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	<title>Francesco D’Assisi 800 Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Francesco D’Assisi 800 Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Francesco d’Assisi a 800 anni dalla morte.  La rivelazione,  i fioretti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco D’Assisi 800]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="670" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1.png 670w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1-300x242.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1-585x471.png 585w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="670" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1.png 670w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1-300x242.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Untitled-design-1-585x471.png 585w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p><p><em>Il 3 ottobre 1226 Francesco si spegneva cantando sulla nuda terra della Porziuncola. Da allora leggende, biografie e soprattutto i Fioretti ne hanno fatto un santo in cui storia e leggenda si intrecciano. Hesse vide nel Cantico delle creature un anticipo del Rinascimento: ma Francesco è altra cosa, è attraversamento</em></p>
<p>Ottobre 1226. Ottobre 2026. Assisi. Non un racconto, ma una vita. Una santità. Dopo la morte di Francesco nacquero molte leggende. Il suo messaggio aveva il fascino di un’utopia necessaria. Tra i libri più popolari, i Fioretti, recitati nelle chiese e nelle piazze. Forse in un monastero delle Marche furono raccolte le prime copie. La vita del Poverello venne cantata nelle processioni. Il suo messaggio affascinava in un’epoca di crisi, come quella degli inizi del Duecento.</p>
<p>La Chiesa, appena due anni dopo la sua morte, il 16 luglio 1228, lo elevò agli altari. Gregorio IX lo proclamò santo e fece erigere ad Assisi la basilica a lui dedicata, dove le sue spoglie furono traslate il 25 maggio 1230. In precedenza, il corpo era stato custodito nella chiesa di San Giorgio, oggi basilica di Santa Chiara. Intorno alla figura di Francesco si sviluppò una vasta letteratura, orale e scritta. I laici chiedevano di conoscere la vita del Santo. Nacquero leggende, specula, tavole e biografie, nelle quali fantasia e realtà si intrecciavano per trasmettere un messaggio di pace.<br />
I Fioretti sono tra le opere più recitate e diffuse della tradizione francescana, conservate dai frati come una delle testimonianze più preziose della devozione popolare. Tra il popolo, la Bibbia e i Fioretti erano fra i testi più letti e commentati, mentre tra i dotti si affermava la Divina Commedia, composta da Dante tra i primi decenni del Trecento. I Fioretti restituiscono una biografia spirituale che prende avvio dalla conversione di Francesco, intorno al 1206, e trascura in larga parte il periodo precedente. Sono un’opera edificante, nata da una tradizione trasmessa oralmente per onorare il fondatore dell’Ordine dei Frati Minori.<br />
In essi emerge una venatura polemica, che colloca il messaggio francescano al di fuori delle strutture dell’ufficialità, in una dimensione evangelica e libertaria. La natura diventa visione spirituale, la povertà rifiuto della ricchezza, il silenzio preghiera, mentre si afferma una religiosità essenziale, lontana dal fasto del cerimoniale. Per queste caratteristiche, i Fioretti non costituiscono una fonte storica ufficiale della vita di Francesco, ruolo che ebbe invece la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, composta tra il 1260 e il 1263.<br />
I Fioretti appartengono alla letteratura devozionale, nella quale si fondono religiosità, folklore e spontaneità popolare. Esprimono il desiderio di un cristianesimo purificato, liberato dalle ricchezze e dalle forme di potere, e rappresentano anche un documento delle attese spirituali del popolo. Sono il frutto di una tradizione popolare sviluppatasi soprattutto tra Umbria e Marche. L’autore è ignoto, anche se spesso l’opera viene ricondotta a frate Ugolino da Monte Santa Maria, vissuto tra il Duecento e il Trecento, al quale è stata attribuita la trascrizione di alcune leggende, comprese quelle legate all’esperienza francescana nelle Marche.<br />
Composti e rielaborati tra la fine del Duecento e la metà del Trecento, i Fioretti sono suddivisi in cinquantatré capitoli, costruiti attraverso episodi che ricordano prediche articolate in più momenti e caratterizzate da un impianto dialogico e teatrale. Vi si ritrova il fascino dello straordinario. Al centro rimane sempre Francesco, anche quando il racconto si sofferma su Bernardo, Egidio, Chiara e Antonio. Ogni episodio contribuisce a delineare la figura del Santo attraverso gesti, parole e incontri, restituendo un’immagine nella quale la dimensione storica si intreccia con quella spirituale e leggendaria.<br />
Il 3 ottobre 1226, alla Porziuncola, Francesco benedisse i suoi frati. Era giunta la morte, la sorella che aveva imparato ad accogliere come parte della vita. Frate Elia aveva il volto solcato dalle lacrime.<br />
Nel silenzio della verde Umbria, interrotto dal canto degli uccelli, Francesco ripercorse idealmente la propria esperienza. Aveva circa quarantacinque anni e gli sembrava di aver vissuto un’eternità. Si rivide giovane, quando nel 1206 aveva intrapreso il cammino della conversione e dato inizio al suo apostolato. Con pochi amici aveva scoperto la gioia della povertà. Al primo capitolo, nel 1209, i compagni erano dodici.<br />
Dopo aver conosciuto le guerre comunali, con un gesto considerato da molti assurdo, aveva scelto di riproporre una vita libera dagli inganni e dalle ambizioni materiali. Fu anche una forma di rivolta giovanile, ma a guidarlo era soprattutto il precetto evangelico dell’amore. Nei Fioretti emerge l’immagine di un uomo che cammina sull’erba verde, nella luce della primavera. Francesco diventa così un Santo immaginato e narrato, nel quale la realtà storica si apre alla leggenda, senza perdere la forza del messaggio originario.<br />
Nel 1225, quasi cieco, compose a San Damiano il Cantico delle creature, una delle più alte espressioni della poesia religiosa medievale. Secondo alcune ricostruzioni, avrebbe potuto dettarne parti a Chiara, ma le circostanze della composizione non sono certe. Non vedeva più i colori e tuttavia le sue parole, in volgare umbro, si trasformarono in una straordinaria illuminazione poetica e spirituale. Francesco lodava la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, i frutti, i fiori e l’erba. Ogni elemento del creato diventava motivo di riconoscenza e fraternità. Infine, la lode si estendeva alla morte, mistero che appartiene alla vita stessa.<br />
La strofa dedicata al perdono fu aggiunta nell’estate del 1225, in seguito alla controversia tra il vescovo e il podestà di Assisi. L’ultima strofa, dedicata a «sora nostra morte corporale», fu composta nel 1226, quando Francesco sentì avvicinarsi la fine, dopo aver ricevuto dal medico Bongiovanni da Arezzo la conferma della gravità delle sue condizioni.<br />
Hermann Hesse ha riconosciuto nel Cantico delle creature una sensibilità che anticipa alcuni aspetti del Rinascimento. Francesco, tuttavia, appartiene a una dimensione che attraversa le epoche e le categorie culturali. È un’esperienza di fede, un modo di vivere il rapporto con il creato e con gli uomini, una testimonianza che si sottrae a ogni definizione esclusivamente storica o letteraria.<br />
A circa quarantacinque anni, disteso sulla nuda terra presso la Porziuncola, Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226. La sua esistenza può essere idealmente divisa in due periodi di circa ventidue anni: quello precedente alla conversione e quello successivo, dedicato alla scelta evangelica e alla predicazione. La tradizione francescana ha conservato il ricordo della sua vita, come testimonia la Vita prima di Tommaso da Celano, composta nel 1228. Francesco rimase nella Chiesa, con l’umiltà di chi aveva scelto di vivere il Vangelo nella sua essenzialità, come avrebbe successivamente sottolineato Bonaventura.<br />
Era l’ottobre del 1226. L’autunno umbro si presentava con i suoi colori dorati e verdi, tra gli ulivi e la quiete della campagna. A Santa Maria degli Angeli, presso la Porziuncola, si compiva l’ultimo tratto della vita terrena di Francesco. Il suo messaggio si raccoglieva nelle parole Pax et Bonum, pace e bene, divenute nel tempo il segno distintivo della spiritualità francescana.<br />
Tommaso da Celano racconta che, al tramonto, alcuni frati videro l’anima di Francesco, avvolta in una nube d’argento, salire verso il cielo. Anche questa visione appartiene alla tradizione dei Fioretti e alla letteratura edificante che ha accompagnato la memoria del Santo. È il racconto di una morte che si trasforma in speranza, di una fine che si apre alla gioia della vita spirituale.<br />
Ottocento anni dopo, la figura di Francesco d’Assisi continua a vivere nella parola, nella preghiera e nella tradizione popolare. I Fioretti ne custodiscono l’immagine più umana e insieme più straordinaria, consegnando alla storia la testimonianza di un uomo che fece della povertà, della fraternità e dell’amore per il creato la ragione della propria esistenza.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Messina celebra 800 anni di San Francesco con Archeoclub dello Stretto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 19:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francescanesimo]]></category>
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<p>Dal 4 marzo a ottobre 2026, conferenze, concerti e visite guidate tra arte, storia e spiritualità per ricordare il Poverello d&#8217;Assisi, Santa Chiara, S. Antonio da Padova e l’eredità del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 4 marzo a ottobre 2026, conferenze, concerti e visite guidate tra arte, storia e spiritualità per ricordare il Poverello d&#8217;Assisi, Santa Chiara, S. Antonio da Padova e l’eredità del Francescanesimo in città e nel mondo</em></p>
<p>Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226 moriva Francesco, il Poverello di Assisi. La voce popolare lo aveva acclamato Santo già da vivo, e Papa Gregorio IX – l’amico e protettore dei Francescani, Ugolino da Segni – tale lo riconobbe a meno di due anni dal Beato Transito. Nella ricorrenza dell’Ottocentenario, Archeoclub “Area Integrata dello Stretto” programma un ciclo di eventi per celebrare questa straordinaria figura, cara non solo ai Cattolici, ma ai Cristiani di ogni confessione, persino a non credenti: appassionato del Vangelo, infiammato d’amore per il Creato e le creature, Francesco da ricco volle farsi povero, da superbo umile, da grande piccolo, consumandosi nell’imitazione di “Cristo povero e crocifisso”.</p>
<p>Agli occhi dei contemporanei, e poi per sempre, fu l’<em>alter Christus</em>, modello perfetto (e irraggiungibile) di vita evangelica: testimone di una morale cattolica rigorosa, antiquata in certo senso, eppure ‘moderna’, ossia libera da pregiudizi di genere e ‘razza’, in un’epoca funestata da guerre di religione – le crociate in Terra Santa, la sanguinosa persecuzione degli Albigesi – fu guida amorevole ai frati (i Minori), alle sore (le Clarisse), ai laici (i Terziari), che ciascuno nel proprio stato né abbracciarono la <em>forma vitae</em>. <em>Padre Serafico</em>, con la forza della carità e della fedeltà assoluta a Cristo, seppe davvero “riparare la Chiesa cadente” in ossequio al comando che il Signore prodigiosamente gli aveva dato all’inizio del cammino.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-104061" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina--724x1024.jpg" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina--724x1024.jpg 724w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina--212x300.jpg 212w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina--768x1087.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina--1085x1536.jpg 1085w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Francesco-e-la-sua-eredita-Archeoclub-Messina-.jpg 1447w" alt="" width="724" height="1024" /></figure>
</div>
<p>La sua biografia, gelosamente custodita dai compagni e da subito fissata ‘su carta’ da dotti del suo Ordine – Tommaso da Celano, San Bonaventura – unisce vero e immaginario, simbolico e reale, possibile e miracoloso, in una leggenda che incantò e incanta poveri e ricchi, indotti e dotti, giovani uomini e giovani donne d’ogni condizione. Ancor vivente, Francesco vide con apprensione e gioia crescere rigoglioso l’<em>albero</em> dei Frati Minori, nuovi apostoli da lui inviati in ogni dove in Europa – da Italia e Francia, suoi primi ‘giardini’, a Germania, Ungheria – e fuori Europa – in Nordafrica, in Medioriente; e non meno rigoglioso vide crescere l’<em>albero</em> della sua <em>pianticella diletta</em>, SantaChiara: secondo l’esempio del Padre e Frate Francesco, a Cristo ella chiese rifugio dal mondo e insieme il “privilegio della Povertà”, presto seguita da numerose sorelle (e, di nuovo, non solo in Italia).</p>
<p>Nel ciclo incontri di Archeoclub, che si concluderà in ottobre con un concerto d’organo del maestro p. Giovanni Lombardo, si ricorderà Francesco ‘riparatore’ della Chiesa, Francesco Padre dei Minori e delle <em>Povere Dame</em>, del Terz’Ordine laico, Francesco figlio della <em>Matre Terra</em> e fratello di <em>ogni creatura</em>, Francesco poeta e ispiratore di poeti e artisti. Alcuni appuntamenti saranno dedicati ad altre figure eccezionali che di Francesco raccolsero l’eredità – Santa Chiara, S. Antonio da Padova; alcuni altri ai segni monumentali – il tempio di San Francesco all’Immacolata, i conventi e le Biblioteche dei Cappuccini – nel corso dei secoli impressi dal Francescanesimo nella cultura messinese; né mancherà attenzione allo sfondo storico-sociale e alle interazioni con il potere. Il programma, che Archeoclub dello Stretto auspica gradito al pubblico, si propone insomma di offrire un contributo vario e valido, per altro onorato da prestigiosi patrocini – l’Autorità del Sistema Portuale dello Stretto, la Città Metropolitana, la Curia Arcivescovile, il DICAM, la Sovrintendenza ai BB. CC. AA. di Messina, UCSI Sicilia – e reso possibile da un gruppo ben qualificato di relatori.</p>
<p>Sarà illustrato nei dettagli dalla dott.ssa Rosanna Trovato, presidente di Archeoclub dello Stretto il 4 marzo p. v. (h. 17), nella suggestiva <em>location</em> della Chiesa dei Catalani. A seguire il primo degli incontri: <em>Francesco e il Francescanesimo in Oltralpe e in Oltremare</em>, illustrato nelle relazioni del prof. Luciano Catalioto (DICAM), del dott. Giovanni Di Bella (DICAM), di fra Arturo Milici (OFM). I lavori saranno introdotti dalle riflessioni di S. E. Cesare Di Pietro, vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi, e saranno moderati dal delegato arcivescovile alla Basilica Cattedrale, mons. Roberto Romeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/03/messina-celebra-800-anni-di-san-francesco-con-archeoclub-dello-stretto/">Messina celebra 800 anni di San Francesco con Archeoclub dello Stretto</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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