma e perdere il volto. Può difendere la casa e dimenticare chi è rimasto sulla soglia.</p>
<p>C’è una frase non detta che attraversa molte esclusioni: “Tu ci costringi a cambiare sguardo, e noi non siamo pronti.” Forse è qui il nodo. L’escluso non è solo una persona fuori posto. È spesso una domanda vivente. La sua presenza obbliga il gruppo a interrogarsi. Una persona divorziata e riaccompagnata interroga il modo in cui parliamo di famiglia, fallimento, fedeltà e misericordia. Una persona omoaffettiva interroga il modo in cui teniamo insieme dottrina, coscienza, affettività, dignità e appartenenza ecclesiale. Una donna che chiede responsabilità reali interroga il potere maschile nascosto dietro linguaggi spirituali. Un giovane che se ne va interroga la distanza tra parole alte e vita concreta. Una persona ferita da dinamiche interne interroga la qualità delle relazioni che diciamo di vivere.</p>
<p>E spesso il gruppo, invece di lasciarsi interrogare, si difende. Non sempre con cattiveria. A volte con automatismi. Con frasi già pronte. Con riunioni ristrette. Con comunicazioni prudenti. Con silenzi spiritualizzati. Con quel modo sottile di far capire che il problema non è la comunità, ma la persona che non si adatta più.</p>
<p>Così l’esclusione diventa doppia. Prima si viene messi ai margini. Poi si viene anche interpretati. Si diventa “feriti”, “polemici”, “fragili”, “confusi”, “non riconciliati”, “in crisi”, “non adatti”. Raramente ci si chiede se quella fragilità sia stata prodotta anche dal modo in cui la comunità ha gestito la diversità. Raramente si domanda: quale parte di questa sofferenza l’abbiamo generata noi?</p>
<p>Questa domanda è difficile, ma necessaria. Perché una comunità cristiana non può misurare la propria fedeltà solo da chi resta dentro. Deve misurarla anche da come guarda chi si è allontanato, chi è stato allontanato, chi non riesce più a entrare, chi resta sulla soglia, chi porta ancora addosso il dolore di una porta chiusa.</p>
<p>Il Vangelo non elimina i confini, ma li attraversa con la misericordia. Gesù non banalizza il male, ma non riduce mai la persona al suo errore, alla sua condizione, alla sua ferita, alla sua storia irregolare. Incontra. Domanda. Guarda. Si lascia toccare. Restituisce nome. E spesso scandalizza proprio perché rimette al centro chi il sistema religioso aveva collocato ai margini.</p>
<p>Questo non significa trasformare la Chiesa in uno spazio senza identità. Significa ricordare che l’identità cristiana non può essere costruita contro le persone ferite. Una comunità non diventa più fedele perché esclude meglio. Diventa più fedele quando sa discernere senza disumanizzare, correggere senza umiliare, custodire senza cancellare, dire dei no senza togliere dignità, riconoscere una ferita anche quando non sa ancora come risolverla.</p>
<p>Forse molte persone escluse non chiedono soluzioni immediate. Chiedono verità. Chiedono che non venga negato il dolore. Chiedono che la loro presenza non sia trattata come minaccia. Chiedono che la comunità abbia il coraggio di dire: non sappiamo ancora come abitare questa complessità, ma non vogliamo più farlo senza ascoltarti.</p>
<p>Questa sarebbe già una conversione enorme. Passare da una Chiesa che gestisce i casi a una Chiesa che incontra i volti. Da movimenti che proteggono l’immagine a comunità che custodiscono le storie. Da gruppi che chiedono adattamento a relazioni che cercano insieme la verità. Da appartenenze condizionate a case capaci di reggere la complessità della vita.</p>
<p>Perché, alla fine, la domanda non è solo perché l’escluso continua a cercare riconoscimento. La domanda è anche perché la comunità fa tanta fatica a riconoscere il dolore che ha generato. Forse perché riconoscerlo significherebbe perdere l’innocenza. Significherebbe ammettere che anche luoghi nati per amare possono ferire. Che anche parole spirituali possono diventare strumenti di distanza. Che anche la fedeltà a un ideale può trasformarsi, se non vigilata, in rigidità, controllo, selezione.</p>
<p>Ma perdere l’innocenza non significa perdere la fede. Può significare maturarla. Una comunità adulta non è quella che non sbaglia mai. È quella che sa chiedere perdono. Che sa tornare sui propri passi. Che sa riaprire conversazioni interrotte. Che non ha paura di dire: abbiamo difeso qualcosa, ma forse abbiamo dimenticato qualcuno.</p>
<p>E chi è stato escluso? Quale cammino può fare?</p>
<p>Anche qui serve delicatezza. Non si può chiedere a chi è ferito di guarire in fretta per non disturbare. Non si può pretendere che perdoni prima ancora che il dolore venga riconosciuto. Non si può spiritualizzare la ferita dicendo semplicemente: offri tutto. Ci sono ferite che hanno bisogno di tempo, di parola, di accompagnamento, di giustizia, di distanza, persino di nuove appartenenze.</p>
<p>Ma c’è un passaggio possibile, quando arriva il momento: non lasciare che il rifiuto diventi la misura del proprio valore. Non restare prigionieri della porta chiusa. Non consegnare per sempre la propria identità a chi non ha saputo riconoscerla. Continuare a cercare casa, ma anche diventare casa. Trasformare la ferita in una capacità nuova di ascoltare chi oggi vive la stessa esclusione.</p>
<p>Perché l’escluso, se non viene divorato dal rancore, può diventare profezia. Può ricordare alla Chiesa ciò che la Chiesa rischia di dimenticare: che nessuna verità cristiana può essere annunciata senza misericordia. Che nessun carisma è vivo se non sa incontrare le ferite del presente. Che nessuna comunità può parlare di famiglia se non sa accogliere chi una famiglia l’ha perduta, cercata, ricostruita o mai trovata.</p>
<p>La questione non è aprire tutto senza criterio. La questione è non chiudere mai senza amore.</p>
<p>Forse abbiamo bisogno di comunità capaci di stare sulla soglia. Non per indebolire l’identità, ma per renderla più evangelica. Comunità che non abbiano paura delle domande. Che non trasformino ogni differenza in pericolo. Che sappiano dire: camminiamo, anche se non abbiamo tutto chiaro. Comunità dove il riconoscimento non sia un premio per chi corrisponde al modello, ma il primo atto di giustizia verso ogni persona.</p>
<p>Perché chi bussa alla porta da cui è stato escluso non sta sempre chiedendo un posto. A volte sta chiedendo qualcosa di più essenziale: non cancellate il mio nome. Non riducete la mia vita alla vostra paura. Non fate della mia ferita una colpa. Non parlate di me senza guardarmi negli occhi.</p>
<p>E forse la Chiesa, se vuole essere davvero casa, deve ripartire proprio da lì: da chi è rimasto fuori, da chi non osa più entrare, da chi entra ma si sente tollerato, da chi ama ancora ma non sa più dove sedersi, da chi ha smesso di credere non in Dio, ma nella capacità dei credenti di fare spazio.</p>
<p>La vera domanda, allora, non è soltanto: perché alcuni continuano a cercare riconoscimento dove sono stati feriti?</p>
<p>La domanda più evangelica è un’altra: che cosa dice alla Chiesa il dolore di chi non si sente più a casa?</p>
<p>E se quel dolore non fosse un attacco, ma una chiamata? Se non fosse solo una ferita da gestire, ma una soglia da attraversare? Se proprio da chi abbiamo lasciato fuori potesse arrivare una parola necessaria per ritrovare il cuore del Vangelo?</p>
<p>Forse la comunità cristiana non sarà giudicata solo dalla chiarezza dei suoi principi, ma dalla tenerezza con cui avrà saputo abitare le vite che quei principi non riuscivano subito a contenere.</p>
<p>Perché una casa non è vera quando non ha porte. È vera quando, anche davanti a una porta difficile, nessuno viene trattato come uno scarto.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Il costo invisibile dello stalking: le conseguenze sulla salute, sul lavoro e sulla società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 21:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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<p>Quando si parla di stalking, l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica si concentra spesso sugli episodi più gravi che conquistano le pagine della cronaca. Eppure, prima che la violenza si manifesti nelle sue&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/19/il-costo-invisibile-dello-stalking-le-conseguenze-sulla-salute-sul-lavoro-e-sulla-societa/">Il costo invisibile dello stalking: le conseguenze sulla salute, sul lavoro e sulla società</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/stalking_costo_invisibile_16_9-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p>Quando si parla di stalking, l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica si concentra spesso sugli episodi più gravi che conquistano le pagine della cronaca. Eppure, prima che la violenza si manifesti nelle sue forme più evidenti, esiste una lunga fase fatta di comportamenti persecutori che lasciano segni profondi sulla vita delle persone. Si tratta di ferite spesso invisibili, che non compaiono nelle statistiche sanitarie o nei bilanci economici, ma che producono conseguenze rilevanti sulla salute, sul lavoro e sulle relazioni sociali.</p>
<p>«Lo stalking non è soltanto una questione giudiziaria o di ordine pubblico. È un problema che coinvolge direttamente la salute delle persone e, per questo motivo, deve essere considerato anche una sfida sanitaria e sociale», osserva la dottoressa <strong>Mariastella Giorlandino</strong>, presidente della <strong>Fondazione Artemisia ETS</strong>. La caratteristica più insidiosa dello stalking è la sua capacità di insinuarsi nella quotidianità della vittima. Telefonate insistenti, messaggi continui, controlli, pedinamenti, minacce più o meno esplicite e intrusioni nella vita privata generano un clima di paura permanente. Molte persone modificano le proprie abitudini, cambiano percorso per andare al lavoro, evitano luoghi abitualmente frequentati o rinunciano a incontri con amici e familiari pur di sentirsi più sicure.</p>
<p>«La perdita della libertà personale rappresenta una delle conseguenze più dolorose. Le vittime finiscono per vivere in uno stato di allerta costante, come se ogni momento potesse trasformarsi in una minaccia», sottolinea Giorlandino. Le conseguenze psicologiche sono spesso significative. Ansia, insonnia, attacchi di panico, depressione, difficoltà di concentrazione e un persistente senso di vulnerabilità accompagnano molte persone che subiscono comportamenti persecutori. Il cervello rimane costantemente impegnato nella gestione del pericolo e questo stato di tensione continua può compromettere profondamente il benessere individuale. Tuttavia, gli effetti non si limitano alla sfera emotiva. Numerosi studi hanno evidenziato come l&#8217;esposizione prolungata allo stress possa influire anche sulla salute fisica. Cefalee ricorrenti, disturbi gastrointestinali, alterazioni del sonno, problemi cardiovascolari e abbassamento delle difese immunitarie possono essere aggravati da una situazione di paura persistente.</p>
<p>«Quando una persona vive per mesi o anni sotto pressione, il corpo paga un prezzo molto elevato. La sofferenza psicologica non resta confinata alla mente, ma si riflette sull&#8217;intero organismo», spiega la presidente della Fondazione Artemisia. Accanto ai costi sanitari esistono poi quelli professionali, spesso trascurati. Lo stalking può compromettere la capacità di lavorare serenamente. La concentrazione diminuisce, la produttività si riduce e aumentano le assenze legate a problemi di salute o alla necessità di gestire situazioni di emergenza. In alcuni casi le vittime arrivano persino a cambiare impiego o città per sottrarsi alla persecuzione.</p>
<p>«Dietro ogni vicenda di stalking esistono anche costi economici che raramente vengono considerati. Una persona che vive nella paura fatica a esprimere pienamente le proprie capacità professionali e spesso vede compromesso il proprio percorso lavorativo», afferma Giorlandino.</p>
<p>Anche le aziende e le organizzazioni possono essere coinvolte indirettamente. Quando il luogo di lavoro diventa teatro di molestie, minacce o tentativi di controllo, l&#8217;intero ambiente professionale risente della situazione. Per questo motivo cresce la necessità di sviluppare protocolli di prevenzione e sostegno che permettano di riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio. Ma forse il costo più difficile da misurare è quello sociale. Lo stalking tende infatti a isolare le persone.</p>
<p>Molte vittime rinunciano ad attività culturali, sportive e ricreative, riducono i contatti sociali e limitano progressivamente la propria partecipazione alla vita della comunità. Si tratta di una perdita che non riguarda soltanto il singolo individuo ma l&#8217;intero tessuto sociale. Particolarmente delicata è la situazione dei figli e dei familiari che vivono indirettamente queste esperienze. Anche quando non subiscono direttamente le condotte persecutorie, possono essere esposti a un clima di paura e insicurezza che incide sul loro equilibrio emotivo.</p>
<p>«I bambini e gli adolescenti percepiscono molto più di quanto spesso immaginiamo. Crescere in un contesto caratterizzato da tensione e timore può lasciare conseguenze importanti sullo sviluppo emotivo e relazionale», evidenzia Giorlandino.</p>
<p>Di fronte a questo fenomeno, la risposta non può limitarsi all&#8217;intervento successivo alla denuncia. Occorre investire maggiormente nella prevenzione, nell&#8217;educazione affettiva e nella diffusione di una cultura del rispetto. È fondamentale riconoscere tempestivamente i comportamenti ossessivi e possessivi, senza minimizzarli o giustificarli come manifestazioni d&#8217;amore.</p>
<p>«Dobbiamo superare definitivamente l&#8217;idea che il controllo sia una forma di affetto. L&#8217;amore autentico si fonda sul rispetto della libertà dell&#8217;altro, non sulla sua limitazione», osserva la presidente della Fondazione Artemisia.</p>
<p>Contrastare lo stalking significa costruire una rete capace di coinvolgere istituzioni, forze dell&#8217;ordine, sistema sanitario, scuola, famiglie e mondo del lavoro. Solo attraverso un approccio integrato è possibile offrire alle vittime strumenti concreti di protezione e sostegno.</p>
<p>«Riconoscere il costo invisibile dello stalking significa comprendere che non siamo di fronte a un problema privato. Le sue conseguenze ricadono sulla salute pubblica, sull&#8217;economia e sulla qualità delle relazioni sociali. Proteggere le vittime significa tutelare l&#8217;intera comunità», conclude Mariastella Giorlandino.</p>
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		<title>lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Lo stalking continua a rappresentare una delle forme più insidiose di violenza psicologica e relazionale, capace di compromettere profondamente la serenità, la libertà personale e la sicurezza delle vittime. Un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/11/lo-stalking-e-una-ferita-che-va-riconosciuta-e-fermata-la-riflessione-della-dottoressa-mariastella-giorlandino-e-della-fondazione-artemisia-ets/">lo stalking è una ferita che va riconosciuta e fermata. La riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3.png 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/Untitled-design-3-300x240.png 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p>Lo stalking continua a rappresentare una delle forme più insidiose di violenza psicologica e relazionale, capace di compromettere profondamente la serenità, la libertà personale e la sicurezza delle vittime. Un fenomeno che, nonostante il riconoscimento giuridico e i progressi compiuti negli ultimi anni, richiede ancora un forte impegno sul piano della prevenzione, dell&#8217;informazione e del sostegno alle persone coinvolte.</p>
<p>Su questo tema interviene la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, che richiama l&#8217;attenzione sulla necessità di riconoscere tempestivamente i segnali degli atti persecutori e di accompagnare le vittime lungo un percorso di tutela e protezione.</p>
<p>«Lo stalking non è semplicemente un insieme di comportamenti indesiderati, ma una vera e propria aggressione alla libertà individuale», sottolinea Giorlandino. «La reiterazione di telefonate, messaggi, pedinamenti, controlli ossessivi o tentativi continui di contatto può generare nella vittima uno stato di ansia costante, paura e vulnerabilità che incide profondamente sulla qualità della vita».</p>
<p>La normativa italiana, attraverso l&#8217;articolo 612-bis del Codice Penale, definisce come atti persecutori quelle condotte reiterate che provocano nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella dei propri familiari, oppure la costringono a modificare le proprie abitudini di vita. Un riconoscimento legislativo fondamentale che ha consentito di affrontare in maniera più efficace comportamenti che in passato venivano ricondotti a fattispecie meno gravi, spesso incapaci di garantire una tutela adeguata.</p>
<p>Secondo la Fondazione Artemisia ETS, uno degli aspetti più complessi del fenomeno riguarda proprio la sua natura mutevole. Non esiste infatti un elenco rigido di comportamenti che possano essere automaticamente classificati come stalking: anche gesti apparentemente innocui possono assumere carattere persecutorio quando vengono ripetuti nel tempo contro la volontà della persona destinataria e producono effetti di disagio, intimidazione o paura.</p>
<p>Per questo motivo la prevenzione passa innanzitutto attraverso la consapevolezza. «È fondamentale che le vittime non sottovalutino i primi segnali e non restino sole», evidenzia la presidente della Fondazione. «Chiedere aiuto, rivolgersi alle Forze dell&#8217;Ordine, ai professionisti e alle strutture specializzate può fare la differenza nella gestione del rischio e nella protezione della persona».</p>
<p>Un elemento centrale è inoltre la raccolta delle prove. Conservare messaggi, e-mail, lettere, registrazioni di telefonate, annotare date, orari, luoghi degli episodi e documentare eventuali tentativi di avvicinamento rappresenta un supporto importante sia per l&#8217;attività investigativa sia per la valutazione del livello di rischio. Informazioni che consentono agli operatori di ricostruire il quadro complessivo della situazione e individuare le misure più adeguate per garantire la sicurezza della vittima.</p>
<p>La Fondazione Artemisia ETS ribadisce infine l&#8217;importanza di un approccio multidisciplinare che coinvolga professionisti della salute, esperti legali, psicologi e istituzioni. La lotta allo stalking non può infatti limitarsi all&#8217;intervento repressivo, ma deve comprendere percorsi di assistenza, ascolto e accompagnamento capaci di restituire serenità e autonomia alle persone colpite.</p>
<p>«Contrastare gli atti persecutori significa difendere il diritto di ogni individuo a vivere libero dalla paura», conclude Mariastella Giorlandino. «Solo attraverso informazione, prevenzione e sostegno concreto possiamo costruire una cultura del rispetto e della tutela della persona».</p>
<p>Nessuna vittima deve affrontare da sola il peso dello stalking e della violenza. La Fondazione Artemisia, attraverso il proprio team multidisciplinare composto da professionisti dell’area legale, psicologica e socio-sanitaria, offre ascolto, orientamento e supporto alle persone più fragili. È possibile chiedere aiuto contattando il Numero Verde 800 967 510, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, oppure consultando il sito della Fondazione Artemisia per ricevere informazioni e assistenza.»</p>
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		<title>A Sara Campanella dedicata una scuola di Misilmeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Piero Corso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 21:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Cerimonia]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Campanella]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di Misilmeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4189.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4189.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4189-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4189-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Oggi la cerimonia di intitolazione della Scuola Secondaria di I Grado di Portella di Mare- Misilmeri a Sara Campanella MISILMERI, 8 giugno 2026 – (GPC) «La scomparsa di Sara ci&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi la cerimonia di intitolazione della Scuola Secondaria di I Grado di Portella di Mare- Misilmeri a Sara Campanella</em></p>
<p>MISILMERI, 8 giugno 2026 – (GPC) «<em>La scomparsa di Sara ci ha lasciato atterriti, ha colpito tutti. Siamo qui tutti insieme oggi per ricordare Sara e insieme dimostriamo che riusciamo a essere uniti quando c’è da sconfiggere un grande nemico: la violenza</em>».</p>
<p>Queste le parole di <strong>Renato Schifani</strong>, Presidente della Regione Siciliana alla cerimonia di intitolazione della scuola secondaria di primo grado di Portella di Mare, a <strong>Misilmeri </strong>in provincia di Palermo, a <strong>Sara Campanella</strong>, studentessa del corso di laurea triennale in Tecniche di laboratorio biomedico dell’Università di Messina, vittima di femminicidio il 31 marzo 2025.</p>
<p>Alla inaugurazione erano presenti il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo statale “S. Traina”, <strong>Salvatore Mazzamuto</strong>, il sindaco di Misilmeri, <strong>Rosario Rizzolo</strong>, i genitori di Sara, <strong>Cetti Zaccaria</strong> e <strong>Alessandro Campanella</strong> e numerosi i cittadini di Misilmeri, città della giovane e rappresentanti dei comuni vicini.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img decoding="async" class="wp-image-109914" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/schifani_istituto_sara_campanella_1.jpg" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/schifani_istituto_sara_campanella_1.jpg 440w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/schifani_istituto_sara_campanella_1-300x191.jpg 300w" alt="" width="440" height="280" /></figure>
</div>
<p>Schifani, insieme alla mamma di Sara ha scoperto il murale in sua memoria realizzato nel cortile esterno con il contributo dei cittadini di Misilmeri.</p>
<p>«<em>È stato un momento di profonda partecipazione e riflessione per ricordare Sara e per riaffermare i valori che la scuola promuove ogni giorno: rispetto, solidarietà, uguaglianza e contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione</em> – afferma Rosario Rizzolo, sindaco nuovamente eletto di Misilmeri -. <em>Il murales, realizzato in sua memoria, rappresenta un messaggio permanente di speranza, consapevolezza e responsabilità civile rivolto alle nuove generazioni, affinché il ricordo si trasformi in impegno concreto per costruire una società più giusta e inclusiva</em>».</p>
<p>«<em>Un momento di grande significato per la nostra comunità: il plesso scolastico di Portella di Mare intitolato a Sara Campanella.</em> <em>Un gesto che trasforma il dolore in memoria, educazione e impegno civile, affinché le nuove generazioni crescano nel rispetto, nella libertà e nella cultura della non violenza.</em> <em>Il suo nome continuerà a vivere nei cuori di ognuno di noi</em>» ha affermato il neoconsigliere comunale <strong>Giustino Lo Gerfo</strong>.</p>
<p>La Regione Siciliana, su volere del presidente Schifani, ha istituito un fondo annuale di 50 mila euro per finanziare borse di studio dedicate alla studentessa universitaria assassinata, approvato con sostegno unanime del Parlamento siciliano nella legge di variazione di bilancio a giugno scorso. Il fondo prevede l’assegnazione di 12 borse di studio, già a partire dall’anno accademico 2025/2026, otto da 4 mila euro ciascuna destinate a studentesse e studenti dei corsi di laurea nelle professioni sanitarie dell’Università di Messina, e quattro da 4.500 euro ciascuna a laureate e laureati dello stesso ateneo che abbiano discusso una tesi sui temi del femminicidio e della violenza di genere. L’iniziativa delle borse di studio promossa dall’assessorato regionale dell’Istruzione e della formazione professionale mira a sostenere il merito e sensibilizzare le nuove generazioni su questi argomenti, attraverso un percorso di riconoscimento e valorizzazione del talento universitario. (gpc)</p>
<p><em>Fonte</em>: Regione Siciliana – Comune di Misilmeri</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disagio adolescenziale e rischi del web: la sfida educativa parte dalla prevenzione</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/07/disagio-adolescenziale-e-rischi-del-web-esperti-a-confronto-serve-una-rete-educativa-per-proteggere-i-giovani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=disagio-adolescenziale-e-rischi-del-web-esperti-a-confronto-serve-una-rete-educativa-per-proteggere-i-giovani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[disagio giovanile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Medici, psicologi, giuristi, docenti ed esperti di cybersicurezza a confronto nell’iniziativa  promossa da Fondazione Artemisia e  Artemisia Academy in partnership con  l’Università Link di Roma &#160; Le fragilità adolescenziali trovano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em><strong>Medici, psicologi, giuristi, docenti ed esperti di cybersicurezza a confronto nell’iniziativa  promossa da Fondazione Artemisia e  Artemisia Academy in partnership con  l’Università Link di Roma</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Le fragilità adolescenziali trovano oggi nel mondo digitale un potente amplificatore. Solitudine, disagio emotivo, vulnerabilità identitarie e bisogno di appartenenza possono essere influenzati da algoritmi, comunità online e modelli comportamentali che incidono profondamente sulla crescita dei giovani. Da questa consapevolezza è nato il convegno promosso da <strong>Artemisia Academy</strong>, sezione per la formazione e l’educazione della <strong>Fondazione Artemisia ETS</strong>, in collaborazione con l<strong>’Università degli Studi Link di Roma</strong>.</p>
<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa ha riunito specialisti provenienti da ambiti diversi per analizzare le nuove forme del disagio adolescenziale e individuare strumenti concreti di prevenzione, intercettazione precoce e supporto alle famiglie, alle scuole e agli operatori del settore.</p>
<p>Ad aprire i lavori è stata la dottoressa <strong>Mariastella Giorlandino</strong>, presidente della Fondazione Artemisia ETS, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno attraverso un approccio multidisciplinare capace di mettere in dialogo medicina, psicologia, educazione, tecnologia e diritto. Un impegno che la Fondazione Artemisia porta avanti da anni attraverso attività di prevenzione, sensibilizzazione e promozione della salute, con particolare attenzione alle problematiche che coinvolgono le nuove generazioni.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’iniziativa anche il lavoro di <strong>Artemisia Academy</strong>, illustrato dal direttore<strong> Elena Pollari</strong>. L’Academy rappresenta il braccio formativo della Fondazione e sviluppa percorsi dedicati alla crescita culturale, all’educazione e alla formazione permanente, con l’obiettivo di fornire strumenti utili a famiglie, docenti e professionisti chiamati a confrontarsi quotidianamente con il disagio giovanile e con le trasformazioni della società digitale.</p>
<p>Tra gli interventi più seguiti quello del professor <strong>Paolo Poletti</strong>, docente di Cybersecurity e di Diritto e pratica della cybersicurezza all’Università Link di Roma, che ha analizzato il rapporto tra ecosistemi digitali, algoritmi, radicalizzazione online e sicurezza. Nel corso del suo intervento ha evidenziato come i meccanismi che regolano le piattaforme possano favorire processi di emulazione e isolamento, rendendo necessario sviluppare nuove strategie di prevenzione e maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie digitali.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Poletti ha inoltre approfondito il tema della responsabilità del design delle piattaforme, soffermandosi sulle più recenti evoluzioni della giurisprudenza internazionale che stanno ridefinendo il ruolo e le responsabilità degli operatori digitali nella tutela dei minori. Un tema sempre più centrale alla luce delle evidenze scientifiche che mostrano come il benessere degli adolescenti sia influenzato non solo dai contenuti visualizzati online, ma anche dalle logiche che governano gli ambienti digitali.</p>
<p>Il confronto è stato arricchito dagli interventi della professoressa <strong>Carla Bruschelli</strong>, che ha illustrato gli aspetti neurobiologici e clinici del disagio adolescenziale, del professor <strong>Aldo Morrone</strong>, che ha proposto una lettura antropologica e interculturale delle vulnerabilità giovanili, del professor Marco Filoni, che ha affrontato le implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale, e delle professoresse Natalia Barbato e Maria Giovanna Pisani, che hanno evidenziato il ruolo determinante della scuola e della comunità educante nella prevenzione delle fragilità e delle dipendenze comportamentali.</p>
<p class="wp-block-paragraph">L’incontro ha confermato la necessità di costruire una rete sempre più forte tra istituzioni, professionisti, famiglie e mondo della scuola per affrontare le sfide poste dalla trasformazione digitale e garantire ai giovani strumenti adeguati per vivere in modo consapevole e sicuro il rapporto con la tecnologia.<br />
<strong>Fondazione Artemisia ETS e Artemisia Academy</strong> hanno ribadito la volontà di proseguire il proprio impegno nella promozione di iniziative di formazione, informazione e prevenzione dedicate alla salute e al benessere delle nuove generazioni.</p>
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		<title>Un anno dopo a Villa Doria Pamphilj, Roma ricorda Anastasia e Andromeda</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/07/un-anno-dopo-a-villa-doria-pamphilj-roma-ricorda-anastasia-e-andromeda/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-anno-dopo-a-villa-doria-pamphilj-roma-ricorda-anastasia-e-andromeda</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[canali di aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[donne fragili e isolate]]></category>
		<category><![CDATA[Roma BPA – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori]]></category>
		<category><![CDATA[Salvamamme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="788" height="525" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139.jpeg 788w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></p>
<p>Da Salvamamme una proposta concreta: rendere più visibili i canali di aiuto per le donne fragili e isolate Roma, 7 giugno 2026 &#8211; A un anno dal tragico rinvenimento di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Da Salvamamme una proposta concreta: rendere più visibili i canali di aiuto per le donne fragili e isolate</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roma, 7 giugno 2026 &#8211; A un anno dal tragico rinvenimento di Anastasia e della piccola Andromeda istituzioni, associazioni, società civile, mamme e bambini si sono ritrovati a Villa Doria Pamphilj per un momento di raccoglimento e memoria dedicato alle due vittime innocenti, simbolo di una ferita ancora aperta nel cuore della città.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Promossa da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Salvamamme</strong>, insieme alle associazioni <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Camminare in Libertà</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roma BPA – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori</strong>, l&#8217;iniziativa vuole trasformare il ricordo in un&#8217;occasione di riflessione e impegno concreto affinché tragedie come questa non si ripetano mai più.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel corso dell&#8217;incontro, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Grazia Passeri</strong>, presidente di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Salvamamme</strong>, associazione che da anni accoglie e sostiene donne, madri e famiglie fragili provenienti da oltre 100 nazionalità, lancerà una proposta rivolta alle istituzioni: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">realizzare una campagna informativa permanente</strong> nei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">principali luoghi di transito della città</strong>, con messaggi semplici e multilingue che rendano immediatamente accessibili i servizi di sostegno e i canali di aiuto per le persone che vivono situazioni di isolamento, dipendenza o soggezione. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Troppo spesso chi ha bisogno di aiuto non sa a chi rivolgersi o non riesce a farlo. Dobbiamo fare in modo che nessuna donna si senta invisibile e che l&#8217;accesso all&#8217;aiuto sia immediato, comprensibile e alla portata di tutti</em>», spiega.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Hanno partecipato alla cerimonia l&#8217;Assessore regionale alle Politiche Sociali <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Massimiliano Maselli</strong>, che annuncerà la donazione di un albero che verrà piantato in memoria di Anastasia e Andromeda non appena le condizioni climatiche lo consentiranno, e la Presidente dell&#8217;Assemblea Capitolina <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Svetlana Celli</strong>, che ha deposto due rose bianche provenienti dal Roseto Comunale di Roma. Era presente anche il Presidente dei Municipio XII di Roma Capitale, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Elio Tomassetti</strong>, a testimonianza di un impegno condiviso delle istituzioni territoriali. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Solo una città intera può salvare una vita</em>» è stato il messaggio che ha accompagnato l&#8217;iniziativa.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-124779 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140.jpeg 810w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Particolarmente toccante è stato il momento dedicato alle mamme e ai bambini di Salvamamme che, insieme a una delegazione delle <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato</strong>, hanno deposto margherite e peluche accanto alle due panchine fucsia realizzate dal volontario Carlo &#8220;Il Falegname&#8221;, trasformate per</span></p>
<div id="attachment_124778" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124778" class="size-medium wp-image-124778" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-300x252.jpeg" alt="" width="300" height="252" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-300x252.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-585x491.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141.jpeg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124778" class="wp-caption-text">La panchina rosa realizzata dal falegname volontario  Carlo</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l&#8217;occasione in un simbolo di memoria, vicinanza e speranza. Hanno aderito all&#8217;iniziativa, sostenuta da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Rotary Passport Italia District 2080</strong>, anche la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Protezione Civile Arvalia</strong>, le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Associazioni Motociclisti delle Forze dell&#8217;Ordine</strong>, gli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Amici di Villa Pamphilj</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Cuore di Maglia</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Piccoli Giganti</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Impresa Sant&#8217;Annibale</strong>, l&#8217;associazione <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sotto gli Occhi di Elena</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Al termine della cerimonia, guidati da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto Messali </strong>dell&#8217;associazione Camminare in Libertà, i partecipanti hanno percorso in silenzio i sentieri della Villa fino al luogo del ritrovamento dei corpi, in una camminata collettiva di riflessione e rispetto.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ringraziamenti dell’associazione a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Patrizio Bellanti di Petali e Petali</strong>per le margherite offerte in memoria delle due vittime. A un anno dalla tragedia, Roma si stringe in un unico abbraccio per ricordare Anastasia e Andromeda, ma soprattutto per ribadire che “<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">nessuna persona deve sentirsi sola, invisibile o senza possibilità di chiedere aiuto”.</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/04/violenza-psicologica-e-solitudine-delle-vittime-giorlandino-piu-attenzione-ai-segnali-che-precedono-le-tragedie/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=violenza-psicologica-e-solitudine-delle-vittime-giorlandino-piu-attenzione-ai-segnali-che-precedono-le-tragedie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 17:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Artemisia]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione Artemisia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p>
<p>«La violenza sulle donne non è fatta soltanto di lividi, aggressioni o episodi eclatanti. Esiste una dimensione più silenziosa, quella psicologica, che spesso consuma la serenità delle vittime per anni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/04/violenza-psicologica-e-solitudine-delle-vittime-giorlandino-piu-attenzione-ai-segnali-che-precedono-le-tragedie/">Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p><p>«La violenza sulle donne non è fatta soltanto di lividi, aggressioni o episodi eclatanti. Esiste una dimensione più silenziosa, quella psicologica, che spesso consuma la serenità delle vittime per anni e che merita di essere ascoltata e approfondita con la massima attenzione». È la riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino, che torna a richiamare l&#8217;attenzione sul tema della tutela delle donne e della prevenzione. Secondo Giorlandino, il dibattito pubblico tende ancora troppo spesso a concentrarsi sugli episodi più gravi, quando ormai il danno si è già prodotto. «Le cronache ci raccontano quasi ogni giorno casi di donne che hanno chiesto aiuto, manifestato paure, denunciato situazioni di disagio o di forte pressione emotiva. Eppure, in molti casi, i segnali vengono compresi soltanto dopo. È necessario sviluppare una maggiore capacità di ascolto e di valutazione di ciò che accade prima che una situazione degeneri».</p>
<p>La presidente della Fondazione Artemisia Ets evidenzia come le forme di abuso più difficili da individuare siano spesso quelle che si sviluppano in contesti apparentemente normali. «I dati dimostrano che molte violenze avvengono all&#8217;interno delle mura domestiche, negli ambienti familiari o nelle relazioni affettive. Proprio per questo è fondamentale non sottovalutare i comportamenti che generano ansia, paura, isolamento o una costante condizione di stress psicologico». Per Giorlandino il tema riguarda anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. «Ogni persona che denuncia una situazione di sofferenza deve avere la percezione di essere ascoltata. Non si tratta di mettere in discussione le decisioni degli organi competenti, ma di ricordare che dietro ogni segnalazione esiste una persona che chiede attenzione e tutela. L&#8217;indifferenza rappresenta uno dei nemici più pericolosi nella lotta contro ogni forma di violenza». Da qui l&#8217;appello a rafforzare la cultura della prevenzione. «Le donne devono sentirsi libere di parlare e di chiedere aiuto senza il timore di essere giudicate o ignorate. La prevenzione passa dall&#8217;ascolto, dalla sensibilizzazione e dalla capacità di cogliere quei segnali che troppo spesso vengono considerati secondari. È una responsabilità che appartiene a tutti: istituzioni, operatori, famiglie e società civile».</p>
<p>La conclusione è un invito a non abbassare la guardia. «La vera sfida è intervenire prima che sia troppo tardi. Ogni storia merita attenzione, perché dietro una richiesta di aiuto può nascondersi una sofferenza profonda che non sempre riesce a emergere con immediatezza. La tutela delle donne passa anche dalla capacità di non restare indifferenti».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/04/violenza-psicologica-e-solitudine-delle-vittime-giorlandino-piu-attenzione-ai-segnali-che-precedono-le-tragedie/">Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>A Rende (CS) la mostra “Women for Women against Violence”: donne unite contro violenza e tumore al seno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[lotta alla violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[tumore l seno]]></category>
		<category><![CDATA[Women for Women against violence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1066" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-15.01.21-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Ventuno immagini raccontano resilienza, coraggio e rinascita, intrecciando la lotta alla violenza di genere con il percorso di chi affronta la malattia  Rende, 3 giugno 2026 – Presentata oggi al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ventuno immagini raccontano resilienza, coraggio e rinascita, intrecciando la lotta alla violenza di genere con il percorso di chi affronta la malattia </em></strong></p>
<p>Rende, 3 giugno 2026 – Presentata oggi al Museo del Presente di Rende la mostra fotografica “<strong>Women for Women Against Violence</strong>”, progetto di forte impatto sociale che approda negli spazi del <strong>Museo del Presente di Rende</strong> fino al 27 giugno. L’esposizione è nata per <strong>celebrare i dieci anni dell’omonimo progetto</strong> – divenuto da sei anni anche<strong> programma televisivo</strong> in onda sulla RAI – che <strong>utilizza il linguaggio universale della fotografia</strong> per <strong>accendere i riflettori</strong> su due delle <strong>principali emergenze</strong> che <strong>colpiscono il mondo femminile</strong>: la <strong>violenza di genere</strong> e il <strong>tumore al seno</strong>. “<strong>Women for Women against Violence</strong>” si presenta come un’esperienza espositiva immersiva e coinvolgente: <strong>21 ritratti fotografici di grande formato</strong> raccontano <strong>storie vere di donne </strong>che hanno scelto di <strong>trasformare la propria esperienza personale</strong> in un <strong>messaggio pubblico di consapevolezza</strong>, <strong>responsabilità civile e rinascita</strong>. Accanto a loro, <strong>testimonial</strong>, premiati con il<strong> Camomilla Award</strong>, riconoscimento che s’ispira alle virtù benefiche della <strong>pianta che aiuta quelle malate a guarire</strong>, per l’impegno nella sensibilizzazione sulle tematiche, <strong>contribuiscono ad amplificare la forza del messaggio</strong>. Il <strong>progetto</strong>, frutto di un lavoro<strong> interamente costruito </strong>dall’<strong>Associazione Consorzio Umanitas</strong>, dall’<strong>ideazione </strong>al <strong>coinvolgimento degli oltre 40 protagonisti </strong>delle storie, alla<strong> definizione delle coppie </strong>e dell’<strong>impianto narrativo</strong>, fino al<strong> sostenimento di tutti i costi</strong>, prende origine dal <strong>vissuto personale</strong> della giornalista calabrese <strong>Donatella Gimigliano</strong>, Presidente della non profit, da anni <strong>impegnata contro la violenza sulle donne</strong> e che <strong>ha affrontato in prima persona l’esperienza del tumore al seno</strong> e trasformato nel tempo in una <strong>missione pubblica di sensibilizzazione e solidarietà</strong> che spiega: <em>&#8220;Dieci anni fa avevo una storia  segnata dal tumore al seno, sapevo cosa significava portare sulla pelle e nell’anima segni indelebili, perché non è solo una diagnosi: è una frattura profonda che compromette la percezione di sé, la sessualità, la maternità e l’intimità. E spesso arriva anche l’abbandono affettivo. Ma, se le cicatrici non sono tutte uguali, parlano la stessa lingua: le ho viste anche nelle donne sopravvissute alla violenza, ferite diverse ma ugualmente profonde. Da quel dolore è nato questo progetto che racconta storie di resilienza e rinascita, perché ogni cicatrice può trasformarsi in un simbolo di forza”. </em>Un elemento di <strong>forte unicità e valore simbolico della mostra </strong>è il richiamo all’arte giapponese del <strong>kintsugi</strong>, antica pratica che insegna a riparare le fratture mettendole in evidenza attraverso l’oro, <strong>trasformando la ferita in valore</strong>. Questo riferimento prende forma nella fotografia simbolo che ritrae <strong>Valentina Pitzalis</strong>, vittima di una brutale violenza, accanto alla sorella Francesca, affetta da tumore al seno, <strong>l’arte non cancella le ferite</strong>, ma <strong>le rende visibili e preziose</strong>, trasformandole in <strong>forza collettiva</strong>.</p>
<p>Ogni opera è <strong>accompagnata da un QR code</strong> che consente ai visitatori di <strong>ascoltare direttamente la voce delle protagoniste</strong>, creando un <strong>dialogo intimo e diretto tra chi guarda e chi racconta</strong>. Gli scatti sono di <strong>Tiziana Luxardo</strong>, erede della famosa dinastia.</p>
<div id="attachment_124665" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124665" class="wp-image-124665 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-1024x682.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-1024x682.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/donatella-gimigliano-gianfranco-filippelli-e-veronica-stellato.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-124665" class="wp-caption-text">da sinistra: Donatella Gimigliano, Gianfranco Filippelli e Veronica Stellato</p></div>
<p>L’arrivo della mostra a Rende nasce dalla sensibilità e dall’impegno di <strong>Veronica Stellato</strong>, assessore alle Attività Produttive del Comune di Rende e di tutta la giunta comunale, condiviso con <strong>Gianfranco Filippelli</strong>, Presidente LILT Cosenza<strong>, affiancato da </strong><strong>Nadia Luise</strong><strong> e tutto lo staff,</strong> che hanno riconosciuto nell’esposizione un <strong>importante strumento di educazione</strong>, <strong>prevenzione e consapevolezza per il territorio</strong>, sostenendone con convinzione la realizzazione. “<em>Come Comune di Rende abbiamo scelto di sostenere e accogliere questo progetto perché parla alla comunità con un linguaggio profondo: quello della vita, della cura e della rinascita – </em>ha spiegato la Stellato<em> &#8211; “Women for Women Against Violence” non è solo una mostra, ma un percorso di consapevolezza che celebra la forza delle donne e la capacità di trasformare il dolore in testimonianza. Come Assessore, ritengo fondamentale promuovere iniziative che uniscano cultura, prevenzione e impegno sociale, perché ogni storia raccontata può diventare occasione di ascolto, riflessione e cambiamento”.</em></p>
<p>“<em>La partecipazione della LILT Cosenza a questo progetto rappresenta un’importante occasione per ribadire il valore della prevenzione, dell’ascolto e della vicinanza concreta alle donne. Da anni la nostra associazione è impegnata sul territorio nella promozione della cultura della diagnosi precoce, del sostegno ai pazienti oncologici e della sensibilizzazione sui temi della salute femminile. Essere partner di un progetto così intenso e necessario significa unire forze, competenze e umanità per trasformare la prevenzione in consapevolezza e speranza</em>” — ha sottolineato Filippelli. Alla presentazione, moderata da <strong>Arcangelo Badolati</strong>, giornalista e scrittore, sono intervenuti, inoltre, Fabio Liparoti, vicesindaco di Rende, <strong>Roberto Sottile</strong>, Direttore Polo Culturale Città di Rende, <strong>Nicola Paldino</strong>, Presidente BCC Mediocrati, Pietro Sirianni, Direttore Coldiretti Cosenza, <strong>Elvira Brunelli</strong>, Prorettrice UNICAL per il Centro Residenziale, <strong>Matilde Spadafora Lanzino</strong>, fondatrice Fondazione Roberta Lanzino, che a sorpresa <strong>ha ricevuto</strong> da Liparoti e Stellato <strong>il</strong> <strong>Camomilla Award</strong> quale simbolo di riconoscenza “<em>per aver dedicato la propria vita a una battaglia di civiltà in difesa delle donne più fragili, diventando un simbolo di coraggio, giustizia e cambiamento sociale<strong>”</strong></em> – ha spiegato la Gimigliano. Significativa <strong>la partecipazione di tre donne</strong>, due calabresi, portatrici di <strong>storie che hanno saputo trasformare il dolore in testimonianza viva, </strong> <strong>Maria Antonietta Rositani</strong>, sopravvissuta a un tentato femminicidio, <strong>l’ex marito</strong>, Ciro Russo, <strong>evase dagli arresti domiciliari a Ercolano</strong> per <strong>raggiungerla a Reggio Calabria e darle fuoco</strong>,<strong> Katia Villirillo</strong>, fondatrice del centro antiviolenza “Libere Donne” di Crotone, il cui <strong>figlio Giuseppe è stato ucciso nel 2018</strong> <strong>all’interno della struttura</strong>, e <strong>Filomena Lamberti</strong>, prima donna in Italia aggredita con acido solforico. Storie diverse, unite da una stessa traiettoria di resistenza e rinascita. Toccante il momento di presentazione del passo di danza <strong>Specchi di Rinascita</strong> andato in onda su Rai Uno, scritto dalla Gimigliano e realizzata ragazzi del corpo di ballo tutti di Rende e Cosenza, Simona Federico, Giada Gambilongo, Fabiola Prezioso ed Elena Simari con la coreografia di Erica Spaltro, assistente Carmela Caparelli.</p>
<p>L’arrivo della mostra a Rende rappresenta un <strong>incontro naturale</strong> tra un <strong>progetto nazionale di forte valore sociale</strong> e una città che negli anni ha saputo distinguersi per <strong>attenzione culturale</strong>, <strong>partecipazione e vivacità giovanile</strong>. Con una <strong>comunità universitaria dinamica e internazionale</strong>, è oggi un luogo nel quale <strong>il dialogo tra cultura</strong>, <strong>nuove generazioni</strong> e <strong>impegno civile </strong>assume un <strong>valore particolarmente significativo</strong>. La conferenza stampa si è conclusa con un momento conviviale dedicato alle eccellenze del territorio calabrese, grazie alla collaborazione di Coldiretti Calabria e della Cantina IGreco, che hanno accompagnato gli ospiti in un viaggio tra sapori, tradizione e identità regionale. L’iniziativa, <strong>patrocinata</strong> da <strong>Senato della Repubblica</strong>, <strong>Comune di Rende</strong>, <strong>Regione Calabria</strong>, <strong>Università della Calabria</strong>, <strong>LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori</strong>, <strong>Coldiretti Calabria</strong>, <strong>Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri Cosenza e Provincia</strong>, <strong>Ordine degli Avvocati di Cosenza</strong>, <strong>Ordine dei Giornalisti Calabria</strong>, e <strong>Fondazione Italia Giappone</strong>, con la media partnership di <strong>RAI</strong> e <strong>Askanews nazionale</strong>, è stata realizzata con il sostegno di <strong>BCC Mediocrati</strong>, charity partner <strong>LILT Cosenza</strong>, <strong>Fondazione Roberta Lanzino</strong>, <strong>Michele Affidato. </strong>Un <strong>progetto itinerante</strong>, grazie anche al supporto di <strong>Enel</strong>, che ha saputo trasformare esperienze intime in un patrimonio collettivo di consapevolezza. L’esposizione sarà <strong>aperta al pubblico dal 3 al 27 giugno </strong>dal <strong>martedì al sabato</strong> <strong>9.00 – 13.00 e 16.00 – 20.00,</strong><strong> domenica </strong><strong>16.00 -20.00</strong><strong>. </strong></p>
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<p><strong>Le coppie nelle foto</strong>: Alessandra Laganà &amp; Benedetta Rinaldi, Alessio Boni &amp; Chiara Salvo, Antonia Liskova &amp; Filomena Lamberti, Barbara Bartolotti &amp; Patrizia Mirigliani, Beppe Convertini &amp; Ilaria Capponi, Carolina Marconi &amp; Edy Giordano, Emma D’Aquino &amp; Elga Magrini, Gianluigi Nuzzi &amp; Alessandra Viero, Giuliana Di Carlo &amp; Carolyn Smith, Nicolo’ Maja Con Ines e Giulio Pivetta, Katia Villirillo &amp; Francesco Montanari, Leyla Hussein &amp; Donatella Gimigliano, Luana Ravegnini &amp; Antonietta Tuccillo, Maria Antonietta Rositani &amp; Eleonora Daniele, Nadia Accetti &amp; Maria Grazia Cucinotta, Nicoletta Romanoff &amp; Nicolo’ Maja, Pinky &amp; Eleonora Pieroni, Rosanna Banfi &amp; Maria Pia Dionisi, Simone Sabani &amp; Alessandro, Valentina &amp; Francesca Pitzalis, Valeria Solarino &amp; Fanny Cristina Campion.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Associazione Consorzio Umanitas ETS</strong></p>
<p>Per info: <a href="mailto:consorzioumanitas@gmail.com">consorzioumanitas@gmail.com</a> &#8211; tel. + 39 328 7310171</p>
<p><a href="http://www.womenforwomen.it">www.womenforwomen.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A scuola di algoritmo: la Fondazione Artemisia porta l’intelligenza artificiale tra i banchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 05:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1376" height="1143" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1.png 1376w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-300x249.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-1024x851.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-768x638.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-1170x972.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-585x486.png 585w" sizes="(max-width: 1376px) 100vw, 1376px" /></p>
<p>Un progetto nazionale promosso con il Ministero dell’Istruzione per aiutare gli adolescenti a comprendere social network, dipendenza digitale e rischi dell’IA Per aiutarmi a farmi spiegare qualche argomento”, “per studiare”,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/02/a-scuola-di-algoritmo-la-fondazione-artemisia-porta-lintelligenza-artificiale-tra-i-banchi/">A scuola di algoritmo: la Fondazione Artemisia porta l’intelligenza artificiale tra i banchi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1376" height="1143" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1.png 1376w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-300x249.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-1024x851.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-768x638.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-1170x972.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2364345D-C0C8-4917-8D76-5EAEAFBC72B1-585x486.png 585w" sizes="(max-width: 1376px) 100vw, 1376px" /></p><p><em>Un progetto nazionale promosso con il Ministero dell’Istruzione per aiutare gli adolescenti a comprendere social network, dipendenza digitale e rischi dell’IA</em></p>
<p>Per aiutarmi a farmi spiegare qualche argomento”, “per studiare”, “per fare ricerche”. Ma anche “uso e abuso direi”. Sono gli studenti a raccontare, senza filtri, il rapporto ormai quotidiano con l’intelligenza artificiale. Un rapporto che per molti adolescenti è diventato naturale, continuo, spesso totalizzante. C’è chi la utilizza per approfondire argomenti scolastici e chi ammette che grazie all’IA “un alunno che non ha intenzione di svolgere un determinato compito è capace di farlo senza neanche impegnarsi”.</p>
<p>Tra i racconti emerge anche un aspetto più profondo e delicato: “Mi ricordo di una ragazzina che spesso chiedeva consigli relazionali all’intelligenza artificiale invece che alle sue amiche”. Un fenomeno che, secondo gli esperti, sta trasformando il rapporto dei più giovani con la socialità, l’identità e perfino con la gestione delle emozioni. “Molti utenti fruiscono dell’intelligenza artificiale quasi come una forma di psicoanalisi”, viene spiegato nel servizio.</p>
<p>È da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto della Fondazione Artemisia dedicato alle scuole italiane, con l’obiettivo di aiutare gli adolescenti a comprendere il funzionamento dei social network e dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>“Con il ministro Valditara abbiamo firmato a settembre dell’anno scorso un protocollo che riguardava anche le scuole a livello nazionale”, spiega Mariastella Giorlandino, Presidente di Findazione Artemisia. “Ora stiamo lavorando a un aggiornamento proprio per quello che riguarderà la formazione nelle scuole sull’intelligenza artificiale”.</p>
<p>Per Giorlandino il problema non riguarda soltanto la tecnologia in sé, ma la mancanza di strumenti adeguati per interpretarla. “L’intelligenza artificiale, se non è controllata, se questi ragazzi non vengono formati, può creare i seri problemi ai quali ultimamente purtroppo assistiamo”.</p>
<p>Il progetto punta quindi a costruire una vera alfabetizzazione digitale ed emotiva, capace di affrontare anche le nuove forme di violenza e disagio giovanile che nascono online.</p>
<p>“Non possiamo più considerare i fatti di violenza adolescenziale come isolati o inspiegabili”, osserva Paolo Poletti , docente di  diritto e pratica della cybersicurezza presso l’università Link di Roma . “Esiste un percorso di radicalizzazione digitale e violenza emulativa che va studiato”.</p>
<p>Secondo Poletti, una parte della responsabilità riguarda il funzionamento stesso delle piattaforme digitali: “Non tanto per i contenuti, ma per come sono progettate, cioè per creare dipendenza continua”. Un meccanismo che può generare isolamento, esclusione sociale e comportamenti estremi.</p>
<p>Il corso promosso dalla Fondazione Artemisia nasce quindi con una finalità precisa: proteggere i giovani che utilizzano quotidianamente piattaforme digitali e strumenti di IA, aiutandoli a distinguere tra identità reale e identità virtuale.</p>
<p>“Devono capire che il sé digitale è un prolungamento, non una sostituzione”, conclude Poletti.</p>
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