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	<title>letteratura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>M.U.S.A. – L’arte di creare connessioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 18:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Amy Tiffany Hemingway]]></category>
		<category><![CDATA[Anfissa Vassé]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="668" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Dolce-Vita-Anfissa-Vassé-scaled-e1792436232474.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Dal 23 al 25 ottobre 2026, la Coffee House di Palazzo Colonna a Roma accoglie la prima edizione di M.U.S.A., ideata da Michele Crocitto. Tre giornate di esposizioni, incontri e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><em>Dal 23 al 25 ottobre 2026, la Coffee House di Palazzo Colonna a Roma accoglie la prima edizione di M.U.S.A., ideata da Michele Crocitto. Tre giornate di esposizioni, incontri e presentazioni mettono in dialogo artisti, scrittori e imprese, con l’obiettivo di trasformare la creatività in relazioni e nuovi progetti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_129920" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129920" class="wp-image-129920 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-200x300.jpg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-683x1024.jpg 683w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-768x1152.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-1920x2880.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-1170x1755.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-585x878.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Anfissa-Vassé-artista-scaled.jpg 1707w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><p id="caption-attachment-129920" class="wp-caption-text">Anfissa Vassé</p></div>
<p>Dal 23 al 25 ottobre 2026, la Coffee House di Palazzo Colonna a Roma ospita la prima edizione di M.U.S.A. – Music, Urban, Style, Art.  Il progetto ideato dall’art manager <strong>Michele Crocitto,</strong> che nasce con l’obiettivo di creare nuove connessioni tra arte, cultura, imprese e comunicazione. In una location di straordinario prestigio, artisti, scrittori, imprenditori e personalità del mondo dello spettacolo saranno protagonisti di tre giornate di incontri, interviste, esposizioni artistiche e momenti esperienziali. M.U.S.A. propone un nuovo modo di vivere l’arte, trasformandola in uno strumento di dialogo, relazione e opportunità. Non una semplice mostra, ma un luogo dove le idee incontrano le persone e le connessioni diventano progetti. M.U.S.A. è, appunto, una nuova visione dell’arte e delle connessioni umane, un punto d’incontro tra persone, aspirazioni e percorsi differenti, dove la creatività diventa il linguaggio universale capace di unire mondi apparentemente lontani. Tra i momenti più attesi, venerdì 23 ottobre, la presentazione di un’opera inedita della collezione <em>Cinema dei Baci</em> di <strong>Anfissa Vassé</strong>, artista capace di trasformare il bacio in un racconto contemporaneo di emozioni, arte e cinema.</p>
<p>Grande attesa anche per <strong>Giuliano Grittini</strong>, maestro d’arte legato alla storica collaborazione con Alda Merini e a importanti esperienze artistiche con protagonisti del calibro di Chia, Paladino, Boccioni e Rotella, che presenterà per l’occasione un’opera inedita. Il percorso espositivo vedrà protagonisti <strong>Pietro Guttuso, Gianluca Ferrari, Rosella Giorgetti, Swetlana Tissen e Cinzia Colantoni</strong>. Un respiro internazionale arriverà direttamente da Londra con Amy<strong> Tiffany Hemingway</strong>, che presenterà per la prima volta a Roma la sua collezione artistica. Presente Sabrina Atttiani con “Il Cerchio”. Non soltanto arte visiva, ma anche letteratura e nuove forme di espressione. <strong>Sabrina Nasti</strong> presenterà il suo libro <em>Eyes Latte Macchiato</em>, condividendo il suo percorso nel mondo della scrittura, mentre <strong>Ilaria Toncelli</strong> sarà protagonista di un incontro dedicato al suo libro “Non ci sono paure”e alla presentazione di due nuove opere artistiche. Fondamentale, nella filosofia di M.U.S.A., il ruolo delle imprese e dei partner, chiamati a essere parte attiva di un progetto che supera il concetto tradizionale di sponsorizzazione per trasformarsi in un’autentica esperienza di relazione e comunicazione. Tra le realtà protagoniste <strong>Brontes Group di Luca Fabrizi</strong>, <strong>Magic Pack Imballaggi</strong>, <strong>Michela Flammini con Top One e Loca Marketing</strong>, e il prestigioso <strong>ristorante Angie’s di Angelica La Rosa</strong>, situato a pochi passi da Piazza di Spagna, nell’esclusiva cornice di Palazzo Mignanelli. Tra gli special guest, <strong>Nadia Bengala</strong>, che presenterà il suo <em>Amaro Bengala</em> e racconterà la sua nuova stagione artistica, confermando il dialogo tra spettacolo, creatività e imprenditoria. A completare il panorama delle eccellenze presenti, <strong>Leone Barber di Lorenzo Orecchio</strong> e <strong>Corpus, l’associazione del trainer David Fiori</strong>, espressioni di un mondo in cui immagine, benessere, identità e crescita personale incontrano la cultura. Sarà presente  il suo nuovo Concept Blu Iguana di Fabrizio Renzi e Fabio Eleuteri, una galleria d’arte innovativa dallo stile internazionale, che presenterà i seguenti artisti : ISO 74, Francesca Diana Martines, Buccolini Valentina, Federica Gabrielli, RO5 Popart. Sarà presente PM auto di Pasquale Di Paolo, leader nella vendita di macchine di lusso<strong>. Main sponsor della manifestazione sarà la Cantina Silvestroni</strong>, protagonista di un percorso che celebra la tradizione vitivinicola e il valore delle eccellenze italiane., partner d’onore la Fondazione Giovanni Scambia. M.U.S.A. non vuole semplicemente raccontare l’arte, ma creare le condizioni affinché l’arte generi incontri, gli incontri diventino relazioni e le relazioni si trasformino in nuove opportunità<strong>.</strong> Perché ogni grande progetto nasce da una visione. E ogni visione ha bisogno della propria Musa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2026 AD ANNE CARSON</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 15:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Anne Carson]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Perché un Nobel alla Carson? Io credo che si sia presa in considerazione, al di là delle dichiarazioni di segreteria dell&#8217;Accademia del Nobel, l&#8217;idea di mito e sacro. In un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/anna-Carson-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><blockquote><p>Perché un Nobel alla Carson? Io credo che si sia presa in considerazione, al di là delle dichiarazioni di segreteria dell&#8217;Accademia del Nobel, l&#8217;idea di mito e sacro. In un tempo come il nostro abbiamo bisogno di rimodulare la modernità, di tornare alla classicità antica e di creare una forma riverente che è nel sacro.</p></blockquote>
<p>Di Pierfranco Bruni</p>
<p>Conoscevo i libri. Una scrittrice dentro il mito e nel chiaro del sacro. Il Premio Nobel per la letteratura 2026 ad Anne Carson è il riconoscimento a una scrittrice che ha saputo rimettere al centro la tradizione classica dentro la sperimentazione linguistica più radicale. Il suo lavoro costituisce una chiave di lettura innovativa per la letteratura contemporanea, perché la classicità non è reperto archeologico ma dialogo costante con i modelli letterari, con la filologia e con l&#8217;invenzione poetica.</p>
<p>Nella sua classicità ci sono Saffo, Eschilo, Euripide, Sofocle, Catullo. Tragici greci e poeti latini hanno sempre accompagnato il suo percorso e hanno influenzato il suo modello letterario. Basti pensare a Eros il dolceamaro del 2021 per Utopia, saggio d&#8217;esordio fondamentale in cui esamina il desiderio amoroso partendo dai frammenti di Saffo, o ad Autobiografia del Rosso del 2020 per La nave di Teseo, dove il mito di Gerione diventa romanzo in versi. Sono libri in cui la bellezza diventa ricerca costante di una antropologia dell&#8217;umanesimo. Il mito per la Carson non è citazione colta. È fondamento.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un forte desiderio di ricerca spirituale. La sua poetica pone al centro proprio la convinzione e il significato di una definizione religiosa. La religiosità non è interpretazione della vita, è stare dentro la vita. Questa riflessione l&#8217;ha portata a scrivere testi in cui la questione spirituale diventa vera e propria metafisica dell&#8217;anima.</p>
<p>Penso al testo Decreazione del 2023 per Utopia, in cui ci sono tre figure femminili che dialogano pur appartenendo a contesti storici completamente diversi. Sono tre donne. Saffo, poesia greca e mito. La mistica medievale Marguerite Porete. La filosofa Simone Weil. Che cosa le accomuna? La ricerca del senso della letizia e del dono, partendo dal mito.</p>
<p>Saffo come espressione del mito, ma soprattutto come espressione di una criticità profonda dentro una dimensione passionale e onirica. La visione spirituale profonda della Porete e il contesto filosofico che diventa ricerca trascendentale di Simone Weil. Non c&#8217;è, in queste tre figure, una dissolvenza del linguaggio spirituale. C&#8217;è piuttosto la definizione di una scrittura che diventa dono. E in questa visione del dono insiste sempre ciò che non si perde e ciò che resta.</p>
<p>Ecco perché scrive anche un libro dal titolo apparentemente contraddittorio, Economia dell&#8217;imperduto del 2020 per Utopia, confronto serrato tra la poesia di Simonide di Ceo e quella di Paul Celan. C&#8217;è un passaggio in cui il dono diventa visione cristiana, in cui la possibilità di comunicare le proprie esperienze che diventano esigenze esistenziali vive una autenticità metafisica. L&#8217;intreccio tra poesia, prosa e senso del tragico è una chiave di lettura significativa della Carson, visibile anche in Vetro, ironia e Dio del 2023 per Crocetti, che contiene l&#8217;acclamato Il saggio di vetro, considerato uno dei vertici della sua poesia.</p>
<p>Altrettanto significativo è il suo paesaggio linguistico in Era una nuvola del 2021 per Crocetti, rilettura della Elena di Euripide. Qui il tragico si fa metafora attraverso Aristofane. La grande metafora della nuvola o delle nuvole porta con sé la cecità profonda e la necessità di raccogliere il linguaggio in un immaginario che è bellezza. La distinzione di fondo in questo modello di ricerca è tra concetto di verità e concetto di menzogna.</p>
<p>Si può notare come nella Carson ci sia profondamente una lezione in cui la riconoscenza metafisica diventa comprensione spirituale. È un vero e proprio modello letterario in cui si pone all&#8217;attenzione il mito come chiave di lettura e direi come ermeneutica della grecità, ma anche il sacro come rappresentazione del pensiero religioso. Lo stesso accade in La bellezza del marito del 2022 per La Tartaruga, un saggio romanzo in 29 tanghi dove l&#8217;amore coniugale diventa disamina poetica del tradimento, e in Come l&#8217;acqua del 2025 per Crocetti, ampia antologia che raccoglie versi e saggi.</p>
<p>Penso in ultimo alla figura di Elena. In Era una nuvola la versione di Elena di Euripide si intreccia con generi diversi. La musicalità della parola diventa musicalità del testo stesso, in cui ciò che era antico diventa marcatamente moderno.</p>
<p>Anne Carson è nata nel 1950 a Toronto. Perché un Nobel alla Carson? Io credo che si sia presa in considerazione, al di là delle dichiarazioni di segreteria dell&#8217;Accademia del Nobel, l&#8217;idea di mito e sacro. In un tempo come il nostro abbiamo bisogno di rimodulare la modernità, di tornare alla classicità antica e di creare una forma riverente che è nel sacro.</p>
<p>Possiamo sconfiggere il relativismo oggi? Domanda complessa. Io credo che una letteratura che non sia rappresentazione del reale, non sia duplicazione del reale, non sia cronaca, ma sia l&#8217;antico della classicità greca che si fa moderno e si rivolge a una missione moderna della religiosità, possa contribuire a dare un vero e proprio senso alla letteratura. Dalla Norma sbagliata del 2024 fino ad Antropologia dell&#8217;acqua del 2010 per Donzelli, il suo percorso lo dimostra. Comunque la Carson ci insegna che senza Saffo, senza Euripide, senza Catullo non si capisce il presente. E senza il sacro come dono, come economia dell&#8217;imperduto, la letteratura diventa vuoto.</p>
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		<title>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sui-versi-di-john-keats/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sui-versi-di-john-keats</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Farinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Finale di Pollina]]></category>
		<category><![CDATA[John Keats]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats Dalla Torre del Marchese alle montagne di Pollina, un viaggio tra arte, paesaggio, memoria e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</strong></p>
<p><strong><em>Dalla Torre del Marchese alle montagne di Pollina, un viaggio tra arte, paesaggio, memoria e spiritualità lungo la costa tirrenica palermitana</em></strong></p>
<p>Finale (PA), 20 sett. 2026 – Tra la Torre del Marchese, l’arte, il mare e le montagne di Pollina, un piccolo angolo della Sicilia tirrenica dove paesaggio, memoria, cultura e spiritualità si incontrano e la bellezza, come nel verso di <strong>John Keats, </strong>“<em>A thing of beauty is a joy forever”</em>diventa una sorgente permanente di gioia<br />
<strong>Un paesino</strong> di circa 3.000 abitanti in inverno, che in estate può arrivare ad accoglierne 25.000, <strong>incastonato nel verde di una piccola collina e affacciato su un mare blu </strong>che sembra perdersi nell’orizzonte infinito. <strong>È Finale, frazione di Pollina</strong>, nella provincia di <strong>Palermo</strong>, lungo la costa tirrenica, a circa 12 chilometri da <strong>Cefalù</strong>.<br />
<strong>Chi arriva da Messina</strong>, dopo un lungo percorso lungo la costa e prosegue verso Cefalù, viene accolto da un susseguirsi di giare variopinte e vasi di fiori, dominati dalla <strong>Torre del Marchese</strong>, costruita nel <strong>1597</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-115088" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-1024x637.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-1024x637.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-300x187.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-768x478.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="637" /></figure>
</div>
<p>La torre, una delle fortificazioni costiere realizzate alla fine del Cinquecento per la difesa del territorio, è diventata nel tempo uno dei simboli di Finale.</p>
<p>Intorno ad essa si è sviluppato l’abitato e oggi la sua terrazza sul mare offre una vista che, nelle giornate limpide, arriva da Cefalù fino a Capo d’Orlando e consente di scorgere anche le <strong>Isole</strong> <strong>Eolie</strong>.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-115106" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--839x1024.jpg" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--839x1024.jpg 839w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--246x300.jpg 246w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--768x937.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--1259x1536.jpg 1259w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina-.jpg 1599w" alt="" width="839" height="1024" /></figure>
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<p>Ph. <strong>Isole Eolie viste da Finale di Pollina </strong></p>
<p>La Torre del Marchese non è soltanto una testimonianza del passato. Nel corso degli anni è stata anche uno spazio per iniziative culturali, mostre e installazioni artistiche. Tra queste, nel 2015, una mostra dedicata alla vita e alle opere del poeta irlandese <strong>William Butler Yeats</strong>, premio <strong>Nobel</strong> per la Letteratura.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115082" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-.jpg 1536w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
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<p>Percorrendo via Marco Polo, ci si imbatte in una prima testimonianza dell’arte che caratterizza alcuni angoli del paese, con un <strong>murales</strong> realizzato dal pittore <strong>Igor</strong>.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115086" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--820x1024.jpg" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--820x1024.jpg 820w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--768x959.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--1230x1536.jpg 1230w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina-.jpg 1640w" alt="" width="820" height="1024" /></figure>
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<p>Nella piazzetta sottostante sono stati collocati otto dipinti su pietra lavica realizzati dal professor <strong>Giacomo Di Marco</strong>, dedicati ai paesaggi di Finale.<br />
Da una parte l’arte, dall’altra il mare.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115098" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1024x789.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1024x789.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-300x231.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-768x591.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1536x1183.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="789" data-id="115098" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115097" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--1024x757.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--1024x757.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--300x222.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--768x568.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina-.jpg 1247w" alt="" width="1024" height="757" data-id="115097" /></figure>
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<p>Le onde accarezzano le spiagge che fanno da cornice all’abitato, un luogo che conserva anche il ricordo della sua antica vocazione legata alla pesca. Lungo la stessa via, gli appassionati d’arte possono incontrare opere di artisti finalesi e stranieri che, in alcune occasioni, scelgono di esporre i propri lavori direttamente lungo le strade.<br />
La Marina di Finale permette di trascorrere ore tranquille davanti al mare, sorseggiando una bevanda o semplicemente passeggiando. Il lungomare è anche uno spazio dedicato all’attività fisica e alle passeggiate, con un’area fitness che si affaccia sul Tirreno. Il paesaggio accompagna il visitatore mentre la brezza marina attenua i rumori e restituisce una dimensione più lenta della giornata.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115099" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1024x455.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1024x455.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-300x133.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-768x341.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1536x683.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="455" data-id="115099" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115100" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1024x462.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1024x462.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-300x135.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-768x346.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1536x692.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="462" data-id="115100" /></figure>
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<p>Costa Turchina, Torre Conca e le spiagge di Finale sono alcuni dei luoghi nei quali il mare diventa parte integrante dell’esperienza del paese. La stessa documentazione turistica del Comune indica nelle spiagge, nella Torre del Marchese e nel paesaggio costiero alcuni degli elementi caratterizzanti della frazione.<br />
Ma Finale non vive soltanto d’estate. C’è una dimensione più intima che emerge soprattutto nelle prime ore del giorno, quando il mare è ancora silenzioso e le strade non sono attraversate dal movimento della stagione turistica.<br />
È<strong> in questa atmosfera che, ogni anno il 15 agosto</strong>, il parroco <strong>don Alessio Corradino</strong> celebra alle 5.30 del mattino la Messa nella chiesa dedicata a <strong>Maria Santissima della Lettera</strong>. I fedeli accompagnano la celebrazione con il canto dell’“Ave Maria” tradizionale: “Dell’aurora Tu sorgi più bella, coi Tuoi raggi a far lieta la terra… Bella Tu sei qual sole…”.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115090" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1024x577.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1024x577.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1536x865.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo-.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="577" /></figure>
<p>È un momento nel quale la dimensione religiosa si fonde con quella naturale, con il primo chiarore del giorno che incontra il mare.<br />
Risalendo dal mare, le immagini della fotografa Nina Kalinova raccontano alcuni momenti della vita finalese e pollinese, restituendo attraverso la fotografia luoghi, feste e volti della comunità. Tra questi il Teatro Pietra Rosa e la Festa di San Giuliano, patrono di Pollina, il paese che domina dall’alto il territorio e sembra guardare verso Finale e il suo mare.<br />
Pollina, infatti, con le sue montagne e le sue vallate, costituisce l’altra dimensione di questo territorio. <strong>Finale e Pollina</strong> sono due realtà profondamente legate: lo sviluppo della frazione costiera è stato anche il risultato dei <strong>cambiamenti demografici</strong> che hanno interessato il centro montano, soprattutto negli ultimi decenni.</p>
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<p>Via Libertà, arteria principale di Finale, e le altre strade del paese restituiscono al visitatore l’immagine di un centro ordinato e curato. La passeggiata permette di scoprire angoli che, lontano dalla frenesia dei luoghi maggiormente frequentati, conservano ancora una dimensione raccolta.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115096" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1024x768.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1536x1152.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="768" data-id="115096" /></figure>
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<p>Insomma, questo piccolo gioiello della costa tirrenica siciliana, incastonato tra mare e monti, offre nei suoi diversi angoli occasioni di bellezza, di incontro e anche di riflessione. Non soltanto ciò che si vede, dunque, ma anche ciò che si percepisce nel silenzio: il rapporto tra il paesaggio e chi lo attraversa, tra la memoria dei luoghi e la vita di oggi.</p>
<p><strong>La prima riga del poema Endymion di John Keats</strong>, pubblicato nel <strong>1818</strong>, “A thing of beauty is a joy forever”, <strong>si può ben adattare a Finale</strong>. La bellezza, qui, sembra davvero una sorgente capace di rinnovarsi continuamente: nel mare, nella pietra della Torre del Marchese, nelle opere degli artisti, nelle fotografie, nelle tradizioni religiose, nei sentieri che conducono verso le montagne e nello sguardo che, dalle rive del Tirreno, arriva fino alle <strong>Isole Eolie.</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115103" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1024x837.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1024x837.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--300x245.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--768x628.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1536x1256.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina-.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="837" /></figure>
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<p>Ph. <strong>Isole Eolie viste da Finale di Pollina </strong></p>
<p>Finale ha sempre qualcosa da comunicare al cuore di chi vi arriva.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115085" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1024x462.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1024x462.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-300x135.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-768x346.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1536x692.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="462" /></figure>
</div>
<p>È forse questa la sua forza più autentica: offrire, insieme al paesaggio, una pausa, un momento di serenità e la possibilità di ritrovare, anche soltanto per qualche ora, quel nutrimento dello spirito che nasce quando la bellezza non è soltanto contemplata, ma vissuta.</p>
<p>Foto  credits: Giacomo Di Marco</p>
<p>Isole Eolie viste da Finale di Pollina – <em>Ph Tania Meli da Fb Pollina per sempre nel cuore e nella mente </em></p>
<p><a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2026/09/20/finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sulle-tracce-di-john-keats/enzo.farinella@gmail.com">enzo.farinella@gmail.com</a></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sui-versi-di-john-keats/">Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo è in noi e noi siamo intreccio di etnie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:57:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1691" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-300x248.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1024x846.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-768x634.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1920x1585.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1170x966.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-585x483.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Per dare un senso ad un Mediterraneo bisogna averlo penetrato, bisogna aver frequentato i luoghi: dalle Medine ai deserti, dai Camini delle Fate alle Moschee. Essersi incontrati e scontrati con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/20/il-mediterraneo-e-in-noi-e-noi-siamo-intreccio-di-etnie1/">Il Mediterraneo è in noi e noi siamo intreccio di etnie</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1691" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-300x248.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1024x846.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-768x634.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1920x1585.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-1170x966.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-21.23.31-585x483.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><blockquote><p><em>Per dare un senso ad un Mediterraneo bisogna averlo penetrato, bisogna aver frequentato i luoghi: dalle Medine ai deserti, dai Camini delle Fate alle Moschee. Essersi incontrati e scontrati con il mondo musulmano e islamico. Aver osservato le Gerusalemme e i mari che toccano i deserti di Tunisi, aver capito che la Macedonia e il Kosovo sono in un Oriente islamico e in una ambiguità cattolica sino a toccare l’ortodossia di Cipro.</em><br />
Pierfranco Bruni</p></blockquote>
<p>Per comprendere le etnie soprattutto all’interno del Mediterraneo bisogna aver vissuto processi etnici e realtà geopolitiche all’interno del Mediterraneo. Tra storia e letteratura. Occorrono vissuti profondi per raccontare i Mediterranei. Dalla Mesopotamia ad oggi. Dalla Grecia alla’Armenia. Dalla Turchia a Tunisi. Istanbul è l’intreccio tra Bisanzio e Costantinopoli. La mia pietra d’Oriente non è soltanto un simbolo. Bisogna abitare l’anima della pietra per cercare di capire. Bisogna aver visitato quei luoghi. Bisogna aver abitato quei contesti. Bisogna aver penetrato le coscienze di un Mediterraneo che è Siria ma anche Omero, che è la Striscia di Gaza ma anche la Cappadocia, che è letteratura albanese (sì, perché l’Albania è un mondo Balcano nella storia dei processi ottomani mediterranei), che è il Regno di Napoli con Corrado Alvaro che offre le straordinarie immagini di Istanbul e Ankara, ma anche il vento del Libano, le strade di Siviglia, la roccaforte di San Paolo a Malta.<br />
Nel rapporto tra etnie e religioni è imprescindibile una struttura di pensiero che sia letteraria o antropologica. Ci vuole attenzione e conoscenza, professionalità e saperi.<br />
È da trent’anni che lavoriamo su questioni relative al rapporto tra etnie, letteratura e mediterraneo ed è da decenni che pubblichiamo testi con relativi bilanci su una tale questione e non smettiamo mai di approfondire, restare estasiati, rimanere rattristati in quelle realtà cangianti tra il gioco dei colori, la misura del tempo e la cifra dello spazio.<br />
Mi ritornano alcuni canti: “Sei rosa sei rosa bianca e garofano nella sera dell&#8217;estate con il vento sulle onde e le voci di Bisanzio che ascolto tra le vie delle spezie sono memorie antiche. Porti sul viso il verde e il rosso della trasparenza dei veli delle danzatrici che sfidano il tempo sconfitto dalle età e ti osservo specchiando i miei occhi nei tuoi. Questa sera al canto del muezzin mi avrai nell&#8217;anima e i nostri corpi saranno una stretta di isole per viverci come eterni nel finito delle lune sul mare. Ascoltami per una sera ancora. Domani sarà un volo in più nel deserto degli spazi e delle ricordanze”.<br />
Albert Camus, che ha inventata la linea meridiana, era un grande conoscitore del Mediterraneo nella coscienza dello straniero e nella caduta delle rivolte. Carl Schmitt in “Terra e mare” ha disegnato l’inizio e la fine del Mediterraneo. Il Mediterraneo è fatto di voci. Ma il Mediterraneo, si comprenda bene una volta per tutte, non è il musulmano, il cristiano, il bizantino che proviene da una geografia ben definita.<br />
Il Mediterraneo è anche il Pascoli che legge e introduce la storia del Novecento moderno in un Mediterraneo della linea magrebina. È anche Enrico Pea che dedica le sue pagine più belle all’Egitto. È il Ludovico de Varthema che ci fa compiere quel “meraviglioso” viaggio alla Mecca.<br />
Ma di quale Mediterraneo si vuole parlare? Istanbul è Mediterraneo o Adriatico? È Oriente. Ho partecipato a centinai di incontri in tutto il mondo discutendo dei Mediterranei esclusi e dei Mediterranei includenti. Ma il concetto di condivisione esula da qualsiasi interpretazione che possa avere alla base la profondità della conoscenza. L’etnia e la lingua sono un dato di fatto. Come è un dato di fatto l’intreccio tra la fuga, l’esilio e la nostalgia. Ma il canto d’amore è sottile: “Gli azzurri hanno le sfumature del blu nel vento d&#8217;Oriente e le parole sono una fuga tra il pensiero e il canto che ha voci di danze sufi&#8221;.<br />
&#8220;Non ho sguardi da custodire perché nel viaggio c&#8217;è sempre una coincidenza tra la partenza e il ritorno e il sublime è un rischio e un suono di orizzonti. Le mie labbra sfiorano il tuo seno e il tuo volto ha il velo delle trasparenze. Ti racconterò amore mio la storia di una gazzella che ha portato in volo i petali di una rosa bianca”. Il Mediterraneo siamo noi e Istanbul è l’Oriente che vive nei nostri viaggi.<br />
Il mondo Mediterraneo è un intreccio tra realtà araba, musulmana, islamica, cristiana. Ma anche in termini culturali non basta puntare lo sguardo su questi semplici elementi. Siamo nostalgici dei dervisci, ma per capire i dervisci abbiamo bisogno di aver capito Rumi e Kajjam in un intreccio tra Oriente ed Occidente.<br />
Il punto nevralgico della visione di una mondo e di una identità nelle identità del Mediterraneo è la consapevolezza di essere occidentali, non in una visione terzomondista, negli Orienti che non solo sono civiltà frontaliera, ma sono ben strutturati in un processo culturale che trova la sua sintesi contemporanea in Italia, come ho avuto modo di sottolineare in una mostra su “Donne mediterranee” presentata su Rai Uno recentemente, attraverso tre processi storici: il Regno di Napoli e l’Unità d’Italia, che nasce sotto la spinta di conquista del Mediterraneo, la guerra giolittiana la cui fase, come preannunciò Pascoli nel 1911, termina con la Grande Guerra, l’occupazione dell’Africa e dell’Albania da parte del Fascismo e l’importanza che ha avuto Italo Balbo nel mediteraneizzare l’Africa.<br />
Tutto ciò che è avvenuto dopo nasce sotto la spinta di un Occidente americano ed europeo sino alla primavera di Tunisi e alla “rivoluzione” in Libia, compresa la Guerra del Golfo, con la morte di Gheddafi.<br />
Non si può prescindere da ciò anche in letteratura. Soprattutto per una letteratura che è metafora della fuga, del viaggio, dell’esilio, della estraneità, della religiosità portata alla tragedia di questi anni.<br />
È dentro questa constatazione che si fonde vita, storia, letteratura tra poesia e racconto. La letteratura diventa un innesto di un linguaggio esistenziale che è linguaggio di lingue, di etnie, di tradizioni. Si tratta di un’antropologia vissuta sulla conoscenza e non sulla lettura soltanto.<br />
Ecco perché oramai, dopo una vita spesa viaggiando e lavorando con le culture dei Mediterranei, diffido sentir parlare di Mediterraneo e di raccontare il Mediterraneo soltanto attraverso la lettura di pagine di libri o dalle singole voci di testimoni che sono nate sulle sponde del Mediterraneo soltanto.<br />
Per dare un senso ad un Mediterraneo, che non potrà mai essere capito attraverso la versione della condivisione, bisogna averlo penetrato, bisogna aver penetrato i Mediterranei, bisogna aver frequentato i luoghi: dalle Medine ai deserti, dai Camini delle Fate alle Moschee. Essersi incontrati e scontrati con il mondo musulmano e islamico. Aver osservato le Gerusalemme e i mari che toccano i deserti di Tunisi, aver capito che la Macedonia e il Kosovo sono in un Oriente islamico e in una ambiguità cattolica sino a toccare l’ortodossia di Cipro.<br />
I Mediterranei sono una letteratura inafferrabile e quando riusciremo a trovare il legame tra queste geografie o la definitiva discordanza tra gli Oceani e l’Adriatico e il Tirreno, che sono nell’abitazione dei Mediterranei, possiamo cominciare a muovere qualche tassello del vasto mosaico anche sul piano della consapevolezza.<br />
Ci vuole conoscenza e frequentazione, capacità interpretativa e molto coraggio. Non basta una lettura tra fogli di libri per discutere di Mediterraneo. Altrimenti è più semplice dialogare di peperoncini appesi alle finestre come cantavano Fabrizio De André e Mia Martini o di danze recitate da Franco Battiato, che ha abitato il Mediterraneo tunisino. Istanbul è Oriente. I suoni e le voci sono un vento spinto dalle onde: “La notte è una danza nel gioco dei veli che ti fasciano il cerchio del passo negli Orienti di Istanbul. Hai la bellezza della luna nelle luci del mare donna che porti il vento negli occhi e i sorrisi tra le dita. Ti darò il mio cercarti per una carezza che non dimenticherò”.<br />
Istanbul non è distanza. L’Oriente è in noi! E la danza è un mistero tra la pietra dei simboli e il viaggio di Paolo.</p>
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		<title>Cioran. Tragico e destino. Abitare le macerie in utopia di viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 13:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cioran]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Pierfranco Bruni dialoga con Cioran, Eliade, Ionesco, Horia e Zambrano, intrecciando esilio, memoria e ricerca di senso. Abitare le rovine diventa così un modo per riconoscere ciò che resta della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/01/cioran-tragico-e-destino-abitare-le-macerie-in-utopia-di-viaggio/">Cioran. Tragico e destino. Abitare le macerie in utopia di viaggio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cioran-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p><em> Pierfranco Bruni dialoga con Cioran, Eliade, Ionesco, Horia e Zambrano, intrecciando esilio, memoria e ricerca di senso. Abitare le rovine diventa così un modo per riconoscere ciò che resta della bellezza e opporsi al relativismo che svuota il presente.Un viaggio filosofico tra le macerie dell’uomo contemporaneo, dove il crollo delle utopie lascia spazio alla lucidità e alla responsabilità individuale</em></p>
<p>In Cioran il senso tragico non è balcanico o adriatico. C&#8217;è il drammatico. Il tragico di Cioran è profondamente greco. Quel mondo greco del latino Ovidio che conosce l&#8217;esilio in Romania. Siamo invasi dalle macerie. Non quelle dei muri. Quelle dell’anima. Rotolano dentro, silenziose. Sono rovine che il tempo moderno chiama “relativismo”. Un relativismo senza tempo, senza misura, senza peso. Tutto vale uguale. Nulla vale davvero. E l’uomo resta scoperto.</p>
<p>Cioran abita qui. Non come maestro. Come testimone del tragico. Il tragico non è sventura. È lucidità. È lo sguardo che non si lascia consolare dalle utopie. Il tragico dell’utopia è la nostra epoca. Ha promesso approdi e ha lasciato deserti. Ho dovuto scendere nei suoi inferi. Ma non solo nei suoi. Negli inferi dei labirinti dove ho incontrato ombre che parlavano. E oltre le ombre, fantasmi. I nostri. I miei.<br />
Sono sceso in quell&#8217;esilio senza approdo. Ho parlato con Eliade, con Ionesco, con Horia, con Zambrano. Esili, una sola condizione. esistere senza finzioni. Eliade cercava il simbolo per non smarrire il centro. Horia cercava la memoria per non tradire l’origine. Ionesco ha cercato la parola nell&#8217;assurdo. Zambrano cercava la ragione poetica per non spegnere la luce interna. Nessuno chiedeva una patria. Chiedevano una lingua per dire la distanza. L’esilio non è geografia. È stato ontologico. La condizione umana è condizione di esistere. Stare nella soglia, senza riempirla di rumore.</p>
<p>In tragico di utopia (Solfanelli) ho abitato le presenze nelle assenze. Per Cioran il destino non è fatalità. È responsabilità. È la maceria che decidi di non rimuovere, perché ti dice chi sei. Senza destino siamo cronaca. Con il destino diventiamo figura. Il moderno ha rimosso il destino. Lo ha sciolto nell’indifferenza. Ha sostituito il tragico con l’opinione. Così le rovine non si abitano. Si calpestano. E l’anima si assottiglia. Si vive completamente una filosofia delle rovine. Perché mi sono posto una domanda. Che fare delle macerie? Non restaurarle. Non musealizzarle. Abitarle. Abitare le rovine significa riconoscere che la bellezza c’è stata e ha lasciato traccia. Significa accettare l’oblio come parte del rito. Significa parlare piano, come tra ombre. Qui la filosofia non costruisce sistemi. Rigenera Pensiero. Entra nel labirinto e non pretende l’uscita. Pretende la luce che cambia mentre cammini. È filosofia degli specchi: rimanda, deforma, rivela. È sciamanesimo della misura tra Oriente e Occidente, i quali si guardano nella stessa conchiglia. Si ascoltano con il rumoreggiare degli echi. Sempre oltre l’utopia e dentro il tragico.</p>
<p>L’utopia è crollata perché voleva abolire il tempo. Il tragico lo attraversa. Non promette salvezza. Offre intensità. E l’intensità, quando è vera, diventa destino. Vivere è scegliere di restare svegli tra le rovine. È dire no al relativismo che anestetizza. È dire sì a un peso che dà forma. C&#8217;è un punto che diventa un appunto. Non cerchiamo case nuove tra le macerie. Cerchiamo sguardi antichi. Sguardi che sanno dire: “sono qui”. E nel dirlo sembrano tenere in piedi il mondo. Cioran non consola. Dis-vela. E nel dis-velo l’uomo ritrova la sua misura. Ovvero né Dio né nulla. Uomo. Con il tragico sulle spalle e il destino nelle mani. Dove si andrà. Dove andremo? L&#8217;utopia è già superata? Proprio per questo a dis-misura di umano il tragico è un sabotaggio della quiete. Non sapremo mai essere quiete. Io e Cioran. Ma isola che conoscono la dissolvenza del giorno che scende verso il tramontare del tramonto stesso. Capricci di un troppo vissuto. Con il volto e l’abisso del naufrago.</p>
<p>La filosofia che non volle rinunciare alla confessione abita il tragico e il resto si fa utopia. Tragico e destino. Siamo invasi dalle macerie. Le macerie rotolano nelle nostre anime. Sono rovine. Il tempo moderno è solo relativismo moderno senza tempo. In tragico di utopia. È il mio scendere negli inferi non solo di Cioran. Ma nei labirinti che hanno incontrato le ombre. Oltre le ombre i fantasmi. Ho parlato con Eliade con Horia con Ionesco con Zambrano con Leucò&#8230; Con l&#8217;esilio senza cercare un approdo. La condizione umana è nella condizione di esistere del singolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/01/cioran-tragico-e-destino-abitare-le-macerie-in-utopia-di-viaggio/">Cioran. Tragico e destino. Abitare le macerie in utopia di viaggio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo e la filosofia. La filosofia del Mediterraneo è tempo e spazio tra civiltà e identità </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p> Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. La filosofia mediterranea è viaggio. Non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/06/il-mediterraneo-e-la-filosofia-la-filosofia-del-mediterraneo-e-tempo-spazio-tra-civilta-e-identita/">Il Mediterraneo e la filosofia. La filosofia del Mediterraneo è tempo e spazio tra civiltà e identità </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong> <em>Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. La filosofia mediterranea è viaggio. Non pellegrinaggio. Attraversamento. Il mare obbliga alla rotta, il deserto obbliga all’oasi, il mito obbliga al racconto&#8230;Letteratura e filosofia sono intreccio come vele e vento.Non più generi: andature. L’una diceva l’odore, l’altra la ragione dell’odore. Insieme dicevano il sale.</em></strong></p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>I luoghi sono immaginari e reali. I luoghi sono tempo e spazio. Sono dimensioni e visioni. Sono storia e identità. I luoghi si offrono anche in un invisibile filosofico. Penso al Mediterraneo. Anzi ai Mediterranei. Il Mediterraneo non è geografia. È grammatica nella metafisica. Lo chiami “mare fra le terre”, &#8220;mediterraneus&#8221;, e già la lingua ti tradisce. Perché questo mare non sta fra le terre: le genera. Le cuce, le separa, le racconta. Dire il Mediterraneo e la filosofia è dire due nomi per un solo destino. Dire la filosofia del Mediterraneo è scoprire che la filosofia, prima di essere sistema, fu viaggio.<br />
Il Novecento ha mosaicizzato il concetto. Non l’ha inventato: l’ha riconosciuto. Camus ad Algeri, Maria Zambrano a Roma e a L’Avana, Albert Cohen a Corfù, Predrag Matvejević con il suo &#8220;Breviario&#8221;, Fernand Braudel che lo misura in “lunga durata”. Letteratura e filosofia sono intreccio come vele e vento. Non più generi: andature. L’una diceva l’odore, l’altra la ragione dell’odore. Insieme dicevano il sale.<br />
La grecità resta pilastro. Senza il logos di Eraclito, senza il mare colore del vino di Omero, senza Talete che misura l’ombra, non c’è Europa. Atene è il primo porto. Ma il Mediterraneo non è solo Atene. È Gerusalemme che prega, Alessandria che traduce, Cordova che commenta Aristotele in arabo, Palermo araba-normanna dove l’astrolabio parla greco. È Bisanzio che crolla e rinasce a Venezia.<br />
Oltre la grecità, dunque, non significa contro. Significa dopo. Dopo Ulisse viene Enea, e dopo Enea viene Ibn Battuta. Dopo Platone viene Plotino, e dopo Plotino viene Avicenna. Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. Se la filosofia tedesca è foresta, se quella indiana è montagna, la filosofia mediterranea è viaggio. Non pellegrinaggio. Attraversamento. Il mare obbliga alla rotta, il deserto obbliga all’oasi, il mito obbliga al racconto.<br />
Il mare non è sfondo, è metodo. Talete vede l’acqua come arché perché vive di acqua. Agostino scrive a Ippona con il rumore delle onde. Paul Valéry, a Sète, detta &#8220;Il cimitero marino&#8221;: «Il mare, il mare, sempre ricominciato». Il mare non ha memoria. Ha eterno ritorno. Per questo il Mediterraneo pensa per cicli, non per linee. La storia non è progresso: è marea. Come nel Mediterraneo di Simenon.<br />
Il deserto sembra il contrario del mare, e invece è il suo specchio. Stessa immensità, stesso rischio, stesso cielo. Il deserto genera monoteismi perché toglie gli orizzonti. Elia sul Carmelo, Maometto nella caverna, i Padri in Tebaide, Charles de Foucauld nel Sahara. Il vuoto è la pagina. Dio è il nome che dai al vento. La filosofia del deserto è essenzialità. Togliere, non aggiungere. Maimonide a Fustat, Simone Weil a Marsiglia: digiuno del concetto. Pavese con la sua Leucò.<br />
I miti e gli dei non sono ornamenti. Sono grammatiche dell’attraversamento. Ulisse è il primo filosofo: sa che Itaca non è luogo, è ritorno. Edipo è l’anti-filosofo: risolve l’enigma e non risolve sé. Dioniso è la filosofia del corpo, Apollo la filosofia della forma. Ma il Mediterraneo non sceglie: li tiene insieme. Perché il mito non è favola: è struttura. E gli dei non sono morti: sono emigrati. Li ritrovi nei santi, nei patroni, nei nomi delle barche. Il Novecento ha capito che il Mediterraneo non si definisce: si mosaicizza. Ogni tessera è una pagina che segna sponda e confine.<br />
Albert Camus da  &#8220;Nozze&#8221; del  1939 a &#8220;L’estate&#8221; drl 1954: Tipasa, “nozze del mondo”. La filosofia non è sistema, è sole sulla pietra. «In mezzo all’inverno, ho scoperto in me un’invincibile estate». Il Mediterraneo è misura greca contro la dismisura tedesca. Assurdo sì, ma con luce. L’uomo mediterraneo si rivolta, ma non dispera: nuota.<br />
Maria Zambrano da &#8220;L’uomo e il divino&#8221; del  1955 a &#8220;Chiari del bosco&#8221; del  1977: esiliata, scrive che la ragione poetica nasce dove la ragione strumentale fallisce. Il Mediterraneo è “delirio e destino”. La filosofia deve tornare ad essere saper dell’anima. I suoi dèi sono le viscere. Il mare è metafora della ragione materna: accoglie, non domina.<br />
Predrag Matvejević in  &#8220;Breviario mediterraneo&#8221; del 1987: il Mediterraneo è lessico. Breve, portolano, inventario. «Il Mediterraneo non è solo geografia». È modi di dire, tipi di pane, gesti. La filosofia è catalogo, ma catalogo amoroso. Ogni voce è un porto.<br />
Cesare Pavese fa della grecità un Mediterraneo tra le onde di Calabria e i miti in dialogo con gli dei e il tragico scavato anche in Nietzsche oltre Platone. L&#8217;immortale è nell&#8217;isola ma l&#8217;isola è destino.<br />
Giuseppe Ungaretti è il suo &#8220;porto sepolto&#8221; del  1916: la guerra sul Carso, ma il mare è Alessandria d’Egitto, infanzia. “Di questa poesia mi resta quel nulla d’inesauribile segreto”. Il Mediterraneo è memoria che affiora. La parola è relitto che galleggia.<br />
Ci sono pagine che non sono libri: sono fari. Esempi necessari. Omero. Odissea, libro V: Calipso offre l’immortalità. Ulisse piange guardando il mare. Sceglie Itaca, cioè il limite. Prima lezione mediterranea: meglio una vita mortale che un’eternità senza patria. A questo tracciato si ancora Pavese nel dialogo tra Ulisse e Calipso. Agostino. Confessioni.  X, 8: «E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, i flutti del mare… e trascurano sé stessi». Il Mediterraneo è fuori, ma la traversata è dentro.  Ibn Arabi. L’interprete delle passioni. “Il mio cuore è diventato capace di ogni forma: è prato per le gazzelle, convento per i monaci, tempio per gli idoli, Kaaba per il pellegrino”. Filosofia come capienza. Il mare tiene tutte le fedi.<br />
Fernand Braudel. Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II del 1949. La  “lunga durata”. Il mare impone il tempo lento. Le idee non nascono: sedimentano. La filosofia mediterranea è geologica.<br />
Paul Valéry. Eupalinos o l’architetto del 1923. Dialogo di ombre. Costruire è scegliere il peso. Il Mediterraneo insegna l’architettura del limite: colonnato, non grattacielo.  Sono sponde. A oriente, Bisanzio e il mare nostrum che diventa ottomano. A occidente, le Colonne d’Ercole che diventano America. A sud, il deserto che detta il libro. A nord, l’Europa che dimentica il sale e si fa carbone. I confini non chiudono: segnano. E ogni segno è invito al passaggio.<br />
Il Mediterraneo non ha tesi: ha rotte. Non ha sistema: ha portolani. La sua filosofia è l’arte di perdere terra per trovare mondo. Letteratura e filosofia, qui, non si distinguono: si richiamano. Perché Omero è già Eraclito, e Sant’Agostino è già Ungaretti. Oltre la grecità, dunque.  Sì. Perché dopo il logos viene la carne, dopo il tempio viene la tenda, dopo Atene viene Cartagine, dopo Roma viene il mare aperto. Ma la grecità resta pilastro: ci ricorda la misura. Senza misura, il viaggio è naufragio. Con la misura, il naufragio è odissea.<br />
Il Novecento ha mosaicizzato perché ha capito: non esiste il Mediterraneo, esistono i mediterranei. Quello di Camus non è quello di Zambrano. Quello di Braudel non è quello di Valéry. Eppure tutti sanno che qui gli dei attraversano ancora. A volte in forma di mito, a volte in forma di migrante, a volte in forma di verso.<br />
Ci sono pagine importanti, sì. Restano a segnare sponde e confini. Ma la più importante è sempre la prossima: quella che scrivi partendo. Perché la filosofia del Mediterraneo non è contemplazione: è imbarco. Si pensa salpando. Si esiste tornando. E tra la partenza e il ritorno, c’è il mare. Il mare che ci pensa. Il mare è viaggio.  Certo. Ma è anche isola. L&#8217;isola che si porta dentro. L&#8217;isola che si abita. L&#8217;isola che ci attraversa. Da un&#8217;isola a un&#8217;altra. Omero è la filosofia di Pavese. Una grecità profonda che è dentro il Mediterraneo che diventa i Mediterranei oltre la storia. La filosofia è pensiero. In questi brevi percorsi la filosofia ha sempre una metafisica che ci manca.</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-87123" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 1080w" alt="" width="283" height="283" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/06/il-mediterraneo-e-la-filosofia-la-filosofia-del-mediterraneo-e-tempo-spazio-tra-civilta-e-identita/">Il Mediterraneo e la filosofia. La filosofia del Mediterraneo è tempo e spazio tra civiltà e identità </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La grecità di Bianca Garufi: un docu-video per riscoprire una voce dimenticata del Novecento</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/la-grecita-di-bianca-garufi-un-docu-video-per-riscoprire-una-voce-dimenticata-del-novecento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-grecita-di-bianca-garufi-un-docu-video-per-riscoprire-una-voce-dimenticata-del-novecento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 07:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[BIANCA GARUFI]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Con il fine di ridestarne la memoria, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Con il fine di ridestarne la memoria, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per la rassegna ‘Il maggio dei libri’ sostenuta dal MIC e dal Cepell.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 maggio del 2006 moriva Bianca Garufi.</p>
<p>Precisamente venti anni fa.</p>
<p>Una data tristemente dimenticata dalla stampa e da una parte della critica che in lei, evidentemente, stenta ancora a riconoscere una delle intellettuali che ha contribuito a formare la letteratura italiana del Novecento, facendosene perfino ‘ambasciatrice’ all’estero.</p>
<p>Con il fine di ridestarne la memoria, allora, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per la rassegna ‘<strong>Il maggio dei libri</strong>’ sostenuta dal <strong>MIC</strong> e dal <strong>Cepell</strong>.</p>
<p><strong>Il docu-video </strong></p>
<p><strong>La grecità di Bianca Garufi</strong></p>
<p>A vent&#8217;anni dalla sua scomparsa, questo breve docu-video restituisce voce e identità a Bianca Garufi (1918-2006), intellettuale, scrittrice e psicanalista, troppo a lungo ridotta a solo a musa ispiratrice di Cesare Pavese.</p>
<p>Nata a Roma da una famiglia aristocratica siciliana, Garufi attraversa il cuore della cultura italiana del Novecento: lavora per Einaudi dal 1944 al 1958, stringe un intenso legame intellettuale ed esistenziale con Pavese, coltiva una passione profonda per il mito, la grecità e la cultura della Magna Grecia. Per Garufi il mito classico non è un riferimento letterario tra tanti, ma una chiave di comprensione del mondo e dell&#8217;esistenza. La grecità diventa allora una chiave di accesso all&#8217;animo e di lettura del contesto socio-culturale in cui è immersa.</p>
<p>Attraverso lettere, testimonianze e interventi si esplorerà il legame con Pavese, non come un riconoscimento passivo, ma come un dialogo tra pari; il mito e la grecità come strumenti per leggere il Novecento e il meridione contemporaneo.</p>
<p>Il docu-video sarà consultabile su <strong>YouTube</strong> in modalità premiere a partire dalle ore 11:00 del 31 maggio al seguente link:</p>
<p><iframe  id="_ytid_14427"  width="1170" height="658"  data-origwidth="1170" data-origheight="658" src="https://www.youtube.com/embed/QBs9wDQeqfs?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;color=red&#038;cc_lang_pref=&#038;rel=1&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></p>
<p><strong>Un progetto di: </strong>Sulle sponde della Magna Grecia</p>
<p><strong>Sostenuto da: </strong>Ass. Centro Studi e Ricerche &#8220;Francesco Grisi&#8221;</p>
<p><strong>In occasione della rassegna:</strong> Il maggio dei Libri (Cepell &amp; MIC) nel filone &#8220;creature del nostro tempo&#8221;</p>
<p><strong>Link dell&#8217;iniziativa sul sito del Cepell:</strong></p>
<p><a href="https://www.ilmaggiodeilibri.cepell.it/edizione/gestore.php?var0=appuntamenti&amp;uniquecode=202604679">https://www.ilmaggiodeilibri.cepell.it/edizione/gestore.php?var0=appuntamenti&amp;uniquecode=202604679</a></p>
<p><strong>Ma che cos&#8217;è il Maggio dei Libri?<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-124521 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri.png" alt="" width="781" height="555" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri.png 781w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-300x213.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-768x546.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-585x416.png 585w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></strong></p>
<p>Nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile, Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto. Tutti possono contribuire organizzando iniziative che si svolgano fra il 23 aprile e il 31 maggio e registrandole nella banca dati della campagna, su questo sito.</p>
<p>Nella sua missione, Il Maggio dei Libri coinvolge in modo capillare enti locali, scuole, biblioteche, librerie, festival, editori, associazioni culturali e i più diversi soggetti pubblici e privati. In Italia ma non solo: ogni anno, infatti, la campagna varca i confini nazionali unendo nella comune passione per la lettura diverse realtà, come le scuole italiane all’estero. Grazie alla collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel corso delle edizioni si sono svolti appuntamenti in numerosi Paesi tra cui: Argentina (Buenos Aires e Morón), Belgio (Bruxelles, Liegi e il sito UNESCO Blegny-Mine), Brasile (San Paolo), Canada (Toronto), Croazia (Albona e Zara), Francia (Lione e Parigi), Germania (Berlino e Monaco di Baviera), Grecia (Atene), Perù (Lima), Romania (Bucarest), Slovenia (Koper e Pirano), Spagna (Barcellona e Sitges), Svizzera (Basilea, Lugano e Poschiavo) e Turchia (Smirne), oltre a iniziative organizzate da numerosi Istituti Italiani di Cultura, Ambasciate e Consolati all’estero di tutto il mondo.</p>
<p><strong>Sulle sponde della Magna Grecia<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124522" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-300x300.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1024x1024.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-150x150.png 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-768x768.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1920x1920.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1170x1170.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-585x585.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-640x640.png 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1.png 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></p>
<p>Il progetto mira a colmare una lacuna significativa: la quasi totale assenza nei manuali scolastici e accademici degli scrittori e delle scrittrici del sud Italia che hanno dato un contributo fondamentale alla produzione letteraria del Novecento. “Sulle sponde della Magna Grecia” è quindi una risposta concreta a questa esigenza.</p>
<p>Gli autori (Pierfranco Bruni, Micol Bruni e Marilena Cavallo) e la curatrice (Rosaria Scialpi) mirano a offrire contenuti inediti e prospettive alternative per un approccio realmente unitario alla letteratura nazionale.</p>
<p>“Sulle sponde della Magna Grecia” è allora un invito alla scoperta, un ponte tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, che promuove una rilettura dinamica e accessibile del Novecento meridionale. Preparatevi a riconsiderare ciò che pensavate di sapere sulla letteratura italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/la-grecita-di-bianca-garufi-un-docu-video-per-riscoprire-una-voce-dimenticata-del-novecento/">La grecità di Bianca Garufi: un docu-video per riscoprire una voce dimenticata del Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 20:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Pierfranco Bruni I Mediterranei sono una geo cultura nella geografia del tempo. Un tempo metafisico che lega e unisce, intreccia e consolida memorie e destini. La letteratura è una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/">La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Pierfranco Bruni</p>
<div id="attachment_123771" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123771" class="wp-image-123771 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3667-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-123771" class="wp-caption-text">Pierfranco Bruni</p></div>
<p>I Mediterranei sono una geo cultura nella geografia del tempo. Un tempo metafisico che lega e unisce, intreccia e consolida memorie e destini. La letteratura è una comparazione tra luoghi e spazio. Esempi e testimonianze tra voci e parole che si focalizzano nel cuore delle civiltà, dei popoli, delle epoche.</p>
<p>Sono i “Poemi conviviali” dell’ultimo Pascoli che diventano sintesi e percorsi di una poetica della grecità che racchiude il senso del viaggio che ha un suo incipit nella poetica di Leonida di Taranto sino al Foscolo isolano e dolente dei sonetti che recitano la bellezza e il tragico. Il canto di Leonida è canto della partenza nel viaggio onirico e geografico della Magna Grecia pre e post omerica. Un recitativo tra vita e morte che interesserà un inquietante ulissismo che riguarda proprio i poeti della Taranto di una Magna Grecia lirica. Come il caso di Raffaele Carrieri, poeta della fuga e del viaggio che recupera Leonida.</p>
<p>Vita e morte sono un indissolubile attraversamento nell’Ermetico Leonida che offre la voce agli Ermetici versi quasimodiani della sera. Il pianto della vecchia Maronide di Leonida di Taranto porta nella voce e nel verso l’ironia dell’epigramma greco. Anticipa tutto ciò che si ascolterà nella lirica latina. Il mondo latino trasferisce ambienti e costruzioni in una innovazione virgiliana.<br />
Così Leonida:<br />
“Si lamenta<br />
anche sotto terra: non per i figli<br />
o il marito lasciati senza nulla.<br />
Piange solo per il calice vuoto”.</p>
<p>Poeta esistenzialista, Leonida. Trova nelle strade il vissuto e le interpretazioni delle esistenze. A Leonida di Taranto, Salvatore Quasimodo deve il suo approccio “ermetico” nel passaggio tra la grecità e la latinità nel suo apparentarsi con i Lirici.<br />
I Lirici greci e latini in un percorso che si vive nella Antologia Palatina. Quasimodo traduce da poeti e l’impatto con il vocabolario lirico è molto più forte rispetto ad un traduttore di mestiere. Leonida, in modo particolare, rappresenta la grecità antica.<br />
Infatti il suo contesto è quello degli anni 330 o 320 a.C. fino al 260 a.C. circa. Era nato a Taranto e, dopo lunghe erranze, muore ad Alessandria d’Egitto. Il poeta dell’esilio e nell’esilio scopre il senso del viaggio. La Magna Grecia e l’Egitto. Terre orfiche attraverso le quali il viaggio diventa un pellegrinaggio per scavi di memorie. La grecità sommessa. “…la corda… mediterranea…”.</p>
<p>La virgilianità che recupera l’omerico senso del viaggio. Il pianto antico. Il vento che raccoglie le ore di Tindari. La madre nella sua “dulcissima” ora. Il padre tra le macerie della guerra e del tempo che diventa rovina di una nostalgica memoria.</p>
<p>Salvatore Quasimodo in una religiosa parola che diventa linguaggio dell’uomo nella sua contemporaneità e nella sua pietas. Una madre. Una terra. La ricerca della cristianità. Salvatore Quasimodo ha cercato di leggere la madre e la terra con la spiritualità e la testimonianza.</p>
<p>Si intreccia così il rito pagano e quello cristiano. La Magna Grecia è un intreccio. . I lirici greci. Soprattutto Leonida di Taranto. La sua è un abitare il vento e le voci greche del Mediterraneo.<br />
Quasimodo:<br />
“Il greco ritornava a essere ancora un’avventura, un destino a cui i poeti non possono sottrarsi”.<br />
A Leonida di Taranto dedica, oltre alla traduzione, un saggio di straordinaria valenza estetica. L’esilio interiore di Leonida è il suo esilio in viaggio. Un Quasimodo legato profondamente a Leonida e a D’Annunzio.</p>
<p>Leonida sembra una costante nel vissuto greco di Quasimodo. Leonida nel vento di Taranto recita:<br />
“Riposo molto lontano dalla terra d’Italia<br />
e di Taranto mia Patria<br />
e ciò m’è più amaro della morte.<br />
Tale destino hanno i nomadi<br />
a conclusione della loro inutile vita!<br />
Le Muse però mi hanno caro<br />
ed a compenso delle mie afflizioni<br />
mi offrono una dolcezza di miele.<br />
Il nome di Leonida non tramonta per esse:<br />
i loro doni lo testimoniano sino all’ultimo sol”.<br />
Di Leonida dirà:<br />
“… era un uomo libero, figlio di una città che ai tempi in cui vi abitava era ancora l’emblema di una confederazione civile nemica dei compromessi e favorevole al rispetto dei diritti dell’uomo…”.<br />
Una terra che è isola. Un’isola che è mondo arabo e greco. Cristianità e rivelazione. La stessa terra, lo stesso viaggio, lo stesso camminamento esistenziale.</p>
<p>La poesia che si fa lirismo spirituale in un canto in cui l’epigrammismo diventa nostalgico senso della terra e del mare in un tempo si attraversa:<br />
“un pellegrinaggio nel Mediterraneo” (Quasimodo).<br />
Leonida, nomade tra terre e parole, diventa per Quasimodo il porto mai sepolto e sempre veliero tra le onde. Dirà:<br />
“Come Odisseo il suo marinaio affronta la solitudine. Ma qui l’avventura non ha i contorni del poema omerico ed è … antiromantica”.<br />
Quasimodo trova in Leonida il punto di incontro con il viaggio e l’estetica come lo vivrà con D’Annunzio in un saggio del 1939:<br />
“… a D’Annunzio aggiungeremo che egli fu l’ultimo poeta nostro che abbia predato la solitudine necessaria al suo lavoro, senza cadere in servitù di alcuno. Oggi i poeti si muovono fra coltelli”.</p>
<p>Tra Leonida e D’Annunzio, Quasimodo, con La Pira, vive i naufragi e le tempeste in un viaggio migrante e da esule in una terra chiamata isola e mare attraversando i luoghi di Virgilio e di Dante. In una terra dall’alba nuova che verrà vissuta come una vita nuova (nova). Così come è stato in Leonida, esule e alla ricerca sempre della sua terra mai dimenticata.<br />
Così Leonida:<br />
“Passate senza fare rumore oltre<br />
la mia tomba, non svegliate la vespa<br />
pungente che posa nel sonno. L’ira<br />
di Ipponatte che ha osato scatenarsi<br />
contro i genitori, è ora in pace.<br />
Ma, attenti: le sue parole di fuoco<br />
possono bruciare pure dall’Ade”.</p>
<p>Un tempo immenso e un tempo metaforicamente infinito. Nel Quasimodo che rilegge Leonida si avvertono dei legami che hanno nella grecità una profonda visione omerica. L’indefinito e il ritorno sono un sigillo che scava la vita e la morte. Il suo riflettere sulla morte ha anche una visione onirica.<br />
In Leonida si ascolta:<br />
“Infinito fu il tempo, uomo, prima<br />
che tu venissi alla luce, e infinito<br />
sarà quello dell’Ade. E quale parte<br />
di vita qui ti spetta, se non quanto<br />
un punto, o, se c’è, qualcosa più piccola<br />
di un punto? Così breve la tua vita<br />
e chiusa, e poi non solo non è lieta,<br />
ma è assai più triste dell’odiosa morte.<br />
Con una simile struttura d’ossa<br />
tenti di sollevarti fra le nubi nell’aria!<br />
Tu vedi, uomo, come tutto è vano:<br />
all’estremo del filo c’è un verme<br />
sulla trama non tessuta dalla spola.<br />
Il tuo scheletro è più tetro<br />
di quello di un ragno. Ma tu<br />
che, giorno dopo giorno, cerchi<br />
in te stesso, vivi con lievi pensieri,<br />
e ricorda solo di che paglia sei fatto”.</p>
<p>La morte e la terra. Il viaggio e la grecità. La sensualità e gli echi che hanno simboli e miti. Il confronto tra Leonida e Quasimodo è un itinerario errante. Resta tale. Leonida muore lontano dalla sua terra. Quasimodo (Cfr. Video di Pierfranco Bruni “Il suono e la parola. Un errare che accomuna due poeti di epoche distante tra il tempo tracciato e il tempo vissuto tra la grecità e l’Egitto in una griglia di simboli e di archetipi che recitano la vita e la morte. Leonida è l’errante che vive costantemente nel viaggio reale e metaforico del figlio di Modica.</p>
<p>Una erranza che è completamente attraversata dalla nostalgia. La nostalgia del tempo che della in – finitudine un immaginario che ha il canto della grecità profonda. Una “terra impareggiabile” come la vita come la morte: “Non ho paura della morte, / come non ho avuto timore della vita”.<br />
Leonida di Taranto, dunque, è il riferimento di una grecità diffusa e immensa dentro un itinerario che ha una centralità nell’orfico percorso tra mito e rito che accompagna sia Ibico che tutta la Magna Grecia. I pilastri restano i modelli greci catturati dalla lirica latina catulliana, ma si immerge in tutto il contesto che sarà stilnovista e prima scuola siciliana. Elementi che portano a tutto il primo Novecenuo radicato tra Foscolo, Alfieri e Pirandello di “Mal giocondo” in una temperie dannunziana. Foscolo ha la sua Itaca Zacinto. Pirandello la sua greca araba Girgenti. Leonida la sua Taranto sulle sponde del fiume e dei mari.</p>
<p>Così nel Novecento del Carrieri pellegrino e viandante. Leonida il poeta Magno Greco nel Mediterraneo delle letterature. Un Mediterraneo che incrocia destini e profezia in una geo cultura che pone al centro il tempo e non la storia. Pone al centro il labirinto e non il caos. Un viaggio tra memoria mare e madre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/">La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Giuseppe Berto e i Racconti. La parola che scava nel buio e tra le ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:40:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Berto]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p><blockquote><p>Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi sistemi. Ha bisogno di voce. Ha bisogno di racconto. I suoi  &#8220;Racconti&#8221; sono questo. Sono scavo. Sono confessione. Sono diario che si fa letteratura. Sono letteratura che non dimentica il sangue perché non dimentica il senso della scrittura. Pierfranco Bruni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se dovessi entrare, anzi rientrare, nel mondo &#8211; labirinto letterario e umano di Giuseppe Berto,  scrittore di immenso spessore del Novecento europeo, punterei fortemente sui Racconti. Costituiscono un laboratorio non solo semantico ma esistenziale e letterario.<br />
Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi sistemi. Ha bisogno di voce. Ha bisogno di racconto. I suoi  &#8220;Racconti&#8221; sono questo. Sono scavo. Sono confessione. Sono diario che si fa letteratura. Sono letteratura che non dimentica il sangue perché non dimentica il senso della scrittura.<br />
Berto viene dalla guerra. Viene dalla prigionia. Viene dal silenzio. E quando torna, torna con la parola rotta. Torna con la parola che balbetta. Torna con la parola che cerca senso. In questo c&#8217;è la corazza di una letteratura fatta di anima. I suoi &#8220;Racconti&#8221; vivono di due caratteristiche ci dice Berto parlando proprio dei suoi racconti. Ovvero: &#8220;Due sono le caratteristiche che ho mantenuto attraverso le mie quasi incontrollate evoluzioni: la felicità del narrare e una vena di romanticismo che tenacemente s&#8217;accompagna prima alle crudezze del neorealismo e poi allo humour del psicologismo&#8221;.<br />
Già in &#8220;Guerra in camicia nera&#8221; del 1955 c&#8217;è il diario. È documento. È passaggio dal neorealismo allo psicologismo. È passaggio dal fatto al sentimento. Dal fatto al male. Il male non è più fuori. Il male è dentro. Il male è oscuro. E il buio non si vede. Il buio si vive.  Vivendolo racconta di una testimonianza profonda. Infatti importanti suoi  &#8220;Racconti&#8221; nascono lì. Nascono quando la nevrosi da angoscia lo blocca per quasi un decennio. Nascono quando la parola diventa cura. Nascono quando la scrittura diventa terapia e oltre. Non è letteratura di salotto. È letteratura di stanza. Di stanza d’albergo. Di stanza di clinica. Di stanza di provincia. La provincia di Berto è Mogliano. È Veneto. È terra che tace. Terra che nasconde. Terra che non perdona. È la Calabria immensa e dolorante. È il mare le cui onde scrosciano tra gli scogli e il tempo di Capo Vaticano.<br />
Berto non è solenne. È piuttosto amaro con l&#8217;ironiae il sorriso. Ride per non piangere. Ride per non impazzire. Il suo umorismo è umorismo di chi ha visto la guerra. È umorismo di chi ha visto il padre morire di cancro. È umorismo di chi ha visto sé stesso perdersi e ritrovarsi lungo i viaggi e l&#8217;attesa<br />
Infatti in molti &#8220;Racconti&#8221; c’è il grottesco. C’è il meccanico Febo Còrtore di &#8220;La Luna è nostra&#8221; del 1957. C’è il giornalista che è Berto stesso. C’è l’incontro impossibile. C’è l’assurdo. C’è il dialogo che non chiude. C’è la vita che non chiude. E il lettore resta lì. Resta sospeso. Resta tra riso e angoscia nell’attesa di un vento di roccia.<br />
È stile che ricorda Pavese. Pavese della collina. Pavese della solitudine. Ma Pavese è mito. Berto è nevrosi. Pavese è destino. Berto è malattia. Pavese è destino che si accetta. Berto è destino che si combatte. E il combattimento è parola. È pagina. È racconto. Pavese e Berto sono la Calabria greca che recuperano Pirandello non solo del teatro ma degli abissi di &#8220;Mal giocondo&#8221;. Pirandello della maschera e dell’umorismo. Ma Pirandello è filosofia. Berto è corpo. Berto è sudore. Berto è notte insonne. Berto è terapia.  Mentre Pavese é mito e soprattutto l&#8217;anima di Leucò.<br />
Chiaramente uno dei temi centrali  è il male oscuro. Il male che non ha nome. Il male che non ha volto. Il male che non ha causa. Il male che non si vince. Si convive. Si racconta. Si scrive.  Berto Pirandello e Pavese non descrivono il male. Lo vivono e lo trasfigurano in scrittura.<br />
Nei &#8220;Racconti&#8221; di Berto il male oscuro è amore e fallimento. È paternità.  E cerca una casa come Ulisse che cerca Itaca. Ma la casa di Berto è interiore. È la casa della mente. E la mente è in guerra. È in guerra con sé stessa. È in guerra con il mondo. Cerca un&#8217;isola e la trova proprio in Capo Vaticano.<br />
Ecco perché i &#8220;Racconti&#8221; sono moderni. Sono moderni perché parlano di nevrosi. Parlano di ansia. Parlano di angoscia. Parlano di terapia. Parlano di psicoanalisi. Berto incontra Nicola Perrotti. Incontra l’abruzzese che lo cura. Incontra la parola che ascolta. E la parola che ascolta diventa parola che salva. Non salva del tutto. Salva di quel tanto che basta per scrivere un’altra pagina. La pagina diventa la ricerca e l&#8217;attesa.<br />
Berto non é letterariamente figlio di Verga. Ma come più volte sottolineato dalla critica letteraria è figlio di Svevo e della coscienza nelle metafore di Zeno e oltre Zeno. È l’inquietudine oltre il tempo di Zeno. Perché é  molto vicino a Céline del &#8220;Viaggio al termine della notte&#8221;. Vicino a Céline del linguaggio basso, della rabbia, del nichilismo. Ma  Berto è ricerca e cerca un&#8217;uscita di sicurezza per dirla con Silone. Berto cerca la luce nel bosco.<br />
I &#8220;Racconti&#8221; di Berto sono mestiere di vivere. Mestiere di vivere nel senso pavesiano ovvero un mestiere di vivere come mestiere di morire un poco ogni giorno. Mestiere di vivere come mestiere di resistere.  Ciò è nella scrittura il grido del silenzio e della solitudine apounto cercata e trovata. Non dà soluzioni. Berto dà testimonianza. Testimonia che si può stare nel buio. Testimonia che si può parlare del buio. Testimonia che la parola salva. Non salva la vita. Salva il senso. Salva il senso di aver vissuto.  Il suo linguaggio è il coraggio del rischio. Mai il risentimento di aver vissuto o non vissuto tra il silenzio e le macerie.<br />
I &#8220;Racconti&#8221; sono brevi. Sono a volte schegge. Schegge di memoria. Schegge di guerra. Schegge di amore. Schegge di clinica. E le schegge fanno male e restano come resta la parola.<br />
La parola resta come resta il male oscuro. Resta per essere detto. Resta per essere nominato. Pur nel vento di un anonimo veneziano. I &#8220;Racconti&#8221; sono sul filo della soglia. Sono porta. Porta che si apre sul buio. E nel buio c’è voce. C’è voce che non si arrende. C’è una voce che ride che piange che scrive.  La scrittura resta. Resta come resta il male oscuro. Resta per dirci che l’uomo non è eroe. L’uomo è uomo. L’uomo cade. L’uomo si rialza. L’uomo racconta. E nel raccontare vive.  Il senso e il tempo. La notte e l&#8217;aurora. Berto è lo scrittore della coerenza nel fallimento della modernità. Cosa resta alla fine? Ciò che lo stesso Berto sottolinea: &#8220;&#8230;l’unica via d’uscita, che ha valore soltanto rispetto a se stessi, è combattere giorno dopo giorno per preservare dal maligno la propria coscienza e soltanto essa”. l’unica via d’uscita, che ha valore soltanto rispetto a se stessi, è combattere giorno dopo giorno per preservare dal maligno la propria coscienza e soltanto essa”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/15/giuseppe-berto-e-i-racconti-la-parola-che-scava-nel-buio-e-tra-le-ombre/">Giuseppe Berto e i Racconti. La parola che scava nel buio e tra le ombre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p>
<p>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230; Si può? Povera Patria mia&#8230; Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/">Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230;</em><br />
<em>Si può? Povera Patria mia&#8230;</em></p>
<p>Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di coraggio. Dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Berto Ricci&#8230; Uno dei maestri del Novecento letterario resta Cesare Pavese. Procedo in modo a-sistematico.<br />
Perché Pavese? Subito detto. Pavese non amò Primo Levi. L&#8217;intoccabile Primo Levi. Ma non amò neppure Italo Calvino. Fu ripagato da Pasolini riscoperto dalla destra istituzionale che considerò Pavese uno scrittore provinciale.</p>
<p>-Vi spiego</p>
<p>Pavese-Primo Levi tra mito, testimonianza e critica al realismo dominante. Cesare Pavese si rifiutò di pubblicare il libro di Primo Levi:  “Se questo è un uomo” all’interno della collana di narrativa, poiché lo riteneva un libro di cronaca. Una mera cronaca senza letteratura. Non lo ha mai considerato un romanzo. Soltanto dopo la morte di Pavese venne pubblicato dalla Einaudi.<br />
Discutiamo dunque di letteratura del Novecento. Nel segno non solo della rilettura di quella storia che ci è stata imposta dai testi scolastici e universitari. Testi completamente affidati a modelli ideologici. Di discussione nel corso di questi anni ne abbiamo fatte tante, ma ci sono responsabilità sia istituzionali che di metodologia applicata alla pedagogia. La vera storia della letteratura italiana del Novecento non è quella che si fa studiare nei libri di testo – scuola superiore e università. È una letteratura “gestita” politicamente.<br />
Più volte sono entrato nel merito di ciò.<br />
Certo. Ma leggete un po’ i contemporanei: da Tondelli a Sanguineti (per risalire indietro e non ridiscendere) dall’autore di “Gomorra” a tutta una letteratura in odore di non letteratura vera.<br />
Nota dolente continuare a considerare grande scrittore Primo Levi. Considerare Pasolini un grande. E gli scrittori veri?<br />
Ma scusate: cosa hanno a che fare Pasolini e Mishima? Elogio alla non conoscenza!</p>
<p>-Invece di fare un&#8217;operazione intelligente su Papini Pavese Grisi Deledda Berto&#8230; Cosa si fa? Si riscopre Pasolini&#8230; Dio mio che ignoranza<br />
Sfido a trovare pagine su Giuseppe Berto, su Marcello Gallian, su Francesco Grisi, Diego Fabbri, Antonio Barolini, Ignazio Silone&#8230;<br />
Poi, la nota dolente è quella di continuare a considerare “grande” scrittore Primo Levi. Pagine di testimonianza e nient’altro. I suoi scritti non superato la testimonianza umana ma la letteratura ha una griglia simbolica e di “pensiero” di altra natura.<br />
Già il caso Moravia è ben altra faccenda. Un narratore e non uno scrittore. Molta subordinazione agli schemi calviniani. Un Italo Calvino che diventa scrittore in “Palamar” in “Se un viaggiatore…”.<br />
E prima? Ma niente di nuovo dopo Pavese. Pavese è la centralità di un Novecento di mezzo con una straordinaria valenza poetica e letteraria, ma non certamente quel Pavese antologizzato nei testi scolastici. L’antirealista Pavese è soprattutto lo scrittore che non accettò la Resistenza né come modello politico e tanto meno come espressione letteraria. Pavese è il mito e l’alchimia nella storia ma è anche lo scrittore che condanna chiaramente il comunismo e i risvolti di una Resistenza assassina (“Dialoghi con Leucò” e la “Casa in collina” sono il manifesto dell’antiresistenza. Semplice constatare ciò. Basta leggerlo con serenità e non antologizzarlo con giustificazioni banali.</p>
<p>-Lezioni di un realismo come vera forma di arte? Errore</p>
<p>Ma se Pavese è lo scrittore di mezzo del Novecento, che sostanzialmente spacca le visioni ideologiche, Corrado Alvaro è lo scrittore delle “memorie sommerse” che fa iniziare il suo percorso letterario, proprio nei primi anni del Novecento, con “L’uomo nel labirinto”. Siamo a livelli alti e non nella mediocre cronaca di un Primo Levi o nella superbia visione stilistica di Italo Calvino, che tutto deve al Pavese della coerenza, dello stile, dell’autenticità.<br />
Alvaro e Pavese avevano dietro dimensioni robuste: da una parte una visione musiliana e kafkiana e dall’altra la lezione eliadiana e vichiana ben ancorate alla tradizione letteraria e non ideologica. Bisogna rivendicare la letteratura vera e spogliarla dalla frenesia di un gramscismo che proviene da lezioni sovietiche di un realismo come vera forma di arte. Pavese è distante da ciò, come lo è Alvaro, come lo è Berto, come lo sono i contemporanei alti: Sgorlon e Bevilacqua. Qual può essere il ragionamento applicato nel centralizzare testimoni di scrittura come Primo Levi e non dare la giusta considerazione a veri scrittori come Giuseppe Berto?<br />
Mi devono spiegare perché si focalizza l’attenzione, il più delle volte, sulle contraddizioni di Sartre defilando in un paracadute Camus. Ci vogliono ragionamenti critici e non teatralizzazioni consociative. Ma sul versante cattolico  si sono resi conto che la storia della letteratura dimentica Diego Fabbri, Mario Pomilio, Francesco Grisi, Ignazio Silone del “Celestino V”, e più avanti Saviane, Salvalaggio, Battaglia? Si ha il coraggio di leggere e proporre Giuseppe Berto (l’autore de “Il male oscuro” e di “Anonimo veneziano” oltre che della “Gloria”) senza lasciarsi condizionare dal suo libro “Guerra in camicia nera”? Non ci credo. Si ha il coraggio di proporre Pavese come egli stesso ha scritto nella pagina introduttiva a “Dialoghi con Leucò”, ovvero di non essere uno scrittore realista?</p>
<p>-Generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti)</p>
<p>Si ha il coraggio di penetrare Calvino ponendosi davanti ad una lezione di letteratura marxista anche quando cerca di introdurci nella fiaba o nelle sue interpretazioni “americane”, che non offrono alcuna originalità e innovazione dopo le lezioni critiche debenettiane? Ci vuole coraggio e capacità anche nel tentare di sfidare luoghi conformati e conformistici. Primo Levi. Non mi dice nulla. Continuo a rileggere Giuseppe Berto. Non consiglio Italo Calvino perché è solo retorica letteraria. Rileggo i maestri come Pavese e Alvaro. Si può andare oltre. Ma prima bisogna lavorare epoche sugli scrittori e sui testi degli scrittori e non su indicazioni di terza mano. Bisogna spenderci una vita per potere essere certi di un pensiero e attraversare generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti). Io non smetto di tenere tra le mie mani il Camus de “Lo straniero” e di cestinare il Sartre de “La nausea”. Convinto sempre che la confessione può diventare un genere letterario (Maria Zambrano), ma nella confessione ci deve essere il mistero dell’arte. Bisogna ritornare alla letteratura vera, alla letteratura degli scrittori e non dei testimoni come Pasolini&#8230;<br />
Pavese aveva perfettamente ragione. Il nostro tempo ha torto.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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