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		<title>L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 17:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1143" height="662" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470.jpeg 1143w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-300x174.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-1024x593.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-768x445.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5470-585x339.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1143px) 100vw, 1143px" /></p>
<p>di Mimma Cucinotta e Domenica Puleio Terzani e Fallaci, due giornalisti davanti alla stessa tragedia, espressione di una stagione irripetibile del giornalismo d’inchiesta, oggi così spesso svilito. Il lavoro sul&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter/">L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mimma Cucinotta e Domenica Puleio</strong></p>
<p><em><br />
Terzani e Fallaci, due giornalisti davanti alla stessa tragedia, espressione di una stagione irripetibile del giornalismo d’inchiesta, oggi così spesso svilito. Il lavoro sul campo, le testimonianze, la ricerca e la conoscenza dei luoghi contro la semplificazione della storia. Due giorni prima dell’attacco, l’assassinio del Leone del Panjshir segnava un funesto preludio. Venticinque anni dopo, il nostro ricordo di quel maledetto giorno del 2001 in redazione, si intreccia con le domande di Terzani e con l’eredità di quella stagione&#8230;</em></p>
<p>di <strong><em>Mimma Cucinotta e Domenica Puleio</em></strong></p>
<p>L’<strong>11 settembre 2001</strong> il mondo cambiò volto. Non soltanto per ciò che accadde a <strong>New York, Washington</strong> e nei cieli degli Stati Uniti. Cambiò per la percezione che da quel giorno avremmo avuto della sicurezza, della guerra, del terrorismo, dell’Islam, dell’Occidente e persino della nostra idea di libertà. Fu una frattura nella storia contemporanea. Un prima e un dopo.<br />
Vent’anni dopo, nel <strong>2021</strong>, <strong>l’Afghanistan</strong> tornò nelle immagini del mondo con la fuga degli occidentali e il ritorno dei <strong>talebani</strong> a Kabul. Nel frattempo erano passate guerre, invasioni, attentati, accordi, ritiri militari, promesse di ricostruzione e nuove crisi internazionali.<br />
Oggi, <strong>a venticinque anni </strong>dall’11 settembre, la domanda resta quella che <strong>Tiziano Terzani </strong>pose allora, con  una lucidità  sempre attuale. Quale risposta avrebbe potuto rendere migliore il mondo dopo quella tragedia?<br />
<strong>Quel giorno eravamo in redazione.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-114488" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--1024x804.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--1024x804.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--300x236.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista--768x603.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Carmelo-garofalo-giornalista-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="804" /></figure>
</div>
<p>Era una normale mattinata di lavoro quando, ricevemmo la telefonata concitata di <strong>Carmelo Garofalo, </strong>nostro direttore e fondatore dello storico giornale <strong>L’Eco del Sud – Messina Sera</strong>, sito al tempo sul Viale Principe Umberto 67/D, che sollecitò ad accendere il televisore.<br />
A New York stava accadendo qualcosa di terribile.<br />
Ricordiamo ancora quelle immagini. Fumo, polvere, cenere. Le Torri avvolte da una nube che sembrava irreale. Nella redazione cercavamo di comprendere ciò che stavamo vedendo, mentre le immagini televisive arrivavano senza interruzione e la dimensione della tragedia diventava, minuto dopo minuto, sempre più evidente.<br />
Poi vedemmo l’aereo entrare nella Torre.<br />
Fu uno di quei momenti nei quali il giornalista, insieme al resto del mondo, si trovò ad assistere in diretta a immagini terrificanti che stavano sconvolgendo la storia.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-59374" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001.jpg" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001.jpg 439w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/09/11-settembre-2001-300x206.jpg 300w" alt="" width="439" height="302" /></figure>
</div>
<p>Le <strong>Twin Towers</strong>, fino a quel momento simboli rappresentativi di New York e della potenza economica americana, scomparvero davanti ai nostri occhi.<br />
In quella redazione, come in migliaia di altre nel mondo, cominciammo a lavorare mentre ancora cercavamo di capire. Le informazioni arrivavano frammentarie, le immagini erano drammatiche, le notizie si susseguivano con una rapidità incessante.<br />
Da quel momento, l’11 settembre sarebbe stata una data drammatica della storia contemporanea e, per noi, un ricordo personale, legato a quel terribile pomeriggio in redazione, alla voce del direttore al telefono e alle immagini che nessuno di noi avrebbe più dimenticato.<br />
Il <strong>primo aereo aveva colpito la Torre Nord alle 8.46 del mattino, ora di New York</strong>. Diciassette minuti dopo, alle 9.03, il secondo Boeing entrò nella Torre Sud. Quella seconda esplosione fu vista in diretta da milioni di persone. Il mondo vide la storia accadere in diretta.<br />
Alle 9.37 un terzo aereo colpì il Pentagono. Alle 10.03 il volo United 93 precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri che tentarono di riprendere il controllo dell’aereo.<br />
Le Torri crollarono una dopo l’altra.<br />
Alla fine furono 2.977 le vittime, senza contare i 19 dirottatori.<br />
Quel giorno crollarono le Torri Gemelle e iniziò un’altra storia.<br />
Per comprendere il clima di quelle ore occorre tornare indietro di appena due giorni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-37273" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-1536x1536.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Ahmad_Massoud-2048x2048.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Il 9 settembre 2001 <strong>Ahmad Shah Massoud</strong>, il comandante tagiko conosciuto come il <strong>Leone del Panjshir </strong>e principale avversario dei talebani, fu <strong>assassinato</strong> da due uomini che si presentarono come giornalisti e nascosero l’esplosivo all’interno della loro attrezzatura. L’attentato fu attribuito ad <strong>al-Qaida</strong> e successivamente ricostruito come un’operazione ordinata da Osama bin Laden.<br />
La morte di Massoud, avvenuta appena 48 ore prima dell’attacco agli Stati Uniti, assunse così un significato ancora più inquietante.<br />
<strong>Massoud rappresentava una delle principali forze di opposizione al regime talebano. </strong>Il suo assassinio eliminava una figura fondamentale proprio alla vigilia di quella che sarebbe diventata una nuova fase della storia dell’Afghanistan.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-37274" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/09/Osama_bin_Laden_portrait-248x300.jpg 248w" alt="" width="400" height="484" /></figure>
</div>
<p>Pochi giorni dopo l’11 settembre gli Stati Uniti avrebbero indicato al-Qaida e <strong>Osama bin Laden</strong> come responsabili degli attentati. Il <strong>7 ottobre</strong> sarebbe iniziata <strong>l’operazione militare americana in Afghanistan.</strong><br />
La guerra al terrorismo era cominciata e, per la piena conoscenza dei retroscena di quel maledetto giorno, ancora oggi, giunti al settembre 2026, avremo da attendere.<br />
Ma accanto alla domanda su chi avesse colpito l’America, ce n’era un’altra, più difficile. Perché era accaduto e quale risposta avrebbe impedito alla violenza di generare altra violenza?<br />
<strong>Fu questa, soprattutto, la domanda di Tiziano Terzani.</strong><br />
Giornalista, scrittore, viaggiatore, inviato in alcuni dei luoghi più tormentati della seconda metà del Novecento, Terzani non osservava l’Oriente da una distanza occidentale. Aveva vissuto in Asia per decenni, aveva conosciuto la Cina, il Vietnam, la Cambogia, l’India, il Giappone, il Pakistan. Aveva visto la guerra non soltanto attraverso le dichiarazioni dei governi, ma attraverso i volti degli uomini che la guerra la subiscono.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6315" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/11/ardizzone.png" alt="" width="300" height="211" /></figure>
</div>
<p>Abbiamo conosciuto <strong>Tizian</strong>, come amabilmente lo chiamava il nostro caro Mimì, <strong>Domenico Maria Ardizzone</strong>, caporedattore esteri di Radio RAI, che ce lo presentò negli studi di via del Babuino a Roma. In quell’incontro, ormai tanto lontano, ne cogliemmo una disarmante calma interiore che lo caratterizzava.<br />
Malgrado la distensione diffusa nelle parole e nello sguardo, gli articoli e i libri di Terzani di quell’anno e degli anni successivi al 2001 restituirono un uomo particolarmente inquieto davanti alla reazione dell’Occidente all’attacco terroristico.<br />
L’11 settembre 2001 Tiziano Terzani si trovava a Orsigna, il piccolo borgo dell’Appennino pistoiese dove aveva il suo rifugio. Fu lì, davanti alla televisione, che vide le immagini dei primi due aerei schiantarsi contro le Torri Gemelle.<br />
<strong>Angela Staude</strong>, sua moglie, avrebbe ricordato quella giornata e la profonda reazione di Tiziano. Il <strong>figlio Folco</strong>, scrittore e documentarista, si trovava invece in India. Appena apprese la notizia, si recò in un monastero Bön sull’Himalaya, dove mostrò ai monaci tibetani le immagini dell’attentato che ancora non avevano visto.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114482" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia-.jpg" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia-.jpg 512w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-Terzani-giovane-con-la-famiglia--300x231.jpg 300w" alt="" width="512" height="394" data-id="114482" /><figcaption class="wp-element-caption">Archivio Terzani</figcaption></figure>
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</figure>
<p><strong>Cinque giorni dopo scrisse</strong> per il Corriere della Sera <em><strong>Una buona occasione</strong></em>, il primo grande intervento di Terzani sull’11 settembre.<br />
La sua posizione era già chiara. Davanti a una tragedia immensa, la risposta non si riduceva alla vendetta. Occorreva interrogarsi sulle cause, osservare ciò che accadeva oltre gli attentati terroristici. Significava cercare di capire perché un mondo arrivasse a produrre una simile esplosione di odio.<br />
Ed   emerge  qui ancora una volta, la profondità del giornalismo di Terzani.<br />
<strong>Dopo l’11 settembre partì per il Pakistan e l’Afghanistan</strong>. Entrò dentro la realtà della guerra, osservò i territori devastati, incontrò persone, raccolse testimonianze. Quelle esperienze confluirono nel libro <strong><em>Lettere contro la guerra</em>, </strong>pubblicato da Longanesi nel <strong>2002</strong>.<br />
Il titolo stesso contiene le sue idee.<br />
Terzani non credeva che la violenza potesse essere sconfitta attraverso altra violenza. Riteneva che le bombe potessero colpire un territorio e rovesciare un regime, senza però eliminare le ragioni profonde dell’odio.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114493" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia-.jpg" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia-.jpg 311w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Oriana-Fallaci-Wikipedia--222x300.jpg 222w" alt="" width="311" height="420" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto da Wikipedia</em></figcaption></figure>
</div>
<p>A questo punto il confronto con <strong>Oriana Fallaci</strong> è inevitabile.<br />
È superfluo sottolineare che anche Fallaci fu una straordinaria giornalista di guerra. Aveva attraversato conflitti, rivoluzioni, fronti militari e crisi internazionali. Conosceva direttamente la violenza della storia.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-114478" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci.jpg" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/La-rabbia-e-lorgoglio-Fallaci-198x300.jpg 198w" alt="" width="200" height="303" /></figure>
</div>
<p>Dopo l’11 settembre reagì con <strong><em>La rabbia e l’orgoglio</em>,</strong>pubblicato sul Corriere della Sera il 29 settembre 2001 e successivamente trasformato in libro.<br />
<strong>Fallaci lesse quell’attacco come una sfida radicale all’Occidente</strong> e alla sua identità culturale. <strong>La sua risposta</strong> fu quella della <strong>denuncia</strong>, della <strong>fermezza</strong>, della <strong>difesa</strong> di una <strong>civiltà</strong> che sentiva <strong>minacciata</strong> dal <strong>fondamentalismo islamico.</strong><br />
<strong>Terzani</strong> <strong>partiva dallo stessa analisi e arrivava a una conclusione profondamente diversa</strong>. Voleva evitare che la risposta dell’Occidente producesse una spirale senza fine.<br />
Fallaci avvertì la necessità di difendere l’Occidente. Terzani contrapponeva la necessità di comprendere interrogando l’Occidente.<br />
Due posizioni lontane ma nette, legate da una medesima esperienza professionale. Ovvero quella di giornalisti che avevano visto la guerra da vicino e conoscevano il prezzo umano delle decisioni politiche.<br />
Il loro confronto è uno dei passaggi più interessanti della cultura italiana dell’inizio del nuovo millennio.<br />
Non intendiamo stabilire oggi chi avesse ragione in assoluto, ma far emergere che entrambi stavano cercando, con strumenti e sensibilità differenti, di interpretare una frattura storica.<br />
Il pensiero forte di Terzani risiedeva  nel metodo.<br />
Quando scrive dell’Afghanistan, parla della guerra americana, dei talebani o di Osama bin Laden, soffermandosi soprattutto sugli uomini che vivono quella guerra. Kabul, Peshawar, Quetta, le montagne, i villaggi, le frontiere diventano luoghi attraverso i quali osservare un conflitto che l’Occidente rischiava di ridurre a una contrapposizione tra il bene e il male.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107711" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-1024x648.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-1024x648.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-300x190.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani-768x486.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/tiziano-terzani.png 1200w" alt="" width="1024" height="648" /><figcaption class="wp-element-caption">Archivio Terzani</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Terzani</strong> orientava il pensiero alla profondità. <strong>Cercava di sottrarsi alla semplificazione.</strong><br />
Il suo giornalismo nasceva dalla convinzione che il compito del reporter fosse raccontare ciò che accade e provare a capire ciò che potrebbe accadere dopo, attraverso testimonianze e ricerche sul campo.<br />
È un metodo che richiede tempo, conoscenza, esperienza e capacità di mettere in relazione fatti apparentemente lontani.<br />
Ciò che raramente oggi si riscontra, al netto di roboanti millanterie.<br />
Quel “dopo” sarebbe diventato il problema più difficile.<br />
<strong>Gli Stati Uniti entrarono in Afghanistan nell’ottobre del 2001</strong>. Kabul cadde nelle mani delle forze dell’Alleanza del Nord sostenute dagli americani nel novembre dello stesso anno. Il regime talebano fu rovesciato.<br />
Ma la guerra non terminò.<br />
<strong>Passarono gli anni.</strong> Cambiarono le amministrazioni americane. Cambiarono le strategie militari. L’Afghanistan continuò a essere un teatro di combattimenti, attentati e instabilità.<br />
<strong>Nel 2020 gli Stati Uniti e i talebani firmarono a Doha un accordo</strong> che preparava il ritiro delle forze straniere.<br />
Il 15 agosto 2021 i talebani entrarono a Kabul. Il 30 agosto si concluse il ritiro americano.<br />
Le immagini dell’aeroporto di <strong>Kabul</strong>, con migliaia di persone disperate nel tentativo di lasciare il Paese, rappresentarono uno dei momenti più drammatici della fine di quella lunga guerra.<br />
Vent’anni prima l’Occidente era entrato in Afghanistan per distruggere la struttura che aveva protetto al-Qaida. Vent’anni dopo lasciava il Paese mentre i talebani tornavano al potere.<br />
La storia aveva compiuto un cerchio difficile proprio impossibile da  ignorare e trarre le dovute conclusioni….<br />
Terzani torna con le sue domande, che non trovano legittime risposte davanti a un attacco terroristico. Restano i risultati  delle proprie valutazioni  con una  risposta come sfondo non prinunciata .<br />
<strong>Osama bin Laden fu ucciso</strong> dalle forze americane ad Abbottabad, in Pakistan, nel maggio <strong>2011</strong>.<br />
La morte del leader di al-Qaida non chiuse però la stagione del terrorismo internazionale. Le organizzazioni <strong>jihadiste</strong> si trasformarono. Nacquero nuovi gruppi. <strong>L’Iraq</strong> divenne un altro grande teatro di guerra. <strong>L’Isis</strong> avrebbe conquistato territori e seminato terrore in Medio Oriente e in Europa.<br />
La guerra contro il terrorismo aveva cambiato la sicurezza internazionale, le legislazioni, i controlli alle frontiere, le relazioni tra Stati. Aveva però prodotto anche nuove guerre e nuove fratture.<br />
<strong>L’Afghanistan del 2026</strong> è ancora lontano dall’essere il Paese che l’intervento occidentale aveva immaginato di costruire. Le <strong>Nazioni Unite</strong>continuano – forse più per esercizio che per posizione – a denunciare le gravissime restrizioni imposte dai talebani alle donne e alle ragazze, escluse dall’istruzione, dal lavoro e da ampie parti della vita pubblica.<br />
È uno dei paradossi più dolorosi della storia di questi venticinque anni.<br />
Il mondo occidentale aveva parlato di liberazione e ricostruzione.<br />
Nel 2001 il mondo appariva ancora dominato dalla potenza americana. Oggi lo scenario internazionale è molto più frammentato. Gli Stati Uniti non sono più l’unico centro di una politica mondiale che vede protagonisti Israele, Cina, la Russia, l’India, le potenze regionali del Medio Oriente e nuovi equilibri e squilibri economici e strategici.<br />
Le guerre in corso hanno riportato in Europa la paura di un conflitto di lunga durata. Il terrorismo non è scomparso e, quel che è peggio, le crisi geopolitiche si moltiplicano.<br />
E l’11 settembre perpetua nel rappresentare una chiave attraverso cui leggere una parte di questa contemporaneità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114476" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani.jpg" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettere-contro-la-guerra-terzani-196x300.jpg 196w" alt="" width="326" height="500" /></figure>
</div>
<p>Cosi riteniamo che <strong><em>Lettere contro la guerra</em> </strong>continui a essere un <strong>libro necessario</strong>. Terzani proponeva soprattutto un metodo di pensiero. Cercare ciò che manca, osservare oltre le versioni immediate, verificare i fatti e comprendere le conseguenze delle scelte politiche.<br />
Le immagini adesso arrivano più rapidamente rispetto al 2001 e le guerre passano anche attraverso gli schermi dei nostri telefoni. Il giornalista, secondo l’analisi di Tiziano Terzani, dovrebbe cercare ciò che manca, evitando narrazioni stupefacenti prive di solidità storico-testimoniale.<br />
<strong>Oriana Fallaci e Tiziano Terzani</strong> appartengono a una stagione irripetibile del giornalismo italiano d’inchiesta, oggi così tanto spesso svilito, vituperato, vilipeso e massacrato.<br />
Due intelligenze diverse, due modi di guardare lo stesso scenario. Due giornalisti davanti alla stessa tragedia. Due risposte diverse, legate a una comune consapevolezza della responsabilità di chi racconta la storia mentre la storia accade.<br />
<strong>Oggi le immagini arrivano sui nostri telefoni i</strong>n pochi secondi e le guerre entrano nelle nostre case prima ancora che possiamo comprenderle. Proprio per questo <strong>il giornalismo ha bisogno di tempo</strong>, verifica e conoscenza, per sottrarsi alle semplificazioni e restituire ai fatti la loro complessità.</p>
<p>La testimonianza ed eredità più attuale di Terzani. Cioè ricordare che raccontare la storia mentre accade significa porsi domande sulle conseguenze delle scelte compiute.<br />
L’11 settembre ha cambiato il mondo.<br />
La domanda, venticinque anni dopo, rimane aperta.<br />
<strong>Quale risposta avrebbe potuto renderlo migliore?</strong></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/10/l11-settembre-infernale-e-la-tempra-dei-grandi-reporter/">L’11 settembre infernale e la tempra dei grandi reporter</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>UnitelmaSapienza, “La Notte della Repubblica” &#8211; Walter Veltroni presenta: “Il delitto Pasolini”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/04/22/unitelmasapienza-la-notte-della-repubblica-walter-veltroni-presenta-il-delitto-pasolini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=unitelmasapienza-la-notte-della-repubblica-walter-veltroni-presenta-il-delitto-pasolini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 18:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[La notte della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unitelma Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1334" height="1000" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA.jpeg 1334w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA-1170x877.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/A8482778-CDE7-49D1-84E3-FC92C4973FDA-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1334px) 100vw, 1334px" /></p>
<p>Giovedì 9 maggio alle ore 16:00, presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza e in streaming sul canale YouTube di Ateneo, il primo incontro del ciclo di seminari “La Notte della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/04/22/unitelmasapienza-la-notte-della-repubblica-walter-veltroni-presenta-il-delitto-pasolini/">UnitelmaSapienza, “La Notte della Repubblica” &#8211; Walter Veltroni presenta: “Il delitto Pasolini”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Giovedì 9 maggio alle ore 16:00</b>, presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza e in streaming sul canale YouTube di Ateneo, il <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">primo incontro del ciclo</b> di seminari “La Notte della Repubblica”,: <b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Walter Veltroni presenta“Il delitto Pasolini”</span></b><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">UnitelmaSapienza presenta: “La Notte della Repubblica”</span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">, un ciclo di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">sei incontri sul fenomeno del terrorismo politico</strong> che scosse l’Italia dalla fine degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Ottanta. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Durante gli incontri verranno proiettate</span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667"> alcune clip tratte dall’inchiesta RAI di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Sergio Zavoli</strong>, <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">La Notte della Repubblica</em>, introdotte dal Magnifico Rettore di UnitelmaSapienza <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Bruno Botta</strong> e dalla storica e divulgatrice RAI <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Michela Ponzani</strong>, seguirà la lectio dell’ospite. A conclusione dell’incontro ci sarà un dibattito con le studentesse e gli studenti. Modera <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Roberto Sciarrone</strong>, UnitelmaSapienza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Una grande occasione per approfondire temi e questioni legate alla storia del nostro Paese attraverso il contributo di autorevoli ospiti, docenti, scrittori e operatori culturali. E poi le clip tratte dall’inchiesta di Sergio Zavoli. E’ un grande piacere per l’Ateneo promuovere eventi di questo tipo, in sinergia con partner e ospiti di grande livello culturale.</span></em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667"> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Così il Rettore Bruno Botta</strong>. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Walter Veltroni presenta: “Il delitto Pasolini”</span></strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">. Si svolgerà <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">giovedì 9 maggio alle ore 16:00</strong>, presso la Sala Conferenze di UnitelmaSapienza e in streaming sul canale YouTube di Ateneo, il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">primo incontro del ciclo</strong> di seminari “La Notte della Repubblica”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Le sfumature della notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 si presentano come un eterno ritorno a cui ancora nessuno riesce ad attribuire una conclusione, o più opportunamente, una verità. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Ma cosa accadde davvero quella notte?</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Ci sono tre ipotesi e una certezza. La certezza è che non è stato solo Pelosi ad uccidere Pasolini. Ho incontrato Pelosi nel 2011, lui disse non ero solo, mi disse non posso dire chi è stato perché sono ancora vivi, e io ho paura per me e la mia famiglia</span></em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Così Walter Veltroni.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-86686 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/D5B7DCD0-5D23-4230-8899-44116B55E5AF-247x300.jpeg" alt="" width="247" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/D5B7DCD0-5D23-4230-8899-44116B55E5AF-247x300.jpeg 247w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/D5B7DCD0-5D23-4230-8899-44116B55E5AF-768x932.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/D5B7DCD0-5D23-4230-8899-44116B55E5AF-585x710.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/D5B7DCD0-5D23-4230-8899-44116B55E5AF.jpeg 798w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667"><br />
Tutti gli appuntamenti:</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">9 maggio ore 16:00 <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Walter Veltroni</strong>, Il delitto Pasolini</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">10 giugno ore 16:00, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Anna Vinci</strong>, La mafia “dentro”</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">26 settembre ore 16:00, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Miguel Gotor</strong>, Il caso Aldo Moro</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">15 ottobre ore 16:00, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Umberto Gentiloni</strong>, Il 1968. L’anno che rivoluzionò il mondo</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">13 novembre ore 16:00, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Ilaria Moroni</strong>, La strage di Bologna</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">11 dicembre ore 16:00, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Fabrizio Marini</strong>, La violenza politica negli anni Settanta</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeuVEP7roRI6zDLrdILAkeozHVa3Y7oLnNY_cuaPkiElMH02Q/viewform" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeuVEP7roRI6zDLrdILAkeozHVa3Y7oLnNY_cuaPkiElMH02Q/viewform&amp;source=gmail&amp;ust=1713874506861000&amp;usg=AOvVaw3-k5cICLuG2_z8kjVmUROA" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Per partecipare clicca qui</a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=q6PeKKJXqxQ" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.youtube.com/watch?v%3Dq6PeKKJXqxQ&amp;source=gmail&amp;ust=1713874506861000&amp;usg=AOvVaw22aFWC1jB_I0PQI6THTjks" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Link alla diretta </a></strong></p>
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		<title>Nigeria. Morto il capo di Boko Haram, il predone di bambini</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 21:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[ISWAP]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>ph. Raphael Nathaniel &#8211;  Pixabay Per l’ISWAP si sarebbe fatto saltare in aria. La settimana scorsa aveva sequestrato altri 136 bambini Si chiamava Abubakar Shekau e dal 2009, dopo la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini/">Nigeria. Morto il capo di Boko Haram, il predone di bambini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ph. Raphael Nathaniel &#8211;  Pixabay</p>
<p><em>Per l’ISWAP si sarebbe fatto saltare in aria. La settimana scorsa aveva sequestrato altri 136 bambini</em></p>
<p>Si chiamava Abubakar Shekau e dal 2009, dopo la morte del fondatore Mohammed Yusuf, aveva preso il controllo dell’organizzazione terroristica nota come Boko Haram. La morte sarebbe avvenuta lo scorso 18 maggio durante un conflitto con un altro gruppo terroristico rivale, l’ISWAP (l’IS dell’Africa occidentale). Shekau, secondo la ricostruzione offerta da Afp sulla base delle dichiarazioni rese proprio da ISWAP, si sarebbe fatto saltare in aria per evitare la cattura ad opera dei rivali jihadisti. Egli è tristemente noto per i rapimenti di donne e bambini effettuati da Boko Haram negli ultimi anni e orientati al reclutamento e alle morti per esplosione nei mercati. Tra questi si ricordano il famosissimo rapimento delle 270 studentesse di Chibok nel 2014 e i più recenti di Jibiya, circa un mese fa (40 fedeli prelevati dalla moschea durante le preghiere del Ramadan), e di Tegina, solo pochi giorni fa.</p>
<p>Quest’ultimo caso è finito sotto i riflettori occidentali poiché ha riguardato il sequestro di ben 136 bambini studenti di una scuola coranica, Salihu Tanko, in una regione come quella del Niger (lo Stato nella Nigeria centrale, non il Paese) poco interessata dalle azioni di Boko Haram. L’attacco ha seguito il solito copione dell’organizzazione: irruzione a bordo di biciclette, raffiche di spari (una persona è rimasta uccisa e una ferita), cattura dei bambini. Dei 200 minori, alcuni sono riusciti a fuggire, i più piccoli (11) tra i 4 e i 12 anni sono stati rilasciati poche ore dopo perché “troppo piccoli per poter camminare” (secondo le Autorità nigeriane), degli altri 136 e di 3 insegnanti non vi è più traccia. L’unica notizia “sicura” è quella di una telefonata fatta dai rapitori al preside dell’istituto scolastico con una richiesta di riscatto (secondo quanto riportato da BBC). Intanto il Governatore dello Stato del Niger ha ordinato alle agenzie di sicurezza di riportare i bambini il prima possibile.</p>
<p>La particolarità di questo rapimento è che è avvenuto il giorno dopo il rilascio di 14 studenti rapiti nello Stato di Kaduna (nord della Nigeria, una zona “abituata” alle offensive di Boko Haram). Questi studenti erano stati detenuti per 40 giorni e 5 di loro sono stati giustiziati per fare pressione sulle famiglie e sul Governo affinché venisse pagato il riscatto richiesto. Il Governo come sempre attua una linea dura di non collaborazione con i terroristi, tuttavia le famiglie hanno dichiarato di aver pagato circa 180 milioni di naira (357.000€) pur di riavere i propri figli. Chissà se anche questa volta verrà seguito lo stesso copione.</p>
<p>Si consideri che dallo scorso dicembre, almeno 730 bambini ed adolescenti sono stati rapiti in più scuole, e che quando non vengono pagati i riscatti i minori vengono utilizzati come milizie in prima linea pronti a farsi esplodere o a combattere (dopo il lavaggio del cervello operato dai jihadisti). Questa situazione è origine e causa del conflitto jihadista nel Nord-Est della Nigeria che dal 2009 ha causato più di 40 mila morti e che attraverso i proventi dei rapimenti si rifocilla e continua ad espandere la propria egemonia sul territorio nigeriano, senza che il Governo nigeriano sia in grado di contrastarlo attivamente. Infatti, come anticipato all’inizio della notizia, non è solo Boko Haram a interessarsi del conflitto nella Nigeria del Nord, ma anche altri gruppi terroristici tra cui il citato ISWAP.</p>
<p>Dunque, la notizia della morte del capo di Boko Haram, Abubakar Shekau, non è da accogliere con grandi fasti, poiché la successione sarà immediata e soprattutto perché non è detto che gli equilibri dei gruppi terroristici restino gli stessi. Potrebbe infatti esservi un significativo aumento dell’egemonia dell’ISWAP sulla Nigeria del Nord, che rovescerebbe ancora una volta la situazione nel Paese e genererebbe nuove ondate di violenza, forse ancora più sanguinose. Infatti attualmente l’ISWAP conta almeno 5.000 miliziani, mentre il gruppo guidato da Shekau 1500-2000.</p>
<p>È una frase fatta, ma mai come oggi vera. Come sempre chi ci rimette e rimetterà di più saranno i bambini.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-34892" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/06/africa-2179608_1920.jpg 1920w" alt="" width="1024" height="683" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini/">Nigeria. Morto il capo di Boko Haram, il predone di bambini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La mia vera Israele. Testimonianza di un’italiana dal centro di Israele</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/16/la-mia-vera-israele-testimonianza-di-unitaliana-dal-centro-di-israele/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-mia-vera-israele-testimonianza-di-unitaliana-dal-centro-di-israele</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 May 2021 14:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1784" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-300x209.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-1024x714.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-768x535.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-1536x1070.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-2048x1427.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-1920x1338.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-1170x815.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/9FF94C2D-023F-4FC9-8C5D-C89D0121927F-585x408.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>“Non è ebrei contro arabi. Non è Israele contro i palestinesi: è Israele contro il terrorismo”.Pubblichiamo volentieri la testimonianza di Lara Baumann, giovane italiana residente a Tel Aviv. Non sono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>“Non è ebrei contro arabi. Non è Israele contro i palestinesi: è Israele contro il terrorismo”.</i></b><b><i>Pubblichiamo volentieri la testimonianza di Lara Baumann, giovane italiana residente a Tel Aviv.</i></b></p>
<p>Non sono solita scrivere di politica &#8211; Italiana soprattutto &#8211; e non sento di potermi permettere di criticare le scelte e i voti dei cittadini di un paese in cui non vivo più da tempo e di cui non conosco più la realtà quotidiana.<br />
Ma in questi giorni Facebook è pieno di critiche e giudizi verso Israele, espressi anche da ebrei, non ebrei, arabi e chiunque pensa di conoscere la realtà dei fatti perché ha visto due minuti di telegiornale.<br />
Le “rivolte” e i “pogrom” non rispettano la realtà israeliana. Esattamente come in Italia, dove non tutti sono razzisti, anche qui esistono dei gruppi (per fortuna minoranze) di estremisti: la cosiddetta “generazione TikTok”. Si tratta di giovanissimi criminali, cresciuti senza un’appropriata educazione, situati da entrambe le parti. Loro non rappresentano Israele.<br />
Israele significa che nella mia unità militare la metà erano Drusi.<br />
Israele significa che a seguito di un brutto incidente, mi hanno dovuto operare di urgenza ed il medico era un chirurgo arabo. Israele significa che l’infermiere che più amavo era russo e quella che meno sopportavo era ebrea.<br />
Il mio fisioterapista è un ebreo religioso mentre io sono la paziente magra, laica ed indosso dei pantaloncini corti.<br />
Una ragazza delle mia stanza d’ospedale era una beduina e la sua famiglia quanto cibo che portava per entrambe!!!<br />
Spiderman (il tipo caduto dal quinto piano) era un palestinese, cittadino della Cisgiordania.<br />
Medici ed infermieri non hanno etnia e religione: sono medici ed infermieri. Venivano, mi aiutavano a fare la pipì, a mangiare, a farmi la doccia. Mi prendevano in braccio per mettermi seduta e cambiarmi le lenzuola. Mi facevano le iniezioni tutti i giorni.<br />
Israele significa che sia nel mio corso come insegnante di nuoto, che nei miei studi da infermiera veterinaria, un terzo degli studenti sono arabi. Perché se hai una passione a nessuno importa da dove vieni!<br />
Israele è il mio vicino di casa omosessuale e invalido che ha il ragazzo arabo.<br />
Israele però è anche correre al riparo quando suona la sirena anti missili: Immaginatevi di star lavorando, o al bar o dove vi pare e improvvisamente sentire la sirena. Hai dai 15 ai 90 secondi per prendere i tuoi bambini ed il cane e riuscire ad entrare in un bunker. Se sei a casa magari hai la fortuna di averne uno, o di avere il sottoscala se vivi in un palazzo con più piani.<br />
Io vivo in una casa privata. Vado in corridoio e spero che l’Iron dome funzioni. Sono troppo giovane per morire penso.</p>
<p>E se avessi dei bambini? Come potrei spiegare che cosa sta succedendo? Al mio cane ed ai gatti dico: “venite venite è l’ora della festa” e gli abbraccio fortemente. Vedo la mia coniglietta correre terrorizzata sotto il divano e spero che non muoia d’infarto (sono molto delicati). Sentiamo i boom, le finestre tremano. Altri boom. Il telefono che squilla per sapere se sto bene e poi guardiamo le news per vedere se ci sono feriti.<br />
In passato non avevo paura, pensavo che sarebbero bastati gli antimissile, poi vivo nel centro del paese e per questo posso considerarmi come una privilegiata. Ma il numero di missili è talmente elevato che il sistema difensivo non riesce a neutralizzarli tutti: alcuni cadono persino nelle vicinanze. Potrebbero cadere ovunque ed anche su di me: su quella ragazza che parla con accento italiano e che salva <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-41066 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB-585x780.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/4F0524B3-AC90-46DD-9602-9DF278F1F9DB.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />gli animali dalla strada. Così mi conoscono nel quartiere: “La ragazza dal cuore d’oro che si sveglia ogni tre ore per allattare i cuccioli orfani di gatto, quella vegana che un altro po’ non ucciderebbe neanche uno scarafaggio. Quella gentile, quella simpatica che quando esce in pigiama sembra avere 15 anni. Quella che a volte ha la stampella poverina.”<br />
Allora io mi chiedo: ma che avrei fatto di male? Ma che hanno fatto di male i cittadini del Sud che vivono così da anni? Non sono poi diversi da me. Come fanno in troppi a credere che Israele e gli Israeliani vogliono una guerra, la leva militare, le tasse altissime, i morti, i feriti, la paura, ecc.?<br />
Nessuno vuole la guerra, ma tutti vogliamo che al sud del paese una persona viva una vita normale, con la sicurezza di andare al lavoro lasciando i bambini a scuola.<br />
Ci si augura anche che il problema non torni ogni 3 anni. Gli amici nel sud del paese mi dicono: “tranquilla siamo abituati”. Ma come si fa ad abituarsi ad una cosa del genere?<br />
Israele ha il diritto e l’obbligo di difendere i propri cittadini, indifferentemente se sono arabi o ebrei, drusi, cristiani o beduini. Anche loro stanno nei bunker in fin dei conti. Anche loro hanno paura.<br />
Non è ebrei contro arabi. Non è Israele contro i palestinesi: è Israele contro il terrorismo.<br />
Alcuni da migliaia di chilometri di distanza, Italia compresa, alimentano solo l’odio con la disinformazione e con concetti estranei all’attuale situazione.<br />
Anche a costoro auguro Shalom!</p>
<p>Lara Baumann</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/16/la-mia-vera-israele-testimonianza-di-unitaliana-dal-centro-di-israele/">La mia vera Israele. Testimonianza di un’italiana dal centro di Israele</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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