Era ottobre 1226. Autunno umbro consolante dorato e verde all’ombra degli ulivi. A Santa Maria degli Angeli riposa Francesco. Celano dice che i frati al tramonto videro l’anima di Francesco avvolta in una nuvola d’argento salire nel cielo. Anche questa visione è un fioretto. È edificazione. È gioia
Francesco d’Assisi a 800 anni dalla scomparsa
Ottobre 1226. Ottobre 2026. Assisi. Non un racconto, ma una vita. Una santità. Dopo la morte di Francesco nacquero molte leggende. Il suo messaggio aveva il fascino di un’utopia necessaria. Tra i libri più popolari, i Fioretti, recitati nelle chiese e nelle piazze. Forse in un monastero delle Marche furono raccolte le prime copie. La vita del Poverello venne cantata nelle processioni. Il suo messaggio affascinava in un’epoca di crisi, come quella degli inizi del Duecento.
La Chiesa, appena due anni dopo la sua morte, il 16 luglio 1228, lo elevò agli altari. Gregorio IX lo proclamò santo e fece erigere ad Assisi la basilica a lui dedicata, dove le sue spoglie furono traslate il 25 maggio 1230. In precedenza, il corpo era stato custodito nella chiesa di San Giorgio, oggi basilica di Santa Chiara. Intorno alla figura di Francesco si sviluppò una vasta letteratura, orale e scritta. I laici chiedevano di conoscere la vita del Santo. Nacquero leggende, specula, tavole e biografie, nelle quali fantasia e realtà si intrecciavano per trasmettere un messaggio di pace.
I Fioretti sono tra le opere più recitate e diffuse della tradizione francescana, conservate dai frati come una delle testimonianze più preziose della devozione popolare. Tra il popolo, la Bibbia e i Fioretti erano fra i testi più letti e commentati, mentre tra i dotti si affermava la Divina Commedia, composta da Dante tra i primi decenni del Trecento. I Fioretti restituiscono una biografia spirituale che prende avvio dalla conversione di Francesco, intorno al 1206, e trascura in larga parte il periodo precedente. Sono un’opera edificante, nata da una tradizione trasmessa oralmente per onorare il fondatore dell’Ordine dei Frati Minori.
In essi emerge una venatura polemica, che colloca il messaggio francescano al di fuori delle strutture dell’ufficialità, in una dimensione evangelica e libertaria. La natura diventa visione spirituale, la povertà rifiuto della ricchezza, il silenzio preghiera, mentre si afferma una religiosità essenziale, lontana dal fasto del cerimoniale. Per queste caratteristiche, i Fioretti non costituiscono una fonte storica ufficiale della vita di Francesco, ruolo che ebbe invece la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, composta tra il 1260 e il 1263.
I Fioretti appartengono alla letteratura devozionale, nella quale si fondono religiosità, folklore e spontaneità popolare. Esprimono il desiderio di un cristianesimo purificato, liberato dalle ricchezze e dalle forme di potere, e rappresentano anche un documento delle attese spirituali del popolo. Sono il frutto di una tradizione popolare sviluppatasi soprattutto tra Umbria e Marche. L’autore è ignoto, anche se spesso l’opera viene ricondotta a frate Ugolino da Monte Santa Maria, vissuto tra il Duecento e il Trecento, al quale è stata attribuita la trascrizione di alcune leggende, comprese quelle legate all’esperienza francescana nelle Marche.
Composti e rielaborati tra la fine del Duecento e la metà del Trecento, i Fioretti sono suddivisi in cinquantatré capitoli, costruiti attraverso episodi che ricordano prediche articolate in più momenti e caratterizzate da un impianto dialogico e teatrale. Vi si ritrova il fascino dello straordinario. Al centro rimane sempre Francesco, anche quando il racconto si sofferma su Bernardo, Egidio, Chiara e Antonio. Ogni episodio contribuisce a delineare la figura del Santo attraverso gesti, parole e incontri, restituendo un’immagine nella quale la dimensione storica si intreccia con quella spirituale e leggendaria.
Il 3 ottobre 1226, alla Porziuncola, Francesco benedisse i suoi frati. Era giunta la morte, la sorella che aveva imparato ad accogliere come parte della vita. Frate Elia aveva il volto solcato dalle lacrime.
Nel silenzio della verde Umbria, interrotto dal canto degli uccelli, Francesco ripercorse idealmente la propria esperienza. Aveva circa quarantacinque anni e gli sembrava di aver vissuto un’eternità. Si rivide giovane, quando nel 1206 aveva intrapreso il cammino della conversione e dato inizio al suo apostolato. Con pochi amici aveva scoperto la gioia della povertà. Al primo capitolo, nel 1209, i compagni erano dodici.
Dopo aver conosciuto le guerre comunali, con un gesto considerato da molti assurdo, aveva scelto di riproporre una vita libera dagli inganni e dalle ambizioni materiali. Fu anche una forma di rivolta giovanile, ma a guidarlo era soprattutto il precetto evangelico dell’amore. Nei Fioretti emerge l’immagine di un uomo che cammina sull’erba verde, nella luce della primavera. Francesco diventa così un Santo immaginato e narrato, nel quale la realtà storica si apre alla leggenda, senza perdere la forza del messaggio originario.
Nel 1225, quasi cieco, compose a San Damiano il Cantico delle creature, una delle più alte espressioni della poesia religiosa medievale. Secondo alcune ricostruzioni, avrebbe potuto dettarne parti a Chiara, ma le circostanze della composizione non sono certe. Non vedeva più i colori e tuttavia le sue parole, in volgare umbro, si trasformarono in una straordinaria illuminazione poetica e spirituale. Francesco lodava la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, i frutti, i fiori e l’erba. Ogni elemento del creato diventava motivo di riconoscenza e fraternità. Infine, la lode si estendeva alla morte, mistero che appartiene alla vita stessa.
La strofa dedicata al perdono fu aggiunta nell’estate del 1225, in seguito alla controversia tra il vescovo e il podestà di Assisi. L’ultima strofa, dedicata a «sora nostra morte corporale», fu composta nel 1226, quando Francesco sentì avvicinarsi la fine, dopo aver ricevuto dal medico Bongiovanni da Arezzo la conferma della gravità delle sue condizioni.
Hermann Hesse ha riconosciuto nel Cantico delle creature una sensibilità che anticipa alcuni aspetti del Rinascimento. Francesco, tuttavia, appartiene a una dimensione che attraversa le epoche e le categorie culturali. È un’esperienza di fede, un modo di vivere il rapporto con il creato e con gli uomini, una testimonianza che si sottrae a ogni definizione esclusivamente storica o letteraria.
A circa quarantacinque anni, disteso sulla nuda terra presso la Porziuncola, Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226. La sua esistenza può essere idealmente divisa in due periodi di circa ventidue anni: quello precedente alla conversione e quello successivo, dedicato alla scelta evangelica e alla predicazione. La tradizione francescana ha conservato il ricordo della sua vita, come testimonia la Vita prima di Tommaso da Celano, composta nel 1228. Francesco rimase nella Chiesa, con l’umiltà di chi aveva scelto di vivere il Vangelo nella sua essenzialità, come avrebbe successivamente sottolineato Bonaventura.
Era l’ottobre del 1226. L’autunno umbro si presentava con i suoi colori dorati e verdi, tra gli ulivi e la quiete della campagna. A Santa Maria degli Angeli, presso la Porziuncola, si compiva l’ultimo tratto della vita terrena di Francesco. Il suo messaggio si raccoglieva nelle parole Pax et Bonum, pace e bene, divenute nel tempo il segno distintivo della spiritualità francescana.
Tommaso da Celano racconta che, al tramonto, alcuni frati videro l’anima di Francesco, avvolta in una nube d’argento, salire verso il cielo. Anche questa visione appartiene alla tradizione dei Fioretti e alla letteratura edificante che ha accompagnato la memoria del Santo. È il racconto di una morte che si trasforma in speranza, di una fine che si apre alla gioia della vita spirituale.
Ottocento anni dopo, la figura di Francesco d’Assisi continua a vivere nella parola, nella preghiera e nella tradizione popolare. I Fioretti ne custodiscono l’immagine più umana e insieme più straordinaria, consegnando alla storia la testimonianza di un uomo che fece della povertà, della fraternità e dell’amore per il creato la ragione della propria esistenza.
@Riproduzione riservata
Resta dentro le notizie che contano
Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.
Segui il canale WhatsApp
