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	<title>letteratura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>letteratura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Mediterraneo e la filosofia. La filosofia del Mediterraneo è tempo e spazio tra civiltà e identità </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/202b2e79-3a14-4801-84f4-d9651749e11b-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p> Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. La filosofia mediterranea è viaggio. Non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong> <em>Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. La filosofia mediterranea è viaggio. Non pellegrinaggio. Attraversamento. Il mare obbliga alla rotta, il deserto obbliga all’oasi, il mito obbliga al racconto&#8230;Letteratura e filosofia sono intreccio come vele e vento.Non più generi: andature. L’una diceva l’odore, l’altra la ragione dell’odore. Insieme dicevano il sale.</em></strong></p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>I luoghi sono immaginari e reali. I luoghi sono tempo e spazio. Sono dimensioni e visioni. Sono storia e identità. I luoghi si offrono anche in un invisibile filosofico. Penso al Mediterraneo. Anzi ai Mediterranei. Il Mediterraneo non è geografia. È grammatica nella metafisica. Lo chiami “mare fra le terre”, &#8220;mediterraneus&#8221;, e già la lingua ti tradisce. Perché questo mare non sta fra le terre: le genera. Le cuce, le separa, le racconta. Dire il Mediterraneo e la filosofia è dire due nomi per un solo destino. Dire la filosofia del Mediterraneo è scoprire che la filosofia, prima di essere sistema, fu viaggio.<br />
Il Novecento ha mosaicizzato il concetto. Non l’ha inventato: l’ha riconosciuto. Camus ad Algeri, Maria Zambrano a Roma e a L’Avana, Albert Cohen a Corfù, Predrag Matvejević con il suo &#8220;Breviario&#8221;, Fernand Braudel che lo misura in “lunga durata”. Letteratura e filosofia sono intreccio come vele e vento. Non più generi: andature. L’una diceva l’odore, l’altra la ragione dell’odore. Insieme dicevano il sale.<br />
La grecità resta pilastro. Senza il logos di Eraclito, senza il mare colore del vino di Omero, senza Talete che misura l’ombra, non c’è Europa. Atene è il primo porto. Ma il Mediterraneo non è solo Atene. È Gerusalemme che prega, Alessandria che traduce, Cordova che commenta Aristotele in arabo, Palermo araba-normanna dove l’astrolabio parla greco. È Bisanzio che crolla e rinasce a Venezia.<br />
Oltre la grecità, dunque, non significa contro. Significa dopo. Dopo Ulisse viene Enea, e dopo Enea viene Ibn Battuta. Dopo Platone viene Plotino, e dopo Plotino viene Avicenna. Il Mediterraneo è filosofia perché non ha centro: ha approdi. Ogni approdo è un pensiero. Ogni pensiero è una sponda che ne chiama un’altra. Se la filosofia tedesca è foresta, se quella indiana è montagna, la filosofia mediterranea è viaggio. Non pellegrinaggio. Attraversamento. Il mare obbliga alla rotta, il deserto obbliga all’oasi, il mito obbliga al racconto.<br />
Il mare non è sfondo, è metodo. Talete vede l’acqua come arché perché vive di acqua. Agostino scrive a Ippona con il rumore delle onde. Paul Valéry, a Sète, detta &#8220;Il cimitero marino&#8221;: «Il mare, il mare, sempre ricominciato». Il mare non ha memoria. Ha eterno ritorno. Per questo il Mediterraneo pensa per cicli, non per linee. La storia non è progresso: è marea. Come nel Mediterraneo di Simenon.<br />
Il deserto sembra il contrario del mare, e invece è il suo specchio. Stessa immensità, stesso rischio, stesso cielo. Il deserto genera monoteismi perché toglie gli orizzonti. Elia sul Carmelo, Maometto nella caverna, i Padri in Tebaide, Charles de Foucauld nel Sahara. Il vuoto è la pagina. Dio è il nome che dai al vento. La filosofia del deserto è essenzialità. Togliere, non aggiungere. Maimonide a Fustat, Simone Weil a Marsiglia: digiuno del concetto. Pavese con la sua Leucò.<br />
I miti e gli dei non sono ornamenti. Sono grammatiche dell’attraversamento. Ulisse è il primo filosofo: sa che Itaca non è luogo, è ritorno. Edipo è l’anti-filosofo: risolve l’enigma e non risolve sé. Dioniso è la filosofia del corpo, Apollo la filosofia della forma. Ma il Mediterraneo non sceglie: li tiene insieme. Perché il mito non è favola: è struttura. E gli dei non sono morti: sono emigrati. Li ritrovi nei santi, nei patroni, nei nomi delle barche. Il Novecento ha capito che il Mediterraneo non si definisce: si mosaicizza. Ogni tessera è una pagina che segna sponda e confine.<br />
Albert Camus da  &#8220;Nozze&#8221; del  1939 a &#8220;L’estate&#8221; drl 1954: Tipasa, “nozze del mondo”. La filosofia non è sistema, è sole sulla pietra. «In mezzo all’inverno, ho scoperto in me un’invincibile estate». Il Mediterraneo è misura greca contro la dismisura tedesca. Assurdo sì, ma con luce. L’uomo mediterraneo si rivolta, ma non dispera: nuota.<br />
Maria Zambrano da &#8220;L’uomo e il divino&#8221; del  1955 a &#8220;Chiari del bosco&#8221; del  1977: esiliata, scrive che la ragione poetica nasce dove la ragione strumentale fallisce. Il Mediterraneo è “delirio e destino”. La filosofia deve tornare ad essere saper dell’anima. I suoi dèi sono le viscere. Il mare è metafora della ragione materna: accoglie, non domina.<br />
Predrag Matvejević in  &#8220;Breviario mediterraneo&#8221; del 1987: il Mediterraneo è lessico. Breve, portolano, inventario. «Il Mediterraneo non è solo geografia». È modi di dire, tipi di pane, gesti. La filosofia è catalogo, ma catalogo amoroso. Ogni voce è un porto.<br />
Cesare Pavese fa della grecità un Mediterraneo tra le onde di Calabria e i miti in dialogo con gli dei e il tragico scavato anche in Nietzsche oltre Platone. L&#8217;immortale è nell&#8217;isola ma l&#8217;isola è destino.<br />
Giuseppe Ungaretti è il suo &#8220;porto sepolto&#8221; del  1916: la guerra sul Carso, ma il mare è Alessandria d’Egitto, infanzia. “Di questa poesia mi resta quel nulla d’inesauribile segreto”. Il Mediterraneo è memoria che affiora. La parola è relitto che galleggia.<br />
Ci sono pagine che non sono libri: sono fari. Esempi necessari. Omero. Odissea, libro V: Calipso offre l’immortalità. Ulisse piange guardando il mare. Sceglie Itaca, cioè il limite. Prima lezione mediterranea: meglio una vita mortale che un’eternità senza patria. A questo tracciato si ancora Pavese nel dialogo tra Ulisse e Calipso. Agostino. Confessioni.  X, 8: «E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, i flutti del mare… e trascurano sé stessi». Il Mediterraneo è fuori, ma la traversata è dentro.  Ibn Arabi. L’interprete delle passioni. “Il mio cuore è diventato capace di ogni forma: è prato per le gazzelle, convento per i monaci, tempio per gli idoli, Kaaba per il pellegrino”. Filosofia come capienza. Il mare tiene tutte le fedi.<br />
Fernand Braudel. Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II del 1949. La  “lunga durata”. Il mare impone il tempo lento. Le idee non nascono: sedimentano. La filosofia mediterranea è geologica.<br />
Paul Valéry. Eupalinos o l’architetto del 1923. Dialogo di ombre. Costruire è scegliere il peso. Il Mediterraneo insegna l’architettura del limite: colonnato, non grattacielo.  Sono sponde. A oriente, Bisanzio e il mare nostrum che diventa ottomano. A occidente, le Colonne d’Ercole che diventano America. A sud, il deserto che detta il libro. A nord, l’Europa che dimentica il sale e si fa carbone. I confini non chiudono: segnano. E ogni segno è invito al passaggio.<br />
Il Mediterraneo non ha tesi: ha rotte. Non ha sistema: ha portolani. La sua filosofia è l’arte di perdere terra per trovare mondo. Letteratura e filosofia, qui, non si distinguono: si richiamano. Perché Omero è già Eraclito, e Sant’Agostino è già Ungaretti. Oltre la grecità, dunque.  Sì. Perché dopo il logos viene la carne, dopo il tempio viene la tenda, dopo Atene viene Cartagine, dopo Roma viene il mare aperto. Ma la grecità resta pilastro: ci ricorda la misura. Senza misura, il viaggio è naufragio. Con la misura, il naufragio è odissea.<br />
Il Novecento ha mosaicizzato perché ha capito: non esiste il Mediterraneo, esistono i mediterranei. Quello di Camus non è quello di Zambrano. Quello di Braudel non è quello di Valéry. Eppure tutti sanno che qui gli dei attraversano ancora. A volte in forma di mito, a volte in forma di migrante, a volte in forma di verso.<br />
Ci sono pagine importanti, sì. Restano a segnare sponde e confini. Ma la più importante è sempre la prossima: quella che scrivi partendo. Perché la filosofia del Mediterraneo non è contemplazione: è imbarco. Si pensa salpando. Si esiste tornando. E tra la partenza e il ritorno, c’è il mare. Il mare che ci pensa. Il mare è viaggio.  Certo. Ma è anche isola. L&#8217;isola che si porta dentro. L&#8217;isola che si abita. L&#8217;isola che ci attraversa. Da un&#8217;isola a un&#8217;altra. Omero è la filosofia di Pavese. Una grecità profonda che è dentro il Mediterraneo che diventa i Mediterranei oltre la storia. La filosofia è pensiero. In questi brevi percorsi la filosofia ha sempre una metafisica che ci manca.</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-87123" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 1080w" alt="" width="283" height="283" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/06/il-mediterraneo-e-la-filosofia-la-filosofia-del-mediterraneo-e-tempo-spazio-tra-civilta-e-identita/">Il Mediterraneo e la filosofia. La filosofia del Mediterraneo è tempo e spazio tra civiltà e identità </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La grecità di Bianca Garufi: un docu-video per riscoprire una voce dimenticata del Novecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 07:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[BIANCA GARUFI]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/locandina-garufi-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Con il fine di ridestarne la memoria, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/la-grecita-di-bianca-garufi-un-docu-video-per-riscoprire-una-voce-dimenticata-del-novecento/">La grecità di Bianca Garufi: un docu-video per riscoprire una voce dimenticata del Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Con il fine di ridestarne la memoria, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per la rassegna ‘Il maggio dei libri’ sostenuta dal MIC e dal Cepell.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 maggio del 2006 moriva Bianca Garufi.</p>
<p>Precisamente venti anni fa.</p>
<p>Una data tristemente dimenticata dalla stampa e da una parte della critica che in lei, evidentemente, stenta ancora a riconoscere una delle intellettuali che ha contribuito a formare la letteratura italiana del Novecento, facendosene perfino ‘ambasciatrice’ all’estero.</p>
<p>Con il fine di ridestarne la memoria, allora, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per la rassegna ‘<strong>Il maggio dei libri</strong>’ sostenuta dal <strong>MIC</strong> e dal <strong>Cepell</strong>.</p>
<p><strong>Il docu-video </strong></p>
<p><strong>La grecità di Bianca Garufi</strong></p>
<p>A vent&#8217;anni dalla sua scomparsa, questo breve docu-video restituisce voce e identità a Bianca Garufi (1918-2006), intellettuale, scrittrice e psicanalista, troppo a lungo ridotta a solo a musa ispiratrice di Cesare Pavese.</p>
<p>Nata a Roma da una famiglia aristocratica siciliana, Garufi attraversa il cuore della cultura italiana del Novecento: lavora per Einaudi dal 1944 al 1958, stringe un intenso legame intellettuale ed esistenziale con Pavese, coltiva una passione profonda per il mito, la grecità e la cultura della Magna Grecia. Per Garufi il mito classico non è un riferimento letterario tra tanti, ma una chiave di comprensione del mondo e dell&#8217;esistenza. La grecità diventa allora una chiave di accesso all&#8217;animo e di lettura del contesto socio-culturale in cui è immersa.</p>
<p>Attraverso lettere, testimonianze e interventi si esplorerà il legame con Pavese, non come un riconoscimento passivo, ma come un dialogo tra pari; il mito e la grecità come strumenti per leggere il Novecento e il meridione contemporaneo.</p>
<p>Il docu-video sarà consultabile su <strong>YouTube</strong> in modalità premiere a partire dalle ore 11:00 del 31 maggio al seguente link:</p>
<p><iframe  id="_ytid_28113"  width="1170" height="658"  data-origwidth="1170" data-origheight="658" src="https://www.youtube.com/embed/QBs9wDQeqfs?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></p>
<p><strong>Un progetto di: </strong>Sulle sponde della Magna Grecia</p>
<p><strong>Sostenuto da: </strong>Ass. Centro Studi e Ricerche &#8220;Francesco Grisi&#8221;</p>
<p><strong>In occasione della rassegna:</strong> Il maggio dei Libri (Cepell &amp; MIC) nel filone &#8220;creature del nostro tempo&#8221;</p>
<p><strong>Link dell&#8217;iniziativa sul sito del Cepell:</strong></p>
<p><a href="https://www.ilmaggiodeilibri.cepell.it/edizione/gestore.php?var0=appuntamenti&amp;uniquecode=202604679">https://www.ilmaggiodeilibri.cepell.it/edizione/gestore.php?var0=appuntamenti&amp;uniquecode=202604679</a></p>
<p><strong>Ma che cos&#8217;è il Maggio dei Libri?<img decoding="async" class="aligncenter wp-image-124521 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri.png" alt="" width="781" height="555" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri.png 781w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-300x213.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-768x546.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/il-maggio-dei-libri-585x416.png 585w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></strong></p>
<p>Nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile, Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto. Tutti possono contribuire organizzando iniziative che si svolgano fra il 23 aprile e il 31 maggio e registrandole nella banca dati della campagna, su questo sito.</p>
<p>Nella sua missione, Il Maggio dei Libri coinvolge in modo capillare enti locali, scuole, biblioteche, librerie, festival, editori, associazioni culturali e i più diversi soggetti pubblici e privati. In Italia ma non solo: ogni anno, infatti, la campagna varca i confini nazionali unendo nella comune passione per la lettura diverse realtà, come le scuole italiane all’estero. Grazie alla collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel corso delle edizioni si sono svolti appuntamenti in numerosi Paesi tra cui: Argentina (Buenos Aires e Morón), Belgio (Bruxelles, Liegi e il sito UNESCO Blegny-Mine), Brasile (San Paolo), Canada (Toronto), Croazia (Albona e Zara), Francia (Lione e Parigi), Germania (Berlino e Monaco di Baviera), Grecia (Atene), Perù (Lima), Romania (Bucarest), Slovenia (Koper e Pirano), Spagna (Barcellona e Sitges), Svizzera (Basilea, Lugano e Poschiavo) e Turchia (Smirne), oltre a iniziative organizzate da numerosi Istituti Italiani di Cultura, Ambasciate e Consolati all’estero di tutto il mondo.</p>
<p><strong>Sulle sponde della Magna Grecia<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124522" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-300x300.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1024x1024.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-150x150.png 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-768x768.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1920x1920.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-1170x1170.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-585x585.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1-640x640.png 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/logo-sponde-magna-grecia-1.png 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></p>
<p>Il progetto mira a colmare una lacuna significativa: la quasi totale assenza nei manuali scolastici e accademici degli scrittori e delle scrittrici del sud Italia che hanno dato un contributo fondamentale alla produzione letteraria del Novecento. “Sulle sponde della Magna Grecia” è quindi una risposta concreta a questa esigenza.</p>
<p>Gli autori (Pierfranco Bruni, Micol Bruni e Marilena Cavallo) e la curatrice (Rosaria Scialpi) mirano a offrire contenuti inediti e prospettive alternative per un approccio realmente unitario alla letteratura nazionale.</p>
<p>“Sulle sponde della Magna Grecia” è allora un invito alla scoperta, un ponte tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, che promuove una rilettura dinamica e accessibile del Novecento meridionale. Preparatevi a riconsiderare ciò che pensavate di sapere sulla letteratura italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/la-grecita-di-bianca-garufi-un-docu-video-per-riscoprire-una-voce-dimenticata-del-novecento/">La grecità di Bianca Garufi: un docu-video per riscoprire una voce dimenticata del Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 20:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/D529AE38-AE2E-4E3B-8A01-A89FE69FABD3-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Pierfranco Bruni I Mediterranei sono una geo cultura nella geografia del tempo. Un tempo metafisico che lega e unisce, intreccia e consolida memorie e destini. La letteratura è una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/">La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Pierfranco Bruni</p>
<div id="attachment_123771" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123771" class="wp-image-123771 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3667-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-123771" class="wp-caption-text">Pierfranco Bruni</p></div>
<p>I Mediterranei sono una geo cultura nella geografia del tempo. Un tempo metafisico che lega e unisce, intreccia e consolida memorie e destini. La letteratura è una comparazione tra luoghi e spazio. Esempi e testimonianze tra voci e parole che si focalizzano nel cuore delle civiltà, dei popoli, delle epoche.</p>
<p>Sono i “Poemi conviviali” dell’ultimo Pascoli che diventano sintesi e percorsi di una poetica della grecità che racchiude il senso del viaggio che ha un suo incipit nella poetica di Leonida di Taranto sino al Foscolo isolano e dolente dei sonetti che recitano la bellezza e il tragico. Il canto di Leonida è canto della partenza nel viaggio onirico e geografico della Magna Grecia pre e post omerica. Un recitativo tra vita e morte che interesserà un inquietante ulissismo che riguarda proprio i poeti della Taranto di una Magna Grecia lirica. Come il caso di Raffaele Carrieri, poeta della fuga e del viaggio che recupera Leonida.</p>
<p>Vita e morte sono un indissolubile attraversamento nell’Ermetico Leonida che offre la voce agli Ermetici versi quasimodiani della sera. Il pianto della vecchia Maronide di Leonida di Taranto porta nella voce e nel verso l’ironia dell’epigramma greco. Anticipa tutto ciò che si ascolterà nella lirica latina. Il mondo latino trasferisce ambienti e costruzioni in una innovazione virgiliana.<br />
Così Leonida:<br />
“Si lamenta<br />
anche sotto terra: non per i figli<br />
o il marito lasciati senza nulla.<br />
Piange solo per il calice vuoto”.</p>
<p>Poeta esistenzialista, Leonida. Trova nelle strade il vissuto e le interpretazioni delle esistenze. A Leonida di Taranto, Salvatore Quasimodo deve il suo approccio “ermetico” nel passaggio tra la grecità e la latinità nel suo apparentarsi con i Lirici.<br />
I Lirici greci e latini in un percorso che si vive nella Antologia Palatina. Quasimodo traduce da poeti e l’impatto con il vocabolario lirico è molto più forte rispetto ad un traduttore di mestiere. Leonida, in modo particolare, rappresenta la grecità antica.<br />
Infatti il suo contesto è quello degli anni 330 o 320 a.C. fino al 260 a.C. circa. Era nato a Taranto e, dopo lunghe erranze, muore ad Alessandria d’Egitto. Il poeta dell’esilio e nell’esilio scopre il senso del viaggio. La Magna Grecia e l’Egitto. Terre orfiche attraverso le quali il viaggio diventa un pellegrinaggio per scavi di memorie. La grecità sommessa. “…la corda… mediterranea…”.</p>
<p>La virgilianità che recupera l’omerico senso del viaggio. Il pianto antico. Il vento che raccoglie le ore di Tindari. La madre nella sua “dulcissima” ora. Il padre tra le macerie della guerra e del tempo che diventa rovina di una nostalgica memoria.</p>
<p>Salvatore Quasimodo in una religiosa parola che diventa linguaggio dell’uomo nella sua contemporaneità e nella sua pietas. Una madre. Una terra. La ricerca della cristianità. Salvatore Quasimodo ha cercato di leggere la madre e la terra con la spiritualità e la testimonianza.</p>
<p>Si intreccia così il rito pagano e quello cristiano. La Magna Grecia è un intreccio. . I lirici greci. Soprattutto Leonida di Taranto. La sua è un abitare il vento e le voci greche del Mediterraneo.<br />
Quasimodo:<br />
“Il greco ritornava a essere ancora un’avventura, un destino a cui i poeti non possono sottrarsi”.<br />
A Leonida di Taranto dedica, oltre alla traduzione, un saggio di straordinaria valenza estetica. L’esilio interiore di Leonida è il suo esilio in viaggio. Un Quasimodo legato profondamente a Leonida e a D’Annunzio.</p>
<p>Leonida sembra una costante nel vissuto greco di Quasimodo. Leonida nel vento di Taranto recita:<br />
“Riposo molto lontano dalla terra d’Italia<br />
e di Taranto mia Patria<br />
e ciò m’è più amaro della morte.<br />
Tale destino hanno i nomadi<br />
a conclusione della loro inutile vita!<br />
Le Muse però mi hanno caro<br />
ed a compenso delle mie afflizioni<br />
mi offrono una dolcezza di miele.<br />
Il nome di Leonida non tramonta per esse:<br />
i loro doni lo testimoniano sino all’ultimo sol”.<br />
Di Leonida dirà:<br />
“… era un uomo libero, figlio di una città che ai tempi in cui vi abitava era ancora l’emblema di una confederazione civile nemica dei compromessi e favorevole al rispetto dei diritti dell’uomo…”.<br />
Una terra che è isola. Un’isola che è mondo arabo e greco. Cristianità e rivelazione. La stessa terra, lo stesso viaggio, lo stesso camminamento esistenziale.</p>
<p>La poesia che si fa lirismo spirituale in un canto in cui l’epigrammismo diventa nostalgico senso della terra e del mare in un tempo si attraversa:<br />
“un pellegrinaggio nel Mediterraneo” (Quasimodo).<br />
Leonida, nomade tra terre e parole, diventa per Quasimodo il porto mai sepolto e sempre veliero tra le onde. Dirà:<br />
“Come Odisseo il suo marinaio affronta la solitudine. Ma qui l’avventura non ha i contorni del poema omerico ed è … antiromantica”.<br />
Quasimodo trova in Leonida il punto di incontro con il viaggio e l’estetica come lo vivrà con D’Annunzio in un saggio del 1939:<br />
“… a D’Annunzio aggiungeremo che egli fu l’ultimo poeta nostro che abbia predato la solitudine necessaria al suo lavoro, senza cadere in servitù di alcuno. Oggi i poeti si muovono fra coltelli”.</p>
<p>Tra Leonida e D’Annunzio, Quasimodo, con La Pira, vive i naufragi e le tempeste in un viaggio migrante e da esule in una terra chiamata isola e mare attraversando i luoghi di Virgilio e di Dante. In una terra dall’alba nuova che verrà vissuta come una vita nuova (nova). Così come è stato in Leonida, esule e alla ricerca sempre della sua terra mai dimenticata.<br />
Così Leonida:<br />
“Passate senza fare rumore oltre<br />
la mia tomba, non svegliate la vespa<br />
pungente che posa nel sonno. L’ira<br />
di Ipponatte che ha osato scatenarsi<br />
contro i genitori, è ora in pace.<br />
Ma, attenti: le sue parole di fuoco<br />
possono bruciare pure dall’Ade”.</p>
<p>Un tempo immenso e un tempo metaforicamente infinito. Nel Quasimodo che rilegge Leonida si avvertono dei legami che hanno nella grecità una profonda visione omerica. L’indefinito e il ritorno sono un sigillo che scava la vita e la morte. Il suo riflettere sulla morte ha anche una visione onirica.<br />
In Leonida si ascolta:<br />
“Infinito fu il tempo, uomo, prima<br />
che tu venissi alla luce, e infinito<br />
sarà quello dell’Ade. E quale parte<br />
di vita qui ti spetta, se non quanto<br />
un punto, o, se c’è, qualcosa più piccola<br />
di un punto? Così breve la tua vita<br />
e chiusa, e poi non solo non è lieta,<br />
ma è assai più triste dell’odiosa morte.<br />
Con una simile struttura d’ossa<br />
tenti di sollevarti fra le nubi nell’aria!<br />
Tu vedi, uomo, come tutto è vano:<br />
all’estremo del filo c’è un verme<br />
sulla trama non tessuta dalla spola.<br />
Il tuo scheletro è più tetro<br />
di quello di un ragno. Ma tu<br />
che, giorno dopo giorno, cerchi<br />
in te stesso, vivi con lievi pensieri,<br />
e ricorda solo di che paglia sei fatto”.</p>
<p>La morte e la terra. Il viaggio e la grecità. La sensualità e gli echi che hanno simboli e miti. Il confronto tra Leonida e Quasimodo è un itinerario errante. Resta tale. Leonida muore lontano dalla sua terra. Quasimodo (Cfr. Video di Pierfranco Bruni “Il suono e la parola. Un errare che accomuna due poeti di epoche distante tra il tempo tracciato e il tempo vissuto tra la grecità e l’Egitto in una griglia di simboli e di archetipi che recitano la vita e la morte. Leonida è l’errante che vive costantemente nel viaggio reale e metaforico del figlio di Modica.</p>
<p>Una erranza che è completamente attraversata dalla nostalgia. La nostalgia del tempo che della in – finitudine un immaginario che ha il canto della grecità profonda. Una “terra impareggiabile” come la vita come la morte: “Non ho paura della morte, / come non ho avuto timore della vita”.<br />
Leonida di Taranto, dunque, è il riferimento di una grecità diffusa e immensa dentro un itinerario che ha una centralità nell’orfico percorso tra mito e rito che accompagna sia Ibico che tutta la Magna Grecia. I pilastri restano i modelli greci catturati dalla lirica latina catulliana, ma si immerge in tutto il contesto che sarà stilnovista e prima scuola siciliana. Elementi che portano a tutto il primo Novecenuo radicato tra Foscolo, Alfieri e Pirandello di “Mal giocondo” in una temperie dannunziana. Foscolo ha la sua Itaca Zacinto. Pirandello la sua greca araba Girgenti. Leonida la sua Taranto sulle sponde del fiume e dei mari.</p>
<p>Così nel Novecento del Carrieri pellegrino e viandante. Leonida il poeta Magno Greco nel Mediterraneo delle letterature. Un Mediterraneo che incrocia destini e profezia in una geo cultura che pone al centro il tempo e non la storia. Pone al centro il labirinto e non il caos. Un viaggio tra memoria mare e madre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/19/la-grecita-profonda-dalla-antologia-palatina-a-foscolo-da-leonida-a-quasimodo-un-itinerario-mediterraneo/">La grecità profonda. Dalla Antologia Palatina a Foscolo. Da Leonida a Quasimodo. Un itinerario mediterraneo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Giuseppe Berto e i Racconti. La parola che scava nel buio e tra le ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:40:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Berto]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/76373d72-c04c-4fa5-b385-33da5611edc6-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p><blockquote><p>Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi sistemi. Ha bisogno di voce. Ha bisogno di racconto. I suoi  &#8220;Racconti&#8221; sono questo. Sono scavo. Sono confessione. Sono diario che si fa letteratura. Sono letteratura che non dimentica il sangue perché non dimentica il senso della scrittura. Pierfranco Bruni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se dovessi entrare, anzi rientrare, nel mondo &#8211; labirinto letterario e umano di Giuseppe Berto,  scrittore di immenso spessore del Novecento europeo, punterei fortemente sui Racconti. Costituiscono un laboratorio non solo semantico ma esistenziale e letterario.<br />
Giuseppe Berto è scrittore di terra e di nevrosi. È scrittore di guerra e di psiche. È scrittore che parte dal fango e arriva all’anima. Non ha bisogno di grandi sistemi. Ha bisogno di voce. Ha bisogno di racconto. I suoi  &#8220;Racconti&#8221; sono questo. Sono scavo. Sono confessione. Sono diario che si fa letteratura. Sono letteratura che non dimentica il sangue perché non dimentica il senso della scrittura.<br />
Berto viene dalla guerra. Viene dalla prigionia. Viene dal silenzio. E quando torna, torna con la parola rotta. Torna con la parola che balbetta. Torna con la parola che cerca senso. In questo c&#8217;è la corazza di una letteratura fatta di anima. I suoi &#8220;Racconti&#8221; vivono di due caratteristiche ci dice Berto parlando proprio dei suoi racconti. Ovvero: &#8220;Due sono le caratteristiche che ho mantenuto attraverso le mie quasi incontrollate evoluzioni: la felicità del narrare e una vena di romanticismo che tenacemente s&#8217;accompagna prima alle crudezze del neorealismo e poi allo humour del psicologismo&#8221;.<br />
Già in &#8220;Guerra in camicia nera&#8221; del 1955 c&#8217;è il diario. È documento. È passaggio dal neorealismo allo psicologismo. È passaggio dal fatto al sentimento. Dal fatto al male. Il male non è più fuori. Il male è dentro. Il male è oscuro. E il buio non si vede. Il buio si vive.  Vivendolo racconta di una testimonianza profonda. Infatti importanti suoi  &#8220;Racconti&#8221; nascono lì. Nascono quando la nevrosi da angoscia lo blocca per quasi un decennio. Nascono quando la parola diventa cura. Nascono quando la scrittura diventa terapia e oltre. Non è letteratura di salotto. È letteratura di stanza. Di stanza d’albergo. Di stanza di clinica. Di stanza di provincia. La provincia di Berto è Mogliano. È Veneto. È terra che tace. Terra che nasconde. Terra che non perdona. È la Calabria immensa e dolorante. È il mare le cui onde scrosciano tra gli scogli e il tempo di Capo Vaticano.<br />
Berto non è solenne. È piuttosto amaro con l&#8217;ironiae il sorriso. Ride per non piangere. Ride per non impazzire. Il suo umorismo è umorismo di chi ha visto la guerra. È umorismo di chi ha visto il padre morire di cancro. È umorismo di chi ha visto sé stesso perdersi e ritrovarsi lungo i viaggi e l&#8217;attesa<br />
Infatti in molti &#8220;Racconti&#8221; c’è il grottesco. C’è il meccanico Febo Còrtore di &#8220;La Luna è nostra&#8221; del 1957. C’è il giornalista che è Berto stesso. C’è l’incontro impossibile. C’è l’assurdo. C’è il dialogo che non chiude. C’è la vita che non chiude. E il lettore resta lì. Resta sospeso. Resta tra riso e angoscia nell’attesa di un vento di roccia.<br />
È stile che ricorda Pavese. Pavese della collina. Pavese della solitudine. Ma Pavese è mito. Berto è nevrosi. Pavese è destino. Berto è malattia. Pavese è destino che si accetta. Berto è destino che si combatte. E il combattimento è parola. È pagina. È racconto. Pavese e Berto sono la Calabria greca che recuperano Pirandello non solo del teatro ma degli abissi di &#8220;Mal giocondo&#8221;. Pirandello della maschera e dell’umorismo. Ma Pirandello è filosofia. Berto è corpo. Berto è sudore. Berto è notte insonne. Berto è terapia.  Mentre Pavese é mito e soprattutto l&#8217;anima di Leucò.<br />
Chiaramente uno dei temi centrali  è il male oscuro. Il male che non ha nome. Il male che non ha volto. Il male che non ha causa. Il male che non si vince. Si convive. Si racconta. Si scrive.  Berto Pirandello e Pavese non descrivono il male. Lo vivono e lo trasfigurano in scrittura.<br />
Nei &#8220;Racconti&#8221; di Berto il male oscuro è amore e fallimento. È paternità.  E cerca una casa come Ulisse che cerca Itaca. Ma la casa di Berto è interiore. È la casa della mente. E la mente è in guerra. È in guerra con sé stessa. È in guerra con il mondo. Cerca un&#8217;isola e la trova proprio in Capo Vaticano.<br />
Ecco perché i &#8220;Racconti&#8221; sono moderni. Sono moderni perché parlano di nevrosi. Parlano di ansia. Parlano di angoscia. Parlano di terapia. Parlano di psicoanalisi. Berto incontra Nicola Perrotti. Incontra l’abruzzese che lo cura. Incontra la parola che ascolta. E la parola che ascolta diventa parola che salva. Non salva del tutto. Salva di quel tanto che basta per scrivere un’altra pagina. La pagina diventa la ricerca e l&#8217;attesa.<br />
Berto non é letterariamente figlio di Verga. Ma come più volte sottolineato dalla critica letteraria è figlio di Svevo e della coscienza nelle metafore di Zeno e oltre Zeno. È l’inquietudine oltre il tempo di Zeno. Perché é  molto vicino a Céline del &#8220;Viaggio al termine della notte&#8221;. Vicino a Céline del linguaggio basso, della rabbia, del nichilismo. Ma  Berto è ricerca e cerca un&#8217;uscita di sicurezza per dirla con Silone. Berto cerca la luce nel bosco.<br />
I &#8220;Racconti&#8221; di Berto sono mestiere di vivere. Mestiere di vivere nel senso pavesiano ovvero un mestiere di vivere come mestiere di morire un poco ogni giorno. Mestiere di vivere come mestiere di resistere.  Ciò è nella scrittura il grido del silenzio e della solitudine apounto cercata e trovata. Non dà soluzioni. Berto dà testimonianza. Testimonia che si può stare nel buio. Testimonia che si può parlare del buio. Testimonia che la parola salva. Non salva la vita. Salva il senso. Salva il senso di aver vissuto.  Il suo linguaggio è il coraggio del rischio. Mai il risentimento di aver vissuto o non vissuto tra il silenzio e le macerie.<br />
I &#8220;Racconti&#8221; sono brevi. Sono a volte schegge. Schegge di memoria. Schegge di guerra. Schegge di amore. Schegge di clinica. E le schegge fanno male e restano come resta la parola.<br />
La parola resta come resta il male oscuro. Resta per essere detto. Resta per essere nominato. Pur nel vento di un anonimo veneziano. I &#8220;Racconti&#8221; sono sul filo della soglia. Sono porta. Porta che si apre sul buio. E nel buio c’è voce. C’è voce che non si arrende. C’è una voce che ride che piange che scrive.  La scrittura resta. Resta come resta il male oscuro. Resta per dirci che l’uomo non è eroe. L’uomo è uomo. L’uomo cade. L’uomo si rialza. L’uomo racconta. E nel raccontare vive.  Il senso e il tempo. La notte e l&#8217;aurora. Berto è lo scrittore della coerenza nel fallimento della modernità. Cosa resta alla fine? Ciò che lo stesso Berto sottolinea: &#8220;&#8230;l’unica via d’uscita, che ha valore soltanto rispetto a se stessi, è combattere giorno dopo giorno per preservare dal maligno la propria coscienza e soltanto essa”. l’unica via d’uscita, che ha valore soltanto rispetto a se stessi, è combattere giorno dopo giorno per preservare dal maligno la propria coscienza e soltanto essa”.</p>
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		<title>Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p>
<p>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230; Si può? Povera Patria mia&#8230; Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230;</em><br />
<em>Si può? Povera Patria mia&#8230;</em></p>
<p>Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di coraggio. Dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Berto Ricci&#8230; Uno dei maestri del Novecento letterario resta Cesare Pavese. Procedo in modo a-sistematico.<br />
Perché Pavese? Subito detto. Pavese non amò Primo Levi. L&#8217;intoccabile Primo Levi. Ma non amò neppure Italo Calvino. Fu ripagato da Pasolini riscoperto dalla destra istituzionale che considerò Pavese uno scrittore provinciale.</p>
<p>-Vi spiego</p>
<p>Pavese-Primo Levi tra mito, testimonianza e critica al realismo dominante. Cesare Pavese si rifiutò di pubblicare il libro di Primo Levi:  “Se questo è un uomo” all’interno della collana di narrativa, poiché lo riteneva un libro di cronaca. Una mera cronaca senza letteratura. Non lo ha mai considerato un romanzo. Soltanto dopo la morte di Pavese venne pubblicato dalla Einaudi.<br />
Discutiamo dunque di letteratura del Novecento. Nel segno non solo della rilettura di quella storia che ci è stata imposta dai testi scolastici e universitari. Testi completamente affidati a modelli ideologici. Di discussione nel corso di questi anni ne abbiamo fatte tante, ma ci sono responsabilità sia istituzionali che di metodologia applicata alla pedagogia. La vera storia della letteratura italiana del Novecento non è quella che si fa studiare nei libri di testo – scuola superiore e università. È una letteratura “gestita” politicamente.<br />
Più volte sono entrato nel merito di ciò.<br />
Certo. Ma leggete un po’ i contemporanei: da Tondelli a Sanguineti (per risalire indietro e non ridiscendere) dall’autore di “Gomorra” a tutta una letteratura in odore di non letteratura vera.<br />
Nota dolente continuare a considerare grande scrittore Primo Levi. Considerare Pasolini un grande. E gli scrittori veri?<br />
Ma scusate: cosa hanno a che fare Pasolini e Mishima? Elogio alla non conoscenza!</p>
<p>-Invece di fare un&#8217;operazione intelligente su Papini Pavese Grisi Deledda Berto&#8230; Cosa si fa? Si riscopre Pasolini&#8230; Dio mio che ignoranza<br />
Sfido a trovare pagine su Giuseppe Berto, su Marcello Gallian, su Francesco Grisi, Diego Fabbri, Antonio Barolini, Ignazio Silone&#8230;<br />
Poi, la nota dolente è quella di continuare a considerare “grande” scrittore Primo Levi. Pagine di testimonianza e nient’altro. I suoi scritti non superato la testimonianza umana ma la letteratura ha una griglia simbolica e di “pensiero” di altra natura.<br />
Già il caso Moravia è ben altra faccenda. Un narratore e non uno scrittore. Molta subordinazione agli schemi calviniani. Un Italo Calvino che diventa scrittore in “Palamar” in “Se un viaggiatore…”.<br />
E prima? Ma niente di nuovo dopo Pavese. Pavese è la centralità di un Novecento di mezzo con una straordinaria valenza poetica e letteraria, ma non certamente quel Pavese antologizzato nei testi scolastici. L’antirealista Pavese è soprattutto lo scrittore che non accettò la Resistenza né come modello politico e tanto meno come espressione letteraria. Pavese è il mito e l’alchimia nella storia ma è anche lo scrittore che condanna chiaramente il comunismo e i risvolti di una Resistenza assassina (“Dialoghi con Leucò” e la “Casa in collina” sono il manifesto dell’antiresistenza. Semplice constatare ciò. Basta leggerlo con serenità e non antologizzarlo con giustificazioni banali.</p>
<p>-Lezioni di un realismo come vera forma di arte? Errore</p>
<p>Ma se Pavese è lo scrittore di mezzo del Novecento, che sostanzialmente spacca le visioni ideologiche, Corrado Alvaro è lo scrittore delle “memorie sommerse” che fa iniziare il suo percorso letterario, proprio nei primi anni del Novecento, con “L’uomo nel labirinto”. Siamo a livelli alti e non nella mediocre cronaca di un Primo Levi o nella superbia visione stilistica di Italo Calvino, che tutto deve al Pavese della coerenza, dello stile, dell’autenticità.<br />
Alvaro e Pavese avevano dietro dimensioni robuste: da una parte una visione musiliana e kafkiana e dall’altra la lezione eliadiana e vichiana ben ancorate alla tradizione letteraria e non ideologica. Bisogna rivendicare la letteratura vera e spogliarla dalla frenesia di un gramscismo che proviene da lezioni sovietiche di un realismo come vera forma di arte. Pavese è distante da ciò, come lo è Alvaro, come lo è Berto, come lo sono i contemporanei alti: Sgorlon e Bevilacqua. Qual può essere il ragionamento applicato nel centralizzare testimoni di scrittura come Primo Levi e non dare la giusta considerazione a veri scrittori come Giuseppe Berto?<br />
Mi devono spiegare perché si focalizza l’attenzione, il più delle volte, sulle contraddizioni di Sartre defilando in un paracadute Camus. Ci vogliono ragionamenti critici e non teatralizzazioni consociative. Ma sul versante cattolico  si sono resi conto che la storia della letteratura dimentica Diego Fabbri, Mario Pomilio, Francesco Grisi, Ignazio Silone del “Celestino V”, e più avanti Saviane, Salvalaggio, Battaglia? Si ha il coraggio di leggere e proporre Giuseppe Berto (l’autore de “Il male oscuro” e di “Anonimo veneziano” oltre che della “Gloria”) senza lasciarsi condizionare dal suo libro “Guerra in camicia nera”? Non ci credo. Si ha il coraggio di proporre Pavese come egli stesso ha scritto nella pagina introduttiva a “Dialoghi con Leucò”, ovvero di non essere uno scrittore realista?</p>
<p>-Generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti)</p>
<p>Si ha il coraggio di penetrare Calvino ponendosi davanti ad una lezione di letteratura marxista anche quando cerca di introdurci nella fiaba o nelle sue interpretazioni “americane”, che non offrono alcuna originalità e innovazione dopo le lezioni critiche debenettiane? Ci vuole coraggio e capacità anche nel tentare di sfidare luoghi conformati e conformistici. Primo Levi. Non mi dice nulla. Continuo a rileggere Giuseppe Berto. Non consiglio Italo Calvino perché è solo retorica letteraria. Rileggo i maestri come Pavese e Alvaro. Si può andare oltre. Ma prima bisogna lavorare epoche sugli scrittori e sui testi degli scrittori e non su indicazioni di terza mano. Bisogna spenderci una vita per potere essere certi di un pensiero e attraversare generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti). Io non smetto di tenere tra le mie mani il Camus de “Lo straniero” e di cestinare il Sartre de “La nausea”. Convinto sempre che la confessione può diventare un genere letterario (Maria Zambrano), ma nella confessione ci deve essere il mistero dell’arte. Bisogna ritornare alla letteratura vera, alla letteratura degli scrittori e non dei testimoni come Pasolini&#8230;<br />
Pavese aveva perfettamente ragione. Il nostro tempo ha torto.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Il mondo sciamanico come soglia della parola segreta che rivela il mistero della poesia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/17/il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 21:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mistero]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="822" height="960" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F.jpeg 822w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-257x300.jpeg 257w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-768x897.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/28F1C6D7-E31B-4AA1-BEC3-0ED5D7C7B52F-585x683.jpeg 585w" sizes="(max-width: 822px) 100vw, 822px" /></p>
<p>Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/17/il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia/">Il mondo sciamanico come soglia della parola segreta che rivela il mistero della poesia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto e l&#8217;ascolto.  Lo Sciamano non ha vanità. Il poeta invece convive con la propria vanità. Entrambi tolgono peso affinché il varco si apra e vada oltre in una visione profondamente metaforica&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi è stato chiesto più volte chi è lo Sciamano. Perché spesso mi sono riferito e mi riferisco allo sciamano come proiezione dell&#8217;anima e della Spiritualità. Mi è stato chiesto più volte se il mio passaggio poetico è un samsara. Tra lo Sciamano e il campo di Budda in un riferimento che ha del religioso il Cristo o Francesco come &#8220;alter Cristo&#8221;.<br />
Domande che restano dentro il mio viaggio tra seduzione e estetica. Certo non credo alla storia come non credo al razionale. Sono dentro il metafisico e il mistero. Un percorso onirico oltre la soglia del reale.<br />
Va chiarita immediatamente una voce. Lo Sciamano è colui che attraversa. Non chi possiede risposte. Il mondo sciamanico appare nella lettura come stratigrafia. Ovvero sotto la crosta del logos occidentale corre la vena del sogno. Sotto la grammatica sta il respiro. Sotto la città sta la grotta.<br />
La letteratura e lo sciamanesimo condividono la metafora del viaggio. Lo sciamano lavora con l’oggetto povero. Come il bastone il tamburo il filo di lana. Il poeta si serve a volte di un sostantivo scarno. Entrambi tolgono peso affinché il varco si apra e vada oltre in una visione profondamente metaforica<br />
Il tempio non è mai un edificio. È sostanzialmente una manutenzione della soglia. Nei testi che incrociano Tommaso D&#8217;Aquino, penso ai suoi studi sull&#8217;alchimia, e la fascia orfico-pagana, lo sciamanesimo diventa armonia dell’onirico. La coscienza ordinaria cede. Il linguaggio quotidiano lascia spazio a glossolalie, iterazioni, sillabe bruciate. Non c&#8217;è fuga. Ma cura.<br />
Gurdjieff è un riferimento. La strada è complessa e tocca Eliade e Castaneda oltre che Guenon e il mondo dei nativi d&#8217;America e la cultura indù. Qui però Gibran riassume tutto il mondo islamico e persiano. Sul piano cristiano San Paolo resta un riferimento forte. C&#8217;è sempre comunque l&#8217;individuale che diventa soggettivo.<br />
Lo sciamano definisce la ferita dell&#8217;anima-tempo come malattia. La conduce fuori dal villaggio sotto forma di canto. La poesia fa un identico gesto. Prende il frammento domestico (esempio: bicicletta appoggiata al muro, coppo rotto) e lo espone perché il lettore completi la cura. La cura è uscire dalla storia completamente.<br />
Qual è il risultato?<br />
Il risultato è ascesi della forma. Analoga alla perfetta letizia. Gioia che nasce dalla sottrazione. Il tamburo chiama non dio ma attenzione. Il verso chiama non verità ma ascolto. La poesia non è verità. Il mondo sciamanico non è esotismo. Bensì specchio.<br />
Lo sciamano sa che la guarigione comincia quando si accoglie il bianco tra i versi. La pausa che lo sciamano chiama notte è l&#8217;isola che è allegoria della solitudine. Ovvero l&#8217;isola dalla quale osservare il buio perfetto.<br />
Forse è la definizione che vale per entrambi. Lo Sciamano e il poeta stanno sulla stessa sponda. Uno con tamburo. L&#8217;altro con sostantivi di materia. Misurano la distanza tra la ferita e la cura e tra il canto e l&#8217;ascolto. Lo Sciamano non ha vanità. Il poeta invece convive con la propria vanità.<br />
Non si diventa poeta. Non si diventa sciamani. C&#8217;è sempre una alchimia profonda che lacera il deserto dei loro cammini. Dietro c&#8217;è sempre un Dio sconosciuto. Bisogna seguirlo nel segreto e nel mistero. Non chiedere mai di rivelarsi. Il maestro che sia sciamano o poeta (o meglio sciamano e poeta) deve viversi in quell&#8217;attimo di &#8220;magaria&#8221; e prima di ascoltare deve ascoltarsi.</p>
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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-87123" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/04/Pierfranco-Bruni-1-1.jpg 1080w" alt="" width="283" height="283" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/17/il-mondo-sciamanico-come-soglia-della-parola-segreta-che-rivela-il-mistero-della-poesia/">Il mondo sciamanico come soglia della parola segreta che rivela il mistero della poesia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La  letteratura è finita. Resta la dialettica che si fa polemica. Siamo in un tempo senza estetica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/11/la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-1-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto e l&#8217;evocazione. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/11/la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica/">La  letteratura è finita. Resta la dialettica che si fa polemica. Siamo in un tempo senza estetica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto e l&#8217;evocazione. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore, ma il razionale decifratore di immagini, di cronache, di strutture…</p></blockquote>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>In un tempo &#8220;volgare&#8221; che ha smarrito l&#8217;eleganza della scrittura e la parola come segno di stile e estetica della bellezza la letteratura vera può avere ancora un senso?<br />
La letteratura è morta. La scrittura della letteratura è morta. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non è più lo scrittore, ma il razionale decifratore di immagini, di cronache, di strutture. Oggi la letteratura alla Bevilacqua, alla Sgorlon, alla Berto, alla Morselli, alla Salvalaggio, alla Saviane, alla Grisi… (per restare alla generazione ultima degli scrittori veri) è morta. Sono rimasti pochi, ma molto pochi, scrittori che solcano questa via… ma non amano il clamore… Restano a vivere il mistero della parola… La letteratura premiata non è letteratura… La letteratura vive tra le maglie dell&#8217;estetica del disincanto.<br />
In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto, appunto, e l&#8217;evocazione. Non sono categorie espressive ma costituiscono due sentieri dell&#8217;anima. Ovvero sono i luoghi dell&#8217;essere e della recitazione interiore. La crisi dello scrittore non è soltanto crisi di scrittura. E&#8217; molto più profonda e tocca dimensioni della coscienza che rappresentano i veri intervalli tra la parola e l&#8217;immagine.</p>
<p>Se oggi si parla spesso che la letteratura ha perso il suo senso, in termini puramente letterari, è anche vero che lo scrittore è diventato altro rispetto alla sua funzione. Uno scrittore pensante o un poeta pensante. Non è su questi aspetti che si possa confrontare l’essere dello scrittore e la parola. Lo scrittore se non resta un alchimista e se non viaggia tra le ragnatele di una magia onirica assume una sua vestale di &#8220;operatore&#8221; del realismo.</p>
<p>Lo scrittore è altro da sé. Non l&#8217;investigatore. Ma il magico intagliatore di anime. Il grido del silenzio. Il silenzio che si fa meraviglia. E&#8217; Kierkegaard: &#8220;…Semplicemente persi nell&#8217;intervallo fra il grido della nascita e la ripetizione di questo grido…&#8221;. Solo un poeta poteva decifrare i codici dell&#8217;esistenza che segnano la nascita e la morte. Ma i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza della memoria. E viaggiano nel tempo. Un tempo come se fosse mare. Come se fosse vento. Come se fosse terra. E non hanno maschere perché recitano sempre se stessi. Si portano dentro un atlante. La geografia dell&#8217;anima. Ogni luogo è un sogno e una tristezza. Ogni luogo è una partenza e un ritorno. L&#8217;estetica della vocazione è nei luoghi che si ascoltano nelle metafore.</p>
<p>Quanti viaggi immaginari. Quanti silenzi abbandonati nelle parole. quante agonie. Il poeta è il navigatore che non dimentica. E non ha bisogno di bussole. Ci sono le stelle. Basta guardarle. La bellezza delle stelle. Un punto che illumina. Abbiamo bisogno di punti che illuminano il cammino.</p>
<p>Tante volte ho osservato la stella e mi ha sempre raccontato i destini del mistero. Mi ha raccontato i segni della provvidenza. La stella è un punto che guida. Il faro per i marinai. Quel faro che misura distanze. Ma la stella non misura distanze. Ci siamo addormentati con la stella negli occhi mentre il mare tagliava la roccia. E ci siamo svegliati all&#8217;alba quando la stella non c&#8217;era più e le onde continuavano a sbattere la roccia. Il poeta quante immagini riesce a dipingere ascoltando una stella.</p>
<p>La poesia è fatta di parole ma sono le parole che sono impregnate di altro. Già, la stella nel solo guardarla crea poesia. Ma poi bisogna pronunciarla. Pronunciamo la parola stella. Nazareth. Il deserto. Verso la terra promessa. Siamo antichi come i sogni di Omero e come le leggi di Mosè. Il viaggio mitico il viaggio nel sacro.</p>
<p>Ci perdiamo come Ulisse in un mare colore del vino ma abbiamo l&#8217;attesa dei Magi che seguono la stella cometa. Sulla battigia non ci sono più i nostri passi. Siamo andati via con un tempo che non ritorna e con i nostri anni. Ma è impossibile arrenderci fino a quando i ricordi affolleranno i nostri dubbi.</p>
<p>I tuoi occhi avevano il silenzio delle streghe. E la mia inquietudine era una pazzia senza consolazione.Chiedere altro. Ma cosa? I poeti viaggiano e sanno portarsi dentro agonie e disperazioni ma sanno anche capire la bellezza. Un amore che finisce non è solo tristezza. Conserva dentro di sé l&#8217;armonia di un amore vissuto anche se non c&#8217;è più. E questa armonia è una straordinaria bellezza.</p>
<p>Cosa direbbe Sthendal? Il rosso e il nero. Quando non si ha paura d&#8217;amare è la bellezza che prende il sopravvento. Le storie che finiscono non devono straziare. Paura della morte? Anonimo veneziano di Giuseppe Berto: &#8220;E&#8217; la paura della morte che mi fa paura. Non è un gioco di parole. se accadesse senza che me ne accorgessi, non me ne importerebbe niente… Terrore e attrazione…&#8221;.</p>
<p>Il poeta disperato è l&#8217;uomo che ha paura di non amare più. E non di non essere amato. La bellezza era nel suo sorriso e la tenerezza era nel perdersi tra le foglie dei suoi capelli. La passione è il dilungarsi di una notte d&#8217;amore quando la pazzia invade l&#8217;anima e l&#8217;attrazione è una penetrazione di corpi. Ma perché i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza? Amore e morte. Le parole sono nella conchiglia e recitano la vita. L&#8217;immenso desiderio di vivere. Il tempo tocca gli anni. Gli amori abbandonati lungo le strade sono appuntamenti falliti. Il vento riporta echi.</p>
<p>Se non ci fossero le parole avrebbe più senso guardarci negli occhi? La stella del viandante è un riflesso di sguardi. Ci si perde e ci si ritrova. Proprio come tanto tempo fa. La bellezza di Nausicaa è impareggiabile di fronte a quella di Penelope.</p>
<p>Ma cosa è la bellezza? Ciò che sento? Ciò che vedo? Gesù che parla nell&#8217;Orto degli Ulivi è un esplodere della bellezza. Arriva il tempo che il viaggio sembra compiuto ma è soltanto un infinito desiderio di capire. Non riusciremo mai a capire fino in fondo.</p>
<p>La morte che incombe in una tragica Venezia mentre la musica imperterrita tocca le corde del sogno. E la storia non c&#8217;è. Non può fermarsi nella tragica Venezia che suona una viola di morte.</p>
<p>Ancora Berto nel finale del veneziano anonimo: &#8220;…nell&#8217;antico concerto che dice la rassegnata disperazione per la morte di un uomo, e forse d&#8217;una città, e forse anche di tutto ciò che è già vissuto abbastanza&#8221;. Solo il tempo è un lento bussare mentre le porte si aprono senza insistere. I poeti non restano nella storia. E&#8217; buffo. Può anche essere un mistero buffo. I poeti non sono ciarlatani. Né attori inconsolabili.</p>
<p>Te ne sei andata in una notte di bugia e la tua assenza è un costante ascoltare frammenti di vuoto. Avrei voluto raccontare la nostra storia d&#8217;amore ma la parola storia è terribile, mi fa tremare le vene, mi fa incattivire. Ma quale storia raccontare? La storia di un&#8217;emozione o di una passione. Storia. Tra noi nulla si è storicizzato. Un amore non si storicizza. Resta nella memoria dell&#8217;indefinibile.</p>
<p>Libero Bigiaretti in Disamore: &#8220;…il nostro amore fu dunque una vacanza nel bel mezzo della vita?&#8221;. I poeti inventano destini. Si scaldano intorno alla cenere spenta dei falò e scrivono poesie con i bagliori della stella. Non sono né testimoni né protagonisti di quel tempo che vivono. Si lasciano vivere dal tempo e cercano la durata nella bellezza.</p>
<p>&#8220;La tenni appena contro di me. I corpi si sfioravano. La guardavo dentro gli occhi verdi e vi vidi l&#8217;amore: chiedeva aiuto&#8221;, Giorgio Saviane in Eutanasia di un amore. La bellezza di quegli occhi, i sogni che lasciavano il mare, il desiderio che diventava immenso. La bellezza di rincontrarsi.</p>
<p>La bellezza. Ma se i poeti non cercano la bellezza perché dovrebbero scrivere? Quale orizzonte attraversare? L&#8217;estetica dell&#8217;evocazione è anche l&#8217;estetica del silenzio. e il poeta &#8211; scrittore non può che navigare tra le maree di queste immagini che vivono dentro di noi e ci portano altrove pur restando sempre con noi. Gli scrittori dell&#8217;evocazione nell&#8217;estetica del disincanto.</p>
<p>Tu che mi stavi accanto e mi parlavi della stella. Poi il silenzio. ci siamo svegliati all&#8217;alba, con le voci dei marinai che spingevano le barche sulla riva.</p>
<p>Ma i poeti sono i navigatori… Appunto. Verso quale letteratura? Le dimensioni dell&#8217;essere non sono strutture. Sono luoghi. Ma la letteratura che vive nei luoghi dell&#8217;essere si serve dell&#8217;immaginario dell&#8217;utopia. Un segno che potrebbe farci riscoprire il viaggio grande del mistero della parola e del mistero dei linguaggi. Quando la letteratura muore resta la dialettica che si fa polemica. Ovvero abbiamo a che fare con la bruttezza. E poi i tempi volgari si testimoniano anche dai &#8220;vestimenti&#8221;. Cosa vuol dire? È vero che l&#8217;abito non fa il monaco. Ma è anche vero che il monaco fa l&#8217;abito che indossa. È questione appunto di estetica. Ma di quella vera!</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-117414" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/11/la-letteratura-e-finita-resta-la-dialettica-che-si-fa-polemica-siamo-in-un-tempo-senza-estetica/">La  letteratura è finita. Resta la dialettica che si fa polemica. Siamo in un tempo senza estetica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>LA BENATANA. Una favola il nuovo libro di Pierfranco Bruni in seconda edizione arricchita con disegni di Rebecca. Una vita la scrittura </title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/02/la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 16:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[In metafora di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[la Benatana]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1164" height="743" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto-.jpg 1164w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--1024x654.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--768x490.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-isoladalba-i-castelli-dellincanto--585x373.jpg 585w" sizes="(max-width: 1164px) 100vw, 1164px" /></p>
<p>Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni &#8230; Un tenero richiamo alla nipotina nella magia di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/02/la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura/">LA BENATANA. Una favola il nuovo libro di Pierfranco Bruni in seconda edizione arricchita con disegni di Rebecca. Una vita la scrittura </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni &#8230; Un tenero richiamo alla nipotina nella magia di una fiaba che unisce le generazioni in metafora di Bellezza</em></p>
<p>“Non abbiamo scritto ancora la letterina alla Benatana, ovvero Befana. Sarà grave? Grave no, ma molto difficile che possa arrivare in tempo utile forse sì. Dai dai sbrighiamoci nonno mio. Facciamolo subito.</p>
<p>Mammamia come è tardi? E mamma dov’è? Ma io vollo mamma… Ma su dai, non fare la capricciosa e ascoltami, magari ti aiuto poi se vuoi… Mi devi promettere però che non combinerai più guai o guaietti e soprattutto che non mi butterai giù mezza libreria del corridoi.</p>
<p>[…]</p>
<p>&#8220;Dai nonno scrivi se no dimentichi perché sei il mio vecchietto…”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-113850 alignnone" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1024x550.jpg" alt="" width="696" height="374" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1024x550.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-300x161.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-768x413.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1536x826.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-1170x629.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione-585x314.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/La-Benatana-in-metafora-di-bellezza-nuova-edizione.jpg 1600w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p>Tornato in libreria e nelle piattaforme digitali dal 29 novembre 2025 La Benatana – In metafora di bellezza (Pellegrini Editore, 2025) con una nuova edizione rivista, aggiornata e arricchita (pagine 185) con disegni originali di Rebecca.</p>
<p>Il libro, che nasce come regalo di Pierfranco Bruni alla sua nipotina, diventa così un’ottima idea regalo per coloro che non temono la mescolanza di generi letterari, per chi ama vivere la sospensione del reale con una prosa poetica che volteggia nella brezza del mondo fiabesco grazie anche ai disegni della bambina.</p>
<p>Un libro che unisce due generazioni;</p>
<p>una lettera d’amore di un nonno per la sua nipotina;</p>
<p>una richiesta di doni alla Benetana (Befana) e l’aggrapparsi a un tempo che si vorrebbe infinitare;</p>
<p>una preziosa dichiarazione di poetica e soprattutto di vita.</p>
<p>Pierfranco Bruni racconta l’infanzia dallo sguardo del tempo in cui si trova a vivere oggi. Poesia magia e visione onirica sono i percorsi fondanti e “La Benatana” si inserisce e si intreccia proprio in questi fili.</p>
<p>IL LIBRO.</p>
<p>“Isoladalba si mise a giocare in terrazza guardando la luna della prima sera. Costruì un castello con la sabbia come se stesse su una spiaggia. Del canotto fece il mare e lo mise al centro dello spazio. Arrivarono gli altri amici. I più affezionati erano Pamma e Lipì. La luna intanto scendeva sempre più sul limitare delle piante fino a dare una luce in riflesso argenteo alle foglie. Ad un tratto Isoladalba disse: «Silenzio ragazzi. Voglio raccontarvi una storia vera che più vera della finzione non si può…». Pamma era una femminuccia e Lipì un maschietto. Pamma e Lipì attoniti rimasero fissi a guardare Isoladalba. Si sedettero e ascoltarono. Isoladalba cominciò…”</p>
<p>La magia è dentro questa favola bella che raccoglie emozioni e bellezza. Una letteratura che dà il senso del tempo e della vita nel segno della bellezza che ha sempre guidato Pierfranco Bruni nel viaggio letterario e estetico.</p>
<p>Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111979 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/02/la-benatana-una-favola-il-nuovo-libro-di-pierfranco-bruni-in-seconda-edizione-arricchita-con-disegni-di-rebecca-una-vita-la-scrittura/">LA BENATANA. Una favola il nuovo libro di Pierfranco Bruni in seconda edizione arricchita con disegni di Rebecca. Una vita la scrittura </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 15:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/">Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973.Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare</em></strong></p></blockquote>
<p>Perché insistere su un Pasolini conservatore? Non lo fu mai. Inutile insistere. Vediamo un pò  senza cedere alla retorica.</p>
<p>Dovremmo ormai discutere di un Pasolini senza retaggi, ovvero di un Pasolini senza reticenze&#8230;Siamo nel mezzo delle celebrazioni e delle ricordanze di Pasolini ma rileggiamolo con una profondità comparativa tra le luci e le ombre, tra ciò che realmente ha dato sul piano innovativo e ciò che non ha afferrato in termini anche letterari, tra ciò che ha sfidato e le sue e nostre contraddizioni.</p>
<p>Rileggiamolo di prima mano senza farci prendere dalle &#8220;vulgate&#8221; a tutti i costi. Pasolini un anti moderno? Non conservatore. Ma certamente sì. Una lettura antropologica non è soltanto la questione relativa ai concetti di progresso, di borghesia, di processo alla politica. È anche la sua ricerca di portare nel dibattito italiano, di anni difficili e ideologicamente inquietanti, figure e pensiero di personaggi grandiosi come Pound, Eliade, con la lettura del mito, e Nietzsche con la proposta del tragico greco in Eschilo, Sofocle ed Euripide.</p>
<p>Fu oltre le avanguardie. Non amò Pavese, ma a Pavese deve molto, soprattutto le ragioni delle radici dell&#8217;essere paese e quel dialogare tragico che nasce dai dialoghi Pavesiani con Leucò. In fondo Casarsa non era altro che il paese vuol dire non essere soli di la luna e i falò.</p>
<p>Fu un antipolitico? Ma nel senso manniano delle confessioni di Mann, appunto. Tentò di riprendere il viaggio di Dante con la &#8220;mimesis&#8221; ma rimase sbalordito dalla grandiosità della divina vita nova. Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973. Non fu. Cercò.</p>
<p>La letteratura da Witman ad Eliot attraverso Hemingway  fu dentro il suo viaggio, ma Pavese era il maestro di ciò e traduceva questi scrittori. Cercò di rileggere il Mediterraneo di Paolo ma fu straziante perché in questo caso la modernità non resse e la sceneggiatura &#8211; soggetto rimase incompiuta. Modernità e tradizione furono i due riferimenti che si misurarono con la caduta e vitalità del conservatore. Contraddizioni non da poco. Fu intellettuale? Certamente ma seppe andare oltre Gramsci perché non divenne mai organico e il suo essere corsaro ha il fascino di superare il deserto della democrazia e vivere il terreno desolato, eliotiano, della libertà. Si pensi alla storia dell&#8217; uccisione del fratello Guido, partigiano non comunista della brigata Osoppo, ucciso dai comunisti dell&#8217;eccidio di Porzus trucidati dalla brigata Garibaldi. Una storia di cui non si è parlato abbastanza anche se lo stesso Pier Paolo spesso è ritornato sulla questione con tragico dolore nell&#8217;inquieto disagio del suo drammatico pensiero. Un fatto terribile negli anni della resistenza in quel lembo di terra dominato da comunisti italiani e slavi. Vado oltre perché voglio soffermarmi, in una frammentazione di sintesi, proprio su un aspetto inerente Pound e Pasolini, anche perché Pound rappresenta il riferimento di una cultura tra tradizione e rivoluzione in una cultura certamente non conformista e non consociativista.</p>
<div id="attachment_113487" style="width: 497px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-113487" class="wp-image-113487" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg" alt="" width="487" height="331" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1024x697.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-768x523.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1536x1046.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1170x797.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-585x398.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini.jpg 1772w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /><p id="caption-attachment-113487" class="wp-caption-text">Pasolini davanti alla tomba di Gramsci</p></div>
<p>Quando Pasolini incontrò Erza Pound erano anni inquieti, eppure nella sua  volontà di potenza che non nasceva da alcuna filosofia si inerpicava la curiosità e la volontà, questa volta sì, di leggere nell&#8217;arte la creatività dell&#8217;uomo nuovo. Pasolini proprio nel 1968, nella stagione di Valle Giulia e de poliziotti arrivati dal Sud e degli studenti figli di papà, volle e cercò l&#8217;incontro con il &#8220;fascista&#8221; e reazionario Pound. Un incontro straordinario che due anni primi della morte dello stesso Pasolini venne ricordato. Realizzato per a Rai. A 50 anni dalla morte di Pound (1972) e a cento dalla nascita di Pasolini (1922) la poesia resta una comunione non tanto di linguaggi ma di tessere poetiche e di innovazioni sperimentali. Pasolini resta il critico di &#8220;Passione e ideologia&#8221;, scritto che molto mi ha aiutato a comprendere la poesia contemporanea, se pur con molte limitazioni, e aperto, comunque delle stanze, da Pascoli a Penna a Caproni sino al legame tra lingua e dialettica ha cercato di penetrare quei &#8220;Cantos&#8221; pisani per metaforizzare una realtà poetica che si innerva tra le &#8220;ceneri di Gramsci&#8221; o nella visione della poesia come una rosa rendendosi conto però che la poesia è altro rispetto alla realtà.</p>
<p>Con Pound Pasolini ha in comune Dante. Quel Dante di &#8220;Mimesis&#8221;, mal riuscito viaggio nel dantesco trasumanar nel navigare che però trova una struttura definita nel Pound proprio dei &#8220;Cantos&#8221; della desolata terra eliotiana. Tra i due comunque si esercita anche la funzione del mito. La grecità di Pound è lo scavo di Medea in un Pasolini del viaggio tra i luoghi fatti di conchiglie nelle conchiglie che raccolgono le onde di un mare greco tra Mediterraneo e Adriatico. Pound è un maestro tra gli Orienti di una filosofia nella metafisica del racconto poetico che tocca la storia e la destoricizza. Pasolini è altro. Ovvero intuisce e si lascia guidare dalla percezione letteraria e antropologica del presente e rende ogni presente contemporaneità pur recuperando il senso della vita nella lingua come le &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; del 1942 ,ma non riesce ad &#8220;intrappolare&#8221; il mistero della parola nella metafisica della profezia come accade nei &#8220;Cantos&#8221; poundiani. Restano due inquieti e due personaggi completamente liberi, non democratici: entrambi non sapevano caratterizzarsi nella democrazia, ma con una consapevolezza in cui i valori interagivano, ancora allora nel tempo del loro incontro: 1968,  con l&#8217;identità e le eredità.</p>
<p>Cosa disse Pasolini di Pound? Un frammento soltanto. &#8220;L’ideologia reazionaria di Pound è dovuta al suo back-ground contadino&#8230; Ciò che in Pound, attraverso il padre e la mitica figura del nonno è entrato di questo mondo contadino, lo veniamo a sapere attraverso la idealizzazione che Pound ha fatto della cultura cinese&#8230; Egli ha voluto, fermamente e follemente voluto, restare dentro il mondo contadino: anzi, andare sempre più in dentro e più al centro. La sua ideologia non consiste in niente altro che nella venerazione dei valori del mondo contadino (rivelatiglisi in concreto attraverso la filosofia cinese, pragmatica e virtuosa). In questo senso io ritengo che si possano sottoscrivere, anche politicamente, tutti i versi conservatori di Pound dedicati ad esaltare (con nostalgia furente) le leggi del mondo contadino e l’unità culturale del Signore e dei servi: “La parola paterna è compassione;/Filiale, devozione;/La fraterna, mutualità; Del tosatel (giovinetto) la parola è rispetto”&#8230; (Pier Paolo Pasolini, 16 dicembre 1973, in Id, &#8220;Descrizioni di descrizioni&#8221;, a cura di Graziella Chiarcossi, Einaudi , 313-314. Per i versi citati da Pound, cfr. Ezra Pound, The Cantos, XCIX, vv. 424-427: &#8220;The father’s word is compassion; / The son’s filiality. / The brother’s word: mutuality; / The younger’s word: deference&#8221;.</p>
<p>La  venerazione dei valori e la nostalgia e l&#8217; attrazione di una cultura contadina sono due dei capisaldi che Pasolini cita incontrando Pound. Infatti il mondo contadino senza familismo amorale era il loro collante.</p>
<p>Pound con una formazione conservatrice e chiaramente lontana dall&#8217;americanismo che lo condannò cinicamente e restò <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-113485 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg 229w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto.jpg 500w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /> dentro la tradizione della cultura di appartenenza e Pasolini che cercò di capire la trasformazione dei modelli antropologici legati alla terra ma del suo Friuli recuperò oltre il dialetto-lingua una cultura che rimase feticcio o macerie nel momento in cui cominciò a raccontare i quartieri di &#8220;Una vita violenta&#8221;. Un maestro che visse nella tradizione da Omero a Eliot passando attraverso Dante e un intellettuale che comprese, alla fine, che ogni ideologia, compreso il suo sfumante gramscismo, è la patina delle illusioni che sanno vestirsi di finzioni.</p>
<p>In entrambi la cultura viene vissuta come modello antropologico in una visione in cui &#8220;l&#8217;omologazione&#8221; è l&#8217;incastro nella società dei consumi in cui la sconfitta della tradizione porta, appunto, alla civiltà dei consumi anche in una chiave ermeneutica.</p>
<p>Sono morti a distanza di tre anni. La storia come sempre è una apologia di una realtà che viene sacrificata da una verità metaforizzata. Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare. Ma dove stanno le reticenze? Nel fatto dell&#8217;aver voluto insistere su un Pasolini praticamente legato ad una ideologia precisa. Così non è stato. Così non sono i suoi lavori. Un eretico? Forse sì, ma con un mosaico di utopie. Presente nella tradizione di una cultura identitaria? Certamente sì. La sua posizione su divorzio e aborto è una chiave di lettura che resta fondante per capire il Pasolini legato antropologicamente ad una identità pur nello sperimentalismo delle culture. Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni. Insomma cerchiamo di leggere Pasolini senza alcuna reticenza e nelle sue contraddizioni tra eresia e utopia. Ma non fu mai un conservatore. Mai!</p>
<p><strong>Pierfranco</strong> <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-111979 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rapprese</p>
<p>ntante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio p</p>
<p>oetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/">Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Carlo Michelstaedter. Il linguaggio del tempo e la morte degli dei</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/27/carlo-michelstaedter-il-linguaggio-del-tempo-e-la-morte-degli-dei/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=carlo-michelstaedter-il-linguaggio-del-tempo-e-la-morte-degli-dei</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 09:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Buni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="758" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39.jpg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-300x211.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-1024x719.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-768x539.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/PHOTO-2025-09-26-14-44-39-585x411.jpg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/27/carlo-michelstaedter-il-linguaggio-del-tempo-e-la-morte-degli-dei/">Carlo Michelstaedter. Il linguaggio del tempo e la morte degli dei</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce a strappare al linguaggio ottocentesco una innovazione.  E la sua presenza nel panorama poetico resta un punto di riferimento.</em></p></blockquote>
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<p>Il tempo ha la pazienza inviolabile del delirio. È l’arco di Ulisse nella potenza del divino. Quando gli dei muoiono noi tutti invecchiamo. La letteratura senza il mito è acrobazie di parole. Sancisce la fine della bellezza.<br />
Il Novecento poetico italiano è legato ad alcune coordinate che si intrecciano tra forme romantiche e annunci decadenti. La presenza di un “esercizio” della funzione letteraria esistenzialista gioca una partita importante all’interno del contesto della lirica che si libera dalle forme precostituite e assume una funzione onirico – tragica. Un poeta che ha saputo vivere in questa visione o in questo intreccio è certamente Carlo Michelstaedter. Nato a Gorizia nel 1887 e morto suicida nel 1910.<br />
Ci sono degli elementi che serpeggiano all’interno della sua parola – metafora – linguaggio. Essi sono: – La tragedia e il labirinto. – Il tempo e la morte. – Il senso di infinito e il riferimento mitico.<br />
In Carlo Michelstaedter tutto ciò è un attraversamento lirico vissuto sul tracciato della vi­ta. Non ci sono rapporti impossibili. Anzi costituiscono quella dimensione del dolore dentro la quale i segni e i simboli, le voci e la memoria hanno una elevata esplosione poetica. Una poetica dalle coordinate precise. Una poetica nella quale si creano nuclei mitici di ritorno. Quasi una tensione magica. Ed è proprio nel rapporto tempo-morte che questa tensione si sviluppa.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-84202" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore.jpg" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore.jpg 232w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Carlo-michelstaedter-scrittore-181x300.jpg 181w" alt="" width="232" height="385" /><figcaption class="wp-element-caption">Carlo Michelstadter</figcaption></figure>
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<p>C’è un dialogo costante con i suoni e le luci della natura. Quasi in ogni poesia c’è un rafforzarsi dell’immagine prece­dente. Certo la poesia michelstaedteriana non procede soltanto per immagini. C’è il sentimento del ritorno che è soprattutto un sentimento della tensione. C’è un vociare ad incastro. Il sentimento del tragico è il tema conduttore. È la centralità ‘del discorso poetico. Ed è qui, in un incastro fra dolore e tem­po, fra inquietudine e solitudine, fra senso del perduto e ri­cerca del viaggio (viaggio come riconquista di una terra e co­me reimpossessamento della metafora della riconquista) che il suicidio diventa 1’ “estremo rifugio”.<br />
1 nuclei mitici che ritornano sono raggruppabili in un iti­nerario quale il mare, il vento, il porto, la nave, il deserto, la terra. Il senso del distacco fa da corollario. Sono temi dell’ir­ragiungibilità e della distanza. Ma sono anche poli della ac­comunanza.<br />
La terra michelstaedteriana è si il “deserto” (l’agonia nella disperazione) ma è anche la speranza (o forse l’illusione) di una terra promessa. Ma il dolore è nell’inquietudine:<br />
“Dato ho la vela al vento e in mezzo all’onde del mar selvaggio nella notte oscura,<br />
solo, in fragile nave ho abbandonato<br />
il porto della sicurezza inerte.<br />
Né deserto e triste<br />
m’è apparso il mar sonante nella notte,<br />
anzi la voce sua come un appello<br />
mi sonò in cor della mia stessa vita,<br />
mi parve dolce cosa naufragare<br />
nel seno ondoso che col ciel confina,<br />
né temuta ho la morte…”<br />
E così l’inquietudine si fa tensione tragica. Nei versi ap­pena citati (appartengono alla poesia “A Senia”) c’è un pro­fondo travaglio esistenziale disteso completamente su una di­mensione dove i nuclei mitici sono precisi punti di riferimen­to. C’è il “deserto mare”, c’è, come abbiamo visto, “il porto della sicurezza inerte”, ci sono le “notti insonni”, c’è un re­citativo poetico che si intreccia a un canto tipico di ballata.<br />
Ma la grande forza mitica (che forma un paesaggio da luo­ghi quasi sacrali) è ne “I figli del mare”.<br />
Qui Itti e Senia si parlano e si trasmettono segni di iden­tità lungo il corso di un viaggio che pone continui interroga­tivi. C’è il porto. E c’è la morte. Un canto dove vibra un alo­ne magico teso sulla corda di un andare melanconico.<br />
Ecco un passaggio:<br />
“Senia, il porto non è la terra<br />
dove a ogni brivido del mare<br />
corre pavido a riparare<br />
la stanca vita il pescator.<br />
Senia, il porto è la furia del mare,<br />
è la furia del nembo più forte,<br />
quando, libera ride la morte<br />
a chi libero la sfidò.”<br />
E’ un ritornello che fortifica non solo la parola, ma anche le immagini che dipingono la parola. E c’è la morte, la morte come rifugio, la morte come vita, la morte come equilibrio, la morte, infine, come scelta nel viaggio.<br />
Emblematico resta, a tal proposito, il “Canto della crisa­lide”. Ma è anche ne “1 figli del mare” che il dettato, dettato mitico soprattutto, si compie.<br />
Così:<br />
“No, la morte non è abbandono<br />
disse Itti con voce più forte<br />
`ma è il coraggio della morte’<br />
onde /a luce sorgerà.<br />
Il coraggio di sopportare<br />
tutto il peso del dolore,<br />
il coraggio di navigare<br />
verso il nostro libero mare,<br />
il coraggio di non sostare<br />
nella cura dell’avvenire,<br />
il coraggio di non languire<br />
per godere le cose care.<br />
Nel tuo occhio sotto la pena<br />
arde ancora la fiamma selvaggia,<br />
abbandona la triste spiaggia<br />
e nel mare sarai la sirena.<br />
Se t’affidi senza timore ben più forte saprò navigare, se non copri la faccia al dolore<br />
giungeremo al nostro mare.<br />
Senia, il porto è la furia del mare,<br />
è la furia del nembo più forte,<br />
quando libera ride la morte<br />
a chi libero la sfidò.”<br />
In questi versi ci sono elementi importanti che, in un cer­to qual modo, caratterizzano il quadro poetico di Michelstaed­ter. Non solo l’inquieto e angoscioso paesaggio di una dispe­razione antica è nell’identità di questo poeta, c’è anche una trasformazione mitica che coinvolge sia il processo lirico che la condensazione dei contenuti. Ecco, dunque, la consapevo­lezza del dolore e quel rapporto esemplare che dice: “la vita nella morte” e “la morte nella vita”. Bisogna combattere la paura della morte. Bisogna confrontarsi costantemente con il dolore.<br />
“Non dare agli uomini — egli scrive in La persuasione e la rettorica — appoggio alla loro paura della morte, ma to­glier loro questa paura; non dar loro la vita illusoria e i mez­zi a che sempre ancora la chiedono, ma dar loro la vita ora, qui, tutta perché non chiedono: questa è l’attività che toglie la violenza dalle radici”.<br />
Non bisogna barattare la morte con le illusioni. Ecco la sua scelta.<br />
Ecco la sua coerenza graffiata sulla pagina di una trage­dia che è viva nel cuore di una poesia che non si dimentica. Il suicidio, per Michelstaedter, non è fuggire la solitudine. E’ saper vivere la solitudine in una consapevolezza che interessa tutta la storia dell’uomo.<br />
In Michelstaedter c’è sempre “l’o­ra del distacco”. Una poesia della tensione tragica. Un poeta che segna il nostro tempo in una “ebbrezza infinita” dove amore e morte si incontrano e si ritrovano proprio “ai confi­ni del mare”. Un poeta moderno che riesce a strappare al linguaggio ottocentesco una innovazione. Innova in un contesto in cui il Futurismo non è ancora esploso completamente. E la sua presenza nel panorama poetico resta un punto di riferimento.<br />
D’altronde il poeta nasce dentro un processo esistenziale dettato dalla filosofia. Poesia e filosofia si intrecciano attraverso un modello linguistico che porta sia al simbolo che alla metafora. Proprio intorno a questa visione la sua modernità diventa contemporaneità al di là degli esercizi soltanto stilistici. Un poeta nella profondità della vita. Un goriziano tra filosofia e poesia. Michelstädter ha conosciuto il diluvio e il deserto. Un destino errante in cui gli dei hanno toccato la morte.</p>
<p>….</p>
<p>Pierfranco <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-74814" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/Pierfranco-Bruni-1-300x264-1.jpg" alt="" width="300" height="264" /><br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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