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	<title>Attentati Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>11 settembre, 25 anni dopo: le Torri sono diventate storia, ma viviamo ancora nel mondo che lasciarono</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/11-settembre-25-anni-dopo-le-torri-sono-diventate-storia-ma-viviamo-ancora-nel-mondo-che-lasciarono/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=11-settembre-25-anni-dopo-le-torri-sono-diventate-storia-ma-viviamo-ancora-nel-mondo-che-lasciarono</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 06:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia e memoria]]></category>
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<p>Un quarto di secolo dopo gli attentati alle Torri Gemelle, una generazione conosce l’11 settembre solo attraverso la storia. Ma guerre, sicurezza, sorveglianza e paura continuano ancora oggi a raccontare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/11-settembre-25-anni-dopo-le-torri-sono-diventate-storia-ma-viviamo-ancora-nel-mondo-che-lasciarono/">11 settembre, 25 anni dopo: le Torri sono diventate storia, ma viviamo ancora nel mondo che lasciarono</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5488-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><h2>Un quarto di secolo dopo gli attentati alle Torri Gemelle, una generazione conosce l’11 settembre solo attraverso la storia. Ma guerre, sicurezza, sorveglianza e paura continuano ancora oggi a raccontare il mondo nato da quel giorno.</h2>
<p>Un quarto di secolo dopo gli attentati che cambiarono gli Stati Uniti e il mondo,<br />
una generazione non ricorda più quel giorno perché non era ancora nata.<br />
Restano quasi tremila vittime, le ferite dei soccorritori, guerre, sicurezza,<br />
sorveglianza e una domanda che riguarda ancora tutti noi: che cosa abbiamo imparato davvero<br />
dalla paura?</p>
<p>Ci sono immagini che appartengono alla storia e immagini che, pur entrando nei libri,<br />
continuano a vivere nella memoria di chi le ha viste accadere.</p>
<p>L’11 settembre 2001 appartiene a entrambe.</p>
<p>Chi c’era ricorda quasi sempre dove si trovava.</p>
<p>Ricorda un televisore acceso. Una telefonata. La prima Torre già in fiamme.<br />
Il secondo aereo che entra nella Torre Sud e, in quell’istante,<br />
cancella l’illusione dell’incidente.</p>
<p>Poi il fumo.</p>
<p>Le persone alle finestre.</p>
<p>Le corse nelle strade di Manhattan.</p>
<p>Il Pentagono colpito.</p>
<p>Il volo United 93 precipitato in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri.</p>
<p>E infine qualcosa che fino a quel momento sembrava impossibile:<br />
due edifici che rappresentavano una parte della potenza economica americana<br />
scomparire davanti agli occhi del mondo.</p>
<p>Venticinque anni dopo, però, qualcosa è cambiato.</p>
<p>Esiste ormai un’intera generazione per la quale l’11 settembre non è un ricordo.</p>
<p>È storia.</p>
<p>Reuters ha raccolto in occasione del venticinquesimo anniversario<br />
le testimonianze di giovani cresciuti dopo gli attentati:<br />
conoscono quelle immagini attraverso la scuola, i racconti familiari,<br />
Internet e soprattutto attraverso il mondo che l’11 settembre<br />
ha contribuito a trasformare.</p>
<p>Ed è forse proprio qui che oggi comincia la domanda più importante.</p>
<p><strong>Non soltanto: che cosa accadde quel giorno?<br />
Ma: che cosa di quel giorno continua ancora ad abitare il nostro presente?</strong></p>
<h1>I nomi, prima di tutto</h1>
<p>Oggi a New York, al Pentagono e a Shanksville gli Stati Uniti<br />
ricordano il venticinquesimo anniversario degli attentati.</p>
<p>A Ground Zero tornano i momenti di silenzio e la lettura dei nomi.</p>
<p>Quasi tremila persone morirono negli attacchi dell’11 settembre.</p>
<p>Dietro quel numero, però, non ci sono simboli.</p>
<p>Ci sono persone.</p>
<p>Madri e padri.</p>
<p>Figli.</p>
<p>Lavoratori arrivati in ufficio quella mattina.</p>
<p>Passeggeri saliti su un aereo.</p>
<p>Vigili del fuoco, poliziotti, soccorritori entrati nelle Torri<br />
mentre migliaia di persone cercavano di uscirne.</p>
<p>Il venticinquesimo anniversario ricorda sempre più anche coloro<br />
che sono morti negli anni successivi a causa di malattie associate<br />
all’esposizione alla polvere e alle sostanze tossiche sprigionate<br />
dal crollo del World Trade Center.</p>
<p>E persino quella storia non è ancora conclusa.</p>
<p>Un nuovo grande studio sanitario si prepara infatti a indagare<br />
gli effetti a lungo termine sui circa 25 mila bambini e ragazzi<br />
che vivevano o frequentavano scuole nell’area interessata dal disastro<br />
e che furono esposti alle sostanze presenti nell’aria.</p>
<p>Per molti di loro, dopo un quarto di secolo,<br />
le conseguenze sanitarie non sono ancora completamente conosciute.</p>
<p><em>La memoria dell’11 settembre passa quindi anche attraverso i corpi.<br />
Attraverso ferite che il tempo non ha necessariamente cancellato.</em></p>
<h1>Quel giorno cambiò il mondo</h1>
<p>Dire che “dopo l’11 settembre nulla fu più come prima”<br />
può sembrare ormai una formula.</p>
<p>Ma basta guardare il nostro quotidiano per comprenderne la concretezza.</p>
<p>Gli aeroporti cambiarono.</p>
<p>I controlli cambiarono.</p>
<p>La sicurezza degli edifici cambiò.</p>
<p>La raccolta delle informazioni da parte degli Stati cambiò.</p>
<p>Negli Stati Uniti nacquero nuove strutture di sicurezza,<br />
tra cui il Department of Homeland Security,<br />
mentre il Patriot Act ampliò considerevolmente<br />
gli strumenti investigativi e di sorveglianza delle autorità.</p>
<p>Poi arrivò la guerra in Afghanistan.</p>
<p>E, nel nuovo clima geopolitico prodotto dall’11 settembre,<br />
arrivò successivamente anche l’invasione dell’Iraq,<br />
motivata ufficialmente con argomenti distinti dagli attentati<br />
ma profondamente inserita nella stagione politica della “guerra al terrorismo”.</p>
<p>L’America cercava sicurezza.</p>
<p>Il mondo occidentale cercava sicurezza.</p>
<p>Era comprensibile.</p>
<p>Perché la paura dell’11 settembre non era immaginaria.</p>
<p>Al-Qaeda aveva dimostrato che diciannove uomini potevano utilizzare<br />
aerei civili come armi e trasformare una mattina apparentemente normale<br />
in una tragedia globale.</p>
<p>Venticinque anni dopo, l’organizzazione fondata da Osama bin Laden<br />
è molto più debole rispetto al 2001, ma non è scomparsa:<br />
continua ad avere affiliati e capacità di influenza in diverse aree,<br />
soprattutto in Africa e Asia.</p>
<p>La minaccia era reale.</p>
<p><strong>Il problema, però, è sempre ciò che facciamo quando abbiamo paura.</strong></p>
<h1>Quanto siamo disposti a cedere per sentirci sicuri?</h1>
<p>L’11 settembre pose alle democrazie occidentali una domanda<br />
che non abbiamo ancora completamente risolto:</p>
<p><strong>Quanta libertà siamo disposti a sacrificare in cambio della sicurezza?</strong></p>
<p>Negli anni successivi aumentarono le capacità di sorveglianza.</p>
<p>Cambiarono le legislazioni antiterrorismo.</p>
<p>Si estesero le possibilità di raccogliere, conservare e incrociare informazioni.</p>
<p>E contemporaneamente emersero controversie destinate<br />
a segnare profondamente l’immagine degli Stati Uniti:<br />
Guantanamo, le extraordinary renditions, le torture,<br />
le detenzioni senza processo.</p>
<p>Non furono conseguenze inevitabili dell’11 settembre.</p>
<p>Furono scelte politiche compiute nel mondo creato dalla paura dell’11 settembre.</p>
<p>Ed è importante distinguerlo.</p>
<p>Perché ricordare una tragedia non significa soltanto ricordare ciò che ci è stato fatto.</p>
<p>Significa anche avere il coraggio di guardare ciò che abbiamo fatto dopo.</p>
<h1>Quando il sospetto cambia il volto dell’altro</h1>
<p>Ci fu poi un’altra conseguenza.</p>
<p>Dopo l’11 settembre milioni di persone musulmane si trovarono improvvisamente<br />
a dover dimostrare di non essere ciò che qualcuno temeva fossero.</p>
<p>Una religione praticata da oltre un miliardo di persone venne spesso confusa,<br />
nel linguaggio pubblico e nella percezione collettiva,<br />
con l’estremismo di chi aveva compiuto gli attentati.</p>
<p>Negli Stati Uniti aumentarono sospetto, discriminazioni e aggressioni.</p>
<p>Eppure, venticinque anni dopo, la società americana racconta anche un’altra storia:<br />
quella di cittadini musulmani sempre più presenti nelle istituzioni,<br />
nella politica, nelle professioni e nella vita pubblica.</p>
<p>È uno dei paradossi della storia.</p>
<p><em>La paura può dividere.<br />
Ma le società possono anche imparare a ricomporre.</em></p>
<h1>Per alcuni memoria, per altri storia</h1>
<p>Forse il passaggio più delicato di questo venticinquesimo anniversario riguarda però il tempo.</p>
<p>Chi aveva vent’anni nel 2001 oggi ne ha quarantacinque.</p>
<p>Chi ne aveva quaranta ne ha sessantacinque.</p>
<p>E milioni di adulti di oggi non erano ancora nati.</p>
<p>Per molti americani l’11 settembre rimane uno degli eventi più significativi della propria vita.</p>
<p>Ma il rapporto con quell’evento cambia drasticamente con l’età:<br />
per le generazioni più giovani è soprattutto un avvenimento<br />
appreso attraverso la scuola e i racconti degli altri.</p>
<p>È inevitabile.</p>
<p>È accaduto alla Seconda guerra mondiale.</p>
<p>È accaduto alla Shoah.</p>
<p>È accaduto alla caduta del Muro di Berlino.</p>
<p>A un certo punto la memoria personale si spegne e resta la memoria collettiva.</p>
<p>Ed è proprio allora che ricordare diventa più difficile.</p>
<p>Perché finché qualcuno può dire “io c’ero”, la storia ha ancora una voce.</p>
<p>Quando quella voce lentamente scompare, resta la responsabilità di chi viene dopo.</p>
<h1>“Never Forget” non può essere soltanto uno slogan</h1>
<p>Negli Stati Uniti l’espressione legata all’11 settembre è diventata quasi una promessa nazionale:</p>
<p><strong>Never Forget.<br />
Non dimenticare mai.</strong></p>
<p>Ma che cosa significa davvero non dimenticare?</p>
<p>Conservare le immagini delle Torri?</p>
<p>Ricordare i nomi delle vittime?</p>
<p>Raccontare il coraggio dei vigili del fuoco?</p>
<p>Certamente.</p>
<p>Ma forse non basta.</p>
<p>Non dimenticare significa anche ricordare che uomini e donne comuni,<br />
davanti a una tragedia immensa, seppero aiutarsi senza chiedere prima<br />
appartenenza politica, religione, origine o colore della pelle.</p>
<p>Significa ricordare le persone che correvano verso gli altri mentre tutti correvano via.</p>
<p>Significa ricordare che, nelle ore peggiori,<br />
qualcuno scelse comunque la relazione invece della paura.</p>
<p>Ma significa anche custodire gli errori.</p>
<p>Perché una memoria che conserva soltanto l’eroismo<br />
e cancella le conseguenze delle nostre paure<br />
rischia di trasformarsi in celebrazione.</p>
<p>Non in coscienza.</p>
<h1>Venticinque anni dopo, la paura ha cambiato indirizzo</h1>
<p>C’è infine un dato interessante.</p>
<p>Nel 2001 l’America guardava fuori dai propri confini.</p>
<p>Il nemico era arrivato dall’esterno.</p>
<p>Oggi molte delle paure degli americani riguardano invece<br />
minacce interne: violenza politica, terrorismo domestico,<br />
sparatorie di massa, radicalizzazione dentro la stessa società americana.</p>
<p>Anche la percezione della sicurezza è cambiata.</p>
<p>I sondaggi realizzati in occasione del venticinquesimo anniversario<br />
mostrano una fiducia nella capacità del governo federale<br />
di proteggere il Paese dal terrorismo sensibilmente più bassa<br />
rispetto ai mesi immediatamente successivi agli attentati.</p>
<p>Forse anche questo racconta qualcosa.</p>
<p>Possiamo costruire muri.</p>
<p>Scanner.</p>
<p>Database.</p>
<p>Telecamere.</p>
<p>Sistemi di intelligence sempre più sofisticati.</p>
<p>Ma nessuna tecnologia può eliminare completamente la fragilità di una società.</p>
<p><em>La sicurezza non è soltanto controllo.<br />
È anche coesione.<br />
Fiducia.<br />
Capacità di riconoscere nell’altro una persona prima che una possibile minaccia.</em></p>
<h1>Le Torri non ci sono più. Quel mondo sì.</h1>
<p>Venticinque anni dopo, Ground Zero è cambiato.</p>
<p>Dove c’erano macerie oggi ci sono acqua, alberi,<br />
nomi incisi nella pietra e una nuova torre che domina Manhattan.</p>
<p>New York è andata avanti.</p>
<p>Il mondo è andato avanti.</p>
<p>Ma molte delle categorie attraverso le quali ancora oggi<br />
interpretiamo sicurezza, terrorismo, sorveglianza, guerra<br />
e perfino identità collettiva nascono da quella mattina del 2001.</p>
<p>Per questo l’11 settembre non appartiene soltanto al passato.</p>
<p>E non appartiene soltanto agli Stati Uniti.</p>
<p>È uno di quei giorni nei quali l’umanità ha scoperto improvvisamente<br />
quanto possa essere vulnerabile.</p>
<p>E forse, venticinque anni dopo, il modo migliore per ricordarlo<br />
non è continuare ad avere paura.</p>
<p>È imparare qualcosa dalla paura.</p>
<p><strong>“Never Forget” non dovrebbe significare soltanto ricordare ciò che ci è stato fatto.<br />
Dovrebbe significare ricordare anche ciò che la paura può farci diventare.<br />
Le Torri Gemelle oggi appartengono alla storia.<br />
Le persone che morirono appartengono alla nostra memoria.<br />
Ma il mondo nato dalle loro macerie è ancora il nostro.<br />
E la domanda che resta, dopo venticinque anni, non è soltanto se abbiamo saputo ricordare.<br />
È se abbiamo imparato a costruire un mondo nel quale<br />
il dolore non abbia bisogno di trasformarsi ancora una volta in altro dolore.</strong></p>
<p>Francesco Mazzarella<br />
Giornalista e comunicatore relazionale</p>
<h1>Fonti e approfondimenti</h1>
<ul>
<li>Reuters – testimonianze delle generazioni nate dopo l’11 settembre e rapporto tra memoria e storia, settembre 2026.</li>
<li>Associated Press – commemorazioni del venticinquesimo anniversario e conseguenze sanitarie sui soccorritori e sulle persone esposte alle sostanze tossiche di Ground Zero.</li>
<li>Reuters – studio sugli effetti sanitari a lungo termine sui bambini esposti dopo gli attentati dell’11 settembre.</li>
<li>Reuters – evoluzione di Al-Qaeda a venticinque anni dagli attentati.</li>
<li>Associated Press / NORC – memoria dell’11 settembre, sicurezza e percezione del terrorismo negli Stati Uniti.</li>
</ul>
<p>© Francesco Mazzarella – Riproduzione riservata</p>
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		<title>L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 17:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaida]]></category>
		<category><![CDATA[Assassinio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1143" height="662" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470.jpeg 1143w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-300x174.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-1024x593.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-768x445.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-585x339.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1143px) 100vw, 1143px" /></p>
<p>di Mimma Cucinotta e Domenica Puleio Terzani e Fallaci, due giornalisti davanti alla stessa tragedia, espressione di una stagione irripetibile del giornalismo d’inchiesta, oggi così spesso svilito. Il lavoro sul&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter/">L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mimma Cucinotta e Domenica Puleio</strong></p>
<p><em><br />
Terzani e Fallaci, due giornalisti davanti alla stessa tragedia, espressione di una stagione irripetibile del giornalismo d’inchiesta, oggi così spesso svilito. Il lavoro sul campo, le testimonianze, la ricerca e la conoscenza dei luoghi contro la semplificazione della storia. Due giorni prima dell’attacco, l’assassinio del Leone del Panjshir segnava un funesto preludio. Venticinque anni dopo, il nostro ricordo di quel maledetto giorno del 2001 in redazione, si intreccia con le domande di Terzani e con l’eredità di quella stagione&#8230;</em></p>
<p>di <strong><em>Mimma Cucinotta e Domenica Puleio</em></strong></p>
<p>L’<strong>11 settembre 2001</strong> il mondo cambiò volto. Non soltanto per ciò che accadde a <strong>New York, Washington</strong> e nei cieli degli Stati Uniti. Cambiò per la percezione che da quel giorno avremmo avuto della sicurezza, della guerra, del terrorismo, dell’Islam, dell’Occidente e persino della nostra idea di libertà. Fu una frattura nella storia contemporanea. Un prima e un dopo.<br />
Vent’anni dopo, nel <strong>2021</strong>, <strong>l’Afghanistan</strong> tornò nelle immagini del mondo con la fuga degli occidentali e il ritorno dei <strong>talebani</strong> a Kabul. Nel frattempo erano passate guerre, invasioni, attentati, accordi, ritiri militari, promesse di ricostruzione e nuove crisi internazionali.<br />
Oggi, <strong>a venticinque anni </strong>dall’11 settembre, la domanda resta quella che <strong>Tiziano Terzani </strong>pose allora, con  una lucidità  sempre attuale. Quale risposta avrebbe potuto rendere migliore il mondo dopo quella tragedia?<br />
<strong>Quel giorno eravamo in redazione.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-114488" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--1024x804.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--1024x804.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--300x236.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--768x603.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="804" /></figure>
</div>
<p>Era una normale mattinata di lavoro quando, ricevemmo la telefonata concitata di <strong>Carmelo Garofalo, </strong>nostro direttore e fondatore dello storico giornale <strong>L’Eco del Sud – Messina Sera</strong>, sito al tempo sul Viale Principe Umberto 67/D, che sollecitò ad accendere il televisore.<br />
A New York stava accadendo qualcosa di terribile.<br />
Ricordiamo ancora quelle immagini. Fumo, polvere, cenere. Le Torri avvolte da una nube che sembrava irreale. Nella redazione cercavamo di comprendere ciò che stavamo vedendo, mentre le immagini televisive arrivavano senza interruzione e la dimensione della tragedia diventava, minuto dopo minuto, sempre più evidente.<br />
Poi vedemmo l’aereo entrare nella Torre.<br />
Fu uno di quei momenti nei quali il giornalista, insieme al resto del mondo, si trovò ad assistere in diretta a immagini terrificanti che stavano sconvolgendo la storia.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-59374" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001.jpg" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001.jpg 439w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001-300x206.jpg 300w" alt="" width="439" height="302" /></figure>
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<p>Le <strong>Twin Towers</strong>, fino a quel momento simboli rappresentativi di New York e della potenza economica americana, scomparvero davanti ai nostri occhi.<br />
In quella redazione, come in migliaia di altre nel mondo, cominciammo a lavorare mentre ancora cercavamo di capire. Le informazioni arrivavano frammentarie, le immagini erano drammatiche, le notizie si susseguivano con una rapidità incessante.<br />
Da quel momento, l’11 settembre sarebbe stata una data drammatica della storia contemporanea e, per noi, un ricordo personale, legato a quel terribile pomeriggio in redazione, alla voce del direttore al telefono e alle immagini che nessuno di noi avrebbe più dimenticato.<br />
Il <strong>primo aereo aveva colpito la Torre Nord alle 8.46 del mattino, ora di New York</strong>. Diciassette minuti dopo, alle 9.03, il secondo Boeing entrò nella Torre Sud. Quella seconda esplosione fu vista in diretta da milioni di persone. Il mondo vide la storia accadere in diretta.<br />
Alle 9.37 un terzo aereo colpì il Pentagono. Alle 10.03 il volo United 93 precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri che tentarono di riprendere il controllo dell’aereo.<br />
Le Torri crollarono una dopo l’altra.<br />
Alla fine furono 2.977 le vittime, senza contare i 19 dirottatori.<br />
Quel giorno crollarono le Torri Gemelle e iniziò un’altra storia.<br />
Per comprendere il clima di quelle ore occorre tornare indietro di appena due giorni.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-37273" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1536x1536.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-2048x2048.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="1024" /></figure>
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<p>Il 9 settembre 2001 <strong>Ahmad Shah Massoud</strong>, il comandante tagiko conosciuto come il <strong>Leone del Panjshir </strong>e principale avversario dei talebani, fu <strong>assassinato</strong> da due uomini che si presentarono come giornalisti e nascosero l’esplosivo all’interno della loro attrezzatura. L’attentato fu attribuito ad <strong>al-Qaida</strong> e successivamente ricostruito come un’operazione ordinata da Osama bin Laden.<br />
La morte di Massoud, avvenuta appena 48 ore prima dell’attacco agli Stati Uniti, assunse così un significato ancora più inquietante.<br />
<strong>Massoud rappresentava una delle principali forze di opposizione al regime talebano. </strong>Il suo assassinio eliminava una figura fondamentale proprio alla vigilia di quella che sarebbe diventata una nuova fase della storia dell’Afghanistan.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37274" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait-248x300.jpg 248w" alt="" width="400" height="484" /></figure>
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<p>Pochi giorni dopo l’11 settembre gli Stati Uniti avrebbero indicato al-Qaida e <strong>Osama bin Laden</strong> come responsabili degli attentati. Il <strong>7 ottobre</strong> sarebbe iniziata <strong>l’operazione militare americana in Afghanistan.</strong><br />
La guerra al terrorismo era cominciata e, per la piena conoscenza dei retroscena di quel maledetto giorno, ancora oggi, giunti al settembre 2026, avremo da attendere.<br />
Ma accanto alla domanda su chi avesse colpito l’America, ce n’era un’altra, più difficile. Perché era accaduto e quale risposta avrebbe impedito alla violenza di generare altra violenza?<br />
<strong>Fu questa, soprattutto, la domanda di Tiziano Terzani.</strong><br />
Giornalista, scrittore, viaggiatore, inviato in alcuni dei luoghi più tormentati della seconda metà del Novecento, Terzani non osservava l’Oriente da una distanza occidentale. Aveva vissuto in Asia per decenni, aveva conosciuto la Cina, il Vietnam, la Cambogia, l’India, il Giappone, il Pakistan. Aveva visto la guerra non soltanto attraverso le dichiarazioni dei governi, ma attraverso i volti degli uomini che la guerra la subiscono.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6315" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/11/ardizzone.png" alt="" width="300" height="211" /></figure>
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<p>Abbiamo conosciuto <strong>Tizian</strong>, come amabilmente lo chiamava il nostro caro Mimì, <strong>Domenico Maria Ardizzone</strong>, caporedattore esteri di Radio RAI, che ce lo presentò negli studi di via del Babuino a Roma. In quell’incontro, ormai tanto lontano, ne cogliemmo una disarmante calma interiore che lo caratterizzava.<br />
Malgrado la distensione diffusa nelle parole e nello sguardo, gli articoli e i libri di Terzani di quell’anno e degli anni successivi al 2001 restituirono un uomo particolarmente inquieto davanti alla reazione dell’Occidente all’attacco terroristico.<br />
L’11 settembre 2001 Tiziano Terzani si trovava a Orsigna, il piccolo borgo dell’Appennino pistoiese dove aveva il suo rifugio. Fu lì, davanti alla televisione, che vide le immagini dei primi due aerei schiantarsi contro le Torri Gemelle.<br />
<strong>Angela Staude</strong>, sua moglie, avrebbe ricordato quella giornata e la profonda reazione di Tiziano. Il <strong>figlio Folco</strong>, scrittore e documentarista, si trovava invece in India. Appena apprese la notizia, si recò in un monastero Bön sull’Himalaya, dove mostrò ai monaci tibetani le immagini dell’attentato che ancora non avevano visto.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114482" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia-.jpg" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia-.jpg 512w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia--300x231.jpg 300w" alt="" width="512" height="394" data-id="114482" /><figcaption class="wp-element-caption">Archivio Terzani</figcaption></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114483" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-famiglia-.jpg" sizes="(max-width: 888px) 100vw, 888px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-famiglia-.jpg 888w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-famiglia--300x204.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-famiglia--768x522.jpg 768w" alt="" width="888" height="604" data-id="114483" /><figcaption class="wp-element-caption">Archivio Terzani</figcaption></figure>
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<p><strong>Cinque giorni dopo scrisse</strong> per il Corriere della Sera <em><strong>Una buona occasione</strong></em>, il primo grande intervento di Terzani sull’11 settembre.<br />
La sua posizione era già chiara. Davanti a una tragedia immensa, la risposta non si riduceva alla vendetta. Occorreva interrogarsi sulle cause, osservare ciò che accadeva oltre gli attentati terroristici. Significava cercare di capire perché un mondo arrivasse a produrre una simile esplosione di odio.<br />
Ed   emerge  qui ancora una volta, la profondità del giornalismo di Terzani.<br />
<strong>Dopo l’11 settembre partì per il Pakistan e l’Afghanistan</strong>. Entrò dentro la realtà della guerra, osservò i territori devastati, incontrò persone, raccolse testimonianze. Quelle esperienze confluirono nel libro <strong><em>Lettere contro la guerra</em>, </strong>pubblicato da Longanesi nel <strong>2002</strong>.<br />
Il titolo stesso contiene le sue idee.<br />
Terzani non credeva che la violenza potesse essere sconfitta attraverso altra violenza. Riteneva che le bombe potessero colpire un territorio e rovesciare un regime, senza però eliminare le ragioni profonde dell’odio.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114493" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia-.jpg" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia-.jpg 311w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia--222x300.jpg 222w" alt="" width="311" height="420" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto da Wikipedia</em></figcaption></figure>
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<p>A questo punto il confronto con <strong>Oriana Fallaci</strong> è inevitabile.<br />
È superfluo sottolineare che anche Fallaci fu una straordinaria giornalista di guerra. Aveva attraversato conflitti, rivoluzioni, fronti militari e crisi internazionali. Conosceva direttamente la violenza della storia.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-114478" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci.jpg" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci-198x300.jpg 198w" alt="" width="200" height="303" /></figure>
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<p>Dopo l’11 settembre reagì con <strong><em>La rabbia e l’orgoglio</em>,</strong>pubblicato sul Corriere della Sera il 29 settembre 2001 e successivamente trasformato in libro.<br />
<strong>Fallaci lesse quell’attacco come una sfida radicale all’Occidente</strong> e alla sua identità culturale. <strong>La sua risposta</strong> fu quella della <strong>denuncia</strong>, della <strong>fermezza</strong>, della <strong>difesa</strong> di una <strong>civiltà</strong> che sentiva <strong>minacciata</strong> dal <strong>fondamentalismo islamico.</strong><br />
<strong>Terzani</strong> <strong>partiva dallo stessa analisi e arrivava a una conclusione profondamente diversa</strong>. Voleva evitare che la risposta dell’Occidente producesse una spirale senza fine.<br />
Fallaci avvertì la necessità di difendere l’Occidente. Terzani contrapponeva la necessità di comprendere interrogando l’Occidente.<br />
Due posizioni lontane ma nette, legate da una medesima esperienza professionale. Ovvero quella di giornalisti che avevano visto la guerra da vicino e conoscevano il prezzo umano delle decisioni politiche.<br />
Il loro confronto è uno dei passaggi più interessanti della cultura italiana dell’inizio del nuovo millennio.<br />
Non intendiamo stabilire oggi chi avesse ragione in assoluto, ma far emergere che entrambi stavano cercando, con strumenti e sensibilità differenti, di interpretare una frattura storica.<br />
Il pensiero forte di Terzani risiedeva  nel metodo.<br />
Quando scrive dell’Afghanistan, parla della guerra americana, dei talebani o di Osama bin Laden, soffermandosi soprattutto sugli uomini che vivono quella guerra. Kabul, Peshawar, Quetta, le montagne, i villaggi, le frontiere diventano luoghi attraverso i quali osservare un conflitto che l’Occidente rischiava di ridurre a una contrapposizione tra il bene e il male.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107711" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-1024x648.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-1024x648.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-300x190.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-768x486.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani.png 1200w" alt="" width="1024" height="648" /><figcaption class="wp-element-caption">Archivio Terzani</figcaption></figure>
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<p><strong>Terzani</strong> orientava il pensiero alla profondità. <strong>Cercava di sottrarsi alla semplificazione.</strong><br />
Il suo giornalismo nasceva dalla convinzione che il compito del reporter fosse raccontare ciò che accade e provare a capire ciò che potrebbe accadere dopo, attraverso testimonianze e ricerche sul campo.<br />
È un metodo che richiede tempo, conoscenza, esperienza e capacità di mettere in relazione fatti apparentemente lontani.<br />
Ciò che raramente oggi si riscontra, al netto di roboanti millanterie.<br />
Quel “dopo” sarebbe diventato il problema più difficile.<br />
<strong>Gli Stati Uniti entrarono in Afghanistan nell’ottobre del 2001</strong>. Kabul cadde nelle mani delle forze dell’Alleanza del Nord sostenute dagli americani nel novembre dello stesso anno. Il regime talebano fu rovesciato.<br />
Ma la guerra non terminò.<br />
<strong>Passarono gli anni.</strong> Cambiarono le amministrazioni americane. Cambiarono le strategie militari. L’Afghanistan continuò a essere un teatro di combattimenti, attentati e instabilità.<br />
<strong>Nel 2020 gli Stati Uniti e i talebani firmarono a Doha un accordo</strong> che preparava il ritiro delle forze straniere.<br />
Il 15 agosto 2021 i talebani entrarono a Kabul. Il 30 agosto si concluse il ritiro americano.<br />
Le immagini dell’aeroporto di <strong>Kabul</strong>, con migliaia di persone disperate nel tentativo di lasciare il Paese, rappresentarono uno dei momenti più drammatici della fine di quella lunga guerra.<br />
Vent’anni prima l’Occidente era entrato in Afghanistan per distruggere la struttura che aveva protetto al-Qaida. Vent’anni dopo lasciava il Paese mentre i talebani tornavano al potere.<br />
La storia aveva compiuto un cerchio difficile proprio impossibile da  ignorare e trarre le dovute conclusioni….<br />
Terzani torna con le sue domande, che non trovano legittime risposte davanti a un attacco terroristico. Restano i risultati  delle proprie valutazioni  con una  risposta come sfondo non prinunciata .<br />
<strong>Osama bin Laden fu ucciso</strong> dalle forze americane ad Abbottabad, in Pakistan, nel maggio <strong>2011</strong>.<br />
La morte del leader di al-Qaida non chiuse però la stagione del terrorismo internazionale. Le organizzazioni <strong>jihadiste</strong> si trasformarono. Nacquero nuovi gruppi. <strong>L’Iraq</strong> divenne un altro grande teatro di guerra. <strong>L’Isis</strong> avrebbe conquistato territori e seminato terrore in Medio Oriente e in Europa.<br />
La guerra contro il terrorismo aveva cambiato la sicurezza internazionale, le legislazioni, i controlli alle frontiere, le relazioni tra Stati. Aveva però prodotto anche nuove guerre e nuove fratture.<br />
<strong>L’Afghanistan del 2026</strong> è ancora lontano dall’essere il Paese che l’intervento occidentale aveva immaginato di costruire. Le <strong>Nazioni Unite</strong>continuano – forse più per esercizio che per posizione – a denunciare le gravissime restrizioni imposte dai talebani alle donne e alle ragazze, escluse dall’istruzione, dal lavoro e da ampie parti della vita pubblica.<br />
È uno dei paradossi più dolorosi della storia di questi venticinque anni.<br />
Il mondo occidentale aveva parlato di liberazione e ricostruzione.<br />
Nel 2001 il mondo appariva ancora dominato dalla potenza americana. Oggi lo scenario internazionale è molto più frammentato. Gli Stati Uniti non sono più l’unico centro di una politica mondiale che vede protagonisti Israele, Cina, la Russia, l’India, le potenze regionali del Medio Oriente e nuovi equilibri e squilibri economici e strategici.<br />
Le guerre in corso hanno riportato in Europa la paura di un conflitto di lunga durata. Il terrorismo non è scomparso e, quel che è peggio, le crisi geopolitiche si moltiplicano.<br />
E l’11 settembre perpetua nel rappresentare una chiave attraverso cui leggere una parte di questa contemporaneità.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114476" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani.jpg" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani-196x300.jpg 196w" alt="" width="326" height="500" /></figure>
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<p>Cosi riteniamo che <strong><em>Lettere contro la guerra</em> </strong>continui a essere un <strong>libro necessario</strong>. Terzani proponeva soprattutto un metodo di pensiero. Cercare ciò che manca, osservare oltre le versioni immediate, verificare i fatti e comprendere le conseguenze delle scelte politiche.<br />
Le immagini adesso arrivano più rapidamente rispetto al 2001 e le guerre passano anche attraverso gli schermi dei nostri telefoni. Il giornalista, secondo l’analisi di Tiziano Terzani, dovrebbe cercare ciò che manca, evitando narrazioni stupefacenti prive di solidità storico-testimoniale.<br />
<strong>Oriana Fallaci e Tiziano Terzani</strong> appartengono a una stagione irripetibile del giornalismo italiano d’inchiesta, oggi così tanto spesso svilito, vituperato, vilipeso e massacrato.<br />
Due intelligenze diverse, due modi di guardare lo stesso scenario. Due giornalisti davanti alla stessa tragedia. Due risposte diverse, legate a una comune consapevolezza della responsabilità di chi racconta la storia mentre la storia accade.<br />
<strong>Oggi le immagini arrivano sui nostri telefoni i</strong>n pochi secondi e le guerre entrano nelle nostre case prima ancora che possiamo comprenderle. Proprio per questo <strong>il giornalismo ha bisogno di tempo</strong>, verifica e conoscenza, per sottrarsi alle semplificazioni e restituire ai fatti la loro complessità.</p>
<p>La testimonianza ed eredità più attuale di Terzani. Cioè ricordare che raccontare la storia mentre accade significa porsi domande sulle conseguenze delle scelte compiute.<br />
L’11 settembre ha cambiato il mondo.<br />
La domanda, venticinque anni dopo, rimane aperta.<br />
<strong>Quale risposta avrebbe potuto renderlo migliore?</strong></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter/">L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La stampa nostrana ma strana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 16:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="651" height="362" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627.jpeg 651w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/10/la-stampa-nostrana-ma-strana/">La stampa nostrana ma strana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="651" height="362" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627.jpeg 651w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/EAB2201B-710B-4570-AB41-00322E7D5627-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></p><p><strong>Tacere gli attentati contro Israele</strong></p>
<p>Esistono alcuni fatti ed avvenimenti che continuano a creare sgomento. Fra essi notiamo per l’ennesima volta, la noncuranza verso gli attentati terroristici arabo palestinesi, l’ultimo ieri sera nei confronti di gente inerme seduta a gustarsi un aperitivo dopo una massacrante giornata lavorativa, nel cuore di Tel Aviv.</p>
<p>Sembra che le chiusure dei rifornimenti di gas e petrolio dalla Russia, abbiano fatto risorgere la vecchia sudditanza“caravanpetrol” della stampa. Seguire le notizia di morti e feriti in Israele non ha alcuna importanza, sempre che non si debba parlare o scrivere dei “poveri palestinesi” ossia di terroristi che dopo aver compiuto la loro vili “missioni”, sono stati intercettati dalla polizia.</p>
<p>Come oggi andiamo a scoprire che l’amico russo di alcuni politici è diventato uno zar che uccide i bambini ucraini e quindi europei, vorremmo far capire – all’ennesima potenza &#8211; che quelli che vengono indicati come “rappresentanti di un popolo sottomessoche lotta per la libertà”, sono dei terroristi fagocitati sotto la bandiera di un “popolo” che effettivamente può identificarsi solo dal 1967: andate a rileggere cosa furono la <span class="s5">Filarmonica </span><span class="s5">P</span><span class="s5">alestinese</span> creata da Toscanini e la <span class="s5">Brigata Palestinese</span> dell’esercito britannico che contribuì a liberare l’Italia dal nazifascismo, oltre alla dichiarazione Balfour e tanto altro ancora. Andate a vedere da chi sono stati traditi gli arabi di Gaza e della Cisgiordania.</p>
<p>Siamo monotoni lo sappiamo e ripetiamo senza sosta le stesse cose, ma lo facciamo solo per farvi vedere da un altro punto di vista – ancorato alla Storia &#8211; quella realtà che politica e stampanon ammette da tanto tempo: la Jihad, gli Hezbollah, Hamas ed altri, sono dei gruppi terroristici. E se oggi scoprite che Putin utilizza dei mercenari sanguinari, rammentiamo che in Libano si addestravano con gli uomini di Yasser Arafat, anche gli italiani delle <span class="s5">Brigate Rosse</span> ed i tedeschi delle <span class="s5">Rote Armee Fraktion</span> e utilizzando l’impeto di Gaber in “Io se fossi Dio”, ci chiediamo ancora come si sia riusciti a dare il Nobel ad un terrorista ricercato per stragi anche dall’Italia e che veniva nello stesso tempo accolto al Quirinale con la mai utilizzata pistolettina nella fondina. Come ha poi fatto a farsi fotografare sorridente un ex presidente del consiglio italiano, assieme agli hezbollah che hanno disintegratola libanese “Ginevra del Mediterraneo” ed il popolo cristiano maronita?</p>
<p>Forse abbiamo compreso alcuni dei motivi che spingono a soprassedere dal parlare accuratamente dei vili attentati che infiammano Israele da alcune settimane. Il primo potrebbe essere l’antipatia per la matematica. Ve ne forniamo un esempio:</p>
<p>Teniamo a precisare che quanto scriviamo non intende eliminare le preoccupazioni e la tristezza per le notizie che quotidianamente arrivano dall’Ucraina, ma la matematica dice che:</p>
<p class="s7">L’Ucraina ha un’area di ​<span class="s6">603.548 km²</span><span class="s6">, mentre </span><span class="s6">Israele ha un’area di 22.145 km²</span><span class="s6">: q</span><span class="s6">uindi l’Ucraina è         27,2543 volte Israele</span><span class="s6">.</span></p>
<p class="s7"><span class="s6">La Russia ha scagliato in 4 settimane più di 2.000 missili sull’Ucraina</span><span class="s6">, mentre ne</span><span class="s6">l maggio 2021, Hamas ha lanciato da Gaza oltre 3.000 razzi su Israele in una settimana</span><span class="s6">.</span></p>
<p class="s7"><span class="s6">Questo significa che in 4 settimane sarebbero stati 12.000</span> <span class="s6">e se la matematica non è un’opinione, 12.000 x 27,2543 = </span><span class="s8">327.051,6</span> <span class="s6">: q</span><span class="s6">uesti i missili che sarebbero stati lanciati dai </span><span class="s6">“</span><span class="s6">palestinesi</span><span class="s6">”</span><span class="s6"> se loro fossero Russi e gli israeliani Ucraini</span><span class="s6">.</span><span class="s6"> Ripetiamolo: </span><span class="s8">327.051,6</span><span class="s8">.</span> <span class="s6">I razzi scagliati da Gaza non si sono fermati in quei giorni, solo non se ne parla.</span></p>
<p class="s9"><span class="s6">Altro eventuale motivo grazie al quale l’informazione non menziona accuratamente i fatti sanguinari avvenuti </span><span class="s6">di recente </span><span class="s6">in Israele</span><span class="s6">,</span><span class="s6"> potrebbe essere il fatto che nella costosissima Tel Aviv, per sopravvivere bisogna darsi da fare. Non esistono figli che rimangono a casa con Mammà, è poi difficile trovare lavoro se non si ha almeno una laurea. Si lavora almeno nove, dieci ore al giorno e dopo una giornata stancante, si raggiung</span><span class="s6">o</span><span class="s6">no amici e conoscenti in uno dei bar ristoranti</span><span class="s6"> che si affacciano lungo le vie centrali della città</span><span class="s6">, </span><span class="s6">ten</span><span class="s6">endo </span><span class="s6">anche presente che per due lunghi anni </span><span class="s6">è stato impossibile incontrarsi</span><span class="s6"> a causa del Covid</span><span class="s6">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s6">Immaginate una piazza come Campo de Fiori od altre nei popolari rioni romani di San Lorenzo o Trastevere</span><span class="s6">,</span><span class="s6"> od in una qualsiasi località del nostro paese</span><span class="s6">.</span> <span class="s6">Improvvisamente in me</span><span class="s6">zz</span><span class="s6">o alla folla giovanile</span><span class="s6">,</span> <span class="s6">un tale estrae un’arma e si mette a sparare.</span></p>
<p class="s9"><span class="s6">I media avrebbero seguito la notizia? </span><span class="s6">Si se accaduta in Italia, </span><span class="s6">dove si sarebbe trattato</span><span class="s6"> sicuramente del gesto di un pazzo</span><span class="s6"> senza motivazione: non esistono lotte</span><span class="s6"> per la liberazione di Palestrina, della Casilina …</span></p>
<p class="s9"><span class="s6">L’errore di certa stampa e di certa politica</span> <span class="s10">nostrana ma strana</span><span class="s6"> è </span><span class="s6">il non voler capire che</span><span class="s6"> gli israeliani sono persone con culture ed ideali </span><span class="s6">moderni e contemporanei</span><span class="s6">. </span><span class="s6">Si tratta di una frontiera europea, sebbene posta alle estremità del Mediterraneo: l</span><span class="s6">e minacce terroristiche dettate da gruppi e stati eversivi come la Siria e l’Iran</span><span class="s6">, sono esattamente come quelle di un Putin verso la Polonia o gli Stati baltici. Israele è uno stato fra i più democratici</span><span class="s6"> nel mondo</span><span class="s6">, dal quale non solo le notizie vengono tutte diramate, ma dove tutte le fedi sono rappresentate in parlamento e nelle cariche più alte dello stato.</span></p>
<p class="s9"><span class="s6">Forse è tutto questo che fa si che alla nostra politica-stampa-società non interessa quando un israeliano viene ucciso. Si chiama ipocrisia, si chiama arcaico o moderno antisemitismo</span><span class="s6">-anti</span><span class="s6">i</span><span class="s6">sraelianismo-antisionismo</span><span class="s6">. Si chiama paura, vergogna. Si chiama vivere nella menzogna, esattamente come quando </span><span class="s6">furono in pochi gli</span> <span class="s6">italiani che </span><span class="s6">si ribellarono alle leggi </span><span class="s6">razziali rivolte verso i loro connazionali. L’ebreo (o l’israeliano) rimane un altro, finché non diventa premio Nobel o porta in auge il tricolore. </span></p>
<p class="s9"><span class="s6">Rammentiamo ancora una volta </span><span class="s6">Einstein: “Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo.”</span></p>
<p class="s9">
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