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		<title>La maternità della Chiesa nell’età adulta dell’umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 20:03:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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<p>La Chiesa non sarà madre perché protegge il passato, ma perché sa generare figli e figlie di Dio dentro la complessità del presente, con la forza del Vangelo, la sapienza&#8230;</p>
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<section>Ci sono parole che nella vita ecclesiale non possono essere ridotte a immagine devota o a formula retorica. Una di queste è certamente la parola <strong>maternità</strong>. Dire che la Chiesa è madre non significa usare un linguaggio sentimentale per addolcire la sua presenza nella storia. Significa dire qualcosa di essenziale sulla sua natura. La Chiesa è madre perché genera alla fede, nutre con la Parola e i sacramenti, accompagna nella crescita, corregge senza annientare, custodisce senza possedere. Non esiste anzitutto per amministrare apparati, presidiare confini o difendere sé stessa, ma per far nascere Cristo nelle coscienze e nelle relazioni umane.È questa la grande intuizione della Tradizione, ripresa con forza anche dal Vaticano II, quando <em>Lumen gentium</em> parla della Chiesa come “madre nostra”. Ma proprio qui emerge la domanda più seria del nostro tempo. Come può la Chiesa offrire oggi la sua maternità in un’umanità che si è evoluta, che pensa in modo più critico, che vive libertà più ampie, che abita la tecnica, la globalizzazione, la complessità affettiva e culturale, e che spesso diffida di ogni autorità percepita come distante o invasiva?</p>
<p>La risposta non può essere nostalgica. Non basta ripetere che la Chiesa è madre; occorre mostrare <strong>come</strong> questa maternità possa essere ancora evangelicamente vera e umanamente credibile. Il Concilio, nella <em>Gaudium et spes</em>, non parte dalla paura del mondo moderno, ma dalla decisione di rivolgersi agli uomini e alle donne del proprio tempo per illuminare il mistero dell’uomo e cooperare alla ricerca di risposte ai problemi del presente. Ed è qui che la maternità della Chiesa ritrova il suo fondamento: non nell’adattarsi servilmente al mondo, ma nel servire l’uomo alla luce di Cristo.</p>
<p>In realtà, la maternità ecclesiale non è un’invenzione tardiva. È iscritta già nella rivelazione biblica. Il Dio della Scrittura, pur trascendendo ogni immagine semplicemente umana, non teme di lasciarsi raccontare con tratti materni. Isaia mette sulle labbra di Dio parole disarmanti: <em>“Si dimentica forse una donna del suo bambino?… Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”</em>. E ancora: <em>“Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò”</em>. Qui la maternità non è debolezza. È fedeltà viscerale, memoria che non abbandona, capacità di custodire anche quando l’altro si smarrisce.</p>
<blockquote><p>“Si dimentica forse una donna del suo bambino?… Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.”</p>
<p>Isaia 49,15</p></blockquote>
<p>Se la Chiesa è sacramento della presenza di Dio nella storia, non può essere madre in un altro modo: sarà madre se saprà rendere visibile questa memoria che non scarta, questa cura che non si ritira, questa consolazione che non umilia. La grande tentazione, però, è confondere la maternità con il controllo. E qui bisogna essere netti. Una madre vera non genera per possedere. Non alleva figli dipendenti per sentirsi indispensabile. Non trattiene per paura di perdere il proprio ruolo. Genera per far vivere. Educa per rendere liberi. Accompagna per aiutare a stare in piedi.</p>
<p>Quando la Chiesa dimentica questo e trasforma la sua autorità in sorveglianza, la sua cura in paternalismo, la sua identità in autosufficienza, smette di essere madre e rischia di diventare un sistema. Papa Francesco, in <em>Evangelii gaudium</em>, richiama proprio questo punto quando descrive la Chiesa come una madre dal cuore aperto, casa aperta del Padre, e mette in guardia da una pastorale che si comporta da controllore della grazia invece che da facilitatrice dell’incontro con Dio.</p>
<div>
<p><strong>Qui si gioca un punto decisivo:</strong> una Chiesa madre non ha come prima missione la conservazione di sé, ma la generazione della vita dell’altro.</p>
</div>
<p>Se la Chiesa è madre, non può avere come scopo primario la semplice conservazione di sé. La maternità è per sua natura generativa. Fa spazio alla vita dell’altro. Per questo la maternità della Chiesa oggi si misurerà soprattutto nella sua capacità di formare <strong>coscienze adulte</strong>, non di produrre dipendenze religiose. Benedetto XVI, riprendendo il Catechismo e san Cipriano, ricordava che la fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra fede e che la Chiesa è la Madre di tutti i credenti.</p>
<p>In questo senso, la celebre affermazione di san Cipriano, <em>“non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come Madre”</em>, va compresa bene. Non è una frase di possesso identitario, né una parola da usare come clava apologetica. È il riconoscimento di una verità spirituale: nessuno si genera da solo alla vita cristiana. Nessuno si dà da sé il Vangelo, il battesimo, l’Eucaristia, la comunione dei santi. La fede è ricevuta, custodita, trasmessa in un corpo vivo che la precede.</p>
<blockquote><p>“Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre.”</p>
<p>San Cipriano</p></blockquote>
<p>Ma se questo è vero, allora bisogna aggiungere subito un altro passaggio: una Chiesa madre, oggi, non può più parlare all’umanità come se fosse spiritualmente minorenne. L’uomo contemporaneo è più esposto, più frammentato, più vulnerabile di quanto spesso appaia, ma è anche più consapevole, più interrogante, meno disponibile ad accettare parole senza testimonianza. E forse proprio qui si decide la credibilità della Chiesa.</p>
<p>Non nel rinunciare alla verità, ma nel saperla offrire senza durezza sterile. Non nel dissolvere la dottrina, ma nel mostrarne la capacità di illuminare la vita concreta. Non nel semplificare brutalmente la complessità umana, ma nel discernere come il Vangelo possa incarnarsi dentro di essa. Papa Francesco invita a rallentare il passo, a guardare negli occhi, ad ascoltare, ad accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. Questa è una parola pastorale, ma prima ancora è una parola teologica: Dio non salva l’uomo dall’esterno, lo raggiunge dentro la sua storia.</p>
<p>È esattamente ciò che vediamo in Cristo. Gesù non esercita una paternità o una autorità astratta. Il suo modo di stare davanti alle persone ha una forza profondamente generativa, e in questo senso anche materna. Non banalizza il male, ma non comincia mai dalla pietra. Non cancella la verità, ma la offre come possibilità di rinascita. Alla donna adultera dona prima la salvezza dalla lapidazione, poi l’appello a una vita nuova. Alla samaritana non nega il disordine, ma apre un dialogo che la restituisce alla verità di sé. A Zaccheo entra in casa prima ancora che l’uomo dimostri di meritare qualcosa.</p>
<p>La Chiesa sarà madre per il nostro tempo solo se accetterà fino in fondo questo stile di Cristo: una verità che salva, non che schiaccia; una misericordia che rialza, non che copre superficialmente; una prossimità che apre futuro. Per questo la maternità della Chiesa oggi passa necessariamente dall’ascolto. Non da un ascolto di facciata, ma da un ascolto reale delle ferite dell’umano contemporaneo.</p>
<p>Solitudini affettive, fragilità educative, famiglie segnate da rotture, giovani connessi ma interiormente spaesati, adulti stanchi, anziani invisibili, persone che portano domande profonde e spesso non trovano luoghi in cui dirle senza sentirsi giudicate in anticipo. La <em>Gaudium et spes</em> si apre proprio con quella scelta decisiva che resta profetica: assumere come proprie <em>“le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi”</em>. Se la Chiesa vuole essere madre, non può osservare il dolore da lontano. Deve lasciarsene toccare.</p>
<blockquote><p>“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi… sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo.”</p>
<p>Gaudium et spes, 1</p></blockquote>
<p>Naturalmente tutto questo non significa arrendersi al relativismo. Una madre vera non coincide con una figura permissiva che non distingue più il bene dal male. La maternità autentica è insieme tenera ed esigente. Proprio perché ama, non rinuncia a indicare il bene. Ma il modo in cui lo indica cambia tutto. La maternità ecclesiale non può consistere in una pedagogia della paura. Deve essere una pedagogia della verità amata e resa amabile.</p>
<p>Anche qui il riferimento a Maria è decisivo. Maria è madre perché accoglie la Parola, la lascia crescere in sé, la offre al mondo, resta sotto la croce, non si sostituisce mai al Figlio ma ne custodisce la presenza. In lei la Chiesa contempla il proprio volto più puro: generare Cristo senza possederlo, servire il mistero senza manipolarlo, restare fedele anche quando non tutto è chiaro.</p>
<p>C’è poi un punto che oggi non può essere eluso. Una madre credibile sa anche riconoscere quando ha ferito. La Chiesa non perde la sua maternità quando chiede perdono; la ritrova. In un tempo in cui molte persone percepiscono le istituzioni come chiuse, difensive o autoreferenziali, la conversione ecclesiale è parte integrante della sua testimonianza. La Chiesa non si tradisce quando riconosce le proprie rigidità, i clericalismi, le chiusure, gli abusi di potere o di coscienza: si tradirebbe semmai se li negasse per salvare un’immagine di sé.</p>
<p>Una madre che non sa fare verità sulle proprie ombre non genera fiducia; una madre che attraversa la verità con umiltà torna a essere casa. Alla fine, allora, la questione si fa molto semplice e molto alta insieme. La Chiesa potrà offrire la sua maternità all’umanità evoluta non se tenterà di riportarla indietro, ma se saprà starle accanto evangelicamente. Non se pretenderà sudditanza, ma se formerà libertà. Non se alzerà muri identitari per paura del mondo, ma se renderà presente Cristo come chiave, centro e fine della vicenda umana.</p>
<div>
<p><strong>La maternità della Chiesa non è un residuo del passato. È una necessità del futuro.</strong> Perché l’uomo contemporaneo, pur evoluto, pur tecnologicamente potente, pur critico e autonomo, non ha smesso di aver bisogno di nascere alla vita vera. E nessun progresso tecnico potrà sostituire una parola che genera, una comunione che sostiene, una misericordia che rialza, una verità che orienta. In fondo, anche oggi, continua ad aver bisogno di una madre.</p>
</div>
</section>
<section>
<h3>Riferimenti ecclesiali e teologici richiamati nel testo</h3>
<p><em>Lumen gentium</em>; <em>Gaudium et spes</em>; <em>Evangelii gaudium</em> 46–49; san Cipriano, <em>De catholicae ecclesiae unitate</em>; Benedetto XVI, Udienza generale del 31 ottobre 2012; riferimento a Maria Madre della Chiesa.</p>
</section>
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		<title>FRATEL BIAGIO: LE MIE FORTI PREOCCUPAZIONI PER LA SANTA CHIESA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 18:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fratel Biagio]]></category>
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<p class="p1"><span class="s1">A parlare è il missionario Fratel Biagio che ha fondato a Palermo la comunità che accoglie in gratuità e in provvidenza circa 600 persone in difficoltà. In questo momento Fratel Biagio pur essendo in un momento di sofferenza, ha un cancro al colon, ha sempre un pensiero e una preghiera per tutti e ci tiene a donarci questo messaggio:” le mie forti preoccupazioni per la santa chiesa.” </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Ricordiamoci che Dio ci invita ad essere buoni pastori, cioè il buon esempio. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E’ urgentissimo prendersi cura della santa chiesa, rafforzandola soprattutto con una più forte e sana formazione vocazionale dei seminaristi, affinché possano nascere nuovi pastori e religiosi al servizio della chiesa e del nostro prossimo, capaci di donarsi per il bene di questa sofferta umanità. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dice il buon Dio siate “buoni come le colombe, ma attenti come i serpenti”, siate prudenti soprattutto per il forte rischio dei profanatori che tentano di trasformare la casa di Dio in bancarelle e scambio valute, adeguandosi agli scorretti costumi di oggi. Le donne entrano in chiesa e partecipano alle sante messe, ai battesimi, alle comunioni, alle cresime e ai matrimoni tutte scollate e seminude, anche la sposa si presenta tutta scollata, trasformando così la casa di Dio in una passerella di moda. Dice il buon Dio correggiamo e rimproveriamo chi è nell’errore e così sarà possibile la sua conversione per mezzo vostro, ma se non direte al peccatore che sta peccando ti caricherai il peccato degli altri. Come si dice nella terra di Sicilia non facciamo gli omertosi cioè vediamo e non parliamo e non interveniamo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Cari pastori, fate attenzione, non spogliatevi della vostra preziosa veste di sacerdoti, togliendovi il crocifisso e il colletto bianco, vestendovi in “borghese” esponendovi così ai tanti pericoli, ai rapaci. Siate prudenti alle negative dipendenze, alle sigarette, all’alcool, per essere di buon esempio e non di cattivo esempio. Carissimi sacerdoti, religiosi e religiose siate ferventi nella fede, nella speranza e nella carità in obbedienza e rispetto al nostro Santo Padre Francesco che il buon Gesù ci ha donato e ai nostri Vescovi per costruire tutti insieme un mondo migliore. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Carissimo e amato Papa Francesco, coraggio, il buon Dio ti custodisca, grazie per il tuo prezioso operato verso i più deboli e i più poveri. Carissimo Arcivescovo Corrado, coraggio, il buon Dio ti ha affidato una missione molto delicata di custodire la Cattedrale, tutte le chiese e il seminario di Palermo. Grazie per il tuo operato, continua a pregare per tutti noi, anche noi preghiamo per te.” </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Pace e Speranza </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fratel Biagio </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">piccolo servo inutile </span></p>
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		<title>Catania. La Chiesa nel mondo digitale: virtù e rischi del web. Un corso dello Studio Teologico San Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Nov 2021 18:08:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/4036CC30-B1E7-4C95-9ACD-EAB0B99679C4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/4036CC30-B1E7-4C95-9ACD-EAB0B99679C4.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/4036CC30-B1E7-4C95-9ACD-EAB0B99679C4-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/4036CC30-B1E7-4C95-9ACD-EAB0B99679C4-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il percorso, a cura dei professori Marco Pappalardo, Alfredo Petralia e Felice Bongiorno, è stato pensato per una maggiore conoscenza del mondo dei “cittadini digitali” che apra ad una riflessione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/11/06/catania-la-chiesa-nel-mondo-digitale-virtu-e-rischi-del-web-un-corso-dello-studio-teologico-san-paolo/">Catania. La Chiesa nel mondo digitale: virtù e rischi del web. Un corso dello Studio Teologico San Paolo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il percorso, a cura dei professori Marco Pappalardo, Alfredo Petralia e Felice Bongiorno, è stato pensato per una maggiore conoscenza del mondo dei “cittadini digitali” che apra ad una riflessione sulle potenzialità delle nuove tecnologie anche in ambito pastorale. Modalità di iscrizione</em></p>
<p>Catania, novembre 2021 – Un corso, promosso dallo <a href="https://studiosanpaolo.it/istituto/" data-type="URL" data-id="https://studiosanpaolo.it/istituto/">Studio Teologico San Paolo, </a>sulle virtù e i rischi del web, nel quale le esperienze e i contenuti sul tema verranno affiancati dalla riflessione su un sistema educativo preventivo, pensato per far scoprire i vantaggi e gli svantaggi delle nuove tecnologie e dei new media anche in ambito pastorale.</p>
<p>Il percorso, a cura dei professori Marco Pappalardo, Alfredo Petralia e Felice Bongiorno, è stato pensato per una maggiore conoscenza del mondo dei “cittadini digitali” che apra ad una riflessione sulle potenzialità delle nuove tecnologie anche in ambito pastorale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-38877" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/11/sanpaolo-anteprima-1024x529.jpg" sizes="(max-width: 541px) 100vw, 541px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/11/sanpaolo-anteprima-1024x529.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/11/sanpaolo-anteprima-300x155.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/11/sanpaolo-anteprima-768x397.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/11/sanpaolo-anteprima.jpg 1200w" alt="" width="541" height="279" /></figure>
</div>
<p>Nella prima parte del corso si analizzerà il proprio ruolo di “cittadino digitale”, per poi mettere a fuoco i pericoli del web e gli strumenti per difendersi, così da muoversi nel web con consapevolezza. Verranno prese in considerazione le competenze e le abilità che il web permette di sviluppare (il saper fare), ma anche il ruolo sempre più cruciale delle nuove tecnologie nelle relazioni e nella socialità (il saper essere). Queste riflessioni saranno la base di partenza per un dialogo sul cyberbullismo, ma anche sull’importanza di valorizzare le piattaforme online e i social come integrazione delle attività educative e pastorali in presenza.</p>
<p>La seconda parte, dal taglio più teologico e pastorale, sarà rivolta alla comprensione di alcuni titoli di interesse particolare del Videocatechismo, opera in 46 episodi del regista Gjon Kolndrekaj, che traduce le oltre mille pagine del Catechismo approvato da san Giovanni Paolo II nel 1997.</p>
<p>ORARIO LEZIONE</p>
<p>9 Novembre 2021 – Nella rete ma non come pesci. A cura di A. Petralia e M. Pappalardo<br />
15 Novembre 2021 – Virtù e vizi del web. A cura di A. Petralia e M. Pappalardo<br />
23 Novembre 2021 – Per una cittadinanza digitale attiva e consapevole. A cura di A. Petralia e M. Pappalardo<br />
30 Novembre 2021 – La Chiesa nel mondo digitale. A cura di F. Bongiorno<br />
7 Dicembre 2021- Il Videocatechismo della Chiesa Cattolica. A cura di F. Bongiorno<br />
14 Dicembre 2021 – Limiti e risorse per il futuro della Chiesa digitale. A cura di F. Bongiorno</p>
<p>Dalle 15:30 alle 18:00 In presenza</p>
<p>MODALITÀ DI ISCRIZIONE</p>
<p>Per saperne di più e iscrivervi al corso:<a href="https://studiosanpaolo.it/corsi/la-chiesa-nel-mondo-digitale" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://studiosanpaolo.it/corsi/la-chiesa-nel-mondo-digitale</a>/</p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="SIKYY34Lau"><p><a href="https://studiosanpaolo.it/corsi/la-chiesa-nel-mondo-digitale/">La Chiesa nel mondo digitale</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" title="“La Chiesa nel mondo digitale” — Studio Teologico San Paolo" src="https://studiosanpaolo.it/corsi/la-chiesa-nel-mondo-digitale/embed/#?secret=SIKYY34Lau" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" sandbox="allow-scripts" data-secret="SIKYY34Lau" data-mce-fragment="1"></iframe></div>
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<p>Contesto</p>
<p>La storia dello dello Studio Teologico San Paolo, ha inizio a Catania nel 1969. L’stituto è un centro teologico nato dal desiderio di trasmettere a religiosi e laici l’amore per la teologia e la ricerca sulle scienze religiose. Un amore condiviso con la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, affiliata dal 1990, e con le diocesi di Acireale, Caltagirone, Catania, Nicosia, Noto e Siracusa. Da oltre cinquant’anni cura la formazione di generazioni di teologi, presbiteri e insegnanti di religione cattolica. L’offerta formativa è da sempre orgoglio per la qualità e per il carattere distintivo dei corsi, primo fra tutti il corso di specializzazione in Teologia Spirituale, l’unico del Sud Italia.</p>
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		<title>Ricordati di santificare le feste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 18:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1090" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF.png 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-300x204.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-1024x698.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-768x523.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-1536x1046.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-1170x797.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/09203E8F-A841-47E2-A5C3-A650C75965FF-585x399.png 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Nei libri di storia si legge che durante le &#8220;epidemie&#8221;, le guerre e le pesti, i cristiani si riunivano e pregavano insieme, facendo novene, adorazioni e suppliche, come documentano i&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei libri di storia si legge che durante le &#8220;epidemie&#8221;, le guerre e le pesti, i cristiani si riunivano e pregavano insieme, facendo novene, adorazioni e suppliche, come documentano i testi liturgici delle molteplici “Messe in tempo di: terremoti; siccità e carestie; epidemie, guerre”. Nel corso di questa tragica epidemia, con le chiese e gli oratori chiusi, sembra che molti abbiano accantonato Dio e i suoi Comandamenti, preoccupati ansiosamente della salute del corpo e trascurando il benessere dell’anima. La Rai, che ogni mattina trasmette la Messa del Papa dalla cappella “Santa Marta”, il primo sabato della “fase 2”, nel silenzio assordante di messaggi e stimoli di religiosità, ha riproposto la lettura di “Dieci comandamenti” presentata <img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-5680" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/5FE93804-85C3-4C07-AD5D-9EB059C1CB15-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /> dall’attore Roberto Benigni. Nel corso del lungo monologo, intrecciando battute ironiche e a volte dissacranti, l’attore ha ripetuto più volte che il comandamento più gradito a Dio è il terzo: “Ricordati di santificare le feste” e fa parte della prima tavola delle leggi che rende evidente il rapporto tra Dio e l’uomo, dando segni di concretezza al primo comandamento: “Amerai il Signore Dio tuo”. Chissà se qualcuno degli spettatori, sentendo tale richiaha pensato a come sono trascorse le 10 domeniche, chiusi in casa, sotto la coltre di paura e di timore di essere contagiati dal virus ? e poi ancora a come saranno le prossime domeniche, quando sarà concesso ai fedeli di poter partecipare alla Messa, pur vincolati dal numero  chiuso e limitato dai posti distanziati e dalle mille prescrizioni che, seppure preventive, ingabbiano e mortificano il significato spirituale del sacro rito.<br />
Sono interrogativi che fanno prevedere un cambiamento di stile e di relazione tra la gente: l’era del “dopo coronavirus” fa presagire nuovi scenari fino ad ieri impensabili, mutate forme di espressione della religiosità e di comunicazione col sacro.<br />
Il venerdì per i musulmani, il sabato per gli ebrei, la domenica per i cristiani, “giorno del Signore” nel ricordo della risurrezione, sono i giorni definiti di festa e di riposo, quasi a voler seguire l’esempio del Creatore che il settimo giorno, dopo aver creato il cielo, le stelle, il mare, la terra, gli animali, le piante e l’uomo, vedendo che “erano cose buone”, si riposò.<br />
Il valore del giorno del riposo, lo shabbat, per gli ebrei, la domenica per i cristiani, è sacro, è un segno identitario, che il Governo non ha preso in considerazione, autorizzando le “messe coram populo” a partire da lunedì 18 maggio, come se la Chiesa fosse un normale esercizio commerciale.<br />
E’ sconfortante constatare con quanta superficialità il mondo occidentale ha abdicato ad una così pressante raccomandazione, formulata con l’imperativo “Ricordati”, quasi un promemoria costante che unisce le creature al Creatore.<br />
Nel testo dell’Esodo si legge, infatti: “ Ricordati del giorno del sabato per santificarlo…non farai alcun lavoro, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, il tuo bestiame, il forestiero che dimora presso di te” e vien data come motivazione “perché il Signore ha benedetto il giorno di sabato e l’ha santifi  Rispetto ai giorni feriali, impegnati nel lavoro e nelle cose della terra, assoggettati allo strapotere dell’economia e del profitto a tutti i costi, al consumismo forsennato, la domenica dovrebbe essere dedicata a “saper guardare oltre la materialità”, a curare la dimensione dello spirito, a prendere coscienza di essere liberi e non schiavi, cogliendo anche delle positive occasioni per fare del bene.<br />
<img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-5681" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/58A26C94-A029-4492-8ABF-9753F5E4B562-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /> La tradizione millenaria della Chiesa ha reso solenne e festiva la domenica, invitando i fedeli a “partecipare” e non solo ad “assistere” alla celebrazione eucaristica.<br />
Non sarà più “sufficiente” seguire la Messa in streaming o in Tv, soluzione adottata per l’emergenza della pandemia e che non potrà diventare prassi ordinaria.<br />
Superato il difficile periodo dell’emergenza, la partecipazione attiva alla celebrazione della Parola e alla condivisione del Pane  eucaristico, il contatto diretto con il Corpo di Cristo nella santa comunione, non dovrà più essere surrogata dalla “comunione spirituale”, che è la pratica alla quale si ricorre quando si è impediti ad assumere la comunione sacramentale, com’è avvenuto durante la pandemia per il coronavirus.<br />
«Quando non potete avere il bene di comunicarsi realmente alla Santa Messa, si legge nel volume ”Introduzione alla vita devota” di San Francesco di Sales, comunicatevi almeno col cuore e con lo spirito, unendovi con un ardente desiderio a quella Carne vivificante del Salvatore» ed il gesuita Rodriguez aggiunge: «La comunione spirituale consiste nell’avere un ardente desiderio di ricevere l’adorabile Sacramento»<br />
Adesso che non ci sono ostacoli alla soddisfazione del “desiderio”, la partecipazione alla Santa Messa dovrà riprendere il ritmo ordinario nella fedele osservanza del terzo comandamento e, com’è stato possibile bloccare per alcune settimane tutte le attività commerciali e sociali per l’emergenza Covid.19, ogni cristiano dovrebbe riproporsi una specifica priorità nel restituire significato e importanza al dovere di celebrare il “giorno del Signore”, così come raccomandato dal Decalogo.<br />
Come afferma Mons Raspanti, vescovo di Acireale: “La salute del corpo è fondamentale, ma, per chi crede, la vita dell’anima ha un valore di gran lunga superiore” e quindi seguire la via del buon cristiano, osservare i comandamenti, è un dovere che non può essere oggetto di trattative, di protocolli e di condizionamenti, né tanto meno di paure.<br />
Per evitare che il mondo e la società restino ancora  più bui e più tristi, occorre impegnarsi perché la rinascita morale si prerogativa irrinunciabile rispetto  a quella sociale ed economica, ricollocando nella giusta gerarchia l’anima e il corpo, il benessere spirituale che sostiene e rinforza il benessere materiale.<br />
L’impegno di santificare la festa è la risposta generosa alla raccomandazione di un Dio “geloso”, ma che “usa benevolenza fino a mille generazioni “ per coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/ricordati-di-santificare-le-feste/">Ricordati di santificare le feste</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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