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	<title>Francesco Saverio Vetere Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Francesco Saverio Vetere Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Francesco Saverio Vetere. La Storia dell’USPI e la mia storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 04:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1023" height="482" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0dbce38f-93bc-4406-97ac-34016762503e.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0dbce38f-93bc-4406-97ac-34016762503e.jpeg 1023w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0dbce38f-93bc-4406-97ac-34016762503e-300x141.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0dbce38f-93bc-4406-97ac-34016762503e-768x362.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0dbce38f-93bc-4406-97ac-34016762503e-585x276.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p>&#8230;.Ogni volta che un piccolo giornale non chiude grazie a una legge che siamo riusciti a far approvare, ogni volta che un giovane cronista di provincia ottiene un contratto dignitoso&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/01/francesco-saverio-vetere-la-storia-delluspi-e-la-mia-storia/">Francesco Saverio Vetere. La Storia dell’USPI e la mia storia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8230;.Ogni volta che un piccolo giornale non chiude grazie a una legge che siamo riusciti a far approvare, ogni volta che un giovane cronista di provincia ottiene un contratto dignitoso grazie a una nostra iniziativa, ogni volta che una comunità locale vede rappresentata la propria voce su una testata invece di essere cancellata dal silenzio – ecco, in ognuna di queste vittorie io intravedo uno scorcio che intreccia la storia dell’Unione Stampa Periodica Italiana USPI alla storia d’Italia. A dimostrazione che si possono attraversare crisi tremende e uscirne rinnovati, senza tradire la propria essenza&#8230;</em></p>
<p><em>Giovandomenico Zuccalà e Carmelo Garofalo</em><br />
<em>Con affetto e gratitudine, in morte come in vita</em></p>
<p>(Francesco Saverio Vetere)</p>
<p><em>Roma, 31 luglio 2025</em> – Celebrare settant’anni di vita <a href="https://www.uspi.it/">dell’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI</a>) significa attraversare la storia dell’informazione italiana, e nel mio caso significa anche ripercorrere la mia stessa vita professionale e personale intrecciata a quella dell’associazione. Ricordo ancora la giornata di festa per il <a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoria-giornalismo/2023/06/07/70-anni-uspi-un-convegno-insieme-al-vomere-di-marsala-il-bello-e-il-bene-vetere-cominciamo-dai-principi/"><strong>70° anniversario</strong> dell’ <strong>USPI, il 19 giugno 2023</strong></a>, nella prestigiosa cornice di Palazzo Madama.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-55606" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-1024x999.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-1024x999.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-300x293.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-768x749.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene.jpg 1068w" alt="" width="1024" height="999" /></figure>
</div>
<p>In quell’occasione scelsi come tema “Il bello e il bene”, un titolo impegnativo che rifletteva la mia convinzione profonda: anche nell’evoluzione frenetica dei media, esiste un nucleo di valori senza tempo – la ricerca del bene, della verità e della bellezza – che deve guidarci. Da appassionato di filosofia, tornato dopo anni di peregrinazioni moderne ai classici di Platone, sentivo che quell’anniversario non doveva essere solo celebrazione storica, ma un momento di riflessione sui princìpi fondanti del nostro lavoro.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-56071" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/sala-zuccari-senato-della-Repubblica.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/sala-zuccari-senato-della-Repubblica.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/sala-zuccari-senato-della-Repubblica-225x300.jpg 225w" alt="" width="768" height="1024" data-id="56071" /><figcaption class="wp-element-caption">Sala Zuccari Palazzo Madama 70 anni di Uspi<br />
(19 giugno 2023)</figcaption></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-92385" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/vetere-70-anni-uspi-2023.jpg" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/vetere-70-anni-uspi-2023.jpg 450w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/vetere-70-anni-uspi-2023-300x213.jpg 300w" alt="" width="450" height="320" data-id="92385" /><figcaption class="wp-element-caption">Francesco Saverio Vetere<br />
( 70 anni di Uspi 1953 – 2023)</figcaption></figure>
</figure>
<p>La Settima Lettera di Platone, con il suo tono intimo e meditativo, mi ispirava a rivolgermi ai colleghi e amici come da <em>persona</em> a persone, con autenticità. Così inizio questo racconto in prima persona, con la voce di chi ha vissuto dall’interno le trasformazioni epocali della comunicazione, cercando di mantenere sempre fermo il timone dei propri valori.</p>
<p><strong>Alle origini: l’USPI nel 1953 e gli anni della ricostruzione</strong><br />
L’USPI nacque nel 1953, agli albori della ricostruzione italiana nel dopoguerra. Non ero ancora nato, ma ho imparato a sentire come mio quel momento fondativo: il <strong>18 giugno 1953</strong>, su iniziativa di <strong>Gianni Robert</strong>, si costituì <strong>l’Unione Stampa Periodica Italiana</strong>. L’idea originaria era nobile e lungimirante: creare un’organizzazione che tutelasse la stampa periodica culturale e scientifica, riunendo insieme editori e giornalisti in uno spirito associativo inclusivo, proprio come già avveniva alla fine dell’Ottocento con la vecchia ASPI (Associazione Stampa Periodica Italiana). In quegli anni della ricostruzione repubblicana, l’informazione periodica era un settore vitale per diffondere idee, conoscenza e dibattito culturale. Eppure, era anche un settore fragile, spesso ignorato dai grandi centri di potere editoriale concentrati sui quotidiani nazionali. L’USPI fu concepita come una “casa comune” dei piccoli e medi editori, un luogo dove unire le forze per rivendicare la dignità della stampa periodica nel panorama informativo italiano.<br />
Mi piace immaginare l’entusiasmo e la determinazione di quei pionieri nel 1953: in un’Italia che gettava le fondamenta della democrazia repubblicana, anche l’informazione doveva essere pluralista e libera. Sin dall’inizio, l’USPI cercò di inserirsi “nella storia dei media a livello nazionale e internazionale”, consapevole che la vicenda della stampa periodica italiana non poteva essere isolata dal contesto più ampio. Gli anni Cinquanta posero sfide enormi: alfabetizzazione da ampliare, ferite della guerra da rimarginare, un pubblico da riconquistare alla lettura. L’USPI, nei suoi primi passi, si dedicò a censire le testate esistenti, a documentare la ricchezza di periodici italiani grandi e piccoli e a gettare ponti tra editori e giornalisti, anche provando a risolvere conflitti e a stabilire regole deontologiche comuni. Erano anni in cui l’associazione doveva ancora definire il proprio ruolo, ma un principio chiaro già la guidava – tutelare la libertà e il pluralismo dell’informazione periodica, specialmente nei settori meno sostenuti dai grandi capitali.</p>
<p><strong>Anni di sfide e crescita (1960-1970)</strong><br />
Negli anni Sessanta e Settanta, l’USPI visse una fase di crescita e consolidamento, pur navigando in un contesto non facile. Sotto la guida di figure come <strong>Giovanni Terranova</strong>, l’Unione ampliò la base associativa per includere sempre più periodici locali, e iniziò a offrire servizi concreti ai soci – formazione professionale, consulenza editoriale e legale, assistenza fiscale. Era il tentativo di passare da una semplice federazione ideale a un supporto pratico quotidiano per chi faceva informazione nelle province, nelle parrocchie, nelle piccole comunità scientifiche e culturali. L’editoria periodica non doveva più sentirsi sola: l’USPI voleva essere al fianco di ogni editore con consigli e strumenti per migliorare i propri prodotti e difendere i propri diritti.<br />
Quelli furono anche anni turbolenti per l’Italia: il boom economico, le tensioni sociali e politiche dei tardi ’60, la stagione complessa degli anni di piombo nei ’70. La stampa periodica rifletteva queste trasformazioni, oscillando tra fermento culturale e crisi economiche. Giovanni Terranova e dopo di lui il Segretario Generale <strong>Gian Domenico Zuccalà</strong> (che assumerà la carica nel 1972) dovettero battersi perché la voce dei piccoli editori non venisse schiacciata dal rumore dei potenti. Zuccalà in particolare iniziò a rafforzare i rapporti dell’USPI con le istituzioni e i governi, rivendicando un riconoscimento ufficiale per la categoria. Si trattava di far capire ai politici che le riviste, i bollettini locali, le pubblicazioni scientifiche minori avevano un valore culturale e sociale immenso, e meritavano attenzione e sostegno al pari dei grandi quotidiani nazionali. Nonostante l’impegno, la visibilità dell’editoria medio-piccola restava faticosamente parziale: l’USPI doveva continuamente riaffermarne il valore, in un paese dove l’opinione pubblica e i finanziamenti statali tendevano a concentrarsi sui media più potenti.<br />
Una battaglia fondamentale di quegli anni riguardò le agevolazioni fiscali e postali per i periodici. Zuccalà adottò una strategia quasi <em>sindacale</em> per ottenere condizioni migliori: tariffe postali ridotte, carte a prezzi calmierati, e soprattutto qualche forma di contributo pubblico per la stampa “minore”. Il risultato più significativo fu l’ottenimento della Legge n. 172/1975, che sancì i primi benefici statali per l’editoria periodica minore. Per la prima volta nella storia repubblicana si riconosceva con una legge che anche le piccole testate meritavano sostegni economici. Fu una vittoria importante, ma non risolutiva: l’applicazione di quella legge rivelò lacune, risorse insufficienti e burocrazia complicata. Inoltre, occorreva una visione normativa più ampia per sostenere davvero il pluralismo. Eppure, quell’atto del 1975 resta una pietra miliare: ricordo come negli anni successivi si continuò a citare quel primo passo, a dimostrazione che l’USPI sapeva passare dalle parole ai fatti, portando a casa risultati tangibili.<br />
Accanto a questo, l’USPI intuì l’importanza di coinvolgere le neonate Regioni (introdotte proprio nei ’70) nel sostegno alla stampa locale. Vennero lanciate proposte innovative, come la creazione di centri stampa regionali o leggi regionali ad hoc per i periodici locali. Solo alcune regioni raccolsero l’invito, offrendo contributi o convenzioni, mentre altre rimasero sorde. Tuttavia, il messaggio era lanciato: l’informazione di prossimità, radicata nei territori, aveva bisogno di reti di supporto decentrate, non poteva dipendere solo da Roma. Questa visione anticipava in qualche modo l’idea moderna di <em>glocalità</em> – pensare globalmente, agire localmente – e l’USPI fu tra i primi a sostenere che la stampa regionale dovesse diventare protagonista delle politiche culturali.<br />
Sul finire degli anni ’70 l’associazione fece scelte cruciali anche sul piano identitario: nel 1978 l’USPI si diede un nuovo Statuto, e poco dopo – nel 1987 – si ridefinì formalmente come sindacato di editori. Questo passaggio segnò l’accento sulla natura imprenditoriale dei membri: non si trattava solo di affermare principi, bisognava anche tutelare gli editori come aziende, aiutarli a stare sul mercato. L’USPI cominciò ad accogliere tra i soci anche editori medio-grandi, purché indipendenti e “puri” (cioè non legati ad altri interessi economici estranei all’editoria). Si voleva mantenere fede a un ideale: l’editore puro, che fa giornali per passione civile e professione, contrapposto agli <em>editori impuri</em> che usano le testate solo come strumenti di potere o influenza. Io stesso, molti anni dopo, avrei spesso ripreso questa distinzione parlando agli studenti: c’è chi fa informazione per raccontare il Paese, e chi la fa per interessi privati – una differenza capitale. Negli anni Settanta e Ottanta l’USPI già combatteva queste battaglie di principio, cercando al contempo soluzioni pratiche per la sopravvivenza dei piccoli editori.</p>
<p><strong>Trasformazioni e resistenza (1980-1990)</strong><br />
Gli anni Ottanta portarono trasformazioni rapide nel mondo dei media, e nuove sfide per l’USPI. Personalmente, furono gli anni della mia formazione universitaria e dell’ingresso nell’età adulta. Sono nato nel 1962 a Cosenza, in Calabria, e in quel decennio degli Ottanta mi trovavo a Roma per gli studi universitari: mi ero iscritto a Giurisprudenza all’Università “La Sapienza”, seguendo un percorso che mio padre – avvocato anche lui – aveva immaginato per me. Parallelamente, coltivavo interessi umanistici profondi: provenendo da un liceo classico (il “B. Telesio” di Cosenza) dove il greco e il latino hanno forgiato la mia mente, non ho mai abbandonato la passione per la filosofia e la storia. Questa doppia anima, giuridica e umanistica, avrebbe in seguito orientato molto del mio modo di operare. Ma negli anni Ottanta ero ancora un osservatore esterno delle vicende editoriali, pur sentendomene intimamente attratto.<br />
Intanto l’USPI si muoveva in un contesto in rapida evoluzione. Nel 1981 era stata varata la Legge 416, una riforma importante a sostegno dell’editoria (pensata soprattutto per i quotidiani, ma con qualche estensione ai periodici). L’USPI aveva contribuito attivamente alla stesura di quella legge, portando l’attenzione del legislatore anche sui bisogni delle riviste e dei giornali locali. La 416/1981 introdusse innovazioni come contributi finanziari, agevolazioni e ristrutturazioni del settore, ma la sua applicazione non fu semplice: troppa burocrazia, e ancora una volta i grandi gruppi finirono per avvantaggiarsene più dei piccoli. Ciò non scoraggiò l’USPI, che continuò a focalizzarsi sul migliorare le condizioni economiche dell’editoria minore, insistendo sulla necessità di alleggerire i costi e incentivare l’uso di nuove tecnologie digitali per rendere più efficiente la produzione.<br />
Già a metà degli anni Ottanta, infatti, si intravedevano segnali della rivoluzione digitale che sarebbe esplosa di lì a poco. I primi personal computer, le tecniche di impaginazione elettronica, le reti telematiche sperimentali: il mondo editoriale iniziava a cambiare pelle. Per i piccoli editori, queste trasformazioni erano un’arma a doppio taglio. Da un lato, offrivano strumenti nuovi per produrre contenuti a costi minori; dall’altro, aumentavano la competizione, perché i gruppi editoriali più forti potevano investire in tecnologia e sfruttare le economie di scala, lasciando indietro i più piccoli. La figura tradizionale dell’editore artigianale, del “fai da te”, rischiava di scomparire. Molte testate minori chiusero, sopraffatte dai costi e dall’incapacità di stare al passo. Solo chi ebbe il coraggio e la possibilità di modernizzarsi e professionalizzarsi riuscì a sopravvivere in quel decennio.<br />
L’USPI non stava a guardare. Nei congressi di metà anni ’80 si parlò esplicitamente della necessità di innovare e adattarsi, di puntare sulla specializzazione dei contenuti e sul legame col territorio come punti di forza della piccola editoria. Si capì anche che l’editore “tuttofare” doveva lasciare spazio a competenze nuove: da qui nacque l’idea di contribuire alla formazione dei giovani editori. Dal 1988 l’USPI, in collaborazione con l’Università di Urbino, organizzò stage estivi per i praticanti editori, corsi intensivi di sociologia della comunicazione, diritto editoriale, gestione aziendale. Io stesso, all’epoca poco più che venticinquenne, lessi con interesse di queste iniziative pionieristiche: mi affascinava l’idea di unire pratica e teoria, impresa e cultura. Non sapevo ancora che il mio destino professionale sarebbe passato proprio per l’USPI, ma già sentivo una naturale sintonia con quell’approccio. Ero un giovane giurista immerso nei codici, ma sognavo un lavoro che avesse un impatto culturale più ampio – il mondo dell’editoria e del giornalismo lo sentivo pulsare come una vocazione in sottofondo.<br />
Gli anni Ottanta, poi, videro intensificarsi la lotta per i contributi pubblici all’editoria. Sul finire del decennio, con la crisi del sistema tradizionale di sovvenzioni, l’USPI si batté con forza contro l’idea di tagliare gli aiuti ai periodici minori. In Parlamento e presso il Governo, i nostri rappresentanti argomentavano che senza sostegni mirati molte voci sarebbero morte, impoverendo il pluralismo informativo. Si ottennero alcuni risultati: la Legge 67/1987 ad esempio abbassò l’IVA sulle riviste culturali e previde contributi specifici per esse. Ma la tendenza all’austerità era iniziata: progressivamente gli aiuti statali calarono, e questo spinse gli editori a <em>fare da soli</em>, costruendo una mentalità più imprenditoriale e autonoma. Una lezione difficile ma utile, perché in fondo l’indipendenza economica è sorella dell’indipendenza editoriale. Anch’io, come uomo del sud avvezzo alle sfide, ho sempre pensato che l’autonomia e la capacità di innovare fossero le chiavi per non dover chinare la testa di fronte a nessuno.</p>
<p><strong>Il mio ingresso nel mondo dell’editoria (anni 1990)</strong><br />
I primi anni ’90 segnarono un punto di svolta, sia per l’USPI sia per me personalmente. Dopo la laurea in Giurisprudenza, scelsi di rimanere a Roma. Mi abilitai come avvocato e poi come avvocato cassazionista, ma allo stesso tempo iniziai a collaborare con l’Università e a coltivare studi manageriali, conseguendo in seguito anche una seconda laurea magistrale in Management delle organizzazioni pubbliche. Eppure, il richiamo dell’editoria era sempre più forte. Fu attorno alla metà degli anni ’90 che feci il mio ingresso effettivo nel settore editoriale – ed è un momento che ricordo vividamente, perché significò immergersi in un mondo tanto affascinante quanto complicato.<br />
Entrai in contatto con l’USPI proprio in quel periodo, a metà degli anni ’90, portando le mie competenze legali e la mia formazione rigorosa al servizio di questa organizzazione. Sin dai primi passi, mi resi conto che il sistema editoriale italiano in cui mi stavo immergendo era “specifico e molto chiuso, infestato e dominato dalle lobby dei grandi giornali e del grande sindacato giornalistico”. Venivo da un’educazione classica e giuridica che mi aveva insegnato il valore della logica e della serietà argomentativa, e all’inizio rimasi spiazzato nel trovare un ambiente dove spesso a prevalere erano le rendite di posizione, l’arroganza di chi occupava da decenni posizioni di potere nel settore, e una chiusura pregiudiziale verso ogni cambiamento. L’editoria italiana di allora era governata da poche grandi famiglie editoriali e da un sindacato giornalistico fortissimo (l’Ordine e la FNSI), che insieme formavano un blocco quasi impenetrabile. I piccoli editori, il mondo fuori dai grandi quotidiani, erano considerati poco più che comparse. Questo status quo generava ingessature e ingiustizie: contratti di lavoro unici calibrati sui grandi giornali, contributi pubblici intercettati in buona parte dai colossi e dai giornali di partito, scarsa considerazione per le testate locali o specializzate.<br />
Eppure, proprio in quegli anni ’90, stava per abbattersi sul mondo dell’informazione una trasformazione epocale. Dopo pochi anni dal mio ingresso, il mondo cambiò – e la tecnologia lo devastò nelle sue vecchie strutture, rendendole improvvisamente inattuali e superate. Mi riferisco ovviamente all’avvento di Internet e del digitale. Tra il 1995 e il 2000, l’accelerazione tecnologica fu impressionante: nascevano i primi siti web d’informazione, le email rivoluzionavano la comunicazione, i cellulari iniziavano a diventare strumenti di connessione e non solo di chiamata. Quel sistema editoriale italiano che mi era apparso all’inizio “arrogante, inutilmente complesso e profondamente sciocco” si rivelò nel giro di poco tempo non solo tutto questo, ma addirittura “dannoso e irrilevante” nella nuova era. Ricordo la sensazione di osservare colossi dai piedi d’argilla: i grandi che avevano dominato l’industria non volevano accettare che il mondo fosse cambiato. Molti continuarono ad agire come se nulla fosse, appesantiti e zavorrati dalle lobby interne che impedivano lo sviluppo del pensiero e delle visioni associative. Tra me e me, citando liberamente la Scrittura, pensavo: <em>«ti si crede vivo e invece sei morto»</em>. Quelle strutture parevano vive, ma non lo erano più davvero, incapaci di evolvere.<br />
In quel frangente storico drammatico e affascinante insieme, sentivo che solo pochi lucidi osservatori coglievano la portata del cambiamento, e vorrei dire con modestia che io fui tra quelli. Forse aiutato proprio dalla mia formazione “antica” (che mi rendeva estremamente sensibile ai fondamenti, alle radici dei problemi) riuscii a scorgere, dietro il rumore delle novità tecnologiche, i principi eterni che andavano salvaguardati. Sì, cambiavano gli strumenti, ma certi valori dovevano rimanere il faro. E l’USPI – ne ero convinto – poteva e doveva giocare un ruolo cruciale: “mettersi a disposizione degli editori, ma al contempo interpretare le trasformazioni per ridefinire un sistema editoriale capace di salvaguardare la libertà di informazione” anche nel nuovo millennio.<br />
Questa convinzione si fece strada in me proprio mentre l’USPI viveva una transizione di leadership. Nel 1998 il Presidente storico <strong>Dario Di Gravio </strong>lasciò il posto a <strong>Mario Negri</strong>, e l’anno seguente (1999) il <strong>Segretario Generale Gian Domenico Zuccalà</strong> – che tanto aveva dato all’associazione in quasi trent’anni di servizio – venne a mancare. <strong>Fu così che, nel novembre 1999</strong>, venni scelto come <strong>Segretario Generale dell’USPI,</strong> assumendo anche la presidenza della Giunta Esecutiva. Avevo 37 anni. Ricordo ancora l’emozione e il peso di quella nomina: da un lato la fierezza di guidare un’istituzione nazionale, dall’altro la chiara percezione che mi attendeva un compito arduo. L’USPI in quel momento era sì una “cellula viva” della grande stampa italiana, come qualcuno l’ha definita, ma andava rilanciata e ripensata per i tempi nuovi.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10305" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/12/7116rancescovetere600x600.jpg" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/12/7116rancescovetere600x600.jpg 600w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/12/7116rancescovetere600x600-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/12/7116rancescovetere600x600-150x150.jpg 150w" alt="" width="600" height="600" /></figure>
</div>
<p>Mi promisi che avrei dedicato tutte le mie energie – e la mia famosa ostinazione calabrese, quel tratto di carattere “duro” e caparbio che molti mi riconoscono – a questa missione.</p>
<p><strong>Rinnovamento e nuove battaglie (2000-2010)</strong><br />
Assumere la guida dell’USPI nel 1999 significò per me mettere immediatamente mano a un progetto di rinnovamento profondo dell’associazione. Volevo traghettarla nel XXI secolo, e per farlo dovevo trasformare la struttura interna e al tempo stesso combattere diverse battaglie esterne a favore degli editori. Iniziai da dentro: l’USPI non poteva più essere un semplice “apparato di segreteria” semi-burocratico, dove poche persone facevano di tutto. Organizzai il team in modo moderno, assegnando ogni funzionario a un settore specifico – chi si occupava di distribuzione, chi di questioni legali, chi di contrattualistica, e così via. Coinvolgemmo consulenti esterni qualificati, specializzati nel diritto editoriale e del lavoro, per dare risposte esperte ai soci. Informatizzammo gli uffici, rinnovammo completamente il sito web dell’USPI (che doveva diventare una piattaforma ricca di notizie, aggiornamenti normativi, circolari utili). Avviammo perfino nuovi spazi fisici: una Biblioteca USPI e un auditorium per incontri e convegni, perché l’associazione doveva essere non solo un ente di servizi ma anche un luogo di cultura e dibattito. Nel giro di pochi anni, vidi con soddisfazione crescere il numero dei soci e l’utilizzo dei servizi: le consulenze richieste dagli associati salirono da poche centinaia a quasi cinquecento al mese – segno che gli editori finalmente vedevano nell’USPI un riferimento concreto per i loro problemi quotidiani.<br />
Parallelamente al rinnovamento interno, mi gettai anima e corpo nelle battaglie istituzionali a difesa della stampa periodica. Una delle prime urgenze fu la questione delle tariffe postali agevolate: un tema annoso, ma che rischiava di precipitare. Già dagli anni ’90 l’USPI lottava contro i rincari postali che penalizzavano le riviste (storicamente, dal 1981 avevamo ottenuto uno sconto del 50% sulle tariffe). Alla fine del ’99 ci trovammo di fronte a una proposta di riforma che mirava ad eliminare le agevolazioni tradizionali sostituendole con un sistema di rimborsi esigui. Questo, per molti piccoli editori, avrebbe significato non poter più spedire le proprie pubblicazioni ai lettori per abbonamento, con conseguenze disastrose. Decisi che non potevamo cedere su questo fronte: mi attivai subito, incontrando rappresentanti di governo e parlamentari di varie forze politiche, spiegando con dati e passione cosa avrebbe comportato quella riforma. Riuscimmo a ottenere un rinvio: la temuta riforma delle tariffe fu posticipata fino al 2003, guadagnando tempo prezioso e salvando nel frattempo molte testate da gravissime difficoltà economiche. Fu una vittoria significativa: l’USPI mostrava che sapeva farsi ascoltare, sapeva spendere la propria autorevolezza per il bene degli associati.<br />
Un altro capitolo fondamentale fu la partecipazione attiva alla grande riforma dell’editoria varata nel 2001, la Legge n. 62/2001. Quel provvedimento legislativo fu un contenitore di molte misure per aggiornare il settore alle soglie del nuovo millennio, e l’USPI vi contribuì con numerose proposte. Ne cito alcune di cui vado particolarmente fiero: nella legge 62/2001 si introdusse per la prima volta la definizione di “prodotto editoriale” comprensiva anche delle pubblicazioni online, colmando un vuoto normativo e riconoscendo dignità giuridica alle testate telematiche. Inoltre, la legge semplificò le procedure per l’accesso al credito agevolato per gli editori e predispose nuovi sostegni alla stampa di elevato valore culturale (misure pensate proprio per quelle riviste letterarie, scientifiche, locali di qualità che l’USPI da sempre tutela). Posso dire, senza enfasi, che in quelle norme è impresso il lavoro silenzioso ma tenace che conducemmo in quei mesi: la voce dell’USPI fu ascoltata, e il risultato fu un quadro normativo più inclusivo e moderno.<br />
Quegli anni a cavallo del 2000 videro anche l’USPI impegnata a capire e governare il fenomeno dell’editoria online. Come accennavo, già dalla fine dei ’90 molti periodici cartacei iniziarono a sperimentare la migrazione su Internet. All’inizio fu un processo pieno di difficoltà: qualcuno pensava bastasse mettere in rete il PDF del giornale, altri non sapevano come monetizzare i contenuti digitali, e i ricavi pubblicitari online erano scarsi. Io stesso partecipai all’organizzazione di un Forum a Frascati nel 2000, dove invitammo esperti, editori e accademici a discutere la “rivoluzione telematica” per la stampa locale. Ricordo un atteggiamento diffuso di prudenza se non di scetticismo: molti piccoli editori temevano che Internet fosse una moda passeggera o comunque un investimento troppo oneroso e incerto. E in effetti, nei primi anni 2000, parecchi provarono a lanciarsi nel web ma poi, di fronte ai “scarsi ricavi pubblicitari online”, tornarono alla carta. Era una tensione continua tra innovazione e tradizione, una bilancia difficile da equilibrare.<br />
Nonostante ciò, il futuro stava arrivando a grandi passi. Già nel 2002 facemmo una scelta storica: l’USPI iniziò a rappresentare formalmente i periodici elettronici, ammettendoli nell’associazione. Questo segnò l’apertura totale al nuovo: <strong>riconoscemmo che un giornale online, anche privo di equivalente cartaceo, era a tutti gli effetti un giornale, una testata,</strong> con i suoi diritti e doveri. Fu un modo per includere tanti nuovi soggetti – testate locali nate sul web, blog giornalistici, portali d’informazione – che altrimenti sarebbero rimasti ai margini senza rappresentanza. Personalmente, considerai questo passo come coerente col DNA originario dell’USPI: nel 1953 avevamo accolto riviste culturali e scientifiche ignorate dai più, nel 2002 accoglievamo testate digitali ancora non pienamente considerate dal sistema. Il pluralismo evolutivo dell’informazione era la nostra stella polare.<br />
In quegli stessi anni lavorammo anche sul fronte internazionale. Nel 2002 sottoscrivemmo un protocollo d’intesa con la FUSIE (Federazione della Stampa Italiana all’Estero) per creare un Coordinamento mondiale della Stampa Periodica Italiana. L’idea era di collegare in rete i giornali degli italiani nel mondo, condividere esperienze e dare voce ai milioni di connazionali all’estero che attraverso quei periodici mantenevano un legame con la madrepatria. Organizzammo convegni, mostre di stampa italiana a Varsavia, in vari paesi europei, persino in Cina, portando in giro per il mondo l’idea che la stampa periodica italiana, nella sua varietà, è ambasciatrice di cultura. Fu un periodo entusiasmante, in cui io – calabrese trapiantato a Roma – mi ritrovai a dialogare con editori di Buenos Aires, di Toronto, di Melbourne, scoprendo che ovunque batteva un cuore tricolore c’era un piccolo giornale, una rivista, una newsletter che teneva viva la nostra lingua e le nostre tradizioni. Eravamo riusciti a dare anche a loro una casa comune.</p>
<p><strong>Verso il futuro digitale (2010-2020)</strong><br />
L’ingresso nel secondo decennio degli anni 2000 portò con sé ulteriori cambiamenti profondi, forse i più dirompenti di sempre. In poco più di dieci anni, la rivoluzione digitale ha stravolto modelli di business, abitudini di lettura, forme di linguaggio. <strong>L’USPI, forte dell’adattamento iniziato già nei primi anni 2000, ha continuato a giocare un ruolo cruciale</strong> nell’aiutare gli editori a navigare questo panorama in continua evoluzione. <strong>Ma non è stato semplice, né lo è tuttora.</strong><br />
Intorno al 2010, con l’avvento massiccio dei social network, dei blog, dei podcast, il concetto stesso di “testata” giornalistica si è fatto liquido. All’inizio degli anni 2000 c’era ancora distinzione netta tra testate registrate e non, tra prodotto giornalistico e contenuti amatoriali. Oggi quei confini si sono sfumati: chiunque può creare un sito d’informazione, una pagina Facebook di notizie, un canale YouTube. L’USPI ha dovuto affrontare un quesito cruciale: come difendere i valori del giornalismo professionale in un ecosistema dove proliferano attori nuovi e non regolati? La nostra risposta è stata duplice: da un lato, includere queste nuove forme dentro il nostro orizzonte; dall’altro, promuovere regole e tutele equivalenti per chi fa informazione, indipendentemente dal medium utilizzato.<br />
Così, abbiamo incoraggiato gli editori a estendere ai collaboratori online gli stessi diritti e trattamenti dei colleghi della carta stampata. Abbiamo sostenuto, ad esempio, che un redattore di un giornale digitale locale merita un contratto dignitoso come quello di un redattore di un settimanale cartaceo.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-55605" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/vetere-uspi1-e1686153119183-1024x656.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/vetere-uspi1-e1686153119183-1024x656.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/vetere-uspi1-e1686153119183-300x192.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/vetere-uspi1-e1686153119183-768x492.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/vetere-uspi1-e1686153119183.jpg 1184w" alt="" width="1024" height="656" /></figure>
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<p><strong>Questo impegno ha portato ad una delle realizzazioni di cui vado più fiero</strong>: la firma, nel febbraio 2023, di un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro giornalistico tra USPI e FIGEC-CISAL. Era dal 2018 che lavoravamo a questo obiettivo, per dare una casa contrattuale ai tanti giornalisti “non riconosciuti” dal contratto tradizionale FIEG-FNSI. Il nuovo contratto riconosce le mutate esigenze del mondo editoriale e finalmente risponde alle problematiche dei lavoratori del settore. Ha introdotto aumenti retributivi di oltre il 5% (retroattivi al 1º gennaio 2023) per tutti i lavoratori; ha ampliato le figure professionali riconosciute includendo ruoli prima ignorati (dal **caporedattore all’inviato, fino al “vaticanista” e ai nuovi profili digitali); ha potenziato le tutele con contributi per la previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa gratuita e permessi retribuiti per l’aggiornamento professionale. Inoltre – e questo ci tengo a sottolinearlo perché riflette la nostra sensibilità umanistica – abbiamo inserito disposizioni che rispettano le diversità religiose dei lavoratori, riconoscendo per la prima volta la domenica di Pasqua come giorno festivo contrattuale e dando la possibilità ai non cattolici di sostituire alcune festività con quelle della propria fede. Infine, il contratto ha rinnovato l’accordo sul lavoro autonomo garantendo un compenso minimo ai collaboratori coordinati e continuativi, e introducendo una clausola di garanzia per il pagamento proporzionale delle prestazioni. È un risultato epocale: dopo decenni di immobilismo contrattuale, USPI e una nuova federazione di giornalisti (FIGEC) hanno prodotto uno strumento innovativo, tarato sulla realtà odierna che vede fianco a fianco redattori tradizionali e operatori dell’informazione digitale. Ne sono profondamente orgoglioso, perché credo stabilisca finalmente punti fermi per la tutela del lavoro giornalistico e l’affermazione della sua dignità in tutte le forme in cui esso si esplica.<br />
Naturalmente, non sono mancate le critiche. Qualcuno – in mala fede o per difesa di interessi particolari – ha sostenuto che il nostro contratto “abbasserebbe” gli stipendi uniformandoli a quelli di altri settori, o che frammentare i contratti per categorie indebolirebbe la categoria. A queste voci rispondo sempre con i fatti: il nostro CCNL ha incrementato le retribuzioni medie e ha esteso diritti a chi prima ne aveva pochissimi; lungi dal dividere la categoria, ha incluso fasce di lavoratori che prima erano esclusi da ogni tutela. Certo, resta aperta la domanda se un giorno si potrà superare l’idea stessa di contratto nazionale unico per lasciare spazio solo a contratti aziendali o individuali – è un tema di dibattito legittimo in un mondo così frammentato. Ma finché il contratto collettivo rimane “l’unica forma possibile” di tutela generale, noi abbiamo l’obbligo di plasmarlo in modo plurale e al passo coi tempi. La pluralità contrattuale, rispecchiando la pluralità dei soggetti del settore, è a mio avviso una ricchezza e non una debolezza.<br />
Parallelamente alla questione dei contratti, negli anni 2010 l’USPI ha dovuto fronteggiare la crisi dei contributi pubblici all’editoria. Ricordo bene il 2018, quando un provvedimento inserito in Legge di Bilancio (il famigerato <em>“comma Crimi”</em>) decretò la graduale eliminazione nel giro di pochi anni di tutti i sostegni statali alla stampa. Fu un colpo durissimo, soprattutto perché mirava dritto al cuore delle realtà medio-piccole che più dipendono da quei contributi per sopravvivere. Cambiarono governi, cambiarono sottosegretari, ma quella norma non venne mai abrogata – solo prorogata, rimandando di anno in anno l’esecuzione della “sentenza”. Questa incertezza ha creato ansia e precarietà diffuse nel settore, e l’USPI, assieme ad altre associazioni, ha levato alta la voce per ricordare che senza un sostegno pubblico il pluralismo va in crisi. Abbiamo dialogato con il Quirinale, con il Parlamento, con chiunque volesse ascoltare, spiegando che i contributi all’editoria non sono un privilegio ma un investimento democratico: servono a tenere in vita testate nelle minoranze linguistiche, giornali di idee, periodici di frontiera che altrimenti verrebbero spazzati via dal mercato. Su questo tema la battaglia è ancora aperta, e io la vivo come una questione morale prima ancora che economica: difendere i piccoli editori dal taglio dei fondi significa difendere il diritto dei cittadini a una informazione plurale e diffusa. Spero che le istituzioni trovino la saggezza di ripensarci, perché un Paese senza voci indipendenti è un Paese più povero e meno libero.<br />
In questi anni l’USPI si è anche attivata per essere presente nei contesti decisionali più ampi: dal Registro per la trasparenza UE (dove siamo iscritti dal 2021 come rappresentanti di interessi del settore editoriale), ai tavoli ministeriali e alle commissioni tecniche, noi portiamo sempre l’istanza dei periodici italiani. Personalmente, ho avuto l’onore di sedere in commissioni presso la Presidenza del Consiglio, di coordinare organismi di settore, di essere invitato come docente o esperto a convegni in tutta Italia. Porto sempre con me il bagaglio delle mie origini e della mia esperienza: un avvocato calabrese trapiantato a Roma che cerca di far valere le ragioni di chi non ha grandi lobby alle spalle. E devo dire che, se l’USPI è arrivata a 70 anni di servizio, qualcosa di buono lo abbiamo seminato. Spesso mi chiedono: <em>“Ma è servito a qualcosa tutto questo impegno?”</em> Io rispondo con quello che ho detto in mille occasioni pubbliche: noi ci siamo messi continuamente “all’ascolto del mondo”. Abbiamo ascoltato dapprima il nostro piccolo mondo italiano, dove per decenni i giornali (soprattutto i quotidiani) per esistere hanno quasi sempre avuto bisogno di aiuti pubblici. Poi abbiamo aperto le orecchie alle dinamiche internazionali, cercando di comprenderne le trasformazioni e anticiparne gli effetti da noi. L’informazione cambia, si svincola progressivamente dall’idea classica di “giornale” come opera collettiva per frammentarsi in contenuti fruibili singolarmente. Ormai può essere un blog, una pagina social, un podcast, un video – qualunque cosa, purché sia informazione, cioè produzione regolare di contenuti informativi da parte di soggetti che seguono regole di mestiere. Questo è il punto: il mestiere giornalistico rimane, pur se cambia il formato. Non è più necessariamente “il giornale” di carta, ma resta il giornalismo. E l’USPI, con fatica ma con costanza, ha cercato di accompagnare questa evoluzione, di includere i nuovi media invece di combatterli, e di portare nel dibattito i principi di sempre.</p>
<p><strong>Principi senza tempo in un mondo che cambia</strong><br />
Arrivo così a riflettere sui valori e le lezioni che questa lunga storia, dell’USPI e mia personale, ha insegnato. Mi sono spesso domandato: in questo <em>mare magnum</em> di cambiamenti tecnologici, sociali, culturali, non è che alla fine tutto si riduce a pochi semplici princìpi? Me lo chiedo con la coscienza di chi ha attraversato decenni che sembrano secoli. Quando iniziai, il mondo era analogico; oggi parliamo di intelligenza artificiale che scrive articoli. Eppure, ciò che fa la differenza, ciò che distingue un’informazione libera e autentica dal caos, sono a mio avviso la serietà e la sincerità di chi comunica. Me lo ripeto spesso: <em>non mentire, non tradire la fiducia, non rubare la dignità al lettore.</em>Questo è il fondamento più grande che il mio tempo mi ha lasciato e che voglio portare nel nuovo. In tutta la mia carriera, ho cercato di trasmettere questo messaggio: l’etica prima di tutto, l’onestà intellettuale come stella polare.<br />
Questo significa, concretamente, lealtà nei confronti dei lettori. Storicamente la chiamavamo linea editoriale: dichiarare in anticipo ai lettori quali sono le proprie intenzioni, il proprio punto di vista, e poi essere coerenti. Se dico che pubblicherò un giornale fondato sulla fantasia e sulle emozioni, non tradisco nessuno se poi offro intrattenimento e storie emotive. Ma se pretendo di pubblicare un giornale (anche in forma di pagina social, oggi) lasciando intendere che racconterò la verità, e poi invece faccio propaganda o diffondo falsità, allora violo ogni principio di lealtà. Tutto si riduce a questo in fondo: un patto onesto con il lettore. Ho sempre difeso l’idea che il pubblico non va ingannato né trattato dall’alto in basso; al contrario, va rispettato al punto da condividere apertamente le proprie posizioni. Credo che il pluralismo nasca anche così: non dall’illusione di una impossibile totale neutralità, ma dalla convivenza di voci diverse, ciascuna intellettualmente onesta nel dichiararsi e nel basarsi sui fatti.<br />
A questo proposito, una delle mie riflessioni costanti riguarda la differenza tra comunicazione e informazione professionale. Oggi tutti comunichiamo, di continuo: i social media hanno dato voce a miliardi di persone. La post-verità e la disinformazione prosperano in un ambiente dove ciò che colpisce di più – spesso il messaggio emozionale – viene diffuso maggiormente. Ma attenzione: se chiunque può comunicare qualunque cosa (ed è una libertà importante), il giornalismo è un’altra cosa. Se io scrivo un post sui social sto facendo un’attività di comunicazione personale che può obbedire a qualunque logica o istinto del momento; ma se faccio informazione professionale, il fondamento della mia opera deve essere la verità, mai la post-verità. È un discrimine netto. Purtroppo, nel dibattito pubblico c’è spesso confusione su questo. Si parla di “fake news”, di “informazione che ormai è tutta manipolata dalle emozioni”, come se fosse un fenomeno nato con Facebook. Io ricordo sempre che il predominio dell’emozione sulla verità non è affatto una novità del nostro tempo: già nel XIX secolo c’era lo “yellow journalism”, e in ogni epoca sono esistiti sia i racconti sensazionalistici sia il giornalismo rigoroso dei fatti. Dunque la post-verità esiste da quando esiste l’informazione, solo che oggi – con l’esponenziale aumento dei flussi comunicativi – rischia di sommergerci. E allora torno al punto: l’unica diga possibile è la deontologia, la professionalità, la fedeltà ai fatti verificati.</p>
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<p>In questo, devo dire, l’USPI mi ha dato forza e io spero di aver dato direzione all’USPI. Possiamo orgogliosamente affermare che l’USPI non ha mai mentito ai suoi associati, ha sempre cercato di fare il proprio dovere di sostegno, tutela e assistenza. È un’affermazione forte, ma la rivendico con convinzione. Abbiamo commesso errori? Certo, chi non ne fa in settant’anni di storia. Ma mai abbiamo tradito la fiducia di chi contava su di noi, mai abbiamo deliberatamente sacrificato l’interesse generale degli editori minori per qualche vantaggio particolare. Questo per me è motivo di profondo orgoglio e dà senso a tante fatiche quotidiane.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80559" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-1024x832.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-1024x832.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-300x244.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-768x624.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="832" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Vetere Convegno Uspi 2024 IA ed editoria </em></figcaption></figure>
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<p>Guardando avanti, le sfide non sono finite. Oggi parliamo di <strong>Intelligenza Artificiale, </strong>di algoritmi che selezionano le notizie, di possibili scrittori automatici di articoli. C’è chi prospetta uno scenario in cui le macchine rimpiazzano i giornalisti. Io non credo a una sostituzione totale – il pensiero critico umano, la capacità di contestualizzare e provare empatia, non potrà mai essere interamente simulata – ma è plausibile che l’IA influenzi il nostro mestiere, ridisegnando ruoli e competenze richieste. Anche qui, il mio approccio, e quello che cerco di trasmettere all’USPI, è proattivo: non possiamo fermare l’innovazione, dobbiamo piuttosto governarla. Significa cogliere le opportunità dell’IA (per esempio automatizzare le attività ripetitive, liberando tempo per l’approfondimento) e al contempo preservare la qualità e l’etica dell’informazione. Come sempre, non è la tecnologia in sé il nemico, ma l’uso che se ne fa.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37599" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/vetere-1.jpg" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/vetere-1.jpg 354w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/vetere-1-289x300.jpg 289w" alt="" width="354" height="367" /></figure>
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<p><strong>Quando entro in aula all’Università –</strong> perché ho anche la fortuna di insegnare Storia della Stampa Periodica e Management dell’Editoria Periodica alla Sapienza di Roma – vedo nei volti dei miei studenti la stessa passione che avevo io alla loro età. A loro ripeto spesso: il futuro del giornalismo si giocherà sulla qualità dell’informazione libera, per quanto potrà esserlo, dai condizionamenti degli algoritmi. Dobbiamo puntare tutto sulla qualità fondata sulla verità, non sulla ricerca truffaldina di visualizzazioni. Questo credo sia il compito della prossima generazione: liberarsi sia dalle piccole logiche lobbistiche di categoria, sia dalle grandi logiche commerciali mascherate da libertà di internet. Ho visto con i miei occhi come certe piattaforme globali impongano di fatto un “certo linguaggio e un certo contenuto” se vuoi ottenere visibilità – e lo chiamano libertà!. Ecco, difendere la libertà oggi significa anche smascherare queste pseudo-libertà e rivendicare per i professionisti dell’informazione il diritto di non uniformarsi alle mode imposte dall’algoritmo di turno. Libertà è poter scegliere la qualità e la verità anche a costo di essere meno popolari, e sapere che esisterà comunque uno spazio per queste scelte coraggiose.In conclusione, se riguardo all’intreccio tra la storia dell’USPI e la mia vita, vedo un filo rosso: la passione per un ideale. È la passione che mi ha mosso fin da giovane – quel fuoco interiore che mi impedisce di vivere “freddamente” il mio lavoro – e che ha mosso generazioni di editori e giornalisti periodici in Italia. Senza passione non avrei sopportato le lunghe giornate (non di rado 14 ore filate di lavoro, come nota chi mi conosce), le sconfitte momentanee, le frustrazioni di vedere magari approvate leggi giuste ma poi applicate male. Senza passione l’USPI non sarebbe sopravvissuta a sette decenni di cambiamenti e crisi. La nostra forza vera è la passione, come dissi in quel discorso per l’anniversario. E alla passione ho sempre cercato di unire l’integrità e la coerenza con i princìpi. Platone, nel suo idealismo, insegna che il bene e il bello sono intimamente connessi e costituiscono il fine ultimo a cui tendere. Nel mio piccolo, ho sempre pensato che difendere la libertà di stampa, il pluralismo delle voci, la verità dei fatti fosse un modo di tendere al bene comune e di rendere più bella e giusta la società. Ogni volta che un piccolo giornale non chiude grazie a una legge che siamo riusciti a far approvare, ogni volta che un giovane cronista di provincia ottiene un contratto dignitoso grazie a una nostra iniziativa, ogni volta che una comunità locale vede rappresentata la propria voce su una testata invece di essere cancellata dal silenzio – ecco, in ognuna di queste vittorie io intravedo uno scorcio di quel bene superiore.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-92406" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/Giandomenico-Zuccala-Luigi-Baglio-USPI-Anni-80-1024x699.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/Giandomenico-Zuccala-Luigi-Baglio-USPI-Anni-80-1024x699.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/Giandomenico-Zuccala-Luigi-Baglio-USPI-Anni-80-300x205.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/Giandomenico-Zuccala-Luigi-Baglio-USPI-Anni-80-768x525.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/Giandomenico-Zuccala-Luigi-Baglio-USPI-Anni-80.jpg 1350w" alt="" width="1024" height="699" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Sx Giandomenico Zuccalà – Luigi Baglio </em><br />
<em>(USPI primi anni ’90</em>)</figcaption></figure>
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<p><strong>Chiudo quindi questo mio viaggio narrativo così come l’avevo aperto:</strong> con un pensiero di gratitudine e di fiducia. Gratitudine verso chi mi ha preceduto e verso chi ha combattuto insieme a me – dai fondatori del 1953 fino ai colleghi attuali – perché se abbiamo potuto “cominciare dai princìpi” e mantenerli vivi, è merito di un impegno collettivo.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-92407" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007-712x1024.jpg" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007-712x1024.jpg 712w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007-208x300.jpg 208w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007-768x1105.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007-1067x1536.jpg 1067w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/07/F-S-Vetere-premia-Carmelo-Garofalo-Uspi-2007.jpg 1077w" alt="" width="712" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Sx Francesco Saverio Vetere – </em><br />
<em>Carmelo Garofalo ( USPI 2007)</em></figcaption></figure>
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<p>E fiducia nel futuro, nonostante tutto: perché la storia dell’USPI, intrecciata alla storia d’Italia, dimostra che si possono attraversare crisi tremende e uscirne rinnovati, senza tradire la propria essenza. Ho attraversato decenni di cambiamenti, come su un ponte sospeso tra un passato che non torna e un futuro incerto. Ma so che sotto i miei piedi quel ponte poggia su pilastri solidi: i valori di libertà, pluralismo e verità che ci definiscono. Finché non tradiremo questi valori, l’USPI – e io con essa – avrà motivo di esistere e di servire. E questa, in definitiva, è la missione che dà senso a tutta una vita.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata </strong></p>
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		<title>Francesco Saverio Vetere, tre decenni di impegno per l’editoria con USPI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/01/francesco-saverio-vetere-tre-decenni-di-impegno-per-leditoria-con-uspi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francesco-saverio-vetere-tre-decenni-di-impegno-per-leditoria-con-uspi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 08:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Casa editrice USPI]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uspi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="298" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8092.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8092.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8092-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Nasce USPI Editore: una nuova casa editrice e due manuali per raccontare il mondo della stampa periodica. Un progetto a firma di Vetere, avvocato, docente e figura chiave nelle politiche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/01/francesco-saverio-vetere-tre-decenni-di-impegno-per-leditoria-con-uspi/">Francesco Saverio Vetere, tre decenni di impegno per l’editoria con USPI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nasce USPI Editore: una nuova casa editrice e due manuali per raccontare il mondo della stampa periodica. Un progetto a firma di Vetere, avvocato, docente e figura chiave nelle politiche editoriali italiane.</p>
<p>Roma – <strong>Nasce la nuova casa editrice libraria </strong><a href="https://www.uspi.it/">dell’Unione Stampa Periodica Italiana</a>, <strong>USPI Editore. </strong>Ed insieme i primi due manuali sulla Editoria periodica dedicati agli studenti universitari, elaborati da<strong> Francesco Saverio Vetere, </strong>avvocato, giornalista e docente universitario, noto per il suo contributo nel settore dell’editoria periodica e della comunicazione.<br />
<strong>D</strong>al 1999,  Segretario Generale e Presidente della Giunta Esecutiva <a href="http://uspi.it/">dell’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI).</a> con sede in Roma. Associazione fondata nel 1953 in rappresentanza di testate cartacee e online. In questa veste, Vetere ha promosso, già dai primi anni ’90, studi e dibattiti sul futuro dell’editoria, favorendo l’inclusione dei quotidiani online nell’accesso ai contributi pubblici per l’editoria, in linea con la legge n.198/2016, art. 3-bis.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-81849" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/francesco-saverio-vetere-uspi--1024x699.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/francesco-saverio-vetere-uspi--1024x699.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/francesco-saverio-vetere-uspi--300x205.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/francesco-saverio-vetere-uspi--768x525.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/francesco-saverio-vetere-uspi-.jpeg 1536w" alt="" width="1024" height="699" /><figcaption class="wp-element-caption">FRANCESCO SAVERIO VETERE SEGRETARIO USPI</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Francesco Saverio Vetere</strong> ha concentrato la sua attività sulla tutela della qualità di informazione e sull’adattamento dell’editoria alle sfide del digitale.<br />
Inoltre, è stato membro di numerose commissioni governative, tra cui la Commissione Paritetica Governo-Editori, contribuendo alla definizione delle politiche di sostegno alla stampa periodica.<br />
Nel 2023 ha firmato il Contratto Collettivo Nazionale USPI-FIGEC CISAL, un accordo che disciplina il lavoro giornalistico, includendo tra l’altro norme innovative per il rispetto delle diversità culturali e religiose.</p>
<p>Dal 2017 è docente presso l’Università “Sapienza” di Roma, nel corso di laurea magistrale in Editoria e Scrittura. Insegna Storia della stampa periodica e Management dell’editoria periodica, trattando temi legati all’evoluzione dell’editoria e alle sue sfide nell’era digitale.</p>
<p>Iscritto all’albo degli avvocati dal 1991, si specializza in diritto dell’informazione e della comunicazione, diventando patrocinante in Cassazione nel 2003.</p>
<p><strong>Pubblicazioni e ricerca</strong></p>
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"></figure>
</figure>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-102729 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8086-204x300.png" alt="" width="204" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8086-204x300.png 204w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8086-585x861.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8086.png 696w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></p>
<p>Vetere ha scritto numerosi saggi e manuali, tra cui il volume “Temi di editoria periodica” (2024) utilizzato nel suo corso universitario.</p>
<p>In campo giuridico ed editoriale:<br />
• “Procedura penale e sistema probatorio”, in “Giustizia Calabrese”, 1997;<br />
• “Guida della Stampa Periodica Italiana”, Unione Stampa Periodica Italiana (USPI), ed. 2001/2002;<br />
• “Discorso sull’editoria”, Unione Stampa Periodica Italiana (USPI), Roma 2002;<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-102728" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8087-203x300.png" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8087-203x300.png 203w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8087-585x866.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8087.png 692w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /><br />
• “Temi di Editoria Periodica”, manuale per il corso di Laurea Magistrale, Unione Stampa Periodica Italiana (USPI), 2024.<br />
<em>• Libertà di stampa e sostegno pubblico, Roma, USPI Editore, 2025, </em><em>ISBN</em><em>9798311608503</em><em>.</em><br />
<em>• Informazione e disinformazione, Roma, USPI Editore, 2025, </em><em>ISBN</em><em>9798308532446</em><em>.</em><br />
<em>• Introduzione al Management, Roma, USPI Editore, 2025, </em><em>ISBN</em><em>9798311595094</em><em>.</em><br />
<em>• Numero monografico sul Regolamento UE 2016/679, la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione dei dati (a cura di Marianna Quaranta), in Diritto ed economia dei mezzi di comunicazione, Anno XV, n°2/3, Napoli, CCE soc. coop., 2017-2018, pp. pp. 69-85, </em><em>ISBN</em><em>9771827039504</em><em>.</em><br />
<em>• Numero monografico: lavori in corso per una riforma dell’editoria, in Diritto ed economia dei mezzi di comunicazione, anno VIII, n°3, Napoli, Net Pol soc. coop., 2009, pp. pp. 67-73, </em><em>ISBN</em><em>9771827039504</em><em>.</em><br />
In campo letterario:<br />
• “Quidam Prometheus”, Effesette, Cosenza 1987;<br />
• “Dei sistemi complessi”, Euroma, Roma 1998;<br />
• “La Storia”, Euroma, Roma 1999;<br />
<em>• Il Pensiero Iniziatico. Prolegomeni, Acireale, Tipheret, 2018, </em><em>ISBN</em><em>9788864964058</em><em>.</em><br />
<em>• Le luci della strada, Roma, Efesto, 2020, </em><em>ISBN</em><em>9788833811734</em><em>.</em>[26].</p>
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		<title>Il Re del mondo. Il romanzo di Francesco Saverio Vetere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/04/il-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 21:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[Il re del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-design-1.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Untitled-design-1-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il viaggio come metafora dell&#8217;uomo nella conoscenza dell&#8217;esistere&#8230; lungo sentieri riflessi del dubbio, paradigma del senso della vita. Francesco Saverio Vetere in un romanzo di introspezione filosofica. Avvincente. Mimma Cucinotta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/04/il-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere/">Il Re del mondo. Il romanzo di Francesco Saverio Vetere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il viaggio come metafora dell&#8217;uomo nella conoscenza dell&#8217;esistere&#8230; lungo sentieri riflessi del dubbio, paradigma del senso della vita. Francesco Saverio Vetere in un romanzo di introspezione filosofica. Avvincente.</em></p>
<p>Mimma Cucinotta</p>
<p>L’arte del pensare. Una esplorazione nell’andata e ritorno di elevato ardire nei regni infiniti della percezione, del capire. Una sorta di forze misteriose che pian piano si annullano in una pungente curiosità di un desiderio implacabile di conoscenza tra ragione e mistero. Una frontiera invalicabile. Per la quale impotente si erge il sistema di norme e leggi nel definire un cielo notturno. Nulla vale un collaudo d’intelligenza per un impulso di scienza nella narrazione della vita alla ricerca del proprio senso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-81887" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-Re-del-mondo-libro-Francesco-saverio-vetere--684x1024.jpg" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-Re-del-mondo-libro-Francesco-saverio-vetere--684x1024.jpg 684w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-Re-del-mondo-libro-Francesco-saverio-vetere--200x300.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-Re-del-mondo-libro-Francesco-saverio-vetere-.jpg 738w" alt="" width="363" height="543" /></figure>
</div>
<p>Il viaggio come metafora dell’uomo sul sentiero dell’esistenza.<br />
Ricordi slanci entusiasmo, giovinezza, amarezze sofferte, gioie, ricordi, riflessioni e pensieri in un susseguirsi per immagini oltre la cronaca:<br />
<strong>Francesco Saverio Vetere </strong>nel suo ultimo libro <strong>Il Re del Mondo</strong> (Amazon),<br />
ripercorre con irresistibile intuizione letteraria un processo filosofico esperienziale di suggestiva indagine, ottimamente interpretata dai personaggi protagonisti del suo romanzo. Ognuno per la propria parte sostiene una struttura narrante per quale lo scrittore noto per la sua formazione classica e studioso di fenomenologia filosofica, appare sensibilmente influenzato da Platone. Il filosofo e politico ateniese imperniava la sua riflessione principale sulla genesi del “mondo delle idee” partendo dal concetto centrale di giustizia da affrontare attraverso la conoscenza.</p>
<p>Il momento del futuro si presenta allo spirito dell’uomo, la parte più preziosa del tempo. Nell’impianto narrativo posto dal Professore Vetere, la ragione si agita come in un dormiveglia tormentato. L’uomo e i suoi drammi esistenziali tendono con forte inclinazione verso il mistero. L’immaginazione supera il concreto nella contraddizione tra realtà e verità di fede oltre la religione.<br />
Nei personaggi del Re del Mondo, i sentieri della vita si snodano lungo i riflessi del dubbio, paradigma del senso della vita, metafisica di un viaggio nel mistero del tempo che vivremo.<br />
Un romanzo filosofico introspettivo, la cui trama avvincente desideriamo non sottrarne al lettore il mistero.</p>
<p>…..</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-99046" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Vetere-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p><strong>Francesco Saverio Vetere, </strong>nato a Cosenza il 26 aprile 1962, vive a Roma.<br />
Avvocato patrocinante in Cassazione.<br />
Dal novembre 1999 è Segretario Generale e Presidente della Giunta Esecutiva <a href="https://www.uspi.it/">dell’USPI Unione Stampa Periodica Italiana</a>, organismo nazionale di maggiore rappresentanza del comparto Editoria e Giornalismo.<br />
Giornalista pubblicista.<br />
Docente di Storia della Stampa Periodica, Università “Sapienza” di Roma.<br />
Docente di Management dell’Editoria Periodica, Università “Sapienza” di Roma.<br />
@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F04%2Fil-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere%2F&amp;linkname=Il%20Re%20del%20mondo.%20Il%20romanzo%20di%20Francesco%20Saverio%20Vetere" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F04%2Fil-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere%2F&#038;title=Il%20Re%20del%20mondo.%20Il%20romanzo%20di%20Francesco%20Saverio%20Vetere" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/04/il-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere/" data-a2a-title="Il Re del mondo. Il romanzo di Francesco Saverio Vetere"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/04/il-re-del-mondo-il-romanzo-di-francesco-saverio-vetere/">Il Re del mondo. Il romanzo di Francesco Saverio Vetere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Francesco Saverio Vetere. Leader della Stampa Periodica Italiana</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/13/francesco-saverio-vetere-leader-della-stampa-periodica-italiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francesco-saverio-vetere-leader-della-stampa-periodica-italiana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 20:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1156" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033-300x226.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033-1024x771.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033-768x578.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033-1170x881.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6033-585x440.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Francesco Saverio Vetere è una delle figure più influenti nel panorama editoriale italiano. Avvocato cassazionista, docente universitario e Segretario Generale dell’USPI, ha dedicato la sua carriera alla tutela della libertà&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/13/francesco-saverio-vetere-leader-della-stampa-periodica-italiana/">Francesco Saverio Vetere. Leader della Stampa Periodica Italiana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Francesco Saverio Vetere è una delle figure più influenti nel panorama editoriale italiano. Avvocato cassazionista, docente universitario e Segretario Generale dell’USPI, ha dedicato la sua carriera alla tutela della libertà di stampa e al sostegno delle piccole e medie imprese editorial</i>i. <i>Originario di Cosenza, Vetere unisce una formazione eccellente a un instancabile impegno per la qualità e la sostenibilità dell’informazione. Conosciuto per la sua visione innovativa e il suo approccio pragmatico, è autore di importanti saggi e manuali, contribuendo in modo significativo al dibattito sull’evoluzione dell’editoria italiana. Un leader carismatico e instancabile che guarda al futuro con passione e determinazione.</i></p>
<p><em>Intervista a cura di <strong>Pino Nano</strong> – già Capo redattore Centrale Rai</em></p>
<div id="attachment_98295" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98295" class="size-medium wp-image-98295" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6032-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6032-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6032-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6032.jpeg 678w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-98295" class="wp-caption-text">FRANCESCO SAVERIO VETERE SEGRETARIO USPI</p></div>
<p>Roma – 62 anni appena compiuti, Francesco Saverio Vetere è oggi uno dei figli di Calabria più influenti e più conosciuti d’Italia. E’ nato a Cosenza il 26 aprile 1962, ha alle spalle un corso di studi importante. Maturità classica al Liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza, poi la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ma non gli bastava, e anni dopo prende una seconda laurea Magistrale in Management delle organizzazioni pubbliche e sanitarie, presso l’Università “UnitelmaSapienza” di Roma. Avvocato patrocinante in Cassazione, è Segretario Generale e Presidente della Giunta Esecutiva <a href="http://uspi.it/">dell’USPI</a> dal novembre del 1999, giornalista pubblicista e docente di Storia della Stampa Periodica all’Università “Sapienza”, ma anche docente di Management dell’Editoria Periodica, nella stessa Università di Roma Capitale.</p>
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<p>Ufficialmente lui oggi è il Segretario Generale dell’USPI, l’Unione Stampa Periodica Italiana, quello che nel complesso e variegato panorama dell’informazione generale di questo Paese, rimane oggi una “cellula viva” della grande stampa italiana. E in questo ruolo è la testa di ponte di almeno 3 mila giornali italiani diversi, piccoli o grandi che sia poco importa, e che a volte fanno a pugni per sopravvivere, per emergere, per liberarsi dalla precarietà a volte assillante del sistema e del momento politico. Bene, dietro ognuno di loro, c’è “l’avvocato”, come ormai da anni lo chiamano molti dei suoi associati. Parliamo dell’Associazione che dal 1953 riunisce insieme ben mille editori, almeno 3000 mila testate periodiche diverse, alcune di queste oggi anche telematiche, edite o trasmesse con qualunque mezzo da medie e piccole imprese editoriali e da enti e associazioni no-profit, e che appena un anno fa, lunedì 19 giugno del 2023, a Palazzo Madama, Senato della Repubblica, hanno celebrato il loro primo settantesimo compleanno di vita, e 70 anni di stampa periodica in Italia sono in realtà la storia vera del Paese e della Repubblica.</p>
<p>L’uomo è un “duro”, chi lo conosce bene parla di un professionista educato a lavorare per gli altri anche 14 ore al giorno, senza un’ora di sosta, cocciuto e caparbio come solo certi calabresi sanno ancora esserlo, un uomo colto, avvocato cassazionista, giornalista pubblicista, giurista abituato a navigare in mari procellosi, professore e filosofo insieme, un intellettuale pragmatico che non teme mai nessun confronto con gli altri.</p>
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<p>Questo fa di lui un leader a 360 gradi, amato e seguito dal “popolo USPI” più di quanto non si immagini, con in corpo la giusta rabbia per le lobby di potere, e nemico dichiarato di chi vorrebbe controllare o influenzare l’indipendenza della stampa periodica italiana. Un mastino vero e proprio, intelligente, sornione, guardingo, riservato, attentissimo alla forma, un cane da guardia come pochi, e soprattutto un uomo intellettualmente libero.</p>
<p><a href="http://vetere.it/">Francesco Saverio Vetere</a> è stato mille cose diverse insieme nella sua vita. Presidente del Coordinamento Mondiale della Stampa Periodica Italiana, Componente della Commissione Paritetica Governo-Editori presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Componente del Comitato per il Credito Agevolato alle imprese del settore della comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Componente della Commissione Tecnica per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Componente dell’Osservatorio per la Distribuzione e Vendita dei Prodotti Editoriali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Amministratore della Società Editrice Euroma “La Goliardica” di Roma, società editrice della Università di Roma, Consigliere di Amministrazione di OPIMS (Osservatorio Permanente per l’Informazione Medico-Scientifica), organismo che si occupa del monitoraggio dell’informazione medico-scientifica sui mezzi di comunicazione.  Insomma, uno dei massimi esperti in Italia della storia della Stampa periodica, e tutto questo suo lavoro e questa sua dedizione verso il mondo della comunicazione periodica e locale nel 2002 gli è valsa l’onorificenza del Presidente della Repubblica di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.</p>
<p><strong>-Professore, partiamo dall’inizio? So che lei è nato in uno dei quartieri storici della città di Cosenza?</strong></p>
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<p>“Sono nato nel 1962 a via Rivocati, quartiere della Riforma. Mio padre era Aldo Vetere, avvocato, mia madre Filomena Valentini insegnante di italiano e latino. I miei punti di riferimento erano la GIL, il cinema Italia, il mercato, la Chiesa di San Nicola, piazza Riforma, corso Umberto con la Villa Nuova e le bancarelle a Natale. Era una dimensione felice, semplice, che non ho mai percepito come pericolosa”.</p>
<p><strong>-Immagino abbia avuto un’infanzia felice?</strong></p>
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<p>“Ricordo che alla GIL giocavo a pallone con tutti quelli che capitavano; quindi, puoi capire che c’era di tutto, anche persone di cui Cosenza, e in alcuni casi l’Italia, avrebbero parlato, in tutti i modi. Ma lì eravamo solo dei bambini che volevano giocare insieme. Al cinema San Nicola, nello stesso fabbricato della Chiesa, andavo spesso e il biglietto costava 100 lire. Facevo poca strada da casa, anzi tutto il quartiere sembrava il prolungamento di casa mia. Avevo anche come riferimento la casa dei miei nonni materni, a via Padolisi, vicinissima al Duomo. Si erano trasferiti a Cosenza da Altilia e nonno Eugenio e suo fratello Scipione Valentini avevano iniziato a costruire la grande casa di famiglia ad Andreotta di Castrolibero. Ricordo che mi piaceva guardare gli operai lavorare e cercavo di imparare a impastare il cemento con la pala, con esiti modesti o peggio”.</p>
<p><strong>-E le sue prime scuole, dove?</strong></p>
<p>“Feci la primina in una scuola elementare piccolissima, in una frazione che si chiama Molino Irto. In una sola aula c’erano tutte le classi, dalla prima alla quinta, ma c’era anche la Maestra più brava del mondo, che si chiamava Talarico. Era brava e buona, anche se aveva l’abitudine di mettermi zero tagliato e non ho mai capito perché. Però mamma raccontava a tutti che mi aveva insegnato a leggere in quindici giorni. Quindi, se lo diceva mamma, era certissimamente vero”.</p>
<p><strong>-Vedo che ha ricordi ancora molto netti di quel periodo…</strong></p>
<p>“Le dirò di più. Dalla seconda elementare sono andato alla scuola di via Milelli e lì ho avuto un altro meraviglioso Maestro, che si chiamava Aldo Conforti. Un papà per tutti i bambini, sempre buono e a volte severo, ma sempre a giusta ragione”.</p>
<p><strong>-E’ vero che coltiva ancora la passione per lo sport che aveva già da ragazzo?</strong></p>
<p>“Vede, quando i miei nonni materni finirono la casa, cominciai anche ad andare allo stadio con zio Franco. È da quel momento che cominciò per me la passione per il Cosenza, mai diminuita, e che poi ho cercato di trasmettere ai figli con qualche successo, come vedremo”.</p>
<p><strong>-Che Cosenza era?</strong></p>
<p>“In quel periodo il Cosenza era in serie C, e lo stadio aveva una sola curva. Mi ricordo solo un giocatore, un libero che si chiamava Codognato, ma potrei confondere periodi diversi. Naturalmente devo anche dirti che non si è ancora realizzato il mio desiderio più grande, lo dico dal punto di vista calcistico, e che è quello di vedere il Cosenza in serie A. Ma la speranza è l’ultima a morire”.</p>
<p><strong>-Deluso per questo?</strong></p>
<p>“Francamente non ho quasi mai visto la mia squadra dominare un campionato, facendomi stare tranquillo. Dico quasi, perché un anno vincemmo tutte le partite, ma eravamo in serie D, e un altro vincemmo la serie C tornando in B dopo tantissimo tempo. La festa in città fu indimenticabile”.</p>
<p><strong>-Tanto sport, ma anche tanta politica nella vita della sua famiglia?</strong></p>
<p>“Molte volte la domenica andavamo a Grimaldi, che era il paese di papà. Quasi tutti, in famiglia, in realtà facevano politica. Papà con la Democrazia Cristiana fu eletto per due volte al Consiglio Provinciale, ma fu anche sindaco di Grimaldi. Zio Scipione Valentini era socialista. Per qualche anno fu nel PSIUP, che lui stesso aveva contribuito a fondare, ma quando il partito si sciolse lui tornò nel PSI, a differenza di tutti gli altri che rientrarono nel PCI. Fu svariate volte consigliere comunale e regionale, e fu anche presidente del consiglio regionale della Calabria, e successivamente ancora sindaco di Castrolibero. Quando era presidente del consiglio regionale, addirittura, ricordo che mi portava sempre con lui allo stadio a vedere il Cosenza”.</p>
<p><strong>-Che anni erano?</strong></p>
<p>“Era l’anno in cui eravamo in serie D e vincemmo tutte le partite. Mi ricordo che all’ultima partita io entrai in campo alla fine per prendere una maglia, ma con scarso successo. Ti lascio immaginare la confusione e la festa dentro il campo”.</p>
<p><strong>-Un giorno lei ha raccontato ai suoi studenti all’Università delle sue frequentazioni con il mondo del carcere…</strong></p>
<p>“E’ vero. Ho tanti ricordi di Colle Triglio, dove allora c’erano il vecchio tribunale e il vecchio carcere. Qualche volta papà mi portava con lui, perché non sapeva con chi lasciarmi, ed io, oltre che conoscere personalmente tutti i colleghi e i giudici che lui incontrava, stavo ad ascoltare i detenuti che parlavano dalle finestre con i familiari”.</p>
<p><strong>-Ha qualche altro ricordo particolare del rapporto che aveva con suo padre?</strong></p>
<p>“Ricordo ancora distintamente la campagna per il referendum sul divorzio del 1974. Allora giravo con papà per i paesi, e assistevo ai suoi comizi. C’era un gran fermento, una grande passione anche nelle elezioni politiche soprattutto locali. Era la stagione dei comizi, delle manifestazioni di piazza, delle polemiche feroci soprattutto tra democristiani e socialisti, che a livello locale non erano mai alleati a differenza del livello nazionale. Nessuno allora avrebbe mai immaginato che le ideologie sarebbero presto tramontate, sia che questo venga considerato un bene, sia che venga considerato un male”.</p>
<p><strong>-Immagino che lei abbia assorbito anche tanta passione per la politica in quegli anni?</strong></p>
<p>“Devo dire la verità? Ebbene no. Io non riuscivo ad appassionarmi in nessun modo alle battaglie ideologiche, e non ho mai amato prendere parte, su presupposti che non condividevo. Eppure, devo dirti che ho conosciuto tante persone straordinarie, da una parte e dall’altra, che facevano politica con onestà, e che avevano una fede profonda nelle loro idee. Quante sono, mi chiedo invece oggi, le persone così?”</p>
<p><strong>-E’ vero che a scuola lei era un numero uno?</strong></p>
<p>“Forse non sta a me dirlo, ma il mio totale disinteresse per la politica lasciò tutto lo spazio all’interesse per la cultura, ma solo quando andai all’università, a Roma”.</p>
<p><strong>-In che senso, Professore?</strong></p>
<p>“Nel senso che prima avevo letto molti libri, ma senza la profondità necessaria ad un reale assorbimento dei contenuti. Fuori da Cosenza sprofondai invece nello studio vero, e trovai grandi maestri, ma questa è un’altra storia”.</p>
<p><strong>-Dopo la laurea di fatto incomincia a fare l’avvocato: con che ricordi?</strong></p>
<p>“Uno in maniera speciale. Era il 1994 e mi trovavo nel Tribunale di Cosenza. Ero un giovane procuratore legale e cercavo di farmi le ossa nella professione. Quella mattina incontrai con piacere Don Pierino Carbone, così lo chiamavamo tutti.  Uno dei più grandi gentiluomini mai conosciuti. Ci salutammo e io gli parlai dell’Accademia Cosentina. Sapevo che lui era il Segretario. Don Pierino mi sorrise e mi chiese: -Ti interessa davvero l’Accademia? Io risposi subito di sì, con entusiasmo. Lui mi sorrise e mi augurò la buona giornata. Ma alle nove di sera mi fu recapitato a casa un plico, con il Diploma di Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina, con la firma del Presidente Luigi Gullo e un biglietto di felicitazioni dello stesso Professore Gullo. Questo diploma campeggia nel mio ufficio, insieme a alcuni altri. Ma, mentre gli altri stanno alle mie spalle, questo sta nella parete davanti a me. Sempre davanti ai miei occhi”.</p>
<p><strong>-E il mondo del calcio, nel frattempo?</strong></p>
<p>“Un paio di anni fa, ricordo, c’era lo spareggio per non retrocedere in serie C, e il Cosenza giocava contro il Brescia. Era la partita di ritorno. Io mi rifiutavo di vederla, perché mi rifiuto di morire per una partita di calcio. Così me ne stavo in camera da letto a guardare un film facendo finta di niente. La mia casa non è piccola e i miei figli guardavano la partita in salone. Sono nati a Roma e i primi due, Aldo e Federico, sono tifosi della Juve. Il terzo, Manfredi, tifa Lazio. In realtà dal telefonino sapevo come stava andando la partita. Perdevamo uno a zero, ed eravamo quasi alla fine, quando dal salone arriva un urlo che fa tremare l’intero palazzo. Uno a uno, eravamo salvi. Ma la cosa più importante era che i miei figli amano Cosenza e il Cosenza”.</p>
<p><strong>-Chi era allora il suo idolo?</strong></p>
<p>“Erano i primissimi anni 2000 e ricordo che eravamo in vacanza al mare. Un giorno andammo a pranzo a Cetraro con tutta la famiglia. Notai che al tavolo vicino c’era Gigi Marulla, anche lui con la famiglia. Non saprei dirti perché, io odio disturbare gli altri, ma quel giorno presi per mano Aldo e lo portai da lui. Chiesi scusa a Gigi e dissi ad Aldo: “Questo signore è stato un grande giocatore del Cosenza, ha fatto tanti gol e noi gli vogliamo molto bene”. Gigi Marulla sorrise e diede una carezza a mio figlio, ancora piccolo. Poi gli chiese se gli piacesse il calcio e se volesse fare una scuola. Sorrideva anche con gli occhi, Gigi Marulla. Era un uomo buono, non solo un grande giocatore. Non potremo mai dimenticarlo. Lui era tutti noi cosentini”.</p>
<p><strong>-Professore, ma riesce ancora a tornare qualche volta a Cosenza?</strong></p>
<p>“Purtroppo, accade sempre più di rado. Tra lavoro, impegni all’Università e il mio ruolo all’Uspi tutto questo mi tiene segregato a Roma e lontano dalla mia città natale. Non è semplice tornare, ma ogni qualvolta riesco a farlo per me è una festa”.</p>
<p><strong>-Chi ritrova quando torna a casa?</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-81856" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA-1024x708.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA-1024x708.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA-300x207.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA-768x531.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA-1536x1061.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/VETERE-CON-LA-SORELLA-NADYA.jpeg 1715w" alt="" width="1024" height="708" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Francesco Saverio Vetere bambino con la sorella</em></figcaption></figure>
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<p>“Trovo mia sorella, con attorno la sua bellissima famiglia. Trovo mio fratello Fabio, anche lui ha una bella famiglia attorno, e ogni volta che torno a casa mi diverto anche moltissimo. Mia sorella Nadyia ha due figlie, per altro molto brave, studentesse universitarie tutte e due, che io adoro, lo dico in senso letterale, le adoro. Mio fratello Fabio invece ha una bambina che ha ancora cinque anni, lui ha avuto questa figlia molto più avanti negli anni, che si chiama Raffaella, e che è semplicemente bellissima. Ecco cosa trovo, trovo quello che Gabriel Garcia Marquez nel suo “Cent’anni di solitudine” chiamava “Macondo”, “un villaggio nella Colombia caraibica, di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane… di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. Che capolavoro quel racconto. Così è per me, oggi, la città di Cosenza e soprattutto il quartiere dove sono nato”.</p>
<p><strong>-Le è mai venuto il dubbio che forse sarebbe stato più felice se fosse rimasto nella sua casa di Via Rivocati?</strong></p>
<p>“Francamente questo non lo. Non lo posso dire oggi. Forse sì, forse no, ma forse se fossi rimasto a Cosenza mi sarebbe poi mancata la Roma che da studente universitario ho imparato a conoscere ma anche ad amare. Ecco, la vera certezza della mia vita oggi è che a Cosenza sono stato sempre felice. In realtà non c’è mai stato un solo giorno della mia vita in cui, stando nella mia casa di Via Rivocati, io abbia potuto sentirmi triste, o peggio ancora solo. Mai accaduto. Pensa che ho tanti di quei ricordi belli legati alla mia casa e alla mia famiglia di origine che a volte penso di aver vissuto non una sola vita, ma tante vite diverse insieme, e se un giorno trovassi il tempo per scrivere un libro lo riempirei di tutti questi miei ricordi bellissimi legati alla mia infanzia calabrese. Credo che prima o poi accadrà”.</p>
<p><strong>-Se le offrissero un incarico all’Unical lei accetterebbe di tornare in Calabria?</strong></p>
<p>“Lo confesso con grande candore, per me sarebbe un onore tornare a Cosenza nell’Università della mia città e della mia terra di origine. Dovrei però viaggiare, a Roma ho la mia famiglie, i miei figli, insomma il baricentro della vita di ognuno di noi ad un certo punto segue altre direttrici e altre location. Così è stato anche per me”.</p>
<p><strong>-Che argomento ha scelto per la sua tesi di laurea e perché?</strong></p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80839" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-1-2-1024x633.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-1-2-1024x633.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-1-2-300x186.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-1-2-768x475.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-1-2.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="633" /></figure>
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<p>“Quando ho preso la mia prima laurea ho scelto una tesi con il Professore Franco Cordero, che era un grande professore di Procedura Penale, il titolo che scelsi era “Profili Costituzionali nella disciplina della competenza”, ricordo che era un tema molto caro a lui, e alla fine lui fu così soddisfatto del mio lavoro che mi riservò giudizi e commenti di grande ammirazione per quello che avevo fatto. Per me lui è stato davvero un grande maestro, e non solo di procedura penale, ma anche di vita”.</p>
<p><strong>-Posso chiederle qual è stato l’ultimo libro che ha letto?</strong></p>
<p>“Il titolo è “Filosofi sovrumani” di Giorgio Colli che è uno dei più grandi studiosi di filosofia greca soprattutto. Un libro davvero straordinario”.</p>
<p><strong>-Professore, so che lei ha un “chiodo fisso” che coltiva da anni?</strong></p>
<p>“Non è un mio sogno privato. È piuttosto il sogno dell’Associazione che mi onoro di guidare, e che è quello dirappresentare la stampa periodica italiana nella tutela dei diritti e degli interessi professionali, morali e materiali dell’intera categoria.</p>
<p>Tutto questo lo facciamo anche mettendo in piedi ricerche, studi, dibattiti e convegni sui grandi temi che riguardano la stampa periodica e i suoi rapporti con la realtà sociale. Vede, lo dico dovunque mi capiti di parlare di noi, noi come USP abbiamo una mission storica a cui non siamo mai venuti meno, e che è quella di mettere in atto, in campo interno e internazionale, tutte le azioni connesse al conseguimento dei nostri scopi. Tradotto in parole più semplici, questo vuol dire assumere ogni iniziativa utile a riunire insieme e coordinare, nei limiti dell’attuale Statuto ma nel migliore dei modi, l’attività professionale di tutti i nostri associati, e questo nei loro rapporti con le amministrazioni e gli istituti sia pubblici che privati. Perché vogliamo difendere ed elevare il prestigio della categoria di cui siamo parte”.</p>
<p><strong>-Ma voi dell’USPI, chi siete realmente?</strong></p>
<p>“Le ricordo solo che <a href="http://uspi.it/">l’USPI</a> è nata 71 anni fa per tutelare i giornali culturali, ponendosi come punto di riferimento alto, non meramente commerciale di un settore dell’informazione che si fondava su principi che andavano al di là della logica dell’impresa.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75494" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo.jpg" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo.jpg 484w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo-300x255.jpg 300w" alt="" width="484" height="412" /></figure>
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<p>Tuttavia, nei decenni successivi la piccola e media editoria ha chiesto tutela. Noi non ne avevamo assolutamente alcuna voglia, ma abbiamo sentito il dovere di rappresentare presso le istituzioni le necessità di un comparto debole. E alla fine abbiamo rischiato di snaturarci perdendo di vista il tema della qualità, messo inopinatamente in secondo piano rispetto alla libertà di stampa. Dovrebbero, invece, sempre andare di pari passo”.</p>
<p><strong>-Tanto lavoro alle spalle, immagino?</strong></p>
<p>“Praticamente abbiamo dedicato moltissimo tempo e molti anni di lavoro alle cose che più interessavano i piccoli editori. In particolare, le tariffe postali, i contributi pubblici, i contratti di lavoro. Sono temi importanti e dolenti che però necessitavano di un lavoro in profondità, in alcuni casi di una vera e propria demolizione e ristrutturazione del sistema, strutturato sulle necessità di alcune lobby che in passato facevano il bello e il cattivo tempo. Parlo di lobby che condizionavano pesantemente tutta l’informazione. Così il tema della qualità, che io chiamo “bellezza”, è stato messo da parte, e ancora di più quando è arrivata l’informazione online e sono nati i motori di ricerca e i social”.</p>
<p><strong>-Posso dire che l’amarezza del “Principe” della Stampa Periodica Italiana è palpabile e reale? Posso chiederle perché, professore?</strong></p>
<p>“L’ho appena detto qualche tempo fa ai colleghi di “<em>Paese Italia Press.it</em>”, lo dirige una collega donna molto brava, Mimma Cucinotta. Oggi tutti noi assistiamo a un fenomeno veramente molto grave, l’attività giornalistica, allo stato, dev’essere strutturata secondo le linee guida dell’indicizzazione (la SEO) che impongono un linguaggio e un’ampiezza dei contenuti sempre più basici e fondati su regole comuni, quindi sulla costruzione di un modo di comunicare e di pensare uniforme. Una cosa orribile.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80559" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-1024x832.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-1024x832.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-300x244.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024-768x624.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Francesco-Saverio-Vetere-convegno-Uspi-2024.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="832" data-id="80559" /><figcaption class="wp-element-caption">Vetere Convegno Uspi 2024 IA ed editoria</figcaption></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80561" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Convegno-USPI-2024--1024x538.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Convegno-USPI-2024--1024x538.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Convegno-USPI-2024--300x158.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Convegno-USPI-2024--768x403.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/12/Convegno-USPI-2024-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="538" data-id="80561" /><figcaption class="wp-element-caption">Convegno USPI 2024 “IA ed editoria: stato dell’arte e prospettive future”.</figcaption></figure>
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<p>E tutto questo è successo perché l’informazione online è cresciuta sul modello della gratuità e si sostiene con le visualizzazioni determinate dall’approvazione degli algoritmi, dei motori di ricerca e dei social. Non c’è altra strada che stare nei canoni dell’economica guidata dai Big Data, che presuppone la gestione dei nostri dati da parte degli OTT (Over The Top). Questo tempo sta per finire. Questo modello sta per finire. I dati come i diritti dell’uomo non potranno più essere gestiti secondo le vecchie linee guida e il modello degli OTT andrà progressivamente sempre di più in crisi”.</p>
<p><strong>-70 anni di servizio e di impegno, sono valsi a qualcosa?</strong></p>
<p>“Le ripeto quello che ho già detto in mille altre occasioni pubbliche diverse. Noi ci siamo messi continuamente “all’ascolto del mondo”. Dapprima il nostro piccolo mondo italiano, in cui i giornali, soprattutto quotidiani, per esistere avevano bisogno sempre di un aiuto pubblico. Poi all’ascolto delle dinamiche internazionali e abbiamo cercato di comprenderne le trasformazioni. L’informazione cambia e si svincola progressivamente dall’idea di giornale per frammentarsi in contenuti fruibili singolarmente. La vecchia definizione di giornali era quella di un’opera collettiva. Non sarà più necessariamente così, ma si tratterà sempre di informazione, cioè della produzione di contenuti informativi non occasionali, da parte di soggetti che praticano regole di mestiere. Come vede, non è più “il giornale” ma può essere un blog, una pagina social, un podcast, un video, qualunque altra cosa insomma”.</p>
<p><strong>-Posso chiederle se c’è ancora da fidarsi del giornalismo italiano?</strong></p>
<p>“Certo che c’è ancora da fidarsi. Il giornalismo italiano sta attraversando varie fasi di assestamento, di cambiamento, e sul futuro del giornalismo italiano non faccio che ripetere ai miei studenti questo concetto che ritengo fondamentale per capire meglio dove andremo a parare in futuro. Il vero problema non è il giornalismo, e quindi noi che ne siamo in qualche modo protagonisti diretti o indiretti, o attori di prima o di seconda fila, quanto invece lo è il problema degli editori”.</p>
<p><strong>-Cosa vuol dire?</strong></p>
<p>“In questo nostro Paese, come in molti altri paesi del mondo, ci sono editori puri e editori impuri. C’è chi fa un giornale per raccontare il Paese e la vita del Paese, e chi invece fa un giornale per rincorrere interessi privati e che nulla hanno a che fare con la res pubblica. Ma questo non vuol dire, attenzione, che non si possa guardare ancora con immensa fiducia al mondo del giornalismo. Personalmente io mi fido ancora molto dei giornalisti, anche perché sono cresciuto nel culto delle grandi firme, dei grandi inviati, dei grandi editorialisti, Montanelli, Biagi, Bocca, è con le loro cronache e i loro commenti che la mia generazione è cresciuta”.</p>
<p><strong>-Come immagina o vede il futuro della professione?</strong></p>
<p>Il futuro, e di questo sono certo, si giocherà, sulla qualità dell’informazione libera, per quanto potrà esserlo, dai condizionamenti linguistici e contenutistici degli algoritmi.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-81852" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Vetere-Francesco-saverio-.jpg" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Vetere-Francesco-saverio-.jpg 570w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/01/Vetere-Francesco-saverio--300x243.jpg 300w" alt="" width="570" height="462" /></figure>
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<p>Questa è la vera strada da percorrere. Dobbiamo ricercare e rincorrere la qualità che porta all’informazione fondata sulla verità, e non sulla ricerca truffaldina di visualizzazioni. Questo è ciò che noi dobbiamo sviluppare e promuovere staccandoci da piccole logiche lobbystiche e da più grandi logiche commerciali mascherate da libertà di internet. La chiamate libertà quella che impone un certo linguaggio e un certo contenuto?”.</p>
<p><strong>-C’è un progetto o una scelta di cui lei si sente davvero fiero come padre storico dell’USPI?</strong></p>
<p>“Abbiam fatto tante cose in questi anni, mi creda. Mi piace citarle qui il <strong>nuovo Contratto collettivo </strong>nazionale <strong>USPI – FIGEC CISAL,</strong>firmato più di un anno fa, che disciplina il lavoro giornalistico e i rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori della comunicazione e dell’informazione periodica locale e online e nazionale no profit.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-31447" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/02/vetere-firma-contratto-uspi-cisal.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/02/vetere-firma-contratto-uspi-cisal.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/02/vetere-firma-contratto-uspi-cisal-225x300.jpg 225w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
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<p>E ne vado fiero perché esso stabilisce finalmente dei punti fermi nella tutela del lavoro giornalistico e nell’affermazione della sua dignità, attraverso l’introduzione di significativi aumenti retributivi e contributivi e l’estensione di diritti e tutele che si applicano sia alle figure professionali tradizionali che a quelle legate alle piattaforme digitali. Ma abbiamo rinnovato anche l’accordo sul lavoro autonomo, che stabilisce un trattamento economico minimo con criteri migliorativi rispetto al contratto FIEG-FNSI. Ma abbiamo introdotto, infine, anche altri elementi da cui traspare sensibilità nei confronti dei principi religiosi dei lavoratori, sia per i cattolici -con l’introduzione, come novità assoluta rispetto ad altri contratti, del giorno di Pasqua tra le festività-, sia per gli appartenenti a religioni o culti differenti, con la possibilità di individuare festività religiose integrative o sostitutive rispetto a quelle cattoliche. Le pare poco?”.</p>
<p><strong>-L’ultima volta che l’ho incontrata è stato un anno fa al Senato per la vostra festa di compleanno e in quella occasione il tema che lei aveva scelto era “Il bello e il bene”. Perché questo tema?</strong></p>
<p>“Perché possiamo individuare tanti significati, diretti e indiretti, in un titolo così impegnativo. Devo dirle però che sono un appassionato di filosofia, e dopo varie peregrinazioni nella modernità per circa 20 anni, sono tornato a Platone, e al fondamento del pensiero di noi occidentali”.</p>
<p><strong>-Che sarebbe?</strong></p>
<p>“La nostra forza vera è la passione. Noi viviamo di passioni, e tendiamo a ricondurre tutte le cose che accadono nella nostra vita a ciò che ci muove dentro. Non saprei vivere freddamente. Non mi divertirei. Non troverei un senso a tutto il lavoro che faccio. Cominciamo dunque dai princìpi. Ripartiamo dai principi, e mettiamola in questo modo: “Il Bello e il Bene” sono a fondamento del mondo per come vogliamo conoscerlo e per come lo desideriamo. Non è d’accordo con me?”.</p>
<p><strong>(Pino Nano)</strong></p>
<p>“<strong>Temi di Editoria Periodica”</strong></p>
<p>“<em>Temi di editoria periodica</em>” è l’ultimo suo saggio, e devo riconoscere che solo lui, Francesco Saverio Vetere, avrebbe potuto immaginare di dar corpo e vita, come realmente ha fatto, ad un “manuale didattico” sui temi più classici e tradizionale dell’Editoria Periodica Italiana.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-69921" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1-724x1024.png" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1-724x1024.png 724w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1-212x300.png 212w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1-768x1086.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1-1086x1536.png 1086w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/05/DEFINITIVA-1.png 1414w" alt="" width="724" height="1024" /></figure>
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<p>E, ripeto, solo lui, da anni ormai docente all’Università Sapienza di Roma, e per via soprattutto di questa lunghissima esperienza maturata come leader carismatico dell’Unione Stampa Periodica Italiana, che sotto la sua guida è diventata una costola portante e fondamentale del grande circo mediatico italiano e del mondo vero della comunicazione moderna che oggi più conta.</p>
<p>Il Manuale, che ha per titolo “<em>Temi di Editoria Periodica</em>”, nasce in realtà- lo spiega bene lui stesso- da un lavoro durato anni, un lavoro di limatura e di aggiornamento avvenuto raccogliendo dati ed elementi sempre più nuovi e in linea con l’evoluzione dei tempi.</p>
<p>Un Manuale, insomma, nato e pensato per gli studenti del suo Corso di Laurea Magistrale di Editoria e Scrittura presso l’Università Sapienza di Roma, e scritto a quattro mani. Il saggio è a cura dello stesso Francesco Saverio Vetere e della Dott.ssa Irene Vitale, scritto insomma a quattro mani, con la collaborazione editoriale della Dott.ssa Tania Sabbatini.</p>
<p>Badate bene, parliamo qui di un lavoro non facile, anzi assai complesso ed insidioso, che finalmente rimette però insieme tasselli, date, eventi, vicende, personaggi, storie e momenti clou della vita del Paese altrimenti scollegati tra di loro, e difficili da ricordare o da raccontare. Perchè alla luce di ogni analisi sociologica, questo va detto con assoluta chiarezza, la storia dell’Editoria Periodica italiana non è altro che la crescita, la trasformazione, e l’innovazione della nostra Repubblica. Icona stessa del pluralismo e della libertà di stampa, e di cui spesso si parla anche a sproposito.</p>
<p><strong>-Avvocato Vetere, perché lei ama parlare molto più di un “manuale” che non invece di un saggio scientifico, percome è sembrato essere a noi</strong>?</p>
<p>“Perché questo mio lavoro è essenzialmente un Manuale. Potrei aggiungere che oltre a voler essere un manuale, è soprattutto uno strumento utilissimo per comprendere e conoscere a fondo il settore editoriale in ogni sua sfaccettatura”.</p>
<p><strong>-Qual è il segreto vero del successo di un manuale come il suo?</strong></p>
<p>“Sicuramente, la serietà del racconto, la dovizia dei dettagli e dei particolari a cui il manuale fa preciso riferimento, e soprattutto la voglia e la capacità di tenerlo sempre aggiornato, con le novità e l’evoluzione del comparto generale, perché questo nostro mondo dell’editoria periodica è un mondo che si muove sempre più velocemente grazie anche alle innovazioni del settore e del momento, e grazie agli sviluppi tecnologici dell’era moderna”.</p>
<p><strong>-Quali sono i contenuti fondamentali del suo manuale?</strong></p>
<p>“Ovviamente siamo partiti dalla storia dell’editoria e del giornalismo, approfondendo le tappe e i momenti storici basilari che sono diventati poi la vera base portante del mondo dell’editoria periodica italiana, Perché è su queste basi storiche che il mondo dell’editoria periodica si è poi sviluppato diventano la realtà importante che è oggi”. Raccontiamo la storia delle prime Gazzette a stampa del ‘600, per arrivare poi al XX secolo, ai giorni nostri, analizzando e raccontando anche il profondo cambiamento avvenuto nella stampa italiana ad opera del fascismo”.</p>
<p><strong>-Professore, immagino sia stato un lavoro molto articolato?</strong></p>
<p>“Non solo articolato, mi creda, ma a tratti anche complicato. Ma tutto questo nostro mondo dell’editoria periodica è di difficile comprensione se non si conoscono almeno i Fondamenti del sistema editoriale, e quindi le definizioni, le leggi e gli stessi sistemi che regolano il settore, partendo comunque da una domanda fondamentale che è questa: “Cos’è un periodico”? Ecco, noi siamo partiti proprio da questo per raccontare in maniera completa la nostra struttura editoriale periodica italiana, perché serviva necessariamente partire dalla prima definizione contenuta nella Legge n. 47/1948, passando poi per quella relativa al “quotidiano online”, legge numero 198/2016, e per tutte le specificità delle testate online che le rendono tali”.</p>
<p><strong>-Un Manuale dunque specificatamente tecnico allora?</strong></p>
<p>“Non sono io la persona ideale per parlare bene del mio manuale. Posso dirle però che il nostro Manuale ha un lungo paragrafo sulla libertà di stampa, sul suo sviluppo nei secoli in Italia e nel mondo, e lo abbiamo fortemente voluto proprio con l’obbiettivo di poter avvicinare meglio i nostri lettori, e nel caso specifico gli studenti della Sapienza in particolare, a un primo approccio “morbido” a questo argomento che è meno semplici di quanto apparentemente potrebbe sembrare”.</p>
<p><strong>-Questo significa che lei affronta anche il tema della Organizzazione dello Stato?</strong></p>
<p>“Non si poteva prescindere da questo. Le strutture ordinamentali che assicurano la tenuta del settore sono raccontate in maniera completa nel terzo capitolo del libro, dove abbiamo dedicato una particolare attenzione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, perché è in seno alla Presidenza di Palazzo Chigi che opera e si muove il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria (DIE) e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Due pilastri della nostra storia e della libertà della nostra stampa”.</p>
<p><strong>-Ma come funziona oggi un’azienda editoriale al suo interno?</strong></p>
<p>“Vede, il giornale è oggi più che mai, e forse anche più di prima, il risultato finale di una catena complessa e molteplice di responsabilità. Ma anche di un’individualità collettiva, pensi al ruolo e al lavoro di una redazione giornalistica. E questo ci ha convinti che serviva raccontare nei minimi dettagli quel grande puzzle che è oggi un sistema editoriale, chiarendo per bene quali sono le figure tipiche di questo tipo di azienda, cosa fa l’editore, quale è il ruolo di una Direttore responsabile, ma senza mai ignorare i vari Contratti che hanno regolato nel tempo, e che regolano tuttora, i rapporti di lavoro giornalistico e la organizzazione generale di tutte quelle figure apparentemente secondarie che rappresentando il nostro sistema editoriale moderno”.</p>
<p><strong>-Eppure oggi il web la fa da padrona Professore, e molte cose sono cambiate all’interno delle redazioni tradizionali, non crede?</strong></p>
<p>“Questo è il grande tema di oggi. Una volta capito come il giornale cartaceo nasce, e si sviluppa, e come diventa un prodotto editoriale, e come viene distribuito sul territorio, occorre anche però comprendere quali sono oggi le differenze fondamentali tra un giornale cartaceo e un giornale online. Partendo da questa considerazione obbligata abbiamo allora fatto di tutto perché il nostro Manuale spiegasse con grande chiarezza come questo nuovo prodotto, quindi un giornale on line, sia nato, come si sia poi imposto sul mercato e, soprattutto, quali siano oggi le tante modalità di fruizione dello stesso. Ma anche, attenzione, come queste modalità siano cambiate, e lo stiano ancora facendo, nel panorama informativo nazionale e mondiale. Abbiamo dedicato a questo tema un intero capitolo, il Capitolo 7 del nostro saggio, e in cui si racconta tutto questo analizzando anche come poter sfruttare al meglio internet e i sistemi che offre internet per una maggiore diffusione del prodotto online”.</p>
<p><strong>-Possiamo dire, una sorta di “Istruzioni per l’uso” insomma?</strong></p>
<p>Non solo questo. Non ha senso spiegare le tecniche moderne senza non aver prima raccontato la vera storia del nostro sistema editoriale e della stampa nazionale”.</p>
<p><strong>-Vedo che nel suo Manuale si parla anche di profitti economici?</strong></p>
<p>Perché si meraviglia? La vita di un giornale è fatta anche di copie vendute e di fatturati ufficiali, di spese e di investimenti, di processi finanziari che solo alla luce del sole. Una volta che i nostri studenti hanno compreso il funzionamento e la struttura del settore editoriale, è necessario che ognuno di loro capisca anche con quali risorse il giornale va avanti e come arriva nelle edicole, o sui sistemi digitali più moderni.</p>
<p><strong>-Qual è la mediazione che avete scelto di seguire in questo lavoro?</strong></p>
<p>“Il Capitolo 5 del nostro lavoro parte dall’analisi della vendita e della pubblicità come i due principali strumenti di provento per gli editori, affrontando poi una panoramica sull’attuale situazione del settore dal punto di vista dei ricavi e della parte più strettamente economica. Qui, le confesso anche, si sono resi necessari studi e report e raffronti sempre più aggiornati, su quello che è il settore soprattutto nell’ultimo decennio, non tralasciando o sottovalutando mai naturalmente il complesso sistema dei Contributi pubblici all’editoria. Che oggi, le ricordo, gode di contributi indiretti, di contributi diretti, di misure di sostegno importanti e diversificate, e di interventi all’editoria che sono molto specifici e settoriali, e che vengono direttamente seguiti e gestiti dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.</p>
<p><strong>-Come affrontate invece il discorso, non semplice, della distribuzione dei giornali cartacei?</strong></p>
<p>“Con estrema severità devo dirle. Siamo partiti da una domanda di fondo che era questa, “I giornali cartacei come arrivano oggi tra le mani dei propri lettori? Come ci sono arrivati in tutti questi anni? Ecco, il Capitolo 6 del nostro Manuale spiega proprio questo agli studenti alle prime armi, e che si approcciano a questi temi per la prima volta in vita loro. Ma questo vale anche per tutti gli addetti al settore che già conoscono questi temi e che hanno voglia di approfondirli. Per noi che ci siamo già passati sembra tutto scontato o inutile da riscrivere, e invece non è così, per i giovani studenti che hanno voglia di capire meglio come si muove il nostro sistema editoriale, gli va spiegato per bene e fino in fondo, e non solo il funzionamento della distribuzione, dall’editore allo stampatore, o dal distributore nazionale alle edicole, passando per i distributori locali, ma analizzando anche lo stato generale del settore italiano delle rivendite esclusive. Immagini qual è stato lo sforzo editoriale per assicurare ai nostri studenti questo processo di narrazione perfettamente aderente alla realtà e ai giorni nostri. Le dirò di più. Non poteva mancare in un Manuale di questo genere un breve accenno al sistema fiscale agevolato del comparto editoriale, così come ci è sembrato fondamentale dedicare grande attenzione anche al Diritto all’oblio, tema sempre molto caldo e molto dibattuto nel panorama informativo di questi anni. Soprattutto alla luce di questa invasione dell’editoria digitale”.</p>
<p><strong>-Professore, Avvocato, Segretario, mi scusi ma non so più come chiamarla. Posso chiederle però come immagina che i suoi studenti valuteranno questo lavoro così complesso?</strong></p>
<p>“Spero nel migliore dei modi. Il Manuale non solo approfondisce il <strong>passato dell’editoria</strong>italiana, ma fornisce anche le basi necessarie per comprendere meglio le <strong>sfide </strong><strong>future del settore</strong>. E questo approccio è in linea con la <strong>mission di USPI, che è quella </strong>di supportare e proteggere le attività professionali legate al mondo editoriale giornalistico, offrendo strumenti aggiornati e pertinenti che rispondono finalmente alle esigenze attuali e future degli addetti ai lavori.</p>
<p><strong>-Professore, uno studente o un giornalista interessato dove potrà trovare questo suo nuovo lavoro?</strong></p>
<p>Il testo del Manuale è disponibile gratuitamente sul nostro sito dell’USPI. Basta cliccare “<strong><a href="https://www.uspi.it/">uspi.it”. </a>Ci sembrava scontato ma anche rispettoso per i nostri studenti permettere loro </strong>un <strong>accesso facile a questa sorta di guida del giornalismo periodico italiano, </strong>e aperto anche a tutti coloro che desiderano arricchire la propria conoscenza e competenza nel campo dell’editoria giornalistica. Un Manuale, dunque, che non è in vendita e che tutti potranno andarsi a cercare e leggere se vorranno”.</p>
<p><strong>-Complimenti allora, professore e soprattutto in bocca al lupo…</strong></p>
<p>“Viva il lupo”. (<strong>Pino Nano)</strong></p>
<p><strong>Il Re del mondo</strong></p>
<p>“<em>La mia ultima sfida letteraria</em>”<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-98297 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/0e278699-2195-4cb9-8eed-c73c1db1ef3f-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/0e278699-2195-4cb9-8eed-c73c1db1ef3f-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/0e278699-2195-4cb9-8eed-c73c1db1ef3f-684x1024.jpeg 684w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/0e278699-2195-4cb9-8eed-c73c1db1ef3f-585x876.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/0e278699-2195-4cb9-8eed-c73c1db1ef3f.jpeg 738w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>Già su Amazon, e pronto ormai ad uscire anche in libreria, “<em>Il Re del mondo</em>” è il nuovo ultimo libro di Francesco Saverio Vetere, forse un romanzo autobiografico – l’autore non lo dice chiaramente- ma dentro c’è per intero il senso della sua vita, della sua giovinezza, della sua esperienza di grande comunicatore e di testimone del suo tempo.</p>
<p>“Dentro questo libro-scrive l’autore- troverete il cammino di conoscenza in cui consiste la vita di ogni uomo. La filosofia, la religione, i misteri. La ricerca di Dio e il senso della vita. Il senso della storia, anche la più piccola narrata”.</p>
<p>La storia sembra quasi una favola d’altri tempi. “Nove ragazzi coetanei crescono insieme in un piccolo paese e vengono educati alla filosofia fin da piccoli da un giovane maestro. L’educazione al pensiero filosofico non consente loro di accettare senza critiche le convinzioni comuni del loro paese. Mettono dunque in discussione -sottolinea <a href="http://vetere.it/">Francesco Saverio Vetere. </a></p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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<div id="attachment_98298" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98298" class="size-thumbnail wp-image-98298" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/cb2e5df4-a97e-43c1-b3de-3bf681326c35-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/cb2e5df4-a97e-43c1-b3de-3bf681326c35-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/cb2e5df4-a97e-43c1-b3de-3bf681326c35-512x516.jpeg 512w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-98298" class="wp-caption-text">Pino Nano</p></div>
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		<title>La libertà di espressione nel dibattito in Assemblea Costituente e l’omissione di radio e televisione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 21:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo 21 costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[radio e televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="536" height="260" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/0e94995e-1d55-478f-81ab-3cf5358e7973.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/0e94995e-1d55-478f-81ab-3cf5358e7973.jpeg 536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/0e94995e-1d55-478f-81ab-3cf5358e7973-300x146.jpeg 300w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></p>
<p>Intorno all&#8217;articolo 21 della Costituzione: contesto storico e tecnologico e ragioni della omissione a cura di Francesco Saverio Vetere – Segretario generale Unione Stampa Periodica Italiana USPI, docente Sapienza Università&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/27/la-liberta-di-espressione-nel-dibattito-in-assemblea-costituente-e-lomissione-di-radio-e-televisione/">La libertà di espressione nel dibattito in Assemblea Costituente e l’omissione di radio e televisione</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intorno all&#8217;articolo 21 della Costituzione: contesto storico e tecnologico e ragioni della omissione </em></p>
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<p>a cura di <em>Francesco Saverio Vetere – Segretario generale <a href="http://uspi.it/">Unione Stampa Periodica Italiana USPI, </a>docente Sapienza Università di Roma </em></p>
<p>Durante i lavori dell’Assemblea Costituente italiana (1946-1947), la definizione della libertà di espressione fu uno dei temi cardine nella stesura della nuova Costituzione. Mentre l’articolo 21 garantiva la libertà di manifestare il proprio pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, non faceva menzione esplicita della radio e della televisione. Questo ha suscitato domande sul perché tali mezzi di comunicazione non siano stati specificamente inclusi.</p>
<p><strong>Contesto storico e tecnologico</strong></p>
<p>Radio: negli anni ’40, la radio era già un mezzo di comunicazione di massa diffusa in Italia. Durante il regime fascista, era stato utilizzato come strumento di propaganda e controllo sociale.</p>
<p>Televisione: la televisione, invece, era agli albori. Le prime trasmissioni sperimentali in Italia iniziarono nel 1934, ma il servizio regolare della RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radiotelevisione Italiana) iniziò solo nel 1954, diversi anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione.</p>
<p><strong>Ragioni dell’omissione</strong></p>
<p>Terminologia generica e inclusiva:</p>
<p>“Ogni altro mezzo di diffusione”: l’Articolo 21 utilizza una formulazione ampia per abbracciare tutti i possibili mezzi di comunicazione presenti e futuri. Questa scelta lessicale intendeva evitare una lista dettagliata che potesse diventare rapidamente obsoleta con l’evoluzione tecnologica.</p>
<p>Centralità della stampa:</p>
<p>Focus storico sulla stampa: dopo anni di censura sulla stampa durante il fascismo, l’attenzione principale dei costituenti era rivolta alla libertà di stampa come simbolo della libertà di espressione ritrovata.</p>
<p>Stato pionieristico della televisione:</p>
<p>Tecnologia emergente: la televisione non era ancora diffusa né percepita come un mezzo di comunicazione di massa significativa. Pertanto, non era al centro delle preoccupazioni dei legislatori.</p>
<p>Monopolio statale sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi:</p>
<p>Gestione pubblica: la radio era sotto il controllo statale, e c’era l’idea che i mezzi radiotelevisivi dovessero rimanere sotto una gestione pubblica per garantire un servizio imparziale e accessibile a tutti.</p>
<p>Dunque, non esistevano emittenti private; di conseguenza, i dibattiti sulla libertà di stampa, che riguardavano principalmente soggetti privati, non si estendevano naturalmente alla radio e alla televisione.</p>
<p>Preoccupazioni per l’ordine pubblico e la morale:</p>
<p>Controllo dei contenuti: alcuni costituenti ritenevano che la diffusione via etere richiedesse una regolamentazione più stringente per prevenire la propagazione di contenuti immorali o destabilizzanti.</p>
<p>Influenza delle teorie giuridiche dell’epoca:</p>
<p>Diritto amministrativo: la regolamentazione delle frequenze radiofoniche e televisive era vista come una questione di diritto amministrativo piuttosto che di diritto costituzionale.</p>
<p>Concezione della libertà di espressione : la libertà di espressione era intesa come un diritto individuale, mentre la gestione dei mezzi radiotelevisivi coinvolgeva anche aspetti tecnici e organizzativi che richiedevano una disciplina specifica.</p>
<p><strong>Dibattito all’Interno dell’Assemblea</strong></p>
<p>Proposte di inclusione: alcuni membri dell’Assemblea suggerirono di menzionare esplicitamente la radio, riconoscendone l’importanza crescente.</p>
<p>Resistenza alla menzione: la maggioranza optò per una formulazione generale, ritenendo che una lista esaustiva potesse limitare l’interpretazione futura della norma.</p>
<p>Preoccupazioni tecniche: la necessità di regolamentare l’uso delle frequenze e la natura tecnica delle trasmissioni radiotelevisive portò a considerare questi aspetti come materia di leggi ordinarie piuttosto che costituzionali.</p>
<p><strong>Conseguenze e sviluppi successivi</strong></p>
<p>Legislazione ordinaria: la regolamentazione della radio e della televisione fu demandata a leggi specifiche, come la Legge n. 103 del 1975 che riformò la RAI e la Legge Mammì del 1990 che regolamentò il sistema radiotelevisivo privato.</p>
<p>Giurisprudenza Costituzionale:</p>
<p>Sentenze della Corte Costituzionale: la Corte ha più volte interpretato l’Articolo 21 in modo estensivo, applicandolo anche ai mezzi radiotelevisivi.</p>
<p>Pluralismo informativo: la Corte ha sottolineato l’importanza del pluralismo nei mezzi di comunicazione di massa, riconoscendo che la libertà di espressione si estende anche a radio e televisione.</p>
<p><strong>Implicazioni per la libertà di Informazione</strong></p>
<p>Evoluzione tecnologica: La scelta di una formulazione ampia ha permesso all’Articolo 21 di rimanere rilevante nonostante l’evoluzione dei media, includendo oggi anche internet ei social media.</p>
<p>Monopolio e pluralismo: La mancata menzione specifica ha influenzato il dibattito sul monopolio statale e la liberalizzazione delle frequenze, questioni centrali negli anni ’70 e ’80.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>La decisione di non menzionare esplicitamente la radio e la televisione nell’Articolo 21 della Costituzione italiana riflette un insieme di fattori storici, tecnologici e giuridici. La volontà di creare una norma flessibile e di durata ha portato a una formulazione generale che poteva adattarsi ai cambiamenti futuri. Sebbene ciò abbia sollevato questioni interpretative, la giurisprudenza e la legislazione successiva hanno esteso le garanzie costituzionali della libertà di espressione anche ai mezzi radiotelevisivi, assicurando che questi strumenti fondamentali per la democrazia fossero inclusi nella tutela dei diritti fondamentali.</p>
<p><strong>Riflessioni finali</strong></p>
<p>La scelta dei costituenti si è dimostrata lungimirante, permettendo all’Articolo 21 di adattarsi all’evoluzione continua dei mezzi di comunicazione. In un’epoca in cui nuovi media emergono rapidamente, una definizione inclusiva garantisce che i principi fondamentali della libertà di espressione restino applicabili e protetti. ( Fonte <a href="http://vetere.it/">http://Vetere.it</a>)</p>
<p>…</p>
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<p><strong>Francesco Saverio Vetere</strong>, nato a Cosenza il 26 aprile 1962, vive a Roma. Avvocato patrocinante in Cassazione.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75494" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo.jpg" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo.jpg 484w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Unione-Stampa-Periodica-Italiana-Uspi-logo-300x255.jpg 300w" alt="" width="484" height="412" /></figure>
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<p>Dal novembre 1999 è Segretario Generale e Presidente della Giunta Esecutiva <a href="https://www.uspi.it/">dell’USPI Unione Stampa Periodica</a> Italiana, organismo nazionale di maggiore rappresentanza del comparto Editoria e Giornalismo.</p>
<p>Giornalista pubblicista. Docente di Storia della Stampa Periodica, Università “Sapienza” di Roma.Docente di Management dell’Editoria Periodica, Università “Sapienza” di Roma.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
</div>
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		<title>Il Psychological Warfare Branch (PWB) in Italia: attività e contesto bellico. Albo dei giornalisti (1925)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 17:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[albo dei giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[Psychological Warfare Branch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="494" height="253" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262.jpeg 494w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262-300x154.jpeg 300w" sizes="(max-width: 494px) 100vw, 494px" /></p>
<p>Il Psychological Warfare Branch (PWB) ebbe un ruolo cruciale in Italia tra il 1943 e il 1945, influenzando in modo significativo la riorganizzazione del settore dei media, la gestione dell’Albo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/22/il-psychological-warfare-branch-pwb-in-italia-attivita-e-contesto-bellico-albo-dei-giornalisti-1925/">Il Psychological Warfare Branch (PWB) in Italia: attività e contesto bellico. Albo dei giornalisti (1925)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="494" height="253" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262.jpeg 494w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5262-300x154.jpeg 300w" sizes="(max-width: 494px) 100vw, 494px" /></p><p><em>Il Psychological Warfare Branch (PWB) ebbe un ruolo cruciale in Italia tra il 1943 e il 1945, influenzando in modo significativo la riorganizzazione del settore dei media, la gestione dell’Albo dei Giornalisti e la struttura sindacale del giornalismo italiano&#8230;Questo passato influenza ancora oggi le discussioni sulla necessità di un settore mediatico più pluralista e inclusivo, capace di affrontare le sfide contemporanee e future</em></p>
<p>a cura<mark class="has-inline-color"> <em>di Francesco Saverio Vetere – Segretario Generale <a href="http://uspi.it/">Unione Stampa Periodica Italiana Uspi, </a>docente Sapienza Università di Roma</em></mark></p>
<p><strong>Anni di attività del PWB in Italia (1943-1945)</strong></p>
<p>Il Psychological Warfare Branch (PWB) fu un’organizzazione del governo militare alleato anglo-americano istituito durante la Seconda Guerra Mondiale per condurre operazioni di guerra psicologica contro le potenze dell’Asse. In Italia, il PWB operò principalmente dal 1943 al 1945, un periodo cruciale che andò dall’invasione alleata della penisola fino alla fine del conflitto.</p>
<p><strong>Contesto bellico</strong></p>
<p>1943: L’invasione alleata e l’Armistizio</p>
<p>10 luglio 1943: Gli Alleati lanciarono l’Operazione Husky, l’invasione della Sicilia, segnando l’inizio della campagna d’Italia.</p>
<p>25 luglio 1943: il gran Consiglio del Fascismo destituì Benito Mussolini; Pietro Badoglio fu nominato capo del governo.</p>
<p>8 settembre 1943: fu reso pubblico l’armistizio di Cassibile, con cui l’Italia cessava le ostilità contro gli Alleati e si univa a loro contro la Germania.</p>
<p>Settembre 1943: le forze tedesche reagirono occupando gran parte dell’Italia centro-settentrionale, instaurando la Repubblica Sociale Italiana (RSI) con Mussolini al comando.</p>
<p>1943-1945: Avanzata Alleata e Guerra di Liberazione</p>
<p>Gli Alleati avanzavano lentamente verso nord, incontrando una forte resistenza tedesca lungo linee difensive come la Linea Gustav e la Linea Gotica.</p>
<p>Parallelamente, i partigiani italiani intensificarono le loro azioni contro le forze occupanti e la RSI.</p>
<p>Il PWB opererà in questo contesto, sostenendo sia le operazioni militari che la resistenza civile.</p>
<p><strong>Attività del PWB in Italia</strong></p>
<p>Obiettivi principali:</p>
<p>Minare il morale delle forze nemiche: attraverso la propaganda mirata a incoraggiare la diserzione e la resa dei soldati tedeschi e fascisti.</p>
<p>Sostenere il morale delle forze alleate e dei partigiani: diffondendo informazioni positive e notizie sui successi militari.</p>
<p>Promuovere valori democratici e antifascisti: educare la popolazione italiana sui principi democratici e prepararla alla ricostruzione post-bellica.</p>
<p>Mezzi e metodi</p>
<p>Stampa e pubblicazioni: creazione e distribuzione di giornali e opuscoli, come il quotidiano “Italia Libera”.</p>
<p>Radio: trasmissioni radiofoniche che diffondevano notizie, musica e messaggi propagandistici.</p>
<p>Volantini e manifesti: lancio di volantini dalle forze aeree per raggiungere aree sotto controllo nemico.</p>
<p><strong>Interazioni con i media italiani</strong></p>
<p>Censura e controllo: il PWB impone una censura sulle pubblicazioni per evitare la diffusione di propaganda nemica e mantenere il controllo sulle informazioni sensibili.</p>
<p>Rilascio di licenze: i media dovevano ottenere autorizzazioni dal PWB per operare, assicurando che fossero allineati con gli obiettivi alleati.</p>
<p>Formazione e collaborazione: il PWB lavorò con giornalisti italiani per promuovere standard professionali e sostenere la transizione verso una stampa libera.</p>
<p><strong>L’Albo dei Giornalisti e il sindacato unico</strong></p>
<p>Soppressione e ricostituzione della FNSI</p>
<p>1925: Il regime fascista istituì l’Albo dei Giornalisti, utilizzandolo come strumento per controllare e disciplinare la professione secondo gli interessi del regime.</p>
<p>1926: Il fascismo soppresse la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), fondata nel 1908, sostituendola con un sindacato fascista allineato con le politiche del regime.</p>
<p><strong>Ricostituzione nel 1944</strong></p>
<p>1944: dopo la liberazione di Roma il 4 giugno, la FNSI fu ricostituita come unico sindacato dei giornalisti italiani.</p>
<p>L’Albo dei Giornalisti fu mantenuto ma riformato, eliminando gli elementi fascisti e ponendolo, con la creazione della <em>“Commissione unica per la tenuta degli Albi professionali dei giornalisti e la disciplina degli iscritti”</em>, di fatto sotto la gestione della FNSI, con la vigilanza del Ministero della Giustizia.</p>
<p><strong>Gestione dell’Albo dal 1944</strong></p>
<p>La FNSI assunse un ruolo centrale nella gestione dell’Albo, influenzando l’accesso alla professione giornalistica.</p>
<p>Il sindacato unico esercitò un controllo significativo sulla professione, stabilendo standard etici e professionali.</p>
<p><strong>Vantaggi e svantaggi di una gestione non plurale</strong></p>
<p>Vantaggi:</p>
<p>Standardizzazione: uniformità negli standard professionali e deontologici.</p>
<p>Tutela dei diritti: capacità di negoziare efficacemente le condizioni di lavoro e proteggere i giornalisti.</p>
<p>Stabilità professionale: creazione di una comunità coesa con obiettivi comuni.</p>
<p>Svantaggi:</p>
<p>Mancanza di pluralismo: assenza di voci alternative che rappresentano diverse esigenze e opinioni all’interno della professione.</p>
<p>Rischio di monopolio: presupposto potenziale per una gestione poco trasparente o non rappresentativa di tutti i giornalisti.</p>
<p>Limitazioni all’innovazione: possibile resistenza al cambiamento e all’adozione di nuove pratiche o tecnologie.</p>
<p><strong>Il PWB e la gestione dell’Albo</strong></p>
<p>Il PWB collaborò con la FNSI per assicurare che i media italiani fossero liberi dall’influenza fascista e contribuissero alla democratizzazione del paese.</p>
<p>La gestione dell’Albo da parte del sindacato, sotto la supervisione del Ministero della Giustizia, consentì di monitorare e controllare l’accesso alla professione in un periodo di transizione delicato.</p>
<p><strong>Fine delle attività del PWB</strong></p>
<p>25 aprile 1945: liberazione dell’Italia dal dominio nazifascista; fine delle principali operazioni militari nel paese.</p>
<p>1945: con la conclusione della guerra in Europa, il PWB iniziò a ridurre le sue operazioni.</p>
<p>Le responsabilità relative ai media e alla propaganda furono gradualmente trasferite alle autorità italiane.</p>
<p>Contesto postbellico ed evoluzioni recenti</p>
<p>Dopoguerra: l’Italia iniziò il processo di ricostruzione politica, economica e sociale, con l’obiettivo di consolidare la democrazia.</p>
<p>FNSI come sindacato unico: la FNSI è rimasta l’unico sindacato dei giornalisti italiani per molti decenni, gestendo l’Albo e influenzando significativamente la professione.</p>
<p>Discussioni sul pluralismo sindacale: negli anni successivi, si sono sollevate questioni riguardo alla necessità di introdurre maggiore pluralismo nel settore sindacale per rappresentare meglio le diverse esigenze dei giornalisti.</p>
<p>Situazione attuale: La FNSI continua ad essere un sindacato rappresentativo dei giornalisti in Italia. Tuttavia, con le trasformazioni nel mondo dell’informazione, come la digitalizzazione e la precarizzazione del lavoro, si stanno intensificando le discussioni sulla reale rappresentanza e sulla necessità di sindacati alternativi o complementari. Nel 2022 è nata la FIGEC-CISAL, federazione sindacale che introduce il pluralismo nel settore giornalistico.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Il Psychological Warfare Branch (PWB) ebbe un ruolo cruciale in Italia tra il 1943 e il 1945, operando nel contesto complesso della Seconda Guerra Mondiale e della transizione verso la pace. Le sue attività influenzarono in modo significativo la riorganizzazione del settore dei media, la gestione dell’Albo dei Giornalisti e la struttura sindacale del giornalismo italiano.</p>
<p>La ricostituzione della FNSI come unico sindacato e la gestione dell’Albo sotto la sua egida, con la supervisione del Ministero della Giustizia, hanno avuto effetti duraturi sulla professione. Mentre questo assetto ha offerto stabilità e coerenza professionale, ha anche sollevato preoccupazioni riguardo alla mancanza di pluralismo e alla rappresentatività di tutte le voci all’interno della comunità giornalistica.</p>
<p>Comprendere dettagliatamente gli anni di attività del PWB e il contesto bellico in cui operò è fondamentale per analizzare le dinamiche che hanno plasmato il giornalismo italiano. Questo passato influenza ancora oggi le discussioni sulla necessità di un settore mediatico più pluralista e inclusivo, capace di affrontare le sfide contemporanee e future. (Fonte <a href="http://vetere.it/">http://vetere.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uspi, Vittorio Volpi:il ricordo del Segretario generale Vetere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/13/uspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 18:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[Uspi]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Volpi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/C01702A4-2CA6-4B84-B91E-A9032976DD55.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/C01702A4-2CA6-4B84-B91E-A9032976DD55.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/C01702A4-2CA6-4B84-B91E-A9032976DD55-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/C01702A4-2CA6-4B84-B91E-A9032976DD55-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/C01702A4-2CA6-4B84-B91E-A9032976DD55-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Scomparso prematuramente domenica 12 giugno 2022, Vittorio Volpi, funzionario, componente il Consiglio Nazionale di Unione Stampa Periodica Italiana Uspi, colonna storica dell&#8217;organismo e  riferimento del mondo editoriale italiano. Francesco Saverio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scomparso prematuramente domenica 12 giugno 2022, Vittorio Volpi, funzionario, componente il Consiglio Nazionale di Unione Stampa Periodica Italiana Uspi, colonna storica dell&#8217;organismo e  riferimento del mondo editoriale italiano. Francesco Saverio Vetere Segretario generale Uspi esprime profonda commozione per la perdita di Volpi, collaboratore di altissima professionalità e carissimo amico. La redazione tutta de Lafrecciaweb.it  è sentitamente vicina al dolore della famiglia Volpi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vittorio<br />
DI Francesco Saverio Vetere – Roma 13 Giugno 2022</p>
<p>Ho finito, depongo il liuto.</p>
<p>Canzoni e canti presto scompaiono</p>
<p>Come ombre leggere che si librano</p>
<p>Tra il trifoglio purpureo.</p>
<p>Ho finito, depongo il liuto.</p>
<p>Una volta cantavo come il tordo la mattina</p>
<p>canta tra i cespugli rugiardosi,</p>
<p>ora sono muto.</p>
<p>Sono come uno stanco fanello</p>
<p>E nella mia gola non c’è più canto.</p>
<p>Ho avuto il mio canto fuggevole.</p>
<p>Ho finito, depongo il liuto.</p>
<p>Erano gli anni ’90, inutile precisare la data, e me ne stavo in studio a preparare un maxiprocesso. Era divertente, in verità, perché era un tale caos da far venire meno ogni sacralità processuale e sollecitarci continuamente a trovare soluzioni estemporanee, anche perché non sapevamo precisamente, quasi mai, cosa avremmo dovuto affrontare. Per questo era divertente e soprattutto perché eravamo giovani. Mi avvisano che mi sta cercando al telefono l’USPI e rispondo subito pensando che fosse Zuccalà. Invece era una voce molto bella e profonda. Gentile.</p>
<p>“Avvocato buongiorno, sono Vittorio Volpi”.</p>
<p>“Buongiorno Dottor Volpi, piacere di conoscerLa”.</p>
<p>“Piacere mio. Il Dottor Zuccalà vorrebbe sapere se Lei sia disponibile ad accettare un incarico nell’Istituto per l’Autodisciplina pubblicitaria”.</p>
<p>Restai un attimo in silenzio e poi risposi: “Beh, se almeno sapessi di che cosa si tratta”.</p>
<p>Lo sentii ridere.</p>
<p>“Beh, non lo chieda a me, è un Istituto molto serio di Milano del quale veramente so poco”.</p>
<p>“Vabbè, ce lo studieremo. Che ne dice Dottor Volpi?”.</p>
<p>“Sono d’accordo”, fece lui.</p>
<p>Questo è il primo ricordo di Vittorio, che era appena arrivato in USPI e stava cercando di capire bene l’ambiente, la linea di Zuccalà. La materia no, la conosceva bene perché aveva lavorato in una casa editrice che percepiva anche i contributi statali e ne conosceva i meccanismi. Era contento di lavorare in USPI, si sentiva. E aveva voglia di rendersi utile, per cui si occupava di tutto. Gli piaceva comporre il Notiziario USPI, all’epoca lo faceva praticamente a mano, con la matita e il righello e stava lì che sembrava Mastro Geppetto perché gli piaceva tanto fare l’artigiano. Ma in pratica il giornale non lo scriveva lui. Zuccalà selezionava gli articoli, perché aveva talento ed esperienza per misurarne le parole e gli spazi e Vittorio poi faceva l’impaginazione.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-medium"><figcaption></figcaption></figure>
</div>
<p>Non faceva neanche le consulenze, Vittorio, perché Zuccalà preferiva rispondere personalmente agli Associati. Quando arrivai io, da consulente legale, mi resi conto che c’era un evidente problema di fiducia e non ho mai pensato che fosse nei confronti di Vittorio, ma che fosse il problema di un’intera generazione nei confronti dei propri figli e ho sempre pensato che questa sfiducia fosse imperdonabile, perché invece Vittorio la meritava e l’avrebbe meritata pienamente negli anni a venire. La meritava perché sapeva tutto dell’editoria. Mi raccontava che fin da piccolo amava leggere la gerenza dei giornali, soprattutto dei periodici, capire da dove provenissero, come fossero strutturati.</p>
<p>Poi, dal ’96, arrivai in USPI. E io, francamente, me ne infischiavo della fiducia o della sfiducia. Intendiamoci, Zuccalà era un uomo buono che stava attuando, a suo modo, un ricambio generazionale, ma non lo portava mai a compimento, delegando le attività agli uffici. Così ci siamo guardati negli occhi, con Vittorio, e abbiamo cominciato a lavorare nella convinzione che fossimo prima di tutto amici.</p>
<p>Eravamo diversi, lui molto più competente sulla materia e pacato, ma di lui mi piaceva moltissimo il suo disprezzo nei confronti della cialtroneria. Di tutta quella gente che faceva mostra di occuparsi di editoria e di libertà di stampa senza saperne nulla e senza avere una vera intenzione di sviluppo. C’era chi cercava un qualcosa da fare, chi cercava di acchiappare qualche soldo da qualche parte, chi si dava un tono. Mi ricordo un grande direttore della FIEG che in un convegno indicò un politico, che ancora oggi affligge il settore, dicendomi “guarda, quello è proprio un cialtrone”. Ecco. Vittorio non li sopportava. Ma era infinitamente paziente e se ne stava lì a fare la sua parte perché il lavoro era l’unica strada per combattere l’ignoranza.</p>
<p>Poi Zuccalà si ammalò e mi chiese di essere più presente in ufficio, sacrificando la mia professione di avvocato. Non avevo proprio il cuore di dirgli di no, anche perché mi piaceva l’USPI, ma non avevo ancora tutti gli strumenti per comprendere bene il settore. E allora passavamo i pomeriggi con Vittorio a parlare per ore e lui, con la solita pazienza, mi spiegava tutto quello che avrei dovuto sapere: le tariffe postali, i contributi, tutto. Era più grande di me, era del ’55 e aveva tutti i titoli per potermi insegnare.</p>
<p>Preparava tutti i documenti, me li faceva studiare e firmare, perché tutto doveva essere perfetto e lì ho imparato grande parte di quello che so e ho cominciato a pensare a come si sarebbe potuto sviluppare il settore dell’informazione.</p>
<p>Poi Zuccalà morì ed io fui chiamato a succedergli. Per prima cosa organizzai gli uffici dando massima fiducia prima di tutto a lui. Da quel momento in poi si sarebbe occupato delle consulenze, senza bisogno di passare da me, perché non mi sarei mai potuto aspettare niente di male da Vittorio Volpi. Solo aiuto e competenza.</p>
<p>Su questo non mi sono mai sbagliato. In tutti i lunghi anni in cui abbiamo collaborato Vittorio è stato il punto di riferimento degli Associati, il funzionario competente, gentile, che dava risposte a tutti e aiutava tutti. Io potevo dedicarmi alle linee di sviluppo, ai rapporti con le istituzioni, potevo fare il Segretario Generale sicuro che l’ufficio fosse completamente autosufficiente.</p>
<p>Ma in questi anni il mondo è cambiato tante volte e l’editoria che conoscevamo ai nostri inizi è andata modificandosi profondamente, cambiando quasi tutte le sue caratteristiche originarie.</p>
<p>Non è stato facile per lui accettare questi cambiamenti. Gli sembrava che si stesse generando solo una grande confusione che stessero nascendo giornali che non erano giornali, scritti in una lingua che lui non riconosceva, con criteri che non comprendeva a fondo.</p>
<p>Bisogna tenere conto che Volpi era un purista, parlava e scriveva in un italiano perfetto perché aveva avuto un’educazione perfetta e mai si rassegnava alle ibridazioni anglofone. Ci facevamo anche tante risate su questa storia dei manager che fanno il briefing e che si fanno il lifting. Ma lo sapeva anche lui che non c’era alternativa e che dovevamo studiare i nuovi mezzi con il rispetto che meritavano.</p>
<p>Era superato? Non direi proprio. Una volta arrivò una studentessa serba che doveva fare una tesi di Master e l’affidai a Vittorio per la revisione dell’elaborato. In commissione di Master dissero che non si era mai vista una tesi di una straniera scritta in un italiano così perfetto.</p>
<p>Poi arrivò Sara. Lui all’inizio la guardava come uno strano animale e Sara guardava lui come una specie di fossile di Neanderthal. Era interessante seguire le loro conversazioni. In realtà, se ci penso, avrei dovuto verbalizzarle per i posteri. Quella stava sul pianeta digitale, quell’altro all’incirca nel 1975.</p>
<p>E tutti e due facevano l’USPI.</p>
<p>Infatti, non ci fu il rigetto dell’organo nuovo trapiantato ma, lentamente, l’organismo riprese a funzionare molto bene e a dare nuova linfa al settore.</p>
<p>L’aveva capito che era cominciato il ricambio generazionale.</p>
<p>In realtà lo accettava con l’aria di chi non lo capiva proprio fino in fondo</p>
<p>.</p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-44978" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/06/61101357803438-678x381-1.jpg" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/06/61101357803438-678x381-1.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/06/61101357803438-678x381-1-300x169.jpg 300w" alt="" width="447" height="251" /><figcaption>Il dottor Vittorio Volpi a sx di spalle, il vice Segretario generale Sara Cipriani, il Segretario generale Francesco Saverio Vetere, durante una seduta di Consiglio nazionale Uspi a Roma</figcaption></figure>
<p>Anche perché aveva cominciato a stare male e faceva una grandissima fatica a svolgere il suo lavoro ma senza rinunciare mai. Rappresentava la colonna dell’USPI, non solo la sua storia, i suoi principi, l’essenza stessa dell’Unione, lui era il fondamento, esattamente come quando nella transizione dopo Zuccalà aveva contribuito a garantire continuità e sviluppo.</p>
<p>E aveva anche un altro compito, quella della formazione. Ogni volta che c’era qualcuno da formare io lo assegnavo a lui perché sapevo che l’avrebbe fatto con lo stesso spirito con cui lo aveva fatto con me, tanti anni prima. Così è stato con Irene che trovava in lui il punto di riferimento per capire l’USPI nella sua principale caratteristica, cioè quella di essere un’associazione di servizio per gli editori, al di là di ogni inutile e pomposo congresso o manifestazione pubblica. Irene ha preso anche il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti a firma di Vittorio, come Direttore responsabile del Notiziario USPI.</p>
<p>L’USPI è il suo lavoro quotidiano di dialogo e supporto agli editori. Se non capisci questo non capirai mai l’USPI. Non avevano e non abbiamo chiacchiere da fare, solo lavoro. Perdonatemi, ma questa è la caratteristica della nostra generazione, con tutto l’amore del mondo nei confronti dei nostri padri che abbiamo stimato e venerato, ma rispetto ai quali noi siamo diversi, forse perché siamo stati chiamati a lavorare in un mondo che non aveva più niente di stabile ma che cambiava e cambia profondamente con una velocità inimmaginabile.</p>
<p>Vogliamo occuparcene? Allora bisogna essere fondamentalmente molto seri e studiare, approfondire tutti i giorni e lavorare e sentire gli editori, i giornalisti. Cercare di capire le loro difficoltà, cercare di dare un senso a tutto quello che sta succedendo.</p>
<p>Ultimamente si era aggravato. Avevo pensato di non infliggergli l’ulteriore sofferenza di venire in ufficio tutti i giorni, perché non ce l’avrebbe fatta. E allora lavorava da casa, faceva gli articoli, le consulenze. E ogni tanto veniva in ufficio, quando c’era bisogno, ma con una fatica insopportabile. Doveva andare in pensione a settembre e gli ho proposto di restare in USPI anche dopo. L’ho proposto per l’elezione a Consigliere nazionale e devo dire che in Assemblea tutti erano contenti di poterlo eleggere, per la stima profondissima che si era meritato da parte di tutti quanti noi.</p>
<p>Era molto, molto sofferente, ma non ho pensato che avesse smesso di soffrire, perché speravo sempre che potesse guarire e continuare a lavorare con me. Invece dopo Mons. Barbierato, che fu padre amorevolissimo soprattutto per me, ora devo salutare mio fratello Vittorio.</p>
<p>Eppure, guardandolo ieri, circondato da sua moglie e dai suoi figli, bellissimi e bravissimi, sono sprofondato nel tempo della mia giovinezza e ho trovato Swinburne:</p>
<p>Dal troppo amore di vivere,</p>
<p>dalla speranza e dal timore liberati</p>
<p>noi ringraziamo, con breve preghiera</p>
<p>gli dèi, quali che siano,</p>
<p>che nessuna vita vive per sempre,</p>
<p>che i morti non risorgono mai,</p>
<p>che anche il più vecchio fiume raggiunge</p>
<p>la sicurezza del mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F06%2F13%2Fuspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere%2F&amp;linkname=Uspi%2C%20Vittorio%20Volpi%3Ail%20ricordo%20del%20Segretario%20generale%20Vetere" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F06%2F13%2Fuspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere%2F&#038;title=Uspi%2C%20Vittorio%20Volpi%3Ail%20ricordo%20del%20Segretario%20generale%20Vetere" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/13/uspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere/" data-a2a-title="Uspi, Vittorio Volpi:il ricordo del Segretario generale Vetere"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/13/uspi-vittorio-volpiil-ricordo-del-segretario-generale-vetere/">Uspi, Vittorio Volpi:il ricordo del Segretario generale Vetere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Presentato a Roma “Le luci della strada”-il nuovo romanzo  di Francesco Saverio Vetere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/08/03/roma-le-luci-della-strada-di-francesco-saverio-vetere-il-lancio-del-romanzo-incanta-il-pubblico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=roma-le-luci-della-strada-di-francesco-saverio-vetere-il-lancio-del-romanzo-incanta-il-pubblico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2020 18:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Uspi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="478" height="267" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/08/foto-cover.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/08/foto-cover.jpg 478w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/08/foto-cover-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" /></p>
<p>Piazza Navona e la cupola di Sant’Agnese in Agone, splendido scenario dell&#8217;incontro con l&#8217;autore, avvocato, Segretario Generale di USPI Unione Stampa Periodica Italiana e docente di Editoria Periodica alla Sapienza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/08/03/roma-le-luci-della-strada-di-francesco-saverio-vetere-il-lancio-del-romanzo-incanta-il-pubblico/">Presentato a Roma “Le luci della strada”-il nuovo romanzo  di Francesco Saverio Vetere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><i>Piazza Navona e la cupola di Sant’Agnese in Agone, splendido scenario dell&#8217;incontro con l&#8217;autore, avvocato, Segretario Generale di USPI Unione Stampa Periodica Italiana e docente di Editoria Periodica alla Sapienza Università di Roma. Nel volume Francesco Saverio Vetere narra di una notte di Capodanno attraversato da ricordi dialoganti tra sette amici insieme a rievocare vicende lontane &#8230;</i></p>
<p><strong>Roma &#8211;</strong> Nella splendida cornice di Piazza Navona, sotto la cupola di Sant’Agnese in Agone -meravigliosa opera architettonica ad opera di Borromini-, il 23 luglio scorso  si è tenuta la <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_9058-1024x683.jpg" alt="" width="426" height="284" /><strong>presentazione del libro “Le luci della strada”</strong>, ultima opera pubblicata del Prof. Avv. <strong>Francesco Saverio Vetere</strong>, Segretario Generale USPI.</p>
<p>Il libro <em> </em>racconta <em>di &#8221;sette amici sulla sessantina che si incontrano la notte di capodanno nella casa dell’unico non sposato e parlano per tutta la notte, a modo loro, di fatti lontani nel tempo” </em>è stato<em> </em>pubblicato poche settimane fa da <a href="http://www.edizioniefesto.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Edizioni Efesto</strong></a> che ha curato, in collaborazione con l’<strong><a href="https://www.brutium.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Associazione Brutium</a></strong> e la sua Presidente, <strong>Gemma Gesualdi</strong>, l’organizzazione della presentazione.</p>
<p>Durante l’evento sono intervenuti il Dott. <strong>Giuseppe Quintavalle</strong>, Direttore Generale Asl Roma 4 e Commissario straordinario Asl Roma 3, la Prof. <strong>Maria Panetta</strong>, Docente di mediazione culturale e cultura letteraria presso l’Università di Roma “Sapienza”, <strong>Pino Strabioli</strong>, Conduttore televisivo RAI, e <strong>Alfredo Catalfo</strong>, titolare della Casa Editrice Efesto ed editore del libro.</p>
<p>Il libro è reperibile online (<strong><a href="https://www.ibs.it/luci-della-strada-libro-francesco-saverio-vetere/e/9788833811734?inventoryId=226758347" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ibs.it</a></strong>, <a href="https://www.amazon.it/della-strada-Francesco-Saverio-Vetere/dp/8833811735/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=1BT3UP82JWTHH&amp;dchild=1&amp;keywords=le+luci+della+strada+francesco+saverio&amp;qid=1595578285&amp;quartzVehicle=35-476&amp;replacementKeywords=le+luci+della+francesco+saverio&amp;sprefix=le+luci+della+strada+%2Caps%2C185&amp;sr=8-1" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Amazon</strong></a>, sul sito di <a href="http://www.edizioniefesto.it/collane/theoretika/369-le-luci-della-strada" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>EdizioniEfesto</strong></a> nella collana <a href="http://www.edizioniefesto.it/collane/theoretika"><strong>theoretikà</strong></a>, ecc.)</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p>Nei giorni scorsi, inoltre, su <a href="https://diacritica.it/recensioni/recensione-di-francesco-saverio-vetere-le-luci-della-strada.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Diacritica</strong></a>, bimestrale indipendente fondato da Maria Panetta e Matteo Maria Quintilianila, è stata pubblicata la recensione del testo (che potrete trovare qui di seguito), proprio ad opera della docente di Mediazione culturale e cultura letteraria della Sapienza di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“RECENSIONE DI FRANCESCO SAVERIO VETERE, “LE LUCI DELLA STRADA”</em></p>
<p><em>di Maria Panetta</em></p>
<p><em>La vita non è una serie di lampioncini disposti in bella simmetria: la vita è un alone luminoso, un velo diafano che ci avvolge dall’origine della coscienza sino al suo limite. Non è forse compito del romanziere comunicare questo variabile, sconosciuto e illimitato spirito, in qualunque via di aberrazione e di complessità si svolga, con la minima confusione di elementi eterogenei?</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_9049-683x1024.jpg" alt="" width="301" height="452" />È con queste riflessioni di Virginia Woolf, tratte dal suo saggio sul Romanzo moderno, apparso, in traduzione, in Italia nel 1934 su «Occidente», che ritengo utile accostarmi all’opera che segna l’esordio letterario come romanziere di Francesco Saverio Vetere, </em><em>avvocato, Segretario Generale dell’Unione Stampa Periodica Italiana nonché docente di Editoria Periodica alla Sapienza Università di Roma.</em></p>
<p><em>Quando mi ha rivelato, mesi fa, che aveva messo utilmente a frutto il tempo lungo del periodo del lockdown per dedicarsi alla scrittura creativa, confesso di non essere rimasta particolarmente sorpresa, conoscendolo come persona curiosa della vita e del mondo, e piena di interessi. Ho considerato, poi, un privilegio poter leggere in anteprima le pagine dell’opera uscita, in seguito, nel giugno scorso, e non mi sono affatto stupita del fatto che avesse trovato subito un editore per il proprio romanzo: al riguardo, mi fa piacere sottolineare l’accurata veste grafica che Edizioni Efesto ha saputo dare al volumetto, corredandolo di un’indovinata immagine di copertina, che, come i suoi lettori ben sanno, non costituisce un abbellimento casuale, ma, assieme al titolo cui rimanda, si rivela un elemento paratestuale utilissimo a captare il “sugo” della storia, come direbbe Manzoni.</em></p>
<p><em>Dopo una raccolta di poesie e un racconto, intitolato La storia, Vetere approda, dunque, alla narrazione romanzesca, che, nel suo caso, s’intesse di svariati elementi teatrali, tanto è vero che, a mio avviso, questo romanzo potrebbe essere fruttuosamente utilizzato anche per trarne una sceneggiatura per un’opera cinematografica: il primo elemento squisitamente “teatrale” è la prevalenza dei dialoghi, per cui l’opera può essere quasi definita un esempio di narrazione corale, cui contribuisce ciascuno dei sette amici sulla sessantina che si radunano, la notte di Capodanno, a casa del solo non sposato, e trascorrono le ore tentando di ricostruire una vicenda che ha come protagonisti principali Guido Grimaldi e Rosy Tabacco, ma che li vede partecipare tutti come attori apparentemente secondari.</em></p>
<p><em>La scelta della notte di Capodanno implica la sottolineatura di un momento liminare di passaggio, di una soglia temporale che distingue un “prima” da un “poi”: infatti, i sette (numero, peraltro, denso d’implicazioni filosofiche) usciranno dalla conversazione cambiati, perché più consapevoli sia di una storia che riguarda un loro caro amico nonché maestro, sia di se stessi.</em></p>
<p><em>Leggendo le pagine delle Luci della strada, ci si ritrova immersi in un’atmosfera che, anche se non direttamente, richiama alla memoria alcune opere capitali della letteratura italiana e mondiale, fra le quali, ad esempio, il Decameron: e forse non è un caso che la fase di scrittura del romanzo abbia coinciso con un momento di reclusione in spazi angusti, che ci ha fatto sentire tutti idealmente vicini alla condizione psicologica dei dieci giovani della brigata dei novellatori, in fuga da Firenze per salvarsi dalla pestilenza, sebbene essi si fossero intelligentemente rifugiati in campagna, e dunque non al chiuso. In ogni caso, quello di Gabriele, la voce narrante principale, almeno nella Parte primadel libro, ricorda un po’ il ruolo delle sette regine o dei tre re delle dieci giornate in Boccaccio, essendo affidato a lui il compito di ricostruire una storia letta in un libro letteralmente andato in fumo e, in seguito, quello di richiamare all’ordine gli altri compagni, sempre vivacemente a rischio di perdersi in briose divagazioni ed esuberanti battute di spirito.</em></p>
<p><em>Un altro espediente letterario della tradizione viene, dunque, </em><em>in soccorso a Vetere, l’idea – appunto – del manoscritto ritrovato alla Manzoni o alla Potocki, ma nel suo caso le cose si complicano, perché il manoscritto (anzi, il dattiloscritto) di autore ignoto (in realtà, nelle pagine finali, sembra di capire chi possa averlo steso, ma Vetere accortamente non lo rivela), rinvenuto da Gabriele in un baule di casa (e il pensiero corre inevitabilmente al riordino che tutti abbiamo condotto di soffitte e mansarde e armadi durante il periodo della reclusione forzata) e “divorato” dal primo narratore, finisce misteriosamente nel fuoco accanto al quale Gabriele lo aveva letto fino alla fine. Fuoco che – si capirà – rappresenta una metafora («i fogli li ha bruciati il fuoco fisico. Noi dobbiamo accenderne un altro, non fisico», precisa una delle voci a p. 18), anche perché le circostanze della dissoluzione materiale del dattiloscritto sono alquanto improbabili e sembrano aprire, nella mente dei sette amici, quasi l’ipotesi di un intervento soprannaturale, collegato all’improvviso spalancarsi di una finestra che Gabriele ricordava chiusa (p. 17). Sulla definizione del genere cui apparteneva il testo letto da Gabriele nel dattiloscritto resta un margine di ambiguità: forse un romanzo, meglio «una storia» (p. 15), «come dei ricordi» (p. 16); di certo, non «un diario» (ibidem).</em></p>
<p><em>Il secondo elemento di teatralità è rappresentato da quella sorta di didascalia che introduce la Parte prima del testo, intitolata Il libro; il terzo, almeno nella suddetta prima parte del romanzo, consiste nell’ambientazione al chiuso, che può ricordare certe atmosfere degli Indifferenti di Moravia, ma che ha evocato alla mia memoria soprattutto le amate pagine delle Menzogne della notte di Bufalino. Un’immagine quasi pittorica, poi, da cenacolo (anche filosofico) è quella che fotografa il momento della spiegazione che Gabriele fornisce ai sodali riguardo alla perdita del dattiloscritto: «Istintivamente tutti gli si avvicinarono ancora di più. Erano seduti a semicerchio vicino al fuoco e sembravano un corpo unico. Gabriele era esattamente al centro» (p. 17).</em></p>
<p><em>Quest’idea del “corpo unico” viene sottolineata anche dalla frequente impossibilità di ricostruire chi stia effettivamente parlando, fra i sette amici: ma l’ambiguità è voluta e cercata dall’autore, a sottolineare la forza del legame che unisce i compagni di strada, che, pur caratterizzati da individualità ben delineate, sono accomunati da un’infanzia vissuta assieme e da alcuni adulti di riferimento, fra i quali spiccano i due protagonisti principali della storia raccontata e ricostruita, Guido e Rosy, sorta di ideali “fratelli maggiori” e maestri (specie nel caso di Guido).</em></p>
<p><em>Il titolo del dattiloscritto, Metafisica dell’Amore, sembra mettere al centro dell’indagine proprio la citata coppia, ma, in realtà, la protagonista del romanzo si può dire sia la Filosofia, e in particolare l’arte della maieutica e il procedimento del dialogo filosofico. La delicata ed emozionante ricostruzione dell’intensa storia d’amore fra Guido e Rosy, apparentemente finita nel momento della loro separazione fisica, ma, in realtà, durata tutta la vita per il tramite della scrittura, si rivela, forse, solamente un pretesto per ricompattare il gruppo degli amici cresciuti assieme e per ricordare loro, a quarantaquattro anni dalla sua partenza per l’estero, gli insegnamenti del fuoriclasse Guido, geniale studioso di filosofia approdato a un’università scozzese forse anche grazie all’intermediazione di chi lo amava di un amore generoso e sincero, e riteneva di dovergli fornire delle ali, più che tenerlo legato a sé tramite vischiosi lacciuòli.</em></p>
<p><em>Guido è il protagonista indiscusso del Prologo: interessante, infatti, è anche la costruzione del romanzo, che procede alternando lunghi dialoghi a flashback e sortite nel “mondo esterno”. Il cuore del testo, però, consiste proprio nella sorta di Simposio al quale partecipano i sette amici, interrompendo a tratti la loro ricostruzione di ricordi comuni con salame, pane, vino rosso, caciocavallo, caffè; sigarette, sigari, tabacco. Anche loro sono seduti intorno al fuoco, e la citazione dell’immagine del «fuoco che balza» (p. 13 e sgg.) rimanda alla nota Settima lettera di Platone, vero fulcro filosofico del testo e insegnamento fondamentale di Rosy (professoressa di Lettere e «donna bella, forte», p. 52) al geniale Guido e, di conseguenza, a tutti i suoi adepti. Non a caso, uno dei brindisi viene dedicato proprio «a Rosy Tabacco, la Signora del nostro cuore» (p. 21).</em></p>
<p><em>Suggestiva è anche la ricostruzione della vita delle cittadine evocate (Normanna, Sanseverino), centri di un Sud d’Italia dal tempo sospeso, oltre alle descrizioni fisiche e psicologiche, in pochi tratti puliti, dei notabili del luogo, con i loro nomi altisonanti (Altavilla, Sanseverino, Grimaldi etc.), a rievocare una società nobiliare dal sapore antico e i suoi alti valori cavallereschi. Ma eguale spazio viene dedicato anche alle famiglie più umili – ma dignitose («in generale, le persone mantenevano un atteggiamento dignitoso. […] Credevano in qualcosa»: p. 26) – alle quali appartengono alcuni dei protagonisti, accomunati da una parabola esistenziale di riscatto da una condizione di indigenza o di sudditanza culturale, forse proprio grazie all’allenamento all’uso della ragione cui li aveva indirizzati Guido («Ragionamento semplice e sottoporre a verifica tutto quello che si dice. Pensare con la propria testa, ma seriamente, con rigore»: p. 67), con la sua capacità di divulgazione e di semplificazione di concetti complessi, senza scadere nella banalizzazione (grande dote che, da sempre, non caratterizza</em></p>
<p><em>tutti gli accademici). Qualche frecciata contro il mondo universitario si legge, fra le righe, allorché, ad esempio, si parla di «quelli che facevano gli autisti ai professori e pubblicavano scopiazzature di tesi» (p. 72); o quando si commenta: «In realtà facevano di tutto perché il merito non fosse un criterio per la carriera universitaria» (p. 70). Ma le punzecchiature presenti nel libro sono sempre vergate da una mano leggera e in tono ironico.</em></p>
<p><em>Le digressioni filosofiche del romanzo sono state ben intrecciate col procedere della vicenda e si amalgamano fluidamente all’interno dei dialoghi fra gli amici, senza mai appesantirli. Non a caso, a mio avviso, a chiusura della prima parte del testo si cita il Nietzsche dell’assunto: «La verità è la più grande menzogna che l’umanità abbia mai inventato» (p. 83); gli stessi adepti al cenacolo, infatti, si rendono conto del fatto che non è tanto importante ricostruire effettivamente come andarono i fatti fra Guido e Rosy, perché l’accertamento della Verità, semmai fosse possibile, è meno significativo del cammino che si percorre insieme sulla strada che vi conduce. E assai interessanti, a latere, sono anche le riflessioni sulla contrapposizione fra “realtà”, «Bella parola, utile. Sottovalutata» (p. 87), e «culto della verità» (ibidem).</em></p>
<p><em>La seconda parte del romanzo, infatti, s’intitola L’immaginazione, e mette in campo una facoltà diversa da quella razionale, ma egualmente fondamentale; più esplicito è anche il riferimento alla già citata Settima lettera di Platone, cui Guido approda dopo aver studiato e dopo essersi confrontato con «tutto quello che era stato scritto nella storia della filosofia» (p. 102), e poi con «ermetismo, gnosticismo, sufismo, filosofie orientali» (p. 103).</em></p>
<p><em>La Settima lettera di Platone, straordinario testo epistolare attribuito al filosofo e scritto in prima persona, allude alla «dottrina segreta, non scritta» (ibidem), sulla quale «nessuno avrebbe trovato nulla e che faceva sì che il pensiero di Platone, quello profondo, non fosse conoscibile leggendo le sue opere» (p. 106), perché la sua “scienza” non era comunicabile: «come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima» (p. 107). Un insegnamento di vita, questo, che promuove un’affascinante concezione della conoscenza come “scintilla” e valorizza a tal fine la condivisione delle esperienze e lo scambio comunicativo; e uno spunto di riflessione preziosissimo, specie in tempi come questi, di “distanziamento fisico” e di potenziamento della didattica a distanza.</em></p>
<p><em>«Se metto per iscritto un qualunque risultato, questo sarà travisato, perché sarà visto non come una tappa di un percorso infinito, ma come una pretesa di verità. Con un doppio errore, quindi» (p. 110): ecco una formulazione semplice ed efficace della battaglia combattuta da alcuni pensatori contro qualunque sistema filosofico rigido, che abbia la pretesa di essere definitivo e il cui autore non sia disposto a sentirsi “superare” dai suoi successori. E, al riguardo, non può non venirmi in mente uno dei miei auctores, Benedetto Croce.</em></p>
<p><em>Come ha recentemente sottolineato Giancristiano Desiderio nel suo ultimo lavoro sul pensatore abruzzese di adozione napoletana, «la vera filosofia, come la vera poesia, è tutta occasionale ossia nasce dalle necessità della vita»</em><a href="https://diacritica.it/recensioni/recensione-di-francesco-saverio-vetere-le-luci-della-strada.html#post-5223-footnote-1"><strong><em>[1]</em></strong></a><em>: tale osservazione si adatta alla perfezione anche a questo libro, nato proprio intorno a un nucleo ben definito, esattamente come i romanzi di Camilleri, che s’irradiano attorno a un episodio, «per cerchi concentrici, centripeti»</em><a href="https://diacritica.it/recensioni/recensione-di-francesco-saverio-vetere-le-luci-della-strada.html#post-5223-footnote-2"><strong><em>[2]</em></strong></a><em>:</em></p>
<p><em>Aveva aperto gli occhi. Lo spiazzo era circondato dal buio e nel buio Pietro e Franz continuavano a guardarlo. Stava pensando, ragionando dentro di sé. Era sempre quella esigenza di capire, di dare un senso a tutto.<br />
E vedeva solo ciò che era illuminato. Due parti non lo erano: tutto ciò che andava oltre la portata della luce e tutto ciò che stava dentro di lui.<br />
Era sempre stato così, finché non aveva saputo che doveva cercare dove non c’era luce. Ma lì non c’era ordine, né senso. Né tempo né figura.<br />
Era stata lei a dirglielo. Allora doveva essere vero per forza (p. 131).</em></p>
<p><em>Ecco il “sugo” della storia.</em></p>
<p><em>Platone, Aristotele, Plotino, il grande Rumi affiorano fra le pagine di un romanzo “misto”, intessuto di filosofia. Ma Vetere, grande appassionato della disciplina, dimostra, con questa nuova opera narrativa, di non disconoscere il valore insostituibile della letteratura amena, se persino Guido, indiscusso genio filosofico, approda felicemente alla scrittura romanzesca per restare per sempre in contatto, attraverso il messaggero segreto e silenzioso della lettura, con il suo grande Amore.</em></p>
<p><em>La terza parte del romanzo s’intitola Il segreto: un segreto fatto di buio, di luce e di ambigui chiaroscuri. Ma, come ogni segreto che si rispetti, non può essere rivelato; e la scrittura di Vetere sa condurre felicemente in porto la narrazione, lasciando aperti svariati interrogativi e ammantando di brulicante silenzio il mistero della vita e della morte”. </em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2020/07/cop-3-30-696x392.jpg" alt="" width="300" height="169" /> tutti gli accademici). Qualche frecciata contro il mondo</em></p>
<p><em>il mondo universitario si legge, fra le righe, allorché, ad esempio, si parla di «quelli che facevano gli autisti ai professori e pubblicavano scopiazzature di tesi» (p. 72); o quando si commenta: «In realtà facevano di tutto perché il merito non fosse un criterio per la carriera universitaria» (p. 70). Ma le punzecchiature presenti nel libro sono sempre vergate da una mano leggera e in tono ironico.</em></p>
<p><em>Le digressioni filosofiche del romanzo sono state ben intrecciate col procedere della vicenda e si amalgamano fluidamente all’interno dei dialoghi fra gli amici, senza mai appesantirli. Non a caso, a mio avviso, a chiusura della prima parte del testo si cita il Nietzsche dell’assunto: «La verità è la più grande menzogna che l’umanità abbia mai inventato» (p. 83); gli stessi adepti al cenacolo, infatti, si rendono conto del fatto che non è tanto importante ricostruire effettivamente come andarono i fatti fra Guido e Rosy, perché l’accertamento della Verità, semmai fosse possibile, è meno significativo del cammino che si percorre insieme sulla strada che vi conduce. E assai interessanti, a latere, sono anche le riflessioni sulla contrapposizione fra “realtà”, «Bella parola, utile. Sottovalutata» (p. 87), e «culto della verità» (ibidem).</em></p>
<p><em>La seconda parte del romanzo, infatti, s’intitola L’immaginazione, e mette in campo una facoltà diversa da quella razionale, ma egualmente fondamentale; più esplicito è anche il riferimento alla già citata Settima lettera di Platone, cui Guido approda dopo aver studiato e dopo essersi confrontato con «tutto quello che era stato scritto nella storia della filosofia» (p. 102), e poi con «ermetismo, gnosticismo, sufismo, filosofie orientali» (p. 103).</em></p>
<p><em>La Settima lettera di Platone, straordinario testo epistolare attribuito al filosofo e scritto in prima persona, allude alla «dottrina segreta, non scritta» (ibidem), sulla quale «nessuno avrebbe trovato nulla e che faceva sì che il pensiero di Platone, quello profondo, non fosse conoscibile leggendo le sue opere» (p. 106), perché la sua “scienza” non era comunicabile: «come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima» (p. 107). Un insegnamento di vita, questo, che promuove un’affascinante concezione della conoscenza come “scintilla” e valorizza a tal fine la condivisione delle esperienze e lo scambio comunicativo; e uno spunto di riflessione preziosissimo, specie in tempi come questi, di “distanziamento fisico” e di potenziamento della didattica a distanza.</em></p>
<p><em>«Se metto per iscritto un qualunque risultato, questo sarà travisato, perché sarà visto non come una tappa di un percorso infinito, ma come una pretesa di verità. Con un doppio errore, quindi» (p. 110): ecco una formulazione semplice ed efficace della battaglia combattuta da alcuni pensatori contro qualunque sistema filosofico rigido, che abbia la pretesa di essere definitivo e il cui autore non sia disposto a sentirsi “superare” dai suoi successori. E, al riguardo, non può non venirmi in mente uno dei miei auctores, Benedetto Croce.</em></p>
<p><em>Come ha recentemente sottolineato Giancristiano Desiderio nel suo ultimo lavoro sul pensatore abruzzese di adozione napoletana, «la vera filosofia, come la vera poesia, è tutta occasionale ossia nasce dalle necessità della vita»</em><a href="https://diacritica.it/recensioni/recensione-di-francesco-saverio-vetere-le-luci-della-strada.html#post-5223-footnote-1"><strong><em>[1]</em></strong></a><em>: tale osservazione si adatta alla perfezione anche a questo libro, nato proprio intorno a un nucleo ben definito, esattamente come i romanzi di Camilleri, che s’irradiano attorno a un episodio, «per cerchi concentrici, centripeti»</em><a href="https://diacritica.it/recensioni/recensione-di-francesco-saverio-vetere-le-luci-della-strada.html#post-5223-footnote-2"><strong><em>[2]</em></strong></a><em>:</em></p>
<p><em>Aveva aperto gli occhi. Lo spiazzo era circondato dal buio e nel buio Pietro e Franz continuavano a guardarlo. Stava pensando, ragionando dentro di sé. Era sempre quella esigenza di capire, di dare un senso a tutto.<br />
E vedeva solo ciò che era illuminato. Due parti non lo erano: tutto ciò che andava oltre la portata della luce e tutto ciò che stava dentro di lui.<br />
Era sempre stato così, finché non aveva saputo che doveva cercare dove non c’era luce. Ma lì non c’era ordine, né senso. Né tempo né figura.<br />
Era stata lei a dirglielo. Allora doveva essere vero per forza (p. 131).</em></p>
<p><em>Ecco il “sugo” della storia.</em></p>
<p><em>Platone, Aristotele, Plotino, il grande Rumi affiorano fra le pagine di un romanzo “misto”, intessuto di filosofia. Ma Vetere, grande appassionato della disciplina, dimostra, con questa nuova opera narrativa, di non disconoscere il valore insostituibile della letteratura amena, se persino Guido, indiscusso genio filosofico, approda felicemente alla scrittura romanzesca per restare per sempre in contatto, attraverso il messaggero segreto e silenzioso della lettura, con il suo grande Amore.</em></p>
<p><em>La terza parte del romanzo s’intitola Il segreto: un segreto fatto di buio, di luce e di ambigui chiaroscuri. Ma, come ogni segreto che si rispetti, non può essere rivelato; e la scrittura di Vetere sa condurre felicemente in porto la narrazione, lasciando aperti svariati interrogativi e ammantando di brulicante silenzio il mistero della vita e della morte”. </em></p>
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<li><img decoding="async" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2020/07/IMG_9016-1024x683.jpg" alt="" />Da sinistra: Giuseppe Quintavalle, Pino Strabioli, Francesco Saverio Vetere&nbsp;</li>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2020/07/WhatsApp-Image-2020-07-24-at-10.51.45-1024x682.jpeg" alt="" width="527" height="351" /></p>
<p>Da sinistra: Alfredo Catalfo, Francesco Saverio Vetere, Gemma Gesualdi, Alessandro Astorino</p>
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