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		<title>Bergamo, il coltello e il vuoto: quando un ragazzo di 13 anni trasforma il dolore in spettacolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:44:57 +0000</pubDate>
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<p>Non basta dire che è stato un gesto folle. A Trescore Balneario emerge qualcosa di più duro e più scomodo: una rabbia coltivata, una violenza pensata, un disagio che cerca&#8230;</p>
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<p>Ci sono fatti che non si possono liquidare con una parola veloce.“Follia”, “raptus”, “ragazzo difficile”, “tragedia inspiegabile”. Sono formule che aiutano a chiudere il discorso, non ad aprirlo. E invece quello che è accaduto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, chiede esattamente il contrario: non una scorciatoia emotiva, ma uno sguardo più profondo, più onesto, più umano e anche più esigente. Il 25 marzo 2026, uno studente di 13 anni ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, davanti alla scuola media Leonardo da Vinci. La docente è stata colpita al collo e all’addome, è stata operata d’urgenza e nelle ore successive le sue condizioni sono migliorate. Il ragazzo è stato collocato in una comunità protetta; per età, non è imputabile.</p>
<p>Ma il punto più sconvolgente non è solo l’aggressione.</p>
<p>Il punto è che, secondo quanto emerso, quel gesto non sarebbe nato in un attimo di buio improvviso. Sarebbe stato pensato, annunciato, perfino messo in scena. Le ricostruzioni parlano di un testo diffuso su Telegram, una sorta di manifesto in cui il 13enne attribuiva all’insegnante umiliazioni, abuso di potere e sofferenza, anticipando l’intenzione di colpirla. Inoltre avrebbe indossato una maglietta con la scritta “vendetta” e portato con sé uno smartphone per filmare l’azione. Non siamo davanti soltanto a un’esplosione di rabbia. Siamo davanti a una rabbia che si organizza, si racconta e cerca uno sguardo davanti a cui esistere.</p>
<p>Ed è qui che il caso di Bergamo smette di essere solo cronaca nera e diventa uno specchio sociale.</p>
<p>Perché un tredicenne oggi non colpisce soltanto. Spesso sente il bisogno di rappresentare ciò che fa. Di renderlo contenuto. Di affidarlo a un canale, a una platea, a una rete. È una differenza enorme. La violenza non resta più soltanto violenza: diventa linguaggio, messa in scena, messaggio. E quando un ragazzo arriva a trasformare il proprio conflitto in un atto da registrare o diffondere, vuol dire che non c’è solo un problema individuale. C’è una deformazione più larga del modo in cui tanti adolescenti stanno imparando a sentire sé stessi nel mondo: esisto se qualcuno mi guarda, se qualcuno reagisce, se il mio dolore fa rumore.</p>
<p>Questo non assolve. Ma aiuta a capire.</p>
<p>Il racconto che emerge dalle prime fonti restituisce infatti un ragazzo che si sentiva schiacciato, non visto nel proprio dolore, convinto di subire ingiustizie, umiliazioni, soprusi. Che quel vissuto corrisponda interamente ai fatti è cosa che dovranno chiarire gli inquirenti, e bisogna stare molto attenti a non trasformare la narrazione dell’aggressore in verità assoluta. Però una cosa è già chiara: nella sua percezione interiore, quel ragazzo non stava vivendo un semplice conflitto scolastico. Stava costruendo una guerra personale, con un nemico preciso, una giustizia tutta sua e perfino una strategia. ANSA riferisce anche che nel testo egli mostrava consapevolezza del fatto di avere 13 anni e di non poter essere processato come penalmente responsabile. Questo dettaglio è tremendo, perché ci dice che nel gesto non c’era solo impulsività, ma anche un elemento di calcolo.</p>
<p>E allora la domanda vera non è soltanto: perché lo ha fatto?</p>
<p>La domanda vera è: come si arriva, a 13 anni, a pensare che il male sia una soluzione e che la propria sofferenza diventi legittimazione della violenza?</p>
<p>Qui entra in gioco la scuola, certo. Ma guai a scaricare tutto sulla scuola.</p>
<p>La scuola è oggi il luogo in cui esplodono contraddizioni che spesso nascono altrove: in famiglie stanche, in comunità fragili, in territori che hanno perso presìdi educativi, in reti digitali che moltiplicano rancore, isolamento, fantasie di rivalsa. Gli insegnanti si ritrovano sempre più spesso a presidiare non solo l’apprendimento, ma il disagio psichico, i conflitti relazionali, l’aggressività, la solitudine, le frustrazioni profonde. È un compito enorme, spesso lasciato sulle spalle di persone che lavorano con dedizione ma senza strumenti sufficienti, senza supporti strutturali, senza un vero patto educativo condiviso con famiglie, istituzioni, servizi territoriali.</p>
<p>La docente colpita, nelle parole riportate da Repubblica, non ha reagito chiedendo vendetta, ma invitando a non lasciare vincere il buio e a stare accanto soprattutto ai ragazzi che fanno più fatica. È una frase che pesa come una lezione civile. Perché mostra la differenza tra chi educa e chi distrugge: l’educazione non nega il male, ma rifiuta di farsene contagiare.</p>
<p>Eppure proprio questa luce non può diventare un alibi per non dire la verità.</p>
<p>La verità è che oggi esiste una quota crescente di minori che vive un rapporto alterato con il limite, con l’autorità, con la frustrazione. Non perché siano tutti “mostri”, ma perché spesso crescono in ambienti dove il conflitto non viene elaborato, viene accumulato. Dove il dolore non viene nominato, viene spostato. Dove l’umiliazione non viene trasformata, viene vendicata. Dove il digitale non aiuta a pensare, ma a intensificare emozioni grezze, assolute, senza mediazione.</p>
<p>In molti casi, il problema non è l’assenza di parole. È l’assenza di parole vere.</p>
<p>Un ragazzo che a 13 anni prepara un gesto del genere, lo giustifica, lo mette in scena e lo consegna a un canale pubblico, è un ragazzo che da qualche parte si è perso. Ma è anche il segno di una società adulta che troppo spesso intercetta i minori solo quando il dolore diventa ingestibile, scandaloso, mediatico. Prima no. Prima ci si limita a dire che passerà, che è un’età difficile, che bisogna stringere i denti, che la scuola penserà a tutto. E invece no: non passa da solo ciò che cresce nel silenzio.</p>
<p>Questa storia ci costringe allora a tre verità scomode. La prima: il disagio minorile non è più leggibile con categorie vecchie e rassicuranti.</p>
<p>Non basta distinguere tra “bravi ragazzi” e “ragazzi problematici”. Esistono adolescenti apparentemente normali che covano mondi interiori devastati, iperconnessi, opachi, nutriti da risentimenti che gli adulti non vedono o non sanno leggere.</p>
<p>La seconda: la violenza giovanile oggi è anche una violenza narrativa.</p>
<p>Non si limita a colpire, vuole significare. Vuole lanciare un segnale, costruire un personaggio, bucare lo schermo. Quando entra in gioco la dimensione social, non siamo più solo nel campo della devianza: siamo anche nel campo della costruzione identitaria deformata.</p>
<p>La terza: la scuola non può essere lasciata sola.</p>
<p>Se la società continua a chiedere agli insegnanti di fare i docenti, gli psicologi, i mediatori, i genitori supplenti e i contenitori delle fratture sociali, allora ogni tragedia sarà commentata con commozione, ma preparata da anni di abbandono istituzionale.</p>
<p>Non serve usare questo caso per invocare solo più punizione.</p>
<p>Ma sarebbe altrettanto sbagliato usarlo per sciogliere ogni responsabilità dentro una generica parola come “fragilità”. La fragilità va accolta, certo. Ma l’accoglienza non è confusione morale. Un ragazzo può essere fragile e insieme gravemente responsabile sul piano umano del male compiuto. Anche se non imputabile sul piano penale. Le due cose non si escludono. Anzi: proprio perché è un minore, va preso sul serio fino in fondo, senza demonizzarlo e senza deresponsabilizzarlo.</p>
<p>Il punto decisivo, allora, è questo: cosa facciamo prima che un dolore adolescente diventi odio organizzato?</p>
<p>Qui si gioca tutto. Nella capacità di costruire luoghi in cui i segnali non vengano derubricati a capricci. Nella formazione degli adulti a riconoscere linguaggi, posture, escalation, fantasie di vendetta, isolamento digitale, esibizione della rabbia. Nella presenza di équipe educative vere. Nella possibilità di offrire ascolto prima che tutto si trasformi in atto. Nella responsabilità di famiglie, scuola, servizi, comunità territoriali e piattaforme digitali.</p>
<p>Perché un ragazzo di 13 anni che arriva a questo punto non ci parla solo di sé.</p>
<p>Ci parla di noi. Del nostro ritardo. Della nostra fatica a educare nel tempo della connessione senza relazione. Del nostro modo, troppo frequente, di accorgerci del male solo quando è già diventato sangue.</p>
<p>E tuttavia, dentro questa vicenda tremenda, una parola resta possibile: responsabilità.</p>
<p>Non la responsabilità usata come manganello morale. Ma quella che ci obbliga a non voltarci dall’altra parte. A capire che la prevenzione oggi non è un convegno, non è uno slogan, non è una circolare scolastica. È un lavoro paziente di presenza, ascolto, limiti chiari, legami veri, alfabetizzazione emotiva e cultura digitale. È qui che si decide se un ragazzo impara a trasformare il conflitto in parola oppure la parola in arma.</p>
<p>Forse la cosa più drammatica di questa storia è che, prima del coltello, c’era già stato un crollo della relazione.</p>
<p>E quando la relazione crolla, il rischio non è solo la distanza. A volte è la disumanizzazione. L’altro non è più una persona: diventa il bersaglio, il colpevole assoluto, l’ostacolo da eliminare. È su questo che bisogna lavorare, con urgenza, nelle scuole e fuori dalle scuole: riumanizzare lo sguardo, prima ancora di gestire l’emergenza. Bergamo ci lascia una ferita. Ma una ferita, se non viene rimossa o spettacolarizzata, può ancora diventare domanda collettiva. E forse da qui dobbiamo ripartire: non dal desiderio di archiviare in fretta, ma dal coraggio di ricostruire legami educativi all’altezza di questo tempo. Perché il contrario della violenza non è soltanto la punizione. È una presenza adulta capace di vedere prima, ascoltare meglio e intervenire davvero.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>ADHD nei bambini: quando non è “maleducazione”, ma una richiesta d’aiuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 16:03:42 +0000</pubDate>
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<p>Genitori, scuola e comunità davanti a una domanda che brucia: come si cresce un figlio quando l’attenzione scappa, il corpo si muove e il cuore chiede di essere visto davvero?&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/21/adhd-nei-bambini-quando-non-e-maleducazione-ma-una-richiesta-daiuto/">ADHD nei bambini: quando non è “maleducazione”, ma una richiesta d’aiuto</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<blockquote><p><strong>Dedica</strong></p>
<p><strong>A Silvia, maestra e madre: perché conosci il peso delle giornate e, nonostante tutto, continui a scegliere lo sguardo che salva.</strong></p></blockquote>
<p>C’è una frase che sento ripetere troppo spesso, nelle famiglie e nei corridoi delle scuole, e ogni volta mi fa lo stesso effetto: sembra semplice, sembra pratica, sembra “di buon senso”. In realtà è una lama. “È solo un bambino vivace”. Oppure: “Deve imparare a stare fermo”. Oppure ancora: “Se lo volesse, ce la farebbe”.</p>
<p>Ecco, l’ADHD comincia spesso qui: nel punto in cui un comportamento viene letto come scelta, mentre è fatica. Nel punto in cui una difficoltà viene scambiata per carattere, mentre è un modo diverso di funzionare. Nel punto in cui un bambino non viene più visto come persona in crescita, ma come problema da gestire.</p>
<p>Parliamone con chiarezza, senza ideologie e senza mode. L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) non è una parolaccia e non è una “diagnosi comoda” per giustificare tutto. Ma non è nemmeno una scusa. È una condizione neuroevolutiva che può influire su attenzione, impulsività e autoregolazione. Tradotto: non significa che il bambino non capisce, significa che spesso fatica a governare ciò che capisce. Non significa che non è intelligente, significa che può essere intelligentissimo e al tempo stesso sentirsi continuamente “fuori ritmo”, come se il mondo chiedesse un passo e lui avesse un altro tempo nel corpo e nella mente.</p>
<p>Il punto più delicato è questo: i bambini non hanno le parole per spiegare la loro fatica. Quindi la mettono in scena. Con movimenti, interruzioni, distrazioni, scoppi emotivi, dimenticanze, “non ascolta”, “non sta mai fermo”, “provoca”, “si perde”. E noi adulti, se non stiamo attenti, rispondiamo solo alla scena, non alla domanda che c’è sotto. Il bambino allora impara una lezione terribile: “Io sono sbagliato”. E quando questa frase entra dentro, non basta più un voto buono o una punizione per cambiarla.</p>
<p>Un bambino con ADHD può vivere una contraddizione che spiazza: in alcuni momenti sembra incapace di concentrarsi su un compito di pochi minuti, in altri può stare ore su ciò che lo aggancia (un gioco, un video, un interesse, una costruzione). È il famoso “iperfocus”, che non è magia né capriccio: è un aggancio forte del sistema attentivo su qualcosa di altamente stimolante o emotivamente coinvolgente. E qui i genitori si fanno una domanda onesta: “Ma allora quando vuole, ce la fa”. Sì e no. Perché il tema non è la volontà, è la regolazione. È come chiedere a qualcuno con la febbre di “decidere” di abbassare la temperatura: può provarci, ma non è così che funziona.</p>
<p>Attenzione: parlare di ADHD non significa mettere etichette a caso. Ci sono fasi dello sviluppo in cui la vivacità è normalissima. Ci sono periodi di stress familiare, cambiamenti, separazioni, lutti, trasferimenti, che possono far esplodere disattenzione e agitazione. Ci sono problemi del sonno, ansia, difficoltà di apprendimento, emotività intensa, che possono assomigliare all’ADHD o convivere con esso. Per questo servono valutazioni serie, professionisti competenti, uno sguardo integrato. Non la diagnosi “da video” e nemmeno l’autoassoluzione. Serve responsabilità: perché un’etichetta sbagliata fa male, ma anche ignorare un bisogno reale fa male.</p>
<p>I segnali, quando ci sono, non stanno mai in un singolo episodio. Stanno nella ripetizione, nella pervasività, nell’impatto sulla vita quotidiana. Un bambino che dimentica sempre il materiale, che perde costantemente le cose, che fatica a seguire istruzioni in più passaggi, che passa da una cosa all’altra senza finire, che interrompe, che si alza in continuazione, che sembra “non sentire” quando gli parli, che esplode emotivamente per frustrazioni piccole, che vive la scuola come un campo minato. E soprattutto: un bambino che, col tempo, smette di provarci. Perché la fatica di essere rimproverato ogni giorno diventa più pesante della fatica di studiare.</p>
<p>Qui sta il bivio: o lo leggiamo come disobbedienza, o lo leggiamo come richiesta di aiuto. E la differenza tra queste due letture cambia una vita.</p>
<p>Per i genitori è durissima, perché nessuno nasce “pronto” a gestire un figlio che vive in accelerazione o in dispersione. Arriva anche la vergogna: lo sguardo degli altri, il giudizio implicito al parco, la maestra che chiama, i nonni che dicono “ai miei tempi…”. E arriva pure il senso di colpa: “Dove ho sbagliato?”. È umano. Ma se restiamo lì, dentro la colpa, perdiamo il bambino. Perché il bambino non ha bisogno di un tribunale: ha bisogno di una guida.</p>
<p>C’è una cosa che spesso non diciamo: i genitori di bambini con ADHD vivono anche un logoramento invisibile. Organizzare il mattino, i compiti, gli orari, le regole, può diventare una guerra quotidiana. E quando la guerra dura mesi, anni, si consuma l’energia affettiva. A quel punto la casa rischia di diventare un luogo di comandi e di scontri, dove l’amore c’è ma non passa più. E il bambino, che è sensibilissimo al clima emotivo, si irrigidisce o scappa. È un circolo: più rimproveri, più stress; più stress, più sintomi; più sintomi, più rimproveri. Spezzarlo non è “buonismo”: è igiene relazionale.</p>
<p>Qual è la prima rivoluzione possibile? Cambiare la domanda. Non: “Perché fai così?”. Ma: “Che cosa ti succede quando fai così?”. Non: “Perché non ti impegni?”. Ma: “Qual è il punto in cui ti perdi?”. Non: “Perché mi fai disperare?”. Ma: “Come posso aiutarti a riuscire, senza umiliarti?”.</p>
<p>Questo non toglie i limiti. Li rende sensati. Perché i limiti non sono muri contro un bambino: sono confini che proteggono un bambino. Ma devono essere confini praticabili, chiari, coerenti, e soprattutto accompagnati da un legame. Un bambino con ADHD non ha bisogno di meno regole: ha bisogno di regole più semplici, più visibili, più “allenabili”. Ha bisogno che l’adulto smetta di parlare solo a parole e inizi a parlare anche con l’ambiente: routine, check-list, oggetti sempre nello stesso posto, tempi brevi, pause previste, consegne spezzate, rinforzi positivi immediati. Non perché “lo vizi”, ma perché lo aiuti a costruire competenze di autoregolazione che per lui non sono automatiche.</p>
<p>Molti genitori mi dicono: “Ho paura che gli altri pensino che non so educare”. È qui che entra in gioco la comunità. Perché la verità è questa: un bambino non cresce da solo in una famiglia. Cresce in un ecosistema. E se l’ecosistema giudica, il bambino si chiude. Se l’ecosistema sostiene, il bambino fiorisce.</p>
<p>La scuola, ad esempio, può essere ferita o cura. Dipende. Se un bambino viene etichettato come “quello che disturba”, il suo posto nel gruppo diventa quello del colpevole. E quando un bambino diventa “il colpevole”, gli altri imparano a guardarlo così. È una profezia che si autoavvera. Se invece la scuola costruisce alleanza con la famiglia, definisce strategie chiare, valorizza i punti di forza, normalizza alcune fatiche, allora la classe diventa un laboratorio di crescita. Non perfetto, ma umano.</p>
<p>E qui serve dirlo: non basta “buona volontà”. Servono strumenti. Formazione degli insegnanti, tempi di ascolto, figure di supporto, comunicazione non colpevolizzante, obiettivi realistici, modalità di verifica adatte quando necessario. Un bambino non va “salvato” abbassando le aspettative: va accompagnato costruendo condizioni perché possa esprimere le sue capacità senza essere schiacciato dal metodo.</p>
<p>Dentro l’ADHD c’è anche un tema emotivo che spesso ignoriamo. La frustrazione ripetuta produce rabbia o tristezza. Il sentirsi rimproverati produce chiusura. Il sentirsi “sotto esame” produce ansia. E molti bambini, per difendersi, sviluppano un’immagine di sé dura: “Io non ci riesco”, “Io sono cattivo”, “Io non valgo”. Per questo i genitori dovrebbero imparare una forma di comunicazione che sembra piccola ma è potentissima: separare la persona dal comportamento. Non “sei insopportabile”, ma “questa cosa non va bene”. Non “sei sempre il solito”, ma “qui dobbiamo trovare un modo diverso”. Non “mi fai perdere la pazienza”, ma “io adesso sono stanco, facciamo una pausa e ripartiamo”.</p>
<p>E poi c’è la tecnologia. Non demonizziamola, ma non facciamoci prendere in giro. Un bambino con ADHD può essere particolarmente vulnerabile agli stimoli digitali perché il digitale è progettato per catturare attenzione immediata. Non è colpa del bambino se il cervello si aggancia. È anche un fatto di design. Qui serve tecnoempatia: adulti capaci di costruire confini digitali non come punizione, ma come protezione. Non “ti tolgo il tablet perché sei cattivo”, ma “ti aiuto a non finire risucchiato, perché ti voglio bene”. E insieme: alternative reali, corpo, sport, gioco libero, creatività, amicizie dal vivo, attività manuali. Un cervello in movimento ha bisogno anche di un corpo in movimento, e di relazioni incarnate.</p>
<p>C’è un altro punto spesso dimenticato: i bambini con ADHD hanno anche doni. Energia, intuizione, creatività, rapidità di pensiero, capacità di vedere connessioni, sensibilità. Se però vengono cresciuti solo a forza di correzioni, quei doni diventano instabilità. Se invece vengono riconosciuti e incanalati, diventano competenze. Un genitore che sa dire: “Vedo che sei brillante”, “Vedo che hai fantasia”, “Vedo che quando ti appassioni sei incredibile”, sta costruendo un terreno di autostima su cui poi si possono chiedere sforzi e regole. Senza questo terreno, le regole diventano umiliazione.</p>
<p>E cosa può fare, concretamente, una famiglia? Piccole scelte che non risolvono tutto ma cambiano l’aria.</p>
<p>Ridurre le parole e aumentare la struttura: poche regole, chiare, sempre uguali. Routine visive: un cartellino con “mattina”, “compiti”, “sera”. Tempi brevi: 10-15 minuti di compito e poi una pausa concordata. Obiettivi micro: “Facciamo tre esercizi”, non “finisci tutto”. Premiare lo sforzo, non solo il risultato. Anticipare le transizioni: “Tra cinque minuti si spegne e si prepara lo zaino”. Fare ordine nell’ambiente: meno oggetti in vista, meno stimoli. Dare un posto fisso alle cose. Creare rituali di calma: una lettura, un respiro, un gesto ripetuto. E soprattutto, quando esplode il conflitto, ricordarsi che vincere la discussione non serve: serve salvare la relazione.</p>
<p>E quando serve aiuto, chiederlo senza vergogna. Pediatra, neuropsichiatra infantile, psicologo dell’età evolutiva, logopedista, servizi territoriali, centri specializzati. Non per “medicalizzare” la vita, ma per comprenderla. A volte un percorso psicologico sulle abilità di autoregolazione e sulla gestione emotiva è decisivo. A volte il lavoro con la scuola è la svolta. A volte si valutano anche interventi farmacologici, quando indicati e seguiti da specialisti, ma questo è un tema che va trattato con rigore e serenità, lontano dai social e vicino alla clinica. La cosa più importante è non lasciare la famiglia sola e non lasciare il bambino prigioniero del giudizio.</p>
<p>Ed eccoci alla comunità, che per me è la parola che salva. Perché un bambino con ADHD non vive solo in casa e a scuola. Vive in parrocchia, in oratorio, nello sport, nei gruppi, nelle feste, nei compleanni, nelle sale d’attesa, nelle file. Vive in un mondo di adulti che spesso chiedono “comportati bene” senza chiedersi se stiano offrendo condizioni per riuscirci.</p>
<p>La comunità matura si riconosce da una cosa: non dal fatto che “tolleriamo” il bambino difficile, ma dal fatto che impariamo a includerlo senza etichettarlo. Una catechista che sa accogliere il movimento senza umiliare, un allenatore che sa trasformare l’energia in disciplina non punitiva, un educatore che sa dare compiti concreti (portare una cosa, aiutare a preparare, guidare un piccolo gruppo), una famiglia amica che non giudica ma sostiene, un nonno che smette di paragonare e inizia a comprendere. Questa è fraternità concreta. Questa è pace quotidiana. È la differenza tra “ti sopportiamo” e “ti vogliamo bene”.</p>
<p>E allora, forse, la domanda giusta per tutti noi non è: “Che problema ha questo bambino?”. Ma: “Che responsabilità abbiamo noi adulti nel creare spazi dove possa crescere?”. Perché a volte il bambino è il sintomo di una società che non sa più reggere la complessità, che pretende prestazioni continue, che misura tutto, che giudica in fretta. L’ADHD ci costringe a rallentare e a tornare al cuore dell’educazione: non addestrare, ma accompagnare.</p>
<p>Non esiste la famiglia perfetta. Esiste la famiglia che non si arrende al cinismo. Non esiste la scuola perfetta. Esiste la scuola che fa alleanza. Non esiste la comunità perfetta. Esiste la comunità che sceglie la reciprocità: io ti aiuto oggi, tu mi aiuterai domani, perché crescere un figlio è un bene comune.</p>
<p>E se proprio vogliamo una frase da tenere in tasca, una sola, che non sia slogan ma bussola, io direi questa: un bambino non cambia quando lo schiacci. Cambia quando lo vedi. E quando lo vedi davvero, anche tu cambi con lui.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>In margine allo stupro di gruppo di Palermo e di Napoli Cresciuti a pane e pornografia Vuoto educativo da colmare</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/27/in-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 10:22:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="848" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-300x199.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-1024x678.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-768x509.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-1170x775.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-780x516.jpeg 780w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-585x388.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/F06E065D-58FF-474F-9E1F-6718A8D8F81C-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Si raccolgono oggi i frutti di una carenza e di un vuoto educativo da parte della famiglia. La scuola, luogo privilegiato di istruzione e formazione,ha messo al primo posto la trasmissione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/27/in-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare/">In margine allo stupro di gruppo di Palermo e di Napoli Cresciuti a pane e pornografia Vuoto educativo da colmare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><b><i><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Si raccolgono oggi i frutti di una carenza </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e di un </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vuoto educativo da parte della famiglia.</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> </span></span></i></b><b><i><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a scuola</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, luogo privilegiato di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">istruzione e formazione</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha messo al primo posto la trasmissione dei contenuti culturali, trascurando, a volte, gli opportuni interventi educativi verso la formazione integrale dello studente e quindi anche gli aspetti relativi all’educazione alla salute, alla sessualità, all’affettività</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e al senso civico</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></i></b></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><br />
Mille pagine di giornali e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">servizi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sui canali </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">social</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e televisivi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> hanno fatto</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">dello stupro di Palermo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> prima</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">poi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di Napoli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> uno spettacolo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">mediatic</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ma</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> l’accaduto rende ancor più emergente</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> la crisi educativa della società di oggi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> il vuoto dei valori umani e sociali, sommersi dal relativismo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che assorb</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ono</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ogni comportamento pubblico e privato.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Con la rivoluzione del </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">‘</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">68 è stato abbattuto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> il muro delle regole</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">all’insegna della pseudo libertà di fare quel che si vuole, di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vestirsi e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">agire secondo i propri gusti,  spesso  espressione di capricci e di condizionamenti dettati dalla moda e dalla pubblicità, si registra un grande vuoto sociale, privo del valore del rispetto, della dignità, della valorizzazione della storia e della cultura, delle tradizioni, diventa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ndo</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">“artistici”  e “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">messaggi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">comunicativi “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> persino </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">gli sfregi ai monumenti, le parolacce, i disegni osceni.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Pur nel cammino verso la parità di genere</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">la cultura </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">maschilista </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ancora</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> prevale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, come documentano i numerosi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">femminicidi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">continuando</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">considerare la</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> donna </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">come</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> oggetto di possesso e di piacere</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-75765" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-300x212.jpeg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-300x212.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-1024x724.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-768x543.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-1170x827.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2-585x414.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D67EC6FA-FAD7-4A76-8806-F2E81E19C2D2.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">È</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> questo un risvolto inquietante della stessa società “progredita” che, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">se </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">da un lato celebra la dignità delle donne, dall’altro continua tranquillamente a esprimere forme inaudite di violenza, verso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">cui si</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> rimane indifferenti e rassegnati alla tolleranza.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La pubblicità, i film, i </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">programmi televisivi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> hanno contribuito a rafforzare tale p</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">rocesso degenerativo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, proponendo modelli </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e idoli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">diventano segno</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di esibizione e manipolazione del corpo femminile, ridotto ad oggetto di business e di consumo. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">laissez</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">faire</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> il “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">tanto sono </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ragazzi”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> o il</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">“non lo fanno apposta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nno </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">prodotto uno stile di comportamento privo di qualsiasi canone di “buona educazione”.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il decoro dell’abbigliamento, un tempo sacro e obbligatorio, ha ceduto il passo al “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">non è necessario”, tanto fanno tutti così”, ognuno </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">s</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">i veste come vuole</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">” senza </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">saper</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">distinguere</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> luoghi, momenti, occasioni che richiedono particolari accorgimenti.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La figura </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">femminile,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> oggetto di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">pubblicità, nelle pose e nelle forme più </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">provocanti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ha prodotto un’attenzione al corpo, all’esteriorità, all’immaginazione che va oltre </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">la  sens</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ualità</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ed ecco i frutti di tanti comportamenti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, veicolati anche da</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> certi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> videogiochi.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I ragazzi di oggi che </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“hanno tutto e non sono contenti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">” sono cresciuti a “pane e pornografia”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">desensibilizza</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">così </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">alla violenza sessuale e alla crudeltà </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">bruciati” dalle droghe, dall’alcool, dal crack </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">degenerano in peggiori conseguenze, provocandosi dolorose cicatrici. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Il pansessualismo </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ha </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ri</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">condotto</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> l’uomo alla sua dimensione </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">istintiva</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> al materialismo bestiale che </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">incide</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">le coscienze più deboli</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> prive di una guida e di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">modelli </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">esemplari</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ome si legge in alcune sentenze</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, gli autori di tali comportamenti vengono definiti “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Vittime di un “deficit educativo”, che li avrebbe condizionati con un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La diffusione sempre più dilagante di pornografia cartacea, cartellonistica ed ancor più nei siti web ha </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">reso traboccante la cattiva educazione e le immagini, gli atteggiamenti, le espressioni</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> volgari, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">spesso ripetute</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> con  abitudinaria naturalezza, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">hanno costruito una crosta di assuefazione a tutto ciò che non si riconosce adeguato alla dignità e al decoro della persona umana.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Si raccolgono oggi i frutti di una carenza </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e di un </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vuoto educativo da parte della famiglia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, alla quale la Costituzione all’art. 30 assegna come “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">dovere e diritto”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il compito di</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">mantenere, istruire</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> ed educare i figli</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a scuola</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, luogo privilegiato di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">istruzione e formazione</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha messo al primo posto la trasmissione dei contenuti culturali, trascurando, a volte, gli opportuni interventi educativi verso la formazione integrale dello studente e quindi anche gli aspetti relativi all’educazione alla salute, alla sessualità, all’affettività</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e al senso civico</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5">Oggi la trasversalità dell’Educazione civica che tende alla formazione del cittadino, <span class="s8"><span class="bumpedFont15">dovrebbe coinvolgere anche queste tematiche, ma non in maniera frammentaria e occasionale.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La giornata del 25 </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">novembre,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> come ha proposto il Ministro Valditara</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sia l’occasione </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">per</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">avviare in tutte le scuole italiane una serie di programmi per affermare la cultura del rispetto</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, per </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">educare a un rapporto che sia autenticamente paritario </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">superando quei residui di machismo, di maschilismo che ancora connotano la nostra società</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Presentata non come “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">giornata della violenza</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">contro le donne”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, bensì   </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">come “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">giornata</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> del rispetto della persona</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> e della dignità della donna”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">diventi una</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">vera </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">lezione</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> di vita</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per tutti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> gli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> studenti, promuovendo un </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">efficace</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">apprendimento </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> una reale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> modifica del modo di pen</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">are, di sentire e di agire.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Anche la Chiesa in questi decenni ha </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">messo in ombra</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’attenzione alla dimensione morale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, al senso del pudore, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">non dando una risposta </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">adeguata </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">all’erotizzazione d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">elle </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">comunicazioni</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> mediatiche</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sempre più aggressive e pervasive</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e  ha cancellato dal suo vocabolario la parola “castità”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> resa tabù dall’edonismo  dominante, un tempo  virtù e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">valore </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha formato i giovani al sacrificio, alla rinuncia, al rispetto e alla pienezza della gioia del matrimonio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, integrando la sessualità nella personalità, quale funzione a servizio dell’amore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, inteso come dono. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La custodia di sé e dell’altro non </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> un optional, ma l’unico modo in cui si possa amare davvero, umanizzando il proprio sentire. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ensare col cuore e amare col cervello</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">” è la regola pedagogica che ribalta le forme di egoismo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e rende </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">equilibrato</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> produttivo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ogni nuovo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> apprendimento</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Scuola, famiglia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> società civile</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> “insieme”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per vincere una battaglia di civiltà</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s5">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F08%2F27%2Fin-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare%2F&amp;linkname=In%20margine%20allo%20stupro%20di%20gruppo%20di%20Palermo%20e%20di%20Napoli%20Cresciuti%20a%20pane%20e%20pornografia%20Vuoto%20educativo%20da%20colmare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F08%2F27%2Fin-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare%2F&#038;title=In%20margine%20allo%20stupro%20di%20gruppo%20di%20Palermo%20e%20di%20Napoli%20Cresciuti%20a%20pane%20e%20pornografia%20Vuoto%20educativo%20da%20colmare" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/27/in-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare/" data-a2a-title="In margine allo stupro di gruppo di Palermo e di Napoli Cresciuti a pane e pornografia Vuoto educativo da colmare"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/27/in-margine-allo-stupro-di-gruppo-di-palermo-e-di-napoli-cresciuti-a-pane-e-pornografia-vuoto-educativo-da-colmare/">In margine allo stupro di gruppo di Palermo e di Napoli Cresciuti a pane e pornografia Vuoto educativo da colmare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Alla domanda: “Mio figlio come va?” la risposta pedagogica: “Sta crescendo”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/08/alla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 08:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/57D6FC50-FA2D-4EAB-834A-B4DD73B0FFC8-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ragazze e ragazzi ci chiedono di essere viste/i, come persone, rispettate nelle loro differenze, riconosciute nella loro unicità, con proposte formative che abbiano un dialogo con le loro vite, in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/08/alla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo/">Alla domanda: “Mio figlio come va?” la risposta pedagogica: “Sta crescendo”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><i>Ragazze e ragazzi ci chiedono di essere viste/i, come persone, rispettate nelle loro differenze, riconosciute nella loro unicità, con proposte formative che abbiano un dialogo con le loro vite, in un ambiente sicuro, moderno e attrezzato con gli strumenti che servono ad apprendere.</i></span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><br />
In linea di continuità con l’articolo che propone di modificare la domanda “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Come vai a scuola</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">?” con la formula “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Come stai a scuola?</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">dando</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> centralità al “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">benessere</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">dello</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> studente, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si indirizza l’attenzione alla risposta</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che i docenti dovrebbero </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">saper dare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ai genitori che nel corso degli incontri “scuola-famiglia” per le valutazioni trimestrali o quadrimestrali </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">chiedono :</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">“Mio figlio come va?”</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La domanda è pensata bene, anche </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">se viene</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> formulata male.  I nostri nonni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dicevano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Vai a scola ca t’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ansignuno</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">adducazione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”. Il termine “educazione”, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">anche nella</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">colorita espressione dialettale, voleva significare non soltanto il buon comportamento, ma faceva pre</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">vedere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la crescita, lo sviluppo delle competenze, un reale riscatto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sociale in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> vista della professione da svolgere al termine degli studi.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Se la risposta del docente viene formulata </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">con </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l’espressione: “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Va bene. Ha preso 7 – </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">8 .</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> Ha fatto un buon compito, una buona interrogazione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” oppure “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Deve riparare in matematica, deve studiare meglio l’inglese o le scienze</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,  il</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> messaggio che arriva alla famiglia è un rinforzo dell’idea che la scuola sia soltanto istruzione, contenuti, conoscenze, materie e compiti.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Se la comunicazione è trasmissione di idee e di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pensieri,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">q</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">uesto è quello che il docente pensa e comunica ai genitori. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La duplice connotazione d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ella</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> scuola, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">luogo privilegiato di istruzione e di formazione,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non si evince nelle risposte dirette date ai genitori. </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dov’è la dimensione formativa e orientativa della scuola </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">se alla mamma dell’alunna </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">brava viene</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">risposto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">er sua figlia tutto ok</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, non c’è niente da dire, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">se</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ne può andare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">?</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il dialogo educativo scuola-famiglia necessita di una radicale modifica di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">linguaggio e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di comunicazione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. L</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a risposta pedagogica che il docente educatore dà ai genitori coinvolgendoli nel percorso </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">formativo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dovrebbe </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">riguardare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la descrizione del processo di crescita</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dello studente:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Suo figlio sta crescendo, Ha conseguito questi traguardi, ha migliorato questi aspetti del suo carattere, ha bisogno </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di….</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">.”</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Con </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">questa espressione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">pensata per</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> lui, per lei</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” si </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">offre ai genitori, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i quali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> hanno formulato male </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">domanda</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pensata</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">bene, il</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">docente manifesta</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> vera </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">idea di scuola</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, esplicitandone le finalità </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">formative </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> qualifica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in tal modo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la sua profession</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di  “educatore”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, attento alla crescita armonica e integrale dello studente.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ricordo il grido angosciante di una mamma che, durante un incontr</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> valutazione intermedia, alla professoressa che cercava il compito di latino da mostrare per indicare gli errori </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">commessi ha</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> risposto urlando: “Non mi interessa il voto del compito di latino, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mio</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">figlio si </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">droga, frequenta</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> una brutta compagnia e chiedo a voi aiuto per salvarlo e riportarlo sulla buona strada” </span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">E’ desiderio di ogni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">genitore il</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> miglior bene per il proprio figlio e non solo la promozione ed il successo scolastico, ma essenzialmente il </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">successo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">formativo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> lo sviluppo delle competenze, in vista della realizzazione del personale progetto di vita </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">de</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l domani professionale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La relazione educativa che costituisce una delle connotazioni essenziali della </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">scuola ,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> intesa come “atto intenzionale” offre la garanzia della crescita della persona.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nella relazione docente-</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">studente, con la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> risposta alla domanda</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ome stai?”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">  si apre il dialogo e la comunicazione nella prospettiva del futuro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ed emergono dubbi, perplessità, bisogni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ai quali occorre dare risposta nella “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">scuola per ciascuno”.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ell’incontro con i genitori, la relazione educativa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si orienta verso </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la convergente ricerca del vero bene del figlio-studente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, e non solo della promozione.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Star bene a scuola, Star bene con se stessi, Star bene con le istituzioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”, slogan del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">rogetto giovani 9</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">3</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">promosso da </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Luciano Corradini,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che ha dato vita al “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Progetto Ragazzi 2000</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">  </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dopo trent’anni è ancora vivo e attuale.</span></span></p>
<p>*****</p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-75237" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-300x195.jpeg" alt="" width="300" height="195" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-300x195.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-1024x666.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-768x499.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-1170x761.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05-585x380.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D0EBBC1B-6C33-42C9-8694-7FBAFA67BE05.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Fra le tante cose che i ricercatori fanno prima di avviare un’inchiesta è quella di chiedere agli studenti: “Qual è la domanda che vorreste vi fosse posta?», e loro da sempre, da molto prima della pandemia, dicono “come stai, davvero?”.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Un articolo </span></span><a href="https://www.vita.it/idee/come-stai-davvero-la-domanda-che-la-scuola-deve-fare-a-ragazzi-e-docenti/"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">su Vita.it,</span></span></a><span class="s10"><span class="bumpedFont20"> cerca di vedere il rapporto con gli alunni da una angolazione diversa e infatti l’estensore dell’articolo spiega: “L’avevo segnalata ai docenti che conosco, perché è una domanda che non esisteva a scuola, se non nei casi estremi, forse perché si presume che a 15 anni non puoi che star bene di salute, i guai fisici si presentano dopo. E invece…</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Il cambio di domanda è decisivo per capire se da adulto chiedo “come va a scuola?” e mi sento rispondere “male” penso ad un brutto voto.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Certamente, il docente pensa di avere davanti non già 28 </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">pazienti  ma</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20"> 28 studenti da cui occorre guadagnare l’attenzione per insegnare col rischio  che le domande sul benessere diventa l’ennesima materia.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Tuttavia, </span></span><a href="https://www.vita.it/idee/come-stai-davvero-la-domanda-che-la-scuola-deve-fare-a-ragazzi-e-docenti/"><span class="s11"><span class="bumpedFont20">riporta sempre Vita.it,</span></span></a><span class="s10"><span class="bumpedFont20"> “a 16 anni si può star male come sempre per un sacco di ragioni, molte passano, ma la scuola ha il dovere di non essere parte di quelle. </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Ragazze e ragazzi ci chiedono di essere viste/i, come persone, rispettate nelle loro differenze, riconosciute nella loro unicità, non messe in competizione le une con le altre, messe a studiare su questioni che abbiano un dialogo con le loro vite, in un ambiente sicuro, moderno e attrezzato con gli strumenti che servono ad apprendere, ecc. E questo vuol dire classi meno numerose e per un docente conoscere chi si ha di fronte, prevedere colloqui individuali e momenti collettivi per sciogliere questioni, assegnare lavori in coppia e a gruppi, lavorare su più linguaggi per scoprire le vocazioni espressive individuali, usare più dialoghi e meno lezioni frontali quando è possibile, metter mano al sistema di valutazione sperimentando ad esempio l’autovalutazione, conoscere le risorse di aiuto specialistiche in caso di problemi, ecc.” </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">È però importante pure fare la stessa domanda: “Come stai?” anche ai docenti e lavorare su quella, perché è chiaro che stanno male anche loro. E dopo il benessere siamo pronti per la prossima domanda, che sta terremotando la presenza in classe: “che senso ha stare qui?”.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s10"><span class="bumpedFont20">Se lo stanno chiedendo in </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20">molti  e</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont20"> da un po’ di tempo  </span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F08%2F08%2Falla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo%2F&amp;linkname=Alla%20domanda%3A%20%E2%80%9CMio%20figlio%20come%20va%3F%E2%80%9D%20la%20risposta%20pedagogica%3A%20%E2%80%9CSta%20crescendo%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F08%2F08%2Falla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo%2F&#038;title=Alla%20domanda%3A%20%E2%80%9CMio%20figlio%20come%20va%3F%E2%80%9D%20la%20risposta%20pedagogica%3A%20%E2%80%9CSta%20crescendo%E2%80%9D" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/08/alla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo/" data-a2a-title="Alla domanda: “Mio figlio come va?” la risposta pedagogica: “Sta crescendo”"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/08/alla-domanda-mio-figlio-come-va-la-risposta-pedagogica-sta-crescendo/">Alla domanda: “Mio figlio come va?” la risposta pedagogica: “Sta crescendo”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Zitto e mangia, il libro di Luca Giovanni e Marco Pappalardo. Al centro l’educazione dei giovani, alimentare e di comunità</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/13/zitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=zitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 21:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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		<category><![CDATA[sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/C97D3179-1442-4C56-9250-30F8BC69FA4A.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/C97D3179-1442-4C56-9250-30F8BC69FA4A.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/C97D3179-1442-4C56-9250-30F8BC69FA4A-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/C97D3179-1442-4C56-9250-30F8BC69FA4A-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>A Catania doppia presentazione del progetto educativo Zitto e mangia. Ricette per l’educazione e la buona tavola&#8221; : incontro con gli autori Il  14 luglio alle ore 18 presso Spazio 47&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/13/zitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita/">Zitto e mangia, il libro di Luca Giovanni e Marco Pappalardo. Al centro l’educazione dei giovani, alimentare e di comunità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Catania doppia presentazione del progetto educativo Zitto e mangia. Ricette per l’educazione e la buona tavola&#8221; : incontro con gli autori Il  14 luglio alle ore 18 presso Spazio 47 in Via Nuovalucello, 47HI e il 15 luglio alle ore 20 al  Chiostro della Parrocchia Santa Maria di Gesù (ingresso libero).</em></p>
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<p>Nella nostra infanzia- adolescenza  quando le giornate scorrevano tra casa,  scuola, studio e momenti relazionali ed erano ancora lontani i frenetici ritmi cui ci hanno sottoposto i mutamenti della società odierna, la riunione familiare a tavola era un momento irrinunciabile che aveva in sé  il senso della sacralità dello stare insieme unito al sapore delle genuine pietanze di un tempo  preparate da mamma.<br />
Per noi l’intesa nei giorni feriali  si realizzava durante la colazione del mattino, ma  particolarmente  la sera a cena al rientro di papà, quasi sempre assente a pranzo per motivi professionali.<br />
Era uno di quei momenti cui  teneva intensamente nel vedere la sua famiglia riunita.  Per noi che più che mangiare amavamo parlare, raccontare, spesso  lo abbiamo  sentito quasi sentenziare  : “a tavola quando si mangia non si parla”.  Le conversazioni erano  rinviate al momento della frutta, quando lui per primo apriva lo spazio alle risate agli scherzi allo scambio di opinioni, commenti sui fatti d’attualità non ultimi risvolti e accadimenti nelle ore scolastiche e finalmente l’audio della TV diveniva più compatibile all’ascolto.  Si trattava di una esortazione al silenzio durante i pasti, compresimo molto tempo dopo,  per godere di attimi di tranquillità che  per  papà dopo gli impegni lavorativi, era anche quello una sorta di approccio alla serenità e all’armonia della famiglia. “A tavola quando si mangia non si parla”, fu una frase che usò ripetere fino ai suoi ultimi anni di vita.</p>
<p>Cosi aver appreso dell’uscita di “Zitto e mangia” il libro suscitò in noi  moltissima curiosità e soprattutto il riaffiorare di un dolce ricordo.<br />
Un libro che d’istinto acquistammo sotto casa alla libreria ‘Paoline’ e casa editrice (San Paolo)  del testo scritto da due versatili germani catanesi, <strong>Marco Pappalardo </strong>giornalista- scrittore , esperto in temi pedagogici,  cooperatore salesiano e docente di Lettere nei Licei  e <strong>Luca Giovanni Pappalardo, </strong>chef di prim’ordine  a Bologna(Trattoria “Pane e panelle”) scrittore e padre di due figli. Apparentemente impegnati in settori diversi, i due fratelli sono strettamente  legati  da una eccezionale  affinità elettiva che si traduce nella dedizione  alla formazione dei giovani. Un fil rouge stimolante oltre che  incentivante del loro operare e rafforzante della naturale sintonia tra loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“Zitto e mangia. Ricette per l’educazione e la buona tavola” </strong>il progetto pedagogico condiviso dai fratelli Pappalardo, edito da San Paolo, rappresenta una  riflessione per la vita quotidiana, impreziosito da  ricette educative per crescere ragazzi sani, felici e consapevoli. Sviluppo e formazione dei bambini e dei ragazzi  si realizzano oltre che in famiglia,  attraverso processi  di integrazione sociale , poiché “l’educazione è un’esperienza di comunità” sostiene Marco Pappalardo, secondo cui il testo risulta  perfettamente allineato all’adozione ” nelle  scuole, e  per i percorsi di educazione all’alimentazione e alle realtà ecclesiali come parrocchie, oratori e associazioni”.</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img decoding="async" class="wp-image-45605" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/Zitto-e-mangia-300x162.png" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/Zitto-e-mangia-300x162.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/Zitto-e-mangia.png 500w" alt="" width="300" height="162" /></figure>
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<p>Nelle librerie  da qualche mese, Il <strong>libro sarà ufficialmente presentato</strong> in un doppio incontro con gli autori a <strong>Catania</strong> il <strong>14 luglio </strong>alle ore 18 presso <strong>Spazio 47 </strong>in Via Nuovalucello, 47HI, su prenotazione.(a margine il link). L’Hub di Fondazione Èbbene Spazio 47, condividendo ilo spirito educativo del testo oltre ad ospitare la presentazione donerà alcune copie alle donne e alle famiglie che frequentano il Centro di Prossimità di San Cristoforo. All’ appuntamento presso Spazio 47,  articolerà l’evento,  un dibattito,  sui temi centrali del testo,  tra Luca Giovanni e Marco Pappalardo,  la dietista Francesca Furnari e la psicologa  Valentina Cavallari.</p>
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<figure class="alignleft size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-45606" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/FB_IMG_1657568507067-212x300.jpg" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/FB_IMG_1657568507067-212x300.jpg 212w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/FB_IMG_1657568507067.jpg 679w" alt="" width="212" height="300" /></figure>
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<p>Il secondo incontro si terrà il <strong>15 luglio</strong>alle ore 20 presso il <strong>Chiostro della Parrocchia Santa Maria di Gesù dei frati minori. </strong>Dopo il saluto del parroco Fra Massimo Corallo, si aprirà un dialogo tra gli autori e i partecipanti (ingresso libero).</p>
<p>Un libro, elegantemente impaginato da leggere attentamente periodo dopo periodo apprezzando  come in un viaggio, arte sapori e profumi protagonisti di gustose e facili  ricette sapientemente descritte in una fusione con le buone regole del saper stare a tavola. Ricette educative che vanno incontro alle mission delle famiglie nella crescita dei figli non solo fisica ma anche valoriale.<br />
Nelle  pagine  del libro “troverete la vita di una famiglia: le cene da mettere insieme a fine giornata, i pranzi della festa, gli stravizi a casa dei nonni, ma anche i piatti antispreco e le regole della spesa” spiegano Luca Giovanni e Marco Pappalardo  che sottolineano  quanta vita la cucina  esprima ” è il luogo della casa in cui passiamo più tempo che altrove. Chiudiamo gli occhi e pensiamo al caffè, al borbottio della moka, al profumo rassicurante; oppure nelle domeniche pomeriggio a quello delle torte in forno o del pane e, perché no, della pizza. Queste meraviglie sono le tipiche preparazioni che si possono fare tutti insieme. Pesare gli ingredienti, dosarli, mescolarli, stenderli, condirli, assaggiarli, decorare, infornare. Come degli Umpa Lumpa ne “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl, mettiamo della musica di sottofondo, giochiamo, cantiamo, divertiamoci a cucinare insieme. È un inno alla gioia!»</p>
<p>Per la prenotazione del posto: https://bit.ly/zittoemangia</p>
<p>Biografia degli autori</p>
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<figure class="alignleft size-thumbnail"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-45633" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/171345855-0f66e64c-a27a-4664-b1bc-097a205dc365-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
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<p><strong>Luca Giovanni Pappalardo</strong>è il rivoluzionario chef umanista, autore del bestseller Scuola facile di pesce e dell’ormai indispensabile Pesci Diversi. Ha scritto per anni le ricette dell’inserto Salute del “Corriere della Sera”, ha fondato il gruppo social “Chiedi allo Chef” e<br />
ha portato la cucina d’autore nei palati dei ragazzi più giovani. Attualmente è lo chef di “Pane e Panelle” a Bologna.</p>
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<figure class="alignleft size-thumbnail"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-45635" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/07/Foto-Marco-Pappalardo-6-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
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<p><strong>Marco Pappalardo</strong> è docente di Lettere a Caltagirone presso il Liceo Majorana-Arcoleo.<br />
Pubblicista, collabora con “L’Osservatore Romano”, “Avvenire”, “Credere”, “La Sicilia” e con diversi blog. Ha scritto oltre 30 libri su temi educativi, sociali, religiosi, formativi per le editrici San Paolo, Libreria Editrice Vaticana, Elledici, Effatà, Il Pozzo di Giacobbe, Paoline, alcuni<br />
dei quali tradotti in più lingue.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F07%2F13%2Fzitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita%2F&amp;linkname=Zitto%20e%20mangia%2C%20il%20libro%20di%20Luca%20Giovanni%20e%20Marco%20Pappalardo.%20Al%20centro%20l%E2%80%99educazione%20dei%20giovani%2C%20alimentare%20e%20di%20comunit%C3%A0" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F07%2F13%2Fzitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita%2F&#038;title=Zitto%20e%20mangia%2C%20il%20libro%20di%20Luca%20Giovanni%20e%20Marco%20Pappalardo.%20Al%20centro%20l%E2%80%99educazione%20dei%20giovani%2C%20alimentare%20e%20di%20comunit%C3%A0" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/13/zitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita/" data-a2a-title="Zitto e mangia, il libro di Luca Giovanni e Marco Pappalardo. Al centro l’educazione dei giovani, alimentare e di comunità"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/07/13/zitto-e-mangia-il-libro-di-luca-giovanni-e-marco-pappalardo-al-centro-leducazione-dei-giovani-alimentare-e-di-comunita/">Zitto e mangia, il libro di Luca Giovanni e Marco Pappalardo. Al centro l’educazione dei giovani, alimentare e di comunità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Squid Game: una serie tv controversa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 17:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Squid games]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/5C244683-6D2A-4082-8E3B-E59032CD0303.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/5C244683-6D2A-4082-8E3B-E59032CD0303.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/5C244683-6D2A-4082-8E3B-E59032CD0303-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/5C244683-6D2A-4082-8E3B-E59032CD0303-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La censura non è la soluzione In pochissimo tempo Squid Game è diventata la serie coreana di Netflix più vista in Italia e nel resto mondo. Squid Game, che in quanto a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La censura non è la soluzione</em></p>
<p>In pochissimo tempo Squid Game è diventata la serie coreana di Netflix più vista in Italia e nel resto mondo. <em>Squid Game,</em> che in quanto a visualizzazioni ha superato anche <em>La Casa di Carta,</em> è di fatto un vero fenomeno della cultura pop moderna al tempo dei social e della tv fruita attraverso lo schermo di un pc.</p>
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<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38574" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/squid-game.png" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/squid-game.png 900w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/squid-game-300x200.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/squid-game-768x512.png 768w" alt="" width="900" height="600" /></figure>
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<p>Una storia che miscela la satira sociale a una lotta per la sopravvivenza. Lodata per i suoi temi e la sua messa in scena, c’è chi non vede di buon occhio il successo ottenuto da <a><em>Squid Game</em></a>. Come dimostrano i recenti fatti di cronaca, la serie sta diventando ingestibile perché viene emulata da un pubblico di giovanissimi, soprattutto da bambini che frequentano le medie e le elementari.</p>
<p>La Repubblica, ad esempio, aveva riportato di un fatto avvenuto in una scuola media di Torino dove un ragazzo è stato preso a schiaffi solo perché non aveva superato una prova organizzata dai compagni. Ma non è tutto. Episodi simili sono avvenuti a Milano e Firenze. Uno in particolare, dove un ragazzino è stato costretto a lanciare il suo zaino dalla finestra.</p>
<p>A fronte di questa emergenza, il Moige, movimento italiano genitori onlus, chiede un aiuto concreto per mettere un freno all’effetto <em>Squid Game</em>. “I gravi episodi in seguito alla visione della serie tv confermano che non basta segnalare un prodotto come inadeguato ai bambini per salvarli dai rischi – aggiunge la vice presidente -, ma che sia urgentissimo adoperare tutti gli strumenti, tecnologici ed educativi per impedire la visione almeno agli under 14”. Ad oggi il colosso dello streaming ha vietato la visione ai minori di 14 anni ma su Netflix non esiste un vero e proprio parental control che possa impedire ai giovani di vedere prodotti non idonei alla loro fascia di età, inoltre scene della serie sono possibili reperire tramite alcuni social o canali di streaming.</p>
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<figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38572" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/images.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></figure>
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<p>La trama non è nulla di particolarmente originale, ma ciò che ha reso la serie un culto non è certo il plot. Le scenografie inquietanti, i colori pastello della prigione in cui i contendenti sono rinchiusi, i guardiani dalle facce coperte che scandiscono la vita dei giocatori, le maschere dei vip che assistono ai giochi: mille sfaccettature e una cura maniacale per i particolari sono gli ingredienti che stanno rendendo la serie un fenomeno di costume. Affidato a una regia sapiente, dopo essere riusciti ad entrare nella “lentezza” tipica dei dialoghi e della cinematografia sudcoreana l’effetto è straniante ma anche divertente. E al di là del grottesco, del sangue e dell’angoscia di certe ambientazioni il film porta alla luce tanti temi cari alla cultura sudcoreana. Come già nel premiatissimo “Parasite” (Oscar e Palma d’Oro a Cannes) è anche qui presente il tema della stratificazione delle classi sociali, tanto sentito in Corea del Sud: paese cresciuto economicamente in maniera tanto veloce da creare forti contrasti. E poi anche il tema del gioco d’azzardo, della scommessa: una costante imprescindibile per comprendere i meccanismi della trama.</p>
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<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38573" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/images2.jpeg" alt="" width="300" height="168" /></figure>
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<p>Ma come ogni fenomeno mondiale che si rispetti anche Squid Game arriva accompagnato dalle immancabili polemiche, che in un’onda tipica del tam-tam dei social, notizie da ogni parte del mondo rimbalzano ovunque: ma il tema è sempre quello.</p>
<p>Giusto o no che anche i bambini abbiano accesso alla visione della serie? A prescindere dal fatto che su Netflix il prodotto è vietato ai minori di 14 anni, non c’è dubbio che i bambini possano avere accesso a qualsiasi cosa tramite i loro dispositivi. E che in rete circola parecchio materiale riguardante la serie: foto, video, commenti e quant’altro. Ecco allora che sui social di mezzo mondo rimbalzano notizie di bambini che giocano a “Un due tre stella” e si fanno male, altri che mimano il gesto della pistola contro i compagni eliminati dai giochi, altri ancora che giocano a biglie a campana o al tiro alla fune con fantomatiche regole a eliminazione. Ovviamente non si può dare la responsabilità alla “rete”, o ai bambini che curiosi si muovono in un mondo a volte poco sicuro, affidando ad un parental control la gestione dei nostri figli. Il punto centrale è proprio questo, in primis la relazione che abbiamo con i nostri figli, in cui il controllo, ma anche il dialogo aperto e costruttivo dovrebbe essere la base educativa, gli organi di formazione come la scuola insieme alla famiglia dovrebbero essere in grado di affrontare tematiche come queste. Possiamo pensare di creare leggi o regole più stringenti, in cui cercare di governare la rete, cercare di limitarne spazi e “luoghi”, ma la rete per sua natura non ha limiti, non ha regole, pensiamo al dee web o al dark web. credo che sia più concreto, e più efficace riuscire cercare di creare una relazione aperta e di supporto con i propri figli, dove insieme agli organi di formazione, scuola, oratorio, centri aggregativi, si crei una sinergia che favorisca la crescita sana del minore.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-mh-magazine-content"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38576" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/Mws9h28i-kqTG-U30901351970050tSG-656x492@Corriere-Web-Sezioni-656x381.jpeg" alt="" width="656" height="381" /></figure>
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<p>Sono in atto in questo caso specifiche petizioni per stoppare la produzione e la messa in onda della serie, che però spostano solo il problema senza affrontare il nucleo centrale, che dovrebbe essere la relazione con il minore. Diceva Don Bosco: “<strong>Nessuna predica è più edificante del buon esempio</strong>.” Compresa la censura.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F10%2F30%2Fsquid-game-una-serie-tv-controversa%2F&amp;linkname=Squid%20Game%3A%20una%20serie%20tv%20controversa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F10%2F30%2Fsquid-game-una-serie-tv-controversa%2F&#038;title=Squid%20Game%3A%20una%20serie%20tv%20controversa" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/10/30/squid-game-una-serie-tv-controversa/" data-a2a-title="Squid Game: una serie tv controversa"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/10/30/squid-game-una-serie-tv-controversa/">Squid Game: una serie tv controversa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Ponte Morandi: lezione di speranza e metafora d’innovazione anche per la scuola</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/30/ponte-morandi-lezione-di-speranza-e-metafora-dinnovazione-anche-per-la-scuola/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ponte-morandi-lezione-di-speranza-e-metafora-dinnovazione-anche-per-la-scuola</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 09:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[ponte Morandi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte.jpg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/ponte-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Le emozionanti immagini del Ponte Morandi di Genova, ricostruito in meno di due anni dopo il tragico crollo (14 agosto 2018), diventano una positiva lezione di speranza e di ripresa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/30/ponte-morandi-lezione-di-speranza-e-metafora-dinnovazione-anche-per-la-scuola/">Ponte Morandi: lezione di speranza e metafora d’innovazione anche per la scuola</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le emozionanti immagini del <strong>Ponte Morandi di Genova</strong>, ricostruito in meno di due anni dopo il tragico crollo (14 agosto 2018), diventano una positiva lezione di speranza e di ripresa della bella Italia, un traguardo simbolico ed un costante monito per una sempre diligente manutenzione degli edifici e delle strutture del servizio pubblico.</p>
<p>L’opera, progettata dall’Architetto e Senatore <strong>Renzo Piano,</strong> <img decoding="async" class="alignright" 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alt="" />lunga 1.067 metri, con 17.500 tonnellate di acciaio, è stata portata a compimento con l’elevazione e il varo della diciannovesima campata in ancor meno di 20 mesi e a luglio sarà resa percorribile.</p>
<p>L’intreccio tra il ferro e il vento, il senso del silenzio e della memoria delle 43 vittime del tragico crollo, la linearità della “prua della nave”, che la notte diventa sorgente luminosa, sono tutte suggestioni che Renzo Piano ha trasmesso nella sua intervista, spiegando il significato dell’opera.   “<em>Costruire ponti è meglio che costruire muri, si mette in atto un’azione di dialogo, d’incontro, di collegamento</em>”, di cui oggi abbiamo tanto bisogno.</p>
<p>La chiusura e il distanziamento sociale che la pandemia per il COVID-19 ha provocato, trova nella visione del ponte un simbolo e un emblema di speranza.</p>
<p>L’evento, salutato come un “miracolo” per la brevità di tempo, nel rispetto delle norme di sicurezza e di efficienza, dimostra che “<em>tanto si può fare. Basta volerlo”.</em></p>
<p>L’elefantiaca prassi burocratica delle procedure ha avuto un canale privilegiato di agevolazioni e di passaggi senza rallentamenti, superando anche il blocco della pandemia, che ha fermato le opere pubbliche e le attività ordinarie dell’intera Nazione, ma non l<img decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2019/06/29/041456872-a75f2172-b336-4cb9-932c-590443412f3d.jpg" alt="" />’impresa “Per Genova” formata da Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo, che ha operato per il ponte Morandi.</p>
<p>Il “<em>modello Genova</em>” costituisce un prototipo di sburocratizzazione delle procedure per gli appalti e un esempio di efficienza della pubblica amministrazione, nonché una prova documentale che le cose “se si vogliono fare, si possono fare”.</p>
<p>Apriamo gli occhi al futuro, alla ripresa, alla rinascita, all’innovazione, utilizzando i nuovi modelli organizzativi, anche nella scuola che non può continuare a riproporre i calchi di un passato ormai desueto e lontano dalla realtà tecnologica ed evoluta di oggi.</p>
<p>La ricostruzione del ponte diventa metafora del processo educativo e formativo che la scuola svolge, da paragonare ad una “grande opera” che vede in azione docenti educatori, progettisti, operatori, tecnici, amministrativi, com’è avvenuto per il nuovo ponte di Genova</p>
<p>Quando un alunno “cresce”, ci si sente fieri dei positivi traguardi e delle innovazioni tecnologiche che aiutano la scuola italiana a percorrere il sentiero della qualità.</p>
<p>Quando, invece, un ragazzo si perde – <em>“la scuola, purtroppo, conta gli alunni che perde</em>”, diceva Don Milani, &#8211; è come se cadesse un pilone, una campata del ponte, e, dopo la caduta, si raccolgono soltanto le macerie.</p>
<p>Che cosa fa la scuola?  In certi casi un ragazzo che non frequenta viene considerato un peso in meno, una naturale selezione, trovando anche la giustificazione di un vantaggio per potersi dedicare meglio agli altri che rendono……</p>
<p>La coltre dell’ovvietà rischia, allora, di prevalere ed il qualunquismo tende ad avere il sopravvento.</p>
<p>Eppure la scuola pensata “di tutti”, <em>unica, obbligatoria” a</em> volte non riesce ad essere, come dovrebbe, “<em>scuola per ciascuno</em>”.</p>
<p><em>“Che io non perda nessuno di quelli che mi sono stati affidati</em>” non è soltanto un auspicio, ma è un dovere professionale, di chi crede in quello che fa e con atto intenzionale educa, istruisce, forma, guida, stimola, accompagna e si prende cura degli alunni affidati.</p>
<p>Come per i ponti il cedimento di un solo elemento strutturale mette in pericolo tutta l’opera, così dovrebbe essere per la scuola e la perdita di un solo alunno dovrebbe mettere in crisi la Comunità scolastica che progetta piani di miglioramento e piani triennali di offerta formativa.</p>
<p>La medesima sollecitazione alla “manutenzione” ordinaria e straordinaria che si richiede per i ponti e le infrastrutture, dovrebbe essere rivolta anche all’edilizia scolastica, essendo ancora tanti edifici insicuri e inadeguati e, ancor più, all’impresa di “costruzione” della Persona, di cui la scuola è spazio privilegiato dove i docenti sono artefici, architetti, ingegneri, professionisti e validi “costruttori” di futuri cittadini e, quindi, della società del domani.</p>
<p>La metafora del ponte mette in evidenza la differenza tra il crollo di un ponte, dove è immediato e visibile il danno provocato, e una cattiva educazione, un mancato servizio, una scarsa cura e limitata professionalità nell’arte di insegnare che provoca l’allontanamento di un ragazzo dalla scuola, mortifica il suo entusiasmo, gli fa “odiare” alcune materie per tutta la vita.</p>
<p>Certi vuoti rimangono incolmabili e tante carenze sono irrecuperabili. I danni provocati da una mancanza di stile educativo, di attenzioni e di accoglienza durano negli anni e lasciano delle profonde cicatrici.</p>
<p>Come avviene per i ponti che dopo cinquant’anni invecchiano, il calcestruzzo si deteriora e devono essere abbattuti e ricostruiti, utilizzando l’acciaio, è indispensabile che ciò avvenga per la scuola con un ricambio adeguato e una qualificata classe docente, che mette in pratica innovazioni strutturali e organizzative per rendere efficace ed efficiente l’azione educativa.</p>
<p>Una nuova sfida attende anche gli operatori della Scuola della “Nuova Era” segnata dal Coronavirus, che ci vede ancora brancolare nel buio dell’incertezza per la paura di sbagliare.</p>
<p>Un nuovo progetto di scuola rinnovata aprirà orizzonti di speranza e di futuro.</p>
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