<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Medio Oriente Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/tag/medio-oriente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/medio-oriente/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Mar 2026 20:11:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Medio Oriente Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/medio-oriente/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Teheran: raid congiunti di Stati Uniti e Israele, ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei. Il Medio Oriente precipita in una nuova fase di guerra</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/01/teheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=teheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 20:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=118082</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="665" height="305" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736.jpeg 665w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736-300x138.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736-585x268.jpeg 585w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p>
<p>Raid congiunti USA‑Israele devastano l’Iran con la morte di Khamenei; missili iraniani colpiscono Israele e basi americane; Italia e altri Paesi europei sorpresi dall’operazione, ministro Crosetto bloccato a Dubai; instabilità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/01/teheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra/">Teheran: raid congiunti di Stati Uniti e Israele, ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei. Il Medio Oriente precipita in una nuova fase di guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="665" height="305" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736.jpeg 665w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736-300x138.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2736-585x268.jpeg 585w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p><p><em>Raid congiunti USA‑Israele devastano l’Iran con la morte di Khamenei; missili iraniani colpiscono Israele e basi americane; Italia e altri Paesi europei sorpresi dall’operazione, ministro Crosetto bloccato a Dubai; instabilità politica e militare apre scenari di crisi internazionale e speranza di cambiamento nella popolazione iraniana</em></p>
<p>Il 28 febbraio 2026 resterà una data spartiacque negli equilibri del Medio Oriente. Nelle prime ore del mattino, mentre a Teheran la città si preparava alla giornata lavorativa, una sequenza coordinata di attacchi aerei e missilistici ha colpito simultaneamente obiettivi strategici in diverse aree dell’Iran. L’operazione, pianificata da Washington e Tel Aviv in stretto coordinamento operativo, ha preso di mira infrastrutture militari, centri di comando, batterie di difesa aerea e siti ritenuti connessi ai programmi missilistici e nucleari iraniani. Le esplosioni hanno squarciato la quiete della capitale e delle principali città, risuonando come una dichiarazione inequivocabile della nuova fase di confronto aperto.<br />
Poche ore dopo l’inizio dei bombardamenti, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che tra le vittime dell’offensiva figura l’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica islamica dal 1989. La notizia, inizialmente diffusa da fonti statunitensi e israeliane, è stata successivamente confermata dai media ufficiali iraniani, che hanno proclamato quaranta giorni di lutto nazionale. Con lui sarebbero rimasti uccisi anche alti esponenti dell’apparato di sicurezza, segnando un colpo devastante per la gerarchia politica e militare iraniana.<br />
I raid hanno interessato più di venti aree tra capitale e province strategiche. A Teheran le esplosioni si sono concentrate nei pressi di complessi governativi e strutture collegate alla catena di comando militare. A Isfahan e Tabriz sono stati segnalati danni a depositi logistici e centri di coordinamento. Le autorità iraniane parlano di oltre duecento vittime civili e centinaia di feriti; in almeno un caso un edificio scolastico sarebbe stato coinvolto dall’onda d’urto di un’esplosione, aggravando ulteriormente il bilancio umano. Testimoni riferiscono colonne di fumo nero visibili a chilometri di distanza e un clima di panico tra i residenti che cercavano rifugio nei sotterranei.<br />
La morte di Khamenei ha provocato reazioni opposte nella popolazione iraniana: mentre in molte aree ufficialmente controllate dal regime si sono svolti momenti di lutto e preghiera, in diversi quartieri urbani della capitale e di altre città importanti si sono registrate scene di gioia e festeggiamenti spontanei, con suoni di clacson, musica, slogan e fuochi d’artificio. Segmenti significativi della popolazione hanno colto l’occasione per esprimere sollievo e rabbia repressa contro decenni di governo autoritario e politiche repressive, pur restando consapevoli della precarietà della situazione e dei rischi di escalation militare.<br />
La risposta di Teheran è stata quasi immediata. Nella serata del 28 febbraio missili balistici e droni sono stati lanciati contro obiettivi israeliani e contro installazioni statunitensi nel Golfo Persico. Le sirene d’allarme hanno risuonato in diverse città israeliane, mentre basi USA in Qatar, Bahrein e Kuwait hanno attivato i sistemi di intercettazione. Il conflitto, nel giro di poche ore, ha assunto una dimensione regionale e ha determinato la chiusura temporanea degli spazi aerei civili, con voli sospesi in tutto il Golfo.<br />
Un passaggio cruciale è stato il blocco temporaneo del traffico nello Stretto di Hormuz, snodo attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale. L’interruzione delle rotte ha provocato immediate tensioni sui mercati energetici, con oscillazioni dei prezzi e timori per l’approvvigionamento europeo e asiatico. Le compagnie petrolifere e le autorità portuali hanno messo in atto piani di emergenza, mentre le assicurazioni marittime hanno innalzato le tariffe per le navi dirette verso la regione.<br />
La morte di Khamenei apre ora un vuoto di potere senza precedenti. La Guida Suprema non era soltanto il vertice religioso dello Stato, ma l’architrave dell’intero sistema politico e militare iraniano. Secondo la costituzione, la nomina del successore spetta all’Assemblea degli Esperti, ma nelle ultime ore si moltiplicano le ipotesi su un rafforzamento temporaneo del ruolo dei Pasdaran nella gestione della sicurezza e della transizione. Nelle strade della capitale si alternano manifestazioni di cordoglio e presidi armati, in un clima segnato da tensione e incertezza. Gli osservatori internazionali segnalano movimenti di truppe e veicoli blindati lungo le arterie principali, mentre comunicazioni ufficiali richiamano la popolazione alla calma.<br />
Sul piano diplomatico, la comunità internazionale appare divisa. Turchia, con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha condannato l’azione militare congiunta USA‑Israele come violazione della sovranità e un rischio per la pace regionale, sottolineando la necessità di una de-escalation e di un ritorno al dialogo diplomatico. Russia e Cina hanno espresso condanna simile, ribadendo il principio di non ingerenza e l’urgenza di evitare un’escalation incontrollata.<br />
In questo quadro si inserisce una delle questioni politiche interne italiane che ha dominato le cronache della giornata: la vicenda del ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto bloccato a Dubai con la propria famiglia. Crosetto si trovava negli Emirati Arabi Uniti per motivi personali e aveva in programma di rientrare in Italia sabato 28 febbraio, ma la chiusura degli spazi aerei nella regione a causa dell’escalation e delle misure di sicurezza conseguenti all’attacco USA‑Israele ha impedito il suo rientro. La presenza del ministro in vacanza nella regione — invece che nella capitale o in riunioni di coordinamento diplomatico — ha alimentato critiche politiche interne, in particolare da parte delle opposizioni, che l’hanno definita la prova della “marginalità dell’Italia” nella gestione della crisi. Crosetto ha comunque partecipato da remoto alle riunioni di vertice convocate a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni per coordinare la risposta diplomatica e la gestione della crisi con i ministri competenti e i vertici dell’intelligence.<br />
La vicenda di Crosetto sottolinea un problema più ampio che ha riguardato non soltanto l’Italia: diversi alleati occidentali non sono stati informati dell’attacco prima che iniziasse. Washington e Tel Aviv hanno limitato le informazioni ai partner considerati essenziali, ovvero quelli direttamente coinvolti nella pianificazione operativa e nella gestione immediata della crisi. Tra questi figurano alcuni Paesi del Golfo — tra cui Qatar e Bahrein — che ospitano basi militari statunitensi e controllano spazi aerei strategici, oltre a garantire accesso a rotte logistiche e corridoi energetici fondamentali. Questi Stati hanno ricevuto briefing dettagliati su tempi, obiettivi e modalità dei raid, per coordinare la sicurezza delle loro installazioni e supportare eventuali interventi difensivi.<br />
Al contrario, Italia, Francia, Germania e Regno Unito non sono stati informati preventivamente. La motivazione ufficiale, secondo fonti diplomatiche, è legata alla volontà di ridurre il rischio di fughe di informazioni o ritardi nella catena decisionale, considerata critica per la riuscita dell’operazione. Tuttavia, questa scelta ha generato sorpresa e frustrazione tra i governi europei, evidenziando le tensioni tra alleati tradizionali e il modo selettivo con cui Washington ha gestito l’informazione, lasciando in parte i partner “storici” a reagire solo dopo che l’attacco era già in corso.<br />
La mancata informazione preventiva ha avuto anche conseguenze immediate per l’Italia. Palazzo Chigi ha dovuto convocare vertici d’urgenza e verificare la situazione dei connazionali nella regione, stimati in oltre 58.000 tra lavoratori, residenti e turisti, molti dei quali bloccati dalla sospensione dei voli commerciali dopo l’escalation. Ambasciate e consolati hanno attivato corridoi di emergenza e linee dirette per coordinare eventuali evacuazioni.<br />
La conseguenza è un doppio livello di tensione: uno militare, che attraversa il Medio Oriente con un conflitto che minaccia di allargarsi, e uno politico-diplomatico, che interroga l’Europa sul proprio ruolo nelle grandi crisi globali e sulla coesione dell’alleanza atlantica. Il 28 febbraio 2026 segna dunque l’eliminazione di una figura centrale come Khamenei, e l’apertura di una fase nuova nei rapporti tra alleati occidentali e nella gestione delle crisi internazionali.<br />
Nonostante le tensioni militari e le incertezze politiche, la morte di Khamenei ha aperto uno spiraglio di speranza tra molti iraniani, stanchi di decenni di repressione e controllo autoritario. I festeggiamenti spontanei in alcune città testimoniano il desiderio diffuso di una nuova fase, in cui la società possa finalmente godere di maggiore libertà e partecipazione. Analisti e osservatori avvertono che il futuro dell’Iran dipenderà dalle scelte della nuova leadership e dall’equilibrio tra diversi centri di potere, ma per ora una parte significativa della popolazione vede nella fine della guida di Khamenei la possibilità di mettere un freno alla dittatura del terrore e di aspirare a riforme concrete.<br />
Le prossime ore saranno decisive per comprendere se prevarrà una spirale di escalation oppure se, dietro le quinte, si apriranno canali riservati per contenere il conflitto. Il Medio Oriente è entrato in una fase di instabilità profonda; il resto del mondo osserva, consapevole che le ripercussioni potrebbero estendersi ben oltre i confini della regione. In parallelo, la gestione dei cittadini italiani e la risposta diplomatica europea diventeranno indicatori chiave della capacità di reazione degli Stati occidentali in una crisi di portata importante. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F03%2F01%2Fteheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra%2F&amp;linkname=Teheran%3A%20raid%20congiunti%20di%20Stati%20Uniti%20e%20Israele%2C%20ucciso%20l%E2%80%99Ayatollah%20Ali%20Khamenei.%20Il%20Medio%20Oriente%20precipita%20in%20una%20nuova%20fase%20di%20guerra" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F03%2F01%2Fteheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra%2F&#038;title=Teheran%3A%20raid%20congiunti%20di%20Stati%20Uniti%20e%20Israele%2C%20ucciso%20l%E2%80%99Ayatollah%20Ali%20Khamenei.%20Il%20Medio%20Oriente%20precipita%20in%20una%20nuova%20fase%20di%20guerra" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/01/teheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra/" data-a2a-title="Teheran: raid congiunti di Stati Uniti e Israele, ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei. Il Medio Oriente precipita in una nuova fase di guerra"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/01/teheran-raid-congiunti-di-stati-uniti-e-israele-ucciso-layatollah-ali-khamenei-il-medio-oriente-precipita-in-una-nuova-fase-di-guerra/">Teheran: raid congiunti di Stati Uniti e Israele, ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei. Il Medio Oriente precipita in una nuova fase di guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">118082</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Turchia si candida a ospitare Wind Europe 2028 l’eolica tra sfide e geopolitiche e sicurezza energetica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/18/la-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Mazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 18:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Wind Europe 2028]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=108526</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, Ankara si propone come hub affidabile per l’energia rinnovabile: con 14 GW di capacità installata e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/18/la-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica/">La Turchia si candida a ospitare Wind Europe 2028 l’eolica tra sfide e geopolitiche e sicurezza energetica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WIND-EUROPE-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p><em>In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, Ankara si propone come hub affidabile per l’energia rinnovabile: con 14 GW di capacità installata e una supply chain in crescita, la Turchia vuole guidare la transizione europea e ospitare il principale evento eolico del continente</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>Il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina, che ha ridotto l’afflusso di gas dalla Russia, hanno mostrato i rischi per la sicurezza energetica globale e hanno indicato come la dipendenza energetica possa trasformarsi rapidamente in vulnerabilità, anche nelle catene di approvvigionamento delle tecnologie green. Il consumo energetico mondiale nel 2024 è aumentato del 2,2%, un tasso più rapido della media degli anni 2010-2019, pari a circa +1,5 % per anno. La domanda globale di elettricità è cresciuta ancor più rapidamente: nel 2024 +4,3 % rispetto all’anno precedente. Nel settore elettrico, fonti a basso contenuto di carbonio (rinnovabili e nucleare) hanno superato il 40% della produzione mondiale nel 2024. Tuttavia, i combustibili fossili continuano a dominare, con carbone, petrolio e gas che costituiscono la larga maggioranza del mix energetico mondiale e producono effetti nocivi sul clima. Secondo i dati di WindEurope, nel 2023 il 19% dell’elettricità è stata generata dal vento, al terzo posto dopo il 29% prodotto da fonti fossili e il 23% da fonti nucleari. In Europa, nel 2024 la capacità eolica installata è stata di 230 gigawatt, e la Commissione europea ha l’obiettivo di aumentarla a 425 GW nel 2030, con una preponderanza per le infrastrutture onshore (335GW) e 90 GW offshore.</p>
<p>L’energia eolica sta diventando particolarmente importante oggi per una serie di ragioni collegate sia alla guerra in Ucraina sia all’ascesa economica della Cina. L’eolico, insieme al solare, offre una via per ridurre la dipendenza da combustibili fossili esteri, garantendo maggiore autonomia energetica. Le fonti rinnovabili, inoltre, non risentono delle oscillazioni geopolitiche tipiche di gas e petrolio, contribuendo a calmierare i costi a lungo termine. La Cina è oggi il maggiore produttore mondiale di turbine eoliche e di tecnologie legate alle rinnovabili. Questo le consente di rafforzare la propria influenza economica e industriale. Per Europa e Stati Uniti investire nell’eolico significa non solo ridurre le importazioni di energia fossile, ma anche evitare di dipendere eccessivamente dalla tecnologia cinese. L’eolico non è solo un tema ambientale, ma anche una questione di competitività: chi domina la filiera delle rinnovabili avrà un vantaggio strategico nelle economie del futuro. In questo scenario, la Turchia può rappresentare per l’Europa un prezioso punto di riferimento sia per quanto concerne la produzione di energia eolica, sia per la supply chain.</p>
<p>La Turchia ha “circa 14 GW di capacità installata eolica, pari all’11,5% del consumo elettrico nazionale ed è al 6mo posto in Europa e al 12mo nel mondo per capacità eolica”, ha dichiarato in un recente briefing con la stampa a Istanbul Ibrahim Erden, presidente della Turkish Wind Energy Association (Tureb), aggiungendo che nel Paese ponte tra Europa e Asia vi sono “oltre 300 impianti eolici attivi con circa 4.500 turbine”. Il ministero dell’Energia turco punta ad avere una capacità di 48 GW entro il 2035, di cui 5 GW offshore, con l’obiettivo di avere il 25% dell’elettricità prodotta dal vento. Le rinnovabili complessivamente (idroelettrico, solare, eolico, geotermico) già oggi coprono circa il 42% della produzione elettrica turca. In Turchia non si produce soltanto energia eolica, ma esistono oltre 130 aziende dove vengono prodotte pale, torri, generatori e componenti per i parchi eolici, facendo del Paese asiatico un attore vicino e affidabile per la supply chain. L’indotto delle aziende per la produzione di componenti per parchi eolici vale circa 2,2 miliardi di euro, di cui il 70% destinato all’export. “La Turchia è parte integrante della catena di fornitura europea dell’eolico, soprattutto nell’area di Smirne”, ha affermato Erden. Nel corso dell’evento, a cui è intervenuto, tra gli altri anche Giles Dickson, Ceo di WindEurope, è emerso anche il tema dell’elettrificazione della cosiddetta industria pesante. Ad oggi, l’elettricità rappresenta soltanto il 23% dell’energia consumata. “L’elettrificazione dell’industria dell’acciao, del cemento, chimica e dei trasporti è una priorità”, ha detto Dickson. Attualmente, città come Smirne, Balikesir, Canakkale e Istanbul sono all&#8217;avanguardia nell&#8217;energia eolica, mentre le regioni di Marmara e dell&#8217;Egeo vantano le maggiori capacità installate. Alla luce dei dati sulla capacità installata e degli obiettivi governativi, ma anche grazie a un know-how sviluppato da aziende locali con investimenti stranieri, la Turchia vuole essere un punto di riferimento per la domanda energetica dell’Europa e presentato la propria candidatura per ospitare a Istanbul l’evento Wind Europe 2028, che annualmente, in città di volta in volta diverse, riunisce rappresentanti di governi, industrie, organizzazioni della società civile, mondo accademico, difesa, istituzioni finanziarie e comunità locali per esplorare gli ultimi sviluppi nel campo dell&#8217;energia eolica, il ruolo dell&#8217;energia eolica nelle politiche climatiche, le nuove tecnologie nell&#8217;energia eolica offshore e onshore e i dati specifici per Paese.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F18%2Fla-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica%2F&amp;linkname=La%20Turchia%20si%20candida%20a%20ospitare%20Wind%20Europe%202028%20l%E2%80%99eolica%20tra%20sfide%20e%20geopolitiche%20e%20sicurezza%20energetica" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F18%2Fla-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica%2F&#038;title=La%20Turchia%20si%20candida%20a%20ospitare%20Wind%20Europe%202028%20l%E2%80%99eolica%20tra%20sfide%20e%20geopolitiche%20e%20sicurezza%20energetica" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/18/la-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica/" data-a2a-title="La Turchia si candida a ospitare Wind Europe 2028 l’eolica tra sfide e geopolitiche e sicurezza energetica"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/18/la-turchia-si-candida-a-ospitare-wind-europe-2028-leolica-tra-sfide-e-geopolitiche-e-sicurezza-energetica/">La Turchia si candida a ospitare Wind Europe 2028 l’eolica tra sfide e geopolitiche e sicurezza energetica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">108526</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 17:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Russia Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Dilomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scenari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=98855</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="556" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1-287x300.jpeg 287w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>di Angela Casilli Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente, soluzioni che non si sono viste finora,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/">La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="556" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1-287x300.jpeg 287w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p><b>di Angela Casilli</b></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in </span></span><b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ucraina</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Medio Oriente</span></span></b><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, soluzioni che non si sono viste finora</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ma lo scenario internazionale presenta elementi di novità che possono diventare occasioni, come la fragile tregua tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza e l’elezione di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, per la seconda volta, alla presidenza degli Stati Uniti.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La politica, che sopravvive alle guerre anche se può esserne responsabile, sa quando è il momento di agire, perché è solo la politica che costruisce il risultato di ogni trattativa ed è, proprio per questa ragione, che il 2025 può essere l’anno in cui la diplomazia riuscirà a risolvere le grandi crisi in Europa e Medio Oriente.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A guidare il fronte europeo che finora ha sostenuto l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Ucraina</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, che combatte per evitare di venire schiacciata dalla </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Russia</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, come è negli obiettivi di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Putin</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, deve essere la convinzione che il nuovo Presidente americano, impegnato a rendere l’America più grande, non può permettersi accordi al ribasso.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il ruolo di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Donald Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b> </b>riserverà qualche sorpresa, com’è nella natura dell’uomo,</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">ma sono in molti</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> a ragion veduta, a sostenere che Trump non vorrà mai apparire come un perdente nei confronti del suo rivale russo. Solo partendo da questo presupposto</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> si </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">potrà lavorare, senza arretrare, pensando </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">d un accordo per chiudere con le ostilità e far entrare l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ucraina</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> nella UE, in tempi rapidi e </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">assicurare così una tranquilla </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">convivenza futura.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sarà interessante vedere Trump all’opera, perché al tycoon serviranno strumenti più sottili e sofisticati di quelli utilizzati nel primo mandato, o delle promesse fatte in campagna elettorale; sarà interessante vederlo alla prova, una</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">volta</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> spenti i fuochi d’artificio della sua elezione alla Casa Bianca per un secondo mandato.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ntanto l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Europa</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ha la possibilità di tornare ad avere un ruolo importante nello scacchiere medio-orientale, partecipando alla ricostruzione di quanto la </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">guerra nella </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">striscia di Gaza</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e la caduta del regime di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Bashar</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> al </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ssad</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Siria</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, con il suo spav</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">entoso bilancio di vittime, sta</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">rendendo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">più</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> urgente.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Anche in questo caso, sarà la politica chiamata a decidere, approfittando degli spazi che si sono aperti, in tempi che si spera brevi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e in grado di riempire un vuoto insidioso.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">La missione di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Francia</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Germania</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> a <b>Damasco</b> fa capire la portata della sfida, perché solo la diplomazia può </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">scongiurare derive autoritarie </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e restituire la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Siria</b> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ai siriani.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La decapitazione</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> parziale </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Hamas</b> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Hezbollah</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ha aperto nuovi scenari che richiedono una presa di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">coscienza da parte di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Israele</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, sulla impraticabilità di prolungare all’infinito la situazione attuale, sulla necessità di risolvere una volta per tutte la questione palestinese.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La tregua raggiunta a fatica</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> la restituzione dei prigionieri da ambo le parti sono indicative di una svolta che la comunità internazionale ha il dovere di facilitare.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il 2025 è l’anno per farlo, anche perché il tempo stringe e l</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a politica, sempre più spesso, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">non riesce a trovare la migliore soluzione ai problemi che sorgono, perché indebolita dai tentativi di ridimensionare, se non addirittura minacciare, i valori della democrazia, come le derive autoritarie di più di un Paese dimostrano chiaramente. </span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Se sono messi in discussione, gli sforzi della diplomazia perdono di credibilità e la possibilità di riparare ai danni </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che le guerre producono, svanisce nel nulla.    </span></span></p>
<p class="s4">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F01%2F29%2Fla-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre%2F&amp;linkname=La%20ricerca%20della%20pace%20in%20un%20mondo%20da%20ricomporre" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F01%2F29%2Fla-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre%2F&#038;title=La%20ricerca%20della%20pace%20in%20un%20mondo%20da%20ricomporre" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/" data-a2a-title="La ricerca della pace in un mondo da ricomporre"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/">La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">98855</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Costruttori di Pace Oggi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/11/costruttori-di-pace-oggi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=costruttori-di-pace-oggi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 09:41:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[costruttori di pace]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=91535</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="661" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415-1024x574.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415-768x431.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415-1170x656.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3415-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Una Sfida Globale tra Crisi e Opportunità In un mondo segnato da conflitti persistenti, crisi umanitarie e tensioni geopolitiche, il ruolo dei costruttori di pace è oggi più cruciale che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/11/costruttori-di-pace-oggi/">Costruttori di Pace Oggi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una Sfida Globale tra Crisi e Opportunità</em></p>
<p>In un mondo segnato da conflitti persistenti, crisi umanitarie e tensioni geopolitiche, il ruolo dei costruttori di pace è oggi più cruciale che mai. Essere un costruttore di pace nel ventunesimo secolo richiede non solo un impegno profondo, ma anche un’abilità nel navigare complessità senza precedenti, dove la diplomazia tradizionale si intreccia con nuove sfide globali, come il cambiamento climatico, le migrazioni di massa e l’erosione delle istituzioni democratiche.</p>
<p>I Nuovi Scenari di Conflitto</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-72874" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/1Rocket_fire.jpeg" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/1Rocket_fire.jpeg 720w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/1Rocket_fire-300x167.jpeg 300w" alt="" width="720" height="400" /></figure>
</div>
<p>Nel corso degli ultimi decenni, la natura dei conflitti è cambiata in modo sostanziale. Se durante la Guerra Fredda la minaccia principale era rappresentata dalle guerre interstatali, oggi assistiamo a un aumento dei conflitti intra-statali, delle guerre civili e degli scontri etnici e religiosi. Questi conflitti, spesso alimentati da diseguaglianze economiche, lotte per le risorse e identità culturali contrastanti, richiedono strategie di pace innovative e una comprensione profonda delle dinamiche locali.</p>
<p>Il Medio Oriente, l’Africa subsahariana e alcune regioni dell’Asia continuano a essere teatri di violenze protratte, ma anche aree come l’Europa, un tempo sinonimo di stabilità, sono oggi attraversate da tensioni sociali e politiche che minacciano la coesione interna. L’aumento del nazionalismo, il risorgere di politiche identitarie e il disfacimento del consenso internazionale sulle regole che governano i conflitti sono tutte sfide che i costruttori di pace devono affrontare con urgenza.</p>
<p>Il Ruolo dei Mediatori Internazionali</p>
<p>Essere un costruttore di pace oggi significa essere un mediatore efficace, capace di creare spazi di dialogo anche nelle situazioni più tese. Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Africana e l’Unione Europea continuano a svolgere un ruolo centrale, ma è evidente che la sola diplomazia ufficiale non basta più. È necessaria un’azione concertata che coinvolga la società civile, le ONG, i leader religiosi e le comunità locali. Solo attraverso un approccio multilivello, che vada oltre la semplice negoziazione tra stati, è possibile costruire una pace duratura.</p>
<p>L’accordo di pace in Colombia del 2016, ad esempio, è stato il risultato di un processo lungo e complesso che ha coinvolto non solo i negoziatori ufficiali, ma anche le vittime del conflitto, la società civile e le organizzazioni internazionali. Tuttavia, anche nei casi di successo, la costruzione della pace non termina con la firma di un trattato: è un processo che richiede tempo, risorse e, soprattutto, una volontà politica costante.</p>
<p>Le Nuove Frontiere della Pace</p>
<p>Una delle sfide emergenti per i costruttori di pace è il legame sempre più evidente tra conflitti e crisi ambientali. Il cambiamento climatico, con il suo impatto su risorse come l’acqua e il cibo, sta diventando un fattore scatenante per nuove forme di conflitto, specialmente nelle regioni già instabili. La crescente competizione per risorse scarse richiede una nuova visione della pace, che integri la sostenibilità ambientale come elemento centrale della stabilità globale.</p>
<p>Un altro fronte critico è rappresentato dalle migrazioni forzate. I milioni di rifugiati e sfollati interni sono spesso sia vittime che cause di instabilità. I costruttori di pace devono affrontare la sfida di proteggere questi gruppi vulnerabili, promuovendo al contempo l’integrazione e la coesione sociale nei paesi di accoglienza, che possono essere destabilizzati da ondate migratorie non gestite adeguatamente.</p>
<p>Il Ruolo delle Tecnologie Digitali</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-72882" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/trasformazione-digitale.jpg" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/trasformazione-digitale.jpg 980w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/trasformazione-digitale-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/trasformazione-digitale-768x513.jpg 768w" alt="" width="980" height="654" /></figure>
</div>
<p>Le tecnologie digitali offrono nuove opportunità, ma anche nuovi rischi per la costruzione della pace. Da un lato, i social media possono facilitare il dialogo e mobilitare rapidamente il sostegno internazionale a favore di iniziative di pace. Dall’altro, però, possono essere utilizzati per diffondere disinformazione e alimentare l’odio, contribuendo all’escalation dei conflitti. I costruttori di pace del futuro dovranno imparare a navigare questo doppio filo, sfruttando le tecnologie per promuovere la comprensione reciproca e contrastare le narrative di divisione.</p>
<p>Un Impegno Globale e Continuo</p>
<p>Essere costruttori di pace oggi significa non solo intervenire per risolvere conflitti esistenti, ma anche lavorare preventivamente per eliminare le cause profonde delle tensioni, promuovendo giustizia sociale, equità economica e sostenibilità ambientale. Richiede una visione globale, che riconosca l’interconnessione tra le diverse sfide che il mondo affronta, e un impegno continuo per coltivare la pace a livello locale e internazionale.</p>
<p>Nel mio lavoro di facilitatore relazionale , ho visto come la pace non sia mai un risultato acquisito, ma un processo dinamico che richiede adattamento, resilienza e collaborazione. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di leader, diplomatici e cittadini che si impegnino a costruire ponti di comprensione, affrontando con coraggio le sfide globali per creare un futuro di pace duratura.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F11%2Fcostruttori-di-pace-oggi%2F&amp;linkname=Costruttori%20di%20Pace%20Oggi" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F11%2Fcostruttori-di-pace-oggi%2F&#038;title=Costruttori%20di%20Pace%20Oggi" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/11/costruttori-di-pace-oggi/" data-a2a-title="Costruttori di Pace Oggi"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/11/costruttori-di-pace-oggi/">Costruttori di Pace Oggi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">91535</post-id>	</item>
		<item>
		<title>J’accuse !</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/jaccuse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=jaccuse</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 20:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=82860</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="363" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B-300x161.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B-585x313.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il Giorno della Memoria e la guerra scatenata dal terrorismo non sono concatenati, come molti tentano di far intendere. La politica non deve infierire contro una data storica, la situazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/jaccuse/">J’accuse !</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="363" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B-300x161.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/8A9BD414-5296-44AB-A2CC-0DBC5FA71C0B-585x313.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>Il Giorno della Memoria e la guerra scatenata dal terrorismo non sono concatenati, come molti tentano di far intendere. La politica non deve infierire contro una data storica, la situazione in atto in Medioriente oggi non ha nulla da spartire con il 27 gennaio.</p>
<p>Alcune teste calde pensano però di potere continuare ad offendere il Popolo Ebraico e tutti coloro che credono nella democrazia. Chi come me è cresciuto in una famiglia obbligatoriamente antifascista, con i suoi 41 consanguigni uccisi dal nazifascismo solo “perché nati ebrei”, si ritrova sballottato nelle credenze ereditate e mortificato da vecchie amicizie. Si tratta di affiatamenti del passato, amicizie che oggi collocherei tra le presunte e le presuntuose, che fingono di conoscere e riconoscere la Storia, falsificandola, deridendola, calpestandola, tentando di farle perdere quella lettera maiuscola che ha per significato 6.000.000 e più di storie personali.</p>
<p>Come avviene da qualche anno il 25 aprile, dove la sfilata per la liberazione umilia la Brigata Ebraica (o Palestinese) che ha contribuito a liberare il Belpaese dal nazifascismo, questo 27 gennaio tende ad oltraggiare la Memoria, tentando di sostituirla con falsità ideologiche di ipocrite basi politiche. Unica cosa reale è quell’antisemitismo a stantuffo che ritrova vigore internazionale, in una spinta non solo apparentemente, nuova.</p>
<p>Accuso quelle particelle dell’Associazione Nazionale dei Partigiani (ANPI), di cui mia madre era socio onorario e di cui vorrei a nome della Memoria disfarmi della tessera, riportargliela urlando “Vergogna”. Accuso quella finta sinistra che regala o vende gli italiani di religione ebraica. Sinistra alla quale ho creduto per quella lontana intesa politica che la trovava al primo posto nella diffusione culturale, ma che oggi affianca i comunicatori dell’odio. Accuso quell’ignoranza regnante, che vuole tramutare un popolo antico da usurpato in usurpatore, dando credito al nulla.</p>
<p>Come si sentirebbe l’Italia se il ministero della salute fosse retto dalle Brigate Rosse o quello tedesco dalle Baader-Meinhof? Eppure, oggi si prendono per reali le cifre diramate dal Ministero di Gaza, ossia di Hamas. Come ho scritto subito dopo lo sterminio del 7 ottobre, “oggi gli arabi vengono visti come terroristi, ma appena Israele si difenderà, diventeranno i <em>poveri palestinesi</em>”.</p>
<p><em>Nei due milioni di abitanti di Gaza, i morti per mano di Israele saranno 1.500.000 bambini, 1.000.000 donne, 800.000 uomini. E potrebbero anche dire altre cifre, ma non vi sarà mai un morto sotto la voce “terrorista”.</em></p>
<p>Accuso coloro che non vedono che lo Stato di Israele, ancora una volta telefona ad ogni abitante di Gaza per informarlo che questo o quell’altro posto verranno bombardati alla ricerca di quei tunnel di cui i Gazesi non erano a conoscenza e di quei missili che nessuno sapeva che da infiniti anni vengono scagliati contro Israele. Uno Stato attaccato, che avvisa anche quelle donne con i loro bambini, che sono entrati nei kibbutzim poco prima selvaggiamente distrutti dai loro familiari e di cui anche loro hanno filmato la disumanità, per vantarsene.</p>
<p>Mi avete proprio fatto inGazare e di brutto, perché questo mondo è malato, succube del ritorno al medioevo (per essere ottimisti) ed ancora vittima del petrolio. Accuso un mondo che non condanna l’Iran che oggi bombarda la Siria, domani l’Iraq e il Pakistan, poi l’Afganistan e fornisce armi ad ogni gruppo terroristico; accuso l’ONU che paga “professori” che partecipano ai massacri e che elargisce più a Gaza che al resto del mondo, come se gli africani od alcuni sud americani od asiatici non necessitassero degli aiuti internazionali.</p>
<p>Mio padre mi ripeteva “Beato te… ti abbiamo fatto nascere in un mondo di pace, lontano dal nazifascismo, dalla barbarie”. Caro Babbo, se ci fossi ancora soffriresti enormemente, perché troveresti vana la tua storia, fatta di fughe, del sentirti grande aiutando gli amici partigiani a rubare la dinamite che i nazisti in fuga mettevano sotto le rotaie. Come gli occupanti allora stavano dappertutto perché sostenuti da allievi spesso più bravi degli stessi tedeschi, oggi un più sofisticato antisemitismo nidifica ovunque, trovando sempre il pretesto e l’acclamazione per far passare per corretta, la sua disumanità.</p>
<p>Figurati caro Babbo, che mi vedo “costretto” a ringraziare gli eredi politici della destra di allora, perché mi rendo conto che in gran parte sono diventati nipoti del liberalismo ottocentesco.</p>
<p>Cari ex compagni: non siete ex perché sono cambiato io, ma perché lo siete voi. Devo oggi temere gran parte di voi, perché avete cavalcato la facile onda dei camerati di allora, di Adolfo sorridente, accanto all’amico gran Mufti di Gerusalemme. Potete chiudere il vostro pugno o urlare “ave” al vostro nuovo Cesare, sia esso Mussolini o Stalin. Convincentevi della vostra storia, trovatene una scusa per il vostro paradiso terrestre magari pullulato da verginelle come credono i vostri fratelli aguzzini, ma ricordatevi che oggi gli ebrei non si arrendono senza reagire, non finiscono in una ciminiera per compiacere i vostri capi nei lussuosi alberghi a sette, ma anche a cinque stelle, che amano difendersi facendosi scudo dei propri bambini. Gli ebrei, siano essi italiani o israeliani, francesi o sudamericani, si difenderanno. Altro non potremmo fare, fa parte di noi: amiamo sopravvivere. Troveremo sempre dell’olio per illuminare la nostra Menorah.</p>
<p>Cari compagni che avete dimenticato le atrocità del 7 ottobre ed ai quali farei rivedere in chiaro i filmati sulle reti nazionali: atrocità riprese da coloro che elogiate. Sappiate che se Israele avesse voluto eliminare gli arabi cosiddetti palestinesi, avrebbe potuto farlo da tempo. Contestate la politica di uno stato? Giusto, si chiama democrazia. Anche a Gerusalemme stanno protestando. Mi domando perché non alzate barricate contro la Russia, la Cina, la Corea del Nord, la politica turca, soprattutto le donne uccise in Iran perché non indossano bene il velo. Per quale motivo non volete rendervi conto che una ragazza incinta alla quale viene aperta la pancia ed il feto estratto ed accoltellato, è una donna: esattamente come quella uccisa nei nostri cortili o appartamenti. Ma capisco: per voi è solo una ebrea, come lo sono le rapite dai palestinesi, che vengono violentate ed uccise a Gaza. Vi siete rapidamente scordati del bambino che appena prelevato in Israele, fu portato in una piazza e circondato da altri bambini arabi che gli urlavano “sporco ebreo”.</p>
<p>Voi stessi cari compagni, spiegate – sicuramente a vostra insaputa – che antisemitismo, antiisraelianismo ed antisionismo hanno lo stesso significato.</p>
<p>Alcuni in Israele chiedono di introdurre la pena di morte per i terroristi catturati. Unica condanna eseguita finora quella di Adolf Eichmann, ma Israele non può rinunciare al valore della vita. Come pena suggerirei solo di appenderli a vita, per le palle.</p>
<p>Ultima cosa: fa eco la soluzione a due stati. Benissimo. Proposta che Israele ha a più riprese offerto ai vari regimi “palestinesi” ma che costoro hanno sempre rifiutato. Come fecero quando nel 1948 nacque lo <em>Stato Ebraico</em>. Proprio per non doverlo accettare, gli arabi si opposero a questa soluzione. Mi chiedo adesso: in molti chiamano Palestina, Gaza (già Egitto), tralasciando la Cisgiordania (già Giordania). Quale dovrebbe essere la “Palestina”? effettivamente se riguardasse solo Gaza, riterrei che Israele debba accettare. D’altronde non se ne possono mica fare due di Stati palestinesi. Oltretutto se Gaza diventasse uno Stato, il primo missile scagliato contro Israele sarebbe una dichiarazione di guerra e certamente lo “Stato Ebraico” non dovrebbe sentirsi obbligato per coscienza, di dover avvisare telefonicamente o tramite volantini una nazione nemica.</p>
<p>…ma sicuramene Israele non è in guerra contro un popolo, ma contro un sanguinoso gruppo terroristico, chiamato Hamas.</p>
<p>Am Israel Chai</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F26%2Fjaccuse%2F&amp;linkname=J%E2%80%99accuse%20%21" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F26%2Fjaccuse%2F&#038;title=J%E2%80%99accuse%20%21" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/jaccuse/" data-a2a-title="J’accuse !"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/26/jaccuse/">J’accuse !</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">82860</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/18/medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[IrN]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=82454</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso? Dai raid angloamericani&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/18/medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga/">Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso?</em></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in <strong>Pakistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong>, “infuocando” di fatto il <strong>Medio Oriente</strong> e non solo. Da Gaza a Teheran, l’<strong>escalation è già realtà</strong>. Solo pochi giorni fa si registrava la solidarietà degli <strong>Houthi</strong> nello <strong>Yemen </strong>nei confronti di <strong>Hamas</strong> e l’ostilità verso <strong>Israele</strong>, segnale di un forte legame delle azioni yemenite con il conflitto in corso a <strong>Gaza</strong>. Sì, si sono aperti più fronti e le azioni dell’Iran sono l’evidenza.</p>
<p><strong>Analizziamo quanto accaduto nelle ultime ore.</strong> Il ministero degli Esteri pakistano ha accusato la Repubblica islamica di aver ucciso dei civili nella regione frontaliera del <strong>Belucistan</strong>, “in violazione dello spazio aereo e della sovranità pakistana”. Teheran – i cui rapporti con Islamabad sono tesi – ha dichiarato che i suoi missili hanno raggiunto basi di un gruppo militante sunnita, <strong>Jaish al-Adl</strong>(Esercito della giustizia). Attacco, questo, che arriva all’indomani di due raid in Siria e Iraq, sulla scorta del doppio attentato suicida nella città di <strong>Kerman</strong> il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani ed è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). Intanto l’esercito americano è tornato a colpire i ribelli filoiraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato un attacco contro i miliziani di <strong>Hezbollah</strong> nel sud del <strong>Libano</strong>. Evidenze, queste, di come il conflitto si stia allargando e, di fatto, sta coinvolgendo sempre più attori nella regione.</p>
<p><strong>Yemen</strong>. Gli attacchi iraniani, come detto, su Pakistan, Siria e Iraq arrivano pochi giorni dopo i bombardamenti angloamericani nello Yemen in conseguenza delle azioni contro le navi commerciali in transito nel <strong>Mar Rosso</strong> ad opera dei ribelli yementi Houthi, sostenuti dall’Iran, che dichiarano di agire contro gli interessi israeliani e in solidarietà con i palestinesi a Gaza. Ieri <strong>Biden</strong> ha annunciato l’intenzione di reinserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche globali.</p>
<p><strong>Gaza</strong>. Il conflitto prosegue, le forze israeliane si sarebbero ritirate dall’area vicina al più grande ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo che il loro avvicinamento aveva scatenato il panico tra le persone che vi si rifugiavano. Inoltre, militanti palestinesi hanno lanciato 25 razzi contro la città israeliana di Netivot senza causare vittime.</p>
<p><strong>Quali sviluppi dell’escalation in corso?</strong> Le utile ore hanno segnato una dimostrazione di forza da parte della Repubblica islamica iraniana. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian è stato molto diretto: “Se il genocidio a Gaza si ferma, ciò porterà alla fine di altre crisi e attacchi nella regione”. Da Davos il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan, ha detto che “la priorità deve essere la de-escalation nel Mar Rosso e nell’intera regione attraverso il cessate il fuoco a Gaza”.</p>
<p>Insomma, per mesi l’establishment dell’Iran ha sconfessato il proprio coinvolgimento negli attacchi effettuati dai suoi alleati regionali. Ieri invece, in poche ore, Teheran ha colpito obiettivi in Siria, Iraq e Pakistan. Se da un lato la scelta di colpire la Siria consente all’Iran di centrare lo Stato islamico (IS) – provando a mitigare la rabbia interna dopo l’attacco terroristico di Kerman –  diversa è la questione legata al Pakistan, che esaspera di certo i già non facili equilibri regionali lungo il confine tra i due paesi.  Intanto diverse esplosioni si sono verificate intorno alla città di Savaran, nella provincia di Sistan-Baluchistan in Iran. La città è stata colpita da missili e droni provenienti dal Pakistan. L’attacco ha provocato diversi feriti, come ha riferito l’agenzia di stampa Mehr, proprio questa mattina.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F18%2Fmedio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga%2F&amp;linkname=Medio%20Oriente%20in%20fiamme.%20Da%20Gaza%20al%20Pakistan%2C%20il%20conflitto%20si%20allarga%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F01%2F18%2Fmedio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga%2F&#038;title=Medio%20Oriente%20in%20fiamme.%20Da%20Gaza%20al%20Pakistan%2C%20il%20conflitto%20si%20allarga%3F" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/18/medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga/" data-a2a-title="Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/18/medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga/">Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">82454</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L’Italia? Non pervenuta, anzi assente</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/15/litalia-non-pervenuta-anzi-assente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=litalia-non-pervenuta-anzi-assente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 13:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Interessi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[strategie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=79988</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="828" height="620" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A.jpeg 828w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-768x575.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-585x438.jpeg 585w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p>
<p>I delicati equilibri e gli interessi dei Paesi  mediorientali  e degli stati del Nord Africa, tra Stati Uniti e Russia. E l’Italia? L’analisi di Raffaele Romano &#160; Nel Medio Oriente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/15/litalia-non-pervenuta-anzi-assente/">L’Italia? Non pervenuta, anzi assente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="828" height="620" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A.jpeg 828w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-768x575.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/2E80736A-7F07-40AF-9CF4-B77AD53C936A-585x438.jpeg 585w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p><p>I delicati equilibri e gli interessi dei Paesi  mediorientali  e degli stati del Nord Africa, tra Stati Uniti e Russia. E l’Italia? L’analisi di Raffaele Romano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel Medio Oriente e nel Nord Africa tutti fanno tutto ed il contrario di tutto. Solo l’Italia è assente, se non per  lanciare slogan ed appelli senza significato concreto. Ecco un sintetico quadro dove capirete che ognuno fa il proprio gioco in funzione degli interessi nazionali eppure né gli USA  né nessun altro battono ciglio a prese di posizione contraddittorie.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Turchia</b>, pur facendo parte della NATO, ha accettato di pagare il gas russo in rubli e ha discusso dell’ulteriore sviluppo dei legami bancari, in special modo del sistema russo di carte di pagamento MIR, alternativo ai circuiti Visa e Mastercard che hanno sospese le operazioni con la Russia. <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Erdogan</b> non ha ricevuto <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Blinken</b> l’altra settimana, un duro schiaffo per gli Stati Uniti. Inoltre con la Russia si sono spartiti la <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Libia</b> e qualche altra “cosetta”. L&#8217;<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Algeria</b> con cui abbiamo aumentato di molto l’importazione di gas ha espresso riserve sulla dichiarazione finale della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri arabi tenutasi al Cairo sulla situazione in Palestina, che ha condannato l&#8217;uccisione di civili da entrambe le parti. Lo stesso con la <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tunisia</b> che ha varato una legge anti <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Israele</b>. Senza dimenticare il <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sudan </b>che con<u> </u></span>Abdelbasit Hamza Elhassan Mohamed Khair (<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Hamza</b>), che l’<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">OFAC</b> (L’Ufficio per il controllo dei beni esteri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti) descrive come “un finanziatore di Hamas con sede in Sudan dell’organizzazione terrorista”.</p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“<b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Israele ha intrapreso la difficile ma nobile missione di mediare la ricerca della pace e porre fine all’aggressione della Russia contro l’Ucraina</i></b>”, dichiarò Andriy Yermak, capo dello staff del presidente ucraino <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Zelensky</b>. <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Israele </b>si è rifiutato di vendere armi a Kiev o di aderire alle sanzioni anti-russe, e le sue dichiarazioni sono state accuratamente elaborate per sostenere l’Ucraina senza riferirsi esplicitamente alla Russia.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Siria </span></b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">a settembre del 2014 una coalizione internazionale guidata dagli<b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Stati Uniti d&#8217;America, Giordania, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti</i></b>, ha iniziato a bombardare l&#8217;ISIS, soprattutto in Iraq e in supporto delle forze curde YPG che erano assediate nella città di Kobanê e nel nord-est del Paese. <b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Francia e Russia lanciano invece i primi attacchi a settembre 2015 mentre il Regno Unito lo fa a dicembre</i></b>. La Russia è riuscita a mantenere <b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Assad al potere</i></b> con l’aiuto dell&#8217;<b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Iran</i></b>, del gruppo sciita libanese <b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Hezbollah</i></b> e di varie milizie sciite fondamentali per capovolgere il corso della guerra. La <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Russia</b> ha sostenuto l&#8217;amministrazione del presidente della Siria in carica Bashar al-Assad sin dall&#8217;inizio del conflitto siriano nel 2011: politicamente, con aiuti militari e, dal settembre 2015, attraverso la missione in Siria <b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">con intervento militare diretto</i></b>. Il dispiegamento del 2015 in Siria segnò il primo caso, dopo la fine della guerra fredda nel 1991, in cui la Russia entrò in un conflitto armato fuori dei confini appartenuti all&#8217;Unione Sovietica.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Marocco </span></b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sulla questione israelo-palestinese la posizione di Rabat è particolarmente delicata e ambigua da quando, nel 2020, ha aderito agli Accordi di Abramo e stabilito relazioni diplomatiche con Tel Aviv.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Egitto </span></b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ed Israele hanno oggi interessi comuni e un solido rapporto. Sul fronte energetico, entrambi mirano allo sfruttamento degli idrocarburi nel Mediterraneo. Per quanto riguarda i temi securitari, collaborano per contrastare il terrorismo nel Sinai e contenere Hamas nella Striscia di Gaza.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Qatar</span></b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> ospita e finanzia Hamas ed è la sede dove la CIA sta trattando con l’Emiro <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tamim bin Hamad Al Thani </b>molto vicino anche ai Fratelli Musulmani. La sua forza risiede nell’ospitalità offerta ai leader dei talebani e di Hamas e nel sostegno economico apertamente concesso ai loro movimenti. Ospita anche la più grande base americana la <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Udeid Air Force</b><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Base</b> nella capitale Doha. Dove convivono sia l&#8217;aeronautica militare dell&#8217;emiro del Qatar, sia quella degli Stati Uniti e la Royal Air Force britannica. Ospita il quartier generale avanzato del comando centrale degli Stati Uniti, il quartier generale del comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti il gruppo aereo di spedizione n. 83 della RAF e la 379a ala di spedizione aerea dell&#8217;USAF. Nel frattempo gli <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Emirati Arabi Uniti </b>sono usciti da <b><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le Combined Maritime Forces </i></b>in quanto Abu Dhabi ha scelto di ritirare il proprio impegno dalla coalizione che sotto la guida degli Stati Uniti gestisce la sicurezza marittima del Golfo. Nell’accordo tra Stati Uniti e <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Bahrein </b>va inevitabilmente tirato dentro anche l’Iran. Non che ne sia parte, ma quello siglato è l’ennesimo passo che gli americani muovono nella regione per contenere Teheran. Washington e Manama hanno deciso di rafforzare i loro legami di sicurezza ed economici, dimenticandosi del passato quando la monarchia del Golfo era stata punita da Barack Obama con un embargo sulle armi a causa della repressione contro gli sciiti.<br />
<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Oman</b> La politica estera omanita è amichevole verso l&#8217;Occidente e vanta legami privilegiati con il Regno Unito e con gli Stati Uniti. Più strategico è il legame con gli Stati Uniti, che costituisce un punto di riferimento costante delle scelte del Sultanato, nei settori militare ed economico. <u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Yemen </span></b><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">grazie all’alleanza con <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ansar Allah</b>, Teheran è riuscita a guadagnare un significativo spazio strategico in Yemen. Nel <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Libano</b> si prevede un aumento del tasso di povertà della popolazione. Secondo l&#8217;Onu, l&#8217;80% degli abitanti del Libano vive dal 2020 sotto la soglia di povertà. In molte aree del Libano, Hezbollah gestisce ospedali, cliniche, negozi, scuole ed imprese edili, oltre ad una considerevole serie di organizzazioni preposte alla gestione di aiuti alla popolazione ed in particolare alle famiglie dei suoi miliziani e presiede il sud del Libano da dove può sparare su Israele.<u></u><u></u></span></p>
<p class="m_7991795011505255511MsoNoSpacing"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">E l’Italia?</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F11%2F15%2Flitalia-non-pervenuta-anzi-assente%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Italia%3F%20Non%20pervenuta%2C%20anzi%20assente" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F11%2F15%2Flitalia-non-pervenuta-anzi-assente%2F&#038;title=L%E2%80%99Italia%3F%20Non%20pervenuta%2C%20anzi%20assente" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/15/litalia-non-pervenuta-anzi-assente/" data-a2a-title="L’Italia? Non pervenuta, anzi assente"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/15/litalia-non-pervenuta-anzi-assente/">L’Italia? Non pervenuta, anzi assente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">79988</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Israele  Geopolitica parte III</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/17/israele-geopolitica-parte-iii/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=israele-geopolitica-parte-iii</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 18:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=78378</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="541" height="685" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107.png 541w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107-237x300.png 237w" sizes="(max-width: 541px) 100vw, 541px" /></p>
<p> Mentre ci si accapiglia a chi è più filo israeliano o filo palestinese, a questo è giunto ormai il livello della comunicazione italiota, sono letteralmente scomparsi di scena la guerra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/17/israele-geopolitica-parte-iii/">Israele  Geopolitica parte III</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="541" height="685" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107.png 541w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Screenshot-2023-10-17-195107-237x300.png 237w" sizes="(max-width: 541px) 100vw, 541px" /></p><p><b> </b>Mentre ci si accapiglia a chi è più filo israeliano o filo palestinese, a questo è giunto ormai il livello della comunicazione italiota, sono letteralmente scomparsi di scena la guerra in <strong>Ucraina</strong> ed il <strong>Covid</strong> che entrambe, qualsiasi cosa se ne dica o se ne pensi, continuano a mietere vittime sul loro percorso. In alternativa a loro, invece, c’è il calcio scommesse lanciato da tale <strong>Fabrizio Corona</strong>. Manca solo di leggere di un autorevole intervento dell’<strong>Inviato speciale dell&#8217;Ue per il Golfo Persico </strong>al secolo <strong>Luigi Di Maio</strong> ormai scomparso dai radar dopo aver eliminato la povertà in Italia e per questo appetito dai migliori centri di intelligence e finanziari del mondo.</p>
<p>Sempre nel quadro medio orientale, a dir poco complesso ed articolato come abbiamo avuto modo di rappresentare nel primo articolo su tale materia, è l’ambigua posizione di Israele sull’Ucraina per il fatto che molti immigrati ebrei sono venuti dalla Russia e da quei territori caucasici allo scioglimento dell’ex Unione Sovietica.</p>
<p>Se si considera la necessità vitale per Israele della sua sicurezza ecco che appaiono più che determinanti gli statunitensi che hanno garantito e garantiscono la difesa e la sicurezza di Tel Aviv. Per questo motivo va tenuto nella giusta e meritevole considerazione il super attivismo del Segretario di Stato USA <strong>Antony Blinken </strong>a cui Israele non può assolutamente dire di no in un’intelligente mossa per evitare l’espandersi del conflitto in altre aree del Medio Oriente.</p>
<p>Un altro tassello, nel complesso puzzle medio orientale, da non sottovalutare e né dimenticare, è la <strong>Cisgiordania</strong> a cui il governo di Netanyahu guarda con particolare e sensibile attenzione come ad un territorio da annettere per poi, successivamente, far evacuare i palestinesi.</p>
<p>La Cisgiordania si estende su una superficie di 5.655 km² e ha più di 3 milioni di abitanti di cui più di 2 milioni sono palestinesi ed è divisa in tre zone: l’area A, l’area B e l’area C. <strong>L&#8217;Autorità palestinese</strong> ha il pieno controllo civile nell&#8217;area <strong>A</strong>, l&#8217;area <strong>B </strong>è caratterizzata da un&#8217;amministrazione congiunta tra l&#8217;ANP ed Israele, mentre la zona <strong>C</strong> è sotto il pieno controllo israeliano.</p>
<p>Nella zona A c’è il controllo Palestinese con un’Amministrazione Palestinese ed ha il <strong>17%</strong> dell’intero territorio mentre la popolazione è composta dal <strong>55%</strong> di Palestinesi.</p>
<p>Nella zona B il controllo è Israeliano l’Amministrazione è Palestinese e copre il <strong>24%</strong> del territorio con una presenza del <strong>41%</strong> di Palestinesi</p>
<p>Nella zona C il controllo è Israeliano l’Amministrazione è Israeliana ed occupa il <strong>59%</strong> del territorio con solo il <strong>4% </strong>di presenza di Palestinesi.</p>
<p>Non va poi dimenticato che nello Stato di Israele il 20% della sua popolazione è di etnia araba.</p>
<p>Per completare il discorso sulla profonda spaccatura su Netanyahu ed i suoi governi in questi anni c’è da fare chiarezza per far comprendere le vere questioni senza realizzare, anche qui, il solito schema italiota: guelfo o ghibellino? Perché la materia in campo giuridico di Israele è un’anomalia che, in un modo o nell’altro, andava sanata.</p>
<p>Bisogna sapere che Israele non ha una sua Costituzione in quanto, per decenni, dal fondatore dello Stato <strong>David Ben Gurion</strong> a Netanyahu non sono mai riusciti a trovare un’intesa politica ed hanno predisposte, invece, delle leggi che portano il nome di “<strong>Leggi fondamentali</strong>”.</p>
<p>Bisogna sottolineare che la <strong>Corte Suprema</strong> israeliana ha preso il carattere di una sorta di contropotere politico negli anni in quanto non aveva una Carta a cui far riferimento e, a volte, è uscita dal seminato nei confronti dei governi e del parlamento per cui Netanyahu ed il suo governo hanno approvato quella legge di riforma che agisce da <strong>balance of power</strong> in attesa di una futura costituzione.</p>
<p>Negli ultimi decenni, al di là di semplificazioni e demonizzazioni facili dei nostri media, lo Stato di Israele vive una profonda crisi di identità fra <strong>ebrei</strong> (<strong><em>con una visione</em></strong> <strong><em>religiosa</em></strong>) ed <strong>israeliani </strong>(<strong><em>con una visione unitaria</em></strong>) schematicamente la destra rappresenta gli ebrei mentre i laburisti rappresentano gli israeliani.</p>
<p>Poi, per non farsi mancare nulla, c’è l’irrisolta questione di <strong>Gerusalemme</strong>.</p>
<h3><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/15/israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte/">Leggi la seconda parte dell&#8217;articolo di geopolitica di Raffaele Romano</a></h3>
<h3><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/">Leggi la prima parte dell&#8217;articolo  di geopolitica di Raffaele Romano</a></h3>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F17%2Fisraele-geopolitica-parte-iii%2F&amp;linkname=Israele%20%20Geopolitica%20parte%20III" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F17%2Fisraele-geopolitica-parte-iii%2F&#038;title=Israele%20%20Geopolitica%20parte%20III" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/17/israele-geopolitica-parte-iii/" data-a2a-title="Israele  Geopolitica parte III"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/17/israele-geopolitica-parte-iii/">Israele  Geopolitica parte III</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">78378</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 14:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=78133</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="260" height="139" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Medio-Oriente-wikipedia-.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>In questi dolorosi giorni di guerra si leggono numerose prese di posizione molte delle quali  mosse  da un’umana e giustificata collera. Là dove prevale la sola istanza umana scompare, purtroppo,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/">Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi dolorosi giorni di guerra si leggono numerose prese di posizione molte delle quali  mosse  da un’umana e giustificata collera. Là dove prevale la sola istanza umana scompare, purtroppo, la sostanza scientifica del fenomeno della geopolitica. Scrivere al riguardo richiederebbe un enorme spazio e, per non scoraggiare i lettori che vogliono farsi un’idea, presentiamo questo primo articolo che parte dai dati di base per potersi approcciare alle problematiche medio orientali che non riguardano, purtroppo, solo Israele ed Hamas.</p>
<p>Per prima cosa la guerra in corso interessa molti Stati: l’Iraq, la Siria, il Libano, lo Yemen, l’Arabia Saudita, la Libia, il Marocco, la Giordania, il Qatar, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, la Turchia, l’Iran, Cipro e la Tunisia. Come si può vedere tocca tutto il sud del mediterraneo e scende fino all’oceano indiano e al golfo persico con molte implicazioni. Insieme alla vastità della questione “<strong>palestinese</strong>” bisogna che si sappia un’altra cosa propedeutica che compone un mix atomico: la guerra santa in atto fra musulmani sciiti e sunniti che spacca dall’interno l’intero mondo arabo e di cui poco o nulla si parla e si scrive insieme all’irrisolta questione curda.  Il <strong>sunnismo</strong> è la corrente maggioritaria dell&#8217;Islam, comprendendo circa l&#8217;85% dell&#8217;intero mondo islamico. Esso riconosce la validità della Sunna e si ritiene l’erede della giusta interpretazione del <strong>Corano</strong>, che si articola in 4 scuole l’hanafismo, il malikismo, lo sciafeismo e l’hanbalismo. Il termine “<strong>sciita</strong>”, invece, che significa fazione o partito iniziò ad essere usato in riferimento a coloro che seguirono <strong>Alì ibn Abi-Talib</strong> nelle guerre che combatté come califfo contro gli <strong>Omayyadi</strong>, la dinastia che regnò dal 661 al 750 d. C. sull’impero arabo inaugurato da Maometto e dai suoi successori. La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C, l’anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell’islam. La fede sciita ha conosciuto nei secoli molte spaccature interne con diverse fazioni in lotta e non solo per ragioni religiose e la loro maggiore presenza la si trova in Iran, Iraq, Afghanistan, India e Siria. Una delle ragioni è lo scontro tra le due principali denominazioni dell’Islam, sunniti e sciiti, che da anni sta creando scompiglio in tutta la regione. L’<strong>Arabia Saudita</strong> è il punto di riferimento principale del cosiddetto “<strong>blocco sunnita</strong>”, mentre l’<strong>Iran</strong> è il leader del cosiddetto “<strong>blocco sciita</strong>”. È altissima la tensione tra Arabia Saudita e Iran.</p>
<p>Ciò premesso passiamo ad analizzare sinteticamente le situazioni di questi Stati che, in un modo o nell’altro, si intrecciano alla causa palestinese aggiungendovi molte dosi di geopolitica propria. Partiamo dall’<strong>Algeria</strong> con la quale abbiamo raggiunto intese per approvvigionarci di gas per sostituire le importazioni dalla Russia e ci siamo riusciti, infatti Algeri è diventato il nostro primo fornitore. Purtroppo, nel pieno dell’attacco di Hamas contro migliaia di civili in Israele, Algeri ha condannato la dura risposta dello Stato ebraico su Gaza e espresso piena solidarietà per il popolo palestinese. È stata con quella dell’Iran, una delle reazioni più favorevoli per Hamas in tutto il panorama internazionale. Con la <strong>Tunisia</strong> si era raggiunto uno zoppicante accordo per frenare le migrazioni verso l’Italia ma, anche lì come in Algeria, con una decisione sorprendente, il governo tunisino ha restituito 60 milioni di euro versati dall&#8217;Unione europea non dimenticando che il 25 luglio 2021 il presidente <strong>Saïed </strong>sospese il parlamento, licenziò il primo ministro, consolidando il proprio potere. L’<strong>Iraq</strong> è diviso tra sunniti e sciiti: in questo Paese segnato da molti scontri settari, il governo iraniano è considerato uno dei sostenitori principali dell’esecutivo a maggioranza sciita infatti in Iraq circa il 62,5% della popolazione è di fede musulmana sciita e il 34,5% è di fede musulmana sunnita. Un altro Paese molto diviso tra sunniti e sciiti è il <strong>Libano</strong>: Teheran sostiene il principale partito-milizia sciita, <strong>Hezbollah</strong>, mentre Ryadh è molto vicina alla famiglia <strong>Hariri</strong>, forse la famiglia più potente fra i sunniti. Diviso tra sunniti e sciiti è anche lo <strong>Yemen</strong>, che come la Siria è in guerra civile e dove l’Arabia Saudita sta intervenendo con bombardamenti aerei. La situazione in Yemen resta drammatica. In <strong>Qatar</strong> c’è uno strano equilibrismo infatti sono alleati con Hamas, ma non sono contro Israele. Il Qatar è uno degli stati più ricchi al mondo, forte della sua industria petrolifera. Dà un forte sostegno a gruppi integralisti come Hamas ed applica la <strong>legge della Sharia</strong> che è la principale fonte legislativa secondo la costituzione. Sembra che il capo militare e cervello delle Brigate Ezzeddin al Qassam, al secolo <strong>Mohammed Deif</strong>, stazioni da quelle parti. Ma anche noi, l’occidente, ci siamo inchinati col calcio al Qatar tenendo i mondiali 2022 in pieno inverno da loro. Senza dimenticare l’<strong>Oman</strong> che si distingue come monarchia assoluta dove non è ammessa la costituzione di partiti e sindacati che non siano l’emanazione del Governo o di corporazioni. Situazione simile negli <strong>Emirati arabi</strong> che sono una federazione di 7 monarchie assolute. Per convenzione, il sovrano di Abu Dhabi è <strong>il presidente della Federazione e capo dello Stato</strong> e il sovrano di Dubai è il vicepresidente e primo ministro. Sul golfo Persico c’è il <strong>Kuwait</strong> che è una monarchia costituzionale con un sistema di governo parlamentare, il più antico del Golfo. Il capo dello Stato è l&#8217;Emiro, i sunniti sono il 64% della popolazione mentre gli sciiti ne costituiscono il 36%. Anche la piccola <strong>Cipro</strong> ha i suoi problemi infatti è divisa in due parti separate: la Repubblica di Cipro, a maggioranza greco-cipriota, riconosciuta a livello internazionale come unico governo legittimo dell&#8217;isola, e, nella parte nord, c’è l&#8217;autoproclamata <strong>Repubblica Turca di Cipro Nord</strong>, riconosciuta dalla sola Turchia. La <strong>Giordania</strong> è lo Stato medio orientale con più senso di equilibrio e che agisce da cuscinetto ospitando molti palestinesi dove il potere esecutivo è detenuto dal re e dal suo consiglio dei ministri, <strong>Abd Allāh II</strong>. Passando ai grandi un occhio particolare va posto sull’<strong>Iran</strong> che è una Repubblica Islamica sciita in conflitto con l’Arabia che guida i sunniti. Va qui ricordato l’ennesimo errore occidentale allorchè a Parigi, anni ’70, tutti i gruppi di opposizione si unirono in un comitato rivoluzionario guidato dall&#8217;<strong>Ayatollah Khomeynī</strong> contro lo<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-78145" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Scià di persia <strong>Reza Palevi</strong>. Anche in Italia ci furono moltissime firme raccolte da autorevoli personaggi per attaccare lo Scià e sostenere Khomeynī. Non che lo Scià fosse un santo ma prima di rovesciarlo nessuno evidentemente si informò su chi e cosa fossero gli ayatollah.  Dal 2022 molte rivolte degli iraniani contro il governo che ha risposto con oltre 20.000 arresti e circa 500 uccisioni. La <strong>Siria</strong>, altro punto di scontro tra Arabia Saudita e Iran, è a maggioranza sunnita, ma il regime Assad è prevalentemente sciita: dunque Teheran sostiene Assad, Ryadh i ribelli. Su Bashar al-Assad in ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra i due blocchi dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza costituiti da Stati Uniti d&#8217;America, Francia e Regno Unito che durante la guerra hanno espresso sostegno agli insorti e da Russia e Cina che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico sia in quello militare. La Russia è riuscita a mantenere Assad al potere e il suo intervento, insieme a quelli dell&#8217;Iran, del gruppo sciita libanese Hezbollah e di varie milizie sciite, sono stati fondamentali per capovolgere il corso della guerra. A settembre 2018, 7 anni dopo l&#8217;inizio del conflitto, Damasco controllava almeno il 60% della Siria e le forze curde, supportate dagli Stati Uniti, avevano il 25% del territorio del Paese in loro possesso. La Russia ha sostenuto l&#8217;amministrazione del presidente della Siria in carica Bashar al-Assad sin dall&#8217;inizio del conflitto siriano nel 2011: politicamente, con aiuti militari e, dal settembre 2015, attraverso la missione in Siria con un intervento militare diretto. La <strong>Libia, d</strong>opo la partecipazione ai colloqui ONU di Ginevra, il nuovo governo di unità nazionale &#8211; ad interim &#8211; guidato da <strong>Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh</strong>, dopo aver ricevuto con una maggioranza di 132 voti su 178 la fiducia dal Parlamento libico il 10 marzo 2021, cinque giorni dopo prestò giuramento e si insediò a Tripoli, sostituendo entrambi i governi rivali precedenti: quello di <strong>Fayez Al Serraj</strong> e quello fedele a <strong>Khalifa Haftar</strong>, con sede a Tobruk. Il 23 marzo avvenne ufficialmente a Sirte il passaggio di consegne con quest&#8217;ultimo, guidato da <strong>Abdullah al-Thani</strong>. Infine c’è La <strong>Turchia</strong> che è una repubblica presidenziale dal 2017 le Forze armate turche rappresentano il secondo più grande contingente della Nato, dopo quello statunitense, con una forza combinata di poco più di un milione di unità effettive. La Turchia è considerata la più forte potenza militare della regione del Vicino Oriente, oltre a Israele.</p>
<p>Questo il quadro generale entro cui si muovono Israele, Palestinesi, Hamas, l’Olp con Abu Mazen, Sciiti, Sunniti, Iran, Siria, Egitto, il petrolio, l’uranio arricchito e tant’altro………</p>
<p>Immagini da Wikipedia e Pixabay</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-thumbnail"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-47586" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/09/Raffaele-Romano-e1654847871615-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
</div>
<p><strong>Raffaele Romano</strong> è un giornalista e scrittore di Storia contemporanea attualmente collabora con “Paese Italia Press” “La Freccia Web”, “Pensa Libero, La voce di New York”, con “L’Avanti on line” e col “Nuovo Giornale Nazionale”. In passato ha collaborato con l’Avanti per diversi anni, al quotidiano economico finanziario Ore 12 poi ha diretto Events Karate la rivista della federazione internazionale di Karate, ufficio stampa del Sindaco Roma ecc. Aver avuto per docenti all’università il prof. Renzo De Felice, Gaetano Arfè e Gabriele De Rosa e aver fatto la tesi in storia contemporanea col prof. Francesco Malgeri lo hanno forgiato nella costruzione di una “visione storico contemporanea” che lo ha guidato su tutto quanto ha scritto in articoli e saggi. Durante la crisi pandemica Covid-19 ha avuto tempo e modo per mettere mano a tutta la documentazione che aveva accumulato in diversi anni e ricostruire empiricamente le interferenze straniere nella politica interna dell’Italia in un arco temporale che va dal 1941 al 1994 con la pubblicazione de “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA”. Mentre “Il Sindacalismo italiano visto dalla CIA. Dal fascismo alla Guerra Fredda” appena terminato, invece, è il sequel avvalendosi del FOIA statunitense che gli ha consentito di poter accedere e pubblicare documentazione desecretata dai precedenti “Top Secret” per il periodo che va dagli anni ’30 agli ’80 del secolo scorso. In passato ha pubblicato una biografia storico politica su Giacomo Matteotti, il piano sanitario per il Lazio, un’inchiesta sulle italiche corporazioni: “I furbetti della penisola” ecc. Il suo lavoro storico si basa su vari documenti desecretati di diplomatici, servizi di intelligence, Dipartimento di Stato, Casa Bianca, interviste, articoli e Commissioni parlamentari di indagini italiane e straniere e tant’altro. Ha avuto importanti esperienze professionali nel settore bancario per 15 anni ed anche una significativa esperienza politica. Ovviamente tifa Napoli!</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F13%2Foltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte%2F&amp;linkname=Oltre%20Israele%20e%20Hamas%3A%20la%20geopolitica%20del%20Medio%20Oriente.%20Prima%20parte" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F13%2Foltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte%2F&#038;title=Oltre%20Israele%20e%20Hamas%3A%20la%20geopolitica%20del%20Medio%20Oriente.%20Prima%20parte" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/" data-a2a-title="Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/">Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">78133</post-id>	</item>
		<item>
		<title>airotS le scatole</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/airots-le-scatole/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=airots-le-scatole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 16:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=40999</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="426" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-585x389.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Provate ad immaginare la vostra città sotto un allarme costante. I bimbi che piangono, i vostri animali impauriti, le persone che in fretta prendono poche cose da portare velocemente nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/airots-le-scatole/">airotS le scatole</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="426" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-585x389.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829230_640-1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Provate ad immaginare la vostra città sotto un allarme costante. I bimbi che piangono, i vostri animali<br />
impauriti, le persone che in fretta prendono poche cose da portare velocemente nel rifugio. Lì aspettate il<br />
fragore dell’apparato Iron Dome che intercetta il micidiale missile del nemico. Poi altri boati ancora, nella<br />
speranza che uno di essi non venga mancato dal sistema difensivo e distrugga la vostra o un’altra abitazione<br />
civile, non entri in un autobus – come accaduto ieri -, non colpisca un ospedale. Ad allarme finito rientrate<br />
nella vostra abitazione ed in procinto di ricollocarvi tra le braccia di Morfeo, risuona l’allarme. Nel frattempo<br />
in alcune città, tra le quali Lot, c’è la ribellione degli arabi israeliani, con la distruzione di alcune sinagoghe ed<br />
altri attentati.<br />
Ed il mondo cosa fa? Il famigerato presidente turco Erdogan telefona al capo di Hamas ed a quello dei territori<br />
palestinesi (ma che Wikipedia definisce Presidente della Palestina), Abu Mazen &#8211; in scadenza dopo 13 anni<br />
ininterrotti -, per dare loro man forte minacciando di volere l’unione di tutti i mussulmani contro lo Stato<br />
sionista terrorista (con il quale però la Turchia ha relazioni diplomatiche); Nella petrolsuddita ipocrita Europa<br />
ed in particolare nel nostro paese, di primo impatto tacciono tutti, ma ad onor del vero il primo a schierarsi<br />
apertamente a favore di Israele è stato il leader della Lega Salvini, e dopo i primi 1000 razzi anche altre parti<br />
politiche hanno espresso la volontà di un cessate il fuoco. Intanto si organizzano manifestazioni in molte parti<br />
del paese per commemorare la “Nakba” palestinese (tradotto da alcuni come “esodo” o “catastrofe”), ossia<br />
il giorno della nascita di Israele, paese accusato di pulizia etnica e come tale va incentivata per il 15 maggio<br />
ogni manifestazione antisraeliana-antisionista-antisemita. Manifestazioni autorizzate (?)<br />
Non tacciano neanche i giornali. Io non mi vanto di sapere, al di fuori di argomenti di cui ho approfondito la<br />
Storia e vado a consultarmi prima di voler scrivere un articolo, cercando delle basi reali, non modificabili. Per<br />
questo il titolo di questo articolo è “airotS le scatole”: airotS è il contrario di Storia ed inscenare articoli<br />
pregiudizievoli contro quel che è stato è al di fuori dalle basi del giornalismo, rasentando spesso la falsità e si<br />
alimenta il razzismo, approfittando di grandi titoli che abbiamo imparato a conoscere nel tempo. Non dico<br />
che sia vietato essere propensi ad una parte del conflitto, ma non è necessario essere contro l’altra parte,<br />
specialmente quando si opera nei media. Troppo spesso queste vicende mettono a nudo i reali sentori<br />
antiebraici, spesso derivanti da antiche credenze che molti popoli ignoranti si sono visti inculcare. Si tratta di<br />
un giornalismo ciarlatano e mistificatore che approfitta del lettore-ascoltatore-spettatore che non solo trova<br />
un articolo che per lui ha poca importanza per il semplice fatto che “capita all’altro” e non a lui, ma legge un<br />
titolo del tipo “Sventrato a Gaza palazzo di 12 piani” e si pone delle domande. Sarebbe bastato leggere<br />
l’occhiello per rendersi conto della realtà delle cose: “Per ritorsione ad oltre 1000 missili inviati da Hamas,<br />
Israele bombarda la sede dei servizi logistici e di informazione terroristica, dopo aver avvisato la popolazione<br />
con lancio di volantini un paio di ore prima dell’attacco”. Una testata giornalistica ha anche detto<br />
ripetutamente che i missili sono stati lanciati dalla frangia estremista di Hamas. Mi chiedo quale sia il lato<br />
non radicale: quello che risarcisce la famiglia dei martiri?<br />
La Jihad e Hamas, come gli Hezbollah, sono riconosciuti anche dall’Unione Europea come organizzazioni<br />
terroristiche o gruppi che hanno svolto attività terroristiche. Basti ricordare che i loro padri si allenavano con<br />
le Brigate Rosse nostrane e le Baader-Meinhof tedesche (note anche come Rote Armee Fraktion), provocando<br />
molti attentati ad aerei ed il dramma della nave da crociera Achille Lauro, per non dimenticare la strage alle<br />
Olimpiadi di Monaco, nel 1972. In diversi casi vi fu il consenso assenso di alcune politiche europee.<br />
Pochi colleghi si sono preoccupati di come viva la gente di Israele e di cosa ha realmente scatenato questa<br />
guerra. Credete sia bastato lo sfratto di alcune famiglie da Gerusalemme Est o forse si attendeva un pretesto<br />
e la fine del Ramadan mussulmano per dimostrare la potenza di fuoco made in Iran accumulato in pochi anni<br />
dopo l’ultima escalation. Forse si tratta di un gioco delle parti prima di eventuali elezioni per la Cisgiordania<br />
e la Striscia di Gaza, con le scelte della Jihad e di Hamas di collocarsi al vertice. Forse si è invece trattato di<br />
un’abile mossa per incrinare i nascenti accordi di Abramo tra Israele ed alcuni Stati Arabi. Resta il fatto che la<br />
politica mondiale pensa che un migliaio e più missili siano bombe alla crema. Ancora una volta Israele sembra<br />
non dover reagire, ma giustamente vengono analizzati degli obiettivi mirati e questo è fra i motivi della non<br />
nascita fino ad ora di uno Stato arabo. Fermo restando che tra la Striscia e la Cisgiordania c’è e ci sarà sempre<br />
Israele e nonostante un canale televisivo nostrano parli di un “Ministero della Salute di Gaza”, come se ci<br />
fossero due Stati oltre ad Israele, il problema essenziale è che finché, nonostante la frontiera fra la Striscia e<br />
lo “Stato Ebraico”, Gaza non farà parte di un altro stato, Israele potrà avvisare la popolazione residente di un<br />
imminente attacco contro Hamas: nel caso di due stati riconosciuti, se uno attacca l’altro, il secondo non<br />
credo avviserà di una probabile ritorsione, benché mirata.<br />
Quando inviano missili si chiamano Hamas, quando muoiono sono “poveri palestinesi”, quando hanno il<br />
passaporto israeliano sono cittadini arabi, ma alla fine cosa sono? Il popolo arabo non ha voluto/potuto<br />
seguire quello ebraico nell’effettuazione della dichiarazione Balfour e la successiva ratifica durante la<br />
conferenza di Sanremo che ha compiuto un secolo pochi giorni fa. Dopo la cessione da parte della Francia dei<br />
territori dell’antica Palestina romana poi ottomana e la formazione di Libano e Siria, il resto della Palestina è<br />
stato diviso tra Giordania e Israele. Coloro che hanno accettato di essere partecipi allo stato di “cugini” semiti,<br />
è diventato cittadino israeliano. Gli arabi di Israele fanno parte della popolazione, sono presenti nella politica,<br />
nelle università, nella sanità, nell’esercito e nelle istituzioni. Gli altri si sono voluti chiamare “palestinesi” e<br />
rammento sempre come la Brigata Palestinese che negli eserciti degli alleati ha liberato l’Italia dal<br />
nazifascismo, era composta esclusivamente da ebrei; mentre tale Arturo Toscanini creò a Tel Aviv nel 1936,<br />
la Orchestra Filarmonica di Palestina come sfida aperta al nazi-fascismo ed emblema degli autentici valori<br />
dell’umanesimo europeo nell’ora in cui la notte stava per calare sull’intera Europa.<br />
Israele tenterà sempre di non colpire i civili. Esempi ve ne sono stati all’esempio di una ragazza di Gaza che è<br />
stata curata a Tel Aviv e dove i suoi genitori l’hanno potuta assistere: il padre era un dirigente di Hamas.<br />
Nella “Guerra civile” che sta scoppiando in alcune città israeliane a forte presenza araba, sono state distrutte<br />
delle sinagoghe. Segno ancora una volta di quel che si chiama “antisemitismo”, collegabile come già scritto<br />
ed uniformandosi all’antisraelianismo ed antisionismo. Per questo manifestazioni come quelle di sabato 15<br />
dovrebbero essere vietate e gli organizzatori accusati, come prescrive la legge italiana, di antisemitismo.<br />
Gerusalemme e gli ebrei (ovunque essi siano) hanno il diritto di difendersi!</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/hosny_salah-10285169/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3829230">hosny salah</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3829230">Pixabay</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F05%2F12%2Fairots-le-scatole%2F&amp;linkname=airotS%20le%20scatole" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F05%2F12%2Fairots-le-scatole%2F&#038;title=airotS%20le%20scatole" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/airots-le-scatole/" data-a2a-title="airotS le scatole"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/airots-le-scatole/">airotS le scatole</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">40999</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
