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		<title>GUARDAMI / 2 — Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 16:32:14 +0000</pubDate>
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<p>Dalla condanna di Rohan Rane in Francia alla confessione giudiziaria di Prasan Nepal negli Stati Uniti: due sviluppi in quarantotto ore rivelano il funzionamento delle reti criminali che trasformano la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/guardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minoriguardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minori/">GUARDAMI / 2 — Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<h1>GUARDAMI. Quando la rete diventa una prigione</h1>
<p>Dalla condanna in Francia al procedimento negli Stati Uniti: dentro le reti criminali che trasformano il bisogno di appartenenza in ricatto, violenza e controllo sui minori</p>
<article class="pip-inchiesta-guardami"><strong>Ci sono ragazzi che cercano di farsi guardare. E ci sono adulti e gruppi criminali che aspettano proprio quel momento per impossessarsi del loro sguardo, della loro fiducia, della loro libertà.</strong></p>
<p>Nella prima parte di GUARDAMI siamo partiti da San Cataldo, in Sicilia. Due bambine avevano trascorso una notte nascoste in un negozio, dopo aver osservato video online. Avevamo provato a comprendere il rapporto fra imitazione, rischio, appartenenza e riconoscimento.</p>
<p>Quella vicenda non presentava, sulla base degli elementi resi pubblici dagli investigatori, evidenze di una coercizione organizzata.</p>
<p>Oggi incontriamo una realtà completamente diversa.</p>
<p>Non più soltanto una scelta rischiosa ispirata a ciò che si vede sullo schermo. Ma persone che utilizzano gli ambienti digitali per individuare minori vulnerabili, conquistarne la fiducia, ricattarli e costringerli a comportamenti sempre più violenti e degradanti.</p>
<p>Non è corretto confondere le challenge con queste organizzazioni criminali. Sarebbe però altrettanto sbagliato non osservare un elemento che attraversa entrambe le questioni: il ruolo che lo sguardo degli altri, l’appartenenza a un gruppo e la ricerca di riconoscimento possono assumere nella vita digitale.</p>
<h2>Parigi, 9 ottobre: una condanna che riguarda il mondo intero</h2>
<p>Venerdì 9 ottobre 2026, a Parigi, Rohan Rane, cittadino indiano di 29 anni, è stato condannato a vent’anni di reclusione per gravi crimini commessi ai danni di minorenni attraverso una rete online.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito nel procedimento, Rane amministrava un gruppo denominato CVLT sulla piattaforma Discord. Attraverso minacce, coercizione e ricatti, adolescenti venivano spinte a produrre materiale sessualmente violento e a compiere atti di autolesionismo.</p>
<p>Tra le vittime individuate nel procedimento figuravano anche bambine di appena dodici anni.</p>
<p>Il processo, celebrato a porte chiuse per la tutela delle persone coinvolte, rappresenta un passaggio importante nel riconoscimento giudiziario di una criminalità che agisce attraverso comunità digitali transnazionali.</p>
<p>Ma il dato forse più inquietante non riguarda soltanto la gravità dei singoli reati.</p>
<p><strong>Riguarda la capacità di trasformare un ambiente apparentemente dedicato alla conversazione in uno strumento di dominio.</strong></p>
<p>Un luogo nel quale la relazione non serve più a incontrare qualcuno, ma a controllarlo.</p>
<h2>Stati Uniti: il caso della rete 764</h2>
<p>Il giorno precedente, l’8 ottobre, negli Stati Uniti, Prasan Nepal, ventunenne conosciuto online con lo pseudonimo di Trippy, si è dichiarato colpevole di associazione finalizzata allo sfruttamento sessuale di minori.</p>
<p>Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, Nepal ricopriva un ruolo di vertice nella rete 764, un’organizzazione descritta dalle autorità come appartenente all’estremismo violento nichilista.</p>
<p>La rete operava attraverso strumenti di comunicazione online, utilizzando manipolazione, estorsione e pressione psicologica per sfruttare minorenni e altre persone vulnerabili.</p>
<p>La dichiarazione di colpevolezza non equivale ancora a una sentenza sulla pena: il procedimento prevede la decisione del giudice il 5 marzo 2027. Nepal rischia una pena compresa fra quindici e trent’anni di reclusione.</p>
<p>Le autorità americane descrivono una struttura capace di operare oltre i confini nazionali e di coinvolgere più soggetti in condotte criminali coordinate.</p>
<p>CVLT e 764 non devono essere considerate automaticamente un’unica organizzazione. Presentano tuttavia caratteristiche operative simili, inserite in un ecosistema di comunità violente online che gli investigatori seguono da anni.</p>
<h2>Come si trasforma una relazione in una prigione</h2>
<p>Il Federal Bureau of Investigation ha descritto pubblicamente il funzionamento di questi gruppi: l’avvicinamento può avvenire attraverso social network, videogiochi e piattaforme di messaggistica. Il contatto può presentarsi inizialmente come un’amicizia, una comunità o una possibilità di appartenenza.</p>
<p>Successivamente possono comparire richieste personali, pressioni, minacce di diffusione di materiale privato e imposizioni sempre più pesanti.</p>
<p>È una dinamica di controllo progressivo.</p>
<p>La relazione diventa asimmetrica: una persona accumula informazioni, potere e strumenti di ricatto; l’altra perde progressivamente la possibilità percepita di sottrarsi.</p>
<p>Non bisogna immaginare necessariamente un adolescente ingenuo. Né attribuire automaticamente alle vittime problematiche familiari o psicologiche.</p>
<p>La manipolazione può utilizzare bisogni umani ordinari: essere accettati, sentirsi parte di qualcosa, avere qualcuno con cui parlare, custodire un segreto condiviso.</p>
<p><strong>Il problema non nasce dal bisogno di relazione. Nasce quando qualcuno trasforma quel bisogno in uno strumento di potere.</strong></p>
<h2>La dimensione internazionale: non è un fenomeno confinato</h2>
<p>Nel febbraio 2026, l’FBI di Boston ha comunicato che oltre 350 soggetti collegati a queste reti violente online erano oggetto di indagine negli Stati Uniti e che tutti i 56 uffici territoriali dell’agenzia erano coinvolti.</p>
<p>Questo numero riguarda soggetti investigati, non persone tutte condannate. Non può quindi essere utilizzato come cifra dei colpevoli o come stima complessiva dei membri delle reti.</p>
<p>Il 6 ottobre 2026, anche la polizia federale canadese ha reso noto l’arresto di un diciottenne del Saskatchewan, avvenuto il 24 settembre, nell’ambito di un’indagine su presunte attività legate alla rete 764. Le accuse devono naturalmente essere valutate nel procedimento giudiziario.</p>
<p>La convergenza degli elementi provenienti da Francia, Stati Uniti e Canada mostra una dimensione transnazionale del fenomeno.</p>
<p>Una comunità criminale online non ha bisogno di condividere un luogo fisico. Può costruire legami, imporre gerarchie ed esercitare violenza attraverso connessioni distribuite tra Paesi diversi.</p>
<h2>Discord e la responsabilità delle piattaforme</h2>
<p>Il caso francese ha riportato al centro dell’attenzione Discord, piattaforma nata soprattutto per la comunicazione fra comunità di videogiocatori e successivamente utilizzata in molti altri ambiti.</p>
<p>Discord non coincide con i gruppi criminali che vi operano. Milioni di persone la utilizzano per attività perfettamente legittime.</p>
<p>La questione riguarda la capacità delle piattaforme di individuare, prevenire e interrompere comportamenti criminali all’interno dei propri ambienti digitali.</p>
<p>Il 14 settembre 2026, l’associazione francese e-Enfance, responsabile del servizio nazionale 3018, aveva segnalato 138 casi relativi a Discord nei primi sei mesi dell’anno, contro 44 in tutto il 2025.</p>
<p>Nell’analisi dei contenuti segnalati dall’associazione, soltanto il 33% risultava rimosso. Si tratta di dati del monitoraggio di e-Enfance, non di una misurazione generale di tutti i contenuti pubblicati sulla piattaforma.</p>
<p>L’associazione ha anche evidenziato difficoltà tecniche nelle procedure di segnalazione e interventi che, in alcuni casi, hanno richiesto diversi giorni.</p>
<p>È un problema che va oltre una singola azienda.</p>
<p>Quanto deve essere difficile segnalare un abuso? Quali informazioni possiamo realisticamente chiedere a un adolescente sotto ricatto? Quanto tempo può passare prima che un ambiente pericoloso venga chiuso?</p>
<p>La sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità di una vittima di utilizzare correttamente uno strumento tecnico.</p>
<h2>La questione che riguarda gli adulti</h2>
<p>Quando raccontiamo episodi come questi, la tentazione è spesso quella di concentrare tutto sull’uso dello smartphone.</p>
<p>Vietare. Controllare. Limitare. Sorvegliare.</p>
<p>Misure di protezione possono essere necessarie, soprattutto quando esiste un rischio concreto. Ma non sostituiscono la relazione educativa, né le responsabilità delle piattaforme e delle istituzioni.</p>
<p>Un ragazzo sotto ricatto potrebbe non chiedere aiuto proprio perché teme la reazione degli adulti.</p>
<p>Può avere paura di essere punito, giudicato, umiliato, privato dei propri strumenti digitali o ritenuto responsabile di quanto gli sta accadendo.</p>
<p>Per questo la prima risposta di un adulto dovrebbe essere capace di distinguere il comportamento rischioso dalla violenza subita.</p>
<p>Una vittima non diventa responsabile del ricatto perché ha inizialmente accordato fiducia, condiviso informazioni o commesso un errore.</p>
<p>Se una persona racconta una situazione di coercizione, occorre ascoltarla senza colpevolizzarla, proteggerla, conservare gli elementi utili alle indagini senza diffondere materiale illecito o intimo, e rivolgersi tempestivamente alle autorità competenti.</p>
<p>In Italia, in presenza di reati online, è possibile rivolgersi alla Polizia Postale attraverso i canali ufficiali della Polizia di Stato. Se esiste un pericolo immediato, il <strong>numero unico di emergenza è il 112</strong>.</p>
<h2>Dal bisogno di essere visti al diritto di essere protetti</h2>
<p>GUARDAMI è iniziata con una domanda: che cosa cercano bambini e adolescenti quando desiderano diventare protagonisti davanti a un pubblico digitale?</p>
<p>Questa seconda parte mostra il lato più oscuro della risposta.</p>
<p>Esistono organizzazioni capaci di riconoscere quella ricerca di appartenenza e di usarla per instaurare rapporti di dominio.</p>
<p>Ma sarebbe un errore trasformare ogni relazione digitale in un sospetto, ogni comunità online in una minaccia o ogni desiderio di visibilità in un sintomo di fragilità.</p>
<p>La tecnologia può offrire opportunità autentiche di incontro, espressione e costruzione di comunità.</p>
<p>La differenza sta nella qualità della relazione e nelle condizioni di sicurezza che la rendono possibile.</p>
<p><strong>Una relazione sana non chiede di annullare la propria libertà per continuare ad appartenere.</strong></p>
<p>Non impone il silenzio attraverso la paura. Non misura la fiducia sulla disponibilità a subire violenza. Non pretende che un segreto sia più importante della dignità di una persona.</p>
<p>Ecco allora la domanda che questa inchiesta lascia agli adulti, alle piattaforme e alle istituzioni.</p>
<p>Non soltanto: sappiamo che cosa guardano i nostri figli?</p>
<p>Ma soprattutto: <strong>quando qualcuno prova a sottrarre loro la libertà, siamo ancora persone alle quali sentono di poterlo raccontare?</strong></p>
<aside>GUARDAMI | Le puntate dell’inchiesta</p>
<p><strong>Parte 1 — 26 settembre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a></p>
<p><strong>Parte 2 — 10 ottobre 2026</strong><br />
Quando la rete diventa una prigione</p>
<p><strong>Parte 3 — 17 ottobre 2026</strong><br />
Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia.</p>
</aside>
<section>
<h2>Nota editoriale</h2>
<p><em>Ci sono notizie che, mentre le scrivi, ti costringono a interrogarti anche sul modo in cui scegli di raccontarle.</em></p>
<p><em>Questa è una di quelle.</em></p>
<p><em>Di fronte alla violenza esercitata contro i minori attraverso la rete, sarebbe facile cercare parole capaci di provocare indignazione, accumulare dettagli e costruire un racconto che lasci il lettore senza fiato.</em></p>
<p><em>Ma il compito del giornalismo non è trasformare il dolore in spettacolo. È renderlo comprensibile, documentarlo e individuare le responsabilità.</em></p>
<p><em>Per questo abbiamo scelto di non descrivere le violenze nei particolari e di non riprodurre i meccanismi operativi dei ricatti. La gravità di ciò che è accaduto emerge già con sufficiente chiarezza dai documenti giudiziari.</em></p>
<p><em>C’è però una riflessione che considero indispensabile.</em></p>
<p><em>Continuiamo a parlare molto dei pericoli della rete e forse ancora troppo poco della qualità delle relazioni che costruiamo, dentro e fuori dagli schermi.</em></p>
<p><em>Un adolescente dovrebbe sapere che nessun errore, nessuna fotografia condivisa, nessuna fiducia mal riposta gli fa perdere il diritto a essere ascoltato e protetto.</em></p>
<p><em>E un adulto dovrebbe sapere che educare non significa soltanto stabilire regole, ma rendere possibile il ritorno alla relazione anche quando qualcosa è andato storto.</em></p>
<p><em>Il problema non è scegliere fra tecnologia e umanità. È impedire che la tecnologia diventi un luogo nel quale l’umanità possa essere sottratta senza che nessuno se ne accorga.</em></p>
<p><em>La domanda, alla fine, è anche per noi: siamo disposti a guardare davvero i ragazzi, prima di chiedere loro di smettere di guardare uno schermo?</em></p>
<p>Francesco Mazzarella<br />
Giornalista · Comunicatore relazionale</p>
</section>
<section>
<h2>Fonti e documentazione</h2>
<p>Le fonti sono consultabili direttamente. I dati e gli sviluppi giudiziari sono aggiornati al 10 ottobre 2026.</p>
<ol>
<li><strong>Le Monde — 9 ottobre 2026.</strong><br />
Condanna di Rohan Rane a vent’anni di reclusione per le violenze commesse contro minorenni attraverso CVLT.<br />
<a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2026/10/09/rohan-rane-un-etudiant-nihiliste-violent-condamne-a-20-ans-de-reclusion-criminelle-pour-avoir-impose-des-tortures-sexuelles-a-des-mineures-sur-internet_6790630_3224.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta l’articolo</a></li>
<li><strong>U.S. Department of Justice — 8 ottobre 2026.</strong><br />
Dichiarazione di colpevolezza di Prasan Nepal nella vicenda della rete 764.<br />
<a href="https://www.justice.gov/usao-dc/pr/leader-global-violent-extremist-network-764-pleads-guilty-conspiracy-sexually-exploit" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comunicato ufficiale</a></li>
<li><strong>FBI Boston — 19 febbraio 2026.</strong><br />
Allerta sulle reti online estremiste e sulle indagini in corso negli Stati Uniti.<br />
<a href="https://www.fbi.gov/contact-us/field-offices/boston/news/fbi-boston-warns-of-nihilistic-violent-extremists-targeting-children-and-vulnerable-victims-online" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta l’allerta FBI</a></li>
<li><strong>FBI — 6 marzo 2025.</strong><br />
Allerta sulle reti violente online e sui meccanismi di coercizione e sfruttamento delle vittime.<br />
<a href="https://www.fbi.gov/investigate/cyber/alerts/2025/violent-online-networks-target-vulnerable-and-underage-populations-across-the-united-states-and-around-the-globe" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Documento ufficiale</a></li>
<li><strong>Association e-Enfance / 3018 — 14 settembre 2026.</strong><br />
Dati sui 138 casi segnalati relativi a Discord e sulle criticità della moderazione.<br />
<a href="https://e-enfance.org/discord-le-3018-alerte-sur-une-explosion-des-violences-visant-les-mineurs/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto dell’associazione</a></li>
<li><strong>Association e-Enfance / 3018 — 8 ottobre 2026.</strong><br />
Analisi delle dinamiche di sextorsion, manipolazione ed estremismo cybercriminale.<br />
<a href="https://e-enfance.org/mouvance-extremiste-sextorsion-discord-ce-que-les-signalements-du-3018-revelent-des-violences-sur-mineurs/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondimento ufficiale</a></li>
<li><strong>Royal Canadian Mounted Police — 6 ottobre 2026.</strong><br />
Comunicato relativo all’arresto di un sospettato in un’indagine collegata alla rete 764.<br />
<a href="https://rcmp.ca/en/news/2026/10/4357580" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comunicato della polizia canadese</a></li>
</ol>
</section>
<footer><strong>Nota metodologica.</strong> Questa inchiesta distingue i fatti accertati da quelli oggetto di procedimento, le condanne dalle dichiarazioni di colpevolezza e le accuse ancora da giudicare. I gruppi citati non rappresentano la generalità delle comunità digitali. I meccanismi relazionali descritti sono una lettura interpretativa, non una diagnosi delle singole vittime. Per tutelare i minori, non vengono pubblicati contenuti traumatici né indicazioni operative sulle pratiche criminali.</p>
</footer>
</article>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/guardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minoriguardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minori/">GUARDAMI / 2 — Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 11:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>INCHIESTA GUARDAMI  prima parte 1/3  Due bambine scompaiono per una notte dopo aver visto video online. Da San Cataldo parte un’inchiesta sulle challenge: rischi reali, influenza dei pari, falsi allarmi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/INCHIESTA-GUARDAMI-2-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><h2><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #993366;">INCHIESTA GUARDAMI </span> <span style="color: #993366;">prima parte 1/3 </span></span></h2>
<h1><em>Due bambine scompaiono per una notte dopo aver visto video online. Da San Cataldo parte un’inchiesta sulle challenge: rischi reali, influenza dei pari, falsi allarmi e bisogno di riconoscimento nell’adolescenza connessa</em></h1>
<p class="pip-lead">Due bambine di 12 e 8 anni. Un negozio. Una notte intera trascorsa nascoste mentre fuori famiglia, comunità e forze dell’ordine le cercano.</p>
<p>È accaduto a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riferito dalla Procura, le due sorelle non sarebbero state sequestrate: sarebbero entrate consapevolmente nell’esercizio commerciale approfittando della chiusura, con l’intenzione di trascorrervi la notte.</p>
<p>Dietro quella decisione ci sarebbe stata l’emulazione di contenuti osservati online.</p>
<p>L’analisi dei dispositivi, secondo quanto riferito dagli inquirenti, avrebbe riscontrato la visione reiterata da parte di una delle bambine di video dello stesso genere, alcuni capaci di raggiungere milioni di visualizzazioni. La Procura ha quindi chiesto l’archiviazione dell’indagine aperta per sequestro di persona, escludendo il coinvolgimento di terzi.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Il fatto verificato</span></p>
<p>La ricostruzione resa pubblica dagli inquirenti indica una condotta autonoma delle due minori e collega la decisione all’emulazione di contenuti online. La richiesta di archiviazione riguarda l’ipotesi di sequestro di persona. In questa inchiesta non vengono riportati i nomi delle minori perché non necessari alla comprensione della vicenda.</p>
</div>
<p>Potremmo fermarci qui.</p>
<p>Due bambine hanno visto qualcosa online e hanno provato a imitarlo. Un’altra “challenge”.</p>
<p>Ma forse è proprio questa parola a impedirci di vedere ciò che sta accadendo.</p>
<h2>La sfida esisteva molto prima dei social</h2>
<p>Bambini e adolescenti si sono sempre sfidati.</p>
<p>Dimostrare coraggio. Infrangere una regola. Entrare dove non si potrebbe. Resistere più degli altri. Fare qualcosa che gli adulti non avrebbero approvato.</p>
<p>Non sono stati TikTok, YouTube o Instagram a inventare l’emulazione.</p>
<p>La rete ha però modificato radicalmente la dimensione del pubblico, la velocità della diffusione e la possibilità di misurare il riconoscimento ottenuto.</p>
<p>La prova non avviene più necessariamente davanti a cinque amici. Può avvenire davanti a migliaia o milioni di sconosciuti.</p>
<p>E l’approvazione possiede numeri visibili: visualizzazioni, like, commenti, condivisioni, follower.</p>
<p>Il gruppo dei pari non coincide più soltanto con la classe, il quartiere o la squadra sportiva. Può diventare una comunità invisibile distribuita in tutto il mondo.</p>
<h2>Quando il gruppo ci spinge</h2>
<p>La psicologia dello sviluppo studia da tempo l’influenza dei pari sulle decisioni degli adolescenti.</p>
<p>Una ricerca sperimentale pubblicata nel 2026, condotta su 457 adolescenti olandesi tra 11 e 18 anni, ha rilevato l’influenza sia degli amici sia dei coetanei popolari sulle decisioni rischiose; nel contesto sperimentale analizzato, le scelte rischiose dei pari tendevano a essere seguite maggiormente rispetto a quelle prudenti.</p>
<p>Questo non significa che un adolescente imiti automaticamente ciò che vede. E soprattutto non autorizza a trasformare un singolo studio in una spiegazione universale.</p>
<p>Ci dice però qualcosa di importante: <strong>il comportamento degli altri conta.</strong></p>
<p>Online, però, quel gruppo può diventare enorme.</p>
<h2>Le challenge possono fare male davvero</h2>
<p>Non tutto è allarmismo.</p>
<p>Una revisione sistematica della letteratura scientifica pubblicata nel 2025 ha esaminato gli studi sulle social media challenge e sui rischi per la salute.</p>
<p>Gli autori hanno individuato 1.651 lavori e ne hanno inclusi 54 nella revisione. Nell’89% degli articoli selezionati venivano riportate lesioni associate alle challenge studiate, comprese ustioni, avvelenamenti, danni polmonari e strangolamento. Nei lavori riguardanti casi specifici sono documentati anche danni permanenti e decessi.</p>
<p>La stessa revisione sottolinea tuttavia che la letteratura scientifica disponibile resta limitata.</p>
<p>Sarebbe quindi scorretto concludere che <strong>le challenge in generale siano pericolose</strong>.</p>
<p>Alcune lo sono. Molte altre no.</p>
<h2>Quando invece la challenge la costruiamo noi</h2>
<p>Esiste poi il problema opposto.</p>
<p>A volte il racconto mediatico può contribuire a trasformare un fenomeno scarsamente verificato in una gigantesca minaccia percepita.</p>
<p>La cosiddetta <strong>Blue Whale Challenge</strong> ne costituisce uno dei casi più studiati.</p>
<p>Una ricerca pubblicata nel 2026 su <em>Sociology Lens</em> ha ricostruito il fenomeno attraverso la categoria sociologica del <em>moral panic</em>, evidenziando la relazione tra affermazioni difficili da verificare, copertura sensazionalistica e diffusione internazionale della paura.</p>
<p>Questo impone una responsabilità anche a noi giornalisti.</p>
<p>Raccontare dettagliatamente una challenge significa renderla visibile. Ripeterne continuamente il nome può renderla ricercabile. Descrivere come viene eseguita può trasformare involontariamente una denuncia in un tutorial.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Una scelta editoriale</span>L’autore ha scelto di non fornire istruzioni operative, parole chiave superflue o descrizioni dettagliate delle modalità di esecuzione delle challenge pericolose. Informare non deve significare facilitarne involontariamente l’imitazione.</p>
</div>
<h2>Ma allora perché lo fanno?</h2>
<p>È probabilmente la domanda che un adulto si pone osservando un ragazzo compiere qualcosa di apparentemente assurdo.</p>
<p>Non esiste una risposta unica.</p>
<p>Divertimento. Curiosità. Noia. Trasgressione. Competizione. Imitazione. Ricerca di popolarità. Appartenenza.</p>
<p>Non possiamo osservare un comportamento e dedurne automaticamente una fragilità psicologica o familiare.</p>
<p>Possiamo però osservare l’ambiente nel quale quel comportamento avviene.</p>
<p>Ed è un ambiente nel quale il riconoscimento è diventato continuamente visibile e quantificabile.</p>
<p>Io guardo qualcuno. Qualcuno guarda me. E una piattaforma conta quante persone lo stanno facendo.</p>
<h2>Guardami</h2>
<p>Torniamo allora per un momento dentro quel negozio siciliano.</p>
<p>Non sappiamo che cosa pensassero quelle due bambine. E non sarebbe corretto attribuire loro motivazioni che non hanno espresso.</p>
<p>Possiamo però rivolgere la domanda a noi stessi.</p>
<div class="pip-question">Che cosa vede un bambino quando osserva qualcuno compiere qualcosa di straordinario davanti a milioni di persone?</div>
<p>Una bravata? Un gioco? Un rischio?</p>
<p>Oppure vede qualcuno che, almeno per qualche minuto, è diventato protagonista?</p>
<p>È da questa domanda che nasce <strong>GUARDAMI</strong>.</p>
<p>Non come diagnosi sui ragazzi.</p>
<p>Come interrogativo rivolto agli adulti.</p>
<p>Perché c’è qualcosa di nuovo rispetto alle sfide della nostra adolescenza.</p>
<p>Dopo il primo video, qualcuno — o più precisamente un sistema di raccomandazione — contribuisce a determinare quale sarà il secondo.</p>
<p>Ed è qui che dobbiamo incontrare un altro protagonista della storia: <strong>l’algoritmo</strong>.</p>
<pre class="pip-next"><span class="pip-next-label">Inchiesta GUARDAMI · 
Sabato 3 ottobre 2/3 </span><strong>CHI STA SFIDANDO CHI? 
</strong>Quando la challenge incontra l’algoritmo:feed personalizzati, raccomandazioni, attenzione e 
responsabilità delle piattaforme</pre>
<div></div>
<div class="pip-editorial-note"><strong>Nota editoriale</strong>L’inchiesta <em>GUARDAMI</em> non stabilisce un rapporto causale automatico tra social network, challenge e comportamenti individuali. I risultati delle ricerche citate vengono riportati rispettandone popolazione studiata, metodo e limiti. Le associazioni statistiche non vengono presentate come prove di causalità. Il concetto di “GUARDAMI” costituisce una chiave interpretativa giornalistica sul rapporto tra riconoscimento, appartenenza e ambiente digitale e non una diagnosi psicologica delle persone coinvolte. L’autore ha inoltre scelto di limitare gli elementi identificativi riguardanti i minori e di non descrivere operativamente le challenge pericolose.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>Fonti e documentazione</h3>
<ul>
<li><strong>ANSA — 22 settembre 2026.</strong> Ricostruzione delle indagini sul caso delle due sorelle di San Cataldo e dichiarazioni della Procura.<br />
<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/22/le-sorelline-scomparse-la-procura-hanno-emulato-una-challenge-vista-su-youtube-tutta_eeb56fde-bb6a-4a02-a89d-1c70e90dcf70.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la fonte</a></li>
<li><strong>Journal of Youth and Adolescence — 2026.</strong> Studio sperimentale sull’influenza di amici e coetanei popolari nelle decisioni rischiose degli adolescenti.<br />
<a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10964-026-02349-2" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta lo studio</a></li>
<li><strong>Injury Epidemiology — 2025.</strong> Revisione sistematica della letteratura sulle social media challenge e sui rischi per la salute.<br />
<a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s40621-025-00647-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta la revisione scientifica</a></li>
<li><strong>Sociology Lens — 2026.</strong> Analisi della Blue Whale Challenge attraverso il concetto di <em>moral panic</em> e del ruolo della rappresentazione mediatica.<br />
<a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/johs.70032" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta lo studio</a></li>
</ul>
<p>@riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">GUARDAMI. La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Giustizia, fisco, imprese, scuola: ecco cosa cambia con l&#8217;intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 18:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sole 24 ore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>OGGI PRIMA PUNTATA DELL&#8217;INCHIESTA DEL SOLE 24 ORE SULL’IA nel settore Giustizia Parte oggi, e prosegue per sei lunedì, il viaggio del Sole 24 Ore per raccontare come l&#8217;intelligenza artificiale sta trasformando&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/28/giustizia-fisco-imprese-scuola-ecco-cosa-cambia-con-lintelligenza-artificiale/">Giustizia, fisco, imprese, scuola: ecco cosa cambia con l&#8217;intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/OGGI-PRIMA-PUNTATA-DELLINCHIESTA-DEL-SOLE-24-ORE-SULLIA-nel-settore-Giustizia-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p style="font-weight: 400;">OGGI PRIMA PUNTATA DELL&#8217;INCHIESTA DEL SOLE 24 ORE SULL’IA nel settore Giustizia</p>
<p style="font-weight: 400;">Parte oggi, e prosegue per sei lunedì, il viaggio del Sole 24 Ore per raccontare come l&#8217;intelligenza artificiale sta trasformando i vari settori economici e sociali del nostro Paese.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;approfondimento di oggi è dedicato alla giustizia e racconta le applicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale negli uffici giudiziari e negli studi legali. Dall&#8217;organizzazione dei ruoli all&#8217;analisi di fascicoli, dalle ricerche giurisprudenziali alla redazione di pareri e atti, sono già numerose le applicazioni concrete dei nuovi modelli nel settore della giustizia. Soluzioni, certo, in grado di velocizzare le attività e aumentare l&#8217;efficienza. Il settore è delicato, tanto che il disegno di legge sull&#8217;intelligenza artificiale che il Parlamento sta per approvare contiene un ampio capitolo dedicato alla giustizia.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’inchiesta del Sole 24 Ore prosegue ogni lunedì del mese di agosto. La puntata del 4 agosto sarà dedicata a come l&#8217;Ia sta rivoluzionando il rapporto fra il fisco e i contribuenti. L&#8217;11 agosto il focus si sposta sul ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale nell&#8217;industria manifatturiera, dai benefici dichiarati agli impatti sull&#8217;occupazione. La puntata dedicata al real estate entrerà nel dettaglio delle soluzioni tecnologiche per efficientare la gestione di processi ed edifici, mentre l&#8217;inchiesta sul lavoro racconterà le due facce della digitalizzazione: da un lato l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale per mansioni e occupazioni già esistenti, dall&#8217;altro la creazione di nuovi profili professionali. L&#8217;ultima puntata racconterà a che punto sono le sperimentazioni dell&#8217;intelligenza artificiale nel mondo della scuola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/28/giustizia-fisco-imprese-scuola-ecco-cosa-cambia-con-lintelligenza-artificiale/">Giustizia, fisco, imprese, scuola: ecco cosa cambia con l&#8217;intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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