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	<title>letteratura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p>
<p>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230; Si può? Povera Patria mia&#8230; Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/">Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230;</em><br />
<em>Si può? Povera Patria mia&#8230;</em></p>
<p>Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di coraggio. Dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Berto Ricci&#8230; Uno dei maestri del Novecento letterario resta Cesare Pavese. Procedo in modo a-sistematico.<br />
Perché Pavese? Subito detto. Pavese non amò Primo Levi. L&#8217;intoccabile Primo Levi. Ma non amò neppure Italo Calvino. Fu ripagato da Pasolini riscoperto dalla destra istituzionale che considerò Pavese uno scrittore provinciale.</p>
<p>-Vi spiego</p>
<p>Pavese-Primo Levi tra mito, testimonianza e critica al realismo dominante. Cesare Pavese si rifiutò di pubblicare il libro di Primo Levi:  “Se questo è un uomo” all’interno della collana di narrativa, poiché lo riteneva un libro di cronaca. Una mera cronaca senza letteratura. Non lo ha mai considerato un romanzo. Soltanto dopo la morte di Pavese venne pubblicato dalla Einaudi.<br />
Discutiamo dunque di letteratura del Novecento. Nel segno non solo della rilettura di quella storia che ci è stata imposta dai testi scolastici e universitari. Testi completamente affidati a modelli ideologici. Di discussione nel corso di questi anni ne abbiamo fatte tante, ma ci sono responsabilità sia istituzionali che di metodologia applicata alla pedagogia. La vera storia della letteratura italiana del Novecento non è quella che si fa studiare nei libri di testo – scuola superiore e università. È una letteratura “gestita” politicamente.<br />
Più volte sono entrato nel merito di ciò.<br />
Certo. Ma leggete un po’ i contemporanei: da Tondelli a Sanguineti (per risalire indietro e non ridiscendere) dall’autore di “Gomorra” a tutta una letteratura in odore di non letteratura vera.<br />
Nota dolente continuare a considerare grande scrittore Primo Levi. Considerare Pasolini un grande. E gli scrittori veri?<br />
Ma scusate: cosa hanno a che fare Pasolini e Mishima? Elogio alla non conoscenza!</p>
<p>-Invece di fare un&#8217;operazione intelligente su Papini Pavese Grisi Deledda Berto&#8230; Cosa si fa? Si riscopre Pasolini&#8230; Dio mio che ignoranza<br />
Sfido a trovare pagine su Giuseppe Berto, su Marcello Gallian, su Francesco Grisi, Diego Fabbri, Antonio Barolini, Ignazio Silone&#8230;<br />
Poi, la nota dolente è quella di continuare a considerare “grande” scrittore Primo Levi. Pagine di testimonianza e nient’altro. I suoi scritti non superato la testimonianza umana ma la letteratura ha una griglia simbolica e di “pensiero” di altra natura.<br />
Già il caso Moravia è ben altra faccenda. Un narratore e non uno scrittore. Molta subordinazione agli schemi calviniani. Un Italo Calvino che diventa scrittore in “Palamar” in “Se un viaggiatore…”.<br />
E prima? Ma niente di nuovo dopo Pavese. Pavese è la centralità di un Novecento di mezzo con una straordinaria valenza poetica e letteraria, ma non certamente quel Pavese antologizzato nei testi scolastici. L’antirealista Pavese è soprattutto lo scrittore che non accettò la Resistenza né come modello politico e tanto meno come espressione letteraria. Pavese è il mito e l’alchimia nella storia ma è anche lo scrittore che condanna chiaramente il comunismo e i risvolti di una Resistenza assassina (“Dialoghi con Leucò” e la “Casa in collina” sono il manifesto dell’antiresistenza. Semplice constatare ciò. Basta leggerlo con serenità e non antologizzarlo con giustificazioni banali.</p>
<p>-Lezioni di un realismo come vera forma di arte? Errore</p>
<p>Ma se Pavese è lo scrittore di mezzo del Novecento, che sostanzialmente spacca le visioni ideologiche, Corrado Alvaro è lo scrittore delle “memorie sommerse” che fa iniziare il suo percorso letterario, proprio nei primi anni del Novecento, con “L’uomo nel labirinto”. Siamo a livelli alti e non nella mediocre cronaca di un Primo Levi o nella superbia visione stilistica di Italo Calvino, che tutto deve al Pavese della coerenza, dello stile, dell’autenticità.<br />
Alvaro e Pavese avevano dietro dimensioni robuste: da una parte una visione musiliana e kafkiana e dall’altra la lezione eliadiana e vichiana ben ancorate alla tradizione letteraria e non ideologica. Bisogna rivendicare la letteratura vera e spogliarla dalla frenesia di un gramscismo che proviene da lezioni sovietiche di un realismo come vera forma di arte. Pavese è distante da ciò, come lo è Alvaro, come lo è Berto, come lo sono i contemporanei alti: Sgorlon e Bevilacqua. Qual può essere il ragionamento applicato nel centralizzare testimoni di scrittura come Primo Levi e non dare la giusta considerazione a veri scrittori come Giuseppe Berto?<br />
Mi devono spiegare perché si focalizza l’attenzione, il più delle volte, sulle contraddizioni di Sartre defilando in un paracadute Camus. Ci vogliono ragionamenti critici e non teatralizzazioni consociative. Ma sul versante cattolico  si sono resi conto che la storia della letteratura dimentica Diego Fabbri, Mario Pomilio, Francesco Grisi, Ignazio Silone del “Celestino V”, e più avanti Saviane, Salvalaggio, Battaglia? Si ha il coraggio di leggere e proporre Giuseppe Berto (l’autore de “Il male oscuro” e di “Anonimo veneziano” oltre che della “Gloria”) senza lasciarsi condizionare dal suo libro “Guerra in camicia nera”? Non ci credo. Si ha il coraggio di proporre Pavese come egli stesso ha scritto nella pagina introduttiva a “Dialoghi con Leucò”, ovvero di non essere uno scrittore realista?</p>
<p>-Generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti)</p>
<p>Si ha il coraggio di penetrare Calvino ponendosi davanti ad una lezione di letteratura marxista anche quando cerca di introdurci nella fiaba o nelle sue interpretazioni “americane”, che non offrono alcuna originalità e innovazione dopo le lezioni critiche debenettiane? Ci vuole coraggio e capacità anche nel tentare di sfidare luoghi conformati e conformistici. Primo Levi. Non mi dice nulla. Continuo a rileggere Giuseppe Berto. Non consiglio Italo Calvino perché è solo retorica letteraria. Rileggo i maestri come Pavese e Alvaro. Si può andare oltre. Ma prima bisogna lavorare epoche sugli scrittori e sui testi degli scrittori e non su indicazioni di terza mano. Bisogna spenderci una vita per potere essere certi di un pensiero e attraversare generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti). Io non smetto di tenere tra le mie mani il Camus de “Lo straniero” e di cestinare il Sartre de “La nausea”. Convinto sempre che la confessione può diventare un genere letterario (Maria Zambrano), ma nella confessione ci deve essere il mistero dell’arte. Bisogna ritornare alla letteratura vera, alla letteratura degli scrittori e non dei testimoni come Pasolini&#8230;<br />
Pavese aveva perfettamente ragione. Il nostro tempo ha torto.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F07%2Fletteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento%2F&amp;linkname=Letteratura%20e%20ideologia%3A%20tra%20conformismo%20critico%20e%20rimozione%20degli%20scrittori%20nel%20Novecento" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F07%2Fletteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento%2F&#038;title=Letteratura%20e%20ideologia%3A%20tra%20conformismo%20critico%20e%20rimozione%20degli%20scrittori%20nel%20Novecento" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/" data-a2a-title="Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/">Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il mondo sciamanico come soglia della parola segreta che rivela il mistero della poesia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/17/il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mistero]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="822" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F.jpeg 822w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-257x300.jpeg 257w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-768x897.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-585x683.jpeg 585w" sizes="(max-width: 822px) 100vw, 822px" /></p>
<p>Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/17/il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia/">Il mondo sciamanico come soglia della parola segreta che rivela il mistero della poesia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto e l&#8217;ascolto.  Lo Sciamano non ha vanità. Il poeta invece convive con la propria vanità. Entrambi tolgono peso affinché il varco si apra e vada oltre in una visione profondamente metaforica&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi è stato chiesto più volte chi è lo Sciamano. Perché spesso mi sono riferito e mi riferisco allo sciamano come proiezione dell&#8217;anima e della Spiritualità. Mi è stato chiesto più volte se il mio passaggio poetico è un samsara. Tra lo Sciamano e il campo di Budda in un riferimento che ha del religioso il Cristo o Francesco come &#8220;alter Cristo&#8221;.<br />
Domande che restano dentro il mio viaggio tra seduzione e estetica. Certo non credo alla storia come non credo al razionale. Sono dentro il metafisico e il mistero. Un percorso onirico oltre la soglia del reale.<br />
Va chiarita immediatamente una voce. Lo Sciamano è colui che attraversa. Non chi possiede risposte. Il mondo sciamanico appare nella lettura come stratigrafia. Ovvero sotto la crosta del logos occidentale corre la vena del sogno. Sotto la grammatica sta il respiro. Sotto la città sta la grotta.<br />
La letteratura e lo sciamanesimo condividono la metafora del viaggio. Lo sciamano lavora con l’oggetto povero. Come il bastone il tamburo il filo di lana. Il poeta si serve a volte di un sostantivo scarno. Entrambi tolgono peso affinché il varco si apra e vada oltre in una visione profondamente metaforica<br />
Il tempio non è mai un edificio. È sostanzialmente una manutenzione della soglia. Nei testi che incrociano Tommaso D&#8217;Aquino, penso ai suoi studi sull&#8217;alchimia, e la fascia orfico-pagana, lo sciamanesimo diventa armonia dell’onirico. La coscienza ordinaria cede. Il linguaggio quotidiano lascia spazio a glossolalie, iterazioni, sillabe bruciate. Non c&#8217;è fuga. Ma cura.<br />
Gurdjieff è un riferimento. La strada è complessa e tocca Eliade e Castaneda oltre che Guenon e il mondo dei nativi d&#8217;America e la cultura indù. Qui però Gibran riassume tutto il mondo islamico e persiano. Sul piano cristiano San Paolo resta un riferimento forte. C&#8217;è sempre comunque l&#8217;individuale che diventa soggettivo.<br />
Lo sciamano definisce la ferita dell&#8217;anima-tempo come malattia. La conduce fuori dal villaggio sotto forma di canto. La poesia fa un identico gesto. Prende il frammento domestico (esempio: bicicletta appoggiata al muro, coppo rotto) e lo espone perché il lettore completi la cura. La cura è uscire dalla storia completamente.<br />
Qual è il risultato?<br />
Il risultato è ascesi della forma. Analoga alla perfetta letizia. Gioia che nasce dalla sottrazione. Il tamburo chiama non dio ma attenzione. Il verso chiama non verità ma ascolto. La poesia non è verità. Il mondo sciamanico non è esotismo. Bensì specchio.<br />
Lo sciamano sa che la guarigione comincia quando si accoglie il bianco tra i versi. La pausa che lo sciamano chiama notte è l&#8217;isola che è allegoria della solitudine. Ovvero l&#8217;isola dalla quale osservare il buio perfetto.<br />
Forse è la definizione che vale per entrambi. Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto e l&#8217;ascolto. Lo Sciamano non ha vanità. Il poeta invece convive con la propria vanità.<br />
Non si diventa poeta. Non si diventa sciamani. C&#8217;è sempre una alchimia profonda che lacera il deserto dei loro cammini. Dietro c&#8217;è sempre un Dio sconosciuto. Bisogna seguirlo nel segreto e nel mistero. Non chiedere mai di rivelarsi. Il maestro che sia sciamano o poeta (o meglio sciamano e poeta) deve viversi in quell&#8217;attimo di &#8220;magaria&#8221; e prima di ascoltare deve ascoltarsi.</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-87123" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 1080w" alt="" width="283" height="283" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>La  letteratura è finita. Resta la dialettica che si fa polemica. Siamo in un tempo senza estetica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/11/la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto e l&#8217;evocazione. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/11/la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica/">La  letteratura è finita. Resta la dialettica che si fa polemica. Siamo in un tempo senza estetica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto e l&#8217;evocazione. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore, ma il razionale decifratore di immagini, di cronache, di strutture…</p></blockquote>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>In un tempo &#8220;volgare&#8221; che ha smarrito l&#8217;eleganza della scrittura e la parola come segno di stile e estetica della bellezza la letteratura vera può avere ancora un senso?<br />
La letteratura è morta. La scrittura della letteratura è morta. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore, ma il razionale decifratore di immagini, di cronache, di strutture. Oggi la letteratura alla Bevilacqua, alla Sgorlon, alla Berto, alla Morselli, alla Salvalaggio, alla Saviane, alla Grisi… (per restare alla generazione ultima degli scrittori veri) è morta. Sono rimasti pochi, ma molto pochi, scrittori che solcano questa via… ma non amano il clamore… Restano a vivere il mistero della parola… La letteratura premiata non è letteratura… La letteratura vive tra le maglie dell&#8217;estetica del disincanto.<br />
In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto, appunto, e l&#8217;evocazione. Non sono categorie espressive ma costituiscono due sentieri dell&#8217;anima. Ovvero sono i luoghi dell&#8217;essere e della recitazione interiore. La crisi dello scrittore non è soltanto crisi di scrittura. E&#8217; molto più profonda e tocca dimensioni della coscienza che rappresentano i veri intervalli tra la parola e l&#8217;immagine.</p>
<p>Se oggi si parla spesso che la letteratura ha perso il suo senso, in termini puramente letterari, è anche vero che lo scrittore è diventato altro rispetto alla sua funzione. Uno scrittore pensante o un poeta pensante. Non è su questi aspetti che si possa confrontare l’essere dello scrittore e la parola. Lo scrittore se non resta un alchimista e se non viaggia tra le ragnatele di una magia onirica assume una sua vestale di &#8220;operatore&#8221; del realismo.</p>
<p>Lo scrittore è altro da sé. Non l&#8217;investigatore. Ma il magico intagliatore di anime. Il grido del silenzio. Il silenzio che si fa meraviglia. E&#8217; Kierkegaard: &#8220;…Semplicemente persi nell&#8217;intervallo fra il grido della nascita e la ripetizione di questo grido…&#8221;. Solo un poeta poteva decifrare i codici dell&#8217;esistenza che segnano la nascita e la morte. Ma i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza della memoria. E viaggiano nel tempo. Un tempo come se fosse mare. Come se fosse vento. Come se fosse terra. E non hanno maschere perché recitano sempre se stessi. Si portano dentro un atlante. La geografia dell&#8217;anima. Ogni luogo è un sogno e una tristezza. Ogni luogo è una partenza e un ritorno. L&#8217;estetica della vocazione è nei luoghi che si ascoltano nelle metafore.</p>
<p>Quanti viaggi immaginari. Quanti silenzi abbandonati nelle parole. quante agonie. Il poeta è il navigatore che non dimentica. E non ha bisogno di bussole. Ci sono le stelle. Basta guardarle. La bellezza delle stelle. Un punto che illumina. Abbiamo bisogno di punti che illuminano il cammino.</p>
<p>Tante volte ho osservato la stella e mi ha sempre raccontato i destini del mistero. Mi ha raccontato i segni della provvidenza. La stella è un punto che guida. Il faro per i marinai. Quel faro che misura distanze. Ma la stella non misura distanze. Ci siamo addormentati con la stella negli occhi mentre il mare tagliava la roccia. E ci siamo svegliati all&#8217;alba quando la stella non c&#8217;era più e le onde continuavano a sbattere la roccia. Il poeta quante immagini riesce a dipingere ascoltando una stella.</p>
<p>La poesia è fatta di parole ma sono le parole che sono impregnate di altro. Già, la stella nel solo guardarla crea poesia. Ma poi bisogna pronunciarla. Pronunciamo la parola stella. Nazareth. Il deserto. Verso la terra promessa. Siamo antichi come i sogni di Omero e come le leggi di Mosè. Il viaggio mitico il viaggio nel sacro.</p>
<p>Ci perdiamo come Ulisse in un mare colore del vino ma abbiamo l&#8217;attesa dei Magi che seguono la stella cometa. Sulla battigia non ci sono più i nostri passi. Siamo andati via con un tempo che non ritorna e con i nostri anni. Ma è impossibile arrenderci fino a quando i ricordi affolleranno i nostri dubbi.</p>
<p>I tuoi occhi avevano il silenzio delle streghe. E la mia inquietudine era una pazzia senza consolazione.Chiedere altro. Ma cosa? I poeti viaggiano e sanno portarsi dentro agonie e disperazioni ma sanno anche capire la bellezza. Un amore che finisce non è solo tristezza. Conserva dentro di sé l&#8217;armonia di un amore vissuto anche se non c&#8217;è più. E questa armonia è una straordinaria bellezza.</p>
<p>Cosa direbbe Sthendal? Il rosso e il nero. Quando non si ha paura d&#8217;amare è la bellezza che prende il sopravvento. Le storie che finiscono non devono straziare. Paura della morte? Anonimo veneziano di Giuseppe Berto: &#8220;E&#8217; la paura della morte che mi fa paura. Non è un gioco di parole. se accadesse senza che me ne accorgessi, non me ne importerebbe niente… Terrore e attrazione…&#8221;.</p>
<p>Il poeta disperato è l&#8217;uomo che ha paura di non amare più. E non di non essere amato. La bellezza era nel suo sorriso e la tenerezza era nel perdersi tra le foglie dei suoi capelli. La passione è il dilungarsi di una notte d&#8217;amore quando la pazzia invade l&#8217;anima e l&#8217;attrazione è una penetrazione di corpi. Ma perché i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza? Amore e morte. Le parole sono nella conchiglia e recitano la vita. L&#8217;immenso desiderio di vivere. Il tempo tocca gli anni. Gli amori abbandonati lungo le strade sono appuntamenti falliti. Il vento riporta echi.</p>
<p>Se non ci fossero le parole avrebbe più senso guardarci negli occhi? La stella del viandante è un riflesso di sguardi. Ci si perde e ci si ritrova. Proprio come tanto tempo fa. La bellezza di Nausicaa è impareggiabile di fronte a quella di Penelope.</p>
<p>Ma cosa è la bellezza? Ciò che sento? Ciò che vedo? Gesù che parla nell&#8217;Orto degli Ulivi è un esplodere della bellezza. Arriva il tempo che il viaggio sembra compiuto ma è soltanto un infinito desiderio di capire. Non riusciremo mai a capire fino in fondo.</p>
<p>La morte che incombe in una tragica Venezia mentre la musica imperterrita tocca le corde del sogno. E la storia non c&#8217;è. Non può fermarsi nella tragica Venezia che suona una viola di morte.</p>
<p>Ancora Berto nel finale del veneziano anonimo: &#8220;…nell&#8217;antico concerto che dice la rassegnata disperazione per la morte di un uomo, e forse d&#8217;una città, e forse anche di tutto ciò che è già vissuto abbastanza&#8221;. Solo il tempo è un lento bussare mentre le porte si aprono senza insistere. I poeti non restano nella storia. E&#8217; buffo. Può anche essere un mistero buffo. I poeti non sono ciarlatani. Né attori inconsolabili.</p>
<p>Te ne sei andata in una notte di bugia e la tua assenza è un costante ascoltare frammenti di vuoto. Avrei voluto raccontare la nostra storia d&#8217;amore ma la parola storia è terribile, mi fa tremare le vene, mi fa incattivire. Ma quale storia raccontare? La storia di un&#8217;emozione o di una passione. Storia. Tra noi nulla si è storicizzato. Un amore non si storicizza. Resta nella memoria dell&#8217;indefinibile.</p>
<p>Libero Bigiaretti in Disamore: &#8220;…il nostro amore fu dunque una vacanza nel bel mezzo della vita?&#8221;. I poeti inventano destini. Si scaldano intorno alla cenere spenta dei falò e scrivono poesie con i bagliori della stella. Non sono né testimoni né protagonisti di quel tempo che vivono. Si lasciano vivere dal tempo e cercano la durata nella bellezza.</p>
<p>&#8220;La tenni appena contro di me. I corpi si sfioravano. La guardavo dentro gli occhi verdi e vi vidi l&#8217;amore: chiedeva aiuto&#8221;, Giorgio Saviane in Eutanasia di un amore. La bellezza di quegli occhi, i sogni che lasciavano il mare, il desiderio che diventava immenso. La bellezza di rincontrarsi.</p>
<p>La bellezza. Ma se i poeti non cercano la bellezza perché dovrebbero scrivere? Quale orizzonte attraversare? L&#8217;estetica dell&#8217;evocazione è anche l&#8217;estetica del silenzio. e il poeta &#8211; scrittore non può che navigare tra le maree di queste immagini che vivono dentro di noi e ci portano altrove pur restando sempre con noi. Gli scrittori dell&#8217;evocazione nell&#8217;estetica del disincanto.</p>
<p>Tu che mi stavi accanto e mi parlavi della stella. Poi il silenzio. ci siamo svegliati all&#8217;alba, con le voci dei marinai che spingevano le barche sulla riva.</p>
<p>Ma i poeti sono i navigatori… Appunto. Verso quale letteratura? Le dimensioni dell&#8217;essere non sono strutture. Sono luoghi. Ma la letteratura che vive nei luoghi dell&#8217;essere si serve dell&#8217;immaginario dell&#8217;utopia. Un segno che potrebbe farci riscoprire il viaggio grande del mistero della parola e del mistero dei linguaggi. Quando la letteratura muore resta la dialettica che si fa polemica. Ovvero abbiamo a che fare con la bruttezza. E poi i tempi volgari si testimoniano anche dai &#8220;vestimenti&#8221;. Cosa vuol dire? È vero che l&#8217;abito non fa il monaco. Ma è anche vero che il monaco fa l&#8217;abito che indossa. È questione appunto di estetica. Ma di quella vera!</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-117414" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>LA BENATANA. Una favola il nuovo libro di Pierfranco Bruni in seconda edizione arricchita con disegni di Rebecca. Una vita la scrittura </title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/02/la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 16:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[In metafora di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[la Benatana]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1164" height="743" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto-.jpg 1164w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--1024x654.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--768x490.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--585x373.jpg 585w" sizes="(max-width: 1164px) 100vw, 1164px" /></p>
<p>Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni &#8230; Un tenero richiamo alla nipotina nella magia di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/02/la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura/">LA BENATANA. Una favola il nuovo libro di Pierfranco Bruni in seconda edizione arricchita con disegni di Rebecca. Una vita la scrittura </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni &#8230; Un tenero richiamo alla nipotina nella magia di una fiaba che unisce le generazioni in metafora di Bellezza</em></p>
<p>“Non abbiamo scritto ancora la letterina alla Benatana, ovvero Befana. Sarà grave? Grave no, ma molto difficile che possa arrivare in tempo utile forse sì. Dai dai sbrighiamoci nonno mio. Facciamolo subito.</p>
<p>Mammamia come è tardi? E mamma dov’è? Ma io vollo mamma… Ma su dai, non fare la capricciosa e ascoltami, magari ti aiuto poi se vuoi… Mi devi promettere però che non combinerai più guai o guaietti e soprattutto che non mi butterai giù mezza libreria del corridoi.</p>
<p>[…]</p>
<p>&#8220;Dai nonno scrivi se no dimentichi perché sei il mio vecchietto…”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-113850 alignnone" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1024x550.jpg" alt="" width="696" height="374" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1024x550.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-300x161.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-768x413.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1536x826.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1170x629.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-585x314.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione.jpg 1600w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p>Tornato in libreria e nelle piattaforme digitali dal 29 novembre 2025 La Benatana – In metafora di bellezza (Pellegrini Editore, 2025) con una nuova edizione rivista, aggiornata e arricchita (pagine 185) con disegni originali di Rebecca.</p>
<p>Il libro, che nasce come regalo di Pierfranco Bruni alla sua nipotina, diventa così un’ottima idea regalo per coloro che non temono la mescolanza di generi letterari, per chi ama vivere la sospensione del reale con una prosa poetica che volteggia nella brezza del mondo fiabesco grazie anche ai disegni della bambina.</p>
<p>Un libro che unisce due generazioni;</p>
<p>una lettera d’amore di un nonno per la sua nipotina;</p>
<p>una richiesta di doni alla Benetana (Befana) e l’aggrapparsi a un tempo che si vorrebbe infinitare;</p>
<p>una preziosa dichiarazione di poetica e soprattutto di vita.</p>
<p>Pierfranco Bruni racconta l’infanzia dallo sguardo del tempo in cui si trova a vivere oggi. Poesia magia e visione onirica sono i percorsi fondanti e “La Benatana” si inserisce e si intreccia proprio in questi fili.</p>
<p>IL LIBRO.</p>
<p>“Isoladalba si mise a giocare in terrazza guardando la luna della prima sera. Costruì un castello con la sabbia come se stesse su una spiaggia. Del canotto fece il mare e lo mise al centro dello spazio. Arrivarono gli altri amici. I più affezionati erano Pamma e Lipì. La luna intanto scendeva sempre più sul limitare delle piante fino a dare una luce in riflesso argenteo alle foglie. Ad un tratto Isoladalba disse: «Silenzio ragazzi. Voglio raccontarvi una storia vera che più vera della finzione non si può…». Pamma era una femminuccia e Lipì un maschietto. Pamma e Lipì attoniti rimasero fissi a guardare Isoladalba. Si sedettero e ascoltarono. Isoladalba cominciò…”</p>
<p>La magia è dentro questa favola bella che raccoglie emozioni e bellezza. Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni nel viaggio letterario e estetico.</p>
<p>Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111979 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 15:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/">Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973.Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare</em></strong></p></blockquote>
<p>Perché insistere su un Pasolini conservatore? Non lo fu mai. Inutile insistere. Vediamo un pò  senza cedere alla retorica.</p>
<p>Dovremmo ormai discutere di un Pasolini senza retaggi, ovvero di un Pasolini senza reticenze&#8230;Siamo nel mezzo delle celebrazioni e delle ricordanze di Pasolini ma rileggiamolo con una profondità comparativa tra le luci e le ombre, tra ciò che realmente ha dato sul piano innovativo e ciò che non ha afferrato in termini anche letterari, tra ciò che ha sfidato e le sue e nostre contraddizioni.</p>
<p>Rileggiamolo di prima mano senza farci prendere dalle &#8220;vulgate&#8221; a tutti i costi. Pasolini un anti moderno? Non conservatore. Ma certamente sì. Una lettura antropologica non è soltanto la questione relativa ai concetti di progresso, di borghesia, di processo alla politica. È anche la sua ricerca di portare nel dibattito italiano, di anni difficili e ideologicamente inquietanti, figure e pensiero di personaggi grandiosi come Pound, Eliade, con la lettura del mito, e Nietzsche con la proposta del tragico greco in Eschilo, Sofocle ed Euripide.</p>
<p>Fu oltre le avanguardie. Non amò Pavese, ma a Pavese deve molto, soprattutto le ragioni delle radici dell&#8217;essere paese e quel dialogare tragico che nasce dai dialoghi Pavesiani con Leucò. In fondo Casarsa non era altro che il paese vuol dire non essere soli di la luna e i falò.</p>
<p>Fu un antipolitico? Ma nel senso manniano delle confessioni di Mann, appunto. Tentò di riprendere il viaggio di Dante con la &#8220;mimesis&#8221; ma rimase sbalordito dalla grandiosità della divina vita nova. Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973. Non fu. Cercò.</p>
<p>La letteratura da Witman ad Eliot attraverso Hemingway  fu dentro il suo viaggio, ma Pavese era il maestro di ciò e traduceva questi scrittori. Cercò di rileggere il Mediterraneo di Paolo ma fu straziante perché in questo caso la modernità non resse e la sceneggiatura &#8211; soggetto rimase incompiuta. Modernità e tradizione furono i due riferimenti che si misurarono con la caduta e vitalità del conservatore. Contraddizioni non da poco. Fu intellettuale? Certamente ma seppe andare oltre Gramsci perché non divenne mai organico e il suo essere corsaro ha il fascino di superare il deserto della democrazia e vivere il terreno desolato, eliotiano, della libertà. Si pensi alla storia dell&#8217; uccisione del fratello Guido, partigiano non comunista della brigata Osoppo, ucciso dai comunisti dell&#8217;eccidio di Porzus trucidati dalla brigata Garibaldi. Una storia di cui non si è parlato abbastanza anche se lo stesso Pier Paolo spesso è ritornato sulla questione con tragico dolore nell&#8217;inquieto disagio del suo drammatico pensiero. Un fatto terribile negli anni della resistenza in quel lembo di terra dominato da comunisti italiani e slavi. Vado oltre perché voglio soffermarmi, in una frammentazione di sintesi, proprio su un aspetto inerente Pound e Pasolini, anche perché Pound rappresenta il riferimento di una cultura tra tradizione e rivoluzione in una cultura certamente non conformista e non consociativista.</p>
<div id="attachment_113487" style="width: 497px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-113487" class="wp-image-113487" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg" alt="" width="487" height="331" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1024x697.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-768x523.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1536x1046.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1170x797.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-585x398.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini.jpg 1772w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /><p id="caption-attachment-113487" class="wp-caption-text">Pasolini davanti alla tomba di Gramsci</p></div>
<p>Quando Pasolini incontrò Erza Pound erano anni inquieti, eppure nella sua  volontà di potenza che non nasceva da alcuna filosofia si inerpicava la curiosità e la volontà, questa volta sì, di leggere nell&#8217;arte la creatività dell&#8217;uomo nuovo. Pasolini proprio nel 1968, nella stagione di Valle Giulia e de poliziotti arrivati dal Sud e degli studenti figli di papà, volle e cercò l&#8217;incontro con il &#8220;fascista&#8221; e reazionario Pound. Un incontro straordinario che due anni primi della morte dello stesso Pasolini venne ricordato. Realizzato per a Rai. A 50 anni dalla morte di Pound (1972) e a cento dalla nascita di Pasolini (1922) la poesia resta una comunione non tanto di linguaggi ma di tessere poetiche e di innovazioni sperimentali. Pasolini resta il critico di &#8220;Passione e ideologia&#8221;, scritto che molto mi ha aiutato a comprendere la poesia contemporanea, se pur con molte limitazioni, e aperto, comunque delle stanze, da Pascoli a Penna a Caproni sino al legame tra lingua e dialettica ha cercato di penetrare quei &#8220;Cantos&#8221; pisani per metaforizzare una realtà poetica che si innerva tra le &#8220;ceneri di Gramsci&#8221; o nella visione della poesia come una rosa rendendosi conto però che la poesia è altro rispetto alla realtà.</p>
<p>Con Pound Pasolini ha in comune Dante. Quel Dante di &#8220;Mimesis&#8221;, mal riuscito viaggio nel dantesco trasumanar nel navigare che però trova una struttura definita nel Pound proprio dei &#8220;Cantos&#8221; della desolata terra eliotiana. Tra i due comunque si esercita anche la funzione del mito. La grecità di Pound è lo scavo di Medea in un Pasolini del viaggio tra i luoghi fatti di conchiglie nelle conchiglie che raccolgono le onde di un mare greco tra Mediterraneo e Adriatico. Pound è un maestro tra gli Orienti di una filosofia nella metafisica del racconto poetico che tocca la storia e la destoricizza. Pasolini è altro. Ovvero intuisce e si lascia guidare dalla percezione letteraria e antropologica del presente e rende ogni presente contemporaneità pur recuperando il senso della vita nella lingua come le &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; del 1942 ,ma non riesce ad &#8220;intrappolare&#8221; il mistero della parola nella metafisica della profezia come accade nei &#8220;Cantos&#8221; poundiani. Restano due inquieti e due personaggi completamente liberi, non democratici: entrambi non sapevano caratterizzarsi nella democrazia, ma con una consapevolezza in cui i valori interagivano, ancora allora nel tempo del loro incontro: 1968,  con l&#8217;identità e le eredità.</p>
<p>Cosa disse Pasolini di Pound? Un frammento soltanto. &#8220;L’ideologia reazionaria di Pound è dovuta al suo back-ground contadino&#8230; Ciò che in Pound, attraverso il padre e la mitica figura del nonno è entrato di questo mondo contadino, lo veniamo a sapere attraverso la idealizzazione che Pound ha fatto della cultura cinese&#8230; Egli ha voluto, fermamente e follemente voluto, restare dentro il mondo contadino: anzi, andare sempre più in dentro e più al centro. La sua ideologia non consiste in niente altro che nella venerazione dei valori del mondo contadino (rivelatiglisi in concreto attraverso la filosofia cinese, pragmatica e virtuosa). In questo senso io ritengo che si possano sottoscrivere, anche politicamente, tutti i versi conservatori di Pound dedicati ad esaltare (con nostalgia furente) le leggi del mondo contadino e l’unità culturale del Signore e dei servi: “La parola paterna è compassione;/Filiale, devozione;/La fraterna, mutualità; Del tosatel (giovinetto) la parola è rispetto”&#8230; (Pier Paolo Pasolini, 16 dicembre 1973, in Id, &#8220;Descrizioni di descrizioni&#8221;, a cura di Graziella Chiarcossi, Einaudi , 313-314. Per i versi citati da Pound, cfr. Ezra Pound, The Cantos, XCIX, vv. 424-427: &#8220;The father’s word is compassion; / The son’s filiality. / The brother’s word: mutuality; / The younger’s word: deference&#8221;.</p>
<p>La  venerazione dei valori e la nostalgia e l&#8217; attrazione di una cultura contadina sono due dei capisaldi che Pasolini cita incontrando Pound. Infatti il mondo contadino senza familismo amorale era il loro collante.</p>
<p>Pound con una formazione conservatrice e chiaramente lontana dall&#8217;americanismo che lo condannò cinicamente e restò <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-113485 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg 229w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto.jpg 500w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /> dentro la tradizione della cultura di appartenenza e Pasolini che cercò di capire la trasformazione dei modelli antropologici legati alla terra ma del suo Friuli recuperò oltre il dialetto-lingua una cultura che rimase feticcio o macerie nel momento in cui cominciò a raccontare i quartieri di &#8220;Una vita violenta&#8221;. Un maestro che visse nella tradizione da Omero a Eliot passando attraverso Dante e un intellettuale che comprese, alla fine, che ogni ideologia, compreso il suo sfumante gramscismo, è la patina delle illusioni che sanno vestirsi di finzioni.</p>
<p>In entrambi la cultura viene vissuta come modello antropologico in una visione in cui &#8220;l&#8217;omologazione&#8221; è l&#8217;incastro nella società dei consumi in cui la sconfitta della tradizione porta, appunto, alla civiltà dei consumi anche in una chiave ermeneutica.</p>
<p>Sono morti a distanza di tre anni. La storia come sempre è una apologia di una realtà che viene sacrificata da una verità metaforizzata. Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare. Ma dove stanno le reticenze? Nel fatto dell&#8217;aver voluto insistere su un Pasolini praticamente legato ad una ideologia precisa. Così non è stato. Così non sono i suoi lavori. Un eretico? Forse sì, ma con un mosaico di utopie. Presente nella tradizione di una cultura identitaria? Certamente sì. La sua posizione su divorzio e aborto è una chiave di lettura che resta fondante per capire il Pasolini legato antropologicamente ad una identità pur nello sperimentalismo delle culture. Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni. Insomma cerchiamo di leggere Pasolini senza alcuna reticenza e nelle sue contraddizioni tra eresia e utopia. Ma non fu mai un conservatore. Mai!</p>
<p><strong>Pierfranco</strong> <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111979 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rapprese</p>
<p>ntante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio p</p>
<p>oetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Carlo Michelstaedter. Il linguaggio del tempo e la morte degli dei</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/27/carlo-michelstaedter-il-linguaggio-del-tempo-e-la-morte-degli-dei/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=carlo-michelstaedter-il-linguaggio-del-tempo-e-la-morte-degli-dei</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 09:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Buni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="758" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39.jpg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-300x211.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-1024x719.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-768x539.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-585x411.jpg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce a strappare al linguaggio ottocentesco una innovazione.  E la sua presenza nel panorama poetico resta un punto di riferimento.</em></p></blockquote>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Il tempo ha la pazienza inviolabile del delirio. È l’arco di Ulisse nella potenza del divino. Quando gli dei muoiono noi tutti invecchiamo. La letteratura senza il mito è acrobazie di parole. Sancisce la fine della bellezza.<br />
Il Novecento poetico italiano è legato ad alcune coordinate che si intrecciano tra forme romantiche e annunci decadenti. La presenza di un “esercizio” della funzione letteraria esistenzialista gioca una partita importante all’interno del contesto della lirica che si libera dalle forme precostituite e assume una funzione onirico – tragica. Un poeta che ha saputo vivere in questa visione o in questo intreccio è certamente Carlo Michelstaedter. Nato a Gorizia nel 1887 e morto suicida nel 1910.<br />
Ci sono degli elementi che serpeggiano all’interno della sua parola – metafora – linguaggio. Essi sono: – La tragedia e il labirinto. – Il tempo e la morte. – Il senso di infinito e il riferimento mitico.<br />
In Carlo Michelstaedter tutto ciò è un attraversamento lirico vissuto sul tracciato della vi­ta. Non ci sono rapporti impossibili. Anzi costituiscono quella dimensione del dolore dentro la quale i segni e i simboli, le voci e la memoria hanno una elevata esplosione poetica. Una poetica dalle coordinate precise. Una poetica nella quale si creano nuclei mitici di ritorno. Quasi una tensione magica. Ed è proprio nel rapporto tempo-morte che questa tensione si sviluppa.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-84202" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore.jpg" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore.jpg 232w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore-181x300.jpg 181w" alt="" width="232" height="385" /><figcaption class="wp-element-caption">Carlo Michelstadter</figcaption></figure>
</div>
<p>C’è un dialogo costante con i suoni e le luci della natura. Quasi in ogni poesia c’è un rafforzarsi dell’immagine prece­dente. Certo la poesia michelstaedteriana non procede soltanto per immagini. C’è il sentimento del ritorno che è soprattutto un sentimento della tensione. C’è un vociare ad incastro. Il sentimento del tragico è il tema conduttore. È la centralità ‘del discorso poetico. Ed è qui, in un incastro fra dolore e tem­po, fra inquietudine e solitudine, fra senso del perduto e ri­cerca del viaggio (viaggio come riconquista di una terra e co­me reimpossessamento della metafora della riconquista) che il suicidio diventa 1’ “estremo rifugio”.<br />
1 nuclei mitici che ritornano sono raggruppabili in un iti­nerario quale il mare, il vento, il porto, la nave, il deserto, la terra. Il senso del distacco fa da corollario. Sono temi dell’ir­ragiungibilità e della distanza. Ma sono anche poli della ac­comunanza.<br />
La terra michelstaedteriana è si il “deserto” (l’agonia nella disperazione) ma è anche la speranza (o forse l’illusione) di una terra promessa. Ma il dolore è nell’inquietudine:<br />
“Dato ho la vela al vento e in mezzo all’onde del mar selvaggio nella notte oscura,<br />
solo, in fragile nave ho abbandonato<br />
il porto della sicurezza inerte.<br />
Né deserto e triste<br />
m’è apparso il mar sonante nella notte,<br />
anzi la voce sua come un appello<br />
mi sonò in cor della mia stessa vita,<br />
mi parve dolce cosa naufragare<br />
nel seno ondoso che col ciel confina,<br />
né temuta ho la morte…”<br />
E così l’inquietudine si fa tensione tragica. Nei versi ap­pena citati (appartengono alla poesia “A Senia”) c’è un pro­fondo travaglio esistenziale disteso completamente su una di­mensione dove i nuclei mitici sono precisi punti di riferimen­to. C’è il “deserto mare”, c’è, come abbiamo visto, “il porto della sicurezza inerte”, ci sono le “notti insonni”, c’è un re­citativo poetico che si intreccia a un canto tipico di ballata.<br />
Ma la grande forza mitica (che forma un paesaggio da luo­ghi quasi sacrali) è ne “I figli del mare”.<br />
Qui Itti e Senia si parlano e si trasmettono segni di iden­tità lungo il corso di un viaggio che pone continui interroga­tivi. C’è il porto. E c’è la morte. Un canto dove vibra un alo­ne magico teso sulla corda di un andare melanconico.<br />
Ecco un passaggio:<br />
“Senia, il porto non è la terra<br />
dove a ogni brivido del mare<br />
corre pavido a riparare<br />
la stanca vita il pescator.<br />
Senia, il porto è la furia del mare,<br />
è la furia del nembo più forte,<br />
quando, libera ride la morte<br />
a chi libero la sfidò.”<br />
E’ un ritornello che fortifica non solo la parola, ma anche le immagini che dipingono la parola. E c’è la morte, la morte come rifugio, la morte come vita, la morte come equilibrio, la morte, infine, come scelta nel viaggio.<br />
Emblematico resta, a tal proposito, il “Canto della crisa­lide”. Ma è anche ne “1 figli del mare” che il dettato, dettato mitico soprattutto, si compie.<br />
Così:<br />
“No, la morte non è abbandono<br />
disse Itti con voce più forte<br />
`ma è il coraggio della morte’<br />
onde /a luce sorgerà.<br />
Il coraggio di sopportare<br />
tutto il peso del dolore,<br />
il coraggio di navigare<br />
verso il nostro libero mare,<br />
il coraggio di non sostare<br />
nella cura dell’avvenire,<br />
il coraggio di non languire<br />
per godere le cose care.<br />
Nel tuo occhio sotto la pena<br />
arde ancora la fiamma selvaggia,<br />
abbandona la triste spiaggia<br />
e nel mare sarai la sirena.<br />
Se t’affidi senza timore ben più forte saprò navigare, se non copri la faccia al dolore<br />
giungeremo al nostro mare.<br />
Senia, il porto è la furia del mare,<br />
è la furia del nembo più forte,<br />
quando libera ride la morte<br />
a chi libero la sfidò.”<br />
In questi versi ci sono elementi importanti che, in un cer­to qual modo, caratterizzano il quadro poetico di Michelstaed­ter. Non solo l’inquieto e angoscioso paesaggio di una dispe­razione antica è nell’identità di questo poeta, c’è anche una trasformazione mitica che coinvolge sia il processo lirico che la condensazione dei contenuti. Ecco, dunque, la consapevo­lezza del dolore e quel rapporto esemplare che dice: “la vita nella morte” e “la morte nella vita”. Bisogna combattere la paura della morte. Bisogna confrontarsi costantemente con il dolore.<br />
“Non dare agli uomini — egli scrive in La persuasione e la rettorica — appoggio alla loro paura della morte, ma to­glier loro questa paura; non dar loro la vita illusoria e i mez­zi a che sempre ancora la chiedono, ma dar loro la vita ora, qui, tutta perché non chiedono: questa è l’attività che toglie la violenza dalle radici”.<br />
Non bisogna barattare la morte con le illusioni. Ecco la sua scelta.<br />
Ecco la sua coerenza graffiata sulla pagina di una trage­dia che è viva nel cuore di una poesia che non si dimentica. Il suicidio, per Michelstaedter, non è fuggire la solitudine. E’ saper vivere la solitudine in una consapevolezza che interessa tutta la storia dell’uomo.<br />
In Michelstaedter c’è sempre “l’o­ra del distacco”. Una poesia della tensione tragica. Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce a strappare al linguaggio ottocentesco una innovazione. Innova in un contesto in cui il Futurismo non è ancora esploso completamente. E la sua presenza nel panorama poetico resta un punto di riferimento.<br />
D’altronde il poeta nasce dentro un processo esistenziale dettato dalla filosofia. Poesia e filosofia si intrecciano attraverso un modello linguistico che porta sia al simbolo che alla metafora. Proprio intorno a questa visione la sua modernità diventa contemporaneità al di là degli esercizi soltanto stilistici. Un poeta nella profondità della vita. Un goriziano tra filosofia e poesia. Michelstädter ha conosciuto il diluvio e il deserto. Un destino errante in cui gli dei hanno toccato la morte.</p>
<p>….</p>
<p>Pierfranco <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-74814" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/Pierfranco-Bruni-1-300x264-1.jpg" alt="" width="300" height="264" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
</div>
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		<title>Isabella Morra. La mia Isabella. Un Rinascimento meridionale: tra Basilicata, Puglia,  Calabria e il pensiero Mediterraneo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/05/isabella-morra-la-mia-isabella-un-rinascimento-meridionale-tra-basilicata-puglia-calabria-e-il-pensiero-mediterraneo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=isabella-morra-la-mia-isabella-un-rinascimento-meridionale-tra-basilicata-puglia-calabria-e-il-pensiero-mediterraneo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 15:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Morra]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Chi ricorda più la tragedia della poetessa Isabella Morra? Era il 1546 quando Isabella Morra veniva uccisa.  Aveva 26 anni.  Ed era bella”. Ci sono racconti che imprigionano misteri e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><i>Chi ricorda più la tragedia della poetessa Isabella Morra? Era il 1546 quando Isabella Morra veniva uccisa.  Aveva 26 anni.  Ed era bella”. Ci sono racconti che imprigionano misteri e racconti che si chiudono nella solitudine.  I destini si incrociano.  Isabella e Diego Sandoval.Poesia e morte. Un binomio antico. Ha attraversato intere generazioni. Ritorna spesso. Ma è la poesia che fa discutere di questi intrecci.</i></p></blockquote>
<p>Nei versi di un amore impossibile ho vissuto anni delle mie impressioni di vita con Isabella Morra. Ho molto lavorato in decenni passati. Con pubblicazione, servizi in Rai, convegni e un raccontare di esistenze.<br />
Un legame forte. Poesia e morte. Un binomio antico. Ha attraversato intere generazioni. Ritorna spesso. Ma è la poesia che fa discutere di questi intrecci. Chi ricorda più la tragedia della poetessa Isabella Morra? Era il 1546 quando Isabella Morra veniva uccisa.  Aveva 26 anni.  Ed era bella.</p>
<p>Bella con i sogni tra i versi e le parole che raccontavano solitudini nel tempo perduto in un feudo tra la Calabria e la Basilicata.  Suo padre era il signore di Favale.</p>
<p>Un feudo nella valle del Sinní.  Era avverso agli spagnoli e quando i francesi vennero scacciati dal Regno di Napoli il padre di Isabella si rifugiò in Francia.  Isabella fu affidata alla cura dei fratelli che la costrinsero a vivere in una tragica solitudine.</p>
<p>Isabella si innamorò del poeta Diego Sandoval de Castro sposato con Antonia Caracciolo.  I fratelli appena scoperta la relazione, senza pensarci due volte, uccisero Isabella e poco dopo tesero un agguato al suo amante e lo trucidarono.</p>
<p>Era bella Isabella.  Nel castello di Favale.  Era bella mentre tendeva lo sguardo a Diego Sandoval, mentre si amavano, mentre giocavano nel tempo tragico a perdersi e a ritrovarsi.  Era bella Isabella nell’ultimo amplesso mentre con tristezza recitava:</p>
<p>“Ogni mal ti perdono,/né l’alma si dorrà di te giammai,/se questo sol farai,/ahi, ahi, Fortuna (e perché far no ‘i dei?):/che giungan al gran Re li sospiri miei.”</p>
<p>L’eco di lontananza e le voci del vento setacciate nella notte. Notte di stelle e di tragedie.  Favale era un deserto.  Giovanni Michele di Morra al servizio del Gran Re si trovava lontano dalla sua terra.  Isabella lo invocava.</p>
<p>Lanciava messaggi.  E cantava una melanconia struggente:</p>
<p>“Torbido Siri, del mio mal superbo/or ch’io sento da presso il fine ama/…/Dilli come, morendo, disacerbo /l’aspra fortuna e lo mio lato avaro, /e, con esempio miserando e raro,/nome infelice a le tue onde io serbo. /Tosto cb’ei giunga a la sassosa riva /(a che pensar m’adduci, o fiera stella,/come d’ogni mio ben son cassa e priva!),/inquieta l’onde con crudel procella, /e di: &lt;&lt;M’accrebber sì, mentre fu viva, /non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella&gt;&gt;.”</p>
<p>Isabella morì sotto i colpi dei fratelli.  E anche l’amante poeta. Tra i sogni in un gioco infinito.  Si perse un amore nel tradimento consumato.  E la fantasia era nella vita.  Fantasia e biografia: su questo tracciato si snocciola il mondo poetico di Isabella Di Morra.  Un tracciato poetico teso sulla corda di una esistenzialità inquieta e addolorata.</p>
<p>Che cosa fu la poesia per Isabella?  Una tragica coincidenza?  Il linguaggio come liberazione o come sintesi di una vita ? Chi lo potrà mai confermare? E’ certo che Isabella invocò sempre il padre.  Il padre come identità perduta.  L’amore per Diego Sandoval come riferimento ritrovato.  Ma le coincidenze a volte sono più crudeli della vita stessa.</p>
<p>Gli amanti traditi in un rapporto d’amore vissuto sul tradimento.  E Antonia Caracciolo ?  Quale tradimento più atroce dovette subire ? Tradita e beffata.  E non c’era, nel tutto, un filo sottile d’ironia.  Ma il destino è un cammino segnato che tocca le corde del tempo e incrocia l’amore con la morte.</p>
<p>Isabella era bella lungo il fiume Siri (o Sinni).  E raccoglieva parole per raccontare favole o gloria di un tempo andato.  E chiedeva al padre di ritornare.  Ma il tempo è lungo e le ore sono brevi.  Il tempo si sbriciola e i ricordi si condensano nella memoria.  Tutto, alla fine, è memoria.  Anche il suo canto è una voce nella memoria che ritaglia sogni nelle fantasie che si fanno futuro.</p>
<p>Ci sono racconti che imprigionano misteri e racconti che si chiudono nella solitudine.  I destini si incrociano.  Isabella e Diego Sandoval. 0 quell’altra storia di sofferta malinconia tra Bianca Lancia di Agliano e Federico.  L’imperatore Federico e Bianca.  L’imperatore muore poco dopo aver coronato il suo sogno d’amore con Bianca.</p>
<p>Dopo aver legittimato suo figlio Manfredi.  Ci sono viaggi imprevedibili e percorsi che diventano insondabili e indefinibili.  Isabella e Diego si sono amati pur sapendo a cosa andavano incontro.  Ma ci sono segreti tra le pieghe di ognuno di noi che non vorremmo rivelare neppure a noi stessi.  La vita è una tragedia che continua.</p>
<p>Per Isabella non c’era uscita diversa dalla sua tragedia.  Il suo canto disperato è una testimonianza di fuoco.  Erano le lacrime e il sangue che scorrevano nel Siri.  E si faceva triste la sera.  Sotto la luna si intonavano rime di dolore. Una delle prime raccolte delle poesie di Isabella apparve a Venezia nel 1552 ma a Napoli venne pubblicata la raccolta integrale nel 1693.  Fu Benedetto Croce a riscoprirla.</p>
<p>Poesia di meditazione.  Poesia semplice. Poesia di tristezza.  Poesia della consapevolezza.  Sono state usate tante terminologie.  Isabella Di Morra resta nella poetica della tragedia: sia biograficamente sia letterariamente.  Forse anche una poesia della solitudine.</p>
<p>“Quella ch’è detta la fiorita etade,/secca ed oscura, solitaria ed erma,/tutta ho passato qui cieca ed inferma.”</p>
<p>Una commozione intensa pervade il dettato poetico.  I sogni sono dentro l’angoscia e le disperazioni sono graffi sui muri del castello di Favale.  E’ un fiume che scorre.  Ci sono parametri letterari sui quali si potrebbe riflettere.  Ma Isabella è la biografia che si fa poesia e gioca con le onde di un amore – fantasia.</p>
<p>“Deh, mentre ch’io mi lagno e giorno e notte,/ o fere, o sassi, o orride ruine,/o selve incolte, o solitarie grotte,/ulule e voci, del mal nostro indovine,/piangete meco a voci alte interrotte/il mio più d’altro miserando fine.”</p>
<p>In Leopardi ritorna questo canto.  Una tensione senza sirene che freme nell’angustia dei giorni che passano e conducono inavvertitamente alla fine.  In ogni fìne c’è sempre la fine di un tempo.  Ci si consuma aggrappati ad una attesa.  E Isabella è stata colta dentro questa attesa.  Ma forse c’è anche un’attesa che manca.</p>
<p>Una poesia fatta di tensioni.  Nelle biografie ci sono sempre misteri intrecciati a segni indecifrabili.</p>
<p>Chi potrà mai penetrare i misteri o chi potrà mai entrare dentro il fiume dei segreti? E’ vero.  Isabella era bella.  Nella disperazione era bella. La sua poesia è una testimonianza che continua a tracciare percorsi.</p>
<p>La solitudine e poi la tragedia di Isabella alla fine si trasformano in disperazione.  Disperazione senza speranze, disperazione senza ancore, disperazione chiusa nel silenzio.  Amore e morte.  Ma l’amore è nella morte e la morte (e aveva ragione Michelstadter) è nell’amore – vita.</p>
<p>Il destino crudele la circondò. La avvolse nel suo mantello.  Il suo testamento non giunse a termine.  Pagine bianche.  E poi c’è la morte.  Ma il tempo è più della morte.  Ecco perché ancora si racconta di Isabella Di Morra: donna di Favale nata nel 1520 e morta uccisa nel 1546.</p>
<p>I suoi versi recitano e il suo amore per Diego Sandoval è oltre il fiume.  Ma la vita è nel tempo e l’amore è un segreto. È bello pensare che oltre le geremie della critica letteraria certi destini hanno bisogno del raccontare. Il raccontare e il mistero con Isabella è il tutto. Perché diventa emozione. Il resto resta un banale discutere.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image"></div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-107965" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_2784-284x300.jpeg" alt="" width="284" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_2784-284x300.jpeg 284w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_2784.jpeg 371w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Capo Vaticano, 28 agosto: apre “Estate a Casa Berto”,  il “Family Festival”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/25/capo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=capo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 20:17:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Capo Vaticano]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Berto]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[family festival]]></category>
		<category><![CDATA[GiuseppeBerto]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-9.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-9-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Nel nome di Giuseppe Berto, l’evento che unisce in Calabria artisti e pubblico sulla Costa degli Dei: letteratura, musica e teatro in un clima intimo, tra riflessioni sull’arte, l’identità e&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Nel nome di Giuseppe Berto, l’evento che unisce in Calabria artisti e pubblico sulla Costa degli Dei: </i><i>letteratura, musica e teatro in un clima intimo, tra riflessioni sull’arte, l’identità e il potere delle storie condivise.<br />
Tra i protagonisti  il saggista e antropologo Pierfranco  Bruni  presentera’ il suo nuovo libro “Tutto ha la sua Ora”- Solfanelli editore. Il programma delle prime due giornate</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="s8"><span class="s6">Capo Vaticano, Ricadi (VV), 25 agosto 2025 </span>– Quattro giornate, due anteprime nazionali, due concerti-spettacolo, e poi ancora recital, lectio magistralis, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, dibattiti e un evento speciale fra poesia e fotografia.</p>
<p class="s8">Ultimi quattro giorni di agosto 2025, Capo Vaticano è palco speciale per  “<b><span class="s9">Estate a Casa Berto”</span>: dal <span class="s9">28 al 31 agosto,</span> e con un appuntamento extra il 20 settembre, il<span class="s6"> “family festival</span>”</b> tra i più amati dell’estate italiana, festeggia la sua decima edizione con un programma che accoglie scrittori, giornalisti, musicisti, artisti, attori e registi nella dimora a picco sulla Costa degli Dei, che fu rifugio creativo e luogo dell’anima di <span class="s9">Giuseppe Berto.</span></p>
<p class="s8">Nato nel 2015 per accompagnare il rilancio delle opere dello scrittore, autore di capolavori quali “Il Male oscuro” e “La Gloria”, il festival è diventato un appuntamento originale e intimo, in cui la figura di Berto resta il fulcro ispirativo attorno al quale autori, artisti e pubblico si ritrovano ogni estate.</p>
<p class="s11"><span class="s6">«Estate a Casa Berto nacque per accompagnare il rilancio delle opere di mio padre – ha commentato </span><span class="s10"><b>Antonia Berto</b></span><span class="s6">, ideatrice e co-direttrice insieme a </span><span class="s10"><b>Marco Mottolese</b></span><span class="s6"> – ma fin dall’inizio è stato chiaro che fosse anche qualcosa di più: uno spazio di confronto vivo, dove letteratura, musica e cinema dialogano in un clima familiare. In dieci anni il festival, che da sempre si tiene nella tenuta costruita da mio padre sin dagli anni ‘60, è cresciuto senza mai perdere il suo spirito originario che vede gli ospiti quali compagni di viaggio, costruendo così ogni anno una community che ogni estate si riconosce e si rinnova».</span></p>
<p class="s12"><a name="_ns3gvwffxwdu"></a><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Il programma delle prime due giornate: </span></span></p>
<p class="s8">L’apertura del festival, <span class="s9"><b>giovedì 28 agosto</b></span>, è affidata ad una performance che sembra costruita appositamente per lo spazio immersivo di Casa Berto: <b><span class="s9">“Il Dominio della Luce”</span> (ore 18:30)</b>, concerto-reading di <b><span class="s9">Roberto Angelini</span> </b>– chitarrista, cantautore e presenza fissa a <span class="s6">Propaganda Live </span>(La7) – e <span class="s9"><b>Rodrigo D’Erasmo</b></span>, storico violinista degli Afterhours e richiestissimo musicista poliedrico. Il “<span class="s6">Dominio della Luce”</span> è un progetto edito da <span class="s9"><b>Woodworm/Wud</b>z </span>in cui la musica (anche in vinile) è accompagnata da un prezioso libro composto da testi di autori come Vasco Brondi, Chiara Gamberale, Emanuele Trevi e Filippo Timi, tra gli altri, che esplora il tema della luce come simbolo di resistenza e di pace.</p>
<p class="s8"><b>Alle 21:30</b>, spazio al cinema con la proiezione di <span class="s9">“<b>Rosa – Il canto delle sirene</b>”</span>, esordio alla regia di <span class="s9"><b>Isabella Ragonese</b></span>, che dialogherà con il pubblico per spiegare la genesi e l’evoluzione di un progetto in cui l’attrice racconta la vita e la voce inconfondibile di <span class="s9">Rosa Balistreri</span>. Cantautrice simbolo della Sicilia popolare, capace di trasformare il canto in strumento di riscatto sociale e culturale; il docufilm unisce materiali d’archivio, testimonianze e musica, offrendo uno sguardo potente e attuale sul ruolo della voce femminile nel Mediterraneo.</p>
<p class="s8">Si prosegue <b><span class="s9">venerdì 29 agosto</span> alle ore 18:30</b> con il recital teatrale <span class="s9">“<b>Tony Pagoda</b>”</span>: <span class="s9"><b>Iaia Forte</b></span>, attrice tra le più apprezzate di cinema e teatro (<span class="s6">La grande bellezza</span>), interpreta il celebre personaggio creato da <span class="s9">Paolo Sorrentino</span>, dando nuova intensità a una figura emblematica della crisi esistenziale contemporanea. Un debutto calabrese che trova nel giardino di Casa Berto la cornice ideale per una riflessione allo stesso tempo politica e sentimentale.</p>
<p class="s8"><b>Alle 21:00 </b>è la letteratura protagonista con la presentazione in anteprima di <b><span class="s9">“Tutto ha la sua ora”</span> (Solfanelli Editore) di <span class="s9">Pierfranco Bruni</span>,</b> saggio <img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-107667" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-1024x767.jpeg" alt="" width="1024" height="767" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-1024x767.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-1536x1151.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-1170x877.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790-585x438.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/0d707267-0941-46ec-932f-6c5809db4790.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />dedicato a <span class="s9">Giuseppe Berto</span>. Il libro è quasi un dialogo a distanza tra il <b>critico Bruni </b>e il grande scrittore che dà il nome al festival.  Accanto a Bruni, contributi di studiosi e autori che arricchiscono un viaggio tra i luoghi e i temi cari a Berto: dalla laguna veneta alla Calabria, tra amore, dubbio e fede.</p>
<p class="s13">La giornata si conclude alle <span class="s9"><b>22:15</b></span> con la proiezione di <span class="s9">“<b>Le Déluge</b>”</span>, film d’autore di <span class="s9"><b>Gianluca Jodice</b></span>, vincitore di quattro David di Donatello e due Nastri d’Argento. Un’opera che ricostruisce con intensità gli ultimi mesi di vita di <span class="s9">Luigi XVI</span> e <span class="s9">Maria Antonietta</span>. La presenza del regista offrirà al pubblico l’occasione di approfondire le scelte estetiche e narrative di una pellicola che fa riflettere sul tramonto di un’epoca e l’inizio della modernità.</p>
<p class="s8">Dal <b>30 al 31 agosto </b>il festival prosegue con appuntamenti che vedranno protagonisti, tra gli altri, <b><span class="s9">Antonio Padellaro</span>, <span class="s9">Massimo Sideri</span>, <span class="s9">Niccolò Ammaniti</span>, <span class="s9">Emanuele Trevi</span> e <span class="s9">DAP</span></b>, fino all’evento speciale del <span class="s9"><b>20 settembre</b></span> con la performance di <span class="s9"><b>Ilaria Amodio (Inaria)</b></span> e la mostra di <span class="s9"><b>Rosy Suppa</b></span>.</p>
<p class="s8"><b>Estate a Casa Berto 2025</b> è candidato all’Avviso “Sostegno e promozione turistica e culturale” della Regione Calabria a valere sul POC Calabria 2014/2020 – Azione 6.8.3 – Calabria Straordinaria, ed è realizzato con il patrocinio del <span class="s9">Comune di Ricadi</span>, con il sostegno della <span class="s9">Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia</span> e del main sponsor <span class="s9">Distillerie Caffo</span> e del partner <span class="s9">Almaviva</span>. Il Festival è parte del <span class="s9">Cluster Culturale Turistico CulTuDei</span>, per la valorizzazione integrata della Costa degli Dei.</p>
<p class="s8">Info e aggiornamenti: <a href="http://www.casaberto.it/"><span class="s14">www.casaberto.it</span></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F25%2Fcapo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival%2F&amp;linkname=Capo%20Vaticano%2C%2028%20agosto%3A%20apre%20%E2%80%9CEstate%20a%20Casa%20Berto%E2%80%9D%2C%20%C2%A0il%20%E2%80%9CFamily%20Festival%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F25%2Fcapo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival%2F&#038;title=Capo%20Vaticano%2C%2028%20agosto%3A%20apre%20%E2%80%9CEstate%20a%20Casa%20Berto%E2%80%9D%2C%20%C2%A0il%20%E2%80%9CFamily%20Festival%E2%80%9D" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/25/capo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival/" data-a2a-title="Capo Vaticano, 28 agosto: apre “Estate a Casa Berto”,  il “Family Festival”"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/25/capo-vaticano-28-agosto-apre-estate-a-casa-berto-il-family-festival/">Capo Vaticano, 28 agosto: apre “Estate a Casa Berto”,  il “Family Festival”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Leonida Repaci a Quaranta anni della scomparsa tra Alvaro e Grisi. Oltre il Viareggio lo scrittore del destino e della storia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/02/leonida-repaci-a-quaranta-anni-della-scomparsa-tra-alvaro-e-grisi-oltre-il-viareggio-lo-scrittore-del-destino-e-della-storia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leonida-repaci-a-quaranta-anni-della-scomparsa-tra-alvaro-e-grisi-oltre-il-viareggio-lo-scrittore-del-destino-e-della-storia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 18:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Alvaro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Grisi]]></category>
		<category><![CDATA[Leonida Repaci]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="199" height="193" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8723.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><i>La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o culturali più in generale). La letteratura è un viaggio nel raccontare dei giorni. Testimonianze.Alvaro, Repaci e Grisi sono tre voci in un destino comune. La Calabria è un sentire nell&#8217;allegoria del mistero che coinvolge, è un&#8217;attesa, è un mondo sommerso</i></p>
<p><span style="font-size: 14px; text-align: right; color: #313131;">  Pierfranco Bruni</span></p></blockquote>
<p>Quaranta anni fa moriva lo scrittore Leonida Repaci. Il “costruttore” del Premio Viareggio, ma soprattutto lo scrittore della Calabria rupestre. Rupestre come destino e come radici tra il mare e le montagne. Lo scrittore della famiglia Rupe. Una storia e un destino. Ma tutta la letteratura è destino e storia. La letteratura calabrese è fatta di grandi incontri e di conflitti &#8211; contrasti. Non sono contraddizioni e neppure si può parlare di segni di ambiguità (sempre in termini letterari o culturali più in generale). La letteratura è un viaggio nel raccontare dei giorni. Testimonianze. Leonida Repaci e Francesco Grisi. Il primo è nato nel a Palmi 1898 e morto a Marina di Pietrasanta nel 1985 il secondo nato nel 1927, da genitori calabresi a Vittorio Veneto, e morto a Todi nel 1999. Due temperie generazionali e storiche che raccontano, d&#8217;altronde, due destini e due modelli anche esistenziali.</p>
<p>Si tratta, quindi, di due generazioni a confronto che hanno vissuto la Calabria e poi se ne sono allontanati. Sono partiti. La diaspora. Dentro questo taglio il viaggio &#8211; viaggiare è un vissuto ma resta anche una metafora che fa da corollario al sentire di un linguaggio che porta ricordi.<br />
Per <b>Repaci</b>, infatti, il luogo è un luogo geografico e luogo dell&#8217;anima. Per <b>Grisi</b> il luogo geografico lo si porta dentro anche se è necessario non dimenticare. Perché non dimenticare è ritrovarsi sempre. In <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-104429 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8716.jpeg" alt="" width="254" height="198" />qualunque luogo c&#8217;è un pezzo d&#8217;infanzia che si ritrova e ritorna nel suo misterioso albeggiare. In Repaci ciò che domina è la storia. Il prevalere della storia come avvenimenti che accadono. Nell&#8217;accadere degli eventi si consumano i processi esistenziali. In <b>Grisi</b> non c&#8217;è storia. Domina la memoria ed è dentro la memoria che si ascoltano il misterioso che si intaglia nella vita e il mito. Il tutto in una griglia simbolica di voci antiche che hanno richiami ancestrali.<br />
<b>Repaci</b> registra la realtà. Grisi racconta il tempo. Due visioni del mondo, in fondo, che si inquadrano in due spaccati letterari che hanno &#8220;diviso&#8221; la storia della letteratura. ma sono, comunque, due scrittori che appartengono chiaramente a generazioni differenti e nonostante tutto mostrano dimensioni identitarie comuni. Fatalità e tragedia riempiono le pagine di Repaci. Indefinibilità del personaggio è una peculiarità in Grisi. La Calabria sia per Repaci che per Grisi è il &#8220;territorio&#8221; dell&#8217;infanzia. Un&#8217;infanzia che diventa luogo dell&#8217;essere.</p>
<p>In <b>Repaci</b> anche l&#8217;infanzia è un messaggio storico ma diventa poeticamente antropologico. Per <b>Grisi</b> è un costante ritornare. Un senso omerico che si avverte in tutta la sua opera. Ma l&#8217;amore per la terra è una condivisione di appartenenza. Qui la distinzione è segnata e fa da misura di due posizioni ben distinte da un altro scrittore. Mi riferisco a <b>Corrado Alvaro</b>. Tra le due posizioni ci sta appunto l&#8217;Alvaro di Gente in Aspromontee l&#8217;Alvaro delle Memorie del mondo sommerso. In che modo?<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-104428 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8717.jpeg 1227w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Ebbene, &#8220;Gente in Aspromonte&#8221; è il romanzo alvariano (Alvaro: San Luca,15 aprile 1895 – Roma 1956) della rappresentazione (e forse anche della denuncia), del populismo, dei personaggi nella miseria, dei luoghi poveri, dell&#8217;ambiente che spazia sui personaggi stessi. E&#8217; il romanzo che fotografa focalizzando i contorni della storia. Mentre Memorie del mondo sommerso è il diario che intreccia il sogno, il tempo è un attraversamento tra i pezzi della memoria. E&#8217; un Alvaro diverso rispetto al romanzo prima citato. Lo avvicina di più a quella versione inquietante de L&#8217;uomo nel labirinto. Insomma in Alvaro si avverte una spaccatura che già di per sé potrebbe leggersi come una contraddizione letteraria.<br />
<b>Repaci</b> è dentro il primo modello alvariano. Non ci sono dubbi. <b>Grisi</b> ha sempre sposato il sogno e il sommerso mondo della memoria. Si potrebbe obiettare che <b>Alvaro e Repaci</b> sono della stessa generazione. Infatti Alvaro è del 1895 e muore il 1965. Si potrebbe obiettare che gli scritti di Repaci hanno una valenza cronologica anteriore ad alcuni scritti di Alvaro. Ma quello che qui preme sottolineare è la testimonianza letteraria e la formazione culturale di un contesto che è esistenziale ma anche artistico.<br />
C&#8217;è un fatto comunque di fondo. <b>Alvaro</b> muta il suo viaggio letterario. Dalla rappresentazione del reale va verso i percorsi onirici ed è qui che puntualizza la sua ricerca. <b>Repaci</b>, invece, no. E&#8217; l&#8217;impegno sociale e politico che lo caratterizza sino alla fine. Il caso di <b>Grisi</b> (appartenente come già si è detta ad una generazione successiva) è completamente diverso. Ciò che ha sempre contraddistinto la sua scrittura è la metafora e il mistero.<br />
Un passo di Repaci nel quale la fatalità è segno emblematico: &#8220;Come si fa giorno, la visione della tragedia si precisa in tutto il suo orrore. Nelle piazze sono più i morti che i vivi. Padri figli fratelli parenti li allineano uno accanto all&#8217;altro, e corrono a nuova agonia, lasciando a guardia di essi le donne e i fanciulli. Se ne stanno le madri a capo chino e con gli occhi chiusi; i piccoli nascondono il viso nel loro grembo. Ma i morti assottigliati seguitano a guardarli…&#8221;. Dalla fatalità e dalla tragedia di Repaci alla tragedia &#8211; mistero &#8211; speranza di Grisi.<br />
Così, allora, in Grisi: &#8220;&#8216;Non resta altro da fare. Nell&#8217;ora delle vaste crisi spirituali la preghiera è andare insieme verso la terra promessa. È vero che il popolo di Dio nel deserto per non perdersi mangiava le erbe amare per sollecitare il sonno e sognare? Come una droga…&#8217;/ Torna a casa. Gli sembra che il dolore si sia trasformato in pazienza. E la pazienza veste con l&#8217;ordine la semplifica trama della realtà. Mara è morta. Gli evangelisti hanno raccontato. L&#8217;uliveto è in Calabria. E tutto ha un significato per il viaggio. Anche il dolore prepara la resurrezione. Spesso non riusciamo a capire. Ma questo fatto significa soltanto che l&#8217;armonia non dipende dal nostro doloroso amore&#8221;.<br />
La Calabria è un lungo sogno che ci riporta al tempo dell&#8217;infanzia per Francesco Grisi. Per Repaci è una lunga attesa nel destino dell&#8217;uomo. Anche qui si gioca sulle metafore. Ma in fondo la letteratura resta, comunque, come già si diceva, sempre un intreccio di metafore. Alvaro, Repaci e Grisi sono tre voci in un destino comune. La Calabria è un sentire nell&#8217;allegoria del mistero che coinvolge, è un&#8217;attesa, è un mondo sommerso.<br />
Tre angolature chiaramente alla cui matrice c&#8217;è il sentimento delle radici che significa appartenenza. In tutti e tre le radici non sono soltanto un fatto individuale &#8211; soggettivo ma pongono nel gioco letterario l&#8217;identità di un popolo e i rimandi ad una antica civiltà.<br />
La grecità è un fatto che li accomuna. Una comunanza che è profondamente spirituale al di là di alcune separazioni letterarie. Ma è, appunto, Alvaro che chiude il cerchio. L’Alvaro che apre la sua visione letteraria con l’àncora delle radici ma che si inoltra nell’insondabile del sogno. Grisi è un perenne alchimista del sogno. Repaci resta legato alla condizione di una realtà che è storia, ma quando esce dalla storia diventa dimensione esistenziale.</p>
<p>dell’uomo.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-75154" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4.jpg" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4.jpg 354w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Pierfranco-Bruni-1-4-150x150.jpg 150w" alt="" width="354" height="354" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il ​regno del Silenzio e il ​grido dell’Arte: ​la ​rivolta della Creazione ​autentica nell’​era del Frastuono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 18:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="854" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-1170x781.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7098-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&#8220;L’arte è l’infanzia della libertà&#8221; Friedrich Hölderlin     di Carlo Di Stanislao Esistono due grandi forze nell’universo: il silenzio e la parola. Il silenzio prepara, la parola crea. Il silenzio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/09/il-regno-del-silenzio-e-il-grido-dellarte-la-rivolta-della-creazione-autentica-nellera-del-frastuono/">Il ​regno del Silenzio e il ​grido dell’Arte: ​la ​rivolta della Creazione ​autentica nell’​era del Frastuono</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’arte è l’infanzia della libertà&#8221; <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Friedrich Hölderlin  </b></i></span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto">di Carlo Di Stanislao</p>
<div id="attachment_99832" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-99832" class="wp-image-99832 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-Di-Stanislao-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-Di-Stanislao-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-Di-Stanislao-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-Di-Stanislao-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-99832" class="wp-caption-text">Carlo Di Stanislao</p></div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Esistono due grandi forze nell’universo: il silenzio e la parola. Il silenzio prepara, la parola crea. Il silenzio agisce, la parola dà impulso all’azione. Il silenzio costringe, la parola persuade. Gli immensi, imperscrutabili processi del mondo si perfezionano in un profondo, regale silenzio, ammantati dalla fastidiosa e fuorviante coltre del rumore.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il silenzio non è assenza, ma matrice. È il grembo oscuro da cui germogliano i semi dell’ispirazione, il respiro trattenuto prima del canto. La parola, invece, è il parto della luce: squarcia l’ombra, traccia sentieri nel caos, trasforma il sussurro in grido. Ma oggi, in un’epesa ossessionata dal clamore, il silenzio viene sepolto sotto montagne di frasi vuote, di likes effimeri, di parole che nascono morte. L’artista autentico è colui che resiste a questa deriva, che scava nel silenzio per trovare diamanti, non carbone.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pretendiamo misura nel giudizio. Pretendiamo il gesto di una critica autentica, che protegga l’artista degno di questo nome dal gusto effimero del pubblico, che lo difenda da quelli per cui la scrittura è mera attività commerciale. La critica non deve essere un tribunale, ma un faro: non condanna, ma illumina le opere che osano sfidare l’ovvio, che rifiutano di essere schiave del algoritmo. L’arte, quando è vera, non è un prodotto da mercato né un divertissement per masse distratte. È un atto di ribellione silenziosa, un dialogo tra l’inesprimibile e il tangibile, tra il vuoto e il pieno. È il ponte sospeso tra l’anima dell’artista e l’abisso del mondo.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La libertà della creazione artistica risiede nella sua capacità di sfidare il rumore del mondo senza esserne corrotta. Chi scrive, dipinge, compone o danza con integrità non cerca applausi, ma risuona nello spazio sacro del silenzio, dove nascono le verità che il frastuono non può udire. L’artista è un esploratore di mondi interiori: naviga negli oceani del non-detto, porta alla superficie perle di significato che il mercato vorrebbe ridurre a pietre decorative. La critica, allora, deve essere custode di questo santuario: non giudice severo, ma alleato che riconosce il fuoco dell’autenticità e spegne le luci false dell’opportunismo.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Eppure, oggi, il silenzio viene venduto come merce rara. Lo si confeziona in app di meditazione, lo si riduce a trend. Ma il silenzio dell’artista non è un prodotto: è una scelta radicale, un deserto in cui camminare senza mappa, un rischio che brucia le certezze. Chi crea sa che ogni opera è un tradimento del silenzio, ma anche un suo compimento: la parola, pur rompendo l’incantesimo, ne custodisce l’essenza.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’artista non è un venditore di illusioni, ma un tessitore di universi. E se il silenzio è la tela, la parola è il colore che la storia non potrà mai cancellare. La creazione autentica è un atto di amore per l’eterno: mentre il rumore svanisce nel vento, l’arte che nasce dal silenzio diventa eco di secoli, rifugio per chi cerca risposte nelle domande.  </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Oggi più che mai, serve una rivolta. Non con petardi o manifesti, ma con la disobbedienza quieta di chi rifiuta di urlare per farsi sentire. L’artista vero non lotta contro il rumore, lo trascende. La sua arma è la profondità, il suo scudo è il silenzio. E mentre il mondo corre verso il nulla, lui cammina lentamente, lasciando impronte che il tempo non cancellerà.  </span></div>
<div dir="auto">
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Autori <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">c</span>ontemporanei <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l</span>iberi</span></b></div>
<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></b></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel panorama letterario contemporaneo, esistono autori che si distinguono per la loro indipendenza dalle logiche commerciali delle grandi case editrici e per la libertà di pensiero nelle loro opere. Questi scrittori non si piegano alle mode editoriali imposte dal mercato, ma sviluppano una produzione autentica, spesso scomoda e critica nei confronti della società.<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Questi alcuni esempi </span></span><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">di autori italiani che hanno seguito questa strada<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">.</span></span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Italo Calvino</b>, con il suo stile innovativo e il suo impegno nel reinventare la narrativa con opere come Le città invisibili e Il barone rampante.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ignazio Silone</b>, autore profondamente politico e indipendente, noto per Fontamara, una denuncia sociale contro le ingiustizie subite dai contadini.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pier Paolo Pasolini</b>, che con i suoi romanzi (Ragazzi di vita, Petrolio), saggi e poesie ha sfidato il potere e le convenzioni borghesi.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Leonardo Sciascia</b>, le cui opere come Il giorno della civetta hanno smascherato i legami tra mafia e politica.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Antonio Tabucchi</b>, che con Sostiene Pereira ha dato voce alla resistenza intellettuale contro le dittature.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dario Bellezza</b>, poeta e scrittore che ha raccontato senza filtri la condizione omosessuale e il disagio esistenziale.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Michele Pecora</b>, noto per il suo approccio anticonformista alla musica e alla letteratura.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mario Luzi</b>, poeta simbolo di un’espressione lirica raffinata e indipendente, distante dalle influenze commerciali.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Cinema <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">i</span>ndipendente e <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l</span>ibero dalle Major</span></b></div>
<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></b></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel mondo del cinema, il concetto di libertà artistica è fondamentale per sfuggire alle imposizioni delle grandi case di produzione. Il cinema indipendente si caratterizza per una maggiore libertà espressiva, spesso affrontando tematiche controcorrente che le major evitano per motivi commerciali.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Registi come <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pier Paolo Pasolini</b>, <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Marco Bellocchio</b>, <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Paolo Sorrentino</b> (nelle sue prime opere) e <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Alice Rohrwacher</b> si sono distinti per il loro approccio autoriale e per aver evitato compromessi con l&#8217;industria. Anche il cinema internazionale ha esempi di indipendenza con figure come J<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">im Jarmusch</b>, <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Lars von Trier</b> e <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Agnès Varda</b>, che hanno saputo mantenere il controllo creativo sulle proprie opere.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le piattaforme di distribuzione alternative e i festival cinematografici indipendenti rappresentano oggi un&#8217;importante via per la diffusione di un cinema libero, consentendo a registi emergenti di esprimere la loro visione senza sottostare alle logiche commerciali delle grandi produzioni hollywoodiane.</span></div>
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<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">f</span>arsa degli Oscar 2025: <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">u</span>na <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">p</span>asserella <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">p</span>romozionale <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">m</span>ascherata da <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">c</span>ompetizione</span></b></div>
<div dir="auto"><b><span style="font-family: georgia, serif;"> </span></b></div>
<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’edizione 2025 degli Oscar ha ormai confermato ciò che da anni è sotto gli occhi di tutti: la più grande cerimonia di premiazione del cinema mondiale è diventata una mera vetrina promozionale per pochi eletti, piuttosto che una celebrazione della vera eccellenza cinematografica. Il processo di selezione è sempre più dominato da logiche di marketing e lobbying, lasciando fuori opere di grande valore artistico a favore di film confezionati su misura per conquistare la statuetta.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le nomination di quest’anno hanno suscitato polemiche per l’esclusione di film d’autore che hanno ricevuto riconoscimenti nei festival più prestigiosi, ma che non avevano il supporto di una grande macchina pubblicitaria alle spalle. Nel frattempo, alcune pellicole mediocremente accolte dalla critica sono entrate nella corsa agli Oscar grazie a campagne promozionali milionarie, dimostrando ancora una volta che la qualità dell’opera conta meno della sua capacità di essere &#8220;spinta&#8221; al momento giusto.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non è un mistero che l’Academy segua ormai criteri più legati alla rappresentanza, alle mode del momento e alle esigenze dell’industria piuttosto che a un vero criterio artistico. Ciò ha portato a un paradosso: i film più innovativi e coraggiosi finiscono per essere ignorati, mentre quelli che si adattano alle formule preconfezionate vengono esaltati come capolavori.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa degenerazione degli Oscar non è solo una questione di gusti: è un problema culturale. Il cinema, come l’arte in generale, dovrebbe essere uno spazio di libertà espressiva e sperimentazione, non un’arena dove vincono sempre i più potenti. La dipendenza dai blockbuster, dalle piattaforme streaming e dalle grandi campagne mediatiche ha reso gli Oscar prevedibili, noiosi e sempre meno rilevanti per chi ama davvero il cinema.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non è un caso che molti registi e cineasti indipendenti ormai ignorino completamente la cerimonia, preferendo circuiti alternativi in cui le loro opere possano essere apprezzate per il loro valore artistico, e non per la loro capacità di soddisfare i gusti di una giuria sempre più influenzata da dinamiche di potere.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In un mondo in cui il silenzio e l’autenticità artistica sono sempre più rari, la ribellione non sta nel cercare di entrare in un sistema corrotto, ma nel costruire spazi nuovi in cui il cinema possa tornare a essere una vera forma d’arte e non un prodotto da vendere. Gli Oscar 2025 saranno ricordati per l’ennesima sfilata di star e produttori intenti a lodare se stessi, ma la vera arte continuerà a esistere altrove, lontano dai riflettori, nel regno silenzioso della creazione autentica.</span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;edizione degli Oscar 2025 ha visto l&#8217;esclusione di diverse opere di grande valore artistico, sollevando interrogativi sulle logiche che guidano le scelte dell&#8217;Academy. Tra i film ingiustamente esclusi spicca Vermiglio di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Maura Delpero</b>, che non è riuscito a entrare nella cinquina finale per il Miglior Film Internazionale, nonostante le aspettative riposte su di esso. </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un&#8217;altra assenza notevole è quella del film politico di </span><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Clint Eastwood</b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, </span><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Giurato numero 2</i><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, che, nonostante una trama avvincente e una regia magistrale, è stato ignorato nelle nomination. </span></div>
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<div dir="auto"><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Anche sul fronte delle interpretazioni femminili, si registrano esclusioni sorprendenti: <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nicole Kidman</b> e <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Angelina Jolie</b>, rispettivamente protagoniste di <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Babygirl </i>e <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Maria</i>, sono state snobbate dall&#8217;Academy, nonostante la Kidman avesse vinto la Coppa Volpi all&#8217;ultima Mostra del Cinema di Venezia. </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Queste esclusioni evidenziano come, spesso, opere e performance di alto livello vengano trascurate a favore di produzioni più commerciali o supportate da campagne promozionali più aggressive, sollevando dubbi sull&#8217;effettiva valorizzazione dell&#8217;autenticità artistica nell&#8217;industria cinematografica contemporanea.</span></div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F03%2F09%2Fil-regno-del-silenzio-e-il-grido-dellarte-la-rivolta-della-creazione-autentica-nellera-del-frastuono%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%8Bregno%20del%20Silenzio%20e%20il%20%E2%80%8Bgrido%20dell%E2%80%99Arte%3A%20%E2%80%8Bla%20%E2%80%8Brivolta%20della%20Creazione%20%E2%80%8Bautentica%20nell%E2%80%99%E2%80%8Bera%20del%20Frastuono" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F03%2F09%2Fil-regno-del-silenzio-e-il-grido-dellarte-la-rivolta-della-creazione-autentica-nellera-del-frastuono%2F&#038;title=Il%20%E2%80%8Bregno%20del%20Silenzio%20e%20il%20%E2%80%8Bgrido%20dell%E2%80%99Arte%3A%20%E2%80%8Bla%20%E2%80%8Brivolta%20della%20Creazione%20%E2%80%8Bautentica%20nell%E2%80%99%E2%80%8Bera%20del%20Frastuono" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/09/il-regno-del-silenzio-e-il-grido-dellarte-la-rivolta-della-creazione-autentica-nellera-del-frastuono/" data-a2a-title="Il ​regno del Silenzio e il ​grido dell’Arte: ​la ​rivolta della Creazione ​autentica nell’​era del Frastuono"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/09/il-regno-del-silenzio-e-il-grido-dellarte-la-rivolta-della-creazione-autentica-nellera-del-frastuono/">Il ​regno del Silenzio e il ​grido dell’Arte: ​la ​rivolta della Creazione ​autentica nell’​era del Frastuono</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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