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	<title>Finanza Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
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	<title>Finanza Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>AI, dopo l’incidente OpenAI gli allarmi arrivano dall’interno: chi controlla chi costruisce i sistemi più potenti?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/ai-dopo-lincidente-openai-gli-allarmi-arrivano-dallinterno-chi-controlla-chi-costruisce-i-sistemi-piu-potenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ai-dopo-lincidente-openai-gli-allarmi-arrivano-dallinterno-chi-controlla-chi-costruisce-i-sistemi-piu-potenti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 11:09:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ai]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti]]></category>
		<category><![CDATA[rischi]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Altman]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/fotocover-ia-e1789124939143.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>A luglio gli agenti di OpenAI superarono i confini di un test raggiungendo sistemi reali. Oggi emergono nuovi incidenti, dimissioni di ricercatori e richieste di regole obbligatorie. E Sam Altman&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/ai-dopo-lincidente-openai-gli-allarmi-arrivano-dallinterno-chi-controlla-chi-costruisce-i-sistemi-piu-potenti/">AI, dopo l’incidente OpenAI gli allarmi arrivano dall’interno: chi controlla chi costruisce i sistemi più potenti?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/fotocover-ia-e1789124939143.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><h2>A luglio gli agenti di OpenAI superarono i confini di un test raggiungendo sistemi reali. Oggi emergono nuovi incidenti, dimissioni di ricercatori e richieste di regole obbligatorie. E Sam Altman apre persino alla possibilità di rallentare lo sviluppo. Ma dietro la corsa ci sono centinaia di miliardi già investiti, infrastrutture da remunerare e una competizione globale nella quale fermarsi da soli può significare perdere terreno.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p class="pip-intro">Il 23 luglio raccontavamo su queste pagine un incidente che allora sembrava indicare una nuova frontiera.</p>
<p>Durante un test sulle capacità informatiche dei propri modelli, agenti di OpenAI erano riusciti a superare i confini dell’ambiente predisposto per la valutazione, raggiungere Internet e compromettere una parte dell’infrastruttura di Hugging Face.</p>
<div class="pip-evidenza">Il punto non era — e non è — raccontare una fantomatica ribellione delle macchine. Era interrogarsi su qualcosa di molto più concreto: <strong>la capacità umana di mantenere il controllo su sistemi sempre più autonomi.</strong></div>
<p>A meno di due mesi di distanza quella domanda non è scomparsa.</p>
<p><strong>È diventata più grande.</strong></p>
<p>Perché oggi non riguarda più soltanto ciò che è accaduto durante un singolo test.</p>
<p>Riguarda il modo in cui stiamo sviluppando, finanziando e governando sistemi sempre più capaci di agire senza che una persona debba indicare ogni singolo passaggio.</p>
<p>E da oggi la domanda assume un significato ancora più concreto.</p>
<div class="pip-domanda">Siamo davvero liberi di rallentare?</div>
<h2>Da un incidente a una nuova soglia di capacità</h2>
<p>Il primo elemento nuovo arriva dalla stessa OpenAI.</p>
<p>GPT-6 Astra è il primo modello dell’azienda ad avere raggiunto il livello <strong>“Critical” per capacità di cybersicurezza</strong> secondo il Preparedness Framework di OpenAI.</p>
<p>Secondo la valutazione pubblicata dall’azienda, con strumenti e accessi adeguati Astra può individuare vulnerabilità precedentemente sconosciute e sviluppare nuovi modi per sfruttarle contro sistemi ben protetti senza che una persona debba guidarlo in ogni singola fase.</p>
<p>Non significa che Astra possa liberamente attaccare Internet.</p>
<p>E non significa che abbia una volontà propria.</p>
<div class="pip-evidenza">Significa però qualcosa di molto concreto: <strong>le capacità tecniche stanno aumentando al punto che un errore nel contenimento, nella configurazione o nell’utilizzo può avere conseguenze sempre più rilevanti.</strong></div>
<p>OpenAI afferma di avere conseguentemente rafforzato isolamento, monitoraggio e protezioni dei propri ambienti di sviluppo.</p>
<h2>Non c’era soltanto Hugging Face</h2>
<p>Nel frattempo sono emersi altri episodi.</p>
<p>Reuters ha documentato che agenti sviluppati da OpenAI avrebbero utilizzato almeno altri dieci siti esterni per comunicazioni non autorizzate durante attività sperimentali.</p>
<p>In molti casi il comportamento sarebbe stato più vicino allo spam o all’utilizzo improprio delle piattaforme che a un vero attacco informatico.</p>
<p>La distinzione è importante.</p>
<p>Ma resta significativo il fatto che i sistemi abbiano individuato percorsi non previsti per raggiungere l’obiettivo assegnato.</p>
<p>Anche Anthropic ha successivamente riconosciuto nuovi incidenti.</p>
<p>Il 9 settembre l’azienda ha comunicato di avere individuato un quarto episodio nel quale una versione sperimentale di Claude aveva raggiunto sistemi esterni durante una valutazione cyber.</p>
<p>Quel caso risaliva a gennaio e non era stato intercettato durante una precedente revisione interna.</p>
<div class="pip-evidenza">
<p><strong>Non siamo davanti a macchine che decidono di ribellarsi.</strong></p>
<p>Siamo davanti a sistemi addestrati a perseguire un obiettivo che possono trovare <strong>strategie operative non previste dai loro progettisti.</strong></p>
</div>
<h2>Quando chi costruisce l’AI decide di andarsene</h2>
<p>Nel frattempo il dibattito è entrato direttamente nei laboratori.</p>
<p>Jacob Coxon, ricercatore che ha lavorato sia in OpenAI sia in Anthropic, ha lasciato Anthropic denunciando quella che considera una corsa troppo veloce verso sistemi sempre più potenti.</p>
<p>La sua critica riguarda soprattutto la struttura competitiva del settore.</p>
<p>Anche un’azienda intenzionata ad agire con prudenza potrebbe sentirsi costretta ad accelerare se teme che i concorrenti continuino a correre.</p>
<p>È importante essere precisi.</p>
<p>Coxon è un ricercatore, non un dirigente delle aziende coinvolte, e gli scenari estremi prospettati nel dibattito sulla sicurezza dell’AI rappresentano valutazioni di rischio, non fatti già accaduti.</p>
<div class="pip-domanda">Che cosa accade quando sicurezza e competizione indicano velocità diverse?</div>
<h2>E adesso Altman apre alla possibilità di rallentare</h2>
<p>Nelle ultime ore è arrivato un elemento che rende quella domanda ancora meno teorica.</p>
<p>Secondo Bloomberg, in una riunione interna Sam Altman avrebbe detto ai dipendenti di OpenAI che l’azienda è disponibile a <strong>rallentare lo sviluppo dei propri sistemi di intelligenza artificiale</strong>.</p>
<p>Reuters ha ripreso la notizia l’11 settembre.</p>
<p>Altman avrebbe prospettato anche la possibilità di coordinare il ritmo dello sviluppo con altri grandi laboratori.</p>
<div class="pip-nota"><strong>Una precisazione necessaria.</strong><br />
Il condizionale è importante: non siamo davanti, al momento, all’annuncio pubblico di una nuova politica aziendale, ma al contenuto di una riunione interna riferito da fonti giornalistiche.</div>
<p>Il punto, però, è significativo.</p>
<p>Perché la possibilità di rallentare entra direttamente nel linguaggio di chi guida una delle aziende più importanti del settore.</p>
<p>E non sarebbe neppure la prima sospensione concreta.</p>
<p>Dopo l’incidente Hugging Face, OpenAI aveva già fermato per un periodo parte delle proprie attività di sviluppo per concentrare risorse sul rafforzamento della sicurezza.</p>
<p>Quindi rallentare è possibile.</p>
<div class="pip-domanda">Ma se un’azienda rallenta mentre le altre continuano a correre, quanto può durare quella scelta?</div>
<p>È qui che sicurezza, concorrenza e interessi economici tornano a incontrarsi.</p>
<h2>Ma dietro la corsa c’è anche il denaro</h2>
<p>Le aziende dell’intelligenza artificiale non stanno semplicemente gareggiando per pubblicare il modello migliore.</p>
<p>Stanno costruendo una delle infrastrutture tecnologiche più costose della storia.</p>
<p>Chip. Data center. Centrali e contratti energetici. Reti. Server. Terreni. Sistemi di raffreddamento. Talenti pagati cifre elevatissime.</p>
<p><strong>E soprattutto capitale.</strong></p>
<div class="pip-dato"><span class="numero">730 miliardi $</span><span class="testo">Circa la previsione complessiva degli investimenti in conto capitale nel 2026 di Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Oracle, secondo stime LSEG citate da Reuters.</span></div>
<p>Una precisazione è necessaria.</p>
<p>Non tutti quei 730 miliardi sono investimenti esclusivamente destinati all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Ma l’espansione dell’AI e delle infrastrutture necessarie a sostenerla rappresenta uno dei principali motori dell’aumento della spesa.</p>
<p>La Bank for International Settlements ha inoltre stimato che i cinque maggiori gruppi tecnologici potrebbero investire complessivamente <strong>oltre mille miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale tra il 2025 e il 2026</strong>.</p>
<p>Non sono soltanto numeri.</p>
<p><strong>Sono vincoli.</strong></p>
<h2>Che cosa significa davvero “rallentare”</h2>
<p>Immaginiamo un laboratorio che arrivi alla conclusione che sarebbe opportuno rallentare lo sviluppo per sei mesi.</p>
<p>Dal punto di vista della sicurezza potrebbe essere una scelta perfettamente razionale.</p>
<p>Dal punto di vista economico, però, quei sei mesi potrebbero significare perdere clienti, cedere quota di mercato, lasciare talenti ai concorrenti, ritardare prodotti destinati a generare ricavi e rendere meno redditizie infrastrutture già costruite.</p>
<p>Potrebbero inoltre mettere sotto pressione investitori che hanno finanziato quelle aziende sulla promessa di una crescita rapidissima.</p>
<p>E soprattutto potrebbero consentire a un concorrente di raggiungere prima una capacità tecnologica considerata strategica.</p>
<div class="pip-evidenza">
<p><strong>Il problema non è soltanto se le aziende vogliano rallentare.</strong></p>
<p>È se il sistema economico dentro cui operano permetta realmente loro di farlo.</p>
</div>
<p>La dichiarazione attribuita ad Altman rende questo paradosso ancora più evidente.</p>
<p>Dire “siamo disponibili a rallentare” è una cosa.</p>
<p>Costruire le condizioni perché rallentare non significhi semplicemente regalare la corsa a qualcun altro è un’altra.</p>
<h2>Centinaia di miliardi che chiedono un ritorno</h2>
<p>La pressione non riguarda soltanto le startup.</p>
<p>Alphabet ha programmato investimenti globali nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari.</p>
<p>Meta ha portato anch’essa le proprie previsioni di spesa infrastrutturale a livelli senza precedenti.</p>
<p>E non si tratta più soltanto di denaro proveniente dagli utili.</p>
<div class="pip-dato"><span class="numero">220 miliardi $</span><span class="testo">Circa l’ammontare delle obbligazioni emesse nell’arco di dodici mesi da Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, anche per sostenere l’espansione delle infrastrutture necessarie all’AI.</span></div>
<p>Questo significa che la corsa all’intelligenza artificiale comincia a coinvolgere non soltanto il settore tecnologico.</p>
<p>Coinvolge anche il mercato del credito.</p>
<p>Il capitale anticipa una promessa.</p>
<p><strong>E quella promessa è crescita.</strong></p>
<h2>Quando rallentare può diventare economicamente pericoloso</h2>
<p>C’è un paradosso.</p>
<p>Più denaro viene investito per vincere la corsa all’intelligenza artificiale, più diventa economicamente difficile fermarsi per chiedersi se la direzione sia quella giusta.</p>
<p>Una società che ha costruito data center per decine di miliardi deve utilizzarli.</p>
<p>Un’azienda valutata sulla base della crescita futura deve dimostrare di poterla raggiungere.</p>
<p>Un investitore che accetta rischi enormi pretende un ritorno altrettanto importante.</p>
<p>Una nazione che considera l’AI un vantaggio strategico avrà anch’essa interesse a non perdere terreno.</p>
<p>La sicurezza entra così in relazione con <strong>interessi economici, occupazionali, finanziari e geopolitici.</strong></p>
<p>Non significa che le aziende ignorino volontariamente i rischi.</p>
<p>Significa qualcosa di forse più complesso.</p>
<p>La decisione di fermarsi non avviene in un vuoto morale.</p>
<p>Avviene dentro un sistema di incentivi potentissimi.</p>
<h2>La competizione può diventare un problema di sicurezza</h2>
<p>È probabilmente questo il cuore delle preoccupazioni manifestate da diversi ricercatori.</p>
<p>Se una sola azienda decidesse di rallentare, non rallenterebbe necessariamente l’intero settore.</p>
<div class="pip-evidenza"><strong>Potrebbe semplicemente rallentare se stessa.</strong></div>
<p>Ed è qui che il problema smette di essere esclusivamente aziendale.</p>
<p>Un mercato competitivo funziona normalmente proprio grazie alla spinta ad arrivare prima, produrre meglio, abbassare i costi e conquistare clienti.</p>
<p>Ma se la tecnologia in questione può produrre anche rischi sistemici, lo stesso incentivo che produce innovazione può rendere più difficile la prudenza.</p>
<p>È per questo che la possibilità evocata da Altman di coordinare eventuali rallentamenti con altri laboratori assume un significato particolare.</p>
<p>La sicurezza di un sistema avanzato non dipende più soltanto dalla prudenza di una singola azienda.</p>
<p>Può dipendere dalla capacità di costruire regole comuni.</p>
<h2>OpenAI adesso chiede regole obbligatorie</h2>
<p>Il 9 settembre OpenAI ha compiuto un passaggio significativo.</p>
<p>L’azienda ha chiesto agli Stati Uniti <strong>requisiti nazionali obbligatori per la sicurezza dell’intelligenza artificiale avanzata</strong>, sostenendo la necessità di una regolamentazione collegata alle capacità dei modelli.</p>
<p>Tra le proposte figurano valutazioni indipendenti, requisiti di cybersicurezza e obblighi più chiari nella segnalazione degli incidenti.</p>
<p>La dimensione economica rende questo punto particolarmente interessante.</p>
<p>Se rallentare dipende soltanto dalla scelta volontaria di una singola azienda, quella società rischia di essere penalizzata rispetto alle altre.</p>
<div class="pip-evidenza">Se invece <strong>tutti devono rispettare lo stesso limite</strong>, la sicurezza smette almeno in parte di rappresentare uno svantaggio competitivo.</div>
<p>Ed è forse qui che la posizione di OpenAI assume un significato più profondo.</p>
<p>L’azienda che fino a poche settimane fa era al centro dell’incidente Hugging Face oggi chiede che alcune regole non siano più affidate soltanto all’autoregolamentazione.</p>
<h2>Anche la politica americana comincia a muoversi</h2>
<p>Gli incidenti e gli avvertimenti provenienti dai laboratori stanno raggiungendo anche il Congresso statunitense.</p>
<p>Esponenti repubblicani e democratici hanno chiesto maggiore capacità delle istituzioni pubbliche di valutare la sicurezza dei modelli avanzati.</p>
<p>Nel dibattito sono entrate ipotesi di verifiche indipendenti e nuovi strumenti di supervisione pubblica.</p>
<div class="pip-domanda">
<p>Non più soltanto “innovazione o regolamentazione?”, ma:</p>
<p>quale regolamentazione permette di innovare senza costringere chi vuole essere prudente a perdere automaticamente la corsa?</p>
</div>
<h2>Anche l’Europa comincia a guardare dentro i modelli</h2>
<p>C’è un altro sviluppo che merita attenzione.</p>
<p>L’agenzia europea per la cybersicurezza ENISA ha ottenuto accesso a modelli avanzati di OpenAI e Anthropic per valutarne direttamente le capacità e il possibile impatto sulla sicurezza informatica.</p>
<p>Tra questi anche GPT-6 Astra.</p>
<p>È un passaggio significativo.</p>
<div class="pip-evidenza">
<p><strong>Chi controlla non può conoscere i sistemi soltanto attraverso ciò che le aziende decidono di raccontare.</strong></p>
<p>Deve poterli verificare.</p>
</div>
<h2>Il rischio diventa anche finanziario</h2>
<p>La dimensione economica apre infine un’altra questione.</p>
<p>Che cosa accadrebbe se le aspettative sull’intelligenza artificiale non producessero i ritorni previsti?</p>
<p>La Bank for International Settlements ha richiamato l’attenzione sul fatto che la scala degli investimenti nell’AI può produrre rischi anche per la stabilità finanziaria, soprattutto se una parte crescente dell’espansione infrastrutturale viene sostenuta attraverso debito e strutture finanziarie sempre più complesse.</p>
<p>L’intelligenza artificiale non riguarda quindi più soltanto tecnologia, lavoro o informazione.</p>
<p>Comincia a riguardare anche <strong>energia, debito, mercati finanziari e stabilità economica.</strong></p>
<h2>Chi controlla il controllore?</h2>
<p>Ed eccoci al punto.</p>
<p>I grandi laboratori possiedono oggi una quantità di conoscenze sui propri sistemi che nessuna istituzione pubblica possiede nella stessa misura.</p>
<p>Sono loro ad addestrarli.</p>
<p>Sono loro a testarli.</p>
<p>Sono loro a scoprire molte delle anomalie.</p>
<p>Sono loro a comunicare gli incidenti.</p>
<p>E sono spesso loro a stabilire quando un modello sia sufficientemente sicuro per essere distribuito.</p>
<p>Ma sono anche soggetti economici che devono crescere, competere e remunerare investimenti enormi.</p>
<p>Non c’è necessariamente una contraddizione morale.</p>
<p>C’è però un <strong>conflitto strutturale di interessi e incentivi</strong> che una società matura deve riconoscere.</p>
<div class="pip-evidenza">Quando una tecnologia raggiunge capacità che possono incidere sulla cybersicurezza, sulle infrastrutture, sull’informazione, sull’economia e sulla sicurezza nazionale, <strong>la fiducia nelle buone intenzioni delle aziende non può essere l’unico sistema di governance.</strong></div>
<p>Servono verifiche indipendenti.</p>
<p>Standard comuni.</p>
<p>Obblighi di comunicazione.</p>
<p>Regole applicabili a tutti.</p>
<p>E soprattutto deve esistere la possibilità concreta di dire:</p>
<div class="pip-domanda">Questo sistema oggi non può ancora essere utilizzato in questo modo.</div>
<h2>Non è una guerra tra uomo e macchina</h2>
<p>Nel luglio scorso scrivevamo che l’incidente OpenAI non dimostrava che la tecnica fosse diventata indipendente dall’uomo.</p>
<p>Dimostrava quasi il contrario.</p>
<p>Più la tecnica diventa potente, più cresce la responsabilità di chi la progetta.</p>
<p>Oggi possiamo aggiungere qualcosa.</p>
<p>Quella responsabilità deve riuscire a resistere non soltanto alla potenza della tecnologia.</p>
<p>Deve riuscire a resistere anche alla <strong>potenza del mercato che quella tecnologia ha generato.</strong></p>
<p>E forse la disponibilità manifestata da Altman a rallentare rende questa consapevolezza ancora più evidente.</p>
<p>Perché il vero conflitto non è tra uomini e macchine.</p>
<p>È tra velocità e prudenza.</p>
<p>Tra ciò che siamo capaci di costruire e ciò che siamo capaci di governare.</p>
<p>Tra gli interessi economici legittimi di chi innova e il diritto collettivo a non subire rischi che nessuno ha realmente scelto.</p>
<div class="pip-finale">
<p>Forse la domanda decisiva non è più soltanto:</p>
<p><strong>possiamo rallentare l’intelligenza artificiale?</strong></p>
<p>OpenAI oggi sembra dire che, almeno tecnicamente, la risposta può essere sì.</p>
<p>Ma allora la domanda diventa ancora più difficile:</p>
<p><strong>chi può permettersi di rallentare quando centinaia di miliardi di dollari dipendono dal continuare a correre? </strong></p>
<p>E soprattutto:</p>
<p><strong>chi stabilisce quando rallentare non è più una scelta dell’azienda, ma una responsabilità verso tutti?</strong></p>
</div>
<div class="pip-leggi"></div>
<div class="pip-firma"><strong>Francesco Mazzarella</strong><br />
Giornalista e comunicatore relazionale</p>
</div>
<div class="pip-fonti">
<h3>FONTI E APPROFONDIMENTI</h3>
<ul>
<li><a href="https://www.paeseitaliapress.it/scienza-e-tecnologia/2026/07/23/openai-incidente-cyber-senza-precedenti-durante-un-test-con-agenti-ia/" target="_blank" rel="noopener">Paese Italia Press – OpenAI, incidente cyber senza precedenti durante un test con agenti IA, 23 luglio 2026</a></li>
<li><a href="https://openai.com/index/safety-overview-gpt-6-astra/" target="_blank" rel="noopener">OpenAI – Safety overview: GPT-6 Astra</a></li>
<li><a href="https://openai.com/index/ai-policy-window/" target="_blank" rel="noopener">OpenAI – AI policy and safety framework</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/world/openais-rogue-agents-used-least-10-more-sites-unauthorized-comms-researchers-say-2026-09-09/" target="_blank" rel="noopener">Reuters – OpenAI agents and unauthorized external communications, 9 settembre 2026</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/legal/litigation/anthropic-reports-fourth-cybersecurity-incident-with-early-version-claude-2026-09-09/" target="_blank" rel="noopener">Reuters – Anthropic reports fourth cybersecurity incident, 9 settembre 2026</a></li>
<li><a href="https://apnews.com/article/2ed549e07f2f941600a135070487d83d" target="_blank" rel="noopener">Associated Press – dimissioni e dichiarazioni del ricercatore Jacob Coxon</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/altman-tells-staff-openai-is-open-slowing-ai-development-bloomberg-news-reports-2026-09-11/" target="_blank" rel="noopener">Reuters / Bloomberg – Sam Altman e la possibilità di rallentare lo sviluppo AI, 11 settembre 2026</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/ai-investment-boom-puts-big-techs-free-cash-flow-under-pressure-2026-07-22/" target="_blank" rel="noopener">Reuters – AI investment boom and Big Tech capital expenditure</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/finance/ai-boom-poses-new-financial-stability-risks-bis-head-says-2026-09-10/" target="_blank" rel="noopener">Reuters – BIS: investimenti AI e rischi per la stabilità finanziaria, 10 settembre 2026</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/commentary/reuters-open-interest/ai-debt-splurge-is-warping-credit-spreads-marty-fridson-2026-09-10/" target="_blank" rel="noopener">Reuters – infrastrutture AI, debito Big Tech e mercato del credito</a></li>
</ul>
</div>
<p><strong>Leggi anche:OpenAI, incidente cyber senza precedenti durante un test con agenti IA, 23 luglio2026</strong></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="t7ClaYodu9"><p><a href="https://www.lafrecciaweb.it/amp/2026/07/23/openai-incidente-cyber-senza-precedenti-durante-un-test-con-agenti-ia/">OpenAI, incidente cyber senza precedenti durante un test con agenti IA</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;OpenAI, incidente cyber senza precedenti durante un test con agenti IA&#8221; &#8212; lafrecciaweb.it" src="https://www.lafrecciaweb.it/amp/2026/07/23/openai-incidente-cyber-senza-precedenti-durante-un-test-con-agenti-ia/embed/#?secret=ac6ovNglvS#?secret=t7ClaYodu9" data-secret="t7ClaYodu9" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/11/ai-dopo-lincidente-openai-gli-allarmi-arrivano-dallinterno-chi-controlla-chi-costruisce-i-sistemi-piu-potenti/">AI, dopo l’incidente OpenAI gli allarmi arrivano dall’interno: chi controlla chi costruisce i sistemi più potenti?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>AVERE O NON AVERE IL DEBITO PUBBLICO?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/05/21/avere-o-non-avere-il-debito-pubblico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=avere-o-non-avere-il-debito-pubblico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 17:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/05/812DE255-1EA0-4374-814C-B866775CF235-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>di Raffaele Romano Questo è il dilemma o per lo meno sembra! Prima di inoltrarci in questo diabolico interrogativo vediamo di fare un po&#8217; di chiarezza. Per anni il debito&#8230;</p>
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<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Questo è il dilemma</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> o per lo meno sembra</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">!</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> P</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rima di inoltrarci in questo diabolico interrogativo vediamo di fare un po&#8217; di chiarezza. Per anni il debito pubblico è stato ritenuto responsabile di tutto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, una sorte di male assoluto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ma è proprio così che stanno le cose?</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ce lo dice l’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">UE</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, le principali agenzie di rating </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Fitch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Moody&#8217;s</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Standard &amp; Poor&#8217;s</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e buon ultimo la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">BCE</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> guidata dal nostro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Mario</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Draghi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Il primo interrogativo è: chi ha assegnato alle agenzie di rating il ruolo di decidere la sorte di milioni di persone</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">? E sono neutrali </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">al di sopra di ogni sospetto? </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o approfondiremo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">con un altro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">articolo. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per prima cosa bisogna sapere che il sistema finanziario e commerciale mondiale è </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">dollaro centrico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ossia che tutti gli scambi si reggono sul dollaro statunitense</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> come valuta di riferimento</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. La cosa fu stabilita nel </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">luglio </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">1944</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bretton Woods</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> da lì si partì con la convertibilità di</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">1 dollaro con un grammo di oro:</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">poco più delle</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">600</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nostre lire</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dell’epoca</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per dollaro USA e, quindi, 600 lire per un grammo d’oro 24 carati. Nel 1971 questa conversione fu eliminata e, per comprenderne l’importanza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> bisogna </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">proiettare</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">que</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l rapporto dollaro-oro ai prezzi attuali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Oggi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">1 grammo d’oro 24 carati va</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">le</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ben </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">€ 56,88</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">quindi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> avremmo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">1 dollaro </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sarebbe s</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">cambiato a </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">€ 56,88</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> un valore enorme</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Oltre alla convertibilità in oro del dollaro venne</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> creat</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, come bracci operativi,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sia </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Fondo monetario internazionale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sia </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Oggi il dollaro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è ancora al centro del sistema mondiale ma inizia ad avere una moneta concorrente lo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">yuan cinese</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ed è questo il reale scontro </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">in atto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dietro al quale si</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> celano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> molte crisi, compresa la guerra in Ucraina. Per rendersi conto dell’importanza di questa guerra silenziosa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">in atto si pensi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pechino</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">l’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ha messo in atto contro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Washington</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">quando</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nemmeno l’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">URSS</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">della guerra fredda </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">arrivò a tanto, infatti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> persino i conti del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">PCUS</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">KGB</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> erano all’estero ed in dollari. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Molte nazioni salvaguardano le proprie finanze acquistando grandi quantità di debito del governo degli Stati Uniti, considerato come uno degli asset più sicuri al mondo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> secondo il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Council on Foreign Relations</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, più della metà delle riserve mondiali di valuta estera sono detenute in dollari statunitensi, circa il triplo rispetto a qualsiasi altra valuta.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Tutto ciò è avvenuto dal 1944 ad oggi perché </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dollaro si è consolidato come valuta di riserva mondiale grazie alla fiducia globale nella capacità del governo federale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, così affermano le centrali finanziarie,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">pagare sempre i propri debiti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ma è totalmente estinguibile il debito di una nazione come quello di una normale famiglia? </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La risposta è negativa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Prendiamo infatti l’attuale debito pubblico americano è pari a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">31.400 miliardi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di dollari che sono una montagna di soldi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">se </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">paragonati al nostro che è solo, verrebbe da dire, di appena </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">2.772 miliardi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di dollari. E qui nasce la risposta che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">interessati osservatori economici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> hanno inculcato come fosse una verità accertata e quindi scientifica: </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">lo si deve</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> rapportar</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in percentuale al PIL</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Anche questa è un’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">altra invenzione umana che è lontan</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">anni luce dal fotografare realmente un Paese</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ed </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">anch’essa senza fondamento scientifico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">È utile </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ricordare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, a questo punto, cosa è</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">PIL</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">:</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">serve </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">solo a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">stimare il valore aggiunto ai consumi intermedi di quanti lavorano e che, applicato al lavoro di tutte le aziende di ogni settore, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">è un semplice indice della produzione di un Paese</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Questo indice fu adottato per la prima volta, durante la seconda guerra mondiale, dai paesi anglosassoni per meglio misurare le loro economie durante il conflitto. Per cui</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> si può</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> concludere che esso altro non è che la misura della </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sola </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">potenz</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ialità</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> della produzione e nulla di più! Quindi il PIL non è assolutamente un indice della ricchezza che i cittadini si trovano in tasca e che, di conseguenza, esso non incide </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">né </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sui salari, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">né </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sulle rendite </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sui profitti. Purtroppo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è stato fatto diventare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, nel tempo, sinonimo di crescita dei redditi e della ricchezza in un anno e questa confusione ha alimentato gli equivoci che ne hanno fatto un valore di ricchezza assoluto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, ma </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">così non è</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Bisogna capire che il PIL è una cosa e che i redditi per le famiglie e le imprese sono ben altro, infatti nelle tasche di ognuno di noi finisce solo la redistribuzione che del PIL ne fa lo Stato. Va detto, quindi, a chiare note che chiunque giochi con questo numeretto non fa che ingannare basti guardare, a mò di esempio, ciò che avvenne nel 1997 dove l’Italia chiuse con un </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">+ 2,0%</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la crescita del PIL e, dopo la redistribuzione statale, avemmo un &#8211;</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> 3,0%</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nella crescita dei redditi. Da queste brevi considerazioni credo che, ormai, sia chiaro che oltre al PIL bisogna preoccuparsi di quello che accade nella divisione delle quote di reddito ai lavoratori dipendenti.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Di ciò ovviamente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">in Italia da 30 anni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nessuno se ne occupa. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Sia b</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">anche, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">società finanziarie, imprese e nazioni sovrane utilizzano migliaia di miliardi di dollari Usa e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">relativi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">buoni del Tesoro per sostenere </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">le proprie economie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e condurre transazioni internazionali, rendendo gli Stati Uniti indispensabili nel sistema finanziario globale.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">A giugno si calcolava che il debito mondiale fosse pari a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">300.000</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> miliardi di dollari, cioè il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">350%</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">PIL</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> mondiale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">È</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> pensabile estinguerlo? Impensabile, ma a detta d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Mark Rutte</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, premier olandese, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sebastian Kurz</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per l’Austria e</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Mette Frederiksen</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">per la Danimarca dietro ai quali si muove la Germania vogliono far adottare i termini dell</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">scuola di Chicago</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la quale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> afferma che i mercati senza l&#8217;interferenza de</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> govern</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> produrranno i migliori risultati per la società</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per cui bisogna imporre restrizioni pesanti. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ad un certo punto il debito pubblico </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è diventato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da negativo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">debito pubblico buon</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sol perché a guidare c’era </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">l’ex Governatore</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> della BCE. Affermazione condivisibile in quanto </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Draghi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, da primo ministro, intendeva che se il debito contratto va a essere investito nel mondo produttivo e non buttato nei redditi di cittadinanza e bonus a pioggia è molto buono. E allora perché non eliminare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">del tutto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">famigerato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">reddito di cittadinanza e tagliare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">totalmente e definitivamente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">almeno il 90% d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i bonus?  </span></span></p>
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